L’aspirazione di Reinhard Gehlen di porsi a capo della rinascente intelligence tedesco-federale non si era formata gradualmente

La stessa logica utilizzata da Angleton in Italia per Borghese e Dollmann, si ritrova del resto in un’operazione dello stesso tipo che fu messa a punto in Germania, dove il generale Reinhard Gehlen, capo del Fremde Heeren Ost, la sezione del servizio segreto militare nazista che si occupava del fronte orientale, venne immediatamente assunto nelle fila dell’intelligence americana, pochi giorni dopo la resa incondizionata dichiarata dalla Germania.
[…] Uno dei fattori che resero Gehlen <370 e i nazisti della sua rete molto importanti per gli interessi strategici americani fu la loro esperienza e le loro conoscenze di intelligence maturate nella guerra contro l’Urss: tutto il lavoro di raccolta di informazioni e di penetrazione nel territorio, insieme alla conoscenza dei servizi segreti sovietici, e tutta la documentazione da loro raccolta, si rivelavano ora preziosi per gli Stati Uniti. Il generale Gehlen, dopo essere stato per quattro anni alle dipendenze dell’esercito statunitense, nel 1949 passò direttamente sotto il controllo della Cia, la quale aveva deciso di subentrare come “Gehlen’s main patron” <371.
[NOTE]
370 Documento intitolato Report of Initial Contacts with General Gehlen’s Organization, compilato dall’agente John R. Boker e datato 1 maggio 1952. Il documento fa parte del report Forging an Intelligence Partnership: CIA and the Origins of the BND, 1945-1949. A Documentary History, stilato dal CIA History Staff, Center for the Study of Intelligence, European Division, Directorate of Operations nel 1999, declassificato nel 2002. Opening of CIA Records under Nazi War Crimes Disclosure Act, U.S. National Archives and Records Administration, pubblicato a cura del National Security Archive della George Washington University, alla pagina http://www.gwu.edu/~nsarchiv. Questo documento fa parte della serie Nazi War Crimes Disclosure Act.
371 Ibidem. Contemporaneamente all’inserimento di Gehlen nelle fila dell’intelligence statunitense, venivano arruolati dall’Oss anche cinque stretti collaboratori di Adolf Eichmann, l’uomo che aveva concepito e portato avanti la politica di sterminio degli ebrei […]
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010

E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

Le cose cambiarono successivamente per la prima volta, come si è visto, con l’arrivo della CIA a Pullach, quando Reinhard dovette per forza fare i conti con l’imposizione di un più rigido controllo esterno sul proprio servizio segreto. Di conseguenza anche la pressione sul gruppo romano aumentò, soprattutto perché il cambio dall’USFET alla CIA coincise con un’ulteriore sconfitta personale di Johannes Gehlen, attraverso il fallimento della missione SMOM e lo “scandalo” del ’49. Ne fu prova il lungo documento “Tätigkeiten in Rom” (Attività a Roma), redatto da Johannes, che va dunque interpretato come tentativo di salvataggio dell’ODEUM Roma di fronte alle indagini della CIA, che in quel momento stava addirittura valutando la totale liquidazione della base estera romana <644. Ulteriore prova di come l’entrata in scena della nuova agenzia di spionaggio statunitense a Pullach avesse costretto Reinhard Gehlen a “scoprire parzialmente le proprie carte” rispetto all’ODEUM Roma, furono le nuove missioni assegnate al gruppo romano nel ‘50, individuate da lui sotto supervisione della CIA <645. Tuttavia, sulla base dei documenti qui analizzati, una volta superato il “terzo grado” dell’intelligence statunitense, i fratelli Gehlen sembrano aver continuato in maniera più o meno analoga a prima, comunicando direttamente fra di loro e coinvolgendo solo di rado terzi.
È a tal proposito interessante osservare come l’aumento dell’isolamento di Johannes e dei suoi collaboratori per mano di Reinhard sia coinciso quasi sempre con l’affacciarsi di critiche esterne nei confronti dell’ODEUM Roma. Ciò era accaduto già in seguito al “caso Krause”, ma emerse soprattutto durante il già descritto “affare dei report” del ’52. Il trasferimento dell’ODEUM Roma all’“Archivio” o “Servizio Strategico” di Langkau mise in evidenza non solo il grado di protezione di cui Johannes Gehlen godeva grazie alla propria posizione privilegiata di fratello del capo dell’Organisation Gehlen, ma anche come questa stessa protezione fosse diventata, col passare degli anni, una sorta di “sintomo collaterale” della politica di consolidamento del potere di Reinhard Gehlen, in vista del suo avvicinamento al governo di Bonn. È infatti mio parere che la base estera romana non può essere vista solamente come emblematica della politica nepotistica gehleniana, ma anche come lente d’ingrandimento per osservare gli sforzi di Reinhard nel mantenere intatto il proprio potere su una parte dell’Organisation Gehlen distaccandola progressivamente dalla CIA. In tal senso, il nepotismo gehleniano, l’isolamento dell’ODEUM Roma e la crescente “sete di potere” di Reinhard andarono mano nella mano.
Come già detto, l’aspirazione di Reinhard Gehlen di porsi a capo della rinascente intelligence tedesco-federale non si era formata gradualmente, ma era stata presente sin dalla nascita dell’Organisation Gehlen. Sin dall’inizio i tentativi di avvicinamento a Bonn portarono a frizioni con la CIA, che nel biennio ’50-’51 prese addirittura in considerazione l’ipotesi di lasciar cadere Reinhard e il suo servizio, proprio a causa della sua predilezione per il governo della RFT rispetto al rapporto di collaborazione con l’intelligence statunitense <646. Anche se uno “scontro frontale” tra le due parti non ebbe mai veramente luogo, in quanto Reinhard Gehlen era pur sempre consapevole di aver bisogno delle risorse statunitensi, il suo rapporto con la CIA non fu dei migliori per tutti gli anni Cinquanta. In tal senso, come si è già sottolineato, anche la creazione del “Servizio Strategico” s’inserisce all’interno della strategia complessiva gehleniana di allontanarsi dai suoi partner e “sponsor” statunitensi, cercando invece sempre di più la vicinanza ad Adenauer e al suo governo.
La vicenda dell’ODEUM Roma è dunque sostanzialmente quella di una piccola pedina all’interno di una strategia più ampia, che tuttavia ne fa emergere con chiarezza i singoli elementi e la graduale evoluzione. Una volta collocato Johannes come persona di fiducia a Roma, il capo dell’Organisation Gehlen si rese presto conto di aver in tal modo creato un’importante risorsa per i propri obiettivi strategici nella penisola. Egli era probabilmente consapevole del fatto che la CIA, disponendo già di canali propri in Italia, non avesse stringente necessità dell’ODEUM Roma e che di conseguenza, nel caso di un’attività manchevole da parte dell’organismo romano, questo sarebbe potuto essere facilmente liquidato dal servizio d’intelligence statunitense. Da parte sua, per Reinhard Gehlen, invece, la costituzione di una rete spionistica in Italia posta sotto il suo controllo e la sua protezione rappresentava un importante passo verso la realizzazione del proprio “sogno nel cassetto”: diventare il futuro capo del servizio d’intelligence estero tedesco. A tale scopo egli avrebbe infatti dovuto dimostrare al governo della RFT che disponeva di un servizio segreto estero già ben avviato e capace di assicurare alla cancelleria federale uno stabile flusso di informazioni, indipendentemente dalla CIA. In tal senso, i numerosi contatti costituiti dall’ODEUM Roma, fra cui quelli con gli ambienti vaticani, lo SMOM e il SIFAR, avevano per Reinhard Gehlen un’ importanza che andava al di là degli esiti immediati delle singole missioni, in vista di future operazioni spionistiche del BND in Italia. Si spiega in questo modo non solo la sua tendenza a isolare il gruppo romano dal resto dell’Organisation Gehlen e dalla CIA, ma anche la sua prontezza a sorvolare sugli errori commessi dal fratello e dai suoi collaboratori, pur di mantenere intatto il proprio controllo sul gruppo romano.
Quanto tale politica fosse rischiosa e ambigua dal punto di vista tattico, lo riconobbero già gli stessi colleghi di Reinhard Gehlen. Nel ’50 Heinz Danko Herre, stretto collaboratore di Gehlen a Pullach, si chiedeva se il suo capo intendesse essere «politico o professionista d’intelligence», visto che i suoi occhi si illuminavano ogni volta che si facesse riferimento a Bonn, ma mai «quando si trattava della risoluzione di un problema di natura spionistica» <647. Alla fine però la determinazione di Reinhard, spesso interpretabile come vera e propria testardaggine, lo portò alla meta da lui auspicata nel ’56 con la nascita del BND. Anche Johannes Gehlen, protégé numero uno del fratello, approfittò senza dubbio, come si è visto, della politica gehleniana. Da “spia per caso” l’ex fisico nucleare si trasformò in un impiegato statale della RFT a tempo indeterminato e rimase, fino al ’69, nella posizione di capo della base estera del BND a Roma. La sua lealtà nei confronti del fratello minore aveva infine contribuito a portare i frutti sperati per entrambi: Reinhard realizzò il proprio sogno di una carriera d’intelligence nella giovane RFT e Johannes riuscì a ottenere una posizione prestigiosa e sicura in Italia, senza mai interrompere però i legami con la sua “seconda patria”, la Germania.
[NOTE]
644 Cfr. sottoparagrafo 3.2.2.
645 Cfr. paragrafo 4.1.
646 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 693.
647 Citazione tratta dal diario di Heinz Danko Herre, in Ivi, p. 663.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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Con nuovo nome ormai il vecchio gruppo spionistico era ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND a Roma

Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence [con sede a Pullach] legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023

E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

Dopo il ’56: l’ODEUM Roma dalla nascita del Bundesnachrichtendienst alla fine dell’“era gehleniana”
Nel ’56 il servizio segreto di Pullach era dunque diventato un organo tedesco-federale a tutti gli effetti. Finalmente Reinhard aveva raggiunto la meta tanto desiderata: lavorare esclusivamente alle dipendenze della RFT, trasformando il suo rapporto con la CIA su un piano di cooperazione paritaria e non più di subalternità. In questo nuovo contesto l’ODEUM Roma, da parte sua, continuava a lavorare alle dipendenze del “Servizio Strategico” di Langkau, con il nuovo nome in codice “AK 14”, ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND nella capitale italiana, come emergeva anche nella sua stessa nuova dicitura ufficiale tedesca di BND-Außenstelle Rom. Il gruppo avrebbe continuato a operare sempre sotto guida di Johannes, al quale vennero attribuiti nuovi codici interni e ulteriori nomi di copertura, come “501”, “V-24 013” e “Dr. Keller”. L’ODEUM Roma, ormai “AK14”, dipendeva da allora in poi dall’ufficio “502/K” del “Servizio Strategico” <567. A partire dal 1° aprile 1956, come dimostrano i documenti, l’ex fisico nucleare avrebbe ricevuto uno stipendio mensile di 2.430 marchi <568 e il 2 gennaio dell’anno successivo avrebbe firmato il contratto per l’impiego come dipendente pubblico di categoria II della RFT a tempo indeterminato <569. Solo due mesi dopo la firma di tale contratto la centrale di Pullach avrebbe richiesto un aumento per Johannes, argomentando che egli «è capo della base estera di Roma sin dall’autunno del ’46, la quale è stata da lui costituita nonostante le generali condizioni difficili e attraverso molteplici sacrifici personali» <570. Per motivare ulteriormente la suddetta richiesta di aumento, nel documento si continuava poi con una descrizione della presente e futura posizione di Johannes: “Die Tätigkeit des Leiters der Aussenstelle Rom […] ist eine besonders wichtige und verantwortungsvolle, da in Rom als der Drehscheibe der europäischen Politik eine Vielzahl von Fäden zusammenlaufen und damit Rom ein für den BND besonders wichtiges Zentrum darstellt. An den Leiter der Aussenstelle Rom werden deshalb besonders hohe menschliche und fachliche Anforderungen gestellt” <571. Guignot e von Fransecky dopo il ‘56 Per quanto riguarda invece gli altri membri “di vecchia data” dell’ODEUM Roma, come Guignot e von Fransecky, il loro inquadramento nel neonato BND, dal punto di vista burocratico-amministrativo, risultò più difficile. In generale, «l’evoluzione della composizione del personale del BND a partire dal 1956», ha opportunamente sottolineato Wolf, «non può essere ricostruita facilmente, come invece accade nel caso di altri organi federali», proprio a causa delle caratteristiche del tutto particolari del servizio segreto di Pullach <572. Così, ad esempio, nel caso del “Servizio Strategico” il personale veniva gestito separatamente dal resto del BND. La conseguenza fu una generale “decentralizzazione” della gestione del personale dei vari reparti del servizio segreto; una dinamica che sembrò essere tollerata dalla Cancelleria federale <573. Sullo sfondo di quanto appena detto, non è al momento possibile ricostruire con precisione le dinamiche e le conseguenze del passaggio di Guignot e von Fransecky al BND. Tuttavia, sulla base delle più recenti ricerche sul tema e di alcune tracce documentarie, è possibile almeno fornire qualche ipotesi plausibile sull’inquadramento e sull’attività dei due collaboratori di Johannes all’interno del BND. Nel caso di Guignot, essendo egli di nazionalità francese e inoltre un collaborazionista condannato a morte nell’immediato dopoguerra, la probabilità di diventare impiegato pubblico della RFT sarebbe stata sin dall’inizio bassissima o addirittura nulla. Di conseguenza è lecito ipotizzare che egli, a partire dal ’56, sia stato inquadrato come “collaboratore Y”, categoria che raccoglieva il «personale esterno all’impiego pubblico» del BND <574. Il pagamento dello stipendio di tali “collaboratori Y” avveniva tramite il fondo “Spese generali” del BND, che sfuggiva per lo più al controllo del governo tedesco e permetteva così a Reinhard di continuare a impiegare molti personaggi dal passato compromesso, come lo stesso Guignot, anche dopo l’”ufficializzazione” del proprio servizio d’intelligence <575. In effetti, come ha dimostrato l’analisi di Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, Guignot avrebbe continuato a lavorare per il BND, probabilmente sempre in qualità di “collaboratore Y”, sino al ’64, anno in cui morì di tumore <576. Si può collegare all’esempio del collaborazionista francese anche un’ulteriore “consuetudine” della politica del personale del BND durante “l’era gehleniana”: il reclutamento di partner o conviventi dei collaboratori. Infatti dopo la morte di Guignot sarebbe stata la moglie Therese a succedergli nella sua funzione di membro del gruppo romano <577. Come già detto, il reclutamento di coniugi non era per nulla inusuale nel BND. Infatti all’inizio degli anni Sessanta ben 290 coppie sposate lavoravano per il nuovo servizio segreto estero della RFT <578. È opportuno specificare a questo punto che l’analisi delle attività del collaborazionista francese per il servizio segreto tedesco-federale dopo il ’56 non rientra negli obiettivi di questa ricerca, per tale motivo ci si limiterà a rapidi accenni a riguardo. È probabile che Guignot abbia continuato a svolgere il ruolo di “anello di collegamento” tra il BND e il SDECE, essendo in contatto sin dal ’55 con Enrico Dell Bello, un informatore del suddetto organo di spionaggio francese <579. Inoltre Guignot avrebbe giocato un ruolo non indifferente nelle attività più generali portate avanti da Johannes dopo il ’56, a cui si accennerà più avanti. Nel caso di Alix von Fransecky risultano del tutto assenti, dai documenti analizzati per questa ricerca, informazioni circa il suo passaggio al BND. È tuttavia lecito supporre che ella, a differenza di Guignot, sia diventata dipendente pubblica dopo il ’56, in quanto cittadina tedesca e, inoltre, priva di possibili o pesanti legami con i regimi nazista o fascista. Tale ipotesi sembra confermata, inoltre, dal fatto che nel ’68 von Fransecky, come già accennato in precedenza, avrebbe ricevuto una medaglia al merito della RFT per i suoi servizi come «impiegata di Bonn» <580. Tuttavia non è stato finora possibile ricostruire la natura precisa di tali servizi, ma è probabile che essi siano collegati al BND e all’ODEUM Roma. È inoltre possibile ipotizzare che lo stesso conferimento della medaglia a von Fransecky, avvenuto nel 1968, sia stato motivato anche da aspetti di natura “politica” interni al BND, dato che la suddetta data coincise con quella del pensionamento di Reinhard. [NOTE] 567 Ivi, p. 438; Festsetzung der Grundvergütung Johannes Gehlen, 30 ottobre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 007. 568 Auszahlungsanordnung Johannes Gehlen, 5 dicembre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 013. 569 Dienstvertrag Johannes Gehlen, 2 gennaio 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 016. 570 Betrifft: Höherstufung von V-24013, 15 marzo 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 021. 571 Ibidem. Quella del capo della base estera di Roma […] è un’attività di grande importanza e responsabilità, proprio perché a Roma, crocevia della politica europea, convergono numerosi fili, rendendo quindi Roma un centro di particolare importanza per il BND. Per la posizione di capo della base estera di Roma sono quindi richiesti requisiti di competenza umana e professionale particolarmente elevati. 572 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 485. 573 Ivi, p. 486. 574 Ivi, p. 499. 575 Ivi, pp. 499-511. 576 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 69. 577 Ibidem. 578 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 491. 579 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 68-69. 580 Elenco onorificenze conferite, in «Bundesanzeiger», 15 maggio 1968, URL: < https://upload.wikimedia.org/wikipedia/de/c/c4/Bundesanzeiger-1968-05-28-Seite-2.pdf&gt; (sito visitato il 10 maggio 2021).
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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Circa alcuni agenti nazisti reclutati dai servizi segreti americani

Il segretario di Stato dette il suo assenso e nel mese di maggio [1947] le autorità militari decisero di trasferire Dollmann nella zona di occupazione statunitense nella Germania dell’Ovest, considerando che lì avrebbe potuto svolgere compiti di maggiore utilità rispetto a quanto avrebbe potuto fare se fosse espatriato in America Latina, come ipotizzato inizialmente da Angleton <362. Il 22 ottobre da Washington il direttore dell’Office of Special Operations, l’agenzia coordinata con il CIG che si occupava delle operazioni clandestine all’estero, ordinò che Dollmann rimanesse in Germania e che per nessun motivo fosse permesso agli italiani di ottenerne la custodia: “Dollmann e Wenner non devono essere consegnati all’Italia né ora né nel prevedibile futuro. Se vanno in Italia saranno arrestati, interrogati, esposti, e facilmente accusati di essere criminali di guerra. Non si ritiene che possano avere alcuna possibile copertura adeguata considerando i rischi e ciò che sta dietro a questo caso. (…) Preferisco altamente che rimangano nell’AmZone in Germania” <363. Per circa un anno l’ex-gerarca nazista rimase quindi nella sua terra d’origine, un periodo durante il quale iniziò un rapporto di attiva collaborazione per l’intelligence americana: la sezione del CIC di Monaco gli affidò l’incarico di redigere rapporti settimanali. Nel 1948 i vertici della sezione OSO, l’Office of Special Operations, valutarono che era pronto per iniziare la sua attività di collaborazione per lo spionaggio in Italia e lo inviarono presso la sede del CIC di Milano <364.
La linea di azione messa in campo nell’immediato dopoguerra da Angleton e dai vertici dell’intelligence statunitense, tesa ad aggirare ogni tipo di legalità e di sovranità nazionale dei paesi allo scopo di salvare – e poi utilizzare – grossi personaggi nazisti e repubblichini, mostra come le dinamiche della guerra fredda abbiano investito pesantemente fin dall’inizio la ricostituzione post-bellica del paese. Il quadro complessivo che emerge, in cui si inseriscono queste vicende, è quello in cui nella sfera dei servizi segreti l’obiettivo del contenimento del comunismo, e quindi la salvaguardia degli interessi geopolitici statunitensi, si legava alla convinzione che l’importanza dei fini potesse giustificare l’adozione di qualsiasi mezzo <365.
[…] La stessa logica utilizzata da Angleton in Italia per Borghese e Dollmann, si ritrova del resto in un’operazione dello stesso tipo che fu messa a punto in Germania, dove il generale Reinhard Gehlen, capo del Fremde Heeren Ost, la sezione del servizio segreto militare nazista che si occupava del fronte orientale, venne immediatamente assunto nelle fila dell’intelligence americana, pochi giorni dopo la resa incondizionata dichiarata dalla Germania. Nei primi mesi del 2002 il governo americano ha declassificato i documenti relativi al reclutamento di Gehlen insieme alla sua rete di agenti nazisti da parte dei servizi segreti americani, acquisiti dal National Archives and Records Administration l’8 maggio 2002 <366. In questi rapporti ufficiali si legge che nel giugno del ’45, dopo il collasso della Germania nazista, Gehlen fu ingaggiato dall’U.S. Army per continuare il suo lavoro di intelligence, ma questa volta per l’America. A tal fine Gehlen nelle settimane successive fece assumere moltissimi membri delle Ss, ricostituendo così il suo intero gruppo di lavoro originario con il quale aveva operato per il Führer. Uno dei direttori della sezione dell’intelligence Usa in Germania, Crosby Lewis, nel settembre del ’46 tira le fila dell’operazione “Keystone” in un lungo documento top secret. Dal suo racconto dettagliato apprendiamo informazioni fondamentali e sconcertanti relative all’evoluzione di tutta l’operazione che riguardava Gehlen e la sua rete. Il generale Gehlen “era negli Stati Uniti”, scrive Crosby Lewis, fin dalle prime settimane dopo la fine del conflitto, “essendo stato portato lì dal G-2, War Department, (…) insieme a personale della Fremde Heere Ost” <367. Gehlen era rimasto per molto tempo con i suoi collaboratori negli Stati Uniti, fino alla primavera-estate del ’46. Lewis rivela anche come riguardo agli elementi dell’organizzazione di spionaggio nazista non fosse mai stato redatto alcun rapporto di interrogatorio, poiché “tutto questo personale della Fremde Heere Ost, che era stato catturato dagli americani, non è mai stato interrogato” <368. Nonostante si trattasse dei vertici dello spionaggio nazista, dunque, la decisione di assumerli in blocco nell’intelligence Usa aveva fatto sì che addirittura non gli fosse stata posta alcuna domanda relativa alle loro conoscenze o alle operazioni che avevano portato avanti, procedura senza dubbio anomala. Lewis venne in seguito in contatto con uno dei dirigenti della Fremde Heeren Ost, di nome Oberst Baun, per accordarsi in merito alla costruzione di una sezione di intelligence Usa in Germania che avrebbe dovuto essere gestita direttamente dal comandante nazista, con tutti i suoi ex-collaboratori, il cui “obiettivo finale” doveva essere “l’Unione Sovietica” <369. A questo proposito Lewis racconta un dettaglio che lo aveva colpito: “Quando arrivai a Oberursel – la sede dell’SSU – scoprii che Baun non era trattato come un prigioniero normale, ma più come un ‘ospite’, e che non era suscettibile di interrogatorio”. L’operazione di assunzione di Gehlen e di tutta la sua rete di agenti nei ranghi dell’Oss, come emerge dai documenti, fu considerata un grande successo dagli agenti americani: “Alla metà di luglio 1945, eravamo riusciti a ricostituire lo staff e le persone chiave della rete del generale Gehlen, con tutti i suoi importanti documenti, ed eravamo molto coscienti della miniera d’oro che avevamo trovato. <370 Uno dei fattori che resero Gehlen e i nazisti della sua rete molto importanti per gli interessi strategici americani fu la loro esperienza e le loro conoscenze di intelligence maturate nella guerra contro l’Urss: tutto il lavoro di raccolta di informazioni e di penetrazione nel territorio, insieme alla conoscenza dei servizi segreti sovietici, e tutta la documentazione da loro raccolta, si rivelavano ora preziosi per gli Stati Uniti. Il generale Gehlen, dopo essere stato per quattro anni alle dipendenze dell’esercito statunitense, nel 1949 passò direttamente sotto il controllo della Cia, la quale aveva deciso di subentrare come “Gehlen’s main patron” <371.
Anche il maggiore delle Ss Karl Hass, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine per aver partecipato attivamente al massacro, fu reclutato dagli agenti statunitensi immediatamente dopo la fine del conflitto. Nei giorni della Liberazione era stato arrestato dagli Alleati e tenuto sotto custodia americana: poco tempo dopo però anche a lui fu proposta la collaborazione, da un ufficiale del servizio di controspionaggio statunitense <372. Egli stesso – come è emerso dai lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti – interrogato nel luglio del 1996 dai carabinieri del Ros ha confermato tale ricostruzione, affermando anche che in seguito alla collaborazione i servizi di informazione statunitensi gli consentirono, come era avvenuto per Dollmann, di cambiare identità, e di vivere poi indisturbato in Italia, evitando in questo modo che fosse catturato dalle forze dell’ordine che lo ricercavano <373.
[NOTE]
362 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il segretario di Stato datato 8 maggio 1947.
363 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma segreto del direttore della sezione Special Operation del CIG, datato 22 ottobre 1947, per il capo della stazione dell’intelligence in Germania Heidelberg.
364 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il capo della stazione CIG in Germania datato 6 maggio 1949: “Il soggetto – si legge nel telegramma – è stato fatto entrare di nascosto in Italia da Innsbruck passando per il passo del Brennero all’inizio del 1948, tramite un trasporto speciale effettuato in accordo con il soggetto dal maggiore Bell, USFA Liaison Officer ad Innsbruck”.
365 Sottolineano a questo proposito gli autori del volume U.S. Intelligence and the Nazis: “L’utilizzo da parte americana dei criminali di guerra fu un errore grossolano sotto diversi aspetti. (…) Non c’era alcuna ragione irresistibile per iniziare il periodo del dopoguerra con l’assistenza di alcuni di coloro che erano associati ai peggiori crimini della guerra. La mancanza di sufficiente attenzione per la storia – e ad un livello personale, al carattere e alla moralità – stabilirono un cattivo precedente, specialmente per le nuove agenzie di intelligence. Ciò inoltre portò all’interno delle organizzazioni di intelligence uomini e donne incapaci a priori di distinguere tra le loro convinzioni politiche/ideologiche e la realtà. Come risultato, essi non riuscirono e non poterono produrre buona intelligence. Alla fine, poiché le loro nuove «convinzioni democratiche» erano quantomeno incerte ed il loro passato poteva essere utilizzato contro di loro, alcuni di essi avrebbero potuto essere ricattati dalle agenzie di intelligence comuniste. E dunque rappresentarono un potenziale problema per la sicurezza”. R. Breitman e N. J. Goda, U.S. Intelligence
and the Nazis, cit., p. 7.
366 Il gruppo di documenti declassificati della CIA relativi all’ingaggio di Gehlen si chiama Nazi War Crimes Disclosure Act. Alcuni di questi documenti sono stati pubblicati sul sito ufficiale dello U.S. National Archives and Records Administration
367 NARA, RG 226, Entry 210, Box 349, Folder 1. Il documento, intitolato proprio Keystone Operation e datato 22 settembre 1946, fa parte di un’altra serie di documenti Cia, declassificati successivamente alla serie Nazi War Crimes Disclosure Act, su particolare richiesta dell’archivio nazionale: le entries 210-220.
368 Ibidem, c. 1.
369 Ibidem.
370 Documento intitolato Report of Initial Contacts with General Gehlen’s Organization, compilato dall’agente John R. Boker e datato 1 maggio 1952. Il documento fa parte del report Forging an Intelligence Partnership: CIA and the Origins of the BND, 1945-1949. A Documentary History, stilato dal CIA History Staff, Center for the Study of Intelligence, European Division, Directorate of Operations nel 1999, declassificato nel 2002. Opening of CIA Records under Nazi War Crimes Disclosure Act, U.S. National Archives and Records Administration, pubblicato a cura del National Security Archive della George Washington University, alla pagina http://www.gwu.edu/~nsarchiv. Questo documento fa parte della serie Nazi War Crimes Disclosure Act.
371 Ibidem. Contemporaneamente all’inserimento di Gehlen nelle fila dell’intelligence statunitense, venivano arruolati dall’Oss anche cinque stretti collaboratori di Adolf Eichmann, l’uomo che aveva concepito e portato avanti la politica di sterminio degli ebrei; Otto von Bolschwing, ufficiale della Gestapo che aveva pianificato in Austria l’espropriazione dei beni degli ebrei, fu aiutato a nascondersi dalla polizia austriaca, per poi farlo entrare negli States nel 1953, dove lo assunsero con contratto regolare; Theodor Saeveche, che aveva ricoperto la carica di alto ufficiale delle Ss a Milano durante la Repubblica di Salò, occupandosi tra le altre cose dell’annientamento dei partigiani, fu reclutato con il compito di effettuare attività di spionaggio nella Germania Ovest. Il caso del capitano Saeveche in particolare, è stato attentamente analizzato dalla Commissione parlamentare d’Inchiesta sulle cause dell’occultamento dei crimini nazifascisti, che ha riscontrato come fosse stato assunto nei ranghi dell’intelligence Usa nonostante ai suoi stessi reclutatori fosse “noto che egli era ancora convinto della bontà dei principi del nazional-socialismo” (Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., p. 217). Nel corso degli interrogatori condotti dalle autorità alleate nelle settimane successive alla fine del conflitto Saeveche aveva confessato ad esempio la responsabilità nell’eccidio di partigiani di piazzale Loreto, e la responsabilità della fucilazione di massa di civili scelti a caso, in risposta all’uccisione di un tedesco avvenuta pochi giorni prima, effettuata a Corbetta nell’estate del ’44. In seguito all’avvenuto reclutamento, l’intelligence di fatto aveva impedito al tribunale italiano di giudicarlo per questi crimini. Cfr. Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 217-218.
372 Cfr. i lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 206-211.
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010

Ulteriori informazioni sembrano confermare un collegamento più che occasionale tra golpisti e istituzioni statunitensi. Per indicazioni dello stesso Borghese, egli avrebbe costituito il Fn su espressa indicazione di James Jesus Angleton, dirigente della Cia, da cui era stato incoraggiato a imprimere una svolta nella politica italiana che bloccasse la penetrazione comunista <891. Infine, Adriano Monti, implicato nel golpe e successivamente assolto, ha dichiarato di aver fatto parte della rete Gehlen, con il nome in codice Siegfried, nella quale servizi americani ed ex nazisti avrebbero seguito passo dopo passo i preparativi del golpe.
891 A. Giannuli, Il noto servizio, cit. p. 146.
Letizia Marini, Resistenza antisovietica e guerra al comunismo in Italia. Il ruolo degli Stati Uniti. 1949-1974, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Macerata, 2020

E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

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C&#8217;è del revisionismo storico nella &#8220;Giorno del&nbsp;ricordo&#8221;

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