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Al via il restauro dei relitti Marausa II e Gela II: la Sicilia valorizza il suo patrimonio sommerso

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Prende ufficialmente il via il restauro dei relitti Marausa II e Gela II, due straordinarie testimonianze dell’archeologia navale mediterranea. L’intervento, promosso dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, segna un momento cruciale nella valorizzazione del patrimonio sommerso e nella sua restituzione alla fruizione pubblica.

Relitto Marausa II

I lavori sono stati consegnati alla società Cooperativa Archeologia e rappresentano la fase operativa di un progetto di alto profilo scientifico e culturale, volto a preservare e valorizzare due tra i più significativi reperti navali rinvenuti lungo le coste siciliane.

Il recupero dei relitti Marausa II e Gela II

Il relitto Marausa II, scoperto nei fondali di Marsala, risale all’età romana e costituisce un’importante testimonianza dei traffici commerciali che attraversavano il Mediterraneo. L’imbarcazione, probabilmente destinata al trasporto di derrate e materiali, offre preziose informazioni sulle tecniche costruttive navali e sulle rotte marittime dell’antichità.

Il relitto Gela II, rinvenuto nelle acque di Gela, rappresenta un ulteriore tassello fondamentale per la conoscenza della navigazione antica. La sua conservazione consentirà di approfondire aspetti legati all’economia, alla cantieristica e alle dinamiche commerciali del Mediterraneo.

Relitto Gela II

Un progetto per la rete dei musei del mare della Sicilia

L’intervento si inserisce in una più ampia strategia di valorizzazione del patrimonio culturale promossa dalla Regione Siciliana. Come sottolineato dall’assessore ai Beni culturali e identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato, il restauro dei due relitti rappresenta un passo decisivo verso la creazione di una rete dei musei del mare e delle navi, destinata a raccontare il rapporto millenario tra la Sicilia e il Mediterraneo.

Con un investimento complessivo di 853.633,80 euro, i lavori avranno una durata di 960 giorni e si concluderanno entro il 25 novembre 2028. L’iniziativa mira a rafforzare l’offerta culturale e turistica dell’isola, consolidando il ruolo della Sicilia come punto di riferimento internazionale per l’archeologia subacquea.

Conservazione, ricerca e valorizzazione

Il restauro e l’assemblaggio dei relitti custoditi nei parchi archeologici di Lilibeo-Marsala e di Gela permetteranno non solo la tutela dei reperti, ma anche la loro esposizione al pubblico. L’operazione contribuirà a trasformare il patrimonio sommerso in una risorsa culturale ed economica, favorendo la ricerca scientifica e la diffusione della conoscenza storica.

Grazie a questa iniziativa, la Sicilia rafforza il proprio impegno nella conservazione del passato, riaffermando il suo ruolo centrale nella storia della navigazione mediterranea.

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  • 📄 Fonte: Regione Siciliana ✅
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✅ Al via i tirocini nei cantieri del Parco Archeologico tra affreschi, mosaici e strutture millenarie.

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Pompei, completato il monitoraggio della città antica: la tutela passa dal digitale

Pompei completa la mappatura del degrado con oltre 70mila schede e una web app innovativa: un nuovo modello per la tutela del sito archeologico.

Storie & Archeostorie

Pompei, completato il monitoraggio della città antica: la tutela passa dal digitale

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Dopo mesi di lavoro sul campo, Pompei compie un passo decisivo nella tutela del proprio straordinario patrimonio archeologico. È stata infatti completata una schedatura capillare dell’intero sito, frutto dell’impegno di squadre multidisciplinari composte da architetti, ingegneri, restauratori e archeologi, che hanno analizzato ogni singolo ambiente della città antica.

Il risultato è imponente: oltre 70.000 schede dedicate alla classificazione e alla valutazione dei rischi e delle forme di degrado che interessano le strutture. Un lavoro senza precedenti per estensione e dettaglio, che segna un cambio di paradigma nella gestione di uno dei siti archeologici più importanti al mondo.

Al centro di questa trasformazione c’è l’adozione di una web app sviluppata su misura, che ha permesso di raccogliere e organizzare in formato digitale tutte le informazioni rilevate sul campo. Il sistema riguarda più di 13.000 ambienti, distribuiti in circa 1.200 unità tra abitazioni e botteghe risalenti a due millenni fa, e consente oggi un monitoraggio continuo e aggiornato dello stato di conservazione.

La sfida della tutela, da sempre cruciale per Pompei, nasce anche da un passato segnato da criticità. La mancanza di una conoscenza sistematica e aggiornata aveva infatti portato, nel tempo, a perdite significative: affreschi documentati nei secoli scorsi e oggi scomparsi, fino a episodi simbolici come il crollo della Schola Armaturarum nel 2010, che aveva reso evidente l’urgenza di un approccio più strutturato. Da quell’evento prese avvio il Grande Progetto Pompei, sostenuto dallo Stato italiano e dall’Unione Europea.

Per approfondire: Pompei, così rinasce la Schola Armaturarum [FOTO]

https://storiearcheostorie.com/2019/01/03/pompei-cosi-rinasce-la-schola-armaturarum-foto/

Oggi il nuovo sistema rappresenta l’evoluzione di quel percorso. Grazie alla collaborazione con l’Università di Salerno e la società Visivalab, è stato realizzato un modello di monitoraggio multiscalare e integrato, capace di analizzare ogni elemento costruttivo, dalle murature ai mosaici, dagli intonaci agli apparati decorativi. Tutti i dati raccolti sono digitali fin dall’origine e possono essere elaborati anche attraverso sistemi informatici avanzati e strumenti di intelligenza artificiale.

Dal rilevamento delle criticità all’intervento

Questo approccio consente non solo di individuare con precisione le criticità, ma anche di intervenire in modo tempestivo. La piattaforma permette infatti di segnalare in tempo reale eventuali problemi, corredandoli di documentazione fotografica, e di integrarli in una mappa complessiva del sito. Le informazioni vengono poi organizzate secondo livelli di priorità, rendendo possibile una programmazione triennale degli interventi, tra manutenzione ordinaria e straordinaria.

Una mappa del degrado

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi riguarda le correlazioni tra diverse forme di degrado. Si tratta di un dato scientifico di grande valore, che consente di comprendere meglio le dinamiche di deterioramento e di individuare strategie più efficaci per contrastarle. In questo senso, Pompei si conferma non solo come luogo di conservazione, ma anche come laboratorio di ricerca applicata al patrimonio culturale.

Il progetto ha raccolto il consenso delle istituzioni. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato come la tutela rappresenti la sfida più grande per Pompei, oggi affrontata con strumenti innovativi che permettono finalmente una conoscenza completa e dettagliata del sito. Una visione condivisa anche da Alfonsina Russo, che ha evidenziato l’importanza di una gestione integrata capace di coniugare conservazione e valorizzazione.

Particolarmente significativo è anche il commento dell’archeologo Andrea Carandini, che ha ricordato come l’idea di una manutenzione programmata per Pompei fosse stata immaginata già quindici anni fa e trovi oggi una concreta realizzazione.

“Ho concepito un sogno su Pompei da Presidente del Consiglio Superiore con Roberto Cecchi 15 anni fa sulla manutenzione programmata di quel sito. Solo il Direttore Gabriel Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia, anche perché il Direttore ha varato lo studio delle regioni della città, i cui tessuti sono inediti, in accordo con la Sapienza di Roma. Così conoscenza e tutela sistematiche si confronteranno come in un dittico. Che ciò sia di esempio!”

Andrea Carandini

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha invece ribadito un principio fondamentale: la consapevolezza della fragilità del patrimonio e la necessità di una conoscenza approfondita come base imprescindibile per ogni intervento.

Conservare Pompei è una sfida enorme, ma proprio per questo ci spinge a dare il massimo e a cercare continuamente nuove soluzioni, a esplorare tutte le possibilità di migliorare il nostro lavoro anche attraverso l’uso della tecnologia. Base fondamentale per ogni intervento di tutela del patrimonio è, uno, la consapevolezza che il patrimonio è fragile, specialmente in un sito come Pompei, e, due, una conoscenza dettagliata di tutto il sito quale condizione imprescindibile per programmare le attività di manutenzione e restauro”

Gabriel Zuchtriegel

Il modello sviluppato a Pompei si fonda su un approccio preventivo, sistematico e sostenibile, che supera la logica dell’emergenza per adottare una visione globale. La possibilità di prevedere interventi e costi in modo programmato rappresenta un vantaggio decisivo non solo per la conservazione, ma anche per la gestione economica del sito.

In prospettiva, questo sistema potrebbe diventare un riferimento per altri contesti archeologici, dimostrando come la tecnologia possa giocare un ruolo chiave nella salvaguardia del patrimonio. A Pompei, ancora una volta, il passato si conferma terreno fertile per sperimentare il futuro, in un equilibrio tra memoria, innovazione e responsabilità condivisa.

Sulla rivista E-journal degli scavi di Pompei è pubblicato un articolo di approfondimento sul tema.

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  • 📄 Fonte: Parco Archeologico di Pompei ✅
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"Firenze culla dello sfruttamento": il lavoro culturale tra svalutazione e sfruttamento - La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze

Y., dottorandɘ in storia dell’arte, è attivista di Mi Riconosci?, associazione nata come collettivo nel 2015 per denunciare le condizioni di lavoro e di accesso alle professioni nel settore culturale, nel quadro della mancata attuazione della Legge Madia 110/2014. Il collettivo ha pubblicato due libri: Oltre la grande bellezza. Il lavoro nel patrimonio culturale italiano … “Firenze culla dello sfruttamento”: il lavoro culturale tra svalutazione e sfruttamento Leggi altro »

La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze

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📅 Da domani 27 marzo

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📷 ©Museo dell'Ara Pacis

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Stati Uniti restituiscono 17 opere all’Italia: reperti archeologici, libri rari e documenti storici

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Diciassette beni culturali sottratti illegalmente all’Italia sono stati ufficialmente restituiti nel corso di una cerimonia presso la Procura di Manhattan, a New York. All’evento ha partecipato il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, intervenuto durante una visita istituzionale negli Stati Uniti.

Foto ©MiC

I materiali recuperati provengono da scavi clandestini, furti ed esportazioni illecite avvenuti negli ultimi decenni e rappresentano un insieme eterogeneo di testimonianze storiche e artistiche, che spaziano dall’archeologia all’arte libraria.

Foto ©MiC

Reperti archeologici e oggetti di pregio tra i beni recuperati

Tra gli oggetti restituiti figurano nove reperti archeologici di particolare interesse, tra cui due kylix in terracotta, tre rilievi funerari in marmo, una coppia di orecchini etruschi in oro e due coppe in argento di produzione pompeiana. Si tratta di materiali che documentano contesti diversi del mondo antico e che erano stati individuati in collezioni museali statunitensi, tra cui il Metropolitan Museum of Art.

Accanto ai reperti archeologici, il recupero ha interessato anche beni librari e documentari di grande valore storico: sei volumi antichi a stampa in caratteri cinesi appartenenti alla cosiddetta collezione “Japonica-Sinica”, provenienti dall’Archivio Romano della Compagnia di Gesù.

Un documento legato ad Ariosto e un volume sottratto durante la guerra

Particolarmente significativo è il rientro di una lettera destinata a Ludovico Ariosto, scritta da un segretario per Alfonso I d’Este. Il documento, conservato negli Stati Uniti, rappresenta una testimonianza diretta delle relazioni politiche e culturali del Rinascimento italiano.

Foto ©MiC

Tra i beni restituiti figura anche il volume “Nachlath Ya’akov”, datato al 1622 e appartenente al Collegio Rabbinico Italiano, sottratto durante le razzie naziste dell’ottobre 1943. Il recupero di questo libro assume un valore particolare, legato alla memoria storica e alle vicende della Seconda guerra mondiale.

Cooperazione internazionale contro il traffico illecito

La restituzione si inserisce nel quadro della collaborazione tra Italia e Stati Uniti nella lotta al traffico illecito di beni culturali. Dal 2021 a oggi, secondo quanto dichiarato dal ministro, sono oltre 900 le opere rientrate in Italia dagli Stati Uniti, molte delle quali grazie all’attività investigativa congiunta tra la Procura di Manhattan e il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Foto ©MiC

Un ruolo centrale è svolto anche dagli strumenti bilaterali, come il Memorandum d’intesa tra i due Paesi che prevede limitazioni all’importazione di materiali archeologici italiani negli Stati Uniti, recentemente rinnovato per altri cinque anni.

Un fenomeno globale tra tutela e mercato dell’arte

Il recupero dei beni evidenzia ancora una volta la dimensione internazionale del traffico illecito di opere d’arte, spesso legato a reti organizzate e a un mercato parallelo difficile da controllare. La cooperazione tra istituzioni giudiziarie, forze dell’ordine e organismi culturali si conferma quindi uno strumento fondamentale per la tutela del patrimonio.

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  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅

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🏛️ Dagli scavi clandestini ai musei americani: 17 beni culturali tornano in Italia grazie alla cooperazione internazionale tra Roma e New York.

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Stati Uniti restituiscono 17 opere all’Italia: reperti archeologici, libri rari e documenti storici

Diciassette beni culturali restituiti dagli USA all’Italia: reperti archeologici, libri antichi e documenti storici recuperati a New York.

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❗ Operazione “Numisma”: sequestrate migliaia di monete antiche

✅ Duro colpo al traffico internazionale di monete antiche da parte dei militari del Comando Carabinieri TPC di Cagliari al termine dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Sassari.

✅ Sette indagati e sequestri per 250mila euro. Recuperati circa 4mila reperti

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