Il Fatto Quotidiano: Financial Times: “Eric Trump con il padre in Cina mentre una sua società cerca accordi con Pechino”

Un nuovo conflitto di interessi per la famiglia e l’amministrazione Trump. Eric, terzogenito del presidente degli Stati Uniti, è impegnato con il padre nella visita di Stato a Pechino mentre una società a lui collegata sta valutando un accordo con un produttore cinese di microchip che, nelle valutazioni dei parlamentari americani, sarebbe connesso al Partito comunista cinese. Lo riporta il Financial Times.
La società fintech in questione, Alt5 Sigma, ha sede a Las Vegas e legami finanziari connessi al settore delle criptovalute della famiglia Trump (la World Liberty Financial): ha firmato il mese scorso un memorandum d’intesa con Nano Labs per la costruzione di data center negli Stati Uniti. Secondo i documenti depositati presso le autorità di vigilanza americane, nel 2025 Eric Trump è stato nominato ‘osservatore’ all’interno del consiglio di amministrazione di Alt5 Sigma. A presiedere il consiglio è Zach Witkoff, figlio di Steve Witkoff, inviato del tycoon per il Medio Oriente.
Alt5 Sigma e Nano hanno riferito che si avvarranno del “periodo di valutazione di 90 giorni” per esaminare ulteriori possibilità di collaborazione in ambiti quali i data center per l’intelligenza artificiale (IA), le piattaforme basate su cloud per agenti IA e i sistemi di pagamento nativi per l’IA. Le due società hanno inoltre precisato che “qualsiasi futura collaborazione rimane soggetta a ulteriori negoziazioni”.
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Financial Times: “Eric Trump with his father in China while his company seeks deals with Beijing”

A new conflict of interest for the Trump family and administration. Eric, the president’s third-born son, is engaged with his father during the state visit to Beijing while a company linked to him is evaluating an agreement with a Chinese microchip manufacturer that, according to assessments by American parliamentarians, would be connected to the Chinese Communist Party. This is reported by the Financial Times.

The fintech company in question, Alt5 Sigma, is based in Las Vegas and has financial links connected to the Trump family’s cryptocurrency sector (World Liberty Financial): it signed a memorandum of understanding with Nano Labs last month to build data centers in the United States. According to documents filed with US regulatory authorities, Eric Trump was appointed ‘observer’ within the Alt5 Sigma board of directors in 2025. Zach Witkoff, son of Steve Witkoff, a tycoon’s envoy for the Middle East, chairs the board.

Alt5 Sigma and Nano have stated that they will avail themselves of the “90-day evaluation period” to examine further collaboration possibilities in areas such as data centers for artificial intelligence (AI), cloud-based platforms for AI agents, and native payment systems for AI. The two companies also clarified that “any future collaboration remains subject to further negotiations.”

The Financial Times article: “Eric Trump with his father in China while a company of his is seeking deals with Beijing” is from Il Fatto Quotidiano.

#FinancialTimes #EricTrump #China #Beijing #Trump #third #Chinese #American #theFinancialTimes #Alt5Sigma #LasVegas #NanoLabs #theUnitedStates #ZachWitkoff #SteveWitkoff #theMiddleEast #IlFattoQuotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/14/eric-trump-cina-conflitto-interessi-notizie/8385707/

Financial Times: “Eric Trump con il padre in Cina mentre una sua società cerca accordi con…

La Alt5 Sigma ha firmato il mese scorso un memorandum d’intesa con Nano Labs per la costruzione di data center negli Usa

Il Fatto Quotidiano

Agi: Sony acquisisce 45.000 brani di Recognition: nel catalogo Beyoncé, Caray e Bon Jovi

AGI - La Sony ha annunciato un accordo per l'acquisizione dei diritti sull'intero catalogo musicale di Recognition Music Group, di proprietà del fondo Blackstone, che comprende 45.000 brani di artisti come Beyoncé, Bon Jovi, Leonard Cohen e Mariah Carey, tra gli altri.
La società non ha rivelato il prezzo della transazione e ha dichiarato che l'accordo è "soggetto alle consuete condizioni di chiusura", in un comunicato stampa. Secondo il Financial Times, l'operazione ha un valore di quasi 4 miliardi di dollari (circa 3,4 miliardi di euro).
"Siamo incredibilmente orgogliosi ed entusiasti di rappresentare questo straordinario catalogo, che comprende molti dei più grandi successi della storia del pop, attraverso questa acquisizione storica", ha dichiarato Rob Stringer, presidente di Sony Music Group.
I brani acquisiti
Tra le 45.000 canzoni di Recognition che entreranno a far parte del catalogo Sony figurano classici del pop come "Hallelujah" di Leonard Cohen, "All I want for christmas is you" di Mariah Carey, "Don't Stop Believin'" dei Journey e "Livin' on a prayer" dei Bon Jovi.
L'accordo è stato raggiunto in collaborazione con il fondo sovrano di Singapore, GIC, con il quale Sony aveva annunciato una partnership all'inizio di quest'anno per l'acquisizione dei diritti musicali.
Blackstone e i suoi artisti
Il fondo di investimento statunitense Blackstone, noto per i suoi acquisti di immobili e infrastrutture in paesi come la Spagna, possiede i repertori di Shakira e dei Red Hot Chili Peppers, tra le altre icone della musica.

Sony acquires 45,000 tracks from Recognition: in the Beyoncé, Caray and Bon Jovi catalog.

Sony has announced an agreement to acquire the rights to the entire music catalog of Recognition Music Group, owned by the Blackstone fund, which includes 45,000 tracks by artists such as Beyoncé, Bon Jovi, Leonard Cohen, and Mariah Carey, among others.

The company has not disclosed the price of the transaction and stated that the agreement is “subject to usual closing conditions” in a press release. According to the Financial Times, the operation is worth nearly $4 billion (approximately €3.4 billion).

“We are incredibly proud and excited to represent this extraordinary catalog, which includes many of the greatest hits in pop history, through this historic acquisition,” said Rob Stringer, president of Sony Music Group.

Tracks Acquired
Among the 45,000 songs by Recognition that will become part of the Sony catalog include pop classics such as “Hallelujah” by Leonard Cohen, “All I want for christmas is you” by Mariah Carey, “Don’t Stop Believin’” by Journey, and “Livin’ on a prayer” by Bon Jovi.

The agreement was reached in collaboration with the Singaporean sovereign wealth fund, GIC, with whom Sony had announced a partnership at the beginning of this year for the acquisition of music rights.

Blackstone and its Artists
The U.S. investment fund Blackstone, known for its purchases of real estate and infrastructure in countries such as Spain, owns the catalogs of Shakira and the Red Hot Chili Peppers, among other music icons.

#Recognition #Beyoncé #Caray #BonJovi #Blackstone #Beyoncé,BonJovi #LeonardCohen #MariahCarey #theFinancialTimes #RobStringer #SonyMusicGroup #Don’tStopBelievin’ #Journey #Singaporean #Spain #Shakira

https://www.agi.it/spettacolo/news/2026-05-12/musica-sony-catalogo-recognition-37015338/

Today: Shein contro Temu, battaglia legale tra colossi: "Violazione del copyright su scala industriale"

È iniziato a Londra l'ultimo capitolo della battaglia legale tra due colossi cinesi del fast fashion: Shein e Temu. Uno scontro giudiziario che, come riporta il Financial Times, si fonda su una pesante accusa di Shein nei confronti della piattaforma rivale: "Violazione del diritto d'autore su...

Shein vs. Temu, legal battle between giants: "Industrial-scale copyright infringement"

The final chapter of the legal battle between two Chinese fast-fashion giants: Shein and Temu, has begun in London. A judicial clash that, as reported by the Financial Times, is based on a serious accusation by Shein against the rival platform: “Infringement of copyright on…”

#Shein #Chinese #London #theFinancialTimes

https://www.today.it/economia/finanza/shein-temu-processo-violazione-copyright.html

Shein contro Temu, battaglia legale tra colossi: "Violazione del copyright su scala industriale"

Nel mirino oltre 2mila fotografie che, secondo l'accusa, sarebbero state sottratte dal sito di Shein e utilizzate per pubblicizzare prodotti sulla piattaforma concorrente

Today

Repubblica.it: La paura di Putin. Le intelligence occidentali: bunker e supercontrolli su cuochi e bodyguard

Financial Times e Cnn riferiscono della stretta di sicurezza voluta dal presidente russo. Mentre cresce il malcontento ai vertici dell’esercito

Putin's fear. Western intelligence: bunkers and super-controls on chefs and bodyguards.

The Financial Times and CNN report on the security crackdown ordered by the Russian president. While discontent is growing at the highest levels of the military.

#Putin #TheFinancialTimes #Russian

https://www.repubblica.it/esteri/2026/05/04/news/paura_putin_intelligence_occidentali_bunker_supercontrolli_cuochi_bodyguard-425322130/

La paura di Putin. Le intelligence occidentali: bunker e supercontrolli su cuochi e bodyguard

Financial Times e Cnn riferiscono della stretta di sicurezza voluta dal presidente russo. Mentre cresce il malcontento ai vertici dell’esercito

la Repubblica

L'Unità: Ucraina, si dimette la diplomatica Julie Davis: altro addio a Kiev per le divergenze con Trump sul sostegno a Zelensky

Fuori un’altra. I rapporti a dir poco complicati tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, il leader ucraino sostanzialmente abbandonato al proprio destino dopo il fallimento dei tentativi della Casa Bianca di spingere Kiev ad accettare un accordo al ribasso per fermare la guerra iniziata con l’invasione russa nel febbraio 2022, provocano ripercussioni anche all’interno del corpo diplomatico statunitense.
Julie Davis, chargé d’affaires statunitense in Ucraina e diplomatica statunitense più alta in grado nel Paese, ha annunciato le proprie dimissioni e lascerà Kiev nelle prossime settimane. A rivelarlo è stato il Financial Times citando fonti a conoscenza del dossier.
Alla base della scelta di Davis, che da maggio ricopre il ruolo di incaricata d’affari ad interim presso l’ambasciata americana a Kiev, vi sarebbe la frustrazione legata alle divergenze col presidente Trump sul sostegno da concedere a Kiev. Il dipartimento di Stato Usa ha negato questa versione e ha detto che Davis sta andando in pensione dopo una lunga carriera diplomatica durata 30 anni che l’aveva vista impegnata in Bielorussia e Cipro.
Ma basta controllare lo “storico” per riscontrare un certo modus operandi. Davis aveva assunto il ruolo di chargé d’affaires dopo le dimissioni di chi l’aveva preceduta, Bridget Brink: quest’ultima, nominata da Joe Biden nel 2022, si era dimessa per aperti contrasti con Trump sul sostegno all’Ucraina.
Negli Stati Uniti la nomina di un ambasciatore richiede un voto di conferma del Senato, quella di un chargé d’affaires no.
Nel 2019 si era verificato un caso simile nel corso della prima presidenza Trump: il tycoon richiamò Marie Yovanovitch definendola “sleale”. Yovanovitch era stata una figura chiave nelle audizioni in Congresso per il primo impeachment di Trump.

Ukraine – US diplomat Julie Davis resigns: another farewell to Kiev due to disagreements with Trump over support for Zelensky.

Another one has left. The complicated relationships between Donald Trump and Volodymyr Zelensky, the Ukrainian leader essentially left to his own devices after the failure of the White House’s attempts to pressure Kyiv into accepting a low-ball agreement to stop the war that began with the Russian invasion in February 2022, are having repercussions even within the U.S. diplomatic corps.

Julie Davis, the U.S. chargé d’affaires in Ukraine and the highest-ranking U.S. diplomat in the country, has announced her resignation and will leave Kyiv in the coming weeks. This was revealed by the Financial Times, citing sources familiar with the case.

At the base of Davis’s decision, who has held the role of chargé d’affaires ad interim at the American embassy in Kyiv since May, would be the frustration related to disagreements with President Trump over the support to be granted to Kyiv. The U.S. State Department denied this version and said that Davis is going into retirement after a long diplomatic career lasting 30 years that had seen her involved in Belarus and Cyprus.

But a check of the “history” reveals a certain modus operandi. Davis had taken on the role of chargé d’affaires after the resignation of her predecessor, Bridget Brink: this latter, appointed by Joe Biden in 2022, had resigned due to disagreements with Trump over support for Ukraine.

In the United States, the appointment of an ambassador requires a vote of confirmation by the Senate, while that of a chargé d’affaires does not.

In 2019, a similar case had occurred during Trump’s first term: the tycoon recalled Marie Yovanovitch, calling her “untruthful.” Yovanovitch had been a key figure in the congressional hearings for Trump’s first impeachment.

#Ukraine #JulieDavis #Zelensky #DonaldTrump #VolodymyrZelensky #Ukrainian #theWhiteHouse’s #Russian #theFinancialTimes #Davis #American #Trump #Belarus #BridgetBrink #JoeBiden #theUnitedStates #Senate #first #MarieYovanovitch #Yovanovitch

https://www.unita.it/2026/04/29/ucraina-dimissioni-ambasciatrice-julie-davis-divergenze-trump/

Ucraina, si dimette la diplomatica Julie Davis: altro addio a Kiev per le divergenze con Trump sul sostegno a Zelensky

Fuori un’altra. I rapporti a dir poco complicati tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, il leader ucraino sostanzialmente abbandonato al proprio destino dopo il fallimento dei tentativi della Casa Bianca di spingere Kiev ad accettare un accordo al ribasso per fermare la guerra iniziata con l’invasione russa nel febbraio 2022, provocano ripercussioni anche all’interno del […]

L'Unità

Today: Se a rappresentare l’Italia pallonara c’è uno che fa deportare la moglie

Ieri l’Italia pallonara è stata sottoposta a un’altra umiliazione, ma stavolta calciatori, ct e Federazione non c’entrano nulla, per loro fortuna. Tutto il merito, infatti, va riconosciuto a Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump per le partnership globali, che al Financial Times ha confermato...

If anyone represents Italian football, it’s the one who gets his wife deported.

Yesterday, Italian football was subjected to another humiliation, but this time footballers, the coach, and the Federation have nothing to do with it, fortunately. All the credit, in fact, must be acknowledged to Paolo Zampolli, a special envoy from Trump for global partnerships, who confirmed to the Financial Times…

#Italian #PaoloZampolli #theFinancialTimes

https://www.today.it/opinioni/paolo-zampolli-moglie-amanda-ungaro-melania-trump.html

Se a rappresentare l’Italia pallonara c’è uno che fa deportare la moglie

Ieri l’Italia pallonara è stata sottoposta a un’altra umiliazione, ma stavolta calciatori, ct e Federazione non c’entrano nulla, per loro fortuna. Tutto il merito, infatti...

Today

Agi: A Panama prezzi record per l'accesso al canale con Hormuz 'fuori servizio'

AGI - Le tariffe per le rotte marittime più trafficate del Canale di Panama hanno raggiunto livelli record, mentre gli acquirenti asiatici, alla disperata ricerca di petrolio e gas, si contendono le rotte di navigazione globali sconvolte dalla guerra con l'Iran. Come rivela il Financial Times, che cita i dati raccolti da Argus Media, le aste giornaliere per le corsie di transito nel canale hanno attratto un numero di offerte cinque volte superiore rispetto ai livelli pre-conflitto, con prezzi medi di 837.500 dollari per le chiuse Panamax più comunemente utilizzate.
Ross Griffith, responsabile dei prezzi del trasporto merci per le Americhe presso Argus, ha dichiarato: "Circa il 70% delle navi che transitano per il Canale di Panama utilizza le chiuse Panamax originali, i cui prezzi d'asta sono aumentati di quasi dieci volte dall'inizio della guerra con l'Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz". "Si tratta - aggiunge - di un aumento molto significativo che riflette la corsa degli acquirenti asiatici ad approvvigionarsi di petrolio, carburante e materie prime sfuse, come il carbone, principalmente dalla costa del Golfo degli Stati Uniti".
I tempi
L'aumento delle spedizioni di petrolio e carburante statunitensi attraverso il canale, che rappresenta la rotta più breve tra la costa del Golfo e l'Asia, ha causato un allungamento dei tempi di attesa per le petroliere che cercano di attraversare il canale panamense, raggiungendo i 4,25 giorni, il livello più alto delle ultime sei settimane, secondo i dati della società di ricerca Kpler. Ciò ha spinto alcune aziende a pagare somme ingenti per evitare le lunghe code che si formano all'ingresso del canale, con aste individuali per le chiuse più grandi che hanno raggiunto i 4 milioni di dollari ad aprile.
Come funzionano le aste
I grandi armatori che utilizzano frequentemente il Canale di Panama, come le grandi navi portacontainer e le compagnie di gas di petrolio liquefatto, prenotano in genere gli slot a tariffe fisse, solitamente ben al di sotto dei prezzi medi d'asta, anziché competere per gli slot nelle aste giornaliere. Tuttavia, fino al 30% del traffico complessivo del canale può partecipare alle aste giornaliere anziché prenotare gli slot in anticipo. L'Autorità del Canale di Panama ha dichiarato al Financial Times che i risultati delle recenti aste riflettono le dinamiche del mercato e non sono il risultato di un aumento delle tariffe.

Panama: Record prices for access to the canal with the Strait of Hormuz ‘out of service’

AGI - Rates for the busiest routes through the Panama Canal have reached record levels, while Asian buyers, desperately seeking oil and gas, are competing for global shipping routes disrupted by the war with Iran. As revealed by the Financial Times, citing data from Argus Media, daily auctions for transit slots in the canal have attracted a number of bids five times higher than pre-conflict levels, with an average price of $837,500 for the most commonly used Panamax locks.

Ross Griffith, head of freight pricing for the Americas at Argus, stated: “About 70% of the ships passing through the Panama Canal use the original Panamax locks, whose auction prices have increased nearly tenfold since the start of the war with Iran and the closure of the Strait of Hormuz.” “It’s – he adds – a very significant increase that reflects the Asian buyers’ rush to supply oil, fuel and bulk commodities, such as coal, primarily from the US Gulf Coast.”

The Times
The increase in shipments of US oil and fuel through the channel, which represents the shortest route between the Gulf Coast and Asia, has caused lengthening wait times for oil tankers attempting to transit the Panama Canal, reaching 4.25 days, the highest level in the last six weeks, according to data from research firm Kpler. This has prompted some companies to pay substantial sums to avoid the long queues forming at the entrance to the canal, with individual auctions for the largest locks reaching $4 million in April.

How Auctions Work
Large shipowners that frequently use the Panama Canal, such as large container ships and liquefied natural gas companies, typically book slots at fixed rates, usually well below average auction prices, rather than competing for slots in the daily auctions. However, up to 30% of the total canal traffic can participate in the daily auctions rather than booking slots in advance. The Panama Canal Authority told the Financial Times that the results of the recent auctions reflect market dynamics and are not the result of a tariff increase.

#Panama #theStraitofHormuz #thePanamaCanal #Asian #theFinancialTimes #ArgusMedia #Panamax #RossGriffith #Americas #Argus #About70% #theGulfCoast #Kpler #upto30%

https://www.agi.it/economia/news/2026-04-23/panama-hormuz-prezzi-36717852/

RaiNews: Trump scrive a Pechino: "Non date armi all'Iran". Xi: "Il mondo non torni alla legge della giungla"

A un mese dal vertice a Pechino Trump scrive a Xi Jinping dopo la proposta in 4 punti, mentre il Financial Times riferisce che l'Iran ha usato un satellite spia cinese per colpire basi Usa. Tajani in volo per una missione economica in Cina

Trump writes to Beijing: "Do not supply weapons to Iran." Xi: "The world should not return to the jungle law."

One month after the summit in Beijing, Trump writes to Xi Jinping after the 4-point proposal, while the Financial Times reports that Iran used a Chinese spy satellite to strike US bases. Tajani is flying for an economic mission in China.

#Trump #Beijing #XiJinping #theFinancialTimes #Chinese #Tajani #China

https://www.rainews.it/articoli/2026/04/trump-scrive-a-pechino-non-date-armi-alliran-xi-il-mondo-non-torni-alla-legge-della-giunglai-4-punti-della-proposta-di-pechino-per-liran--864cfd12-ae3c-44e7-94e3-dc93a4f727f9.html

Trump scrive a Pechino: "Non date armi all'Iran". Xi: "Il mondo non torni alla legge della giungla"

A un mese dal vertice a Pechino Trump scrive a Xi Jinping dopo la proposta in 4 punti, mentre il Financial Times riferisce che l'Iran ha usato un satellite spia cinese per colpire basi Usa. Tajani in volo per una missione economica in Cina

RaiNews

Primo piano ANSA - ANSA.it: Un 'clone' di Zuckerberg in grado di interagire con i dipendenti: il progetto di Meta

Lo riporta il Financial Times, il Ceo coinvolto nel progetto

A Zuckerberg-like clone capable of interacting with employees: Meta’s project.

The Financial Times reports that the CEO involved in the project.

#Zuckerberg #TheFinancialTimes

https://www.ansa.it/canale_tecnologia/notizie/tecnologia/2026/04/13/meta-lavora-a-una-versione-ia-di-zuckerberg-per-interagire-con-lo-staff_ac5cb79f-82a7-44ba-8458-23857035b283.html

Un 'clone' di Zuckerberg in grado di interagire con i dipendenti: il progetto di Meta - Notizie - Ansa.it

Lo riporta il Financial Times, Meta lavora a una versione IA. Il Ceo coinvolto nel progetto (ANSA)

Agenzia ANSA

Il Fatto Quotidiano: Guerra in Iran, a marzo la produzione di petrolio dell’Opec crolla del 27%: 8 milioni di barili al giorno in meno

La guerra in Iran, con gli attacchi alle infrastrutture e la chiusura dello Stretto di Hormuz, sta producendo effetti pesanti sull’offerta globale di greggio. A marzo, secondo il rapporto mensile dell’Opec, la produzione complessiva del cartello è crollata del 27,5% su base mensile, passando da 28,7 a 20,8 milioni di barili al giorno.
È una contrazione eccezionale, riconducibile in larga parte ai principali produttori dell’area del Golfo, direttamente o indirettamente coinvolti nel conflitto. Il calo più marcato riguarda l’Iraq, dove l’output è sceso da 4,19 a 1,63 milioni di barili al giorno. Riduzioni consistenti anche per l’Arabia Saudita (da 10,11 a 7,80 milioni), gli Emirati Arabi Uniti (da 3,42 a 1,89 milioni) e il Kuwait (da 2,58 a 1,21 milioni).
Lunedì ci ha pensato poi Donald Trump, facendo scattare il blocco dei porti iraniani nello stretto dopo i fallimenti dei negoziati con l’Iran, a far salire la tensione sui mercati. Le quotazioni hanno reagito rapidamente: il Brent con scadenza maggio 2026 è salito a 100,47 dollari al barile (+5,5%), mentre il WTI si attesta a 102,22 dollari (+5,6%). Il ritorno sopra la soglia dei 100 dollari riflette il premio al rischio geopolitico incorporato nei prezzi, in un contesto in cui il mercato teme interruzioni prolungate delle forniture.
Secondo gli analisti la mossa del presidente Usa è controproducente: “Finora gli Stati Uniti hanno consentito le esportazioni di petrolio greggio e prodotti petroliferi iraniani, e hanno persino allentato le sanzioni per permettere a un maggior numero di acquirenti di importare questi carichi, dato che si sono concentrati sul mantenere bassi i prezzi del petrolio”, dice al Financial Times Amrita Sen, fondatrice e direttrice di Market Intelligence presso Energy Aspects. “Ma se si verificasse un vero e proprio blocco, si bloccherebbero ulteriori 1,5-1,7 milioni di barili al giorno di esportazioni di petrolio, che si aggiungerebbero agli oltre 10 milioni di barili al giorno già interrotti”.
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War in Iran, in March oil production of OPEC collapses by 27%: 8 million fewer barrels a day.

The war in Iran, with attacks on infrastructure and the closure of the Strait of Hormuz, is having a heavy impact on global crude oil supply. In March, according to the monthly OPEC report, the cartel’s total production collapsed by 27.5% month-on-month, falling from 28.7 to 20.8 million barrels per day.

This is an exceptional contraction, largely attributable to the main producers in the Gulf area, directly or indirectly involved in the conflict. The sharpest decline is seen in Iraq, where output has fallen from 4.19 to 1.63 million barrels per day. Significant reductions also for Saudi Arabia (from 10.11 to 7.80 million), the United Arab Emirates (from 3.42 to 1.89 million) and Kuwait (from 2.58 to 1.21 million).

On Monday, Donald Trump then triggered the blockading of Iranian ports in the Strait after the failure of negotiations with Iran, causing tensions to rise in the markets. Prices reacted quickly: Brent for delivery in May 2026 rose to $100.47 per barrel (+5.5%), while WTI stands at $102.22 per barrel (+5.6%). The return above the $100 threshold reflects the geopolitical risk premium embedded in prices, in a context where the market fears prolonged supply disruptions.

According to analysts, the move by the U.S. President is counterproductive: “So far, the United States has allowed the export of Iranian crude oil and petroleum products, and has even eased sanctions to allow a greater number of buyers to import these cargoes, given that they have focused on keeping oil prices low,” says Amrita Sen, founder and director of Market Intelligence at Energy Aspects, to the Financial Times. “But if a true blockade were to occur, an additional 1.5-1.7 million barrels per day of oil exports would be blocked, adding to the over 10 million barrels per day already disrupted.”

The article “War in Iran, in March the OPEC oil production collapses by 27%: 8 million barrels a day less” comes from Il Fatto Quotidiano.

#theStraitofHormuz #208millionbarrels #theGulfarea #163millionbarrels #SaudiArabia #Kuwait #DonaldTrump #Iranian #Strait #Brent #theUnitedStates #AmritaSen #theFinancialTimes #10millionbarrels #8millionbarrels #IlFattoQuotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/13/guerra-iran-crisi-petrolio-opec-news/8354519/

Guerra in Iran, a marzo la produzione di petrolio dell’Opec crolla del 27%: 8 milioni di barili al…

Lunedì, in vista del blocco dei porti iraniani nello stretto di Hormuz, il Brent con scadenza maggio 2026 è salito a 100,47 dollari al barile (+5,5%), mentre il WTI si attesta a 102,22 dollari (+5,6%)

Il Fatto Quotidiano