Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma

Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023

Nonostante le dinamiche che avrebbero portato nuovamente alla guida diretta dell’ODEUM Roma da parte di Reinhard Gehlen, alcuni interrogativi rimangono tuttavia aperti rispetto ai report del ‘52. Innanzitutto chi era il vero responsabile della falsità delle informazioni inviate? E perché nessuno del gruppo romano si era accorto delle suddette mancanze prima di inoltrare il tutto all’ufficio “Analisi”? Purtroppo non è possibile ricostruire in maniera soddisfacente né la costituzione della rete di informatori dell’ODEUM Roma per quanto riguarda l’Europa dell’Est, né le dinamiche di comunicazione fra tali informatori e il gruppo romano. Sembra tuttavia ovvio, sulla base delle succitate valutazioni dell’ufficio “Analisi”, che gli individui reclutati in tale ambito dall’ODEUM Roma siano stati totalmente privi di esperienza spionistica, forse addirittura semplici “imbroglioni”, la cui attività era volta unicamente al guadagno.
Non c’è infatti ragione per dubitare del giudizio del succitato ufficio, secondo cui i report nella loro totalità risultassero «un imbroglio smascherato immediatamente» <515. E anche se l’ufficio “Analisi” aveva tenuto a sottolineare che una mancante formazione in campo spionistico da parte dei membri dell’ODEUM Roma non sarebbe stata sufficiente a spiegare il livello scarsissimo dei report del ’52, a mio avviso, ciò potrebbe invece essere parte del problema. Come si è visto precedentemente, nel ’49, sullo sfondo dello “scandalo SMOM”, Johannes Gehlen aveva riconosciuto la necessità di ricevere una formazione appropriata in campo spionistico, la cui mancanza avvertiva come un potenziale ostacolo per la propria carriera <516. Dalle fonti non emerge se egli all’inizio del ’52 avesse già seguito dei corsi di formazione a Pullach o se avesse ricevuto un altro tipo di addestramento in tal senso. Di conseguenza, a mio parere, la mancanza di esperienza e di un modus operandi professionale nella raccolta di informazioni sensibili è un elemento importante per poter spiegare ”l’affare dei report” del ’52. A ciò si aggiunge, come veniva anche annotato nelle suddette valutazioni, che nessuno dei membri dell’ODEUM Roma era esperto né dell’Est Europa né tantomeno della situazione militare di tali paesi. Di conseguenza è piuttosto improbabile che il gruppo romano avesse realmente le competenze necessarie a rivedere e valutare in modo efficace le informazioni trasmesse dai propri informatori. La suddetta valutazione sembrerebbe inoltre insinuare quasi il sospetto che dietro i report “fasulli” dell’ODEUM Roma ci fosse stata la concreta intenzione, da parte di Johannes e dei suoi collaboratori, di fabbricare informazioni sensibili e di “imbrogliare” la centrale dell’Organisation Gehlen, magari, si potrebbe ipotizzare, allo scopo di esaltare una presunta importanza strategica della base estera romana per giustificarne la futura esistenza. È tuttavia mia opinione che tale ipotesi non sia plausibile. Come si vedrà anche in seguito, è più probabile che gli sbagli, anche gravi, commessi dall’ODEUM Roma siano da attribuirsi all’inesperienza dei membri del gruppo piuttosto che alla loro malafede.
Qualunque sia alla fine stata la ragione alla base dell’ “affare dei report”, lo “scontro” tra l’ODEUM Roma e l’ufficio “Analisi” sarebbe stato evitato con l’intervento di Reinhard. Anche se in tal modo, come già detto, egli era riuscito a sottrarre il fratello maggiore alle critiche e alle interferenze esterne, la sua gestione diretta dell’ODEUM Roma non sarebbe durata a lungo. Infatti, sullo sfondo del rapido avvicinarsi dell’“ufficializzazione” dell’Organisation Gehlen, tra il ’52 e il ’53, il capo del servizio segreto tedesco avrebbe preso una decisione importante per il futuro dell’ODEUM Roma: il suo trasferimento al cosiddetto “Archivio” di Wolfgang Langkau, anche conosciuto come “Servizio Strategico”.
[…] la ricostruzione precisa di come l’ODEUM Roma si sia inserito sul piano burocratico e amministrativo all’interno dell’Organisation Gehlen non risulta facile, come hanno dovuto ammettere retrospettivamente gli stessi membri del BND <517. Nonostante ciò, grazie soprattutto alla minuziosa analisi di Thomas Wolf della struttura e dell’organizzazione interna dell’Organisation Gehlen, oltre all’esistenza di alcuni documenti di archivio rivelatori e utili in tal senso, è possibile gettare almeno parzialmente luce sulle dinamiche burocratiche e strutturali che caratterizzarono l’ODEUM Roma a cavallo tra la primavera del ’52 e i primi mesi del ’53, in seguito al suddetto “affare dei report” sull’Europa dell’Est.
Sono già state individuate e analizzate in precedenza le motivazioni che permettono di interpretare Johannes e l’ODEUM Roma come “corpi estranei” all’interno dello stesso servizio segreto tedesco: annessi ufficialmente all’ufficio “35” come Sonderverbindungen, ma, a quanto pare, guidati e controllati quasi esclusivamente da Reinhard Gehlen, solo pochi esterni avevano modo di accedere alle informazioni raccolte e trasmesse dai membri dell’ODEUM Roma. Il ’52, con l’invio dei suddetti report e l’esito disastroso della successiva valutazione per mano dell’ufficio “Analisi”, aveva poi provocato, come già visto, nuovamente l’intervento del capo dell’Organisation Gehlen. Gli eventi dei primi mesi del ’52 avevano portato Reinhard a “isolare” nuovamente il fratello non solo dal resto del servizio segreto tedesco, ma anche dalla CIA e dagli inviati di quest’ultima a Pullach, proprio in un momento in cui l’intelligence statunitense sembrava interessarsi sempre di più dell’operato dell’ex fisico nucleare a Roma. Infatti a partire dal ’51 la CIA aveva iniziato a richiedere con insistenza maggiori informazioni «circa il contributo dato da Johannes Gehlen e dai suoi collaboratori alla generale raccolta di informazioni d’intelligence» dell’Organisation Gehlen <518. Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma, ma alla fine, essa «non venne più informata da Reinhard Gehlen circa l’attività e i risultati raggiunti dal gruppo romano» <519.
Quanto appena detto fa emergere un elemento importante in riferimento ai “rapporti di forza” tra CIA e Organisation Gehlen, ovvero che, nonostante gli sforzi ripetuti dell’intelligence statunitense, il servizio segreto di Reinhard continuava a rimanere almeno parzialmente fuori dalla sfera di controllo della CIA. Se a ciò si aggiunge anche la generale “crisi” venutasi a creare nei rapporti tedesco-statunitensi a Pullach all’inizio degli anni Cinquanta, in vista della imminente trasformazione dell’Organisation Gehlen nel nuovo servizio segreto federale estero, diventa chiaro perché la nascita del futuro “Servizio Strategico” possa essere vista come una sorta di “sintomo collaterale” della generale “politica gehleniana”. Infatti, come si vedrà, il processo di costituzione e la struttura interna del “Servizio Strategico” diventano emblematici per capire una generale tendenza dell’Organisation Gehlen, e successivamente del BND, a frammentarsi progressivamente, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in vari reparti eterogenei e solo parzialmente legati fra loro.
La costituzione del “Servizio Strategico”
La storia della nascita e dell’evoluzione del “Servizio Strategico”, rimane ancora perlopiù nel buio. Come già accennato, secondo alcune fonti BND, esso nacque nel ’52 nella sua forma più embrionale su mandato di Adenauer, secondo cui l’Organisation Gehlen avrebbe dovuto «dare vita a un organo d’intelligence indipendente dagli americani dal punto di vista operativo ed economico, allo scopo di raccogliere informazioni sull’Europa occidentale e sul Terzo mondo» <520, agendo esclusivamente alle dipendenze del cancelliere. Secondo lo stesso Reinhard Gehlen, tra le attività di questo nuovo organo d’intelligence sarebbe dovuto rientrare anche lo spionaggio anticomunista verso i paesi sotto influenza sovietica così come verso organizzazioni e partiti comunisti nel blocco occidentale e nei paesi non-allineati <521. In quanto risultato di questo “tacito accordo” tra il governo tedesco-federale e l’Organisation Gehlen, da cui la CIA era dunque esplicitamente estromessa, il futuro “Servizio Strategico” si configurava sin dall’inizio, secondo Wolf, come una sorta di «servizio segreto dentro il servizio segreto» <522. La nascita di questo nuovo ufficio sembrava dunque assolvere a due principali obiettivi. Da una parte, si configurava come elemento importante del più ampio processo di trasformazione del servizio segreto di Pullach in BND, visto che il governo tedesco-federale aveva preso la decisione di fare dell’Organisation Gehlen il nuovo organo d’intelligence estero della RFT proprio nel ’51 <523. Dall’altra, si poneva come funzionale allo sforzo di Reinhard di allontanare alcuni elementi del proprio servizio segreto, fra cui l’ODEUM Roma, dal controllo della CIA.
Il “Servizio Strategico”, che assunse tale nome ufficialmente solo a partire dal ’56, nacque inizialmente sotto il nome in codice “Archivio” e fu guidato da Wolfgang Langkau, un conoscente di vecchia data di Reinhard e mediatore tra l’Organisation Gehlen e gli ambienti cristiano-democratici tedesco-federali <524. Sin dal 1951 Langkau aveva esercitato la propria attività d’intelligence per conto del servizio segreto tedesco sotto la copertura di collaboratore del giornale «Neues Abendland», organo di comunicazione principale della cosiddetta Abendländische Bewegung (Movimento per l’Occidente). Tale movimento era nato in Germania agli inizi della guerra fredda con ramificazioni internazionali, di stampo conservatore e anticomunista, ed era legato anche a rappresentanti del clero cattolico e della Chiesa protestante <525. A partire dal ’52 Langkau divenne capo del nascente “Servizio Strategico”, con l’incarico preciso di costituire rapidamente un reparto in grado di fornire alla Cancelleria federale informazioni d’intelligence in ambito estero <526. Di conseguenza, a cavallo tra il ’52 e il ’53, gran parte dei “collegamenti speciali” dell’Organisation Gehlen attivi all’estero vennero annessi al “Servizio Strategico”. Tale processo si sarebbe accelerato quando, verso la fine del ’53, Reinhard avrebbe deciso di sciogliere l’ufficio “35”, responsabile di tutti i suddetti “collegamenti speciali”, fra cui, come già accennato, anche l’ODEUM Roma, i quali vennero interamente trasferiti al neonato organismo diretto da Langkau <527.
[NOTE]
515 Endgültige Beurteilung, 14 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 619.
516 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
517 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
518 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 428.
519 Ibidem.
520 Ivi, p. 416.
521 Ibidem.
522 Ivi, p. 415.
523 Ivi, p. 420; cfr. T. Wolf, Die Anfänge des BND, cit..
524 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-418. L‘“Archivio“ di Langkau avrebbe costituito uno dei due pilastri su cui il “Servizio Strategico” si sarebbe basato dopo il ’56. Il secondo pilastro sarebbe stato costituito dal reparto Außenpolitische Aufklärung (Spionaggio estero) di Kurt Weiß, già specialista per lo spionaggio contro i paesi del Patto Atlantico. Ancor prima della fusione dei due suddetti uffici, il soprannome “Servizio Strategico” si sarebbe già affermato per il reparto di Langkau, ragione per cui “Servizio Strategico” viene qui usato come sinonimo di “Archivio”.
525 Per un’analisi dell’Abendländische Bewegung cfr. V. Conze, Die Abendländische Bewegung, in: V. Conze (a cura di), Das Europa der Deutschen. Ideen von Europa in Deutschland zwischen Reichstradition und Westorientierung (1920-1970), Oldenbourg, München 2005, pp. 127-207. Per il legame tra l’Organisation Gehlen, il movimento e gli esponenti principali di questi ultimi cfr. T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-420.
526 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 421.
527 Ivi, p. 422.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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Circa alcuni agenti nazisti reclutati dai servizi segreti americani

Il segretario di Stato dette il suo assenso e nel mese di maggio [1947] le autorità militari decisero di trasferire Dollmann nella zona di occupazione statunitense nella Germania dell’Ovest, considerando che lì avrebbe potuto svolgere compiti di maggiore utilità rispetto a quanto avrebbe potuto fare se fosse espatriato in America Latina, come ipotizzato inizialmente da Angleton <362. Il 22 ottobre da Washington il direttore dell’Office of Special Operations, l’agenzia coordinata con il CIG che si occupava delle operazioni clandestine all’estero, ordinò che Dollmann rimanesse in Germania e che per nessun motivo fosse permesso agli italiani di ottenerne la custodia: “Dollmann e Wenner non devono essere consegnati all’Italia né ora né nel prevedibile futuro. Se vanno in Italia saranno arrestati, interrogati, esposti, e facilmente accusati di essere criminali di guerra. Non si ritiene che possano avere alcuna possibile copertura adeguata considerando i rischi e ciò che sta dietro a questo caso. (…) Preferisco altamente che rimangano nell’AmZone in Germania” <363. Per circa un anno l’ex-gerarca nazista rimase quindi nella sua terra d’origine, un periodo durante il quale iniziò un rapporto di attiva collaborazione per l’intelligence americana: la sezione del CIC di Monaco gli affidò l’incarico di redigere rapporti settimanali. Nel 1948 i vertici della sezione OSO, l’Office of Special Operations, valutarono che era pronto per iniziare la sua attività di collaborazione per lo spionaggio in Italia e lo inviarono presso la sede del CIC di Milano <364.
La linea di azione messa in campo nell’immediato dopoguerra da Angleton e dai vertici dell’intelligence statunitense, tesa ad aggirare ogni tipo di legalità e di sovranità nazionale dei paesi allo scopo di salvare – e poi utilizzare – grossi personaggi nazisti e repubblichini, mostra come le dinamiche della guerra fredda abbiano investito pesantemente fin dall’inizio la ricostituzione post-bellica del paese. Il quadro complessivo che emerge, in cui si inseriscono queste vicende, è quello in cui nella sfera dei servizi segreti l’obiettivo del contenimento del comunismo, e quindi la salvaguardia degli interessi geopolitici statunitensi, si legava alla convinzione che l’importanza dei fini potesse giustificare l’adozione di qualsiasi mezzo <365.
[…] La stessa logica utilizzata da Angleton in Italia per Borghese e Dollmann, si ritrova del resto in un’operazione dello stesso tipo che fu messa a punto in Germania, dove il generale Reinhard Gehlen, capo del Fremde Heeren Ost, la sezione del servizio segreto militare nazista che si occupava del fronte orientale, venne immediatamente assunto nelle fila dell’intelligence americana, pochi giorni dopo la resa incondizionata dichiarata dalla Germania. Nei primi mesi del 2002 il governo americano ha declassificato i documenti relativi al reclutamento di Gehlen insieme alla sua rete di agenti nazisti da parte dei servizi segreti americani, acquisiti dal National Archives and Records Administration l’8 maggio 2002 <366. In questi rapporti ufficiali si legge che nel giugno del ’45, dopo il collasso della Germania nazista, Gehlen fu ingaggiato dall’U.S. Army per continuare il suo lavoro di intelligence, ma questa volta per l’America. A tal fine Gehlen nelle settimane successive fece assumere moltissimi membri delle Ss, ricostituendo così il suo intero gruppo di lavoro originario con il quale aveva operato per il Führer. Uno dei direttori della sezione dell’intelligence Usa in Germania, Crosby Lewis, nel settembre del ’46 tira le fila dell’operazione “Keystone” in un lungo documento top secret. Dal suo racconto dettagliato apprendiamo informazioni fondamentali e sconcertanti relative all’evoluzione di tutta l’operazione che riguardava Gehlen e la sua rete. Il generale Gehlen “era negli Stati Uniti”, scrive Crosby Lewis, fin dalle prime settimane dopo la fine del conflitto, “essendo stato portato lì dal G-2, War Department, (…) insieme a personale della Fremde Heere Ost” <367. Gehlen era rimasto per molto tempo con i suoi collaboratori negli Stati Uniti, fino alla primavera-estate del ’46. Lewis rivela anche come riguardo agli elementi dell’organizzazione di spionaggio nazista non fosse mai stato redatto alcun rapporto di interrogatorio, poiché “tutto questo personale della Fremde Heere Ost, che era stato catturato dagli americani, non è mai stato interrogato” <368. Nonostante si trattasse dei vertici dello spionaggio nazista, dunque, la decisione di assumerli in blocco nell’intelligence Usa aveva fatto sì che addirittura non gli fosse stata posta alcuna domanda relativa alle loro conoscenze o alle operazioni che avevano portato avanti, procedura senza dubbio anomala. Lewis venne in seguito in contatto con uno dei dirigenti della Fremde Heeren Ost, di nome Oberst Baun, per accordarsi in merito alla costruzione di una sezione di intelligence Usa in Germania che avrebbe dovuto essere gestita direttamente dal comandante nazista, con tutti i suoi ex-collaboratori, il cui “obiettivo finale” doveva essere “l’Unione Sovietica” <369. A questo proposito Lewis racconta un dettaglio che lo aveva colpito: “Quando arrivai a Oberursel – la sede dell’SSU – scoprii che Baun non era trattato come un prigioniero normale, ma più come un ‘ospite’, e che non era suscettibile di interrogatorio”. L’operazione di assunzione di Gehlen e di tutta la sua rete di agenti nei ranghi dell’Oss, come emerge dai documenti, fu considerata un grande successo dagli agenti americani: “Alla metà di luglio 1945, eravamo riusciti a ricostituire lo staff e le persone chiave della rete del generale Gehlen, con tutti i suoi importanti documenti, ed eravamo molto coscienti della miniera d’oro che avevamo trovato. <370 Uno dei fattori che resero Gehlen e i nazisti della sua rete molto importanti per gli interessi strategici americani fu la loro esperienza e le loro conoscenze di intelligence maturate nella guerra contro l’Urss: tutto il lavoro di raccolta di informazioni e di penetrazione nel territorio, insieme alla conoscenza dei servizi segreti sovietici, e tutta la documentazione da loro raccolta, si rivelavano ora preziosi per gli Stati Uniti. Il generale Gehlen, dopo essere stato per quattro anni alle dipendenze dell’esercito statunitense, nel 1949 passò direttamente sotto il controllo della Cia, la quale aveva deciso di subentrare come “Gehlen’s main patron” <371.
Anche il maggiore delle Ss Karl Hass, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine per aver partecipato attivamente al massacro, fu reclutato dagli agenti statunitensi immediatamente dopo la fine del conflitto. Nei giorni della Liberazione era stato arrestato dagli Alleati e tenuto sotto custodia americana: poco tempo dopo però anche a lui fu proposta la collaborazione, da un ufficiale del servizio di controspionaggio statunitense <372. Egli stesso – come è emerso dai lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti – interrogato nel luglio del 1996 dai carabinieri del Ros ha confermato tale ricostruzione, affermando anche che in seguito alla collaborazione i servizi di informazione statunitensi gli consentirono, come era avvenuto per Dollmann, di cambiare identità, e di vivere poi indisturbato in Italia, evitando in questo modo che fosse catturato dalle forze dell’ordine che lo ricercavano <373.
[NOTE]
362 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il segretario di Stato datato 8 maggio 1947.
363 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma segreto del direttore della sezione Special Operation del CIG, datato 22 ottobre 1947, per il capo della stazione dell’intelligence in Germania Heidelberg.
364 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il capo della stazione CIG in Germania datato 6 maggio 1949: “Il soggetto – si legge nel telegramma – è stato fatto entrare di nascosto in Italia da Innsbruck passando per il passo del Brennero all’inizio del 1948, tramite un trasporto speciale effettuato in accordo con il soggetto dal maggiore Bell, USFA Liaison Officer ad Innsbruck”.
365 Sottolineano a questo proposito gli autori del volume U.S. Intelligence and the Nazis: “L’utilizzo da parte americana dei criminali di guerra fu un errore grossolano sotto diversi aspetti. (…) Non c’era alcuna ragione irresistibile per iniziare il periodo del dopoguerra con l’assistenza di alcuni di coloro che erano associati ai peggiori crimini della guerra. La mancanza di sufficiente attenzione per la storia – e ad un livello personale, al carattere e alla moralità – stabilirono un cattivo precedente, specialmente per le nuove agenzie di intelligence. Ciò inoltre portò all’interno delle organizzazioni di intelligence uomini e donne incapaci a priori di distinguere tra le loro convinzioni politiche/ideologiche e la realtà. Come risultato, essi non riuscirono e non poterono produrre buona intelligence. Alla fine, poiché le loro nuove «convinzioni democratiche» erano quantomeno incerte ed il loro passato poteva essere utilizzato contro di loro, alcuni di essi avrebbero potuto essere ricattati dalle agenzie di intelligence comuniste. E dunque rappresentarono un potenziale problema per la sicurezza”. R. Breitman e N. J. Goda, U.S. Intelligence
and the Nazis, cit., p. 7.
366 Il gruppo di documenti declassificati della CIA relativi all’ingaggio di Gehlen si chiama Nazi War Crimes Disclosure Act. Alcuni di questi documenti sono stati pubblicati sul sito ufficiale dello U.S. National Archives and Records Administration
367 NARA, RG 226, Entry 210, Box 349, Folder 1. Il documento, intitolato proprio Keystone Operation e datato 22 settembre 1946, fa parte di un’altra serie di documenti Cia, declassificati successivamente alla serie Nazi War Crimes Disclosure Act, su particolare richiesta dell’archivio nazionale: le entries 210-220.
368 Ibidem, c. 1.
369 Ibidem.
370 Documento intitolato Report of Initial Contacts with General Gehlen’s Organization, compilato dall’agente John R. Boker e datato 1 maggio 1952. Il documento fa parte del report Forging an Intelligence Partnership: CIA and the Origins of the BND, 1945-1949. A Documentary History, stilato dal CIA History Staff, Center for the Study of Intelligence, European Division, Directorate of Operations nel 1999, declassificato nel 2002. Opening of CIA Records under Nazi War Crimes Disclosure Act, U.S. National Archives and Records Administration, pubblicato a cura del National Security Archive della George Washington University, alla pagina http://www.gwu.edu/~nsarchiv. Questo documento fa parte della serie Nazi War Crimes Disclosure Act.
371 Ibidem. Contemporaneamente all’inserimento di Gehlen nelle fila dell’intelligence statunitense, venivano arruolati dall’Oss anche cinque stretti collaboratori di Adolf Eichmann, l’uomo che aveva concepito e portato avanti la politica di sterminio degli ebrei; Otto von Bolschwing, ufficiale della Gestapo che aveva pianificato in Austria l’espropriazione dei beni degli ebrei, fu aiutato a nascondersi dalla polizia austriaca, per poi farlo entrare negli States nel 1953, dove lo assunsero con contratto regolare; Theodor Saeveche, che aveva ricoperto la carica di alto ufficiale delle Ss a Milano durante la Repubblica di Salò, occupandosi tra le altre cose dell’annientamento dei partigiani, fu reclutato con il compito di effettuare attività di spionaggio nella Germania Ovest. Il caso del capitano Saeveche in particolare, è stato attentamente analizzato dalla Commissione parlamentare d’Inchiesta sulle cause dell’occultamento dei crimini nazifascisti, che ha riscontrato come fosse stato assunto nei ranghi dell’intelligence Usa nonostante ai suoi stessi reclutatori fosse “noto che egli era ancora convinto della bontà dei principi del nazional-socialismo” (Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., p. 217). Nel corso degli interrogatori condotti dalle autorità alleate nelle settimane successive alla fine del conflitto Saeveche aveva confessato ad esempio la responsabilità nell’eccidio di partigiani di piazzale Loreto, e la responsabilità della fucilazione di massa di civili scelti a caso, in risposta all’uccisione di un tedesco avvenuta pochi giorni prima, effettuata a Corbetta nell’estate del ’44. In seguito all’avvenuto reclutamento, l’intelligence di fatto aveva impedito al tribunale italiano di giudicarlo per questi crimini. Cfr. Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 217-218.
372 Cfr. i lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 206-211.
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010

Ulteriori informazioni sembrano confermare un collegamento più che occasionale tra golpisti e istituzioni statunitensi. Per indicazioni dello stesso Borghese, egli avrebbe costituito il Fn su espressa indicazione di James Jesus Angleton, dirigente della Cia, da cui era stato incoraggiato a imprimere una svolta nella politica italiana che bloccasse la penetrazione comunista <891. Infine, Adriano Monti, implicato nel golpe e successivamente assolto, ha dichiarato di aver fatto parte della rete Gehlen, con il nome in codice Siegfried, nella quale servizi americani ed ex nazisti avrebbero seguito passo dopo passo i preparativi del golpe.
891 A. Giannuli, Il noto servizio, cit. p. 146.
Letizia Marini, Resistenza antisovietica e guerra al comunismo in Italia. Il ruolo degli Stati Uniti. 1949-1974, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Macerata, 2020

E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

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La Germania Ovest spiava l’Ungheria

L’inizio degli anni Cinquanta vide l’ODEUM Roma [cellula del servizio segreto tedesco occidentale dell’epoca presente a Roma] al centro di una serie di pesanti critiche interne, provenienti dalle file della stessa Organisation Gehlen [servizio segreto tedesco occidentale dell’epoca], che riguardavano l’attività del gruppo romano volta a contrastare i paesi del futuro Patto di Varsavia. A tal riguardo bisogna tuttavia sottolineare come la ricostruzione dell’attività generale dell’ODEUM Roma contro i paesi della zona d’influenza sovietica non risulti impresa facile. Infatti i report inviati periodicamente da Johannes tra il novembre del ’47 e l’ottobre del ’48 non contengono accenni significativi ad attività antisovietiche del gruppo romano e sembrano invece concentrarsi soprattutto sull’infiltrazione nello SMOM [Sovrano Ordine Militare di Malta con sede a Roma]. Tuttavia l’iniziale scarsità di accenni ad attività spionistiche rivolte contro i paesi del blocco orientale non significa automaticamente che non vi sia stato un impegno dell’ODEUM Roma in tal senso, come avrebbe dimostrato la vicenda qui di seguito descritta dell’ “affare dei report” sull’Europa dell’Est. resoconti “incriminati”, inoltrati dall’ODEUM Roma alla centrale di Pullach riguardavano una serie di notizie in primo luogo su presunti spostamenti di armi e veicoli militari in Ungheria nel ’52 <490.
È ovvio che, a causa della loro prossimità geografica rispetto ai paesi del Patto Atlantico, paesi come l’Ungheria erano di grande interesse per l’Organisation Gehlen e la CIA. La Repubblica Popolare d’Ungheria, guidata allora dal primo ministro István Dobi, aveva svolto un ruolo centrale nei piani staliniani per il consolidamento dell’influenza sovietica nell’Europa dell’Est sin dal biennio ’44-‘45, centralità che sarebbe ulteriormente accresciuta dopo la rottura tra l’URSS e la Jugoslavia di Tito nel ’48. Infatti nei primi anni Cinquanta il cosiddetto “terrore staliniano” con i suoi processi fasulli e le purghe sanguinose nei confronti di alcuni esponenti della “vecchia guardia” comunista, ora accusati di tradimento, si sarebbe rapidamente esteso dall’URSS ai suoi paesi satellite <491, comportando picchi di nervosismo e tensione anche nei paesi occidentali. Quanto l’Ungheria comunista fosse stata ormai influenzata dalla paranoia del dittatore sovietico lo dimostrarono, tra l’altro, i processi contro membri del clero cattolico ungherese nel ‘51, così come il caso clamoroso di László Rajik, ex ministro dell’Interno della repubblica magiara, processato pubblicamente nel ’49 e poi condannato a morte, in quanto presunto “nemico del regime” <492. Contemporaneamente in tutti i paesi del futuro Patto di Varsavia stava crescendo a vista d’occhio l’influenza dei servizi segreti nazionali e sovietici.
La vicenda Csaszar: un esempio di tentata infiltrazione nell’Ungheria comunista
Di fronte al rafforzarsi del sistema dittatoriale sovietico e della sua influenza sull’Europa dell’Est non sorprende dunque che l’intelligence occidentale sia stata, tra il ’48 e il ’53, particolarmente interessata a tenere d’occhio soprattutto quei paesi più vicini agli stati dell’Europa centrale, come, appunto l’Ungheria. L’eventuale spostamento di un numero significativo di truppe e armi ungheresi o sovietiche verso i confini con l’Austria e la Jugoslavia doveva essere riconosciuto con largo anticipo per poter poi avvertire i comandi militari competenti. L’ODEUM Roma, pur operando al centro della penisola italiana senza diretto accesso al territorio ungherese, avrebbe offerto all’Organisation Gehlen un canale “indiretto” per poter ricavare informazioni preziose sulla situazione militare del paese comunista, grazie al reclutamento di informatori proprio a Roma. A tal proposito è ben documentato il tentativo di Johannes di reclutare tra il ’48 e il ’49 l’ungherese Ede Csazsar, allora internato in un campo di prigionia italiano a Lipari <493. I documenti provano che l’ex fisico nucleare aveva l’intenzione di ottenere il permesso del ministero dell’Interno italiano di trasferire Csazsar in un campo dell’IRO (International Refugee Organisation) <494, da dove sarebbe poi dovuto tornare in Ungheria nelle vesti d’informatore del servizio segreto tedesco <495. Stando alle carte BND, Csazsar era stato individuato per tale incarico in quanto «specialista di aeroporti e piste di atterraggio», in grado dunque di tenere sotto osservazione gli spostamenti di aerei sovietici da e per l’Ungheria comunista, così come eventuali movimenti dell’esercito ungherese <496. I documenti provano inoltre che Johannes sia venuto in contatto con Csazsar, grazie al suo collegamento con lo SMOM <497. Infatti durante il periodo di attività al servizio di von Thun-Hohenstein, l’ex fisico nucleare era stato frequentatore abituale dei campi di rifugiati politici e di prigionieri di guerra supervisionati dall’Ordine <498, terreno fertile per ogni professionista d’intelligence in cerca di nuovi informatori. Nonostante tutti gli sforzi fatti per liberare l’informatore ungherese dalla prigionia, tuttavia, nell’ottobre del ’49 tale processo si sarebbe interrotto a causa dello “scandalo SMOM” e del venir meno dei legami tra l’ODEUM Roma e via Condotti <499. Nonostante il fallimento della missione, il caso Csazsar prova quanto per l’Organisation Gehlen, nei tardi anni Quaranta, fosse fondamentale il monitoraggio dell’attività militare in Ungheria, soprattutto riguardo agli aeroporti militari.
L’“affare dei report”: premesse, contenuti, giudizi
Tale interesse, come dimostrano le carte BND, continuò ad aumentare all’inizio degli anni Cinquanta, coinvolgendo nuovamente l’ODEUM Roma. E ciò sarebbe stato evidenziato proprio dalla già menzionata serie di report indirizzata dal gruppo romano alla centrale di Pullach sulla situazione in Ungheria del febbraio 1952. Come emerge da uno dei suddetti resoconti, grazie al reclutamento di un nuovo informatore, un operaio ungherese conosciuto solo come “Fevar”, l’11 febbraio Johannes e il suo gruppo avrebbero scoperto alcuni movimenti allarmanti presso l’aeroporto di Szekesfehervar, a soli 206 chilometri da Vienna <500. Stando all’informatore, in quel momento l’aeroporto era «occupato dall’aviazione sovietica» <501. Sempre secondo Fevar, presso la struttura aeroportuale si sarebbero trovati in quel momento «230 bombardieri pesanti, 105 cacciatori», parzialmente parcheggiati presso «spazi sotterranei, coperti da uno strato di cemento armato spesso circa 4 metri» <502.
In seguito all’invio di tale resoconto non tardò ad arrivare una risposta dall’ufficio “Analisi” dell’Organisation Gehlen. È infatti probabile che il suddetto documento dell’ODEUM Roma, a differenza dei report mandati da Johannes al fratello Reinhard tra il ’47 e il ’48, sia dovuto necessariamente passare per mano di terzi, a causa della potenziale importanza delle sue informazioni per la sicurezza dei paesi occidentali <503. La valutazione finale dell’ufficio “Analisi”, datata 15 febbraio 1952, avrebbe tuttavia rappresentato un duro colpo per il gruppo romano. Dal documento emerge, infatti, che le informazioni inoltrate da Johannes riguardo l’aeroporto di Szekesfehervar erano da considerarsi «non credibili» e addirittura «errate» <504. In primo luogo, secondo il personale del suddetto ufficio , sulla base di notizie precedentemente confermate, l’aeroporto ungherese in questione era usato dall’aviazione militare ungherese e non da quella sovietica. In secondo luogo, si legge nella citata valutazione, le dimensioni della struttura militare non avrebbero minimamente permesso il parcheggio di ben 335 aerei da combattimento, anche perché l’aeroporto non disponeva di una pista di decollo, presupposto necessario per giustificare lo stazionamento di un tale numero di aerei. Un aeroporto delle dimensioni di quello di Szekesfehervar, invece, secondo i responsabili della valutazione, avrebbe potuto ospitare un massimo di 120 aerei da combattimento. Infine, si concludeva, «il fatto che la struttura aeroportuale disporrebbe anche di spazi sotterranei dimostra la mancante credibilità dell’intero report» <505. Stando a quanto affermato dall’ufficio “Analisi”, infatti, nonostante simili voci girassero nella stampa ormai da tempo, l’esistenza di tali strutture sotterranee «non è mai stata provata» <506.
L’esito della suddetta valutazione avrebbe gravemente messo in dubbio la credibilità del gruppo romano. Ora che un report dell’ODEUM Roma era stato inoltrato direttamente agli uffici dell’Organisation Gehlen, piuttosto che passare per la “corsia preferenziale” del canale di comunicazione diretto tra i fratelli Gehlen, l’operato del gruppo romano sembrava infatti ormai messo in discussione. Chiaramente, come emerge dalla succitata valutazione, Johannes e i suoi collaboratori sembravano aver fatto affidamento su informatori inaffidabili, senza preventivamente verificare le informazioni pervenute da inoltrare alla centrale di Pullach. Tuttavia, come si vedrà, la valutazione del 15 febbraio sarebbe stata solo uno di una lunga lista di pareri negativi espressi dall’ufficio “Analisi” nei confronti dell’ODEUM Roma nel 1952.
Infatti un ulteriore documento, risalente al 14 febbraio dello stesso anno, getta luce sulla reale dimensione dei problemi legati ai report sull’Ungheria inviati da Johannes e dal suo gruppo. L’aspetto interessante del suddetto documento è che sembrava trattarsi di una lista appositamente redatta dall’ufficio “Analisi” di Pullach che raccoglieva le singole valutazioni di tutti i report sull’Europa dell’Est inviati dall’ODEUM Roma nel febbraio del ’52. In tale documento si legge, ad esempio, come il gruppo romano avesse precedentemente allertato la centrale di Pullach sull’istituzione di uno «Stato maggiore sovietico presso Miskolc», una città ungherese in prossimità del confine orientale del paese, che nel report dell’ODEUM Roma veniva descritta come «il più grande centro militare d’Ungheria» <507. La valutazione dell’ufficio “Analisi” non lasciava spazio a interpretazioni: «L’esistenza di uno “Stato maggiore” presso Miskolc non è per nulla credibile» <508. Inoltre, «l’affermazione secondo cui Miskolc sarebbe il “più grande centro militare” d’Ungheria è sbagliata» <509. Dopo aver elencato un totale di sei report del gruppo romano sui paesi dell’Europa dell’Est, ognuno dei quali veniva puntualmente screditato, il documento passava a una serie di riflessioni conclusive che esprimevano appieno la preoccupazione che le notizie provenienti da Roma sembravano aver destato presso l’ufficio “Analisi” dell’Organisation Gehlen: “1) Das Material ist in seiner Gesamtheit restlos unbrauchbar. 2) Die Verfasser der Berichte sind auf mil.[itärischem] Gebiet völlige Laien und besitzen nicht die geringsten Kenntnisse über das derzeitige Lagebild in Ungarn und Rumänien. 3) Die Existenz der angeführten Unterquellen wird hier stark angezweifelt. Setzt man sie aber voraus, so kann die äußerst mangelhafte Berichterstattung auch mit fehlender Schulung nicht ausreichend erklärt werden. 4) Alle Behauptungen des Meldungsinhaltes sind völlig unbewiesen. […] 5) […] Es handelt sich sicherlich um Produkte aus unseriösen ND-Kreisen […], die […] wegen ihrer Minderwertigkeit und falschen Angaben auf den ersten Blick als Schwindel entlarvt werden konnten” <510.
Le cause dei report e le conseguenze dell’“affare”
È chiaro, sullo sfondo di quanto appena detto, che un simile giudizio negativo dell’ufficio “Analisi” non sarebbe rimasto a lungo senza conseguenze. Nel descrivere le informazioni dei report dell’ODEUM Roma come «del tutto infondate» e, complessivamente, come «imbroglio», gli impiegati del suddetto reparto avevano infatti innescato un processo che avrebbe, da lì a breve, provocato l’ennesimo intervento di Reinhard Gehlen a favore del fratello maggiore e del gruppo romano. Secondo la già menzionata analisi dello stesso BND, condotta nel ’69 per gettare luce in retrospettiva sull’operato dell’ODEUM Roma e del suo capo e basata sulle suddette valutazioni, l’ufficio “Analisi” aveva allora messo in atto «una ribellione energica contro i report fasulli provenienti dalla rete di informatori legata a B.H. [Bruder Hans]» <511. Infatti sembra che la succitata lista del 14 febbraio, che, come già detto, riportava ben sei report dell’ODEUM Roma, insieme alle rispettive valutazioni negative, sia stata redatta dall’ufficio “Analisi” proprio allo scopo di convincere Reinhard dei risultati deludenti del lavoro dell’ODEUM Roma nell’ambito dell’intelligence sull’Europa dell’Est. Anche se non è possibile stabilire quando esattamente il capo dell’Organisation Gehlen abbia preso visione di tale lista, i documenti BND rivelano nondimeno che Reinhard l’abbia ricevuta nella tarda primavera del ‘52. Secondo Karl-Eberhard Henke, autore della valutazione interna condotta dal BND nel ’69, Reinhard Gehlen «non ha reagito bene di fronte agli esiti inequivocabili delle analisi condotte sui report di B.H. [Johannes]» <512. Come era già accaduto altre volte, sia nel caso dello “scandalo SMOM” sia in quello del “caso Krause”, il fratello minore dei Gehlen sarebbe venuto a soccorrere quello maggiore. Infatti l’unica conseguenza che i succitati report “fasulli” sembrano aver comportato per l’ODEUM Roma era che, a partire dalla primavera del ’52, il gruppo romano e il suo capo sarebbero tornati nuovamente sotto il controllo diretto ed esclusivo di Reinhard, senza l’intromissione di altri uffici o impiegati <513. Johannes e i suoi collaboratori sarebbero stati quindi posti nuovamente in una sorta d’“isolamento” rispetto al resto dell’Organisation Gehlen. Ciò è anche confermato dal fatto che, dalla primavera del ’52 in poi, né l’ufficio “Analisi” né la CIA, come si vedrà, avrebbero avuto più notizie sull’attività dell’ODEUM Roma <514.
[NOTE]
490 Handschriftliche Stellungnahme, Karl-Eberhard Henke, 8 ottobre 1969, BND-Archiv, 220816, cfr. T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 427-428.
491 M. Mazower, Der dunkle Kontinent. Europa im 20. Jahrhundert, Alexander Fest, Berlin 2000, pp. 374-377.
492 Ivi, pp. 376-377.
493 Ede Czaszar, Befreiung aus der Internierung, 17 dicembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000287. La località di Lipari è erroneamente trascritta come “Pipari”.
494 Per un’analisi dell’umanitarismo internazionale e della tutela dei diritti dei profughi agli inizi della guerra fredda cfr. S. Salvatici, Senza casa e senza paese. Profughi europei nel secondo dopoguerra, Il Mulino, Bologna 2008; Id., Nel nome degli altri. Storia dell’umanitarismo internazionale, Il Mulino, Bologna 2015.
495 Intervention für Ede Csazsar bei der Ausländer-Abteilung des italienischen Innenministeriums, 8 febbraio 1948, BND-Archiv, 228014_OT, doc. 000284.
496 Ede Czaszar, Befreiung aus der Internierung, 17 dicembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000287.
497 Meldung an S-1933, Betr.: Ede Csazsar, 3 ottobre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000274.
498 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., pp. 56-57, cfr. Meldung, Betr.: Besprechung mit S-1933 am 9. September 48, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
499 Meldung an S-1933, Betr.: Ede Csazsar, 3 ottobre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000274.
500 Ungarn, Flugplatz von Szekesfehervar, 11 febbario 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 622.
501 Ibidem.
502 Ibidem.
503 Per una mancanza di fonti, è tuttavia possibile stabilire se l’invio di report all’ufficio “Analisi”, da parte dell’ODEUM Roma, abbia costituito il modus operandi “standard“ del gruppo romano sin dall’entrata in scena della CIA, oppure se con i report sull’Europa dell‘Est si fosse trattato di un caso eccezionale.
504 Endgültige Beurteilung, 15 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 624.
505 Ibidem.
506 Ibidem.
507 Endgültige Beurteilung, 14 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 619.
508 Ibidem.
509 Ibidem.
510 Ibidem. “1) Il materiale nel suo complesso è totalmente inutile. 2) Gli autori dei report sono dei completi dilettanti in materia mil.[itare] e non hanno le minime conoscenze della situazione attuale in Ungheria e Romania. 3) Si mette fortemente in dubbio l’esistenza di presunti informatori secondari. Ma anche se ci fossero, la scadente qualità dei resoconti non potrebbe essere sufficientemente giustificata da un mancante addestramento in ambito d’intelligence. 4) Tutte le affermazioni contenute nei report sono completamente prive di un qualche fondamento. […] 5) […] Si tratta sicuramente di prodotti di ambienti d’intelligence poco affidabili […], che […] si sono potuti smascherare a prima vista come imbroglio, a causa della loro scadente qualità e delle informazioni false”.
511 Handschriftliche Stellungnahme, Karl-Eberhard Henke, 8 ottobre 1969, BND-Archiv, 220816, doc. 615.
512 Ibidem.
513 Meldung, 2 maggio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 618.
514 Ibidem; T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 428.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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Tra le missioni dell’ODEUM Roma si sarebbe riproposto il riallacciamento dei legami con lo SMOM

È a questo punto tuttavia doveroso sottolineare che l’Organisation Gehlen [servizio di spionaggio della Germania Ovest, con antenna, l’Odeum, a Roma] non avrebbe fatto unicamente riferimento ai succitati contatti dell’ODEUM Roma per la costruzione di legami con il Vaticano, legami che, stando ai documenti BND, «sono antichi quanto l’Organisation Gehlen stessa» <478. Infatti Reinhard [Gehlen, responsabile dell’omonima menzionata Organizzazione] si era recato già nel gennaio del ’49 a Roma per incontrare Pio XII in persona. Ciò non era accaduto grazie all’aiuto di Johannes [Gehlen, ex fisico nucleare, fratello e collaboratore di Reinhard], quanto piuttosto a quello di Eric Waldman, allora responsabile del collegamento fra il neonato servizio segreto tedesco e il G-2 USFET479 [struttura di spionaggio dell’americano United States Forces European Theater]. In quell’occasione, si sarebbe istituito un ulteriore collegamento diretto tra la centrale di Pullach e gli ambienti vaticani tramite la figura di Robert Leiber, un prete gesuita e uomo fidato del Papa, che avrebbe da lì in poi funto da mediatore più autorevole tra gli ambienti ecclesiastico-cattolici e il servizio segreto gehleniano <480. Accanto a Leiber, come rivelano i documenti, anche l’arcivescovo Rudolf Graber avrebbe giocato un ruolo importante già «durante la fase di costituzione dell’Organisation Gehlen tra il tardo autunno del 1945 e la fine del 1946» <481. Nonostante l’attività di Leiber e Graber per conto del servizio segreto tedesco è dunque ben documentata, capire se o in che misura questi ultimi siano stati in contatto con Johannes e gli altri membri dell’ODEUM Roma risulta difficile. Sembra, di conseguenza, che siano esistiti due piani più o meno distinti per quanto riguarda i rapporti dell’Organisation Gehlen con gli ambienti vaticani: quello legato alla centrale di Pullach, gestito da Reinhard e dal suo staff, da una parte, e quello dell’ODEUM Roma, basato sulle conoscenze personali dei singoli membri del gruppo romano, dall’altra.
È dunque chiaro che la crisi dello SMOM [Sovrano Ordine Militare di Malta] del ’49 e il conseguente allontanamento di Johannes da via Condotti abbiano avuto un impatto profondo e, in fine dei conti, negativo sui contatti di Johannes con gli ambienti vaticani. Con la caduta in disgrazia di von Thun-Hohenstein l’ex fisico nucleare avrebbe infatti perso l’accesso agli archivi e alle corrispondenze dell’Ordine, buona parte dei quali riguardavano la Santa Sede, e avrebbe perso di vista numerosi contatti legati a via Condotti. Si ricordi inoltre che, un anno dopo lo “scandalo SMOM”, l’ODEUM Roma perse anche Willy Friede, prezioso mediatore tra il gruppo romano e l’ordine dei Gesuiti. È dunque probabile che nel biennio ’49-’50 Johannes si sia trovato in difficoltà di fronte alla perdita di molti legami con il clero cattolico, nei quali aveva investito non poco tempo ed energia. Forse proprio a causa delle suddette difficoltà si può individuare la ragione per cui, a partire dal ’51, tra le missioni dell’ODEUM Roma si sarebbe riproposto il riallacciamento dei legami con lo SMOM. Infatti, a partire dal biennio ’50-’51, la strumentalizzazione a fini spionistici dell’Ordine, come si vedrà, si sarebbe trasformata progressivamente in una sorta di “miraggio” per Johannes, una rincorsa i cui esiti rimangono tuttora discutibili. Accanto al riaffiorare dell’interesse, da parte dell’Organisation Gehlen, per lo SMOM vi sarebbero però stati anche altri cambiamenti per l’ODEUM Roma. Così l’inizio degli anni Cinquanta avrebbe, fra le altre cose, visto il riproporsi della questione dell’inquadramento dell’ex fisico nucleare e del suo gruppo romano all’interno dell’Organisation Gehlen, in vista anche dell’imminente ufficializzazione del servizio segreto tedesco.
[NOTE]
478 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
479 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 58-59; M.E. Reese, Organisation Gehlen, cit., p. 137.
480 Ivi, pp. 58-59.
481 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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I contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani

Come ha sottolineato Mary Ellen Reese, nonostante «le attività della Chiesa cattolica costituiscano uno dei fili rossi alla base degli intrecci della storia dello spionaggio», il ruolo del Vaticano durante la “guerra di spie” del secondo dopoguerra è quasi impossibile da ricostruire <460. Certo è, tuttavia, che la Santa Sede era attivamente coinvolta nella battaglia anticomunista sin dall’inizio. Già nel ’43 Pio XII si era mostrato «turbato dai successi militari dei russi» e «angosciato anzitutto dalla minaccia bolscevica» <461, un atteggiamento che avrebbe poi reso il Vaticano, durante la guerra fredda, una sorta di “avamposto” simbolico della cristianità cattolica in lotta contro l’ateismo di stampo sovietico. Per i servizi segreti occidentali, di conseguenza, la Santa Sede avrebbe costituito un legame imprescindibile e, come si vedrà, anche l’ODEUM Roma avrebbe investito quantità non indifferenti di tempo ed energia nella costituzione di legami con ambienti vicini al Santo Padre.
L’ODEUM Roma e i legami con esponenti del clero cattolico
“Im Falle eines Ablebens des Papstes so wäre unter den augenblicklichen Verhältnissen das konklave [sic.] aus zwanzig italienischen und vierunddreissig ausländischen Kardinälen zusammengesetzt. Diese Zusammensetzung würde bei der Papstwahl die Wahl eines Ausländers vermuten lassen. In einem solchen Falle neigen wir eher dazu den Angehörigen eines grossen Landes, zum Beispiel Amerikas, auszuschliessen […]. Als „Arbeitshypothese“ […] würden wir bei einer etwaigen Papstwahl mit einem Angehörigen einer kleinen Nation, die kein wesentliches Gewicht auf der internationalen Ebene besitzt, rechnen können. Sicher würde eine solche Entwicklung in Italien Unmut und Trauer auslösen”. <462
Con queste parole Johannes [Gehlen] avrebbe chiuso il suo report del ‘50 sulle previsioni di eventuali future elezioni papali, secondo le stime dell’ODEUM Roma. Nel 1958, con la morte di Eugenio Pacelli e l’elezione al soglio pontificio dell’italiano Angelo Giuseppe Roncalli, si sarebbe dimostrata l’erroneità delle su citate valutazioni di Johannes <463. È in qualche modo sconcertante la suddetta affermazione dell’ex fisico nucleare, soprattutto alla luce delle sue presunte ampie e abituali frequentazioni con alcuni ambienti vaticani, delle quali si parlerà a breve, e le quali sembrerebbero indicare una certa base di conoscenza della tradizione di elezione di papi italiani. Come hanno sottolineato anche Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, i contatti con la Santa Sede sarebbero stati di grande importanza per l’Organisation Gehlen e per la CIA per due motivi in particolare. Innanzitutto presso il Vaticano giungevano quotidianamente notizie da ogni angolo della terra, utili ai servizi segreti degli stati occidentali. In secondo luogo, il sostegno di certi ambienti vaticani avrebbe, da una parte, facilitato eventuali future collaborazioni con servizi d’intelligence occidentali di stati di forte impronta cattolica, mentre, dall’altra, si sarebbe rivelato utile nella lotta contro i paesi sotto influenza sovietica e di stampo ateo <464. Quali erano quindi i contatti grazie a cui Johannes e il suo gruppo avrebbero analizzato le politiche della Santa Sede? E si può parlare di una vera e propria collaborazione, anche in senso spionistico, tra l’Organisation Gehlen e certi ambienti vaticani, attraverso l’ODEUM Roma?
Lo SMOM e Willy Friede come “artefici” dei primi contatti con gli ambienti vaticani
Per scoprire a quando risalgono i primi contatti di Johannes con gli ambienti vaticani, bisogna guardare innanzitutto al periodo da lui trascorso negli ambienti dello SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] a fianco a von Thun-Hohenstein. Come è stato detto in precedenza, l’ex fisico nucleare si era riavvicinato a von Thun-Hohenstein, un suo amico di vecchia data, già nel biennio ’46-’47, quindi poco dopo il proprio rientro in Italia. Grazie alla mediazione del conte altoatesino, Johannes sarebbe quindi dapprima stato inserito, come si è visto, a titolo volontario all’interno di alcune commissioni dell’Ordine nel ’47 e poi, a partire dal ’48, avrebbe funto come addetto alla Segreteria particolare di von Thun-Hohenstein e come assistente privato di quest’ultimo. È stato dimostrato in precedenza che tali attività avrebbero costituito una mera copertura per l’operato d’intelligence dell’ex fisico nucleare, copertura che gli avrebbe anche permesso di tessere i primi contatti con gli ambienti vaticani.
Tali primi contatti, come dimostrano i report inviati da Johannes al fratello [Reinhard Gehlen], avrebbero compreso anche quello con il barone Stanislao Pecci, plenipotenziario dello SMOM presso il Vaticano. Tuttavia eventuali speranze di tessere forti e fruttuosi legami con il Vaticano tramite Pecci sarebbero presto andate deluse. Secondo l’ex fisico nucleare, Pecci era «del tutto inutile come fonte d’informazione sia per Ferdinand [von Thun-Hohenstein] che per me, in quanto gli mancano le capacità necessarie» <465. Inoltre il barone, come già ricordato, era considerato la guida del cosiddetto “partito d’opposizione” che riuniva gli antagonisti di von Thun-Hohenstein di via Condotti, circostanza che avrebbe reso una collaborazione tra Pecci e Johannes impossibile <466. Tuttavia lo SMOM avrebbe offerto anche altre possibilità all’ex fisico nucleare, non tanto rispetto alla costituzione di legami con la Santa Sede, ma piuttosto per quanto riguarda la raccolta di informazioni e un’analisi di quest’ultima. Infatti, in qualità di addetto e responsabile della segreteria particolare di von Thun-Hohenstein, Johannes avrebbe avuto, a suo dire, accesso a gran parte della documentazione disponibile concernente i contatti tra lo SMOM e il Vaticano <467. È allora lecito supporre che molte informazioni riguardanti la Santa Sede e mandate dall’ODEUM Roma alla centrale di Pullach [cittadina dove era situata la sede dei servizi segreti della Germania Ovest] tra il ’48 e il ’49 si sarebbero almeno parzialmente basate sulle carte conservate e gestite presso la suddetta segreteria.
Accanto ai succitati sbocchi che lo SMOM avrebbe offerto a Johannes per avvicinarsi agli ambienti vaticani o, almeno, di raccogliere informazioni utili ai fini d’intelligence su questi ultimi, si sarebbe rivelata fondamentale la mediazione di Willy Friede. Quest’ultimo, come è stato detto in precedenza, si era legato a figure del clero romano già prima di iniziare, a partire dal ’48, a collaborare con Johannes e il suo nascente gruppo spionistico. Infatti un documento BND lo descrive come «consulente e funzionario dei Gesuiti», senza però chiarire i dettagli di questa presunta attività di Friede per il suddetto Ordine religioso <468. Il nuovo membro dell’ODEUM Roma era in ottimi rapporti con vari esponenti gesuiti e, se si vuole prestare fede a quanto affermato dai documenti della CIA, Friede sarebbe addirittura stato il vero artefice di tutti legami più importanti dell’ODEUM Roma con il Vaticano <469. Inoltre, seppur in misura minore rispetto a Friede, anche Guignot e von Fransecky avrebbero contribuito ad ampliare la rete di contatti del gruppo romano con gli ambienti vaticani. Così, ad esempio, è provato che Guignot si occupasse della raccolta d’informazioni sul conto di vari membri del clero francese470, oltre al fatto che si fosse recato varie volte in Vaticano a scopi non meglio specificati <471. Infine Guignot sembra essere stato in contatto con il cardinale francese Eugène Tisserant, decano del collegio cardinalizio e successivamente archivista e bibliotecario della Santa Romana Chiesa <472. Von Fransecky, da parte sua, coltivava rapporti con il già citato Sigismund von Braun, influente ex legato d’ambasciata del Terzo Reich presso la Santa Sede e futuro diplomatico della RFT.
Grazie a questi due “canali”, lo SMOM, da una parte, e i membri dell’ODEUM Roma dall’altra, nel ’50 Johannes era ormai riuscito a costruirsi una serie di contatti con gli ambienti vaticani, come dimostra un documento risalente al maggio dello stesso anno. Stando a quanto affermato dall’ex fisico nucleare, l’ODEUM Roma si era messo in contatto, fra gli altri, con rappresentanti della Segreteria di Stato della Città del Vaticano, fra cui Bruno Wüstenberg, allora impiegato presso l’ufficio responsabile delle relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica Federale Tedesca <473. Un ulteriore contatto citato nel documento è monsignor Karl Bayer <474, membro della Commissione di Assistenza papale per prigionieri di guerra tedeschi in Italia e futuro Segretario generale della Caritas Internationalis, oltre a collaboratore della già citata rete di Hudal e Rauff presso il Collegio Teutonico <475.
Anche se i contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani sembrano essere dunque stati numerosi, è tuttavia difficile stabilire quanti di essi risalgano davvero alla mediazione di Johannes. Un indizio a tal proposito offre un ulteriore documento del BND [servizio segreto della Germania Federale], in cui viene citato un passaggio, tratto da un curriculum redatto da Johannes nel ’51, che getta luce sui legami del capo dell’ODEUM Roma con ambienti vaticani:
“Es scheint erwähnenswert, daß gelegentlich einer apostolischen Visitation im Orden 1950 der vom Heiligen Vater beauftragte Apostolische Visitator, Erzbischof Ilario Alcini, mir nach Abschluß der Visitation persönlich mitteilte, daß sein Bericht an den Heiligen Vater meine Person und die geleistete Arbeit anerkennend erwähnt […] und auch auf das Kuriosum hinweise, daß hier ein Protestant in der Behandlung heikeler [sic.] innerkatholischer Interessen mit behutsamem Takt und in einem rein katholischen Sinne vorgegangen sei” <476.
Anche se non emerge dal documento per quale precisa ragione l’arcivescovo Alcini avrebbe dovuto menzionare Johannes e il suo impiego al servizio di von Thun-Hohenstein in un report del 1950, successivo, quindi, all’allontanamento dell’ex fisico nucleare dallo SMOM, si potrebbe supporre quale forte impatto positivo il “report Alcini”, sottoposto al papa in persona, avrebbe avuto sui rapporti tra l’ODEUM Roma e il Vaticano. Di ciò sembra essere stato consapevole anche l’autore del succitato documento, il quale, dopo aver citato l’appena menzionato passaggio del curriculum di Johannes del ’51, annota: «Detto ciò, diventa chiaro come il protestante Dr. Gehlen si sia procurato i contatti col Vaticano» <477.
[NOTE]
460 M.E. Reese, Organisation Gehlen, cit., p. 137.
461 Segretissimo Rapporto dell’Ufficio Esteri dell’ambasciata tedesca di Bruxelles, 23 febbraio 1943, in N. Tranfaglia, La “Santissima Trinità”. Mafia, Vaticano e servizi segreti all’assalto dell’Italia 1943-1947, Bompiani, Milano 2011, p. 5.
462 Wolken über dem Throne Petri, Johannes Gehlen, 17 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 025. Nel caso di un decesso del papa, nelle condizioni attuali il Conclave sarebbe composto da venti cardinali italiani e trentaquattro cardinali stranieri. Tale composizione lascerebbe supporre l’elezione di uno straniero nelle prossime elezioni papali. In tal caso tenderemmo piuttosto ad escludere l’elezione di un candidato appartenente a una qualche nazione grande, come l’America […]. Come “ipotesi di lavoro” […] potremmo piuttosto prevedere, nel caso di eventuali elezioni papali, la nomina di un candidato appartenente a una nazione piccola, priva di un peso determinante a livello internazionale. Un tale sviluppo sarebbe certamente in Italia causa di malcontento e dispiacere.
463 Ibidem.
464 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 59-60.
465 Bericht N° 16, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 26 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
466 Ibidem.
467 Bericht N° 19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079.
468 Meldung, Betr.: Besprechung mit S-1933 am 9. September 48, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
469 Control Form Willy Heinrich Friede, 6 ottobre 1953, FOIA CIA, NWCDA, cartella Friede, Willy Heinrich, doc. 004.
470 Renseignements sur les frères Omez, Guignot, allegato a Bericht N° 10, 13 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 119.
471 Note de frais pour le bien de l’Ordre, Guignot, 18 luglio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 622.
472 Subject: Rome Group, Reinhard Gehlen a James Critchfield, 8 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000123.
473 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 119.
474 Ibidem.
475 E. Klee, Persilscheine und falsche Pässe, cit., pp. 27-28.
476 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507. Sembra degno di nota che, in occasione di una visita apostolica presso l’Ordine nel 1950, l’arcivescovo Ilario Alcini, visitatore apostolico nominato dal Santo Padre, alla fine della visita mi abbia riferito personalmente che il suo resoconto indirizzato al Santo Padre menzioni con apprezzamento la mia persona e il lavoro da me svolto […], sottolineando anche la curiosa circostanza che in questo caso un protestante [Johannes fa riferimento a se stesso] abbia gestito delicate questioni interne al mondo cattolico con sensibile tatto e in un senso pienamente cattolico.
477 Ibidem.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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Era quindi essenziale non destabilizzare i tedeschi appena sconfitti

Le stragi e le uccisioni commesse dai nazifascisti nel comune di Massarosa sono rimaste impunite, come del resto la grande maggioranza di quelle avvenute per mano tedesca e italiana nella penisola durante la Seconda guerra mondiale.
La storia delle indagini e dei processi a carico dei colpevoli – in pratica conclusasi nel gennaio del 1960 con il provvedimento di «archiviazione provvisoria» di tutti gli atti processuali relativi alle stragi – è lunga e complessa, ma è doveroso accennarne almeno le parti salienti.
Le indagini iniziarono già prima della fine della guerra, con il punto di partenza che è possibile far risalire alla dichiarazione di Mosca del 31 ottobre – 1° novembre 1943. Con essa gli Alleati stabilirono che coloro accusati di crimini di guerra sarebbero stati giudicati dai tribunali dei paesi nel quale essi avevano commesso i crimini. Pochi giorni prima era stata istituita una United Nations War Crimes Commission, composta dai rappresentanti di 17 nazioni alleate, e avente il compito di raccogliere documentazione sui crimini di guerra. Iniziò i lavori l’11 gennaio 1944 a Londra <669.
Il caso italiano presentava alcuni problemi particolari, in quanto si trattava di una nazione nemica sconfitta che aveva commesso essa stessa crimini di guerra, ma che adesso si trovava sotto la brutale occupazione del vecchio alleato.
Ciononostante con il decreto ministeriale del 26 febbraio 1945 il governo Bonomi nominava una «Commissione Centrale per l’accertamento delle atrocità commesse dai tedeschi e dai fascisti dopo il 25 luglio 1943», presieduta dal liberale Aldobrando Medici-Tornaquinci, sottosegretario di Stato del ministero dell’Italia Occupata. Nel maggio dello stesso anno la commissione entrò in contatto con le autorità alleate per stabilire una linea di condotta e le fu permesso di visionare i risultati delle indagini anglo-americane, anche se non sarebbero state concesse persone in stato di arresto <670. Per il momento evidentemente pesava ancora lo status di nazione sconfitta.
In agosto gli alleati, dopo la stesura del Report on German Reprisials for Partisan Activity in Italy <671, proposero di celebrare due grandi processi. Il primo relativo alla strage delle Fosse Ardeatine e il secondo che avrebbe visto imputati i comandanti d’armata, di corpo e di divisione per aver organizzato la grande rete di rappresaglie dal giugno al settembre del 1944. Entrambi questi procedimenti sarebbero stati condotti da autorità militari britanniche, mentre a quelle italiane veniva concesso di processare i gradi più bassi. La questione, nascosta dalla motivazione che gli italiani non sarebbero stati in grado di portare avanti processi troppo complessi, era in realtà politica. Se si fosse permesso alle autorità italiane di processare gli alti gradi dell’esercito tedesco, si sarebbe legittimata la richiesta di estradizione di militari italiani accusati di crimini di guerra in paesi quali la Jugoslavia e la Grecia. Questo veniva giudicato inaccettabile dagli Alleati perché avrebbe minato il morale e la fiducia delle FF.AA. italiane, ora cooperanti con quelle alleate <672.
Con l’anno successivo gli Alleati modificarono leggermente la loro linea di condotta e decisero di procedere con un processo per la strage delle Fosse Ardeatine e con uno al singolo feldmaresciallo Kesselring. Quest’ultimo, vista la caratura dell’imputato, avrebbe assunto un ruolo simbolico molto importante, ma un procedimento penale a carico di una decina o più di alti ufficiali della Wehrmacht e delle SS avrebbe avuto un ben altro impatto. Questa decisione segnò una svolta nella politica giudiziaria alleata <673. Kesselring venne processato a Venezia tra il febbraio e il maggio del 1947 e condannato a morte. Nello stesso anno altri processi minori videro condannati il generale Edward Crasemann,
comandante della 26. Panzer-Division (condannato a 10 anni di reclusione) e il generale Max Simon, comandante della 16. SS-Panzergrenadier-Division, «Reichsführer-SS» (condannato a morte) <674. È significativo che sia Kesselring che Simon vennero quasi immediatamente graziati.
Questi furono gli ultimi processi ad alti ufficiali tedeschi portati avanti da corti militari britanniche. Il clima politico era infatti cambiato e la guerra fredda era alle porte. In questo contesto la Germania occidentale assumeva un ruolo molto importante nel nuovo assetto europeo, trovandosi in prima linea di fronte alla nuova minaccia sovietica. Era quindi essenziale non destabilizzare i tedeschi appena sconfitti, sottoponendoli a lunghi e laceranti processi che avrebbero riaperto le ferite di una guerra persa <675.
La palla adesso passava alle autorità italiane, le quali aprirono una stagione di processi durata una quindicina d’anni, ma che vide solamente 13 sentenze. I procedimenti più importanti riguardarono Herbert Keppler e cinque tra ufficiali e sottufficiali per la strage delle Fosse Ardeatine; Jospeph Strauch, responsabile della strage del Padule di Fucecchio, e Walter Reder, imputato per una notevole serie di crimini <676. Questa stagione di processi si concluse in pratica con la sentenza a carico di Reder, pronunziata il 31 ottobre 1951. Fino agli anni ’90 verranno infatti portati avanti soltanto altri due procedimenti – uno del 1952 e uno nel 1962 -, per di più contro imputati latitanti <677.
La parola fine ai processi venne definitivamente pronunciata dal Procuratore Generale Militare Enrico Santacroce con la sua «archiviazione provvisoria» del 14 gennaio 1960. Con questo provvedimento, assolutamente privo di significato giuridico, Santacroce di fatto obliterò quasi 700 fascicoli inerenti a crimini di guerra commessi in Italia. Le motivazioni che portarono il Procuratore Generale a questa decisione furono in buona parte additabili alla «ragion di stato», cioè alla necessità di evitare alla Germania, che in quel periodo di grave tensione internazionale con il blocco orientale stava ricostruendo il suo esercito. Accanto ad essa c’era l’imbarazzo, da parte del governo italiano, di dover da una parte richiedere l’estradizione di cittadini tedeschi, mentre al contempo negare quelle di presunti criminali di guerra italiani avanzate da paesi stranieri quali la Jugoslavia e la Grecia <678. Ulteriori motivazioni possono essere ricondotte al coinvolgimento con il ventennio fascista che avevano avuto vari esponenti di punta nella gestione dell’archiviazione – quali Santacroce stesso -, al reclutamento da parte dei servizi segreti occidentali di alcuni dei vecchi criminali di guerra nazisti e, in ultimo, dalla volontà di non incrinare i rapporti con la Repubblica Federale Tedesca, che si stava dimostrando un ottimo partner commerciale per l’industria italiana in piena ripresa <679.
[NOTE]
669 Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, p. 57.
670 Pezzino, Guerra ai civili, cit., pp. 27-28.
671 In questo rapporto venivano considerati privi di qualsiasi legittimità la cattura indiscriminata di innocenti, l’incendio di paesi e l’uccisione di anziani, donne e bambini.
672 Pezzino, Guerra ai civili, cit., pp. 29-30.
673 Ivi, 32-33.
674 Relazione di minoranza, cit., pp. 137-138.
675 Ivi, p. 138.
676 Ivi, paragrafo 12.
677 Ivi, p. 183.
678 Ivi, p. 423.
679 Ivi, p. 424.
Jonathan Pieri, militari, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2013-2014

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Il Sovrano Militare Ordine di Malta attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda

Come si è visto, il legame con lo SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] era stato il primo costituito da Johannes [Gehlen] tra il ’46 e il ’47, grazie all’aiuto e al supporto di von Thun-Hohenstein. Inizialmente Johannes avrebbe funto meramente da segretario personale del conte, non quindi come impiegato dell’Ordine, ma come semplice membro dell’entourage privato di un esponente di alto rango di tale istituzione. Alla luce di ciò è facile intuire che la posizione dell’ex fisico nucleare all’interno dello SMOM fosse di natura piuttosto precaria. Non sarebbe cambiato molto nemmeno con la sua nomina ad «addetto alla Segreteria con l’incarico di dirigere la I° Sezione e la segreteria particolare», compreso l’archivio privato del conte, in quanto non si trattò di un incarico ufficiale dell’Ordine <226. Egli sarebbe quindi comunque dipeso totalmente dalla figura e dalle sorti di von Thun-Hohenstein, una circostanza che avrebbe indotto Johannes Gehlen a percepire in quel periodo il carattere fragile e precario della propria attività a Roma come «una danza su gusci d’uovo» <227. La “missione SMOM” fra sostegno e opposizione Il già menzionato progetto di dare vita a una rappresentanza della Segreteria Estera dello SMOM nella zona d’occupazione statunitense (preferibilmente a Francoforte sul Meno) sembra essere stato l’obiettivo principale dell’attività di Johannes nell’ambito dell’Ordine, sin dal ‘46/’47. Infatti von Thun-Hohenstein lo aveva preso sotto la propria ala in vista della promessa, fatta da Johannes, che l’Organisation Gehlen avrebbe fatto tutto il possibile affinché potesse crearsi un ufficiale e stabile collegamento tra la suddetta segreteria dell’Ordine e il governo d’occupazione statunitense in Germania. Se il conte sembrava quindi, da parte sua, pronto a lanciarsi in una simile impresa senza fare troppe domande, ciò non si può dire degli altri membri della Segreteria Estera dello SMOM, fra cui il marchese austriaco Alessandro Pallavicino e il marchese di origini ungheresi Oberto Pallavicini <228. I due su citati marchesi non avrebbero visto fin dal principio di buon occhio il fatto che von Thun-Hohenstein avesse «assunto un segretario privato che non era cavaliere [dell’Ordine] e, oltretutto, protestante» <229. Sin dall’inizio, quindi, Johannes sarebbe stato visto come “corpo estraneo” all’interno di un’istituzione rigidamente gerarchica, elitaria e cattolica come lo SMOM e, nonostante il conte von Thun-Hohenstein avesse assunto più volte le difese dell’ex fisico nucleare, entrambi gli uomini si sarebbero presto trovati di fronte a un vero e proprio partito d’opposizione interno. Oltre ai marchesi Pallavicino e Pallavicini, anche il conte Stanislao Pecci – allora inviato plenipotenziario dell’Ordine presso la Santa Sede – e il barone Gioacchino Malfatti di Montetretto <230, si sarebbero uniti a quella parte dei Cavalieri che dubitavano fortemente delle buone intenzioni di Johannes e di von Thun-Hohenstein. Nel ’49 Pallavicini avrebbe raccontato a Hugo von Thurn und Taxis, un collaboratore e amico personale dei fratelli Gehlen, che fin dal principio egli stesso e gli altri Cavalieri del “gruppo d’opposizione” avrebbero sospettato che «gli affari dell’Ordine [di competenza di von Thun-Hohenstein] venissero gestiti da tale Hans», in quanto sarebbe risaputo che dal conte non c’era da aspettarsi «spirito d’iniziativa e intelligenza nelle decisioni autonome»231. Johannes si sarebbe ben presto accorto dell’aria “gelida” che sembrava tirare a Via Condotti riguardo la sua persona. «Posso ritrovarmi in una posizione del tutto isolata da un momento all’altro», scriveva infatti al fratello Reinhard il 1° gennaio del 1948. Dai report inviati in rapida successione da Roma per un anno circa, a partire dal novembre del ’47, emerge infatti un’immagine di Johannes come un uomo ansioso e preoccupato, come già accennato, per il precario equilibrio della sua situazione. Tale ansia sarebbe stata solo accresciuta dal fatto che, nel dare vita al progetto della rappresentanza SMOM a Francoforte, l’ex fisico nucleare era costretto ad affidarsi del tutto a suo fratello e all’USFET [United States Forces European Theater] in Germania, senza il cui aiuto sarebbe stato impossibile creare un legame stabile tra Roma, la città tedesca e il governo militare statunitense. Già nel secondo report del 22 novembre 1947 Johannes avrebbe chiesto di stabilire contatti con uno dei membri più importanti dello SMOM in Vestfalia, un Cavaliere che, si sperava, lo avrebbe aiutato a rafforzare la posizione interna di von Thun-Hohenstein e che gli avrebbe aiutato nell’avviare le trattative per la creazione di una rappresentanza a Francoforte sul Meno: Rudolf Freiherr von Twickel. In qualità di presidente dell’Associazione dei Cavalieri dello SMOM in Vestfalia, Twickel appariva come alleato ideale, sia per portare avanti il progetto della rappresentanza che per avere la meglio sul gruppo di “nemici interni”, guidati da Pecci <232. Venne perciò deciso di far venire il prima possibile Twickel a Roma <233. Analizzando i documenti è tuttavia da subito riscontrabile un evidente problema riguardo il progetto di legare lo SMOM alla zona d’occupazione statunitense tramite Francoforte: il mancante sopporto fornito a Johannes da parte dell’Organisation Gehlen e dell’USFET nel stabilire contatti con il governo militare statunitense in Germania. Infatti si trovano, nel corso del ’48, ripetute richieste del fisico nucleare di accelerare la procedura, che tuttavia non sembrano essere mai state del tutto assecondate. Anche se Twickel sarebbe infine giunto a Roma il 14 aprile 1948, con notevole ritardo rispetto a quanto originariamente progettato, nel frattempo il mancato supporto della centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach all’ex fisico nucleare a Roma in questo specifico progetto avrebbe provocato un primo piccolo “disastro” nella Segreteria Estera di Via Condotti. Lo SMOM come oggetto di contesa tra gli Alleati occidentali: la prima “sconfitta” di Johannes Gehlen Come risulta chiaro dal carattere stesso del Sovrano Militare Ordine di Malta, l’antica istituzione cattolica attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda, non solo quella dell’Organisation Gehlen e dell’intelligence militare statunitense. Nonostante l’Ordine poteva apparire talvolta quale «vecchio edificio obsoleto» <234, ben presto Johannes si sarebbe accorto che le mire di altre due potenze vincitrici – Francia e Gran Bretagna – si stavano poggiando pericolosamente sulla sede di Via Condotti. Dal report del 23 gennaio 1948 emerge che von Thun-Hohenstein stava iniziando a dubitare del sostegno promessogli da Johannes e Reinhard Gehlen, vista la mancanza di conferme da parte dell’organizzazione d’intelligence tedesca circa il buon esito del progetto della rappresentanza. Alla luce di ciò risulta comprensibile perché Johannes si sia preoccupato quando venne a sapere di un viaggio imminente a Londra e Parigi da parte del conte. Nella capitale inglese von Thun-Hohenstein avrebbe incontrato rappresentanti di alcune non meglio identificate «istituzioni private» intenzionate a mettere a disposizione della Segreteria Estera dello SMOM considerevoli fondi <235. Inutile dire quali fossero i sospetti e i timori coltivati da Johannes: c’era il rischio concreto che, dopo un anno di lavoro, i governi militari francese o britannico in Germania potessero compromettere e vanificare il suo operato, riuscendo in anticipo a creare un legame diretto tra lo SMOM e la Germania occupata. La sua forte preoccupazione risulta chiara dal passaggio finale del suddetto report: «Mi auguro di ricevere qualcosa da Voi che posso dare a F.[erdinand von Thun-Hohenstein] in questi giorni, altrimenti lo perdo. Dice che ha contato così tanto su 34 [Reinhard Gehlen] e che ha voluto mettersi a sua disposizione senza riserve e sotto ogni punto di vista» <236. Sullo sfondo di quanto appena detto risulta chiaro che la situazione di Johannes all’interno dello SMOM non era delle migliori, nonostante avesse cominciato la propria attività da appena un anno. E, come si vedrà, da quel momento in poi, le cose sarebbero solo ulteriormente andate peggiorando. Infatti il 14 aprile 1948 le peggiori paure di Johannes si sarebbero avverate, in occasione di una visita a via Condotti del generale francese Jean Tessier Baron de Marguerittes, importante esponente della resistenza armata francese contro il governo di Vichy e, dopo il ’46, rappresentante francese presso l’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) in territorio tedesco <237. De Marguerittes, in assenza di von Thun-Hohenstein, avrebbe in tale sede concluso un accordo con Pallavicino e Pallavicini, entrambi tra i principali antagonisti del conte. Tale accordo prevedeva l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso il governo militare francese in Germania, allora presieduto da Marie-Pierre Koenig <238. I francesi, scriveva Johannes al fratello, «probabilmente sono venuti a sapere del nostro progetto e, da europei, hanno agito rapidamente, mettendoci in una condizione di ovvio svantaggio» <239. Una volta saputo dell’accordo preso da de Marguerittes con la Segreteria estera dello SMOM, Johannes affermava di essersi sentito «come un idiota» ed esprimeva con chiarezza la propria frustrazione: “Ich […] kann nur sagen, dass ich ein reines Gewissen habe, denn ich habe ja nichts unversucht gelassen, um in unserem Sinne tätig zu sein. […] nunmehr haben wir mit dem französischen Gegengewicht zu rechnen. Sage unseren Freunden [G-2 USFET], dass ich (sarkastisch natürlich) jetzt nur noch auf die Russen warte. Wie kommt es, dass die Franzosen in wenigen Wochen etwas fertig bringen, was wir nicht in einem Jahr zustande bringen?240 Tuttavia Johannes avrebbe cercato di non perdere la speranza. I documenti fanno emergere che egli, già alla fine dello stesso mese, era tornato a concentrarsi sulla propria missione individuando in particolare un punto fondamentale per poter riprendere il controllo della situazione: l’allontanamento degli oppositori di von Thun-Hohenstein. All’interno del gruppo attorno a Pecci, Gioacchino Malfatti sembrava essere finito in particolare nel mirino dell’ex fisico nucleare. Il 26 aprile Johannes informava il fratello che i suoi tentativi «di eleminare la diplomazia a noi nociva» all’interno dell’Ordine sembravano ora favoriti dal verificarsi «di un piccolo scandalo» riguardante Malfatti: la figlia minore di quest’ultimo sarebbe stata segnalata a von Thun-Hohenstein da una fonte affidabile come «agente comunista» <241. Stando al report, anche il gruppo attorno a Pecci sarebbe stato informato di ciò e la notizia aveva così fatto esplodere una «vera bomba» tra le file della Segreteria estera dello SMOM <242. Nonostante egli non nascondesse la sua soddisfazione circa “l’affare Malfatti” a fine aprile, Johannes esprimeva tuttavia una sua perplessità al fratello, che appare quale ulteriore spia delle comunicazioni disfunzionali tra la centrale di Pullach e il capo dell’ODEUM Roma. A Johannes, infatti, era giunta voce che le «attività sospette» di Alessandra Malfatti fossero note già da tempo all’intelligence statunitense in Italia, la quale starebbe tenendo la ragazza sotto sorveglianza. Per tale ragione, scriveva l’ex fisico nucleare a Reinhard, «F.[erdinand von Thun-Hohenstein] vi chiede, se possibile, di inoltrare una richiesta ai nostri amici [G-2 USFET] chiedendogli dei dettagli e chiedendo conferma di ciò, se i signori lo ritengono opportuno. Non sarebbe inoltre stato il caso di fare un cenno [riguardo le notizie sul conto di Malfatti] già in passato a F. o al sottoscritto?» <243 La scoperta che l’intelligence statunitense era al corrente di questa importante notizia – da lui scoperta da poco e per puro caso – aveva spiazzato senz’altro Johannes, come dimostrano le succitate righe del 26 aprile. Non sorprenderebbe se tale episodio lo avesse persino portato a mettere in dubbio, almeno parzialmente, il funzionamento della collaborazione stessa tra l’USFET e l’Organisation Gehlen. A causa del mancato riscontro di una risposta di Reinhard al suddetto report, non si hanno tuttavia le basi per accertare se allora l’USFET [United States Forces European Theater] fosse davvero al corrente dell’“affare Malfatti. Bisogna infatti tenere a mente che il G-2 [intelligence] USFET non era l’unico servizio segreto statunitense attivo in Italia nell’immediato dopoguerra <244 e, di conseguenza, risulta piuttosto difficile stabilire se quanto affermato da Johannes corrisponda alla verità e, in tal caso, se riguardi davvero l’USFET. L’episodio della rappresentanza SMOM “francese” mette comunque certamente in evidenza i problemi di comunicazione e di collaborazione tra Pullach e l’ODEUM Roma. [NOTE] 226 Lettera di Ferdinand von Thun-Hohenstein a Johannes Gehlen, 15 giugno 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 083; cfr. Bericht N°19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079. 227 Bericht N°11, 16 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 114. 228 Bericht N°1, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 16 novembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 182. 229 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 230 Zusammenfassender Bericht über den Souveränen Malteser-Ritterorden, 15 settembre 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 369. 231 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 232 A. Freiin von Weichs, M. Schulz e.a. in Die Deutsche Assoziation des Souveränen Malteser Ritterordens (a cura di), Der Malteserorden in Deutschland, Lutz Garnies, Haar-München 2001, p. 88. 233 Bericht N°2, 22 novembre 1947, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 181. Se Twickel sapeva o meno del coinvolgimento dell’Organisation Gehlen nel progetto di von Thun-Hohenstein, non risulta con chiarezza dalle carte. È però più probabile che egli sia stato ignaro di tutto e che il suo intervento a favore di Johannes e del suo capo sia avvenuto grazie a contatti privati con quest’ultimo. 234 The Sovereign Military Order of Malta, dicembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 166. 235 Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 23 gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 139. 236 Ibidem. 237 Jean Teissier, Baron de Marguerittes dit “Colonel Lizé”, Musée de la Resistance en ligne, 1940-1945, URL: < http://museedelaresistanceenligne.org/media4254-Jean-Teissier-baron-de-Marguerittes-dit-a&gt; (sito visitato il 19 settembre 2021).
238 Bericht N°14, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 8 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 103.
239 Ibidem.
240 Ibidem. Stando a quanto scritto da Johannes al fratello, il generale Koenig aveva iniziato a prendere in considerazione l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso la propria amministrazione militare solo tre settimane prima dell’accordo. Il progetto era dunque stato portato a termine in appena due settimane, in forte contrasto con la sfortunata impresa di Johannes, ormai avviata più di un anno prima e rimasta senza successo. “L’unica cosa che posso […] dire è che ho la coscienza pulita perché non ho lasciato nulla di intentato che potesse essere utile ai nostri fini. […] dobbiamo ormai fare i conti con la controparte francese. Di’ ai nostri amici [G-2 USFET] (lo dico naturalmente con sarcasmo) che ormai aspetto solo i russi. Com’è possibile che i francesi riescono a portare a termine nell’arco di qualche settimana quello che noi non riusciamo a portare a compimento in un anno”.
241 Report N°16, 26 aprile 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
242 Ibidem.
243 Ibidem.
244 Ad esempio, anche il Counterintelligence Corps della U.S. Army aveva legami con l’Italia. Infatti, a partire dal ’47, la penisola sarebbe stata al centro del Project LOS ANGELES, una rete anticomunista d’intelligence del CIC, guidata dal giovane militare italo-americano Joseph Luongo. Cfr. C. Franceschini, Geheimdienste, Agenten, Spione. Südtirol im Fadenkreuz fremder Mächte, Raetia, Bozen 2020.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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Nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta

Gli episodi appena analizzati – lo “scandalo SMOM” e le tensioni emerse in occasione della valutazione dell’Organisation Gehlen e del suo potenziale da parte della CIA – rappresentano senz’altro un “punto basso” nei primi anni della carriera di Johannes nel campo dell’intelligence. Per tutta l’estate di quell’anno, durante l’assenza del loro capo, il futuro dei restanti tre membri del gruppo romano, Guignot, von Fransecky e Friede, sarebbe restato appeso a un filo. Nel caso di Alix von Fransecky la sensazione di insicurezza era particolarmente forte: ella, al pari di Johannes, aveva perso il lavoro da segretaria presso lo SMOM dopo gli eventi del giugno 1949. Un documento dell’agosto dello stesso anno attesta inoltre che von Fransecky e gli altri membri dell’ODEUM Roma non avevano ricevuto nessun tipo di indicazione riguardo il da farsi durante l’assenza di Johannes, né erano stati informati sulla possibile data di rientro di quest’ultimo <272. La situazione economica, infine, sembrava aver reso le circostanze ancor più preoccupanti per i tre membri del gruppo, come scriveva Guignot in una lettera al suo capo nel settembre del ’49:
“Ferner ist es unerlässlich, dass unsere materielle Situation genau festgelegt wird. Sie kennen besser als alle anderen unsere Lage. Es ist nun heute schon der 21. September und Alix und Friede haben noch nicht ihr Monatsgeld erhalten. Wir haben kaum leben können und sind am Ende unserer Kräfte seit einigen Tagen. Wir haben es nur dadurch geschafft, dass wir alles zusammen getan haben, was wir hatten. Diese Situation darf sich aber nicht mehr wiederholen” <273.
È importante a questo punto rilevare che i documenti consultati non offrono alcuna delucidazione riguardo alle modalità di soluzione dell’appena citata situazione di stallo in cui l’ODEUM Roma si trovava nell’estate del ’49. Il documento “Tätigkeiten in Rom”, di cui si è parlato prima, risale chiaramente al periodo di assenza di Johannes dall’Italia e rispecchia le concrete difficoltà dell’ODEUM Roma durante il biennio ’47-’49, ma non si trovano carte che gettino luce sulle dinamiche successive. Certo è solo che l’ex fisico nucleare stava ancora in Germania a fine ottobre – da ormai tre mesi circa – aspettando direttive da parte di Pullach <274. Quando esattamente Johannes sia infine tornato a Roma non è facile stabilire, ma è probabile che ciò sia accaduto nel novembre del ’49 <275. La CIA aveva deciso di mantenere in vita l’ODEUM Roma sotto la guida di Johannes, probabilmente grazie all’ennesimo intervento di Reinhard a favore del fratello maggiore. Tuttavia i problemi dell’ex fisico nucleare erano lontani dall’essere finiti. Sullo sfondo degli eventi dell’anno passato, nella primavera del ’50, infatti, sarebbero arrivati importanti cambiamenti per il gruppo romano dell’Organisation Gehlen. Tuttavia per comprendere appieno gli eventi sia del ’49 che del ‘50 è necessario analizzare dapprima non solo l’attività dei singoli membri dell’ODEUM Roma, a partire dal ’48, ma anche alcuni elementi dei loro rapporti interpersonali.
Come già detto, nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta attraverso il reclutamento dei tre membri del gruppo, Guignot, Friede e von Fransecky. Mentre da una parte i documenti dimostrano come questi tre personaggi abbiano di fatto costituito la base operativa del gruppo romano, non risulta però d’altra parte altrettanto facile stabilire il loro preciso inquadramento e le loro funzioni. Innanzitutto è da mettere in evidenza il carattere eterogeneo del gruppo stesso. Mentre Guignot proveniva da un contesto spionistico-militare, grazie al servizio svolto agli ordini di Petain, Friede e von Fransecky non erano qualificabili come esponenti del mondo dell’intelligence, almeno in senso stretto. Inoltre, mentre l’ex Jugendführer e la giovane aristocratica erano entrambi cittadini tedeschi finiti in un modo o nell’altro a Roma, il legame di Guignot con la Germania si era venuto a costituire grazie alla sua attività collaborazionista durante la guerra. Tuttavia era probabilmente proprio questa eterogeneità dell’ODEUM Roma ad aver convinto Johannes del potenziale del suo gruppo: la Roma del secondo dopoguerra era una vera e propria “capitale delle spie” che brulicava di agenti dei più diversi servizi segreti, di avventurieri e mercenari; un ambiente, in breve, che richiedeva caratteristiche specifiche da parte di chi intendeva sfruttarlo a scopi spionistici. Il carattere plurinazionale e multilinguistico del gruppo sembrava, in tal senso, promettente. Come avrebbe allora Johannes gestito la divisione dei compiti fra i suoi tre dipendenti? E come si sarebbe configurata la gerarchia interna tra i singoli membri? Un documento del ’49 riesce a fare un po’ di chiarezza a tal proposito. Si tratta di una lunga lettera di Johannes scritta al fratello Reinhard che comprende anche una lista delle relative paghe, per il mese di ottobre, di von Fransecky, Friede e Guignot. L’importo degli stipendi ricevuti lascia intravedere una certa “gerarchia”: mentre nel caso dei primi due l’importo risulta essere rispettivamente di 80 e 100 dollari americani, Guignot avrebbe ricevuto uno stipendio di ben 150 dollari, quasi il doppio di von Fransecky <276.
Von Fransecky: un sostegno prezioso
Per quanto riguarda l’attività svolta dalla giovane aristocratica tedesca per l’ODEUM Roma, ella, anche se ufficialmente impiegata come segretaria di Johannes <277, avrebbe comunque avuto un ruolo non indifferente nell’aiutare l’ex fisico nucleare ad allacciare dei rapporti con importanti esponenti della stampa, della politica e degli ambienti universitari tedeschi <278. Ciò emerge già con chiarezza se si considera che era probabilmente stata von Fransecky a presentare Johannes al proprio patrigno, il celebre archeologo tedesco Curtius. Inoltre, come già detto, la giovane aristocratica era stata ufficialmente assunta come segretaria presso la Segreteria Estera dello SMOM e avrebbe in tal modo assistito Johannes e von Thun-Hohenstein nella loro “missione”. Dopo il brusco allontanamento dei due uomini dallo SMOM, von Fransecky si sarebbe subito occupata di trovarsi una nuova attività di copertura. Grazie ai suoi eccellenti contatti con la comunità tedesca in Italia e con importanti esponenti dell’alta società nella RFT, infatti, ella «non avrebbe dovuto avere difficoltà a trovare un qualche impiego a Roma» <279. In effetti nell’autunno del ’49 von Fransecky, dietro approvazione di Johannes, stava ormai tentando di inserirsi nell’ambito del rinascente apparato estero della RFT in Italia <280. Oltre a una possibile posizione presso la futura ambasciata tedesca a Roma, stando a quanto riferito da Johannes, l’unico membro femminile dell’ODEUM Roma avrebbe avuto anche concrete possibilità di essere assunta dalla multinazionale statunitense Amexco (American Express Company) presso la sede romana di tale ditta <281. Inoltre sarebbe stato sempre attraverso il tramite di Alix von Fransecky, che, sempre nell’autunno del ’49, Johannes avrebbe tentato di procurarsi un’attività di copertura come giornalista presso il NWDR <282 (Nordwestdeutscher Rundfunk), la stazione radiofonica per la Germania nordoccidentale, vicenda che sarà analizzata più avanti <283.
Nonostante siano scarsi gli indizi contenuti nelle carte del BND sul conto di von Fransecky, risulta comunque interessante l’analisi di una lettera da lei mandata nel ’50 a un certo “Giesecke”, la cui identità non è del tutto chiara, anche se sembra essere stato membro del rinascente corpo diplomatico tedesco-federale <284. La suddetta lettera scritta da von Fransecky, oltre al chiaro intento di mettersi a disposizione in vista dell’imminente processo di selezione del personale per la nuova ambasciata, contiene un dettaglio interessante, ovvero l’indicazione di essere in quel periodo impiegata «presso l’“International Tobacco Company”» e, inoltre, di avere un rapporto di collaborazione con esponenti della «International Correspondence for Press and Radio», entrambi con sede a Roma <285. Mentre appare logico perché von Fransecky non menzioni il proprio impiego presso l’Organisation Gehlen, è tuttavia interessante che ella afferma di star lavorando per le due succitate ditte, della cui esistenza non sembra esservi alcuna traccia. Non è stato infatti possibile trovare una qualche fonti che attesti la loro esistenza: una ricerca nel Reading Room della CIA e nei documenti messi a disposizione dal BND e dall’ACS non ha prodotto risultati per quanto riguarda sia l’International Tobacco Company che l’International Correspondence for Press and Radio. È a questo punto plausibile che si tratti di due ditte di copertura della CIA, messe a disposizione di von Fransecky per arricchire il proprio curriculum durante il periodo di ricerca lavoro. Accanto a ciò, dal succitato documento emergono altri due elementi di grande interesse. In primo luogo, lo sforzo fatto da von Fransecky per entrare a far parte dello staff della nuova ambasciata tedesco-federale in Italia conferma che ella non abbia svolto solamente le mansioni di una segretaria o impiegata d’ufficio. Il suo inserimento nell’ambiente diplomatico della RFT avrebbe comportato degli ovvi vantaggi per l’attività d’intelligence dell’ODEUM Roma e, senza dubbio, era questo aspetto a costituire una delle principali motivazioni. In secondo luogo, è interessante notare come l’indirizzo del mittente nel documento sia «Via Flaminia 357», ovvero l’indirizzo di residenza di Johannes e Agda Gehlen. Ciò sembra confermare quanto già detto prima, ovvero che il rapporto tra il capo dell’ODEUM Roma e la sua collaboratrice sia stato innanzitutto basato sull’amicizia. In generale, al di là del rapporto con Johannes, von Fransecky sembra aver svolto la funzione di “collante” dell’ODEUM Roma con la centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach, trasmettendo comunicazioni e note dall’uno all’altro e occupandosi degli aspetti organizzativi e logistici necessari per lo svolgimento dell’attività del gruppo. Inoltre ella inizialmente era l’unico membro dell’ODEUM Roma ad aver ricevuto una formazione nell’uso di inchiostro “invisibile” (la cosiddetta G-Tinte) <286.
[NOTE]
272 Meldung, Betr.: Alix von Fransecky, Verschiedene Durchsagen an S-1933, bzw. 34 bezueglich Geschehnisse seit der Abreise des S-1933, 5 agosto 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000134.
273 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
Inoltre è indispensabile che la nostra situazione materiale venga regolamentata in modo preciso. Lei conosce meglio di chiunque altro la nostra condizione. Ormai è già il 21 settembre e Alix e Friede ancora non hanno ricevuto il loro stipendio mensile. Siamo riusciti appena a sopravvivere e da alcuni giorni siamo allo sfinimento. Ce l’abbiamo solo fatta mettendo insieme tutto quello che avevamo. Questa situazione non deve però più ripetersi.
274 Lettera di Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 25 ottobre 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 059.
275 Nota su Avv. Carlo Miglioli, Rom, 8 novembre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000261.
276 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
277 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
278 Il duplice ruolo giocato da von Fransecky sia in ambito d’intelligence che come segretaria è dimostrato, fra gli altri, da un report scritto da Johannes, in cui si riferisce a lei come «mia informatrice», cfr. Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 1° gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 150.
279 Aktennotiz über Rücksprache mit Ludwig Adam Grefen von Strachwitz am 28.7.1949, 29 luglio 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 404.
280 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408; Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
281 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
282 Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
283 Per la vicenda Johannes-NWDR, che sarà trattata nel paragrafo 5.2., risulta essere illuminante in particolar modo una serie di documenti del BND, tutti risalenti al 1950, cfr. BND-Archiv, 220815, doc. 16, 17, 19, 37, 47.
284 Lettera di Alix von Fransecky a “Fr. Giesecke”, 10 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 018.
285 Ibidem.
286 Aktennotiz über Einweisung Frl. F. am 21.3. und 1.4.49 im Clubhaus, 22 aprile 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000367.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

Nel portare avanti i propri programmi scientifici attraverso il reclutamento degli scienziati nazisti con missioni parallele simili a Paperclip <726, il JIOA [Joint Intelligence Objectives Agency] fu limitato con le nuove politiche della Germania Ovest e, soprattutto, con la normativa della NATO <727 e dei Paesi che amministravano la Germania.
Lo stesso non accadde per la CIA in quanto facente parte dei servizi segreti aveva molta più libertà di azione e riusciva a non farsi condizionare dalle nuove normative in Germania. Così, quest’ultima continuò a reclutare gli agenti a scapito di Paperclip che, nel frattempo, modificò il suo nome in Defense Scientist Immigration Program (DEFSIP). Anche la CIA, poco a poco, iniziò a modificare la sua struttura come quando, per esempio, cedette l’Organizzazione Gehlen alla Germania Ovest sotto il cancelliere Konrad Herman Josef Adenauer che la rinominò BND (Bundesnachrichtendienst) <728. Ci sono, inoltre, dei documenti come quello della CIA del 1952 indirizzato all’OSI, in cui traspare preoccupazione che l’Operazione Paperclip potesse venire messa in pericolo dalla normativa NATO e dai negoziati con la Germania Ovest <729.
[NOTE]
727 Hunt L., Secret Agenda: The United States Government, Nazi Scientists, and Project Paperclip, 1945 to 1990, St. Martin’s Press – Thomas Dunne Books, New York, 1991, pag. 182
728 Jacobsen, A. M., Operation Paperclip: the secret intelligence program that brought nazi scientists to America, Back Bay Books, New York, 2014, pag. 376
729 CIA Digital Archives, Document Number (FOIA) /ESDN (CREST): 519cd81b993294098d5161a0, FOIA ERR, Special Collection, Nazi War Crimes Disclosure Act, 20 febbraio 1952
Luca Mershed, L’Operazione Odessa e la diffusione del nazismo in Argentina e nelle Americhe, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Anno Accademico 2018-2019

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#ForseNonTuttiSannoChe il motivo per cui l'#ovest si chiama cosí è perché i primi romani che andarono in spiaggia per vederlo sorgere, allo spuntare della luce si chiesero dove fosse il sole.

(Per capirci: immaginate una cosa come la famosa scena di #EcceBombo, ma 3000 anni fa.)

https://www.youtube.com/watch?v=jub1flv1htk

NANNI MORETTI - MA QUANDO VEDREMO IL SOLE? (ECCE BOMBO - 1978)

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Sì, è possibile vedere dallo spazio una differenza evidente nell'#illuminazione dell'ex #Berlino #Est ed #Ovest, sopravvissuta alla caduta del #MurodiBerlino.
Il motivo è storico e interessante
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https://www.bufale.net/la-divisione-tra-berlino-est-ed-ovest-e-ancora-visibile-nellilluminazione-per-ora/

La divisione tra Berlino Est ed Ovest è ancora visibile nell'illuminazione (per ora)

La divisione tra Berlino Est ed Ovest è ancora visibile nell'illuminazione, e non nel modo che pensate. Ma sì, è visibile e lo sarà...

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