Domande di Roberto Bertoldo a Giorgio Linguaglossa a proposito dei sedici autori presenti nella antologia Poetry kitchen pubblicata da Progetto Cultura nel 2022, L’elefante sta bene in salotto ma nessuno lo vede, o meglio, tutti fanno finta che non c’è nessun elefante… tutti pensano di essere originali quando invece sono semplicemente referendari, si vive nel maggioritario referendario, si cerca il securitario e si riconosce il compromissorio, ma in realtà siamo tutti diventati sostanzialmente ibridi e ibridatizzati
Ibrido kitsch: giraffa antropomorfa femminile
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Caro Giorgio Linguaglossa, avendo letto il tuo saggio L’elefante sta bene in salotto e l’antologia di autori vari Poetry Kitchen, vorrei rivolgerti dei quesiti su alcune problematiche che ti hanno visto fondatore di un movimento che si propone come avanguardia principalmente artistico-poetica.
(Roberto Bertoldo)
Domanda: Prima di iniziare volevo chiederti l’eventuale conferma che la seguente affermazione tratta dal tuo saggio sintetizzi pienamente la tua e vostra posizione circa la “modalità kitchen”: «La riduzione del reale da trauma a spettro e dell’immaginario da riflesso narcisistico e scenario fantasmatico a categoria ontologica è uno dei punti decisivi e più importanti della modalità kitchen e del suo modo di operare» (p. 45).
Risposta: Confermo. Tengo a precisare che la poetry kitchen non è un movimento di «avanguardia» o di «retroguardia», entrambe categorie del lontano novecento che sono un po’ come i cibi scaduti, puzzano di stantio. Viviamo in un mondo in cui ciascuno si comporta come se non ci fosse alcun Elefante nel salotto, tutti agiscono e pensano a secondo di quello che conviene all’inconscio cognitivo di ciascuno, e così tutti pensano di essere originali quando invece sono semplicemente maggioritari, si vive nel maggioritario, si cerca il securitario, si riconosce il compromissorio. Siamo tutti diventati sostanzialmente ibridi e ibridatizzati.
Domanda: Uno dei principi espressi nel vario e complesso saggio L’elefante sta bene in salotto è che la metafisica è finita. Ora io sono contrario a questa asserzione, non credo che sia finita ma che si sia scoperto il suo inganno e che questa scoperta sia a sua volta un inganno, che è un inganno e così via all’infinito. La metafisica è a mio avviso evitabile solo in modo epifanico, da qui il valore del simbolismo in tutte le sue sfumature capaci di cogliere la “fisicità” ovvero l’immanenza delle cose. La tua tesi è chiara ma potresti esporla alla luce di questa posizione dissenziente? Per esempio mediante la tua critica al carattere epifenomenico della poesia occidentale.
Risposta: Qualcuno mi ha rubato le parole, me le ha sottratte. In questi ultimi anni è avvenuto in me un fenomeno strano: qualcuno mi ha rubato le parole, me le ha sottratte pian piano, un ladro si è infiltrato nella mia mente e mi ha trafugato le parole: QUELLE parole della «critica» con le quali si fabbricano le schede-libro delle note di lettura e dei quarti di copertina. Non sono più capace di adoperare: QUELLE parole per redigere le cosiddette «recensioni» o «note di lettura». Sono così rimasto senza parole. Non sono più capace di redigere quegli scritti augurali e procedurali che ammiro con sempre maggior stupore nelle schedine critiche che leggo in giro. Mi sono accorto che il vuoto ha inghiottito tutte QUELLE parole, e di QUELLE parole non è rimasto più nulla. E ne ho preso semplicemente atto.
Per questo sono stato accusato di essere un cavaliere del vuoto, un nullista, un nichilista, un nullificatore o non so che altro. Mi sono accorto che sono diventato incapace di adoperare QUELLE parole della poesia referendaria e posiziocentrica che si scrive oggi, quelle poesie corporali, confessionali, augurali, non so come dire, alla Mariangela Gualtieri, alla Vivien Lamarque e, ultimamente, in una discesa culturale che sembra infinita, alla Franco Arminio. Sono ormai diventato allergico a QUELLE parole. Le ho perdute. Le ho scacciate. E Penso che una analoga allergia sia stata avvertita anche dagli autori della antologia kitchen.
Fare poesia kitchen implica fare i conti con il nulla, il vuoto, l’insignificanza. Pensare di fare una poiesis dell’originario è una sciocchezza e una ingenuità filosofica, gli enti sono lontanissime tracce dell’Originario, di cui niente sappiamo e che comunque si è dissolto, si è auto tolto.
Scrive Giorgio Agamben:
«Viviamo in società abitate da un Io ipertrofico, gigantesco (corsivo mio), nel quale però nessuno, preso singolarmente, può riconoscersi. Bisognerebbe tornare all’ultimo Foucault, quando rifletteva sulla “cura di sé”, sulla “pratica di sé”. Oggi è rarissimo incontrare persone che sperimentino quella che Benjamin chiamava la droga che prendiamo in solitudine: l’incontro con sé stessi, con le proprie speranze, i propri ricordi e le proprie dimenticanze. In quei momenti si assiste a una sorta di congedo dall’Io, si accede a una forma di esperienza che è l’esatto contrario del solipsismo. Sì, penso che si potrebbe partire proprio da qui per ripensare un’idea diversa del credere: forme di vita, pratica di sé, intimità. Queste sono le parole chiave di una nuova politica».*
Ci sono in giro una molteplicità di «autori di poesia» impegnati nell’opera di auto storicizzazione della propria poesia, non c’è bisogno di altri posiziocentrici. La nuova poesia o possiede un disegno generale della poesia occidentale o, in mancanza di un Grande Progetto, si finisce per scrivere parole sulla sabbia.
Ancora nel 1966, anno dell’intervista a Montale in una trattoria, il poeta italiano poteva affermare tranquillamente che non ascoltava mai la radio e non possedeva la televisione. Io mi limito ad osservare che la nuova poesia, la «nuova ontologia estetica» non potrebbe essere nata senza la piena immersione nella civiltà mediatica. Oggi, se ci si pensa un attimo, non è possibile in alcun modo rifugiarsi in un angolo oscurato della civiltà mediatica, siamo tutti, volenti o nolenti, in qualche misura intaccati ed influenzati dal mondo mediatico. La fine della metafisica di cui qui si parla non è un optional che si può rifiutare e da cui ci si può difendere con una resistenza, una ostruzione; la metafisica è l’essere che si dispiega e che è giunta alla sua fine annunciata. In altre parole, la fine dell’essere è già stata segnata dall’insorgere della civiltà mediatica. Non volerne prendere atto, è, appunto, un atto di cecità oltre che di ingenuità.
La nuova ontologia del poetico e la poetry kitchen è il presente e il futuro della poesia perché implica l’accettazione di dover misurarsi con il mondo mediatico. La maieutica mediatica è un’ottima scuola. Ho avuto pessimi maestri, ed è stata una buona scuola.
* [da una intervista reperibile on line]
Domanda: Ma oltre al mondo ontologico non è metafisico pure il linguaggio verbale? E non lo sono anche il mondo fenomenico e quello che, nell’immaginario, lo trascende? Non è dunque proprio l’epifenomeno, che voi ritenete onnipresente nella poesia occidentale e che condannate, il solo modo in poesia di disattivare la metafisicità della lingua?
Risposta. «Epifenomeno» è una categoria che non ho mai usato, è una parola che rischia di portarci fuori strada. Ritengo «onnipresente» nella poesia occidentale la poesia dell’io plenipotenziario e penitenziario, quello sì, l’io petrarchista dove l’io è un «epifenomeno». Disattivare la lingua dalla servitù ad un significato, questo sì ritengo sia il compito di una nuova ontologia del poetico o poetry kitchen che dir si voglia.
Domanda: Se ho ben capito l’Instant poetry, una sorta di poesia estemporanea senza tema, che può rientrare nell’ambito del surrealismo, e la Kitsch poetry, con le sue consapevoli, volute nefandezze atte a rimuovere la bellezza stantia, compongono la Poetry Kitchen, il tavolo da lavoro per il riutilizzo della materia poetica. Non so se alla Poetry Kitchen ci siate arrivati per gradi o improvvisamente, non conosco la cronistoria se non un accenno del percorso della NOE. Non so per esempio se c’entra il collettivo Malika’s Kitchen di Malika Booker. Comunque la Poetry Kitchen mi pare una forma conchiusa di minimalismo ma con un impegno sociale esplicito e fondato sulla quotidianità e con un linguaggio ordinario, addirittura volutamente corrivo. L’impegno è nobile ma è come prendere una carota e renderla poetica cucinandola. Fare, simbolicamente, di una carota un’opera d’arte significa certamente rivitalizzare gli oggetti e toglierli dal dominio stantio dei salotti, col rischio però di idealizzarli, nonostante sia un modo valido per avere un fondamento concreto. Il rischio è l’«aglio di bassa cucina», come diceva Verlaine, che potrebbe essere il padre antico del progetto poetico di cui state parlando. Il Novecento, in alcuni casi, ha preferito fare di un’opera d’arte un oggetto quotidiano: tuttavia mangiare tutti i giorni Ossi di seppia, Guernica, la Sonata per pianoforte e violino in la maggiore n. 9, op. 47, San Rocco e un donatore o Blumenbilder, pur essendo didatticamente a mio modo di vedere più utile, ha in effetti poco a che fare con la creatività e rientrerebbe nel citazionismo postmoderno. In ogni caso i progetti sono dannosi in poesia, a meno di riuscire a non farsi prendere dalla foga del disegno e osservare non solo la strumentazione e l’azione ma l’ecumene. Certamente a differenza dell’arte postmoderna il vostro non è citazionismo, non è atto di natura parnassiana, di “metarte”, ma rivitalizza la quotidianità e i suoi oggetti. Le vostre opere dunque non mirano primariamente ad un esito estetico, nonostante l’inevitabilità di quest’ultimo, ma a rappresentare la vostra personale attuazione estetica. Mi scuso per gli inevitabili fraintendimenti di questa mia riflessione-quesito tutt’altro che assertiva.
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Giorgio Linguaglossa (@glinguaglossa) September 30, 2022
Risposta: Con il «nuovo paradigma» della nuova ontologia estetica cambia radicalmente la forza gravitazionale della sintassi, il modo di porre l’una di seguito all’altra le «parole», la scacchiera delle parole le quali obbediranno ad un diverso metronomo, non più quello fonetico e sonoro dell’endecasillabo che abbiamo conosciuto nella tradizione metrica italiana, ma ad un metronomo sostanzialmente ametrico, pluriprospettico, pluri spaziale, pluri temporale. Nella poetry kitchen non c’è più un metronomo perché non c’è più una unità metrica, di qui la importanza degli elementi non fonetici della lingua (i punti, le virgole, i punti esclamativi e interrogativi, gli spazi, le interlinee etc.), che influiscono in maniera determinante a modellizzare gli «enunciati» all’interno del nuovo «metro» ametrico. Di qui l’importanza di una sintassi franta, scombiccherata. Ecco spiegato il valore fondamentale che svolge il punto in questo nuovo tipo di poesia, spesso in sostituzione della virgola o dei due punti, o addirittura la mancanza totale della punteggiatura. All’interno di questo nuovo modo di modellizzare le parole all’interno della struttura compositiva si situa l’importanza fondamentale che rivestono le «immagini», l’impiego delle quali nella poetry kitchen è molto diverso da quello della pratica surrealista, nel kitchen i salti temporali e spaziali sono assolutamente indispensabili, il capovolgimento e la peritropè contraddistinguono la pratica kitchen.
Domanda: Leggendo l’antologia Poetry kitchen, al di là della innegabile validità e forza dei testi che la compongono, ho notato in alcuni autori quell’epigonismo che contraddistingue i gruppi letterari e artistici. Questo fatto non è necessariamente negativo, come dimostrò per esempio il futurismo, ma non rischia di etichettare come scolastica tutta l’operazione creativa? E quando parli, con coerenza alla linea di rivitalizzazione degli oggetti, di «compostaggio dei linguaggi deiettati, dismessi e tolti» (p. 51) confermi la natura necessariamente scolastica della nuova poesia?
Risposta: Deriva da una lettura pregiudiziale indicare come «scolastica» la modalità kitchen, «scolastica» è la poesia dell’io plenipotenziario ed ergonomico che si fa in Italia da quaranta anni a questa parte, che vuole essere anfibia e posiziocentrica quando invece è semplicemente banale.
Due autori dalla Antologia Poetry kitchen
Giuseppe Gallo
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Giuseppe Gallo, è nato a San Pietro a Maida (Cz) il 28 luglio 1950 e vive a Roma. È stato docente di Storia e Filosofia nei licei romani. Negli anni ottanta, collabora con il gruppo di ricerca poetica “Fòsfenesi”, di Roma. Delle varie Egofonie, elaborate dal gruppo, da segnalare Metropolis, dialogo tra la parola e le altre espressioni artistiche, rappresentata al Teatro “L’orologio” di Roma. Sue poesie sono presenti in varie pubblicazioni, tra cui Alla luce di una candela, in riva all’oceano, a cura di Letizia Leone (2018.); Di fossato in fossato, Roma (1983); Trasiti ca vi cuntu, P.S. Edizioni, Roma, 2016, con la giornalista Rai, Marinaro Manduca Giuseppina, storia e antropologia del paese d’origine. Ha pubblicato Arringheide, Na vota quandu tutti sti paisi…, poema di 32 canti in dialetto calabrese (2018), ha pubblicato il romanzo Vi lowo tutti, (Progetto cultura, Roma, 2021). È uno degli autori presenti nella Antologia Poetry kitchen e nel volume di contemporaneistica e ermeneutica di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022. È redattore della rivista di poesia e contemporaneistica “Il Mangiaparole”.
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Da Il silenzio dell’ossidiana (2017-18)
(1) Ai tempi di Internet
COLESTtab 10. Avvertimenti medici.
Nessun io, nemmeno un dio.
È inutile che cerchi divagando
dentro il garage. È partita per Marrakech.
Nel bagagliaio cianfrusaglie e riviste.
La linguaccia di Einstein. Uragani di aguglie.
Gli scarti dei lamenti e delle emicranie
nelle scatole rosse e bianche degli scaffali.
Gli effetti collaterali. I soffocamenti,
la dispersione dei fonemi tra i rossori e i formicolii sulla pelle.
Lilli ha nuovi fantasmi, nuovi inferni nella testa.
Agiografie di martiri, le croci inginocchiate.
Camule sul dorso di draghi
pelurie sradicate sulla guancia di destra e di sinistra.
Ai tempi di Internet
la lastra a raggi x per l’enfisema già antiquata.
LEGALON E
Non escono all’aperto neanche i gatti dei cani
Sui litorali i delfini, gli africani berberi insabbiati.
Deficienza dell’orientamento.
II robot nella sala d’attesa dello psicologo.
Gli schemi, gli ologrammi. Gli angeli spiumati.
(2) T A C t.b.
Alice: l’inverno sta arrivando nel paese delle meraviglie.
Si approssima in segreto tra i cespugli scarniti
e sui vetri annebbiati dei semafori.
… l’annuncio è sceso di prezzo.
Passato e futuro a confronto: Mosca da €159 a/r
Anche se fosse estate o il giorno del rientro
“Dio, che incubo!”
I manifesti scollati entrano a destra e a sinistra del cervello.
E Dio a ripetere. “Gli uomini! Gli uomini sono il mio incubo!”
Inevitabili come i mocassini
e l’acqua alta e lo scioglimento dell’Artico.
Contatta. Riprova. Allunga i tempi. Succhia la speranza.
Ristrutturazione etico-linguistica.
A ripetizione a iosa a penzoloni in piedi
sfiorando l’ombra che ti graffia gli occhi.
Quando scavi trovi sempre e solo superfici
a sghimbescio, laterali, pareti d’altri vuoti.
I social network e il lutto della memoria,
l’immortalità dell’illusione vista mare. Un bonus
Ristrutturazione integrale .T A C t. b.
Santi di pietra a schermare l’occidente di novembre
e gli sciami dei capperi verde vescica sulle mura aureliane.
Alice mail: smarriti ancora dentro un altro rigo.
Da Zona Gaming (2019-2020)
Zona gaming 1
E chi mai si salvò dalla Babele della Torre?
Ogni peccato ha il proprio cielo.
Ogni sintagma il proprio sepolcro.
Dalla Spada della Morte solo tre gocce di fiele
la prima per me, la seconda è tua, la terza a chi vuoi tu.
Zona gaming.
…il silenzio si inginocchia alle radici…
«Perché hai ucciso il cane?»
«Perché i cani abbaiano!» ( Nick Tosches )
Qualcuno ci ha dato l’infinito
e ha fatto evadere il tempo dalla clessidra.
Zona gaming
…gli omicidi industriali dei desideri.
Il tran tran del treno che traina la metrica
È sempre l’ora della nostra morte!
Giocando l’azzardo d’un sorriso.
Scollando le costole del senso.
Strisciando sul guscio, sbriciolandone il calco.
Oltre i muri il pigolio, l’allucciolio, il bio,
ma il mio, ahimè, è un Voyage privè.
Zona gaming… crea un alert per la verità…
Zona gaming 3
Tutti pronti per il mercato.
Mummie impregnate di silenzi contemporanei.
Il drago sorride prima del fuoco.
Non c’erano respiri sui divani!
Il vuoto a rendere delle conchiglie.
Ah! Se la metafora dileguasse!
Zona gaming
…per me, per te… che parliamo bluffando…
Gli rispose con un ghigno:
-Sono io che faccio le domande!
Anche la tartaruga diventa centometrista.
Anche l’asino vola. Dove tutto è possibile non ci sono.
-Dunque, ti ascolto.
Aveva la voce dei tramonti più brutti.
Zona gaming…“Montale, sono io che faccio le domande.” (G.Izzo)
È il pensiero la radice d’ogni male.
Solo tre gocce di sangue.
La prima per me. La seconda è tua.
La terza per le ferite che ci unirono, ma il lupo non lo sa.
Sull’altra sponda il volo dell’angelo che atterra.
È chiaro che siamo l’eco di noi stessi.
E il tram s’addentrò nell’architettura dei segni.
Zona gaming.. .amnesia va cercando…
Francesco Paolo Intini
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Francesco Paolo Intini (1954) vive a Bari. Coltiva sin da giovane l’interesse per la letteratura accanto alla sua attività scientifica di ricerca e di docenza universitaria nelle discipline chimiche. Negli anni recenti molte sue poesie sono apparse in rete su siti del settore con pseudonimi o con nome proprio in piccole sillogi quali ad esempio Inediti (Words Social Forum, 2016) e Natomale (LetteralmenteBook, 2017). Ha pubblicato due monografie su Silvia Plath (Sylvia e le Api. Words Social Forum 2016 e “Sylvia. Quei giorni di febbraio 1963. Piccolo viaggio nelle sue ultime dieci poesie”. Calliope free forum zone 2016) – ed una analisi testuale di “Storia di un impiegato” di Fabrizio De Andrè (Words Social Forum, 2017). Nel 2020 esce per Progetto Cultura Faust chiama Mefistofele per una metastasi. Una raccolta dei suoi scritti: NATOMALEDUE” è in preparazione. È uno degli autori presenti nella Antologia Poetry kitchen e nel volume di contemporaneistica e ermeneutica di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022
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La parte di Lucrezio e quella di Turing
La parte sporca tocca ai neuroni
che hanno visto il Muro e ci stavano bene dietro.
Quando li svuotarono di significato
appesero le divise in armadietti
E si misero a correre in quadri blu di Picasso.
Ci doveva essere un inizio se ripeteva le sinapsi
Un altro Terzo Reich si replicava a dismisura.
Le gambe al mento, gli occhi luna.
Non c’era tempo per la chimica.
Il verso generava spettri di risonanza magnetica.
Cresceva il malcontento. Un tunnel attraversava le fogne
per sbucare nel lavandino di Scrooge Mc Duck.
All’ autogrill una delle Fontane tornò al suo posto
Non più! Non più, come un corvo senza firma sul culo.
Bosch cambiò un quadro di Vermeer
in un’ostrica al ragù.
Tutto si poteva immaginare tranne che trovare Cecilia
In una stazione dell’ Appennino campano.
Ebbero una sincope anche i gratta e vinci.
Voglia di difendersi dalle maniglie.
Alcune autobotti riempirono tazzine di caffè.
Senza zucchero, né aspartame, nafta dalle narici.
Lucrezio declamò l’ultimo libro dalla finestra di un XX piano
A Bari non sapevano come difendersi dagli ologrammi.
Si lasciò cadere la circostanza di un water in eruzione.
Nel frattempo alcune blatte si erano impadronite del circo massimo.
Viaggiarono senza fermarsi, travestiti da souvenir nei freni,
tra le scintille delle rotaie con la fragilità delle ampolle di neve.
Non più gladiatori e nemmeno Piazza Fontana.
Tutti cancellati i voli verso gli anni sessanta-settanta-ottanta.
La fuga è prevista nel tunnel di mezzanotte.
Niente panico. Invertire le lancette dopo il fischio d’inizio.
Le poche gazze si ammucchiavano coperte di escrementi.
Ossa di contadini e pastori nel raccolto di giugno.
Il mondo che ci lasciammo non ammetteva blitz, né storia
Soltanto Jet di microplastica in lotta con l’ anidride carbonica.
Ora i proletari erano tutti agenti di commercio
Odorava di miele la catena di montaggio.
Salutare anche l’alito dei fucili alle porte di Milano.
Manager dell’uranio povero lottavano con bancari.
Polvere pirica si annunciava nel respiro delle viole.
Nessuna Chernobyl fu chiusa per l’occasione.
Alcuni roghi restituirono i libri di Marx-Engels
altri la mordacchia di Giordano Bruno.
Per calmare la sete si mescolavano iceberg a titoli dei TG.
Nel pelo di un ratto l’Eugualemmecidue di Einstein.
Il mazzo veniva mescolato da tre secoli
Nessuna delle dita trovò il coraggio di distribuire le carte.
Enigma resisteva alle metafore.
Una mela amara la soluzione.
Si partì da omega, barra dritta verso Venere
Stella alfa nel berretto del tramonto.
Il mignolo di Wahrol ripulì l’orecchio sinistro.
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Giuseppe Gallo
Alice: l’inverno sta arrivando nel paese delle meraviglie.
Si approssima i… twitter.com/i/web/status/1…—
Giorgio Linguaglossa (@glinguaglossa) September 30, 2022
Reloading Faust
«Dovrei esser morto?». K. fece una piroetta.
«Perché, dovresti essere vivo?», replicò la Figura.
(“Distretto n.88”. di Giorgio Linguaglossa)
Mantenere in ordine i crani, con coerenza
Senza che sbattano però.
Cocci di sale sul lungomare.
Astice che stacca le ali al Jet delle 10,30.
Un megafono versò olio di oliva nelle orecchie
E da lì trovò la via crucis per l’anno zero.
Alcuni concetti erano stati terribili
Si erano concentrati a sobillare la luna.
Faust parlò tristemente a Margherita.
Non si era accorto che Fidel era ancora sul palco.
E qualcosa doveva all’insistenza di Wharol
Gli attacchi seriali alla primavera di Botticelli.
Rimettere i fiori di pesco in bustine
per i giocatori. Campagna acquisti 1959.
Ancora non era chiaro che certe libertà
Finiscono crocifisse sulla via Appia.
Come se la luna spostasse l’ Himalaya nell’Atlantico
e impedisse ai Barbudos di raggiungere l’ Avana.
Concentrare cellule vive sul Che.
Deviare la finanza dal trend di staminali.
Giove nacque che già pallottole imperversavano
Kronos doveva difendersi dalla concorrenza cinese.
Cose che sarebbero accadute nell’anno mille
presero a correre nel 2020.
Chi capisce la termodinamica!
…
Una notte che si fermò il cuore e più non osava Fb
intervenne Giocasta, con la bobina degli anni in mano.
Non c’è nulla da tagliare, scuotiti dal torpore del vichingo
Mezzanotte è un’invenzione della vicina di casa.
Torna a considerare la pillola dell’efficienza
Conta le bolle nel Graal.
La lavastoviglie reclamò il privilegio dello ius primae noctis
e prese a sistemarsi le forchette nel letto d’acciaio.
In fieri si procede a porte sprangate
Interessi zeri e copertura assicurativa.
Verranno a prenderti le bollette Enel
le rate del mutuo per l’ auto bianca.
La poetica inceppata si mette a seguire
un’ape regina. Rossa, agitata e feroce.
Plath in persona.
Dovevi nascere proprio poeta
o filosofo o chimico o idraulico?
Meglio poltrona telecomandata
in odore di dada e vecchiaia che regredisce.
Che malattia causa la senilità?
L’immortale rifiorisce sul sentiero del ritorno.
…
Elena recita una poesia di Paride.
Si innamorò della tarantola che ora abita il petto.
“Prima o poi scalderà il cuore”
Credi che non sia lirica abbastanza?
…
Né quasi né mai né sempre né ora né adesso
Il ritorno di crusca nel grano fu previsto.
Qui si genera segale cornuta
Chi l’ha detto al Dott. Hoffman di fermarsi
Non lo sa che mostrare i documenti
è già dipendenza da LSD.
Il suo curriculum sarà esaminato da Graffiacane
Per il momento potrà volare sulla sua bicicletta
Poi le amputeranno gli arti, le confischeranno i versi.
Un uncino farà il resto nella sua vasca da bagno.
Potrà solo mettere note esplicative alle allucinazioni.
Curare le ferite dell’ incomprensione con punti esclamativi.
…
Pillola blu o rossa davanti al frigo.
Di sotto una folla di bottiglie gestisce un bar.
Si torna ai cristalli liquidi.
Attendono boschi e problemi di innesto.
Come ghiacciare allo zero kelvin un’ idea
facendo a meno delle ricette sull’ elio.
Un ricostituente si riconosce
dai fichi che si seccano a maggio.
…
L’omino della discarica lascia impronte di santo.
Il fondo del catrame si agita con un cucchiaio da thè.
Capire come ci si comporta davanti a un becco Bunsen
È lo steso che infiammare Campo dei Fiori.
Perché la distrazione è una tattica
E il mare confonde le idee.
Partorisce schiuma da barba
e buste di cellophan.
Lanci di appestati sulle strade di Bari.
Sargassi di coriandoli nel canale d’Otranto.
Il melo muta le squame del tronco.
Anche il papavero ha i suoi tarli nel rosso.
…
La punizione per aver spostato l’interesse sul Mare Nostrum
consistette in un discorso di mezzobusto.
Impararlo a memoria e gridarlo in un Park and Ride
mentre a fianco ordinavano ad un olivo di torcersi la bocca.
Sono le idee base che fiaccano i germogli
la misura di una sfera inizia dal centro.
E poi l’ aritmetica compie il suo delitto.
Chi l’ha detto che è promiscua alla rivolta?
Potarli e addestrarli a barboncino
dargli il tempo di alzare una radice.
Non è semplice orinare linfa
e cercare una figura di uomo.
Il secolo ripercorre i suoi passi
Le infezioni spariscono, l’entropia fallisce lo scopo.
La malattia dei cartelloni pubblicitari
Guarisce spontaneamente.
Nessun bidone, però qualcuno
tira fuori la generazione spontanea
e il vaccino non balena a Pasteur.
Muore di rabbia un virus.
A metà strada ci fermammo
Né pieni né vuoti.
In vetta alle classifiche c’è una gazzella che uccide
Un bisonte intanto mira Buffalo Bill.
Cerca il cannone l’obice su Berlino
In risalita anche le bombe di San Giovanni.
Qui si è tutti metafore ma in prospettiva
ci sono leggi da ferrare.
Forse una piantagione di pomodoro
su cui passeggia un drago di Komòdo.
Vietato procedere per esempi vivi
meglio quelli della mente.
Pezzi da Experimental traboccano in cronaca
e dunque nelle lettere al direttore.
Far fesso Faust, che idea! Partire dall’ una di notte
e sbucare con il trucco del cuore fermo.
Convenevoli e infezioni tra diavoli.
Tradimenti nel salone del barbiere.
Mostrargli la chiave di volta, il saggio
di onnipotenza a portata di esperimento.
Stormiscono di tanto in tanto
mani su pruni in sangue.
Placche di colesterolo
Sempre meglio che il fiato del mezzobusto
seduti nel governo della notizia.
La nuvola si discostò dall’ hopperiano
Gonfia di noia come avesse mercurio nelle braghe.
Anche i poeti amano la parola televisiva
Il racconto dell’io portato a misura dello spread.
Legittimità costituzionale affidata ai segnali di stop
Si va a tentoni in certe rotatorie.
Giusto il tempo (nanosecondi) di dire qualcosa sui baffi di Gioconda
l’aria baudelairiana della carcassa di cane.
Si aspettano versi migliori
per il momento c’è il funerale di Ettore.
Una voglia matta di riscrivere l’Iliade
Dargli un taglio meno nefasto. Meno donne trascinate nell’ Attica,
meno guerre del Peloponneso
e strazi di discendenti con un occhio solo.
Per farla breve metterlo nel curriculum di un Nobel
Tra i requisiti minimi per affrontare la regina di Svezia.
Il mezzobusto annuncerà che di questo passo
L’anno prossimo toccherà a Lucrezio. Basta mettergli una cravatta.
Si, il buon Lucrezio a raccontare la peste di Atene
È davvero il più grande di noi. Il primo a spergiurare fuori scena.
La lista si era esaurita. I postumi portano diritti ai masticatori di erba
Il tecnezio non ce la fa ad entrare in gallerie cro-magnon.
Ci sono trofei di guerre neolitiche appesi alle pareti.
Il vecchio Omero non vede i bisonti. Si arresta davanti ai mammut.
Sogna eroi. Non sa della scintigrafia
Si affida all’oracolo di Delfi per cavarsela con le placche.
Giorgio Linguaglossa è nato nel 1949 e vive e Roma (via Pietro Giordani, 18 – 00145). Per la poesia esordisce nel 1992 con Uccelli (Scettro del Re), nel 2000 pubblica Paradiso (Libreria Croce). Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura “Poiesis” che dal 1997 dirigerà fino al 2006. Nel 1995 firma, insieme a Giuseppe Pedota, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicato sul n. 7 di “Poiesis”. È del 2002 Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte (Libreria Croce, Roma). Nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesia La Belligeranza del Tramonto (LietoColle). Per la saggistica nel 2007 pubblica Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia in «Atti del Convegno: “È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo”», Passigli. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980–2010) EdiLet, Roma, e il romanzo Ponzio Pilato, Mimesis, Milano. Nel 2011, per le edizioni EdiLet pubblica il saggio Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945 – 2010. Nel 2013 escono il libro di poesia Blumenbilder (natura morta con fiori), Passigli, Firenze, e il saggio critico Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000–2013), Società Editrice Fiorentina, Firenze. Nel 2015 escono La filosofia del tè (Istruzioni sull’uso dell’autenticità) Ensemble, Roma, e una antologia della propria poesia bilingue italia-no/inglese Three Stills in the Frame. Selected poems (1986-2014) con Chelsea Editions, New York. Nel 2016 pubblica il romanzo 248 giorni con Achille e la Tartaruga. Nel 2017 escono la monografia critica su Alfredo de Palchi, La poesia di Alfredo de Palchi (Progetto Cultura, Roma), nel 2018 il saggio Critica della ragione sufficiente e la silloge di poesia Il tedio di Dio, con Progetto Cultura di Roma. Ha curato l’antologia bilingue, ital/inglese How The Trojan War Ended I Don’t Remember, Chelsea Editions, New York, 2019. Nel 2002 esce l’antologia Poetry kitchen che comprende sedici poeti contemporanei e il saggio L’elefante sta bene in salotto (la Catastrofe, l’Angoscia, la Guerra, il Fantasma, il kitsch, il Covid, la Moda, la Poetry kitchen). È il curatore della Antologia Poetry kitchen e del volume di contemporaneistica e ermeneutica di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022. Nel 2014 ha fondato e dirige tuttora la rivista telematica lombradelleparole.wordpress.com con la quale, insieme ad altri poeti, prosegue la ricerca di una «nuova ontologia estetica»: dalla ontologia negativa di Heidegger alla ontologia meta stabile dove viene esplorato un nuovo paradigma per una poiesis che pensi una poesia delle società signorili di massa, e che prenda atto della implosione dell’io e delle sue pertinenze retoriche. La poetry kitchen, poesia buffet o kitsch poetry o anche poesia distopica perseguita dalla rivista rappresenta l’esito di uno sconvolgimento totale della «forma-poesia» che abbiamo conosciuto nel novecento, con essa non si vuole esperire alcuna metafisica né alcun condominio personale delle parole, concetti ormai defenestrati dal capitalismo cognitivo.
Roberto Bertoldo (Chivasso, 29 aprile 1957) È autore di raccolte poetiche, romanzi, racconti e saggi filosofici. Dopo la laurea in Lettere si è dedicato all’insegnamento nelle scuole superiori. Dal 1996 ha diretto la rivista internazionale di letteratura «Hebenon». Negli scritti di filosofia ha teorizzato, sulle tracce di Leopardi e Camus, il nullismo come superamento del nichilismo, e la fenomenognomica come sensuale e titanica proiezione fenomenologica, per virtù della quale l’uomo trova nell’impegno civile la giustificazione filosofica delle sue azioni etiche ed estetiche e per la quale l’arte può finalmente realizzare l’incontro fra purezza e concretezza.
Saggistica
Principi di fenomenognomica con applicazione alla letteratura, Guerini e Associati 2003; ISBN 88-8335-440-0.
Sui fondamenti dell’amore. Studio fenomenognomico, ivi 2006; ISBN 978-88-8335-860-9.
Anarchismo senza anarchia, Mimesis 2009; ISBN 978-88-8483-939-8.
Nullismo e letteratura. Saggio sulla scientificità dell’opera letteraria (nuova edizione riveduta e ampliata del volume pubblicato nel 1998), ivi 2011; ISBN 978-88-5750-534-3
Chimica dell’insurrezione, ivi 2011; ISBN 978-88-5750-687-6.
Istinto e logica della mente. Una prospettiva oltre la fenomenologia, ivi 2013; ISBN 978-88-5751-752-0.
La profondità della letteratura. Saggio di estetica estesiologica, ivi 2016; ISBN 978-88-5753-693-4.
Rifondazione dello scetticismo, ivi 2017; ISBN 978-88-5754-259-1.
Dio in progress. Metafisica, religione, morale, ivi 2020; ISBN 978-88-5756-352-7
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Narrativa
Il Lucifero di Wittenberg – Anschluss, Asefi 1998; ISBN 978-88-8681-823-0.
Anche gli ebrei sono cattivi, Marsilio 2002; ISBN 978-88-3178-003-2.
Ladyboy, Mimesis 2009; ISBN 978-88-8483-981-7.
L’infame, La Vita Felice 2010; ISBN 9788877993175.
Satio, Achille e La Tartaruga 2015; ISBN 978-88-9655-836-2.
L’ultima madre, Mimesis 2017; ISBN 978-88-5754-308-6
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Poesia
Il calvario delle gru, La Vita Felice 2000 (traduzione inglese: The calvary of the cranes, New York 2003; ISBN 978-18-8441-959-1);
L’archivio delle bestemmie, Mimesis 2006; ISBN 9788884834782.
Pergamena dei ribelli, Joker 2011; ISBN 978-88-7536-279-9.
Il popolo che sono, Mimesis 2015; ISBN 978-88-5753-205-9.
Victims’ Cram, Chelsea Editions, New York 2016; ISBN 978-09-8610-614-9
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Traduzioni
Benjamin Constant, Cecilia, Mimesis 2013; ISBN 978-88-5751-740-7.
Marcel Proust, Poesie d’amore, Mimesis, Milano 2018; ISBN 978-88-5754-666-7
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