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✅ Dopo sei anni di lavori, il Complesso di Sant'Agostino riapre con importanti scoperte: rari marmi delle Apuane, frammenti medievali e nuove informazioni sulla storia dell'edificio. Un restauro che guarda anche alla ricerca scientifica.

foto: Luca Forno

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/06/27/restauro-sant-agostino-pietrasanta/

#Pietrasanta #SantAgostino #Restauro #BeniCulturali #Arte #Toscana

Pietrasanta ritrova Sant’Agostino: concluso il restauro da oltre 900 mila euro

Dopo sei anni di lavori riapre il Complesso di Sant'Agostino a Pietrasanta. Il restauro ha svelato nuovi marmi, reperti medievali e importanti novità storiche.

Storie & Archeostorie

Pietrasanta ritrova Sant’Agostino: concluso il restauro da oltre 900 mila euro

Il Complesso di Sant’Agostino di Pietrasanta (Lucca) torna alla città dopo un articolato intervento di recupero durato sei anni. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Paolo e Giuliana Clerici con un investimento superiore ai 900 mila euro, è stato presentato il 27 giugno nel corso di un’anteprima e sarà celebrato con una cerimonia pubblica di restituzione alla comunità.

L’intervento ha rappresentato anche un’importante occasione di ricerca, permettendo di acquisire nuove conoscenze sulla storia del monumento e sulle tecniche costruttive impiegate nel corso dei secoli.

foto: Luca Forno

Un restauro che restituisce un simbolo della città

Il progetto, avviato nel 2020, ha interessato l’intero complesso monumentale grazie al sostegno della Fondazione Paolo e Giuliana Clerici, confermando il ruolo del mecenatismo privato nella tutela del patrimonio culturale italiano.

Il presidente della Fondazione, Paolo Clerici, ha sottolineato come l’obiettivo fosse quello di restituire alla comunità un luogo identitario, valorizzando un patrimonio che appartiene non solo a Pietrasanta ma all’intero Paese. Il sindaco Alberto Stefano Giovannetti ha invece evidenziato il forte legame tra la città e la famiglia Clerici, annunciando la consegna dell’opera Ebe del maestro Romano Cosci quale segno di riconoscenza.

foto: Luca Forno

La facciata diventa un “atlante dei marmi delle Apuane”

Uno dei risultati più sorprendenti emersi durante il cantiere riguarda la facciata quattrocentesca della chiesa.

foto: Luca Forno

Le analisi petrografiche hanno infatti identificato numerose varietà di marmo provenienti dalle Alpi Apuane, alcune delle quali particolarmente rare. Questo ha trasformato il prospetto della chiesa in un vero e proprio “atlante dei marmi delle Apuane”, offrendo nuovi elementi per ricostruire la storia dell’estrazione e del commercio del marmo in Versilia durante il Medioevo e il Rinascimento.

Nuove scoperte archeologiche e storiche

Il cantiere ha restituito anche importanti informazioni sulla storia dell’edificio.

foto: Luca Forno

Tra le scoperte figurano frammenti di antiche lastre tombali medievali, riutilizzate come materiale da costruzione nella facciata. Le indagini hanno inoltre rafforzato l’ipotesi che la parte inferiore del prospetto possa essere attribuita alla bottega del maestro pisano Giovanni di Gante.

Di particolare rilievo è anche il restauro della lunetta bronzea di Igor Mitoraj, riportata al suo originario splendore proprio nell’anno in cui Pietrasanta celebra lo scultore con l’apertura del nuovo museo a lui dedicato.

La lunetta di Igor Mitorai sulla facciata Complesso di Sant’Agostino a Pietrasanta (foto: Luca Forno)

Un monumento legato a Michelangelo e a Barsanti

Il complesso conserva numerosi riferimenti alla storia della città.

Secondo gli studiosi, Michelangelo Buonarroti ebbe modo di osservare i rivestimenti marmorei della chiesa durante il soggiorno pietrasantino del 1518. Inoltre proprio qui celebrò le sue prime messe padre Eugenio Barsanti, ricordato insieme a Felice Matteucci come inventore del primo motore a combustione interna funzionante.

La ricerca continua oltre il restauro

Il completamento dei lavori non rappresenta la conclusione del percorso di studio.

Nei prossimi mesi le ricerche proseguiranno e confluiranno in un convegno scientifico, promosso dalla Fondazione Paolo e Giuliana Clerici insieme al Comune di Pietrasanta e alla Soprintendenza, durante il quale saranno presentati i risultati delle indagini svolte durante il cantiere.

Con la riapertura del Complesso di Sant’Agostino si conclude così uno dei più significativi interventi di restauro e valorizzazione realizzati negli ultimi anni in Toscana, capace di coniugare tutela del patrimonio, ricerca scientifica e valorizzazione del territorio.

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🏛️ Dopo quasi vent’anni riapre uno degli spazi più monumentali dell’antica Ercolano: restaurato il Calcidico, vestibolo dell’Augusteum e simbolo del culto…

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/06/26/calcidico-ercolano-riapertura-restauro/

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Ercolano riapre il Calcidico: torna visitabile il monumentale ingresso dell’Augusteum

Dopo quasi vent'anni riapre il Calcidico di Ercolano, monumentale ingresso dell'Augusteum. Restaurato e restituito al pubblico uno dei luoghi simbolo della città romana.

Storie & Archeostorie

Napoli, restaurato il pavimento della Cappella del Tesoro di San Gennaro

La Cappella del Tesoro di San Gennaro torna a mostrarsi in tutto il suo splendore grazie al completamento del primo restauro integrale del pavimento marmoreo realizzato da Cosimo Fanzago, uno dei maggiori protagonisti del Barocco napoletano. L’intervento, presentato ufficialmente il 18 giugno 2026, rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di valorizzazione di uno dei luoghi più identitari e simbolici della

città di Napoli.

Promosso dalla Reale Deputazione della Cappella del Tesoro di San Gennaro e sostenuto dalla Fondazione Deloitte, il progetto si inserisce nelle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della fondazione della Cappella, che ricorrerà nel 2027.

Otto mesi di lavoro per salvare il pavimento del Fanzago

Il restauro ha richiesto circa otto mesi di attività e ha interessato per la prima volta l’intera superficie marmorea della Cappella. L’intervento è stato progettato da Giuseppe Giordano e successivamente seguito dalla direzione tecnica di Alessandra Risolo e dalla direzione operativa di Melina Pagano per R.O.M.A. Consorzio.

Le operazioni hanno previsto la pulitura delle superfici, la rimozione di vecchie stuccature non compatibili, il consolidamento delle parti deteriorate, l’integrazione delle decorazioni con nuove tarsie marmoree e la protezione finale mediante cere microcristalline. Un lavoro particolarmente delicato, condotto con criteri conservativi avanzati per preservare l’autenticità dell’opera.

Un tesoro nato dal patto tra Napoli e il suo Santo

La storia della Cappella del Tesoro di San Gennaro è profondamente intrecciata con quella della città. Il 13 gennaio 1527 gli Eletti di Napoli stipularono un solenne patto con il Santo patrono, impegnandosi a costruire una cappella in suo onore affinché proteggesse la popolazione dalle minacce che allora incombevano sulla città: peste, guerre ed eruzioni del Vesuvio.

Da quell’accordo nacque uno dei più straordinari complessi artistici del Seicento italiano, arricchito nel tempo dal contributo di importanti architetti, pittori e scultori. La Cappella custodisce inoltre alcune delle reliquie più venerate del mondo cristiano, tra cui il celebre busto reliquiario del Santo e le ampolle contenenti il sangue protagonista del tradizionale miracolo della liquefazione.

Verso il cinquecentenario della Cappella

Il completamento del restauro rappresenta solo il primo passo di un più ampio programma di interventi conservativi che interesseranno progressivamente l’intero complesso monumentale. L’obiettivo è preparare la Cappella alle celebrazioni del 2027, restituendo ai cittadini e ai visitatori un patrimonio artistico e spirituale in condizioni ottimali.

L’iniziativa assume inoltre un valore strategico per la promozione culturale di Napoli, in un momento in cui la città si prepara ad affrontare importanti appuntamenti internazionali e a consolidare il proprio ruolo tra le principali destinazioni culturali europee.

Un simbolo di fede, arte e identità napoletana

Il pavimento progettato da Fanzago costituisce parte integrante di un complesso monumentale unico al mondo, nato dall’incontro tra devozione popolare, mecenatismo civico e straordinaria qualità artistica.

Con questo intervento, Napoli recupera uno dei suoi tesori più preziosi, riaffermando il legame secolare tra la città e San Gennaro, figura che continua ancora oggi a rappresentare un simbolo di identità, protezione e appartenenza per generazioni di napoletani.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅
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All’Università di Siena nasce la prima Cattedra UNESCO sul traffico illecito dei beni culturali

L’Università di Siena entra per la prima volta nella rete internazionale delle Cattedre UNESCO grazie all’istituzione della nuova Cattedra UNESCO sul Traffico illecito dei beni culturali e Diritti Culturali, un importante riconoscimento ottenuto al termine di un rigoroso processo di selezione che ha coinvolto UNESCO, Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, Ministero degli Affari Esteri e Ministero dell’Università e della Ricerca.

La cattedra, attivata per un periodo iniziale di quattro anni rinnovabili, sarà guidata da Alesia Koush, esperta del traffico illecito dei beni culturali, affiancata dal co-titolare Massimo D’Auria, docente di diritto privato presso il Dipartimento di Studi Aziendali e Giuridici.

Ricerca tra patrimonio culturale e diritti umani

Il progetto si svilupperà lungo due principali direttrici di ricerca. La prima analizzerà gli effetti che il traffico illecito dei beni culturali produce sui diritti umani e culturali delle comunità coinvolte, valutandone le conseguenze sotto il profilo giuridico, economico e sociale.

La seconda linea di studio sarà dedicata all’individuazione di modelli e pratiche capaci di trasformare fenomeni come il saccheggio archeologico e il commercio illegale di reperti in occasioni di crescita territoriale. Particolare attenzione sarà riservata al coinvolgimento delle comunità locali nella gestione e valorizzazione dei beni restituiti, in linea con i principi della Convenzione di Faro del 2005.

Formazione e cooperazione internazionale

Accanto alla ricerca, la nuova Cattedra UNESCO promuoverà attività didattiche interdisciplinari attraverso corsi specialistici, scambi accademici, tirocini, borse di studio e iniziative scientifiche internazionali. Tra i percorsi coinvolti figura anche il Master in Management del Patrimonio Culturale dell’Ateneo senese.

La struttura sarà incardinata presso tre dipartimenti universitari e potrà contare sul contributo di un comitato scientifico internazionale composto da specialisti provenienti da Europa, Medio Oriente, Stati Uniti e Giappone.

Un polo internazionale per la tutela del patrimonio

La Cattedra collabora già a progetti di archeologia pubblica partecipata in Italia e Iraq e si avvale del sostegno di oltre venticinque istituzioni e organizzazioni internazionali. Al suo fianco opererà anche The Journal of Cultural Heritage Crime, testata specializzata nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto ai reati contro i beni culturali.

L’obiettivo è trasformare Siena in un centro di riferimento internazionale per lo studio della protezione del patrimonio, dei diritti culturali, della diplomazia culturale e dello sviluppo sostenibile delle comunità attraverso la valorizzazione della cultura.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Università di Siena ✅
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🏛️ 𝗔𝗹𝗹'𝗨𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁à 𝗱𝗶 𝗦𝗶𝗲𝗻𝗮 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗖𝗮𝘁𝘁𝗲𝗱𝗿𝗮 𝗨𝗡𝗘𝗦𝗖𝗢 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗶𝗹𝗹𝗲𝗰𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗶 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶

L’Ateneo ottiene per la prima volta una Cattedra UNESCO: focus su tutela del patrimonio,…

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All’Università di Siena nasce la prima Cattedra UNESCO sul traffico illecito dei beni culturali

L’Ateneo ottiene per la prima volta una Cattedra UNESCO: focus su tutela del patrimonio, diritti culturali, contrasto ai traffici illegali e sviluppo delle comunità locali.

Storie & Archeostorie

Lampedusa, il mare restituisce decine di anfore e reperti archeologici di età repubblicana e tardoantica | IL VIDEO

I fondali di Lampedusa continuano a rivelare importanti testimonianze del passato. Nell’ambito delle attività di tutela del patrimonio culturale sommerso, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, insieme ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, al Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina e alla motovedetta dei Carabinieri di Lampedusa, ha condotto una significativa operazione di ricognizione e recupero archeologico.

© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

Le attività si sono concentrate in due diverse aree dell’isola e hanno portato al recupero di reperti databili tra la tarda età repubblicana romana e il periodo tardoantico. I materiali, trovandosi a bassa profondità e in parte dissabbiati, risultavano particolarmente esposti al rischio di essere depredati.

Guarda il 📽️video: Lampedusa, il mare restituisce decine di anfore e reperti di età romana

https://youtu.be/kwSKBKcYqzU

Anfore e reperti recuperati a Cala Guitgia

Nel tratto di mare antistante Cala Guitgia, tra i 100 e i 200 metri dalla costa e a profondità comprese tra 3 e 6 metri, sono stati recuperati 44 reperti archeologici. Tra questi figurano due anfore da trasporto parzialmente conservate, numerosi frammenti di colli, anse e puntali di anfore, oltre a un manufatto in piombo probabilmente utilizzato come peso da rete o collegato alle operazioni di recupero delle ancore.

© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

Ritrovamenti anche al Molo della Madonnina

Ulteriori rinvenimenti sono avvenuti nei pressi del Molo della Madonnina, dove gli archeologi hanno recuperato altri otto reperti a profondità comprese tra 8 e 10 metri. Il gruppo comprende tre anfore frammentarie, una contromarra in piombo, un puntale di anfora da trasporto e diversi materiali ceramici.

Possibili relitti sotto la sabbia

Durante le operazioni, gli specialisti hanno inoltre individuato anomalie sotto lo strato sabbioso che potrebbero appartenere a strutture di relitti sommersi. Le evidenze saranno oggetto di future indagini per verificarne la natura e il valore archeologico.

© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

L’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato come l’intervento dimostri l’importanza della collaborazione tra istituzioni nella salvaguardia del patrimonio culturale subacqueo, permettendo di preservare e valorizzare testimonianze storiche che il mare custodisce da secoli.

© Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana

I reperti sono stati affidati agli organi competenti per le operazioni di studio, catalogazione e conservazione, in vista di una futura valorizzazione scientifica e pubblica.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Regione Siciliana ✅
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Pompei si prepara all’estate: eventi, aperture serali e una nuova scala esterna per l’Antiquarium

L’estate 2026 si annuncia particolarmente intensa per Parco Archeologico di Pompei, che si prepara ad accogliere migliaia di visitatori tra grandi eventi culturali, aperture serali e nuovi interventi destinati a migliorare la gestione dei flussi all’interno dell’area archeologica.

Al via la stagione di spettacoli tra Teatro Grande e Anfiteatro

Il primo appuntamento sarà il 18 giugno con l’inaugurazione di Pompeii Theatrum Mundi, la rassegna teatrale ospitata nel Teatro Grande, che aprirà con la rappresentazione de Le Baccanti.

Pochi giorni dopo, dal 24 giugno, prenderà il via anche la stagione musicale nell’Anfiteatro, confermando il ruolo di Pompei come uno dei principali palcoscenici culturali estivi del Paese.

Leggi anche: BOP – Beats of Pompeii, terza edizione di concerti negli scavi

https://storiearcheostorie.com/event/musica-pompei-terza-stagione-di-concerti-estivi-negli-scavi/

Gli eventi serali offriranno inoltre l’occasione di vivere il sito archeologico in una veste diversa. Gli spettatori potranno accedere all’area dell’Anfiteatro e visitare la mostra permanente dedicata all’eruzione del 79 d.C. e ai celebri calchi delle vittime, allestita presso la Palestra Grande.

Per approfondire: Pompei, il volto tragico dell’eruzione: i calchi delle vittime tornano visibili in un nuovo percorso [FOTO / VIDEO]

https://storiearcheostorie.com/2024/03/29/pompei-il-volto-tragico-delleruzione-i-calchi-delle-vittime-tornano-visibili-in-un-nuovo-percorso-foto-video/

Vigneti antichi e aperitivi tra le rovine

L’offerta serale sarà arricchita dalla possibilità di conoscere gli antichi vigneti coltivati all’interno dell’area archeologica, partecipare a degustazioni e aperitivi e passeggiare nel suggestivo Foro Triangolare, uno degli spazi più panoramici della città antica, situato nelle vicinanze del Teatro Grande.

Un modo per valorizzare non solo i monumenti più noti, ma anche aspetti meno conosciuti del paesaggio storico pompeiano.

Crescono i visitatori: oltre 15 mila ingressi al giorno

L’incremento delle attività coincide con una crescita costante del pubblico. Il Parco registra infatti una media giornaliera di circa 15 mila visitatori, confermando la forte attrattività del sito archeologico campano.

Per affrontare l’aumento delle presenze, l’amministrazione ha avviato una serie di interventi destinati a rendere più efficiente la circolazione interna e a migliorare l’accoglienza.

Tra le misure già adottate figura il potenziamento dei tornelli d’ingresso, con un aumento delle postazioni che consente di velocizzare le procedure di accesso e ridurre i tempi di attesa.

Una nuova scala per migliorare i percorsi

Uno degli interventi più significativi riguarda la riprogettazione della scala esterna situata davanti all’Antiquarium.

Questo collegamento rappresenta un punto strategico del percorso di visita perché connette direttamente l’area del Foro Antico e del Tempio di Venere con Piazza Esedra, uno dei principali accessi al sito.

La nuova scala dell’Antiquarium

Negli ultimi anni il tratto era stato più volte segnalato come critico, soprattutto dalle guide turistiche, a causa della concentrazione di gruppi e visitatori in uno spazio limitato.

La nuova struttura consentirà di raddoppiare la capacità di deflusso, riducendo le congestioni e distribuendo meglio i flussi nelle giornate di maggiore affluenza.

Accessibilità e tutela del patrimonio

L’intervento è stato progettato tenendo conto delle esigenze di conservazione del contesto archeologico e del paesaggio storico, con l’obiettivo di coniugare funzionalità e rispetto delle preesistenze.

La riorganizzazione dei percorsi rientra in una strategia più ampia che punta a rendere la visita sempre più sicura, accessibile e sostenibile, accompagnando la crescita del turismo senza compromettere la tutela del patrimonio.

Con l’avvio della stagione estiva, Pompei si conferma così non soltanto uno dei siti archeologici più visitati al mondo, ma anche un laboratorio in cui valorizzazione culturale e gestione dei grandi flussi turistici cercano un equilibrio sempre più efficace.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Parco Archeologico Pompei ✅
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Dal teatro ai concerti nell’Anfiteatro, passando per visite serali, vigneti antichi e aperitivi tra le rovine.

Intanto il Parco potenzia accessi e percorsi per gestire una media di 15 mila visitatori al giorno.

👉 Ecco tutte le novità della stagione 2026.

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Eolico, revocata l’autorizzazione per la realizzazione del parco nei territori di Montefiascone, Celleno e Viterbo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale accoglie con profonda soddisfazione la revoca della delibera con cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri aveva autorizzato la realizzazione del parco eolico proposto dalla società Fred Olsen Renewables S.p.A., nei territori di Viterbo, Montefiascone e Celleno.

Il progetto prevedeva torri alte 250 metri ca., dimensioni proprie degli impianti off shore e radicalmente incompatibili con il paesaggio della conca del lago di Bolsena e della Teverina. Strutture ben più elevate della lanterna della cupola di Santa Margherita avrebbero inciso su un areale vastissimo, alterando in modo irreversibile la preziosa dorsale che dalla conca vulsina scende verso la valle del Tevere: un territorio in cui si addensano testimonianze archeologiche, storiche e artistiche di eccezionale valore, insieme a un paesaggio che ancora oggi conserva una sua rara integrità.

Le vedute più suggestive della Tuscia — da Civita di Bagnoregio alle rive del lago di Bolsena, da Montefiascone alle terrazze di Villa Lante, fino a San Martino al Cimino e alla stessa Viterbo — sarebbero state irrimediabilmente compromesse da rotori colossali e fuori scala, deturpando la continuità visiva che ne costituisce l’essenza.

Nel proprio parere endoprocedimentale, successivamente recepito dalla Soprintendenza Speciale per il PNRR, questa Soprintendenza aveva evidenziato la gravità dell’interferenza con numerose aree tutelate ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, sottolineando come l’opera avrebbe inevitabilmente comportato «una lesione insanabile, di portata e ricadute incommensurabili, su aree di notevole interesse pubblico, beni culturali eminenti e vedute iconiche, ferendo uno dei territori più significativi della Tuscia viterbese sotto il profilo storico, culturale, artistico e archeologico». Una recente sentenza del TAR aveva inoltre dichiarato inammissibile il ricorso della società proponente, rilevando l’infondatezza dei presunti vizi amministrativi del parere del MiC e richiamando la condizione di saturazione del territorio viterbese rispetto agli impianti energetici.

La revoca che oggi si plaude non è soltanto un atto amministrativo: è un gesto di tutela nei confronti di un paesaggio che appartiene alla storia del Paese e alla più ampia memoria collettiva, italiana e internazionale.

Per questo la Soprintendenza rivolge un sentito ringraziamento ai parlamentari, al Presidente della Regione Lazio, agli amministratori locali, ai sindaci e a tutte le associazioni impegnate nella tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale, che con il loro contributo hanno reso possibile questo esito, riconoscendo e proteggendo uno dei paesaggi «fra i più belli e solenni che l’Italia possa offrire» (George Dennis, 1848).

Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale

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