🏛️ 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗶 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼?

✅ A Reggio Calabria, IMARS 2026 ha riunito ricercatori, musei e imprese per discutere di diagnostica avanzata, materiali innovativi e tecnologie digitali applicate al patrimonio culturale. Un confronto che guarda al futuro della tutela e della valorizzazione.

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://storiearcheostorie.com/2026/06/10/imars-2026-beni-culturali-reggio-calabria/

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Beni culturali e innovazione: al MArRC il confronto sul futuro della conservazione

Al Museo Archeologico di Reggio Calabria la seconda edizione di IMARS 2026 dedicata a tecnologie innovative, conservazione sostenibile e valorizzazione del patrimonio culturale.

Storie & Archeostorie

Il Torso di Livorno, capolavoro delle collezioni medicee, torna visibile dopo il restauro

Dopo un articolato intervento di restauro e un’approfondita campagna di studi scientifici, il celebre Torso di Livorno è nuovamente visibile al pubblico presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Considerata una delle opere più importanti tra i Grandi Bronzi delle collezioni medicee, la scultura è stata al centro di un progetto internazionale che ha coinvolto restauratori, archeologi, fisici, chimici e specialisti della diagnostica applicata ai beni culturali.

L’intervento, avviato nel 2024, è stato realizzato grazie al sostegno dei Friends of Florence, sotto la direzione del restauratore Nicola Salvioli, proseguendo un percorso di ricerca fortemente voluto dall’allora direttore del museo Mario Iozzo.

Una storia avvolta nel mistero

Il Torso è documentato nelle raccolte medicee fin dall’epoca di Cosimo I de’ Medici e compare anche nel celebre dipinto La Tribuna degli Uffizi realizzato da Johann Zoffany nel XVIII secolo.

Nonostante la sua fama, restano ancora aperti numerosi interrogativi sulla sua origine. Gli studiosi continuano a interrogarsi se si tratti di un originale greco oppure di una copia romana. Rimane inoltre incerta la provenienza del bronzo, che si ritiene essere stata rinvenuto nelle acque al largo di Livorno.

Le recenti analisi hanno però confermato un elemento fondamentale: l’opera trascorse un lungo periodo immersa in ambiente marino, come testimoniano le concrezioni e i residui biologici ancora conservati sulla superficie e all’interno della struttura.

Diagnostica avanzata e nuove scoperte

Il restauro ha richiesto la rimozione delle cosiddette “patinature lorenesi”, spesse stesure scure applicate in epoca moderna su numerosi bronzi delle collezioni granducali. L’operazione ha consentito di riportare alla luce le autentiche variazioni cromatiche della lega metallica e di intervenire sui fenomeni di corrosione.

Parallelamente è stata avviata una vasta campagna diagnostica per studiare la composizione del metallo e le tecniche di lavorazione antiche. Tra le indagini più innovative spicca quella effettuata presso l’Institute Laue-Langevin di Grenoble, dove il Torso è stato sottoposto a imaging neutronico, una tecnologia capace di “vedere” all’interno di materiali molto densi.

Il Torso di Livorno nel laboratorio di Grenoble

Per la prima volta questa metodologia è stata applicata a una scultura bronzea monumentale, aprendo nuove prospettive per la conoscenza delle tecniche di fusione e della storia conservativa dell’opera.

Un nuovo allestimento per il bronzo

Oltre agli interventi conservativi, il progetto ha portato alla realizzazione di un nuovo supporto espositivo progettato da Nicola Salvioli. La struttura garantisce una migliore distribuzione dei pesi, maggiore sicurezza e una più efficace valorizzazione estetica della scultura.

Il restauro sarà inoltre al centro di una giornata di studi prevista il prossimo 17 settembre, durante la quale verranno presentati i risultati delle ricerche condotte negli ultimi due anni.

Da Firenze a Palazzo Strozzi

L’esposizione al Museo Archeologico sarà soltanto la prima tappa del nuovo percorso del Torso di Livorno. Dal 25 settembre 2026 l’opera entrerà infatti a far parte della mostra Broken. Il potere del frammento, ospitata a Palazzo Strozzi fino al 24 gennaio 2027.

La grande esposizione esplorerà il tema del frammento nell’arte e nell’archeologia, offrendo al celebre bronzo mediceo una nuova occasione per raccontare la propria storia millenaria e il fascino ancora intatto delle opere sopravvissute al tempo.

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🏛️ 𝗜𝗹 𝗧𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗟𝗶𝘃𝗼𝗿𝗻𝗼❟ 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗰𝗲𝗲❟ 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗼

Il celebre bronzo…

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𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮

❓Come venivano assemblate e restaurate le statue dell’antica Roma? Lo svela il progetto HARMOGE, che studia i giunti metallici nascosti nelle grandi opere romane, dal Discobolo di Castel Porziano all’Ermafrodito addormentato.

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Office Observer Newsletter #156 aprile 2026

Le newsletter di Office Observer vengono inviate gratuitamente a una mailing list di: architetti, interior designer, space planner, studi di progettazione, general contractor, aziende. Leggi online e scarica gratuitamente la Newsletter 156/2026.  #SPECIALE Selezione 2026.04: L’ufficio alla Milano Design Week 2026. Parte 1 di 2: UniFor, PolyPiù, VenusDesign, Cromatica, Zumtobel → Continua a leggere   Le otto tendenze contemporanee dell'arredamento uffici → Continua a […]

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Nasce ME-Scripta al Museo Egizio di Torino: il nuovo centro per studiare e digitalizzare 3.000 anni di scrittura dell’Antico Egitto

S&A

Il Museo Egizio inaugura una nuova fase della propria attività scientifica con la nascita di ME-Scripta, centro di ricerca dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione CRT con un investimento di circa 3 milioni di euro, rappresenta una delle iniziative più ambiziose a livello internazionale nel campo della papirologia e della conservazione del patrimonio scritto egizio.

Diretto da Susanne Töpfer, responsabile della collezione papirologica del museo, il nuovo centro nasce come struttura scientifica interna al Museo Egizio e coinvolge curatori, restauratori, data manager e specialisti in discipline umanistiche e tecnologiche.

Un patrimonio unico tra papiri, ostraca e legature copte

Il progetto si concentra su una delle raccolte più importanti al mondo: circa mille manoscritti, interi o ricomposti, e oltre trentamila frammenti che documentano più di tremila anni di cultura materiale scritta in sette sistemi di scrittura e otto lingue diverse.

L’obiettivo è studiare, restaurare e rendere accessibili questi materiali alla comunità scientifica e al pubblico, attraverso un programma di ricerca di lungo periodo aperto a collaborazioni internazionali.

Secondo la presidente del Museo Egizio Evelina Christillin, il progetto rappresenta un nuovo capitolo nella storia dell’istituzione torinese: dopo la stagione delle collezioni ottocentesche e quella delle grandi campagne di scavo del Novecento, oggi il museo punta a diventare un centro di riferimento mondiale per lo studio della scrittura ieratica e dei documenti egizi.

Ricerca tra filologia, restauro e tecnologie digitali

ME-Scripta integra discipline diverse come filologia, papirologia, informatica, imaging multispettrale e restauro avanzato. Il programma scientifico è articolato in tre grandi linee di ricerca.

La prima riguarda i papiri e comprende il riassemblaggio del celebre cartonnage di Assiut, l’edizione di testi amministrativi e letterari dell’Egitto tolemaico e lo studio di manoscritti demotici provenienti da Gebelein. Particolare attenzione sarà dedicata anche al ruolo delle donne nel Libro dei Morti e al restauro del famoso Libro dei Morti di Kha, uno dei reperti più celebri del museo.

Il secondo filone si concentra sugli ostraca, frammenti di pietra calcarea o ceramica utilizzati dagli antichi egizi per scrivere e disegnare. Tra i materiali più importanti figurano gli ostraca provenienti da Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani della Valle dei Re, e quelli da Pathyris, fondamentali per ricostruire la vita economica e sociale dell’Egitto ellenistico.

Il terzo macro-progetto, chiamato RE-BIND, è dedicato invece alle legature copte databili tra VII e VIII secolo. Attraverso tecnologie avanzate come microtomografia a raggi X, imaging 3D e spettroscopia FT-IR sarà possibile ricostruire virtualmente i volumi originari e approfondire la conoscenza dei contesti monastici da cui provengono.

Una piattaforma digitale globale entro il 2034

Tra gli obiettivi principali del progetto figura anche la realizzazione di una grande piattaforma digitale integrata entro il 2034. Il sistema estenderà l’attuale database TPOP includendo papiri, ostraca, pergamene e legature in un unico ambiente online consultabile.

La piattaforma utilizzerà immagini in formato IIIF, trascrizioni digitali e collegamenti alle principali banche dati internazionali, diventando la prima risorsa globale dedicata sistematicamente alla scrittura egizia lungo tremila anni di storia.

Formazione, ricerca e ricadute sul territorio

ME-Scripta avrà importanti ricadute anche sul territorio piemontese. Nei prossimi nove anni il progetto coinvolgerà oltre 150 professionisti tra ricercatori, restauratori, informatici e studenti attraverso summer school, workshop internazionali, tirocini e attività di formazione specialistica.

Il centro punterà inoltre sulla divulgazione con laboratori aperti, percorsi didattici bilingui, mostre fisiche e digitali e strumenti educativi destinati a scuole e università.

Secondo Anna Maria Poggi, l’iniziativa rafforzerà ulteriormente il ruolo di Torino come polo internazionale per la ricerca culturale e l’innovazione applicata al patrimonio storico.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Museo Egizio ✅
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Una cista etrusca del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia restaurata ed esposta a Palazzo Dama

S&A

Un prezioso frammento del mondo etrusco torna finalmente visibile al pubblico. Il 19 aprile è stata presentata a Palazzo Dama una raffinata cista in bronzo di epoca etrusca, proveniente dalle collezioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e recentemente restaurata. L’iniziativa segna una nuova tappa del progetto “Arte fuori dal Museo”, pensato per riportare alla luce opere custodite nei depositi e restituirle alla fruizione pubblica in contesti inediti.

Promosso dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura insieme all’associazione LoveItaly e alla rete Federalberghi Lazio, il progetto punta a creare un dialogo innovativo tra patrimonio culturale e strutture ricettive, trasformando hotel di pregio in spazi espositivi temporanei.

Un capolavoro etrusco

Protagonista dell’esposizione è una cista datata tra il IV e il III secolo a.C., rinvenuta a Palestrina e appartenente alla storica Collezione Castellani. Questi oggetti, legati alla sfera femminile, venivano spesso donati in occasione delle nozze e custodivano oggetti personali, ma anche simboli e racconti legati alla vita e ai valori della società etrusca.

L’esemplare esposto colpisce per la straordinaria ricchezza decorativa. Le incisioni raccontano scene complesse, tra cui rappresentazioni legate alla virtù guerriera maschile e momenti della vita femminile, come il bagno rituale che allude al matrimonio. Il corpo della cista poggia su piedi a zampa ferina decorati con elementi ionici e figure demoniache alate, mentre il coperchio raffigura Nereidi in movimento su creature marine. Il manico, finemente lavorato, unisce le figure di un satiro e una menade, evocando il mondo dionisiaco.

Il restauro: recuperare la memoria del bronzo

Il restauro, coordinato dalla restauratrice Miriam Lamonaca, ha rappresentato un passaggio fondamentale per restituire leggibilità e stabilità all’opera. Il bronzo presentava segni evidenti di degrado, tra abrasioni, lacune e fratture, che ne compromettevano la comprensione estetica e strutturale.

L’intervento ha permesso di recuperare i dettagli decorativi e di riportare alla luce la complessità narrativa dell’oggetto, restituendo al pubblico un manufatto che torna a raccontare la propria storia dopo secoli di silenzio.

L’esposizione resterà visitabile fino al 10 giugno 2026.

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Un capolavoro etrusco riemerge dai depositi del Museo Etrusco di Villa Giulia: restaurato ed esposto a Palazzo Dama 🏺✨

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Una cista etrusca del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia restaurata ed esposta a Palazzo Dama

A Roma una cista etrusca restaurata del Museo di Villa Giulia è esposta a Palazzo Dama grazie al progetto Arte fuori dal Museo.

Storie & Archeostorie

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✅ Al via i tirocini nei cantieri del Parco Archeologico tra affreschi, mosaici e strutture millenarie.

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