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🎉 Natale di Roma 2026: quattro giorni di festa

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Il predominio della coppa bronzea sulle spade dell'Età del Ferro, in base alla tomba celtica di Lassois

Fu senza dubbio un giorno luttuoso per l'oppidum fortificato dell'alta collina di Vix nell'odierna Borgogna, quando l'elite regnante e la gente comune di un insediamento di circa 5.000 persone, una letterale metropoli per il tardo periodo Hallstatt, si radunò all'inizio del viale d'onore, per accomp

Il blog di Jacopo Ranieri

Roselle cambia volto: nuovi percorsi accessibili e inclusivi trasformano la visita al Parco archeologico grazie al PNRR 🌿🏛️

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Roselle diventa accessibile: il Parco archeologico si rinnova con percorsi inclusivi

S&A

Sarà presentato giovedì 23 aprile 2026 alle ore 15.00 il nuovo volto del Parco Archeologico di Roselle (Grosseto), protagonista di un importante intervento finanziato dal PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’incontro segna la conclusione di un progetto che ha posto al centro accessibilità, inclusione e valorizzazione, ridefinendo il modo in cui il pubblico può vivere uno dei siti archeologici più significativi della Toscana.

Promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura insieme ai Parchi archeologici della Maremma, l’iniziativa rappresenta un esempio concreto di come le risorse del PNRR possano tradursi in interventi strutturali e culturali capaci di ampliare la partecipazione e migliorare l’esperienza di visita.

Ad aprire l’incontro sarà la direttrice regionale Carlotta Paola Brovadan, seguita dagli interventi del direttore dei Parchi archeologici della Maremma Leonardo Bochicchio e dei funzionari coinvolti nel progetto. Al termine, è prevista una visita guidata lungo il nuovo percorso accessibile, pensato per accompagnare i visitatori attraverso il sito in modo chiaro e progressivo.

Il cuore dell’intervento riguarda la riorganizzazione complessiva dell’accesso e della fruizione dell’area archeologica. La strada principale che collega la biglietteria al Foro è stata riqualificata, rendendo più agevole il percorso, mentre una nuova area di sosta attrezzata accoglie i visitatori all’ingresso. Fondamentale è anche l’introduzione di una segnaletica inclusiva, con pannelli informativi aggiornati, supporti in braille e mappe tattili, strumenti che permettono una fruizione più ampia e consapevole del sito.

Il nuovo tracciato di visita segue una narrazione storica coerente, guidando il pubblico lungo la sella tra le due colline su cui si sviluppava l’antica città. Il percorso si affianca all’antico asse viario del Decumano Massimo, ancora oggi riconoscibile nel basolato originario, e conduce progressivamente verso il cuore dell’abitato romano.

Lungo questo itinerario emergono alcune delle testimonianze più significative del sito, come le terme di Perpetuus Argyzius, piccolo impianto termale che racconta la dimensione quotidiana e pubblica della città, e le più imponenti terme adrianee, risalenti al II secolo d.C., che testimoniano l’evoluzione architettonica e tecnologica dell’epoca. La presenza di una chiesa e di un’area cimiteriale inserite in epoca tardoantica restituisce inoltre la continuità di vita del sito attraverso i secoli.

Il percorso si apre poi sull’area del Foro, centro politico e religioso della città, dove si concentrano edifici pubblici come la basilica e la curia. Poco distante, la Domus dei Mosaici conserva tracce della vita privata, con ambienti organizzati attorno all’atrio e al peristilio e decorazioni che raccontano il livello sociale dei suoi abitanti.

Non meno rilevante è la stratificazione più antica, visibile sotto l’area del Foro, dove sono stati individuati edifici etruschi legati probabilmente a funzioni pubbliche e cultuali. Salendo verso la collina meridionale, il visitatore incontra l’anfiteatro e una grande cisterna romana, mentre le imponenti mura etrusche, ancora in gran parte conservate, delimitano l’intero abitato, testimoniando la lunga storia della città.

L’intervento non si limita alla dimensione archeologica, ma valorizza anche il contesto paesaggistico in cui il Parco è inserito, riconosciuto come area di interesse naturalistico nella rete Natura 2000. In questo modo, la visita diventa un’esperienza che unisce cultura, ambiente e accessibilità, offrendo una lettura più completa del territorio.

Grazie a questi interventi, il Parco Archeologico di Roselle si configura oggi come un modello di accessibilità applicata al patrimonio culturale, in linea con le strategie europee di inclusione. Un esempio concreto di come la valorizzazione possa passare attraverso strumenti innovativi e una progettazione attenta ai bisogni di tutti, rendendo il passato non solo visibile, ma realmente condiviso.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Parco Archeologico di Roselle ✅
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Operazione “Achei”: 46 reperti archeologici restituiti allo Stato

S&A

A Cosenza i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale hanno restituito allo Stato 46 reperti archeologici recuperati al termine dell’indagine “Achei”. I manufatti, di origine etrusca, magno-greca e romana, sono stati consegnati il 15 aprile al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari durante una cerimonia ufficiale nella Sala Leone di Palazzo Arnone.

L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, rappresenta uno dei più significativi risultati degli ultimi anni nella lotta contro il traffico illecito di beni culturali, restituendo alla collettività testimonianze fondamentali della storia antica.

Un traffico internazionale di reperti archeologici

Le indagini, condotte tra il 2017 e il 2018 dal Nucleo TPC di Cosenza, hanno portato alla luce un articolato sistema criminale attivo su scala nazionale e internazionale. Il traffico coinvolgeva diversi Paesi europei, tra cui Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia, e si basava su una rete strutturata di scavatori clandestini, intermediari e ricettatori.

Al centro del sistema vi erano i cosiddetti “tombaroli”, organizzati in squadre con ruoli ben definiti, capaci di alimentare un mercato illecito continuo di reperti archeologici provenienti da scavi abusivi sul territorio italiano. I beni venivano poi immessi in circuiti di vendita complessi, spesso difficili da tracciare, sia in Italia che all’estero.

Recuperi anche all’estero: il ruolo della cooperazione internazionale

Tra i reperti restituiti figurano anche oggetti sequestrati in Francia e rimpatriati nell’ottobre 2025 grazie a un provvedimento dell’autorità giudiziaria francese. Questo risultato evidenzia il ruolo cruciale della cooperazione internazionale nella tutela del patrimonio culturale, sempre più esposto a traffici globalizzati.

Un esempio emblematico è il rhyton a testa di cerva, già esposto in occasione di una mostra internazionale presso Europol a L’Aia, simbolo dell’efficacia delle operazioni congiunte tra forze di polizia europee.

Le indagini e i provvedimenti giudiziari

L’operazione “Achei” si è conclusa con un’importante azione giudiziaria. Il GIP del Tribunale di Crotone ha emesso un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di 23 persone, ritenute coinvolte a vario titolo in un’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di beni culturali.

Le accuse comprendono reati gravi come il danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, l’impossessamento illecito, la ricettazione e l’esportazione clandestina. Parallelamente, sono stati eseguiti circa 80 decreti di perquisizione nei confronti di altri soggetti indagati.

Un patrimonio restituito alla collettività

I 46 reperti recuperati saranno ora custoditi ed esposti presso il Museo Archeologico Nazionale di Sibari, dove potranno essere studiati e ammirati dal pubblico. Si tratta di oggetti di grande valore non solo economico, ma soprattutto storico e identitario, testimonianze delle civiltà che hanno abitato il territorio italiano.

Questa restituzione rappresenta il risultato di un lavoro complesso e coordinato tra forze dell’ordine, magistratura e istituzioni culturali, dimostrando l’importanza di un’azione sinergica per la salvaguardia del patrimonio.

📘 Notizia verificata

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Una cista etrusca del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia restaurata ed esposta a Palazzo Dama

S&A

Un prezioso frammento del mondo etrusco torna finalmente visibile al pubblico. Il 19 aprile è stata presentata a Palazzo Dama una raffinata cista in bronzo di epoca etrusca, proveniente dalle collezioni del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e recentemente restaurata. L’iniziativa segna una nuova tappa del progetto “Arte fuori dal Museo”, pensato per riportare alla luce opere custodite nei depositi e restituirle alla fruizione pubblica in contesti inediti.

Promosso dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura insieme all’associazione LoveItaly e alla rete Federalberghi Lazio, il progetto punta a creare un dialogo innovativo tra patrimonio culturale e strutture ricettive, trasformando hotel di pregio in spazi espositivi temporanei.

Un capolavoro etrusco

Protagonista dell’esposizione è una cista datata tra il IV e il III secolo a.C., rinvenuta a Palestrina e appartenente alla storica Collezione Castellani. Questi oggetti, legati alla sfera femminile, venivano spesso donati in occasione delle nozze e custodivano oggetti personali, ma anche simboli e racconti legati alla vita e ai valori della società etrusca.

L’esemplare esposto colpisce per la straordinaria ricchezza decorativa. Le incisioni raccontano scene complesse, tra cui rappresentazioni legate alla virtù guerriera maschile e momenti della vita femminile, come il bagno rituale che allude al matrimonio. Il corpo della cista poggia su piedi a zampa ferina decorati con elementi ionici e figure demoniache alate, mentre il coperchio raffigura Nereidi in movimento su creature marine. Il manico, finemente lavorato, unisce le figure di un satiro e una menade, evocando il mondo dionisiaco.

Il restauro: recuperare la memoria del bronzo

Il restauro, coordinato dalla restauratrice Miriam Lamonaca, ha rappresentato un passaggio fondamentale per restituire leggibilità e stabilità all’opera. Il bronzo presentava segni evidenti di degrado, tra abrasioni, lacune e fratture, che ne compromettevano la comprensione estetica e strutturale.

L’intervento ha permesso di recuperare i dettagli decorativi e di riportare alla luce la complessità narrativa dell’oggetto, restituendo al pubblico un manufatto che torna a raccontare la propria storia dopo secoli di silenzio.

L’esposizione resterà visitabile fino al 10 giugno 2026.

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Un capolavoro etrusco riemerge dai depositi del Museo Etrusco di Villa Giulia: restaurato ed esposto a Palazzo Dama 🏺✨

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Una cista etrusca del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia restaurata ed esposta a Palazzo Dama

A Roma una cista etrusca restaurata del Museo di Villa Giulia è esposta a Palazzo Dama grazie al progetto Arte fuori dal Museo.

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