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L'AI ci sta facendo lavorare di più, non di meno: gli studi lo confermano

Altro che obsolescenza del lavoro umano e settimana da 15 ore, l'AI aumenta la produttività ma allunga le giornate lavorative

Wired Italia

Ritrovata in Francia una pagina perduta del “Palinsesto” di Archimede

Elena Percivaldi

Una pagina ritenuta perduta del Palinsesto di Archimede è stata identificata in Francia, al Musée des Beaux-Arts di Blois. La scoperta ha riacceso l’interesse degli studiosi per uno dei manoscritti scientifici più importanti dell’antichità. Il folio, riconosciuto dal ricercatore del CNRS Victor Gysembergh, corrisponde alla pagina 123 del manoscritto e conserva un passaggio del trattato matematico “Della sfera e del cilindro” del grande scienziato greco Archimede di Siracusa.

La scoperta è stata pubblicata sulla rivista accademica Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik.

Un frammento perduto del celebre Palinsesto

Il cosiddetto “Palinsesto di Archimede” è un manoscritto greco del X secolo che contiene alcuni trattati fondamentali del celebre matematico siracusano. Nel Medioevo, tuttavia, il testo originale venne in gran parte raschiato via per riutilizzare la pergamena, allora estremamente costosa, e al suo posto furono copiati alcuni testi religiosi. Un codice di questo tipo, abraso e riscritto, si chiama “palinsesto“.

Il manoscritto ebbe una storia complessa. Conservato prima a Gerusalemme e poi a Costantinopoli, venne studiato agli inizi del Novecento dal filologo danese Johan Ludvig Heiberg, che nel 1906 ne realizzò una fondamentale documentazione fotografica. Dopo vari passaggi di proprietà il codice fu venduto all’asta nel 1998 e oggi è custodito al Walters Art Museum di Baltimora.

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Il folio scomparso ritrovato a Blois

Durante la travagliata storia del manoscritto, tre fogli fotografati da Heiberg risultarono dispersi. Il folio appena identificato a Blois è proprio uno di questi.

Il riconoscimento è stato possibile grazie al confronto diretto con le fotografie storiche conservate alla Royal Danish Library, che hanno permesso di stabilire senza dubbi che si tratta del folio 123 del palinsesto.

Il folio presenta al recto alcune preghiere medievali che coprono parzialmente i diagrammi geometrici e un passo del trattato di Archimede “Della sfera e del cilindro” (libro I, proposizioni 39–41), ancora in buona parte leggibile.

Il diagramma e il testo di Archimede, ancora ben visibili sotto il testo sovrascritto nel Medioevo © Blois, Musée des Beaux-Arts, Inv. 73.7.52. Photography IRHT-CNRS

Il verso presenta invece una miniatura aggiunta nel XX secolo, raffigurante il profeta Daniele tra due leoni. Proprio la presenza di quest’ultima rende difficile individuare e leggere con i metodi tradizionali il più antico testo sottostante.

La miniatura moderna che occulta il testo di Archimede (© Blois, Musée des Beaux-Arts, Inv. 73.7.52. Photography IRHT-CNRS)

Nuove tecnologie per recuperare il testo nascosto

Il ritrovamento apre ora nuove prospettive di ricerca. Il team guidato da Gysembergh prevede di avviare una serie di analisi con imaging multispettrale e fluorescenza a raggi X tramite sincrotrone, tecniche già utilizzate con successo all’inizio degli anni Duemila per leggere le parti cancellate del palinsesto.

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Queste indagini potrebbero permettere di recuperare totalmente il testo di Archimede nascosto sotto la miniatura, oltre che fornire nuovi dati sui fogli già studiati in passato ma rimasti ancora in parte illeggibili.

La scoperta dimostra come manoscritti di cui si erano perse le tracce possano in effetti ancora riemergere da qualche collezione museale poco studiata oppure in qualche archivio un po’ defilato, regalando l’opportunità di ritrovare opere dell’antichità che si ritenevano irrimediabilmente perdute.

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foto: © Blois, Musée des Beaux-Arts, Inv. 73.7.52. Photography IRHT-CNRS

📘 Fonte scientifica

  • 📄 Victor Gysembergh et al., A leaf from the Archimedes palimpsest rediscovered in Blois
  • 🏛️ CNRS
  • 📚 Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik (peer-reviewed) (2026)

📘 Fonte notizia

  • ✅ Comunicato CNRS
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🍽️💀 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗲 𝘀𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮𝘃𝗮 𝗶𝗻 𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗲𝘁à 𝗱𝗲𝗹 𝗕𝗿𝗼𝗻𝘇𝗼?

🔬🧬 Una nuova ricerca internazionale ricostruisce la vita delle comunità della tarda Età del Bronzo in Europa centrale. Analisi di DNA antico e isotopi rivelano dieta, mobilità, salute e sorprendenti riti funerari.

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Quanto costava il blu delle pareti di Pompei? Uno studio rivela: serviva fra il 50% e il 90% del salario di un legionario

S&A

Il Sacrario blu” della Regio IX,10 è stato oggetto di un articolo scientifico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista npj Heritage ScienceLe analisi scientifiche, condotte dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) insieme al Parco Archeologico di Pompei e all’Università degli Studi del Sannio, hanno esaminato il pigmento blu che rivestiva le pareti della stanza (il famoso il blu egizio o caeruleum per gli antichi romani).

Il Sacrario blu della Regio IX

Fra il 50% e il 90% del salario di un legionario

La caratterizzazione multi-scala del pigmento, che ha visto più metodologie di indagine (da quelle non distruttive a quelle microdistruttive, dalla scala atomica a quella macroscopica) ha permesso di quantificare gli esatti quantitativi di colore applicati tramite la tecnica dell’affresco e, pertanto, di stimare i notevoli costi dei pigmenti utilizzati per la decorazione, paragonandoli al costo della vita presso gli antichi romani. Le stime  rivelano che i costi del solo pigmento ceruleo si aggiravano fra il 50% e il 90% del salario di un legionario.

Lo studio ribadisce la necessità di studi diagnostici integrati per la comprensione del mondo antico dal punto di vista pittorico e simbolico, ma senza dimenticare anche il lato pragmatico ed economico.

📘 Fonte scientifica

  • 📄 Quraishi, M.A., Nicola, M., Weaver, J.C. et al., The Pompeiian ‘Blue Room’: in situ detection and economic estimation of Egyptian blue pigment in an ancient domestic sacrarium
  • 🏛️ Massachusetts Institute of Technology (MIT), Parco Archeologico di Pompei, Università degli Studi del Sannio
  • 📚 npj Herit. Sci.  (peer-reviewed) 14, 132 (2026)
  • 🔗 https://doi.org/10.1038/s40494-026-02349-2
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✍️ 𝗦𝗲𝗴𝗻𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗶𝘀𝗶 𝟰𝟬。𝟬𝟬𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮

✅ Uno studio condotto su 3.000 incisioni paleolitiche rivela sorprendenti sequenze di segni, la cui complessità è paragonabile alla proto-cuneiforme mesopotamica. Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica PNAS

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Studi | Romito 2, l’analisi del DNA di oltre 12mila anni fa rileva la più antica malattia genetica

S&A

Per la prima volta una malattia genetica rara è stata diagnosticata con certezza in un individuo vissuto nel Paleolitico superiore, oltre dodicimila anni fa. Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra come gli strumenti della genetica clinica moderna possano essere applicati con successo al DNA antico, aprendo nuove prospettive sullo studio delle patologie nella preistoria.

Al centro della ricerca vi è una celebre sepoltura rinvenuta nel 1963 nella Grotta del Romito, in Calabria: due individui deposti uno accanto all’altra, in un gesto interpretato come un abbraccio. Per decenni quella tomba ha sollevato interrogativi su identità biologica, parentela e condizioni fisiche dei due individui, noti come Romito 1 e Romito 2.

Una sepoltura del Paleolitico superiore

Il contesto archeologico della grotta è tra i più importanti dell’Italia meridionale per il Tardoglaciale. La doppia deposizione appartiene a gruppi di cacciatori-raccoglitori attivi in un ambiente ancora segnato dalle oscillazioni climatiche dell’ultima glaciazione.

Romito 1, l’individuo adulto, presentava una statura inferiore alla media (circa 145 cm). Romito 2, adolescente, mostrava invece un marcato accorciamento degli arti e un’altezza stimata intorno ai 110 cm. Le anomalie scheletriche avevano suggerito già in passato l’ipotesi di una displasia acromesomelica, ma mancava una conferma molecolare.

Il DNA dall’orecchio interno e la diagnosi genetica

Un team internazionale con ricercatori della Sapienza Università di Roma, dell’Università di Vienna, del Centro Ospedaliero Universitario di Liegi e dell’Università di Coimbra ha estratto il DNA antico dalla porzione petrosa dell’osso temporale, nell’orecchio interno, oggi considerata una delle fonti più affidabili per la conservazione del materiale genetico negli scheletri antichi.

Le analisi hanno chiarito che entrambe erano di sesso femminile e parenti di primo grado, con ogni probabilità madre e figlia. Il dato più rilevante riguarda Romito 2: nel suo genoma è stata identificata una variante omozigote del gene NPR2, responsabile della displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una rara malattia ereditaria caratterizzata da grave riduzione della crescita e accorciamento delle porzioni distali e medie degli arti.

Romito 1 risultava invece portatrice di una sola copia mutata del gene, condizione compatibile con una statura inferiore alla media ma priva delle manifestazioni più severe. Le caratteristiche genetiche osservate coincidono con i quadri clinici documentati nei pazienti contemporanei con mutazioni del gene NPR2.

Paleogenomica e malattie rare: un nuovo scenario

Lo studio segna un punto di svolta per la paleogenomica. Non solo consente di retrodatare con certezza la presenza di una specifica patologia genetica a oltre dodicimila anni fa, ma dimostra che le malattie rare non sono un fenomeno moderno. Varianti genetiche oggi considerate eccezionali erano già presenti nelle popolazioni preistoriche.

L’applicazione delle metodologie della medicina genomica ai resti archeologici apre la possibilità di identificare altre condizioni finora invisibili all’analisi puramente osteologica, integrando diagnosi molecolari e studio morfologico.

Un messaggio dal Paleolitico

Al di là del dato clinico, la scoperta restituisce la dimensione sociale di quelle comunità. Romito 2 sopravvisse fino alla tarda adolescenza nonostante una grave limitazione motoria, in un contesto ambientale impegnativo. Ciò implica una cura continuativa, assistenza nell’approvvigionamento del cibo e probabilmente nel movimento durante gli spostamenti stagionali.

In un’epoca spesso rappresentata come dominata esclusivamente dalla lotta per la sopravvivenza, la tomba della Grotta del Romito racconta invece una storia di relazioni, protezione e solidarietà. La genetica, intrecciandosi con l’archeologia, restituisce così non soltanto una diagnosi, ma un frammento di umanità condivisa attraverso i millenni.

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Daniel M. Fernandes, Alejandro Llanos-Lizcano, Florian Brück, Victoria Oberreiter, Kadir Özdoğan, Olivia Cheronet, Michaela Lucci, Albert Beckers, Patrick Pétrossians, Alfredo Coppa*, Ron Pinhasi*, Adrian F. Daly* (* made equal contributions) A 12,000-Year-Old Case of NPR2-Related Acromesomelic Dysplasia
  • 🏛️ Sapienza Università di Roma, Università di Vienna, Centro Ospedaliero Universitario di Liegi e Università di Coimbra
  • 📚 New England Journal of Medicine (peer-reviewed) 2026, 394;5: 513-516
  • 🔗 https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2513616
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