Ătzi, un nuovo studio rivela: sulla mummia di Similaun ci sono lieviti e microrganismi antichissimi ancora vivi
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A oltre trentâanni dal suo ritrovamento, Ătzi, la celebre mummia del Similaun vissuta oltre 5.300 anni fa, continua a raccontare nuove pagine della storia umana. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Microbiome ha permesso di distinguere i microrganismi presenti nel corpo dellâuomo preistorico quando era in vita da quelli che lo hanno colonizzato dopo la morte.
La mummia Ăš conservata in una cella frigorifera appositamente progettata, a una temperatura di -6 °C e con unâumiditĂ del 99%, e viene regolarmente nebulizzata con acqua per contrastare unâeventuale perdita di umiditĂ .
Credit: South Tyrol Museum of Archaeology/Eurac Research/Marion Lafogler
La ricerca, coordinata dagli specialisti di Eurac Research, ha rivelato dettagli inediti sul microbioma originario di Ătzi e ha portato alla scoperta di particolari lieviti adattati agli ambienti glaciali, rimasti associati alla mummia per migliaia di anni.
Ritrovati i batteri intestinali dellâetĂ del Rame
Gli studiosi hanno analizzato campioni di tessuti interni, ghiaccio presente sulla superficie della mummia, acqua derivante dallo scongelamento e persino un campione di terreno prelevato nel luogo del ritrovamento nel 1991.
Le indagini hanno consentito di identificare il microbioma intestinale originario di Ătzi, conservato nel tratto digestivo e nel contenuto gastrico.
l microbiologo Mohamed Sarhan osserva le colonie di un lievito isolato da un campione prelevato dallo stomaco di Ătzi. Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni
I batteri individuati mostrano sorprendenti affinitĂ con quelli documentati in altre rare popolazioni preistoriche, mentre risultano quasi completamente assenti nelle moderne societĂ industrializzate. Il ritrovamento offre quindi una rara finestra sul mondo microbico dellâumanitĂ preistorica.
Lieviti del ghiacciaio sopravvissuti per millenni
La scoperta piĂč sorprendente riguarda perĂČ alcuni lieviti specializzati nel vivere a basse temperature.
I microrganismi sono stati isolati dalla pelle della mummia, dallâacqua presente allâinterno del corpo e dal contenuto dello stomaco. Le analisi genetiche hanno evidenziato legami con ceppi provenienti da ambienti estremi come lâAntartide.
Secondo i ricercatori, questi lieviti potrebbero essersi insediati sulla mummia durante la permanenza nel ghiacciaio e aver continuato a sopravvivere fino ai giorni nostri nelle condizioni di conservazione del museo.
Una goccia di coltura liquida contenente il lievito viene trasferita su una piastra di Petri con terreno di coltura sterile per ulteriori analisi. Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni
Ătzi come ecosistema vivente
Le analisi hanno individuato sia DNA antico fortemente degradato sia materiale genetico moderno e ben conservato.
Questo suggerisce che alcuni microrganismi non siano semplici residui del passato, ma continuino a esistere allâinterno dellâambiente controllato in cui la mummia Ăš custodita, a circa -6 °C e con elevata umiditĂ .
La mummia Ăš conservata in una cella frigorifera appositamente progettata, a una temperatura di -6 °C e con unâumiditĂ del 99%, e viene regolarmente nebulizzata con acqua per contrastare unâeventuale perdita di umiditĂ .
Credit: South Tyrol Museum of Archaeology/Eurac Research/Marion Lafogler
Come spiega il microbiologo Frank Maixner, questi lieviti hanno accompagnato Ătzi nel suo lungo percorso attraverso i millenni, dimostrando che la mummia non Ăš un reperto statico ma un vero e proprio sistema biologico dinamico.
Le tracce delle tecniche di conservazione moderne
Lo studio ha inoltre evidenziato come alcune procedure adottate dopo il ritrovamento possano aver influenzato la composizione microbica della mummia.
Il microbiologo Mohamed Sarhan osserva le colonie di un lievito isolato da un campione prelevato dallo stomaco di Ătzi.
Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni
Tre delle specie di lieviti identificate possiedono infatti caratteristiche genetiche che consentono di degradare il fenolo, una sostanza utilizzata in passato per eliminare eventuali infestazioni fungine sulla superficie del corpo.
Secondo i ricercatori, questi microrganismi potrebbero aver sfruttato il composto chimico come fonte di nutrimento, adattandosi cosĂŹ allâambiente creato dalle pratiche di conservazione.
Possibili applicazioni industriali
Oltre alle implicazioni archeologiche e conservazionistiche, la ricerca apre prospettive anche nel campo della biotecnologia.
I lieviti adattati alle basse temperature potrebbero infatti essere utilizzati in processi industriali ad alta efficienza energetica, come fermentazioni e produzioni biologiche che richiedono temperature ridotte e minori consumi.
Mohamed Sarhan osserva le cellule di lievito al microscopio.
Credit: Eurac Research | Andrea De Giovanni
Lo studio Ăš stato pubblicato sulla rivista scientifica Microbiome ed Ăš liberamente accessibile: https://link.springer.com/article/10.1186/s40168-026-02417-6
đ Notizia verificata â
- đ Fonte: Eurac Research â
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