💀 𝗟𝗲 𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗺𝗮𝘁𝗲 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼: 𝗱𝗮𝗶 𝗿𝗶𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗵𝗶 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝘂𝗻 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 "𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶𝘃𝗶𝗼" 𝗯𝗶𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲

Lo studio sulla necropoli romana di La Cona rivela come le ossa cremate possano raccontare rituali funerari e biologia delle comunità antiche.

📷 ©Sapienza Università di Roma
#Archeologia #studi

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ADORO IL GENIO - TRILOGY

Un professore, la sua classe, la rottura di maroni degli esami scritti. Finalmente la storia completa con il terzo ed ultimo episodio. Buona visione!

#adoroilgenio #28aprile #esami #istruzione #formazione #studi #studio #scuola #esame #esami #noia #studenti #cultura #università #comicità #comedy #humor #BritishHumor #distrazione #comicitàinglese #tv #sketch #scenetta #sketches #prof #vídeo #English #reel #reels #trilogy

Ich will Euch jetzt mal eins sagen. Passt mal auf: Wer nie eine 80-seitige Hausarbeit auf einer Schreibmaschine geschrieben hat, weiß überhaupt nichts von der Härte des Lebens... null... garnichts... und kann deshalb auch überhaupt nicht mitreden!
Ich hoffe, das ist jetzt klar!🤨 😉

Reißt Euch also gefälligst demnächst ein bisschen zusammen, wenn Euch mal wieder nach rumjammern ist. 🤣

Meine Bude damals: viel Marx, viel Musik u. Palettenlager statt Bett.

#Uni #Studi #annodunnemals

𝗡é 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼❟ 𝗻é 𝘁𝘂𝗿𝗰𝗼❟ 𝗻é 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗼: 𝗹'𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗮𝗽𝗽𝗲𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼 𝗣𝗶𝘁𝘁𝗶 è 𝗰𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲

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Né persiano, né turco, né europeo: l’origine del tappeto di Palazzo Pitti è cinese

S&A

Per secoli è stato catalogato come persiano, turco o, più recentemente, europeo: ora un nuovo studio guidato da una ricercatrice dell’Università Ca’ Foscari Venezia ha rivelato che il grande tappeto ricamato, oggi nei depositi di Palazzo Pitti, è in realtà una manifattura cinese del XVII secolo. La ricerca, basata sulla disamina del manufatto, indagini diagnostiche e d’archivio, rimette in discussione l’origine di altri esemplari analoghi conservati al Museo del Palazzo Topkapı di Istanbul e al Museo del Louvre di Parigi. L’articolo scientifico, firmato dalla storica dell’arte Ilenia Pittui, è stato pubblicato sulla rivista Kervan – International Journal of Afro-Asiatic Studies, diretta da Mauro Tosco (Università di Torino).

Tappeto ricamato, inv. n. MPP 10562, XVII sec., Firenze, Palazzo Pitti © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi. Immagini riprodotte su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie degli Uffizi. Sono vietate ulteriori riproduzioni o duplicazioni con qualsiasi mezzo

L’enigma del tappeto da tavola

Il protagonista di questa storia è un grande tappeto “da tavola”, lungo oltre quattro metri e largo due, composto da quattro pezze di velluto rosso tagliato unito in seta, cucite insieme a formare il supporto per il ricamo fitomorfo, eseguito con fili d’oro e di seta policroma. Ascrivibile al XVII secolo, il manufatto è stato a lungo considerato un prezioso “tappeto orientale” di produzione persiana e/o turca, fino a quando alcune ricerche più recenti non hanno suggerito una possibile origine europea. Lo studio dimostra, invece, che si tratta di un ricamo Macao che emula, nell’iconografia, coevi tappeti provenienti dall’Iran e, tracciando una fitta rete di scambi tra Asia e Mediterraneo, ne circoscrive l’ingresso nelle collezioni fiorentine alla prima metà del Settecento.

Tappeto ricamato, inv. n. MPP 10562, XVII sec., Firenze, Palazzo Pitti © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi. Immagini riprodotte su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie degli Uffizi. Sono vietate ulteriori riproduzioni o duplicazioni con qualsiasi mezzo

L’indagine ha avuto inizio nel marzo 2023, nello studio fiorentino dell’architetto, antiquario e noto esperto di tappeti Alberto Boralevi, quando alla ricercatrice è stato segnalato l’esemplare di Palazzo Pitti come un tappeto discusso meritevole di attenzione. A seguito di valutazioni preliminari, il progetto ha preso forma nonostante le difficoltà logistiche ed economiche. «Fin dall’inizio era chiaro che ci trovavamo di fronte a un’opera straordinaria, che meritava di essere studiata, valorizzata e restituita alla pubblica fruizione», racconta Ilenia Pittui. «La sfida era capirne l’origine e continuare a ricostruirne la storia, anche collezionistica».

Caratteri cinesi dorati

Un passo decisivo è arrivato con il primo sopralluogo, il 13 maggio 2024, in occasione del quale la ricercatrice ha interagito con un team di specialiste e specialisti composto da Alberto Boralevi, Giovanni CuratolaMarina Carmignani e dalle restauratrici tessili Carla Molin Pradel Jasmine Sartor. Sulla base di nuove evidenze documentarie, è stata, poi, richiesta e ottenuta l’autorizzazione delle Gallerie degli Uffizi alla rimozione della fodera applicata durante un intervento di restauro eseguito da Alfredo Clignon e Marietta Vermigli nel 1977. L’operazione ha permesso di portare alla luce, sul retro dell’opera e in prossimità delle cimose, una serie di caratteri dorati dipinti, attualmente ancora in fase di studio. Il sistema di scrittura dei caratteri leggibili è ritenuto essere cinese.

Tappeto ricamato, inv. n. MPP 10562, XVII sec., Firenze, Palazzo Pitti © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi. Immagini riprodotte su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie degli Uffizi. Sono vietate ulteriori riproduzioni o duplicazioni con qualsiasi mezzo

«Lo studio riconferma certamente anche la grande rilevanza di una figura come quella di Alfredo Clignon nella storia del restauro dei tessili, sottolineando la necessità e l’importanza di una sinergia tra storici dell’arte e restauratori», prosegue Pittui. «Se, infatti, Clignon non avesse notato e riferito, nella sua dettagliatissima e meticolosa relazione, di questi caratteri “in lingua orientale”, “in cinese”, dipinti sul “vivagno del velluto”, l’informazione sarebbe andata perduta forse per sempre. Mi sembra, allora, opportuno porre l’accento sull’importanza della relazione di restauro come documento che preserva e tramanda una memoria storica».

Tappeto ricamato, inv. n. MPP 10562, XVII sec., Firenze, Palazzo Pitti © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi. Immagini riprodotte su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie degli Uffizi. Sono vietate ulteriori riproduzioni o duplicazioni con qualsiasi mezzo

La diagnostica svela il mistero

La metodologia impiegata si è avvalsa anche di analisi diagnostiche sui materiali, condotte da Silvia Bruni e Margherita Longoni del Dipartimento di Chimica dell’Università Statale di Milano. Lo studio delle fibre tessili, dei coloranti e del filato d’oro cartaceo ha confermato la coerenza del manufatto con le tecniche di produzione dell’area cinese, supportando e rafforzando l’ipotesi che potesse trattarsi di un ricamo Macao. Le movimentazioni del tappeto e le operazioni logistiche più delicate sono state affidate a Opera Laboratori Fiorentini, sotto il coordinamento della funzionaria storica dell’arte Alessandra Griffo, con il supporto della registrar Cinzia Nenci e del personale di Palazzo Pitti, su autorizzazione del Direttore Simone Verde.

Tappeto ricamato, inv. n. MPP 10562, XVII sec., Firenze, Palazzo Pitti © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi. Immagini riprodotte su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie degli Uffizi. Sono vietate ulteriori riproduzioni o duplicazioni con qualsiasi mezzo

La ricerca non si fermerà a Palazzo Pitti. Si conoscono, infatti, due tappeti strettamente comparabili: un esemplare di dimensioni analoghe conservato al Museo del Palazzo Topkapı di Istanbul, ad oggi considerato ottomano, e un altro tappeto delle collezioni del Musée des Arts Décoratifs, oggi al Louvre, considerato indiano o persiano. Mettere in relazione questi tre manufatti è il passo successivo per capire se condividano lo stesso centro di produzione, se possano essere ricondotti a un unico laboratorio, se clientela e usi a cui queste opere erano destinate possano essere meglio conosciuti e indagati.

Tre tappeti da riunire e studiare

«L’obiettivo ora è pensare e pianificare un’operazione internazionale di valorizzazione delle opere nei depositi e riunire questi tre tappeti esponendoli insieme, così da poterli studiare e apprezzare uno accanto all’altro», osserva Pittui.

La pubblicazione su Kervan consolida ora il quadro delle evidenze e apre il confronto alla comunità scientifica internazionale, in vista anche della prossima International Conference on Oriental Carpets (ICOC), uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati ai tappeti orientali, prevista in Italia nel 2027.

Ilenia Pittui

La vicenda del tappeto di Palazzo Pitti è anche la storia di una giovane ricercatrice che si muove tra archivi, depositi museali e laboratori scientifici. Storica dell’arte e ricercatrice al Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea di Ca’ Foscari, Ilenia Pittui ha ricevuto nel 2024 il Seal of Excellence delle azioni Marie Skłodowska-Curie della Commissione Europea ed è risultata vincitrice del bando del Ministero dell’università e della Ricerca “Young Researchers 2024”, con un progetto supervisionato da Simone Cristoforetti, professore di Storia dei paesi islamici. Nel 2025, Pittui ha vinto la Laura Bassi Scholarship come giovane ricercatrice. Nel 2026, ha ottenuto, inoltre, una Marie Skłodowska-Curie Global Postdoctoral Fellowship, tra le diciannove che hanno scelto Ca’ Foscari come istituzione ospitante. Riconoscimenti che testimoniano la qualità di una ricerca capace di unire istituzioni culturali diverse e competenze interdisciplinari in grado di riscrivere la biografia delle opere entro una prospettiva globale.

Tutte le foto: Tappeto ricamato, inv. n. MPP 10562, XVII sec., Firenze, Palazzo Pitti © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi. Immagini riprodotte su concessione del Ministero della Cultura – Gallerie degli Uffizi. Sono vietate ulteriori riproduzioni o duplicazioni con qualsiasi mezzo

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Ilenia Pittui, Persian, Turkish, or European? An investigation into a table carpet at the Pitti Palace and its place in history
  • 🏛️ Ca’ Foscari University of Venice
  • 📚 Kervan – International Journal of Afro-Asiatic Studies (peer-reviewed) 29, 1 (2025)
  • 🔗 https://doi.org/10.13135/1825-263X/13115

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Ca’ Foscari ✅
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Il blog di Jacopo Ranieri

Cacciatori-raccoglitori in cucina: ricette complesse con piante, bacche e pesce c’erano già 7.000 anni fa

S&A

I cacciatori-raccoglitori dell’Europa settentrionale e orientale non si limitavano a sfruttare le risorse disponibili, ma elaboravano vere e proprie preparazioni culinarie complesse. È quanto emerge da uno studio pubblicato su PLOS One, basato sull’analisi di residui alimentari carbonizzati conservati su ceramiche datate tra 4.000 e 7.000 anni fa.

La ricerca, guidata da studiosi dell’Università di York, ha esaminato 85 vasi provenienti da 13 siti distribuiti tra l’area baltica e i bacini dei fiumi Volga e Don, offrendo nuovi dati sulle abitudini alimentari delle comunità preistoriche.

Microscopi e archeologia: come si ricostruiscono le antiche ricette

Per identificare i residui vegetali, i ricercatori hanno utilizzato la microscopia elettronica a scansione (SEM), una tecnologia in grado di rilevare strutture microscopiche anche in materiali fortemente alterati dal fuoco.

Grazie a questa metodologia è stato possibile riconoscere frammenti di piante mescolati ad altri resti organici, dimostrando che i contenuti dei recipienti non erano casuali, ma frutto di scelte intenzionali e ripetute.

Bacche, pesce e conoscenze chimiche empiriche

Uno dei dati più significativi riguarda l’identificazione di preparazioni che combinavano bacche di viburno (guelder rose) con il pesce. Questi frutti dal sapore amaro sono lievemente tossici se consumati crudi, ma diventano commestibili dopo la cottura.

La loro presenza suggerisce una conoscenza empirica dei processi di trasformazione degli alimenti: il calore non solo rendeva sicuri i prodotti, ma contribuiva a modificarne il gusto e la consistenza.

Le piante al centro della dieta preistorica

I risultati dello studio rimettono in discussione l’idea, a lungo dominante, che la ceramica fosse utilizzata soprattutto per la lavorazione e la cucina di carne e pesce. Le prove raccolte dimostrano invece che anche la trasformazione delle piante e il loro impiego nelle ricette svolgeva un ruolo importante.

Le specie venivano accuratamente selezionate, probabilmente in base a caratteristiche organolettiche o proprietà funzionali; ciò dimostra che le comunità di cacciatori-raccoglitori oggetto dello studio possedevano una conoscenza approfondita delle piante a loro disposizione.

Tradizioni culinarie prima dell’agricoltura

Secondo gli autori dello studio, i dati indicano l’esistenza di vere e proprie tradizioni culinarie regionali già in epoca pre-agricola. Non si trattava quindi di un’alimentazione legata alla casualità, ma di pratiche strutturate, che prevedevano il ripetersi di combinazioni ricorrenti di ingredienti. Vere e proprie ricette, insomma.

Questa interpretazione modifica il quadro tradizionale che vede nell’agricoltura il punto di svolta per lo sviluppo di una cucina elaborata. Le competenze legate alla selezione e alla lavorazione delle piante risultano infatti già ben radicate tra i cacciatori-raccoglitori.

Cacciatori-raccoglitori: “esperti botanici”?

La ricerca suggerisce che queste comunità possedessero una conoscenza sofisticata delle specie vegetali, paragonabile, per alcuni aspetti, a quella delle società agricole successive. Non solo raccoglievano piante, ma le gestivano, trasformavano e combinavano in modo consapevole.

I cacciatori-raccoglitori erano dunque “botanici esperti” e cuochi creativi, capaci di sviluppare pratiche alimentari complesse molto prima dell’introduzione dell’agricoltura nel Neolitico.

Lo studio apre nuove prospettive sulla comprensione delle società preistoriche europee, evidenziando un rapporto con il cibo più articolato di quanto si ritenesse finora.

Immagine in apertura: Nell’ambito dello studio sono stati condotti esperimenti di cucina. Immagine: Lara González Carretero et al.

📘 Fonte scientifica

  • 📄 González Carretero L, Lucquin A, Robson HK, McLaughlin TR, Dolbunova E, Lundy J, et al. Selective culinary uses of plant foods by Northern and Eastern European hunter-gatherer-fishers
  • 🏛️ University of York, The British Museum, Museum Lolland-Falster, Denmark, University of Łódź, Poland, State Hermitage Museum, Russia et alii.
  • 📚 PLoS One (peer-reviewed) 21(3): e0342740 (2026)
  • 🔗 https://doi.org/10.1371/journal.pone.0342740

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#uno

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