Un braciere di terracotta sepolto sotto la cenere del Vesuvio è stato riesumato nel 1986 e dimenticato per quasi quarant'anni. Ora un team di sei università ha analizzato quei residui con tecniche molecolari: dentro c'erano tracce di incenso dall'India e composti chimici compatibili con il vino.

È la prima prova materiale della praefatio, il rituale con cui i romani invitavano gli dèi al banchetto. Il futuro sorprende anche con la riscoperta del passato.

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#Pompei

🔬 𝗔 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗹𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼

🔍 Nei bracieri e nei bruciaprofumi domestici trovate resine dall’Africa e dall’Asia e tracce di vino, che raccontano nuovi dettagli sui rituali domestici

✅ I risultati delle analisi in un nuovo studio pubblicato su "Antiquity".

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Sacrifici prima della catastrofe: cosa bruciava negli altari domestici di Pompei?

S&A

Non solo essenze locali, ma anche resine aromatiche preziose importate dall’Africa e dall’Asia, usate dai pompeiani per i loro rituali domestici: ecco quello che emerge dall’analisi delle ceneri conservate nei bruciaprofumi della città sepolta dall’eruzione vesuviana nel 79 d.C.

A svelare i contenuti dei bracieri uno studio condotto da un team internazionale composto da esperti di varie università europee (Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino) in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, e pubblicato sulla rivista “Antiquity. A Review of World Archaeology”, che ha analizzato i residui combusti rinvenuti in due bruciaprofumi provenienti dalla città vesuviana e da una villa di Boscoreale.

Resine tropicali e prodotti della vite

Braciere no. 1 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Utilizzando tecniche di laboratorio avanzate – tra cui analisi chimiche e microscopiche ad alta risoluzione – gli studiosi hanno “passato al setaccio” i residui carbonizzati rimasti sul fondo dei recipienti rituali, identificando con precisione le sostanze bruciate durante le offerte agli dèi. Tra le sostanze individuate, spicca una resina arborea esotica, probabilmente proveniente da aree tropicali dell’Africa o dell’Asia, confermando che i pompeiani cercavano preziosi prodotti di importazione per i loro rituali quotidiani.

Braciere no. 2 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Le analisi biomolecolari hanno inoltre rilevato tracce di una sostanza derivata dall’uva, il che dimostra l’uso del vino durante i rituali confermando quanto già noto grazie alle fonti iconografiche e letterarie, nelle quali il vino compare frequentemente nelle pratiche di culto.

Braciere no. 2 in situ (villa di Boscoreale) (Pompeii, Archivio Fotografico inv. H6803). [Dallo studio citato]

«Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano», afferma Johannes Eber dell’Università di Zurigo, coordinatore dello studio. «Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce di resine importate – un indizio di ampie connessioni commerciali di Pompei».

«Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un prodotto derivato dall’uva in uno dei bruciaprofumi», spiega Maxime Rageot dell’Università di Bonn, che ha condotto le indagini biomolecolari dello studio. «Ciò sarebbe coerente con l’uso del vino nei rituali raffigurati nell’arte romana e descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto sia importante integrare gli studi archeologici con analisi scientifiche».

«La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa quotidiana degli abitanti di Pompei», aggiunge Philipp W. Stockhammer della LMU di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è stato avviato lo studio.

Pompei, altare sulla facciata dell’edificio I.11 (Pompei, Archivio Fotografico inv. C756). [Dallo studio citato]

Il culto domestico a Pompei tra tradizione e globalizzazione

I dati emersi dalla ricerca ci riportano dunque a Pompei poco prima dell’eruzione del 79 d.C., mostrando come anche gli spazi domestici fossero luoghi di ritualità complessa.

La presenza di resine importate conferma il ruolo di Pompei come nodo attivo all’interno di una rete commerciale estesa, che collegava il Mediterraneo con regioni più lontane. Le sostanze aromatiche erano tra i prodotti più richiesti e viaggiavano lungo rotte consolidate, contribuendo alla diffusione di pratiche culturali condivise.

Il Parco Archeologico di Pompei, che ha appena dedicato una nuova esposizione permanente all’eruzione e alle sue vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea l’importanza di questo tipo di studi: «Senza Pompei, la nostra conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca – ha commentato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – ma è una ricchezza di conoscenze e dati che solo un’archeologia all’altezza dei tempi può valorizzare adeguatamente: grazie all’integrazione con altre scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica».

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Eber J, Gur-Arieh S, Power RC, Rageot M, Stockhammer PW. Ashes from Pompeii: incense burners, residue analyses and domestic cult practices. Antiquity. Published online 2026:1-20. doi:10.15184/aqy.2026.10320
  • 🏛️ University of Zurich (Switzerland), Christian Albrecht University of Kiel (Germany), University College Dublin (Ireland), University of Bonn (Germany), Ludwig Maximilian University of Munich (Germany), Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig (Germany)
  • 📚 Antiquity. A Review of World Archaeology (peer-reviewed) Published online 2026:1-20
  • 🔗  https://doi.org/10.15184/aqy.2026.10320

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Parco Archeologico Pompei ✅
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🏛️🍷 À Pompéi, il suffit parfois qu’un mur retrouve la lumière pour que l’Antiquité recommence à respirer.
Dans la Casa del Tiaso, des fresques dionysiaques réapparaissent comme un théâtre secret : cortèges, rites, ivresse sacrée… et cette sensation que la fête de Dionysos n’a jamais tout à fait quitté les lieux. ✨
La pierre a gardé la mémoire. La couleur la réveille.

👉 https://2tout2rien.fr/la-casa-del-tiaso-des-fresques-dionysiaques-devoile-les-mysteres-de-pompei/

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Casts of Pompeii victims go on display in new permanent exhibition

A new permanent exhibition has opened in Pompeii that shows plaster casts of people killed in the Mount Vesuvius eruption, frozen in their final moments. On Thursday, curators put 22 casts on public display for the first time. Experts call them “imprints of pain.” They were created by pouring plaster into spaces left in hardened ash. Director Gabriel Zuchtriegel says the goal is dignity and understanding. Archaeologist Silvia Martina Bertesago says modern tests reveal age, sex, disease, and diet.

AP News

❗𝗨𝗻 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗶𝗻 𝗧𝘂𝗻𝗶𝘀𝗶𝗮

🏛️ Dagli archivi dei musei di Cartagine e del Bardo emergono straordinari intonaci dipinti di età romana, con pigmenti preziosi e scene mitologiche.
✅ Una riscoperta che restituisce colore alle domus del Nord Africa imperiale.

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🏛️ 𝗔 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟳𝟵 𝗱。𝗖。

💀 Alla Palestra Grande saranno esposti 22 calchi originali insieme a reperti organici straordinariamente conservati.

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📷 ©Parco Archeologico Pompei
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Quanto costava il blu delle pareti di Pompei? Uno studio rivela: serviva fra il 50% e il 90% del salario di un legionario

S&A

Il Sacrario blu” della Regio IX,10 è stato oggetto di un articolo scientifico appena pubblicato sulla prestigiosa rivista npj Heritage ScienceLe analisi scientifiche, condotte dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) insieme al Parco Archeologico di Pompei e all’Università degli Studi del Sannio, hanno esaminato il pigmento blu che rivestiva le pareti della stanza (il famoso il blu egizio o caeruleum per gli antichi romani).

Il Sacrario blu della Regio IX

Fra il 50% e il 90% del salario di un legionario

La caratterizzazione multi-scala del pigmento, che ha visto più metodologie di indagine (da quelle non distruttive a quelle microdistruttive, dalla scala atomica a quella macroscopica) ha permesso di quantificare gli esatti quantitativi di colore applicati tramite la tecnica dell’affresco e, pertanto, di stimare i notevoli costi dei pigmenti utilizzati per la decorazione, paragonandoli al costo della vita presso gli antichi romani. Le stime  rivelano che i costi del solo pigmento ceruleo si aggiravano fra il 50% e il 90% del salario di un legionario.

Lo studio ribadisce la necessità di studi diagnostici integrati per la comprensione del mondo antico dal punto di vista pittorico e simbolico, ma senza dimenticare anche il lato pragmatico ed economico.

📘 Fonte scientifica

  • 📄 Quraishi, M.A., Nicola, M., Weaver, J.C. et al., The Pompeiian ‘Blue Room’: in situ detection and economic estimation of Egyptian blue pigment in an ancient domestic sacrarium
  • 🏛️ Massachusetts Institute of Technology (MIT), Parco Archeologico di Pompei, Università degli Studi del Sannio
  • 📚 npj Herit. Sci.  (peer-reviewed) 14, 132 (2026)
  • 🔗 https://doi.org/10.1038/s40494-026-02349-2
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❓ Quanto costava il blu delle pareti di #Pompei? Uno studio rivela: serviva fra il 50% e il 90% del salario di un legionario

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