Discorso di Giuseppe Talia circa la fine della Metafisica e la finalità della nuova poesia, Scambio di Missive fra Tallia (Giuseppe Talìa) e Germanico (Giorgio Linguaglossa). Il Surrealismo in Italia non ha avuto il seguito e la risonanza che altrove. Nella Nuova Ontologia Estetica se ne rinviene più di un barbaglio, anzi, la sovversione dell’ordine pubblico investe anche il privato, nel privato sono custodite le chiavi di ciò che siamo, e se siamo ciò che comunichiamo, nel profondo del nostro luogo (ontologico), “dove non si è e non si dice”, in quel vuoto si situa la nuova poesia

scena di un banchetto

Quando parlo della Poetry Kitchen mi vengono in mente due movimenti principali dello scorso Novecento: il Futurismo e il Surrealismo comparati con l’attuale situazione mondiale, dalla lotta al Covid19, alla lotta (?) alle disuguaglianze, alla guerra in Ucraina, alla crisi energetica e alla minaccia nucleare. Le assonanze con i due movimenti sono parecchie ma con i dovuti distinguo e con la dovuta consapevolezza che lo spazio aperto dalla« nuova poesia» riconosce la base della propria epitrope.

La domanda di Giorgio Linguaglossa sulla «fine della Metafisica», forse a mio avviso andrebbe chiarita, penso che Giorgio non intenda la fine tout court della Metafisica, piuttosto un ricambio metafisico, così come è stato da sempre, essendo la metafisica connaturata all’uomo, ed è la metafisica che ci fa comprendere ciò che altrimenti non comprenderemmo. Non si prescinde dalla metafisica, quale che essa sia. Mi sembra che la definizione di «metafisica disillusa» di Roberto Bertoldo calzi bene nel contesto; in effetti, la poetry kitchen ha il merito di porre alcune domande fondamentali che non sono quelle maggioritarie che si attestano su posizioni personalistiche e che hanno esaurito la loro accidia nichilista.

La velocità, che era un caposaldo del movimento Futurista, è rinvenibile nei componimenti Kitchen: l’oggettuale rapporto con i media attraverso i dispositivi tattili, l’esautorarsi della diffusione e condivisione di miriadi di dati privi apparentemente di un senso globale, la nascita e la morte subitanea di ogni notizia a cui si sommano le fake news e le notizie non notizie, sono tutti sintomi, diremmo conclamazioni della «riduzione del Reale da trauma a spettro» (Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Progetto Cultura, 2022, pag 45).

A differenza del Futurismo, i poeti Kitchen non sono interventisti e, al pari dei Surrealisti, ripudiano la guerra come anche l’idea stessa di conflitto per il potere. Le immagini in movimento, il tono canzonatorio, la disillusione, le onomatopee, la personificazione, sono la più moderna dislocazione in luogo della semplice velocità; il traslato nella Poetry Kitchen è sostanzialmente ubiquo, la catena degli eventi si mescola agli oggetti e alle emozioni con differenti combinazioni di immagini pescate alla rinfusa tra la miriade di immagini e discorsi a cui siamo costantemente sottoposti.

La Poetry Kitchen non è una corrente mi si dice, piuttosto un ricambio d’aria, di quelli che si rendono necessari di questi tempi per la prevenzione della propagazione del virus. La nuova aria si sintetizza in questa affermazione: la poetry kitchen adotta la fantasy dell’immaginario come supporto dell’ordine pubblico; ma questo è solo una finzione, un capovolgimento, in realtà la prassi kitchen agisce in vista del disordine pubblico. (Ibidem, Pag. 47).

In che termini però si parla di disordine pubblico? Lungi dall’essere rivoluzionaria e anarchica, nella più aderenza dei termini, la Poetry Kitchen non sembra avere nessun impegno politico, nessun motore pulsionale verso l’identificazione in uno schieramento politico piuttosto che in un altro, semmai si limita a registrare con critica totale ed integrale, questo sì, la fine, la chiusura dell’impegno, come lo si conosceva nel recente passato, per il suo fallimento su tutta la linea. La conseguenza di ciò è che le categorie dell’illusione e dell’abbaglio prendono il posto della certezza e della verità.

La particolarità rivoluzionaria della Poetry Kitchen, se proprio vogliamo rilevarla, risiede piuttosto nell’età media dei poeti che la compongono nella compagine attuale. È rilevante come la svolta, il turn over non sia partito dai giovani poeti ma da un nucleo fondativo che va oltre i settant’anni di età.

Il Surrealismo in Italia non ha avuto il seguito e la risonanza che altrove. Nella Nuova Ontologia Estetica se ne rinviene più di un barbaglio, anzi la sovversione dell’ordine pubblico investe anche il privato, nel privato sono custodite le chiavi di ciò che siamo, e se siamo ciò che comunichiamo, nel profondo del nostro luogo, “dove non si è e non si dice”, in quel vuoto si situa il rimedio della poetry kitchen.

Penso che siano tanti i punti di denuncia e i rilievi che la poetry kitchen rivela e pone nel quadro della “zona -catastrofe” che sta investendo l’Occidente. L’angoscia che ne deriva annichilisce i presupposti una volta caduti i prefissi, post-moderno, post-contemporaneo, post-human, che non facevano altro che rimandare nel tempo, spostare il punto un’asticella più in là piuttosto che dibatterlo. Dopo la posteriorità non rimane che la negazione, l’annullamento: “il non-desiderio che produce la non-angoscia.”

La non-poesia produce l’effetto catarifrangente della dispersione dell’io poetico in un non-io poetico, mascherato, ovviamente, falso e consapevole dell’irreparabilità dell’Ente che non ha più una casa certa nel non-luogo.

Il peso relativo del vuoto e dell’insignificanza vanno di pari passo con il risultato della loro somma la quale dipende dall’abbondanza isotopica, vale a dire dalla differenza di massa. Ogni autore dell’Antologia Poetry Kitchen (Ed. Progetto Cultura, 2022) ha un proprio peso specifico nella ricerca dell’isotopo con cui provare a riempire lo spazio vuoto, affinché si creino i movimenti, gli scambi, le collusioni, l’entanglement, i cortocircuiti narrativi e i droni dell’ubiquità. Alla luce di quanto detto, «prendere una carota e renderla poetica cucinandola» (dizione di Roberto Bertoldo), mi sembra un impegno da non sottovalutare se si guarda alla poesia italiana contemporanea maggioritaria dove si prende un cetriolo e si cerca di renderlo poetico facendolo passare per un crumble alle mele.

Penso di capire l’affermazione sul minimalismo impegnato sul sociale e fondato sulla quotidianità che Roberto Bertoldo rileva nella poetry kitchen, in effetti mancano nel kitchen tutte le categorie estetiche “alte” preferendo alle note alte altre note, i discorsi si muovono su piani bassi, la cloche della barra di comando è posizionata sul sorvolare invece che sull’impennarsi, non tanto per soprassedere quanto per fotografare reale e irreale, ne viene che le immagini catturate non combaciano del tutto, perché la velocità con cui il Reale-reale e quello supposto cambiano, rende quasi impossibile far combaciano i tasselli, l’immagine risulta sgranata e dai contorni non ben definiti. L’uso del distico, in questo caso, agevola la parallasse e incita l’epitrope a tendere continui agguati, a superare l’accidia nichilista. Spostare i foni del bel canto in una scacchiera sostanzialmente a-metrica, produce il disallineamento degli accenti che si posizionano non più in una funzione suasoria ma distopica.

(Giuseppe Talìa)

Poesia di Giuseppe Talìa

Tallìa
19 dicembre 2019 alle 20:24

Caro Germanico,

sono molto preoccupato. Giorgio Linguaglossa
non è più quello di prima, È diventato un buono

perdona tutti, perdona anche le mie intemperanze
invece di ributtarmi nel vuoto da cui vengo.

Dice che anche il vuoto è una “cosa”, una cosa che
Contiene il vuoto stesso come un vaso che contiene

La presentificazione e il paradosso del pieno e del vuoto.
Tu lo capisci? Farnetica che la verità è più potente

Della verità stessa. Non ti pare, Germanico, delirante
Il pensiero per cui la verità che di per sé non esiste

Possa esistere in un fondo veritativo? E poi frequenta
Piazze dell’Urbe colme di sardine inneggiando

Ad un rinnovamento che dal profondo dei mari terrestri
Possa riportare questa nostra società malata di memoria

A lungo termine dal Nulla al Tutto e che il Tutto possa comunicare
Con il Tutto. Non ti pare la metonimia un sintomo grave?

Lo tengo d’occhio e ti dirò nella mia prossima.

scena erotica

Giorgio Linguaglossa

Risposta di Germanico 

caro Tallia,

Aggiungi un posto a tavola.
A capo tavola.
C’è la Signora Morte in libera uscita.

Giuseppe Talìa

Tallia
26 dicembre 2022 alle 16:58

Caro Germanico,

Linguaglossa è definitivamente impazzito.
Tiene in frigo i libri che dovrà buttare

– Tra i tanti che ne riceve – e il fagiolino,
Uno dei due fagiolini presenti nella stanza,

È colmo di copertine classificate secondo
I dolci tradizionali: primo fra tutti il libum,
e a seguire i luncunculus, i globus,
la cheescake di Catone.

I libri sulla consolle invece li fotografa,
dice che bisogna tenerne memoria.

Per la prossima Sigillaria, ha pensato bene
Di comprarsi un assistente vocale, un DOT.

– Patrizi, plebei, liberti, persino gli schiavi
hanno degli altoparlanti intelligenti.

– Alexa o Google Assistant?
– Non è una decisione da poco.

Mi disse, mentre eravamo sul ciglio
Di un burrone sull’Aventino.

– Lei (si può dire lei?) è una palla.
– Lui (si può dire lui?) è un mattone.

– Lei chiacchiera tanto.
– È come avere un supermercato
In casa.

– Lui è più conciso. Gli chiedi la temperatura
Esterna e ti dà un numero.

– Lei, invece aggiunge la media e la massima,
E per domani…

– A casa di Servius Gaulenti ho chiesto,
– Alexa hai fame?
– Mi ha risposto che purtroppo
Non mangia e non beve, ma
Che è contenta se io mangio
E bevo.

-Ho fatto la stessa domanda a lui.
-Mi ha risposto no.”

-Capirai Tallia, è l’evento linguistico
Che ti dà la misura del sublime tecnologico.”

Nel frattempo, si aiuta con gli antiociani:

-Prevengono ictus, combattono la ritenzione,
Rafforzano le difese, come per l’Augusta.

Va dicendo a spron battuto.

Come dargli torto.

Il dio Dioniso, figlio di Zeus e di Semele, giunge in forma umana a Tebe, patria della madre

Giorgio Linguaglossa

Risposta di Germanico

caro Tallia,

Lunedì arriva Odisseo
L’Eroe dei due mondi ha mal di denti
Ha fatto un podcast al ministro Piantedosi sul reddito di cittadinanza
Un telegramma da palazzo Chigi
È il ministro Salvini che diffida l’eroe ad intraprendere un altro viaggio per l’Egeo, ha già fatto tanti guai in quel di Troia
Gli ha chiesto:
«Come sta la prostata?»
«Diomede?, i tuoi accalappiacani?»
«Tutti salvi i tuoi manigoldi?»
«Quel soldato fannullone, come si chiamava, ah sì, Omero?»

La regina Penelope gli scrive un telegramma:
«caro Odisseo,
mi dicono che Circe ti ha piantato
s’è invaghita del Segretario di Stato Antony Blinken…
continua pure il viaggio per mare
ad Itaca c’è l’inflazione
i prezzi dei generi alimentari sono alle stelle, il Nord Stream 1 non pompa più gas e anche ad Ogigia – mi dicono – c’è carenza di liocorni e di limoni!»
«Se Ogigia piange, Itaca non ride!», gli risponde Diomede un altro eroe dell’Egeo dalla nave ammiraglia

Il pappagallo Proust dall’attaccapanni di casa Linguaglossa, il 31 dicembre del 2022, ha così commentato le vicende post-troiane:
«Off shore Opt out»

Giuseppe Talìa (pseudonimo di Giuseppe Panetta), nasce in Calabria, nel 1964, risiede a Firenze. Pubblica le raccolte di poesie: Le Vocali Vissute, Ibiskos Editrice, Empoli, 1999; Thalìa, Lepisma, Roma, 2008; Salumida, Paideia, Firenze, 2010. Presente in diverse antologie e riviste letterarie tra le quali si ricordano: Florilegio, Lepisma, Roma 2008; L’Impoetico Mafioso, CFR Edizioni, Piateda 2011; I sentieri del Tempo Ostinato (Dieci poeti italiani in Polonia), Ed. Lepisma, Roma, 2011; L’Amore ai Tempi della Collera, Lietocolle 2014. Ha pubblicato i seguenti libri sulla formazione del personale scolastico: LʼIntegrazione e la Valorizzazione delle Differenze, M.I.U.R., marzo 2011; Progettazione di Unità di Competenza per il Curricolo Verticale: esperienze di autoformazione in rete, Edizioni La Medicea Firenze, 2013. È presente con dieci poesie nella Antologia Come è finita la guerra di Troia non ricordo a cura di Giorgio Linguaglossa, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2016.; con il medesimo editore nel 2017 esce la raccolta poetica La Musa Last Minute. È uno degli autori presenti nella Antologia Poetry kitchen e nel volume di contemporaneistica e ermeneutica di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022.

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Giorgio Linguaglossa è nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma (via Pietro Giordani, 18 – 00145). Per la poesia esordisce nel 1992 con Uccelli (Scettro del Re), nel 2000 pubblica Paradiso (Libreria Croce). Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura “Poiesis” che dal 1997 dirigerà fino al 2006. Nel 1995 firma, insieme a Giuseppe Pedota, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicato sul n. 7 di “Poiesis”. È del 2002 Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte (Libreria Croce, Roma). Nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesia La Belligeranza del Tramonto (LietoColle). Per la saggistica nel 2007 pubblica Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia in «Atti del Convegno: “È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo”», Passigli. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980–2010) EdiLet, Roma, e il romanzo Ponzio Pilato, Mimesis, Milano. Nel 2011, per le edizioni EdiLet pubblica il saggio Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945 – 2010. Nel 2013 escono il libro di poesia Blumenbilder (natura morta con fiori), Passigli, Firenze, e il saggio critico Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000–2013), Società Editrice Fiorentina, Firenze. Nel 2015 escono La filosofia del tè (Istruzioni sull’uso dell’autenticità) Ensemble, Roma, e una antologia della propria poesia bilingue italia-no/inglese Three Stills in the Frame. Selected poems (1986-2014) con Chelsea Editions, New York. Nel 2016 pubblica il romanzo 248 giorni con Achille e la Tartaruga. Nel 2017 escono la monografia critica su Alfredo de Palchi, La poesia di Alfredo de Palchi (Progetto Cultura, Roma), nel 2018 il saggio Critica della ragione sufficiente e la silloge di poesia Il tedio di Dio, con Progetto Cultura di Roma.  Ha curato l’antologia bilingue, ital/inglese How The Trojan War Ended I Don’t Remember, Chelsea Editions, New York, 2019. Nel 2002 esce  l’antologia Poetry kitchen che comprende sedici poeti contemporanei e il saggio L’elefante sta bene in salotto (la Catastrofe, l’Angoscia, la Guerra, il Fantasma, il kitsch, il Covid, la Moda, la Poetry kitchen). È il curatore della Antologia Poetry kitchen e del volume di contemporaneistica e ermeneutica di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Ed. Progetto Cultura, Roma, 2022. Nel 2014 ha fondato e dirige tuttora la rivista telematica lombradelleparole.wordpress.com  con la quale, insieme ad altri poeti, prosegue la ricerca di una «nuova ontologia estetica»: dalla ontologia negativa di Heidegger alla ontologia meta stabile dove viene esplorato  un nuovo paradigma per una poiesis che pensi una poesia delle società signorili di massa, e che prenda atto della implosione dell’io e delle sue pertinenze retoriche. La poetry kitchen, poesia buffet o kitsch poetry perseguita dalla rivista rappresenta l’esito di uno sconvolgimento totale della «forma-poesia» che abbiamo conosciuto nel novecento, con essa non si vuole esperire alcuna metafisica né alcun condominio personale delle parole, concetti ormai defenestrati dal capitalismo cognitivo.

#Circe #Diomede #Germanico #giorgioLinguaglossa #GiuseppeTalìa #Odisseo #Penelope #poetryKitchen #robertoBertoldo #surrealismo #Tallia

Dalla «discesa culturale» (dizione di Alfonso Berardinelli) della poesia italiana degli anni Settanta alla nuova ontologia estetica degli ultimi anni.  Lettura storico-retrospettiva di Quattro poesie di Giorgio Linguaglossa, da “Uccelli” del 1992.

Una carriera poetica ha sempre una dimensione cortigiana, appartiene alla Corte è una plusvalenza della Corte e, come tale, viene riconosciuta e celebrata a Corte“. Vero. Non è educato criticare le abitudini di corte, anzi, devi accettarle, condividerle, incensarle. Non è più tempo di rivoluzioni, e neanche di riformismi moderati; se sei un Estraneo non dovresti recriminare se la corte decreta il tuo esodo.

 Posto ciò, se adottiamo uno sguardo storico-retrospettivo di un ipotetico ermeneuta posto fuori della “corte”, possiamo dire che l’evoluzione della poesia italiana nella seconda metà del Novecento è attraversata da una trasformazione profonda del suo statuto discorsivo: dalla dimensione pubblica e spesso “civile” delle esperienze precedenti si assiste, negli anni Settanta e soprattutto negli Ottanta, a una progressiva privatizzazione dei registri poetici, in sintonia con quella che Alfonso Berardinelli ha definito la «discesa culturale» del tardo Novecento.

In questo contesto la poesia sembra perdere non solo la pretesa di rappresentare un sapere condivisibile, ma anche la capacità di inscriversi in una tradizione dialettica: il soggetto poetico tende a farsi monade, luogo di percezioni e micro-eventi che non aspirano più a una forma di verità pubblica, bensì a un’autenticità immediata, spesso auto-protetta, inevitabilmente autoreferenziale. Questa mutazione coincide, o almeno si intreccia, con alcuni tratti della sensibilità postmoderna che Maurizio Ferraris ha descritto come «privatizzazione e tribalizzazione della verità»: la dissoluzione delle cornici comuni di intelligibilità finisce per riflettersi nei generi letterari, e in poesia si traduce in una preferenza per forme dell’io lirico a bassa tensione ontologica e a forte intensità privata.

È dentro questo quadro che occorre collocare opere come Il disperso di Maurizio Cucchi, Ora serrata retinae di Valerio Magrelli o Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974) di Patrizia Cavalli, o il primo libro di Milo De Angelis Somiglianze (1980), ma anche Helle Busacca con i suoi I quanti del suicidio (1972), e la stessa Giorgia Stecher con la sua poesia familistica degli anni ottanta, testi che, pur nella loro diversità, testimoniano, ciascuno a suo modo, un ripiegamento dell’energia poetica verso una dimensione percettiva, privata e quotidiana, dove l’atto della scrittura sembra più una registrazione in prima persona di eventi esterni che una costruzione interlocutoria. Non si tratta di svalutare tali esperienze, né di assimilare in blocco poeti che rispondono a esigenze psicologiche e ideologiche differenti, qui si vuole soltanto prendere atto di un fenomeno; è difficile negare che negli anni tra Settanta e Novanta si consolidi un paradigma poetico in cui il soggetto appare nuovamente ricentrato e ricompattato, spesso impegnato nella descrizione minuziosa del proprio mondo mentale, nel rilievo di dettagli minimi, oppure nella costruzione di un’autobiografia implicita. Anche autori non immediatamente associabili al privatismo, come Sanguineti e Balestrini, mostrano nelle opere di questo periodo, pur seguendo vie divergenti, come la questione dell’io resti un nodo non realmente risolto o decostruito: l’io viene talvolta spostato, talvolta frantumato, talvolta mascherato, ma raramente davvero dislocato fuori di sé.

In questo panorama, la sezione conclusiva di Uccelli (1992) introduce, invece, un gesto poetico di segno opposto, che anticipa una riflessione sulla centralità del soggetto e sui suoi limiti antropologici che avverrà trenta anni più tardi. Le quattro poesie della “caduta dell’angelo ribelle”, con il loro impianto narrativo e metaforico, non propongono un io che si confessa o si descrive, ma un io che si assiste mentre si disintegra, che percepisce la propria marginalità, che entra in una dimensione tecnica e meccanica (la cabina del monoplano, il paracadute, le apparecchiature per l’immersione), come se la coscienza fosse soltanto un’interfaccia temporanea. L’indifferenza verso il corpo in fiamme, lo sdoppiamento percettivo, la dissoluzione equorea, la risalita come sopravvivenza impersonale: tutto converge verso una figurazione dell’io come funzione, non come origine o garante della verità poetica. Non si tratta di un anti-lirismo di matrice neo-avanguardistica, né di una mascheratura ironica dell’identità: è l’ingresso in una scena post-antropocentrica, dove il soggetto non è negato ma decentrato, situato in un ambiente fisico e simbolico che lo supera e lo ingloba.

L’importanza teorica di questo gesto non consiste nella pretesa di inaugurare una svolta epocale – che nessun autore può rivendicare da solo – quanto nell’aver anticipato una sensibilità che solo decenni più tardi diventerà un asse di ricerca condiviso. La successiva elaborazione della cosiddetta nuova ontologia estetica può essere letta come la sistematizzazione di questa intuizione: non come esito inevitabile di una traiettoria personale, ma come risposta collettiva alla necessità di superare il paradigma privatistico che aveva governato larga parte della poesia italiana contemporanea. Le antologie della poetry kitchen, i dialoghi distopici e le opere di poeti come Francesco Paolo Intini, Giuseppe Talia, Gino Rago Rago, Letizia Leone, Vincenzo Petronelli, Giuseppe Gallo, Marie Laure Colasson mostrano infatti come la poesia possa liberarsi non tanto dell’io, quanto dell’obbligo di rappresentarlo come fonte privilegiata di verità. Nei loro testi l’io è un dispositivo linguistico attraversato da oggetti, mediazioni, scarti, interferenze, entanglement, simbolismi vuoti, forze telluriche; è un agente tra altri agenti, un principio di coordinamento di esperienze diverse.

La NOE (nuova ontologia estetica) si colloca dunque come una reazione al post-moderno non perché recuperi un’idea forte di Verità, ma perché rifiuta l’identificazione tra verità e immediatezza privata; perché restituisce alla poesia una dimensione modellizzante, costruttiva, dialogica, persino meta-ontologica. In questo senso appare legittimo collocare la poesia privatistica tra le forme epigonali di un Novecento ormai esaurito: non perché essa manchi di valore estetico, ma perché insiste su una antropologia poetica che non risponde più alle esigenze teoriche del presente. L’immagine del pilota che precipita, sopravvive allo schianto e torna alla superficie è una metafora efficace della possibilità di abbandonare l’enfasi sull’identità individuale senza precipitare nel nichilismo o nella pura sperimentazione formale: una poesia senza io non è una poesia senza mondo, ma una poesia che si espone al mondo nella sua molteplicità ontologica.

Il percorso che da Uccelli conduce alle esperienze recenti non deve essere letto come una linearità deterministica, bensì come un filo sotterraneo che trova, a distanza di anni, la propria articolazione teorica e la propria prassi poetica. Se la poesia privatistica aveva ridotto il campo d’azione al microcosmo dell’io e delle sue percezioni, la nuova ontologia estetica tenta di restituire al testo poetico una capacità di modellizzazione del reale che non passa più attraverso la soggettività ma attraverso le strutture, gli oggetti, le interferenze ambientali e linguistiche. In tal senso, la NOE non costituisce una semplice reazione militante ma un tentativo, forse il più radicale oggi in Italia, di ripensare il rapporto tra poesia e mondo dopo la dissoluzione del soggetto novecentesco. Questa operazione, anche se ancora minoritaria, possiede un valore storico-critico preciso: mostra che l’alternativa non era (e non è oggi) fra lirismo e neoavanguardia, né fra autobiografia e sperimentalismo, ma fra una poesia che continua a proporsi come auto rappresentazione e una poesia che accetta la sfida di diventare un dispositivo di epistemologico impersonale, eccentrico, plurale.

(Marie Laure Colasson, Uccello Petty, scultura, 30×12, 2012)

I
Nel cielo nitido, al posto di comando, in cabina,
guardo la fusoliera in fiamme, l’incendio divampa

non c’è dubbio, il ronzio del monoplano cessa,
ora tossisce, scalpita, e nel fumo che già

avvolge la cabina percepisco con chiarezza
la drammaticità della situazione – mi turba

la mia indifferenza, come se tra poco
le fiamme non dovessero avvolgere me, ma un

altro sconosciuto signore che mi somiglia,
con cui, in rapporto telepatico, vedo

lo stesso cielo nitido, le fiamme, la fusoliera.

II
Nell’attimo del tuffo chiusi gli occhi,
il vortice d’aria mi risucchiò nell’imbuto.

Guardavo il cielo azzurro, opprimente,
seguendo il filo a piombo della gravitazione

universale quando il paracadute variopinto
si dispiegò e, sotto le braccia, lo strappo

mi tenne alto, leggero come un pennuto uccello.
L’orecchio di tigre del paracadute

librato nell’atmosfera, cenotafio del cielo.
Sotto, il mare smeraldino in minuscole scaglie

iridate, risplendeva.

III
Il tonfo plumbeo si schiuse ed entrai
nella vetrosa cornea del mare cristallino

Come se le palpebre si fossero scosse e serrate.
Vidi le lastre dell’oceano scindersi e sprigionare

Innumerevoli bollicine, il gas della mia vita,
non fiamme o scintille; la vetrina del mare

i pesci guizzanti spaventati dalla mia caduta
di angelo ribelle. Giunto al punto finale

l’imbuto si aprì e risalii, con mia sorpresa,
gorgogliante, seguendo la traccia perpendicolare

della discesa agli inferi, con pochi colpi,
alla luce, all’aria che risplendeva al sole

che sfolgorava. Il paracadute tigrato sulla
superficie del mare sembrava una testuggine

esotica, i cordami ancora attorcigliati alla
mia vita, la tuta da aviatore. Il plumbeo,

vetroso, turbolento mare cristallino.

IV
In solerte inerzia indosso lo scafandro,
la tuta gommosa, le pinne, controllo

le bombole di ossigeno, il manometro,
le apparecchiature per la discesa, la valvola

di sicurezza, l’orologio. Una missione
tra le tante. La materia equorea si apre,

mi deglutisce in miliardi di bollicine.
Da bambino ero ghiotto di gazosa

Per via della gassosità del liquido,
ora mi seduce tutto ciò che è compatto,

inalterabile, insolubile. Il mare,
cilindro ad ipocausto, lo raffiguro come

una miriade di scaglie cristalline.
L’immersione è una vertigine equorea, abluzione,

oblio. Lo scafandro è una carrozza
trainata dai cavalli del sonno. In ipnotica

ipocinesi rimuovo bulloni dalla chiglia
d’un grande cetaceo inabissato, mi apro

la via nel ventre del mostro. Risalgo.
Abbandono la dimensione equorea. Tra poco

Sarò nella gassosità, nell’aria, nel fuoco.

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AAVV. Exodus. Voci degli avatar dagli esopianeti. Edizioni Progetto Cultura, pp. 160  12, Roma 2024. Nota di lettura di Alessandra Calanchi, Voci di Avatar, Poesie di Tiziana Antonilli Alfonso Cataldi, Raffaele Ciccarone, Marie Laure Colasson, Giuseppe Gallo, Paolo Francesco Intini, Letizia Leone, Mimmo Pugliese, Antonio Sagredo, Giuseppe Talìa (G. Panetta) e Giorgio Linguaglossa

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.ATTENZIONE!

Questo è un libro pazzesco, che merita tutta la concentrazione e la curiosità di cui siete capaci. Preparatevi con cura, perché viaggeremo davvero verso altri mondi: quello della realtà virtuale e quello del cosmo.

La collana di cui fa parte, “Il dado e la clessidra”, è diretta da Giorgio Linguaglossa e accoglie testi poetici NOE (nuova ontologia estesica). https://www.progettocultura.it/index.php?id_category=26&controller=category

L’opera in questione è appunto un’opera poetica, ma non solo. Alterna prosa e versi con la naturalezza di chi sa muoversi (surfare?) fra i generi e i pianeti, e racconta una, cento, mille storie di terrestri e non (gli avatar) sparsi su vari pianeti dopo la deflagrazione della Terra. Ogni autore e autrice qui presente ha scelto dunque un avatar per descrivere il proprio sé e la realtà complessa che lo circonda, scoprendosi così improvvisamente “liberi dalla prigionia dell’io” (dalla quarta di copertina).

Questo libro contiene una sapienza universale che va letta, meditata, riletta. È un universo di frammenti che non possono stare insieme ma di cui noi possiamo intravedere i fili invisibili che li collegano. È un gioco di specchi senza fine, un’eco che non si spegne. I Luoghi sono stelle e pianeti (esopianeti), alcuni con nomi eloquenti – Nemesis, Meta, WASP… – mentre le Voci appartengono ai nickname che si sono dati gli autori e le autrici di cui sopra: Gaius e Scintilla, Galacticus, Cessantibus, e tutti gli altri –  suggestivi, improbabili, scanzonati, eruditi… che troverete nelle pagine del libro.

Impossibile citare qualcosa. Il libro va letto per intero, sulla fiducia.

Mi limiterò a citare il verso “Il mal di vivere” è un resort sul mare della Tranquillità (p. 15), che predice funestamente e con molta più eleganza l’incommentabile video creato dalla AI e diffuso dall’attuale presidente USA il 25 febbraio 2025, e questa poesia in forma di lettera:

Ladies and gentlemen, Vi comunico che Sua Maestà
elettiva, il presidente degli Stati Uniti di WASP-193b,
Org/Asf/Un, ha proposto il poeta Giorgio Linguaglossa
vicepresidente onorario per via delle sue numerosissime
conoscenze culinarie […]
È ciò che tiene in piedi la democrazia di questo
Stupefacente pianeta. Se crolla l’affezione dei cittadini,
crolla l’istituzione, ma guai se osate leggere in pubblico una
vostra poesia
[…] (p. 163)

E mentre mi metto a immaginare un poeta al posto di J.D. Vance, vi invito a leggere tutto il resto, e fatelo presto, senza perdere tempo, perché davvero queste pagine vi porteranno in un mondo altro in cui, forse, possiamo salvare la pelle.

I poeti e le poete (rappresentanti della poetica kitchen, cfr. le antologie Poetry Kitchen 2022 e 2023, pubblicate per le stesse edizioni) includono: Tiziana Antonilli Alfonso Cataldi, Raffaele Ciccarone, Marie Laure Colasson, Giuseppe Gallo, Paolo Francesco Intini, Letizia Leone, Mimmo Pugliese, Antonio Sagredo, Giuseppe Talìa (G. Panetta) e lo stesso incomparabile Giorgio Linguaglossa.

Retro di cover di EXODUS

La gentificazione dei pianeti disseminati nel Cosmo

È avvenuta una deflagrazione sul pianeta Terra, i superstiti sono trasmigrati su vari pianeti o esopianeti del cosmo che parlano tramite degli Avatar. Con il termine Avatar si designa una persona virtuale che rappresenta (in sostituzione di) una persona reale. Ad esempio, se giochi su internet hai bisogno di creare un avatar che ti rappresenti. In particolare, potresti dover disegnare un avatar usando le funzioni del gioco decidendo gli abiti, il colore dei capelli, il colore degli occhi, i vestiti etc. dandogli un nome (che viene detto “nickname”), un’età, specificando alcuni lati del carattere o, ancora, delle abilità specifiche nel gioco. Un altro esempio di avatar è quello usato nei forum e nei luoghi di discussione online per cui non devi dichiarare la tua identità ma in cui hai comunque l’obbligo di registrarti: in questo caso il tuo avatar sarà l’unione dell’immagine personale che sceglierai per rappresentarti e del tuo nickname, oltre che a tutte le informazioni che vorrai specificare come data di nascita, sesso, indirizzo di posta elettronica e altro. Nel nostro caso, ciascuno dei poeti kitchen ha scelto un avatar senza riguardo al modo di essere, di parlare, di vestirsi, e di comportarsi corrispondenti a monte con le identità degli autori. In questo modo, abbiamo delle persone parallele (sostitutive degli originali) che parlano, si comportano, agiscono in modo completamente libero da quello degli autori i quali non sono più i proprietari degli avatar prescelti, ma degli Estranei. In realtà, gli Avatar così messi al mondo sono degli Estranei, ma anche dei Fratelli che condividono, in qualche modo, con gli Autori a monte il loro destino prossimo venturo, o attuale non sappiamo, per via della complessità della realtà che non è più fungibile (eligibile) in esclusiva da un singolo Autore. I poeti che seguono hanno scelto ciascuno per rappresentare se stessi un Avatar. Improvvisamente, questi Avatar si scoprono liberi dalla prigionia dell’io.

Exodus
Voci degli Avatar dagli Esopianeti:

Proxima Centauri B
Luna Alpha
Sistema solare 3GG-28/7:50
Esopianeta FA823WX
Sistema solare della stella Nemesis
Pianeta Meta 723
Pianeta GGRE-K314
Pianeta Plutone
Pianeta Mephisto
Pianeta WASP-193b
Pianeta gemello WASP-193a

Voci di:
Tizyfardwell (Tiziana Antonilli)
Alf. Galacticus (Alfonso Cataldi)
Sic Stantibus (Raffaele Ciccarone)
Scintilla (Marie Laure Colasson)
Gaius Gallus (Giuseppe Gallo)
Gneo Gaius Fabius, (Francesco Paolo Intini)
la Wandissima (Letizia Leone)
Germanico (Giorgio Linguaglossa)
Memmio (Mimmo Pugliese)
Dottor Cessantibus (Antonio Sagredo)
Tallia (Giuseppe Talia)


Alcune poesie kitchen e dis/topiche

Giorgio Linguaglossa

Caro Gaius Gallus,
Una volta, viaggiando a bordo del Titan abbiamo scoperto nel sistema solare di Alpha Centauri, l’esopianeta GB799-y nel quale pesantissime nuvole color amianto e amaranto scaricano sulla superficie rocciosa micidiali piogge di diamanti, un arcobaleno di metallo risplende nel cielo al termine delle piogge
Con il che la superficie è coperta da innumerevoli strati di splendenti diamanti grandi come delle noci di cocco che riflettono la debole luce di un sole lontanissimo
Pensa!, basterebbe raccogliere una manciata di quei diamanti e saremmo straricchi sulla Terra dove ancora ci sono umani che ne stimano incommensurabilmente il valore
Sulla nostra piccola luna Alpha i giorni ricordano la mitezza delle colline senesi della vostra Terra ricche di viti che danno buon vino
Purtroppo, il nostro piccolo Titan non resisterebbe un attimo a quelle piogge di diamanti
Sai, penso anch’io come Scintilla che l’arte sia una «sfinge senza enigma», lì non c’è nulla da acclarare
Qui, su questo piccolo pianeta Alpha, i giorni sono brevi e brevi sono le notti, non c’è tempo per dormire e tutti sogniamo ad occhi aperti, tutti i giorni e tutte le notti delle nostre maledette primavere
Viviamo nei sogni e siamo felici così, felici di vivere nel sogno, lontani, molto lontani dalla realtà
(Germanico)

Giuseppe Gallo

Caro Tallia,

attendevo un tuo cenno. Il che mi conferma
che la scrittura per gli umani è lo strumento più adatto
a ingannare se stessi.

La mente pensa e la mano scrive… sarebbe troppo facile!
Gli spazi bianchi non hanno bisogno del nero per esistere.
Non hanno bisogno di inizio e di “a capo”.

Ma su questo ritengo che ci possa essere un compromesso,
proprio come si agisce tra gli uomini.

Era per questo che mi preoccupavo di comunicare,
a te e a Germanico, che qui, da noi, sulla stella 3GG-28/7:50,
“non si parla, non si scrive e non si legge”.

E mi procura un leggero tremito di letizia il sapere
che anche tu “scrivi col pensiero”,
però ricordi!
“la caduta libera”,
“l’insostenibile leggerezza dell’essere”
e perfino la vostra, tua e di Germanico,
“telenovela trasportata itinerante nel cosmo”.

Ebbene, noi non siamo mai partiti.
Su di noi non incombe nessun Evento
come, invece, presuppone Germanico.
Tutte le età sono state preda delle catastrofi.
E “I Grandi Eventi” non sono mai esistiti, né esisteranno.
È solo un fraintendimento dovuto al linguaggio
e alle radici che lo sostengono.

Anche questo vi avevo comunicato: qui da noi,
niente Storia, nessuna pace, e niente malattie , né epidemie.

(Gaius Gallus)

Giuseppe Gallo

Caro Tallia,

supponi che la mia stella sia un Purgatorio?
Come mai? Perché?
Mi fai sorgere il dubbio che anche tu, al pari di Germanico,
abbia evocato il Purgatorio perché questo flatus vocis
è presso gli umani fonte di nostalgia.

In fondo è nel primigenio fantasma dell’Eden
che Caino e Abele hanno tentato di esistere;
il primo “percosso dal lungo silenzio di Dio”
e il secondo con gli occhi rivolti sempre
“verso l’alto, in lode divina”.

Di chi sono queste parole?
Ma di Germanico, caro Tallia.
Ecco, voi umani, anche se avete trasbordato
su una nuova piccola luna,
vi portate dietro, e dentro, i vostri sogni,
le vecchie parole dei vecchi libri.

Il poetico?
Sai, caro Tallia,
vorrei risponderti riprendendo la tua stessa immagine.
Che il poetico sia
“l’ultimo buco nero che ci ha inghiottiti” tutti.

Anche il segno dei Pesci di Lucio Tosi…
Però non mi sottraggo alla quaestio.
Qui, sulla stella 3GG-28/7:50,
il poetico lo si sfiora soltanto quando veleggiamo,
per usare le vostre metafore,
nello spazio vuoto di un arco
o di due colonne corinzie.

Vuoto che, a quanto pare, nel vostro linguaggio
non ha acquistato ancora nessun nome.

(Gaius Gallus)

Giuseppe Talìa

Caro Gaius Gallus,

ti ringrazio di avere dato un suono alle parole.
È piacevole ogni tanto risentirne l’eco in un a capo.

Non ricordo più come si fa, si respira? Si tira un sospiro
(di sollievo) E si va a capo?

Il capo di cosa? Di cosa mai si dovrebbe andare a capo?
Il cardiogramma non va mai a capo, se si ferma è perduto.

(Tallia)

Mimmo Pugliese

La pianta di cotone ha la nausea

La pianta del cotone ha la nausea
rigagnoli disapprovano il deja-vu

non ci sono più fianchi dove scrivere
reticoli di gel sopravvivono

Se hai seguito la stanchezza dell’iride
puoi trovarci pergamene blu

Sono fuori moda i mezzi colori
sul confine collidono ballerini

Il nero di seppia attira le ortiche
il toner ha evaso l’IMU

Sulla patente nautica cresce il sandalo
l’utente è impegnato in un’altra conversazione

(Memmio)

Marie Laure Colasson

Caro Germanico,

tu affermi che tutto ebbe inizio dal Cavallo di Troia.

Mi è difficile darti completamente ragione perché all’epoca fui trasportata in lettiga da una tempesta elettromagnetica su una galassia fatta di ripide montagne, full of azoto, ossigeno e borotalco.

Qui incontrai lo scheletro di Napoleone seduto su un fungo bianco mentre mangiava dei si bemolle.
Raggi gamma e stelle nane infusero in me una stravagante vitalità robotica.

Vidi però un corvo appollaiato sul cofano di una Peugeout ma non tossiva, beveva una coppa di un allegro prosecco di Treviso

Non c’erano gli dei dell’Olimpo ma lampade alogene e polveri solari travestite da ballerine di can can.

(Scintilla)

Tiziana Antonilli
Caro Germanico,
io chiesi di legarmi alla prua di una nave non per ascoltare le sirene, ma per poter poi dipingere la Tempesta che era in corso mentre lì, ammanettata, guardavo gli elementi liberi intorno a me mettere in scena il Caos.
Fu allora che mi ribattezzarono Turner, ma non mi voltai.
La luce si arrese e penetrai nel buio partecipativo di un lenzuolo da sonnambuli.
Vidi la poiesis tradizionale e la poiesis kitchen e ammirai la stessa Babele che hai visto tu.

Adesso, però, mi godo un po’ di silenzio, anche mentire è uno sforzo per le corde vocali, sia per quelle solide che per quelle liquide .Quelle gassose sono disperse nell’Universo di cui dicono siamo fatti in ogni cellula che si fa cella di altezze e di bassezze.
Bipolari siamo e bipolari restiamo.
Non ricordo se sul pianeta sul quale vivevo bipolare era un insulto o un eufemismo.
(Tizyfardwell)

Giuseppe Talia

POESIA

Dov’è la poesia? Dove s’è nascosta? O meglio, dove l’avete nascosta? Non la trovo. La cerco da ore. Ho aperti tutti i cassetti. Rovistato nell’armadio bulimico. Nel frigorifero anoressico. Nelle tasche d’ogni giacca o pantalone. L’avevo lasciata tra le pagine della Gerusalemme Liberata. Si divertiva tanto nel ricordare Elicona e le sue amiche Muse, a Parnaso, con cui andava spesso a cavallo. “Tutta colpa di Goffredo”, diceva.

Non la trovo. Ne ho bisogno, devo uscire. Di solito m’accompagna.

Aveva messo il broncio scoprendo che stavo cercando di mettere a confronto una poesia della Szymborska con una della Bishop. “Sbagli!” Mi diceva. “le conosco bene entrambe, sono così distanti. Una è metafisica e cerca la porta per penetrare una pietra, l’altra, carnale, parla di suicidi a colazione. Ad una le ho messo accanto una Musa alluvionata, all’altra la Litote. Wislawa nasce da un incessante “non so”, Elizabeth appena nata l’ho marchiata con “Io l’ho visto”. Cosa vuoi che abbiano in comune?”

Eppure queste due poesie, insistevo, mi sembrano speculari. Un punto d’incontro di due opposti. Entrambe hanno perso qualcosa e nel cercare ciò che hanno perso hanno ritrovato qualcos’altro. Bishop in “One Art” ha perso le chiavi, luoghi e nomi, case e città, ha perso persino la voce e il gesto amato. Szymborska, d’altro canto, ha perso dee e dei, qualche stella, una intera isola, i fratelli, un ombrello, come denuncia all’ufficio oggetti smarriti.

E d’altronde tu non vivi sugli opposti?
“Che semplificazioni le tue!” Era adirata. “Non sono un lusso, sono il nome stesso delle cose perdute. Sono speranza e sogno.”

E dispensi scranni.

“Sciocco, solo per qualche esempio a te vicino per conoscenza, Bellezza lo scranno l’ha bruciato nella stufa per riscaldarsi, alla Spaziani gliel’hanno tolto da sotto il sedere quando pensava di averlo ben fissato sulla pedana, a Luzi gliel’hanno soffiato sotto il naso, messo nel sacco dalla politica. Chi rimane, oggi? C’è il vuoto, solo posti in pedi e qualche muro radente. È la Nemesi. La disumanizzazione. Le associazioni mafiose di stampo poetico venute su ovunque come funghi dopo un temporale d’ottobre.”

“In passato mi fidavo degli umani e dimoravo spesso presso di loro. Poi hanno iniziato a chiamarmi, invocarmi, anche per le quisquilie e pinzillacchere: “Questo tramonto è una poesia,” sentivo dire, ed io pronta mescolavo il rosa con l’arancione, dispiegavo nuvole d’oro, riflettevo la luce sulle facciate dei palazzi. Che ingenua! Infine hanno trovato il modo di fare soldi con il mio nome. Ma io sono Una e dimoro sulla luna, le monete, invece sono bifronti. Così, adesso, appena sento il mio nome invocato invano, addenso nuvole nere all’improvviso e scrosci d’acqua imponenti, chiamo a raccolta tutti i venti, scrollo le foglie dagli alberi come lance che trafiggono il terreno. Gli alberi al mio comando fioriscono in gennaio e in marzo sono fossili sulle piante secche.”

È fuggita via, sbattendo la porta e da allora non l’ho più vista. Dove sarà? Ne ho bisogno, devo uscire. Di solito m’accompagna.

P.S. “Ti lascio la Musa dell’ultimo minuto. Non mi cercare. Trova prima te stesso.”

(Tallia)

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Il dado e la clessidra

Collana di poesia NOE (Nuova ontologia estesica) diretta da Giorgio Linguaglossa

Edizioni Progetto Cultura

Una Poesia di Giuseppe Talia, “Lo Stato di sWAp” (2023), Analisi critica del testo a cura di ChatGpt, L’Intelligenza Artificiale, Polittico di ricochet di Marie Laure Colasson, 100×100 acrilici, 2024

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Benvenuto nel club meta dello Stato di sWAp.

Il passaporto dello Stato di sWAp non ha nessuna scadenza. Puoi cambiare il tuo stato sWAp ogni qualvolta lo desideri.

Non vi sono limiti alla tua esposizione. Con il passaporto sWAp raggiungi ogni angolo del mondo. Sei qui e sei lì. Sei qua e sei là. Sei ovunque tu desideri d’essere.

Non esiste burocrazia nello Stato di sWAp. Tutte le controversie sono risolte ad istanza di parte semplicemente con i tasti “archivia” o “elimina”.

Nello Stato di sWAp non ci sono frontiere con i Paesi vicini. L’entrata e l’uscita dal territorio può avvenire in qualsiasi momento. Quotidianamente. Agevolmente. In pochi istanti. Con un semplice segnale acustico di tua scelta sWAp.

Il sistema su cui si fonda lo Stato di sWAp è così efficiente, efficace ed economico che supera di gran lunga il Trattato di Schengen.

La geografia dello Stato di sWAp si espande ininterrottamente senza alcuna barriera. Puoi essere dove non sei. Dove sei. Dove non puoi esserci. Essendoci al contempo.

Non è previsto alcun censimento della popolazione. Lo Stato di sWAp è l’unico stato al mondo in cui i vivi e i morti coabitano contestualmente.

La lingua ufficiale dello Stato di sWAp è generativa. Si compone. Si scompone. Si frammista. La Buuuu-language è l’unica lingua al mondo i cui lemmi e parole possono essere sostituiti per intero dall’immagine di uno stato d’animo.

Non c’è una vera e propria capitale nello Stato di sWAp. La tecnocrazia è minore del 30 per cento sui circa 82 kg di CO2 per ciascuno degli abitanti prodotti dagli altri Stati.

In sWAp la leggerezza fa rima con lentezza. Il tempo in sWAp è intermittente. Tiene in conto e ingloba i fusi orari terracquei, a partire dall’ora di Greenwich. Collega i quattro angoli del mondo in tempo reale, fin su le stelle.

La sanità è efficientissima. Si possono ricevere consulti medici specialistici, non solo da singoli professionisti, ma da interi gruppi. I gruppi di sWAp -sWAp -sWAp sono tra i più rinomati del mondo per la loro caratteristica esperienziale e la tecno-simbologia emoji utilizzata.

La religione ufficiale dello Stato di sWAp è di difficile definizione -la parola è il francobollo dell’immagine. sWAp riconosce a tutti i cittadini la libertà di manifestare la propria fede e il proprio credo.

L’interconnessione di sWAp permette nell’immediatezza di recuperare reperti, prove, attestazioni, immagini e video.

La memoria nello Stato di sWAp è soggetta a tariffazioni previste dagli operatori economici che forniscono i servizi di appoggio alla rete infrastrutturale in divenire.

Le altre opzioni sWAp sono di norma previste con le funzioni, rispondi, inoltra, elimina, archivia.

Il backup di sWAp avviene una volta a settimana. Nella cartella “salva una vita”, nome e cognome, si possono recuperare tutte le storie del passato.

L’economia dello Stato di sWAp si regge sul principio dell’inseparabilità del capitale e della tecnologia. Il capitale pensa e la tecnologia realizza.

La virtualizzazione della finanza, in associazione al lavoro immateriale, permette allo Stato di d’incamerare i profitti necessari per il mantenimento del benessere collettivo di sWAp.

Le tasse in sWAp sono previste in pochissimi e specifici casi e di norma non superano i centesimi. Sono accettate tutte le valute esistenti e quelle che verranno.

Il Prodotto interno lordo dello Stato di sWAp è correlato al numero della popolazione dei richiedenti la residenza. I flussi in entrata sono illimitati.

La fabbrica del mondo di sWAp utilizza esclusivamente metadati prodotti da nuove dimensioni.

(Tallia, 16 settembre 2023)

Analisi del testo “Lo Stato di sWAp” di Giuseppe Talia  a cura di ChatGpt

Biografia dell’Autore:

Giuseppe Talia è un autore, artista e pensatore che lavora con diverse forme di espressione, dall’arte visiva alla scrittura. Il suo lavoro esplora tematiche legate alla società contemporanea, alle trasformazioni tecnologiche e culturali, e alle loro implicazioni filosofiche. Il testo “Lo Stato di sWAp” può essere interpretato come una riflessione sulla società digitalizzata e sulla fluidità dei confini fisici, mentali e identitari nell’era delle nuove tecnologie.

Focus Tematico:

Il tema centrale di “Lo Stato di sWAp” è la creazione di una realtà parallela e immaginaria, una sorta di stato che sfida la logica del mondo fisico e delle sue strutture burocratiche, politiche e sociali. Il “sWAp” (presumibilmente un acronimo o un gioco di parole per “swap”, che in inglese significa “scambio”) è un luogo in cui le convenzioni del mondo reale, come le frontiere, il tempo, la memoria e l’economia, vengono rielaborate e decostruite.

I temi trattati includono:

  • Virtualizzazione della vita sociale e politica: La possibilità di essere “ovunque”, senza limiti geografici o temporali, riflette la libertà e la flessibilità delle identità nell’era digitale.
  • Declino delle strutture tradizionali: Nello Stato di sWAp non ci sono burocrazia, frontiere, censimenti o religioni definiti, il che mette in discussione le categorie tradizionali della cittadinanza e dell’appartenenza.
  • Economia e tecnologia: Il testo introduce un’economia fondata su metadati e sulla fusione tra capitale e tecnologia, sollevando riflessioni sul capitalismo digitale e sulla società delle informazioni.
  • Tempo e memoria: Il tempo è “intermittente” e la memoria è soggetta a “tariffazioni”, suggerendo un’idea di fluidità, personalizzazione e controllo dei ricordi, in un mondo sempre più governato dalla tecnologia.

Figure Retoriche:

Talia utilizza diverse figure retoriche per costruire il suo mondo immaginario:

  • Metafore e Similitudini: Ad esempio, “Il passaporto dello Stato di sWAp non ha nessuna scadenza”, metafora della libertà illimitata e della continuità nell’esperienza del “viaggio” identitario e geografico.
  • Iperbole: “Non vi sono limiti alla tua esposizione. Con il passaporto sWAp raggiungi ogni angolo del mondo.” Qui l’iperbole evidenzia la totalità e la potenza del nuovo stato immaginario, che promette un’accessibilità globale senza confini.
  • Antitesi: “Nello Stato di sWAp non ci sono frontiere con i Paesi vicini”, evidenziando l’opposizione tra la fluidità del nuovo stato e le rigidità del mondo reale.
  • Personificazione: Il sistema di sWAp viene descritto come “così efficiente, efficace ed economico”, attribuendo al concetto di “sistema” qualità umane.
  • Neologismi: La creazione della “Buuuu-language” come lingua ufficiale, che può essere “sostituita” dall’immagine di uno stato d’animo, è un esempio di linguaggio inventivo che contribuisce a costruire il mondo surreale dello stato.
  • Connessioni con la Sociologia e i Mass-Media:

    Il testo solleva interrogativi sulla natura dell’individuo e della collettività nell’era della globalizzazione digitale. La “società sWAp” sembra riflettere le dinamiche della società dei consumi e della comunicazione immediata, in cui le persone si spostano, si connettono e si identificano attraverso piattaforme digitali, senza vincoli fisici. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione diventano la nuova dimensione in cui si sviluppano identità fluide e spazi virtuali. Lo Stato di sWAp riflette un mondo in cui la realtà virtuale e la fisica si intrecciano in modo indissolubile, una riflessione sulle potenzialità e le problematiche di un’era dominata dai media digitali.

    Connessioni Filosofiche:

    L’idea dello Stato di sWAp potrebbe essere letta attraverso una lente filosofica postmoderna, in cui si esplorano temi legati alla dislocazione dell’identità, alla liquidità della vita sociale (richiamando il concetto di “società liquida” di Zygmunt Bauman), e alla morte del soggetto autonomo. La fluidità, la discontinuità e la mutabilità sono tratti distintivi della filosofia postmoderna, che rifiuta le certezze e le strutture tradizionali per abbracciare l’incertezza e la molteplicità. Inoltre, il tema del controllo della memoria e delle informazioni richiama le preoccupazioni di Michel Foucault sulla sorveglianza e sul potere nel mondo contemporaneo.

    Analisi dello Stile:

    Lo stile di Talia è caratterizzato da un linguaggio evocativo, ironico e al tempo stesso inquietante. La scrittura è frammentata e ripetitiva, un riflesso della struttura non lineare e caotica dello Stato di sWAp. Il linguaggio è fluido, in parte tecnico, in parte poetico, creando un contrasto tra la razionalità della descrizione di sistemi e la creatività visionaria. Le frasi brevi e le ripetizioni creano un ritmo quasi ipnotico, che contribuisce a immergere il lettore in un’atmosfera surreale e distopica. Il testo è ricco di neologismi, elementi di linguaggio tecnico e simbolismo, tutti strumenti che servono a costruire una realtà alternativa, ma anche a sfidare le convenzioni della scrittura tradizionale.

    Conclusione:

    “Lo Stato di sWAp” è un testo che esplora le possibilità di una realtà completamente nuova, governata dalla tecnologia e dalla fluidità dell’identità, dove i confini fisici, temporali e sociali vengono dissolti. L’autore, attraverso un linguaggio ricco di immagini e simbolismi, ci invita a riflettere sulla società contemporanea, sulle sue contraddizioni e sui suoi sviluppi tecnologici, con un occhio critico ma anche visionario verso il futuro. Il testo può essere visto come una critica alle strutture tradizionali e una proposta di un mondo in cui l’individuo è libero di reinventarsi e di vivere in un continuo scambio di esperienze.

    Analisi della poesia

    • Tema e Stile:
      • La poesia si presenta come un elenco di regali natalizi, ma in realtà è una critica sottile e ironica alla società contemporanea, dove il consumismo e l’ostentazione sembrano dominare.
      • Lo stile è colloquiale e diretto, quasi prosastico, con un linguaggio che mescola termini comuni a riferimenti colti (nomi di artisti e opere).
      • L’uso di marchi e nomi di aziende (“Dante Leather’s Group”, “Botticelli’s perfuse”, “Da Vinci”, “Burri & Co”) accentua l’aspetto consumistico e la mercificazione dell’arte e della cultura.
    • Figure Retoriche:
      • Ironia: L’intero componimento è pervaso da un’ironia sottile, che emerge dal contrasto tra la solennità del Natale e la banalità dei regali, spesso legati a marchi di lusso.
      • Citazione: La citazione di artisti come Botticelli, Da Vinci, Burri e Beato Angelico, applicata a prodotti di consumo, crea un effetto di straniamento e sottolinea la mercificazione della cultura.
      • Allusione: L’allusione a “Panem et Circenses” (pane e giochi), celebre espressione latina, rimanda alla decadenza dell’antica Roma e al suo uso di intrattenimento per controllare le masse, suggerendo un parallelo con la società contemporanea.
    • Connessioni:
      • La poesia stabilisce una connessione tra il mondo dell’arte e quello del commercio, evidenziando come il primo sia stato inglobato dal secondo.
      • Il riferimento a “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo, un’opera complessa e impegnativa, in contrasto con gli altri regali più “commerciali”, potrebbe simboleggiare una resistenza alla superficialità.
    • Metrica:
      • La poesia è in versi liberi, senza uno schema metrico regolare.
      • Questa scelta stilistica contribuisce a creare un effetto di colloquialità e di immediatezza, come se si trattasse di un elenco di appunti.
      •  
    • Commento Finale:
      • La poesia è una critica pungente e attuale alla società dei consumi, dove l’arte e la cultura rischiano di essere ridotte a merce.
      • L’uso dell’ironia e delle citazioni colte rende il testo particolarmente efficace, invitando il lettore a riflettere sul significato del Natale e sui valori che lo accompagnano.
      • la scelta di nominare dei prodotti con nomi di Artisti famosi, è un ottimo modo per far notare come l’arte sia stata assorbita dal commercio, e di come anche la cultura sia diventata un articolo da vendere.
      • Il regalo finale, il libro, è un modo per ricordare che nonostante tutto esiste ancora una forma di cultura che non si fa assorbire dal commercio.

    Commento al Frammento

    Il frammento Nelle nostre comunicazioni Matrix ha preso il posto di Freud di Giuseppe Talia offre uno spunto interessante per una riflessione sull’evoluzione dei modelli di interpretazione della mente e della comunicazione. Il riferimento a Matrix e Freud suggerisce un passaggio da un paradigma psicoanalitico, fondato sulle teorie freudiane, a un approccio più moderno e tecnologico, forse influenzato dalla cultura postmoderna e dalla sua visione della realtà mediata dalla tecnologia.

    • Freud è storicamente associato alla psicoanalisi, una teoria che esplora l’inconscio e i processi mentali attraverso il sogno, il simbolismo e il linguaggio. La psicoanalisi cerca di decodificare le dinamiche interiori dell’individuo, e l’opera di Freud ha avuto un’influenza profonda sul modo in cui comprendiamo la psicologia umana.
    • Matrix, dal canto suo, è un film che esplora temi di realtà simulata, controllo mentale e la natura dell’esistenza. Il film, simbolicamente, rappresenta la digitalizzazione della realtà e la disconnessione dell’individuo dalla realtà “concreta”. La “Matrix” è un mondo artificiale che prende il posto della realtà vera, in cui gli esseri umani sono intrappolati senza esserne consapevoli. In questo contesto, Matrix può essere inteso come una metafora della società contemporanea, dominata dalla tecnologia, dai media e dalle simulazioni digitali.

    Significato del Frammento

    Con questa affermazione, Talia sembra suggerire che nelle comunicazioni moderne, ovvero nel modo in cui oggi ci rapportiamo e ci comprendiamo gli uni con gli altri, l’approccio tradizionale freudiano alla psicologia e alla comunicazione è stato sostituito dalla tecnologia, dalle simulazioni e dalle realtà virtuali. In altre parole, la riflessione profonda sulla mente umana, i suoi desideri inconsci e le sue dinamiche interne (centrali nel pensiero freudiano) è stata progressivamente rimpiazzata da un sistema in cui la realtà viene manipolata, filtrata e mediata tramite dispositivi tecnologici, come avviene nel mondo di Matrix.

    Il riferimento alla comunicazione è cruciale, poiché suggerisce che la società contemporanea, attraverso la digitalizzazione e l’uso della tecnologia, sta creando una nuova forma di “comunicazione”, che non necessariamente si collega ai processi psicologici e analitici tradizionali (quelli di Freud), ma si fonda su una realtà artificiale, virtuale e talvolta disconnessa dall’esperienza autentica e diretta.

    Implicazioni

    L’affermazione di Talia potrebbe suggerire anche una critica alla disconnessione tra le persone nell’era digitale. Mentre Freud parlava di un’analisi della mente e del linguaggio come strumento di conoscenza profonda, Matrix offre l’immagine di una realtà dove gli individui sono controllati e manipolati dalla tecnologia, privi di una consapevolezza piena della propria condizione.

    Nel contesto attuale, si potrebbe interpretare che la psicoanalisi e il dialogo autentico che Freud suggeriva come strumenti per esplorare l’inconscio siano stati sostituiti da meccanismi tecnologici che, pur essendo strumenti potenti di comunicazione, non sempre favoriscono una vera connessione umana o un’autoconsapevolezza profonda.

    In definitiva, Talia ci invita a riflettere su come la tecnologia e la virtualità stiano cambiando il nostro modo di comunicare e di comprendere noi stessi e gli altri, sostituendo una visione dell’individuo profondamente psicologica e analitica con una più superficiale, mediatica e manipolata dalla realtà virtuale e algoritmica.

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