Nueva crítica en Querido Bartleby:

Maurizio Ferraris y el arte de habitar lo vulnerable: sobre Aprender a vivir.

El libro se abre con una escena mínima y, al mismo tiempo, decisiva: una caída. Ferraris narra cómo, tras superar el Covid, se rompe el brazo en una calle de Matera. Lo cuenta sin dramatismo, pero con una claridad que ilumina lo esencial.

«El año moría dulcemente», escribe, antes de que el accidente irrumpa como una especie de aviso: la vida, incluso en sus gestos más anodinos, puede quebrarse de pronto. Ese húmero fracturado funciona como una iluminación: lo que creíamos firme —el cuerpo, la rutina, la estabilidad— puede saltar en pedazos en un instante. Ferraris convierte ese episodio en una reflexión sobre la fragilidad como condición estructural de la existencia.

https://queridobartleby.es/aprender-a-vivir-maurizio-ferraris/

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Dalla «discesa culturale» (dizione di Alfonso Berardinelli) della poesia italiana degli anni Settanta alla nuova ontologia estetica degli ultimi anni.  Lettura storico-retrospettiva di Quattro poesie di Giorgio Linguaglossa, da “Uccelli” del 1992.

Una carriera poetica ha sempre una dimensione cortigiana, appartiene alla Corte è una plusvalenza della Corte e, come tale, viene riconosciuta e celebrata a Corte“. Vero. Non è educato criticare le abitudini di corte, anzi, devi accettarle, condividerle, incensarle. Non è più tempo di rivoluzioni, e neanche di riformismi moderati; se sei un Estraneo non dovresti recriminare se la corte decreta il tuo esodo.

 Posto ciò, se adottiamo uno sguardo storico-retrospettivo di un ipotetico ermeneuta posto fuori della “corte”, possiamo dire che l’evoluzione della poesia italiana nella seconda metà del Novecento è attraversata da una trasformazione profonda del suo statuto discorsivo: dalla dimensione pubblica e spesso “civile” delle esperienze precedenti si assiste, negli anni Settanta e soprattutto negli Ottanta, a una progressiva privatizzazione dei registri poetici, in sintonia con quella che Alfonso Berardinelli ha definito la «discesa culturale» del tardo Novecento.

In questo contesto la poesia sembra perdere non solo la pretesa di rappresentare un sapere condivisibile, ma anche la capacità di inscriversi in una tradizione dialettica: il soggetto poetico tende a farsi monade, luogo di percezioni e micro-eventi che non aspirano più a una forma di verità pubblica, bensì a un’autenticità immediata, spesso auto-protetta, inevitabilmente autoreferenziale. Questa mutazione coincide, o almeno si intreccia, con alcuni tratti della sensibilità postmoderna che Maurizio Ferraris ha descritto come «privatizzazione e tribalizzazione della verità»: la dissoluzione delle cornici comuni di intelligibilità finisce per riflettersi nei generi letterari, e in poesia si traduce in una preferenza per forme dell’io lirico a bassa tensione ontologica e a forte intensità privata.

È dentro questo quadro che occorre collocare opere come Il disperso di Maurizio Cucchi, Ora serrata retinae di Valerio Magrelli o Le mie poesie non cambieranno il mondo (1974) di Patrizia Cavalli, o il primo libro di Milo De Angelis Somiglianze (1980), ma anche Helle Busacca con i suoi I quanti del suicidio (1972), e la stessa Giorgia Stecher con la sua poesia familistica degli anni ottanta, testi che, pur nella loro diversità, testimoniano, ciascuno a suo modo, un ripiegamento dell’energia poetica verso una dimensione percettiva, privata e quotidiana, dove l’atto della scrittura sembra più una registrazione in prima persona di eventi esterni che una costruzione interlocutoria. Non si tratta di svalutare tali esperienze, né di assimilare in blocco poeti che rispondono a esigenze psicologiche e ideologiche differenti, qui si vuole soltanto prendere atto di un fenomeno; è difficile negare che negli anni tra Settanta e Novanta si consolidi un paradigma poetico in cui il soggetto appare nuovamente ricentrato e ricompattato, spesso impegnato nella descrizione minuziosa del proprio mondo mentale, nel rilievo di dettagli minimi, oppure nella costruzione di un’autobiografia implicita. Anche autori non immediatamente associabili al privatismo, come Sanguineti e Balestrini, mostrano nelle opere di questo periodo, pur seguendo vie divergenti, come la questione dell’io resti un nodo non realmente risolto o decostruito: l’io viene talvolta spostato, talvolta frantumato, talvolta mascherato, ma raramente davvero dislocato fuori di sé.

In questo panorama, la sezione conclusiva di Uccelli (1992) introduce, invece, un gesto poetico di segno opposto, che anticipa una riflessione sulla centralità del soggetto e sui suoi limiti antropologici che avverrà trenta anni più tardi. Le quattro poesie della “caduta dell’angelo ribelle”, con il loro impianto narrativo e metaforico, non propongono un io che si confessa o si descrive, ma un io che si assiste mentre si disintegra, che percepisce la propria marginalità, che entra in una dimensione tecnica e meccanica (la cabina del monoplano, il paracadute, le apparecchiature per l’immersione), come se la coscienza fosse soltanto un’interfaccia temporanea. L’indifferenza verso il corpo in fiamme, lo sdoppiamento percettivo, la dissoluzione equorea, la risalita come sopravvivenza impersonale: tutto converge verso una figurazione dell’io come funzione, non come origine o garante della verità poetica. Non si tratta di un anti-lirismo di matrice neo-avanguardistica, né di una mascheratura ironica dell’identità: è l’ingresso in una scena post-antropocentrica, dove il soggetto non è negato ma decentrato, situato in un ambiente fisico e simbolico che lo supera e lo ingloba.

L’importanza teorica di questo gesto non consiste nella pretesa di inaugurare una svolta epocale – che nessun autore può rivendicare da solo – quanto nell’aver anticipato una sensibilità che solo decenni più tardi diventerà un asse di ricerca condiviso. La successiva elaborazione della cosiddetta nuova ontologia estetica può essere letta come la sistematizzazione di questa intuizione: non come esito inevitabile di una traiettoria personale, ma come risposta collettiva alla necessità di superare il paradigma privatistico che aveva governato larga parte della poesia italiana contemporanea. Le antologie della poetry kitchen, i dialoghi distopici e le opere di poeti come Francesco Paolo Intini, Giuseppe Talia, Gino Rago Rago, Letizia Leone, Vincenzo Petronelli, Giuseppe Gallo, Marie Laure Colasson mostrano infatti come la poesia possa liberarsi non tanto dell’io, quanto dell’obbligo di rappresentarlo come fonte privilegiata di verità. Nei loro testi l’io è un dispositivo linguistico attraversato da oggetti, mediazioni, scarti, interferenze, entanglement, simbolismi vuoti, forze telluriche; è un agente tra altri agenti, un principio di coordinamento di esperienze diverse.

La NOE (nuova ontologia estetica) si colloca dunque come una reazione al post-moderno non perché recuperi un’idea forte di Verità, ma perché rifiuta l’identificazione tra verità e immediatezza privata; perché restituisce alla poesia una dimensione modellizzante, costruttiva, dialogica, persino meta-ontologica. In questo senso appare legittimo collocare la poesia privatistica tra le forme epigonali di un Novecento ormai esaurito: non perché essa manchi di valore estetico, ma perché insiste su una antropologia poetica che non risponde più alle esigenze teoriche del presente. L’immagine del pilota che precipita, sopravvive allo schianto e torna alla superficie è una metafora efficace della possibilità di abbandonare l’enfasi sull’identità individuale senza precipitare nel nichilismo o nella pura sperimentazione formale: una poesia senza io non è una poesia senza mondo, ma una poesia che si espone al mondo nella sua molteplicità ontologica.

Il percorso che da Uccelli conduce alle esperienze recenti non deve essere letto come una linearità deterministica, bensì come un filo sotterraneo che trova, a distanza di anni, la propria articolazione teorica e la propria prassi poetica. Se la poesia privatistica aveva ridotto il campo d’azione al microcosmo dell’io e delle sue percezioni, la nuova ontologia estetica tenta di restituire al testo poetico una capacità di modellizzazione del reale che non passa più attraverso la soggettività ma attraverso le strutture, gli oggetti, le interferenze ambientali e linguistiche. In tal senso, la NOE non costituisce una semplice reazione militante ma un tentativo, forse il più radicale oggi in Italia, di ripensare il rapporto tra poesia e mondo dopo la dissoluzione del soggetto novecentesco. Questa operazione, anche se ancora minoritaria, possiede un valore storico-critico preciso: mostra che l’alternativa non era (e non è oggi) fra lirismo e neoavanguardia, né fra autobiografia e sperimentalismo, ma fra una poesia che continua a proporsi come auto rappresentazione e una poesia che accetta la sfida di diventare un dispositivo di epistemologico impersonale, eccentrico, plurale.

(Marie Laure Colasson, Uccello Petty, scultura, 30×12, 2012)

I
Nel cielo nitido, al posto di comando, in cabina,
guardo la fusoliera in fiamme, l’incendio divampa

non c’è dubbio, il ronzio del monoplano cessa,
ora tossisce, scalpita, e nel fumo che già

avvolge la cabina percepisco con chiarezza
la drammaticità della situazione – mi turba

la mia indifferenza, come se tra poco
le fiamme non dovessero avvolgere me, ma un

altro sconosciuto signore che mi somiglia,
con cui, in rapporto telepatico, vedo

lo stesso cielo nitido, le fiamme, la fusoliera.

II
Nell’attimo del tuffo chiusi gli occhi,
il vortice d’aria mi risucchiò nell’imbuto.

Guardavo il cielo azzurro, opprimente,
seguendo il filo a piombo della gravitazione

universale quando il paracadute variopinto
si dispiegò e, sotto le braccia, lo strappo

mi tenne alto, leggero come un pennuto uccello.
L’orecchio di tigre del paracadute

librato nell’atmosfera, cenotafio del cielo.
Sotto, il mare smeraldino in minuscole scaglie

iridate, risplendeva.

III
Il tonfo plumbeo si schiuse ed entrai
nella vetrosa cornea del mare cristallino

Come se le palpebre si fossero scosse e serrate.
Vidi le lastre dell’oceano scindersi e sprigionare

Innumerevoli bollicine, il gas della mia vita,
non fiamme o scintille; la vetrina del mare

i pesci guizzanti spaventati dalla mia caduta
di angelo ribelle. Giunto al punto finale

l’imbuto si aprì e risalii, con mia sorpresa,
gorgogliante, seguendo la traccia perpendicolare

della discesa agli inferi, con pochi colpi,
alla luce, all’aria che risplendeva al sole

che sfolgorava. Il paracadute tigrato sulla
superficie del mare sembrava una testuggine

esotica, i cordami ancora attorcigliati alla
mia vita, la tuta da aviatore. Il plumbeo,

vetroso, turbolento mare cristallino.

IV
In solerte inerzia indosso lo scafandro,
la tuta gommosa, le pinne, controllo

le bombole di ossigeno, il manometro,
le apparecchiature per la discesa, la valvola

di sicurezza, l’orologio. Una missione
tra le tante. La materia equorea si apre,

mi deglutisce in miliardi di bollicine.
Da bambino ero ghiotto di gazosa

Per via della gassosità del liquido,
ora mi seduce tutto ciò che è compatto,

inalterabile, insolubile. Il mare,
cilindro ad ipocausto, lo raffiguro come

una miriade di scaglie cristalline.
L’immersione è una vertigine equorea, abluzione,

oblio. Lo scafandro è una carrozza
trainata dai cavalli del sonno. In ipnotica

ipocinesi rimuovo bulloni dalla chiglia
d’un grande cetaceo inabissato, mi apro

la via nel ventre del mostro. Risalgo.
Abbandono la dimensione equorea. Tra poco

Sarò nella gassosità, nell’aria, nel fuoco.

#Balestrini #FrancescoPaoloIntini #GinoRagoRago #giorgiaStecher #giorgioLinguaglossa #GiuseppeGallo #GiuseppeTalia #helleBusacca #letiziaLeone #MarieLaireColasson #maurizioCucchi #maurizioFerraris #miloDeAngelis #ontologiaEstetica #PatriziaCavalli #Sanguineti #Uccelli #ValerioMagrelli #VincenzoPetronelli

Il valore dei dati personali è sottovalutato, come viene evidenziato nel libero di #maurizioferraris "Comunismo Digitale" e in quello di #lucadebiase "Pensare bene". https://blog.debiase.com/2025/10/26/dati-personali-sottovalutati-nonostante-commenti-al-comunismo-digitale-ferraris-pensare-bene/
I dati personali sono sottovalutati, nonostante tutto. Commenti al Comunismo digitale di Ferraris. Per Pensare Bene - Luca De Biase

Questo post nasce dal fatto che il nuovo libro di Maurizio Ferraris, Comunismo digitale (Einaudi), si incrocia con il mio Pensare bene (Treccani) in un punto preciso e cruciale. Non oso fare il confronto tra questi volumi e non voglio apparire arrogante paragonandoli. Ma voglio soltanto far notare un argomento in comune. In entrambi i libri, …

Luca De Biase

da “Il misuratore delle ombre uscì dalla Cadillac nera”. La Nuova Poesia.0 nell’epoca della Intelligenza Artificiale Generativa

la disperazione è la catastrofe dell’ordine simbolico che è imploso. La privatizzazione è l’ultima ideologia che resiste nel vuoto pneumatico dell’implosione dell’ordine simbolico

GIORGIO LINGUAGLOSSA    

II
Qualcuno mi chiama al citofono.
È arrivato finalmente il misuratore delle ombre.

«No Campari, no Tik Tok», disse il mago Woland varcando la soglia d’ingresso del Pentagono.
A quei tempi il Linguaglossa millantava credito, trattava con il bastone e la carota, ma fu il bastone che ebbe la meglio.
«This is a very reversal!», pronunciò un omino con gli occhiali di tartaruga in fondo alla sala.
Ci fu un battimano.
Qualcuno del pubblico disse:
«Se a un semaforo in Corso Francia incontrate una giraffa, niente paura, si tratta del filosofo Agamben che si sta pulendo gli occhiali»
Subito dopo, al Teatro Tenda di Mosca il soprano gorgheggiò un’aria di Mozart.

Era entrato nella stanza con un metro pieghevole
Il letto era appoggiato contro la parete
Ha preso le misure del letto, del lampadario, dei comodini, dell’appendiabiti con le giacche appese del Signor Linguaglossa.
Il Figuro rivolse la torcia elettrica nell’angolo dietro l’armadio.
I bagagli erano tutti aperti. C’era della biancheria, delle scatole di medicinali, tubetti di dentifricio e un revolver a tamburo con il manico di madreperla.
Il Signor K. si è accomodato sulla sedia a dondolo dipinta in rosso
proprio di fronte al letto.
Si dondolò leggermente con un sorriso a trentadue denti.
«Una overdose di Remdesivir la si può prendere ad Abukir», disse.

«Composizione per pantofole e violino», disse un inquilino.
«O meglio, quartetto per violini ed elicotteri», commentò un terzo inquilino.
Prese la parola il mago Woland.
«Infilate le pallottole nel pallottoliere o, se volete, infilate il pallottoliere nelle pallottole»
«Spruzzate del borotalco»
«B. è un venditore di pentole»
«C. fabbrica marmellate al polonio»

C’era un odore maleodorante disinfettato con del deodorante
«Sa, Linguaglossa, se in un romanzo compare una pistola, occorre che spari».
K. pronunciò queste frasi senza senso una dopo l’altra
« Sì, lo so, è incredibile: il Signor Putoler e il Signor Salvini una volta erano dei bambini»,
replicò il critico senza convinzione.

prima di apporre il cartello “Closed” in vetrina

Il sogno in primo piano è un universo in espansione.
Però la porta principale era bloccata.
Allora, con Betty ritornammo al passato per il tramite
di uno specchio retrovisore
recuperando i fotogrammi in bianco e nero della nostra esistenza
prima di apporre il cartello “Closed” alla vetrina.

Una giacca a quadretti adesso è al n. 19 di via Grazhdanskaja,
all’angolo col vicolo Stoljarnyj, tra poco
arriverà al ponte Kokushkin
fino al numero 104 del canale Griboedov.
In tutto 730 passi.

Ci vennero incontro Prufrock ed Eliot, due girondini della rivoluzione francese
e Miss Horkheimer con il revolver nascosto nella borsetta.

«Lei, Signorina, ha buon gusto
senza di noi non esisterebbe neanche il nulla»,
disse il Signor Rossi dopo aver apposto il cartello “Closed” in vetrina.
Ci fu chi domandò: «Chi c’è di là nel metaverso?»
ma la fuliggine salì fino al quinto piano dove abitava il Linguaglossa.

«Fai presto col whatsapp – replicò la mamma –
oggi c’è il torneo di Wimbledon alla TV, non ti scordare di prendere il latte!!… È vero che Emily si è fidanzata con quel bellimbusto con il ciuffo alla Bobby Solo che abita sulla Siegfriedstraße?»
«No, non è vero mummy, chi te l’ha detto?»

«Ma sì, mummy – interloquì Miss Horkheimer –
Emily è andata a vivere con Dorian a Londra, nel quartiere di Bloomsbury…
gira sempre con le scarpe da ginnastica!
Si attacca al passato come il silicone alle finestre,
ma a giudicare le cose da come sono andate
forse è stato meglio così…
yoga a parte Emily ha preso un granchio, tutto qui.
Sarebbe preferibile che la luna se ne stesse in disparte per un po’,
non credi?
Dorian viaggia sempre sugli ologrammi dei ghostbusters!
Tommy invece ha inaugurato l’anno cinese delle candele con la laurea in modalità telematica, poi… nulla più, è scomparso dai radar…»

All’improvviso, si presentificò un gattopardo maculato che rovistava nel cassonetto dei rifiuti di via Pietro Giordani dove abitava il critico Linguaglossa.
«Egregio Linguaglossa, lei è un inguaribile sognatore», disse.


La Nuova Poesia.0 Il 4 dicembre 2024 L’Ombra delle Parole e l’Editore Progetto Cultura di Roma hanno organizzato presso la Fiera del LIbro di Roma Eur un Focus sul tema La nuova poesia nell’epoca della sua riproducibilità digitale. Io proporrei un altro Focus, e precisamente: La Nuova Poesia.0 nell’epoca della Intelligenza Artificiale Generativa. Come è cambiata la nostra Memoria? Come è cambiata la nostra scrittura? Come è cambiata la nostra proiezione verso il futuro? Come è cambiata la percezione della nostra identità?

Nell’epoca del post-moderno la struttura ideologica delle moderne democrazie liberali (o quel che ne resta) tendono a riprodurre le narrazioni privatistiche e tribali (Maurizio Ferraris). Le poesie e i romanzi che si pubblicano oggi sono scritture che la Intelligenza Artificiale Generativa potrebbe riprodurre in miliardi di esemplari, migliorandole, al pari delle medesime narrazioni gestite dall’io privatistico. La privatizzazione è l’ultima ideologia che resiste nel vuoto pneumatico dell’implosione dell’ordine simbolico.

Piuttosto, la disperazione è la catastrofe dell’ordine simbolico che è imploso. La privatizzazione è l’ultima ideologia che resiste nel vuoto pneumatico dell’implosione dell’ordine simbolico. In tale situazione l’io non è più capace di avvertire una reale disperazione, avverte qualcosa sì, ma che non è più disperazione ma una situazione di vuoto derivante dalla implosione di ogni ordine simbolico e di ogni ordine semiotico. «Il principio di realtà – scrive il Baudrillard ne Lo scambio simbolico e la morte – ha coinciso con uno stadio determinato della legge del valore. Al giorno d’oggi, tutto il sistema precipita nell’indeterminazione, tutta la realtà è assorbita dall’iperrealtà del codice e della simulazione, è un principio di simulazione quello che ormai ci governa al posto dell’antico principio di realtà. Le finalità sono scomparse: sono i modelli che ci generano. Non c’è più ideologia, ci sono soltanto dei simulacri».1 

1 Baudrillard, Simulacres et simulation, Parigi 1980, p.181, trad. it. di E. Schirò.

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Giorgio linguaglossa | Substack

Scrittore di cose poco utili: poesia e ermeneutica di poesia

La Verdad Redefinida: Ferraris y la Era de la Post-verdad
En su obra sobre la “Post-verdad y otros enigmas”, Maurizio Ferraris explora el fenómeno de las “verdades alternativas”, desentrañando cómo la proliferación de información en
https://afrofeminas.com/2024/12/18/la-verdad-redefinida-ferraris-y-la-era-de-la-post-verdad/
#Actualidad #AfroReflexin #Opinin #Afrofminas #Argentina #bulos #ElGordoDan #ExtremaDerecha #MaurizioFerraris #MelinaSchweizer #Milei #Opinin #pensamiento #Postverdad
La Verdad Redefinida: Ferraris y la Era de la Post-verdad

En su obra sobre la “Post-verdad y otros enigmas”, Maurizio Ferraris explora el fenómeno de las “verdades alternativas”, desentrañando cómo la proliferación de información en la era digital ha desdibujado las fronteras entre lo real y lo falso. A través de una crítica a los post-truistas, quienes defienden que cualquier declaración es verdadera por el simple hecho de ser dicha, Ferraris propone una reflexión profunda sobre la naturaleza de la verdad.

Afroféminas

Corriere.it - Homepage by a cura di Iacopo Gori - Produzione CorriereTV
«Penso dunque sono»: perché il dubbio di Cartesio ci ha cambiato la vita

La prima puntata della serie di quattro sulla nascita del pensiero moderno del filosofo Maurizio Ferraris

Translated:
"I think therefore I am": Why Descartes' doubt changed our lives.

The first episode of the four-part series on the birth of modern thought by philosopher Maurizio Ferraris.

#MaurizioFerraris #philosopher
https://video.corriere.it/cronaca/alle-radici-del-pensiero-moderno-maurizio-ferraris/penso-dunque-sono-perche-il-dubbio-di-cartesio-ci-ha-cambiato-la-vita/16722057-ec51-4b9a-afa9-67e1761d8xlk

«Penso dunque sono»: perché il dubbio di Cartesio ci ha cambiato la vita

«Io penso dunque sono». E una delle frasi più universalmente note della filosofia. Anche uno che non ha mai sentito niente di filosofia sa che c'è un filosofo che si chiama Cartesio che ha detto questa frase. La vera domanda è riuscire a capire perché l'abbia detto. Cartesio sta facendo un'operazione che è il capovolgimento della filosofia così come era stata dai greci fino a lui. Il primo video di quattro di Maurizio Ferraris, filosofo dell'Università di Torino. 

Corriere della Sera
Per una teoria politica del digitale

di Gioacchino Toni Gabriele Giacomini, Luca Taddio (a cura di), La politica del mondo digitale, [...]

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