Ptolemais lezące w dzisiejszej Libii to jedno z kluczowych miast historycznej Cyrenajki: port, ośrodek administracyjny i tymczasowa stolica prowincji rzymskiej, zniszczone https://m.in. przez trzęsienia ziemi i opuszczone w VII w. n.e.

O wynikach badań polskiej misji archeologicznej opowiada dr Piotr Jaworski z Uniwersytetu Warszawskiego. Zapraszamy: https://youtu.be/JcTdD4wDDaw

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Archeologia subacquea, al via nuove indagini sui fondali della Sicilia sud-orientale

S&A

Individuare nei fondali della Sicilia sud-orientale nuove aree di interesse archeologico e ambientale. È questo l’obiettivo del “Progetto pilota per la ricerca sistematica in acque profonde”, realizzato dalla Regione Siciliana nell’ambito della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e Arpa Sicilia, le cui prime indagini hanno preso il via questa mattina. 

Gli interventi di mappatura e ricerca interesseranno varie zone lungo le coste dell’Isola, a profondità comprese tra i 50 e i 150 metri. Saranno impiegate tecnologie d’avanguardia, quali Side scan sonar (SSS), Multi beam echo sounder (MBES) e veicoli subacquei telecomandati (ROV), che consentiranno di verificare, attraverso metodologie aggiornate e innovative, le numerose segnalazioni e ricostruzioni avanzate nel corso degli anni, contribuendo anche a fare chiarezza su uno dei più noti casi dell’archeologia subacquea mediterranea: un focus particolare, infatti, riguarderà il tratto costiero di Brucoli, nel Siracusano, area da tempo al centro dell’interesse storico-archeologico per alcune ipotesi sulla possibile provenienza dei celebri Bronzi di Riace. 

Per approfondire: Bronzi di Riace, un nuovo studio riapre il caso: “Rimasero per duemila anni nei fondali siciliani, ecco le prove”

https://storiearcheostorie.com/2025/11/15/bronzi-riace-ipotesi-siciliana-nuovo-studio/

Il coordinamento scientifico delle operazioni è affidato all’archeologo Roberto La Rocca, che condurrà le attività assieme ai team tecnici delle due istituzioni.

«Queste indagini – dice l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato – segnano un salto di qualità nell’approccio alla conoscenza del patrimonio sommerso. L’integrazione tra competenze archeologiche, tecnologie avanzate e monitoraggio ambientale consente, per la prima volta, una lettura interdisciplinare e su larga scala dei fondali siciliani, anche grazie al contributo di Arpa Sicilia».

Le attività si inseriscono, infatti, nel quadro dell’accordo operativo tra l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e la Soprintendenza del Mare, volto allo sviluppo di programmi di ricerca integrata per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale marino.

«Una sinergia che rafforza la tutela e apre a nuove prospettive di ricerca, restituendo centralità al mare come archivio della nostra storia», commenta il soprintendente del Mare Ennio Turco

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  • 📄 Fonte: Regione Siciliana ✅
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Szkoła jako stanowisko archeologiczne?

W Jahidnem (Ukraina) miejsce zbrodni wojennej stało się przedmiotem badań archeologii współczesności. To poruszający przykład, że archeologia nie dotyczy wyłącznie odległej przeszłości, ale może dokumentować i pomagać zrozumieć także bardzo świeże doświadczenia wojny.

Więcej: https://archeologia.com.pl/polscy-badacze-opisali-slady-zbrodni-wojennej-w-jahidnem/

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Monete cristiane come talismano contro le incursioni vichinghe: in Danimarca riemergono due rari esemplari inglesi dell’XI secolo

Elena Percivaldi

Due rarissime monete inglesi dell’XI secolo, create con l’intento di proteggere l’Inghilterra dalle incursioni vichinghe, sono state scoperte in Danimarca. I reperti, rinvenuti casualmente con il metal detector, appartengono alla serie definita dagli studiosi “Lamb of God coins” (monete Agnus Dei, potremmo tradurre), emissioni volute nel 1009 dal re inglese Etelredo II (sul trono dal 978 al 1013 e dal 1014 al 1016) durante una delle fasi più drammatiche della storia dell’isola. Dopo anni di raid vichinghi, il sovrano cercò infatti di unire intorno a sé sia i laici che la Chiesa attraverso digiuni, penitenze e l’adozione di simboli religiosi destinati a invocare l’intervento divino contro gli invasori.

Le due monete ritrovate. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.

Simboli cristiani e propaganda

Le monete, ritrovate una vicino a Løgumkloster e l’altra a Kåstrup, nella regione di Thy (nello Jutland), si distinguono chiaramente dalle altre emissioni inglesi dell’epoca. Mentre i conii tradizionali raffiguravano il re e la croce, questi esemplari mostrano sul recto un agnello con una croce, simbolo del sacrificio di Cristo. Sotto la figura dell’agnello si distingue una tavoletta con le lettere greche alfa e omega, allusione al principio e alla fine di ogni cosa. Sul verso compare invece una colomba, simbolo dello Spirito Santo. Le due immagini, fortemente connotate in chiave religiosa, testimoniano il tentativo della monarchia inglese di utilizzare la moneta come strumento di propaganda politica e coesione spirituale.

Moneta trovata a Thy. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale Danese.

Monete trasformate in gioielli vichinghi

Secondo Gitte Tarnow Ingvardson, curatrice del Museo Nazionale Danese, c’è però molto di più. A oggi sono noti soltanto una trentina di esemplari di queste monete nel mondo, ma solo quattro o cinque provengono dall’Inghilterra: la maggior parte delle monete è stata ritrovata in Scandinavia e nei Paesi baltici. Come mai? Secondo la studiosa, la ragione è semplice. Molte di esse presentano piccoli anelli o modifiche che indicano chiaramente come siano state riutilizzate come gioielli, probabilmente appesi al collo. Per i Vichinghi, dunque, questi oggetti avevano probabilmente un valore simbolico, religioso o anche soltanto estetico.

Moneta trovata a Løgumkloster. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale Danese

La scoperta danese conferma ancora una volta l’intensità dei rapporti tra il mondo anglosassone e quello scandinavo durante l’età vichinga, caratterizzata non soltanto da guerre e saccheggi, ma anche da fitti scambi culturali, economici e religiosi.

Leggi anche: Un pezzo da gioco vichingo rivela l’acconciatura “di moda” ai tempi di Harald Bluetooth

https://storiearcheostorie.com/2025/09/10/pezzo-gioco-vichingo-acconciatura-harald-bluetooth/

L’influenza inglese sulla monetazione danese

Le incursioni vichinghe in Inghilterra portarono infatti enormi quantità di monete anglosassoni nel Nord Europa, influenzando profondamente anche il sistema monetario danese.

“La zecca danese è ispirata e si basa sul sistema monetario inglese, che all’epoca era molto ben organizzato. I Vichinghi scoprirono presto che era molto più conveniente usare monete piuttosto che tagliare l’argento in pezzi durante gli scambi commerciali”, spiega Gitte Tarnow Ingvardson.

I re scandinavi iniziarono presto a imitare le monete inglesi, e le “Agnus Dei” non fanno eccezione. Sia Canuto il Grande che suo figlio Hardecanuto (o Canuto III) e in seguito Sweyn II Estridsson adottarono, nelle loro emissioni monetarie, motivi iconografici molto simili.

Gitte Tarnow Ingvardson esamina una delle monete. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.

Secondo la studiosa, queste monete sono quindi molto più che semplici strumenti di scambio: racchiudono la storia delle relazioni tra Inghilterra e Scandinavia, della diffusione del cristianesimo nel Nord Europa e persino della formazione dello Stato danese nel Medioevo.

Nate per ottenere protezione dai Vichinghi, le monete Agnus Dei finirono per essere apprezzate dagli stessi invasori al punto che le trasformarono – ironia della sorte – in amuleti o pendenti, dando ad esse un nuovo significato e una nuova vita.

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  • 📄 Fonte: Museo Nazionale Danese ✅

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🔎 Uno studio internazionale con il contributo dell’Università di Pisa ribalta le vecchie ipotesi sulla discriminazione infantile nelle società medievali.

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GAZA, il futuro ha un cuore antico

Materie e memorie del Mediterraneo

Fondazione Merz, assieme al Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra. Fino la 27 settembre

https://www.fondazionemerz.org/gaza-il-futuro-ha-un-cuore-antico/

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Lo studio sulla necropoli romana di La Cona rivela come le ossa cremate possano raccontare rituali funerari e biologia delle comunità antiche.

📷 ©Sapienza Università di Roma
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Palili ciała ofiar, rozrzucali kości, niszczyli groby masowe, by zatrzeć ślady niemieckich zbrodni z II wojny światowej.

Dziś archeolodzy i śledczy wracają w te miejsca. Nowy projekt bada Aktion 1005 i to, co mimo wszystko pozostało w ziemi.

https://archeologia.com.pl/archeologia-aktion-1005/

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