I contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani

Come ha sottolineato Mary Ellen Reese, nonostante «le attività della Chiesa cattolica costituiscano uno dei fili rossi alla base degli intrecci della storia dello spionaggio», il ruolo del Vaticano durante la “guerra di spie” del secondo dopoguerra è quasi impossibile da ricostruire <460. Certo è, tuttavia, che la Santa Sede era attivamente coinvolta nella battaglia anticomunista sin dall’inizio. Già nel ’43 Pio XII si era mostrato «turbato dai successi militari dei russi» e «angosciato anzitutto dalla minaccia bolscevica» <461, un atteggiamento che avrebbe poi reso il Vaticano, durante la guerra fredda, una sorta di “avamposto” simbolico della cristianità cattolica in lotta contro l’ateismo di stampo sovietico. Per i servizi segreti occidentali, di conseguenza, la Santa Sede avrebbe costituito un legame imprescindibile e, come si vedrà, anche l’ODEUM Roma avrebbe investito quantità non indifferenti di tempo ed energia nella costituzione di legami con ambienti vicini al Santo Padre.
L’ODEUM Roma e i legami con esponenti del clero cattolico
“Im Falle eines Ablebens des Papstes so wäre unter den augenblicklichen Verhältnissen das konklave [sic.] aus zwanzig italienischen und vierunddreissig ausländischen Kardinälen zusammengesetzt. Diese Zusammensetzung würde bei der Papstwahl die Wahl eines Ausländers vermuten lassen. In einem solchen Falle neigen wir eher dazu den Angehörigen eines grossen Landes, zum Beispiel Amerikas, auszuschliessen […]. Als „Arbeitshypothese“ […] würden wir bei einer etwaigen Papstwahl mit einem Angehörigen einer kleinen Nation, die kein wesentliches Gewicht auf der internationalen Ebene besitzt, rechnen können. Sicher würde eine solche Entwicklung in Italien Unmut und Trauer auslösen”. <462
Con queste parole Johannes [Gehlen] avrebbe chiuso il suo report del ‘50 sulle previsioni di eventuali future elezioni papali, secondo le stime dell’ODEUM Roma. Nel 1958, con la morte di Eugenio Pacelli e l’elezione al soglio pontificio dell’italiano Angelo Giuseppe Roncalli, si sarebbe dimostrata l’erroneità delle su citate valutazioni di Johannes <463. È in qualche modo sconcertante la suddetta affermazione dell’ex fisico nucleare, soprattutto alla luce delle sue presunte ampie e abituali frequentazioni con alcuni ambienti vaticani, delle quali si parlerà a breve, e le quali sembrerebbero indicare una certa base di conoscenza della tradizione di elezione di papi italiani. Come hanno sottolineato anche Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, i contatti con la Santa Sede sarebbero stati di grande importanza per l’Organisation Gehlen e per la CIA per due motivi in particolare. Innanzitutto presso il Vaticano giungevano quotidianamente notizie da ogni angolo della terra, utili ai servizi segreti degli stati occidentali. In secondo luogo, il sostegno di certi ambienti vaticani avrebbe, da una parte, facilitato eventuali future collaborazioni con servizi d’intelligence occidentali di stati di forte impronta cattolica, mentre, dall’altra, si sarebbe rivelato utile nella lotta contro i paesi sotto influenza sovietica e di stampo ateo <464. Quali erano quindi i contatti grazie a cui Johannes e il suo gruppo avrebbero analizzato le politiche della Santa Sede? E si può parlare di una vera e propria collaborazione, anche in senso spionistico, tra l’Organisation Gehlen e certi ambienti vaticani, attraverso l’ODEUM Roma?
Lo SMOM e Willy Friede come “artefici” dei primi contatti con gli ambienti vaticani
Per scoprire a quando risalgono i primi contatti di Johannes con gli ambienti vaticani, bisogna guardare innanzitutto al periodo da lui trascorso negli ambienti dello SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] a fianco a von Thun-Hohenstein. Come è stato detto in precedenza, l’ex fisico nucleare si era riavvicinato a von Thun-Hohenstein, un suo amico di vecchia data, già nel biennio ’46-’47, quindi poco dopo il proprio rientro in Italia. Grazie alla mediazione del conte altoatesino, Johannes sarebbe quindi dapprima stato inserito, come si è visto, a titolo volontario all’interno di alcune commissioni dell’Ordine nel ’47 e poi, a partire dal ’48, avrebbe funto come addetto alla Segreteria particolare di von Thun-Hohenstein e come assistente privato di quest’ultimo. È stato dimostrato in precedenza che tali attività avrebbero costituito una mera copertura per l’operato d’intelligence dell’ex fisico nucleare, copertura che gli avrebbe anche permesso di tessere i primi contatti con gli ambienti vaticani.
Tali primi contatti, come dimostrano i report inviati da Johannes al fratello [Reinhard Gehlen], avrebbero compreso anche quello con il barone Stanislao Pecci, plenipotenziario dello SMOM presso il Vaticano. Tuttavia eventuali speranze di tessere forti e fruttuosi legami con il Vaticano tramite Pecci sarebbero presto andate deluse. Secondo l’ex fisico nucleare, Pecci era «del tutto inutile come fonte d’informazione sia per Ferdinand [von Thun-Hohenstein] che per me, in quanto gli mancano le capacità necessarie» <465. Inoltre il barone, come già ricordato, era considerato la guida del cosiddetto “partito d’opposizione” che riuniva gli antagonisti di von Thun-Hohenstein di via Condotti, circostanza che avrebbe reso una collaborazione tra Pecci e Johannes impossibile <466. Tuttavia lo SMOM avrebbe offerto anche altre possibilità all’ex fisico nucleare, non tanto rispetto alla costituzione di legami con la Santa Sede, ma piuttosto per quanto riguarda la raccolta di informazioni e un’analisi di quest’ultima. Infatti, in qualità di addetto e responsabile della segreteria particolare di von Thun-Hohenstein, Johannes avrebbe avuto, a suo dire, accesso a gran parte della documentazione disponibile concernente i contatti tra lo SMOM e il Vaticano <467. È allora lecito supporre che molte informazioni riguardanti la Santa Sede e mandate dall’ODEUM Roma alla centrale di Pullach [cittadina dove era situata la sede dei servizi segreti della Germania Ovest] tra il ’48 e il ’49 si sarebbero almeno parzialmente basate sulle carte conservate e gestite presso la suddetta segreteria.
Accanto ai succitati sbocchi che lo SMOM avrebbe offerto a Johannes per avvicinarsi agli ambienti vaticani o, almeno, di raccogliere informazioni utili ai fini d’intelligence su questi ultimi, si sarebbe rivelata fondamentale la mediazione di Willy Friede. Quest’ultimo, come è stato detto in precedenza, si era legato a figure del clero romano già prima di iniziare, a partire dal ’48, a collaborare con Johannes e il suo nascente gruppo spionistico. Infatti un documento BND lo descrive come «consulente e funzionario dei Gesuiti», senza però chiarire i dettagli di questa presunta attività di Friede per il suddetto Ordine religioso <468. Il nuovo membro dell’ODEUM Roma era in ottimi rapporti con vari esponenti gesuiti e, se si vuole prestare fede a quanto affermato dai documenti della CIA, Friede sarebbe addirittura stato il vero artefice di tutti legami più importanti dell’ODEUM Roma con il Vaticano <469. Inoltre, seppur in misura minore rispetto a Friede, anche Guignot e von Fransecky avrebbero contribuito ad ampliare la rete di contatti del gruppo romano con gli ambienti vaticani. Così, ad esempio, è provato che Guignot si occupasse della raccolta d’informazioni sul conto di vari membri del clero francese470, oltre al fatto che si fosse recato varie volte in Vaticano a scopi non meglio specificati <471. Infine Guignot sembra essere stato in contatto con il cardinale francese Eugène Tisserant, decano del collegio cardinalizio e successivamente archivista e bibliotecario della Santa Romana Chiesa <472. Von Fransecky, da parte sua, coltivava rapporti con il già citato Sigismund von Braun, influente ex legato d’ambasciata del Terzo Reich presso la Santa Sede e futuro diplomatico della RFT.
Grazie a questi due “canali”, lo SMOM, da una parte, e i membri dell’ODEUM Roma dall’altra, nel ’50 Johannes era ormai riuscito a costruirsi una serie di contatti con gli ambienti vaticani, come dimostra un documento risalente al maggio dello stesso anno. Stando a quanto affermato dall’ex fisico nucleare, l’ODEUM Roma si era messo in contatto, fra gli altri, con rappresentanti della Segreteria di Stato della Città del Vaticano, fra cui Bruno Wüstenberg, allora impiegato presso l’ufficio responsabile delle relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica Federale Tedesca <473. Un ulteriore contatto citato nel documento è monsignor Karl Bayer <474, membro della Commissione di Assistenza papale per prigionieri di guerra tedeschi in Italia e futuro Segretario generale della Caritas Internationalis, oltre a collaboratore della già citata rete di Hudal e Rauff presso il Collegio Teutonico <475.
Anche se i contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani sembrano essere dunque stati numerosi, è tuttavia difficile stabilire quanti di essi risalgano davvero alla mediazione di Johannes. Un indizio a tal proposito offre un ulteriore documento del BND [servizio segreto della Germania Federale], in cui viene citato un passaggio, tratto da un curriculum redatto da Johannes nel ’51, che getta luce sui legami del capo dell’ODEUM Roma con ambienti vaticani:
“Es scheint erwähnenswert, daß gelegentlich einer apostolischen Visitation im Orden 1950 der vom Heiligen Vater beauftragte Apostolische Visitator, Erzbischof Ilario Alcini, mir nach Abschluß der Visitation persönlich mitteilte, daß sein Bericht an den Heiligen Vater meine Person und die geleistete Arbeit anerkennend erwähnt […] und auch auf das Kuriosum hinweise, daß hier ein Protestant in der Behandlung heikeler [sic.] innerkatholischer Interessen mit behutsamem Takt und in einem rein katholischen Sinne vorgegangen sei” <476.
Anche se non emerge dal documento per quale precisa ragione l’arcivescovo Alcini avrebbe dovuto menzionare Johannes e il suo impiego al servizio di von Thun-Hohenstein in un report del 1950, successivo, quindi, all’allontanamento dell’ex fisico nucleare dallo SMOM, si potrebbe supporre quale forte impatto positivo il “report Alcini”, sottoposto al papa in persona, avrebbe avuto sui rapporti tra l’ODEUM Roma e il Vaticano. Di ciò sembra essere stato consapevole anche l’autore del succitato documento, il quale, dopo aver citato l’appena menzionato passaggio del curriculum di Johannes del ’51, annota: «Detto ciò, diventa chiaro come il protestante Dr. Gehlen si sia procurato i contatti col Vaticano» <477.
[NOTE]
460 M.E. Reese, Organisation Gehlen, cit., p. 137.
461 Segretissimo Rapporto dell’Ufficio Esteri dell’ambasciata tedesca di Bruxelles, 23 febbraio 1943, in N. Tranfaglia, La “Santissima Trinità”. Mafia, Vaticano e servizi segreti all’assalto dell’Italia 1943-1947, Bompiani, Milano 2011, p. 5.
462 Wolken über dem Throne Petri, Johannes Gehlen, 17 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 025. Nel caso di un decesso del papa, nelle condizioni attuali il Conclave sarebbe composto da venti cardinali italiani e trentaquattro cardinali stranieri. Tale composizione lascerebbe supporre l’elezione di uno straniero nelle prossime elezioni papali. In tal caso tenderemmo piuttosto ad escludere l’elezione di un candidato appartenente a una qualche nazione grande, come l’America […]. Come “ipotesi di lavoro” […] potremmo piuttosto prevedere, nel caso di eventuali elezioni papali, la nomina di un candidato appartenente a una nazione piccola, priva di un peso determinante a livello internazionale. Un tale sviluppo sarebbe certamente in Italia causa di malcontento e dispiacere.
463 Ibidem.
464 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 59-60.
465 Bericht N° 16, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 26 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
466 Ibidem.
467 Bericht N° 19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079.
468 Meldung, Betr.: Besprechung mit S-1933 am 9. September 48, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
469 Control Form Willy Heinrich Friede, 6 ottobre 1953, FOIA CIA, NWCDA, cartella Friede, Willy Heinrich, doc. 004.
470 Renseignements sur les frères Omez, Guignot, allegato a Bericht N° 10, 13 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 119.
471 Note de frais pour le bien de l’Ordre, Guignot, 18 luglio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 622.
472 Subject: Rome Group, Reinhard Gehlen a James Critchfield, 8 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000123.
473 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 119.
474 Ibidem.
475 E. Klee, Persilscheine und falsche Pässe, cit., pp. 27-28.
476 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507. Sembra degno di nota che, in occasione di una visita apostolica presso l’Ordine nel 1950, l’arcivescovo Ilario Alcini, visitatore apostolico nominato dal Santo Padre, alla fine della visita mi abbia riferito personalmente che il suo resoconto indirizzato al Santo Padre menzioni con apprezzamento la mia persona e il lavoro da me svolto […], sottolineando anche la curiosa circostanza che in questo caso un protestante [Johannes fa riferimento a se stesso] abbia gestito delicate questioni interne al mondo cattolico con sensibile tatto e in un senso pienamente cattolico.
477 Ibidem.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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Il Sovrano Militare Ordine di Malta attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda

Come si è visto, il legame con lo SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] era stato il primo costituito da Johannes [Gehlen] tra il ’46 e il ’47, grazie all’aiuto e al supporto di von Thun-Hohenstein. Inizialmente Johannes avrebbe funto meramente da segretario personale del conte, non quindi come impiegato dell’Ordine, ma come semplice membro dell’entourage privato di un esponente di alto rango di tale istituzione. Alla luce di ciò è facile intuire che la posizione dell’ex fisico nucleare all’interno dello SMOM fosse di natura piuttosto precaria. Non sarebbe cambiato molto nemmeno con la sua nomina ad «addetto alla Segreteria con l’incarico di dirigere la I° Sezione e la segreteria particolare», compreso l’archivio privato del conte, in quanto non si trattò di un incarico ufficiale dell’Ordine <226. Egli sarebbe quindi comunque dipeso totalmente dalla figura e dalle sorti di von Thun-Hohenstein, una circostanza che avrebbe indotto Johannes Gehlen a percepire in quel periodo il carattere fragile e precario della propria attività a Roma come «una danza su gusci d’uovo» <227. La “missione SMOM” fra sostegno e opposizione Il già menzionato progetto di dare vita a una rappresentanza della Segreteria Estera dello SMOM nella zona d’occupazione statunitense (preferibilmente a Francoforte sul Meno) sembra essere stato l’obiettivo principale dell’attività di Johannes nell’ambito dell’Ordine, sin dal ‘46/’47. Infatti von Thun-Hohenstein lo aveva preso sotto la propria ala in vista della promessa, fatta da Johannes, che l’Organisation Gehlen avrebbe fatto tutto il possibile affinché potesse crearsi un ufficiale e stabile collegamento tra la suddetta segreteria dell’Ordine e il governo d’occupazione statunitense in Germania. Se il conte sembrava quindi, da parte sua, pronto a lanciarsi in una simile impresa senza fare troppe domande, ciò non si può dire degli altri membri della Segreteria Estera dello SMOM, fra cui il marchese austriaco Alessandro Pallavicino e il marchese di origini ungheresi Oberto Pallavicini <228. I due su citati marchesi non avrebbero visto fin dal principio di buon occhio il fatto che von Thun-Hohenstein avesse «assunto un segretario privato che non era cavaliere [dell’Ordine] e, oltretutto, protestante» <229. Sin dall’inizio, quindi, Johannes sarebbe stato visto come “corpo estraneo” all’interno di un’istituzione rigidamente gerarchica, elitaria e cattolica come lo SMOM e, nonostante il conte von Thun-Hohenstein avesse assunto più volte le difese dell’ex fisico nucleare, entrambi gli uomini si sarebbero presto trovati di fronte a un vero e proprio partito d’opposizione interno. Oltre ai marchesi Pallavicino e Pallavicini, anche il conte Stanislao Pecci – allora inviato plenipotenziario dell’Ordine presso la Santa Sede – e il barone Gioacchino Malfatti di Montetretto <230, si sarebbero uniti a quella parte dei Cavalieri che dubitavano fortemente delle buone intenzioni di Johannes e di von Thun-Hohenstein. Nel ’49 Pallavicini avrebbe raccontato a Hugo von Thurn und Taxis, un collaboratore e amico personale dei fratelli Gehlen, che fin dal principio egli stesso e gli altri Cavalieri del “gruppo d’opposizione” avrebbero sospettato che «gli affari dell’Ordine [di competenza di von Thun-Hohenstein] venissero gestiti da tale Hans», in quanto sarebbe risaputo che dal conte non c’era da aspettarsi «spirito d’iniziativa e intelligenza nelle decisioni autonome»231. Johannes si sarebbe ben presto accorto dell’aria “gelida” che sembrava tirare a Via Condotti riguardo la sua persona. «Posso ritrovarmi in una posizione del tutto isolata da un momento all’altro», scriveva infatti al fratello Reinhard il 1° gennaio del 1948. Dai report inviati in rapida successione da Roma per un anno circa, a partire dal novembre del ’47, emerge infatti un’immagine di Johannes come un uomo ansioso e preoccupato, come già accennato, per il precario equilibrio della sua situazione. Tale ansia sarebbe stata solo accresciuta dal fatto che, nel dare vita al progetto della rappresentanza SMOM a Francoforte, l’ex fisico nucleare era costretto ad affidarsi del tutto a suo fratello e all’USFET [United States Forces European Theater] in Germania, senza il cui aiuto sarebbe stato impossibile creare un legame stabile tra Roma, la città tedesca e il governo militare statunitense. Già nel secondo report del 22 novembre 1947 Johannes avrebbe chiesto di stabilire contatti con uno dei membri più importanti dello SMOM in Vestfalia, un Cavaliere che, si sperava, lo avrebbe aiutato a rafforzare la posizione interna di von Thun-Hohenstein e che gli avrebbe aiutato nell’avviare le trattative per la creazione di una rappresentanza a Francoforte sul Meno: Rudolf Freiherr von Twickel. In qualità di presidente dell’Associazione dei Cavalieri dello SMOM in Vestfalia, Twickel appariva come alleato ideale, sia per portare avanti il progetto della rappresentanza che per avere la meglio sul gruppo di “nemici interni”, guidati da Pecci <232. Venne perciò deciso di far venire il prima possibile Twickel a Roma <233. Analizzando i documenti è tuttavia da subito riscontrabile un evidente problema riguardo il progetto di legare lo SMOM alla zona d’occupazione statunitense tramite Francoforte: il mancante sopporto fornito a Johannes da parte dell’Organisation Gehlen e dell’USFET nel stabilire contatti con il governo militare statunitense in Germania. Infatti si trovano, nel corso del ’48, ripetute richieste del fisico nucleare di accelerare la procedura, che tuttavia non sembrano essere mai state del tutto assecondate. Anche se Twickel sarebbe infine giunto a Roma il 14 aprile 1948, con notevole ritardo rispetto a quanto originariamente progettato, nel frattempo il mancato supporto della centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach all’ex fisico nucleare a Roma in questo specifico progetto avrebbe provocato un primo piccolo “disastro” nella Segreteria Estera di Via Condotti. Lo SMOM come oggetto di contesa tra gli Alleati occidentali: la prima “sconfitta” di Johannes Gehlen Come risulta chiaro dal carattere stesso del Sovrano Militare Ordine di Malta, l’antica istituzione cattolica attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda, non solo quella dell’Organisation Gehlen e dell’intelligence militare statunitense. Nonostante l’Ordine poteva apparire talvolta quale «vecchio edificio obsoleto» <234, ben presto Johannes si sarebbe accorto che le mire di altre due potenze vincitrici – Francia e Gran Bretagna – si stavano poggiando pericolosamente sulla sede di Via Condotti. Dal report del 23 gennaio 1948 emerge che von Thun-Hohenstein stava iniziando a dubitare del sostegno promessogli da Johannes e Reinhard Gehlen, vista la mancanza di conferme da parte dell’organizzazione d’intelligence tedesca circa il buon esito del progetto della rappresentanza. Alla luce di ciò risulta comprensibile perché Johannes si sia preoccupato quando venne a sapere di un viaggio imminente a Londra e Parigi da parte del conte. Nella capitale inglese von Thun-Hohenstein avrebbe incontrato rappresentanti di alcune non meglio identificate «istituzioni private» intenzionate a mettere a disposizione della Segreteria Estera dello SMOM considerevoli fondi <235. Inutile dire quali fossero i sospetti e i timori coltivati da Johannes: c’era il rischio concreto che, dopo un anno di lavoro, i governi militari francese o britannico in Germania potessero compromettere e vanificare il suo operato, riuscendo in anticipo a creare un legame diretto tra lo SMOM e la Germania occupata. La sua forte preoccupazione risulta chiara dal passaggio finale del suddetto report: «Mi auguro di ricevere qualcosa da Voi che posso dare a F.[erdinand von Thun-Hohenstein] in questi giorni, altrimenti lo perdo. Dice che ha contato così tanto su 34 [Reinhard Gehlen] e che ha voluto mettersi a sua disposizione senza riserve e sotto ogni punto di vista» <236. Sullo sfondo di quanto appena detto risulta chiaro che la situazione di Johannes all’interno dello SMOM non era delle migliori, nonostante avesse cominciato la propria attività da appena un anno. E, come si vedrà, da quel momento in poi, le cose sarebbero solo ulteriormente andate peggiorando. Infatti il 14 aprile 1948 le peggiori paure di Johannes si sarebbero avverate, in occasione di una visita a via Condotti del generale francese Jean Tessier Baron de Marguerittes, importante esponente della resistenza armata francese contro il governo di Vichy e, dopo il ’46, rappresentante francese presso l’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) in territorio tedesco <237. De Marguerittes, in assenza di von Thun-Hohenstein, avrebbe in tale sede concluso un accordo con Pallavicino e Pallavicini, entrambi tra i principali antagonisti del conte. Tale accordo prevedeva l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso il governo militare francese in Germania, allora presieduto da Marie-Pierre Koenig <238. I francesi, scriveva Johannes al fratello, «probabilmente sono venuti a sapere del nostro progetto e, da europei, hanno agito rapidamente, mettendoci in una condizione di ovvio svantaggio» <239. Una volta saputo dell’accordo preso da de Marguerittes con la Segreteria estera dello SMOM, Johannes affermava di essersi sentito «come un idiota» ed esprimeva con chiarezza la propria frustrazione: “Ich […] kann nur sagen, dass ich ein reines Gewissen habe, denn ich habe ja nichts unversucht gelassen, um in unserem Sinne tätig zu sein. […] nunmehr haben wir mit dem französischen Gegengewicht zu rechnen. Sage unseren Freunden [G-2 USFET], dass ich (sarkastisch natürlich) jetzt nur noch auf die Russen warte. Wie kommt es, dass die Franzosen in wenigen Wochen etwas fertig bringen, was wir nicht in einem Jahr zustande bringen?240 Tuttavia Johannes avrebbe cercato di non perdere la speranza. I documenti fanno emergere che egli, già alla fine dello stesso mese, era tornato a concentrarsi sulla propria missione individuando in particolare un punto fondamentale per poter riprendere il controllo della situazione: l’allontanamento degli oppositori di von Thun-Hohenstein. All’interno del gruppo attorno a Pecci, Gioacchino Malfatti sembrava essere finito in particolare nel mirino dell’ex fisico nucleare. Il 26 aprile Johannes informava il fratello che i suoi tentativi «di eleminare la diplomazia a noi nociva» all’interno dell’Ordine sembravano ora favoriti dal verificarsi «di un piccolo scandalo» riguardante Malfatti: la figlia minore di quest’ultimo sarebbe stata segnalata a von Thun-Hohenstein da una fonte affidabile come «agente comunista» <241. Stando al report, anche il gruppo attorno a Pecci sarebbe stato informato di ciò e la notizia aveva così fatto esplodere una «vera bomba» tra le file della Segreteria estera dello SMOM <242. Nonostante egli non nascondesse la sua soddisfazione circa “l’affare Malfatti” a fine aprile, Johannes esprimeva tuttavia una sua perplessità al fratello, che appare quale ulteriore spia delle comunicazioni disfunzionali tra la centrale di Pullach e il capo dell’ODEUM Roma. A Johannes, infatti, era giunta voce che le «attività sospette» di Alessandra Malfatti fossero note già da tempo all’intelligence statunitense in Italia, la quale starebbe tenendo la ragazza sotto sorveglianza. Per tale ragione, scriveva l’ex fisico nucleare a Reinhard, «F.[erdinand von Thun-Hohenstein] vi chiede, se possibile, di inoltrare una richiesta ai nostri amici [G-2 USFET] chiedendogli dei dettagli e chiedendo conferma di ciò, se i signori lo ritengono opportuno. Non sarebbe inoltre stato il caso di fare un cenno [riguardo le notizie sul conto di Malfatti] già in passato a F. o al sottoscritto?» <243 La scoperta che l’intelligence statunitense era al corrente di questa importante notizia – da lui scoperta da poco e per puro caso – aveva spiazzato senz’altro Johannes, come dimostrano le succitate righe del 26 aprile. Non sorprenderebbe se tale episodio lo avesse persino portato a mettere in dubbio, almeno parzialmente, il funzionamento della collaborazione stessa tra l’USFET e l’Organisation Gehlen. A causa del mancato riscontro di una risposta di Reinhard al suddetto report, non si hanno tuttavia le basi per accertare se allora l’USFET [United States Forces European Theater] fosse davvero al corrente dell’“affare Malfatti. Bisogna infatti tenere a mente che il G-2 [intelligence] USFET non era l’unico servizio segreto statunitense attivo in Italia nell’immediato dopoguerra <244 e, di conseguenza, risulta piuttosto difficile stabilire se quanto affermato da Johannes corrisponda alla verità e, in tal caso, se riguardi davvero l’USFET. L’episodio della rappresentanza SMOM “francese” mette comunque certamente in evidenza i problemi di comunicazione e di collaborazione tra Pullach e l’ODEUM Roma. [NOTE] 226 Lettera di Ferdinand von Thun-Hohenstein a Johannes Gehlen, 15 giugno 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 083; cfr. Bericht N°19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079. 227 Bericht N°11, 16 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 114. 228 Bericht N°1, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 16 novembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 182. 229 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 230 Zusammenfassender Bericht über den Souveränen Malteser-Ritterorden, 15 settembre 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 369. 231 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 232 A. Freiin von Weichs, M. Schulz e.a. in Die Deutsche Assoziation des Souveränen Malteser Ritterordens (a cura di), Der Malteserorden in Deutschland, Lutz Garnies, Haar-München 2001, p. 88. 233 Bericht N°2, 22 novembre 1947, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 181. Se Twickel sapeva o meno del coinvolgimento dell’Organisation Gehlen nel progetto di von Thun-Hohenstein, non risulta con chiarezza dalle carte. È però più probabile che egli sia stato ignaro di tutto e che il suo intervento a favore di Johannes e del suo capo sia avvenuto grazie a contatti privati con quest’ultimo. 234 The Sovereign Military Order of Malta, dicembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 166. 235 Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 23 gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 139. 236 Ibidem. 237 Jean Teissier, Baron de Marguerittes dit “Colonel Lizé”, Musée de la Resistance en ligne, 1940-1945, URL: < http://museedelaresistanceenligne.org/media4254-Jean-Teissier-baron-de-Marguerittes-dit-a&gt; (sito visitato il 19 settembre 2021).
238 Bericht N°14, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 8 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 103.
239 Ibidem.
240 Ibidem. Stando a quanto scritto da Johannes al fratello, il generale Koenig aveva iniziato a prendere in considerazione l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso la propria amministrazione militare solo tre settimane prima dell’accordo. Il progetto era dunque stato portato a termine in appena due settimane, in forte contrasto con la sfortunata impresa di Johannes, ormai avviata più di un anno prima e rimasta senza successo. “L’unica cosa che posso […] dire è che ho la coscienza pulita perché non ho lasciato nulla di intentato che potesse essere utile ai nostri fini. […] dobbiamo ormai fare i conti con la controparte francese. Di’ ai nostri amici [G-2 USFET] (lo dico naturalmente con sarcasmo) che ormai aspetto solo i russi. Com’è possibile che i francesi riescono a portare a termine nell’arco di qualche settimana quello che noi non riusciamo a portare a compimento in un anno”.
241 Report N°16, 26 aprile 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
242 Ibidem.
243 Ibidem.
244 Ad esempio, anche il Counterintelligence Corps della U.S. Army aveva legami con l’Italia. Infatti, a partire dal ’47, la penisola sarebbe stata al centro del Project LOS ANGELES, una rete anticomunista d’intelligence del CIC, guidata dal giovane militare italo-americano Joseph Luongo. Cfr. C. Franceschini, Geheimdienste, Agenten, Spione. Südtirol im Fadenkreuz fremder Mächte, Raetia, Bozen 2020.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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