Gerarchi repubblichini a Torino agli inizi del 1944

Avevamo lasciato la descrizione della federazione di Torino, alle prese con lo scioglimento della squadra “Muti”, autonomamente gestita dalla “generazione storica” dello squadrismo torinese, con conseguenze luttuose per gli stessi comandanti squadristi. La successiva contrapposizione violenta con le strutture tradizionali dello Stato aveva portato, dopo l’aggressione all’aula del tribunale di Torino all’intervento del capo della provincia Zerbino, che nel novembre del ’43 si era presentato come tutore delle prerogative del suo ufficio. Tra l’inverno e la primavera del ’44, in considerazione della continuazione dei cicli di rastrellamento germanici e fascisti, nella provincia ed in generale in
Piemonte, Solaro appare come fortemente attivo nel difendere le prerogative del proprio ruolo, anche in relazione alla difesa dell’ordine pubblico, unita, in una provincia che accoglieva più di 200.000 operai al confronto con gli scioperi del marzo del ’44 e con la strategia, ambigua e autonoma, degli industriali della città <489. Abbiamo in tal senso fatto riferimento alla contrapposizione evidente tra Solaro e “suoi” sostenitori in federazione e i settori dirigenziali dell’industria torinese, indirettamente più vicini alla compagine squadristica originaria del PFR torinese, almeno in alcuni dei suoi rappresentanti. Ad essi, i fascisti repubblicani unirono una vemente vis polemica contro l’altro “potere” provinciale e cittadino, la Chiesa, con particolare attenzione alle sue strutture inferiori, viste generalmente come conniventi delle bande partigiane, qualora la parrocchia avesse compreso al suo interno aree effettivamente segnate da un’estesaa presenza ribellistica.
Come abbiamo visto nel caso di Padova e di Milano, le autorità apicali della gerarchia ecclesiastica tentarono per tutti i 600 giorni di intervenire nei difficoltosi equilibri del policentrismo repubblicano. Un’intromissione che veniva “sdegnosamente” rigettata e contrastata dalla compagine “intransigente” che a Torino faceva capo a Solaro, sin dall’autunno del ’43. Così ad esempio Lorenzo Tealdy, caporedattore e futuro direttore del settimanale della federazione, “La Riscossa”, si esprimeva nei confronti dei parroci della provincia: “La Patria, in quest’ora grave, tragica, dolorante, chiede alla gioventù il tributo delle sue energie (…) c’è la gioventù che brancola nel buio e non sa decidersi (…) se servire la Patria in pericolo, oppure lasciarla allo sbaraglio di chi l’ha tradita (…) La fede che impararono sulle ginocchia materne e nella loro chiesa parrocchiale, ricorda loro: è giunto il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare. Ma poi una, molte voci lo assordano, dicendogli: fuggi, tradisci! (…) Basterebbe a quel momento un’autorevole parola del parroco per scuoterlo, per farlo riflettere (…) Ma il parroco – forse perché spera ancora nella realizzazione di una ripetuta libertà badogliana, dimenticando che durante essa, a rivoli, ingrossatisi a torrente, il bolscevismo si preparava a scendere in Italia e a sommergere la famiglia – tace. Ogni sacerdote che dice ad un giovane: non ti presentare, pone volontariamente “fuori dalla legge” un giovane che disonora sé stesso (…) Sacerdoti di Cristo, la Patria, l’Italia chiama pure voi (…).” <490 Nelle contingenze critiche della prima chiamata dei coscritti della Repubblica, Tealdy – uomo non legato direttamente all’esperienza squadrista, pur essendo nato nel 1897 – interpretava l’atteggiamento attendista o, più semplicemente, legato a dinamiche ed equilibri particolari dell’area parrocchiale dei sacerdoti, come tradimento <491.
Un atteggiamento che si ripeté a Torino da parte di Solaro, nella primavera successiva, quando il successo dello sciopero rafforzò l’interpretazione di “estraneità” della federazione fascista <492, rispetto alla comunità cittadina e provinciale del Torinese <493. Qui gli arresti furono migliaia ed i deportati più di 400, a differenza di Milano <494. Adduci, riprendendo Chevallard <495, afferma infatti che fu proprio dal marzo del ’44 che la contrapposizione tra cittadinanza e intransigenza fascista si andò a rafforzare; anche a causa delle impressioni di quest’ultima che interpretava l’atteggiamento operaio come puro e semplice tradimento della svolta “sociale” della RSI <496. È in questa fase che nelle dinamiche di potere interne alla provincia, la GNR, comandata dal console Gaetano Spallone, sembrava aderire pienamente all’intransigenza del federale, in contrapposizione diretta con il questore di Torino Rendina, già incontrato, come obiettivo “preferito” degli strali della polemica di Solaro contro l’attendismo e l’a-fascismo provinciale. Il “giovane” commissario federale, al quale spesso venne imputata la mancata partecipazione alla fase squadrista “storica”, ricoprì volontariamente un ruolo segnato dalla partecipazione personale alla repressione dell’antifascismo. All’inizio del febbraio del ’44, fu Solaro a incentivare una repressione dura e spietata rispetto ai comuni della Val Pellice, investiti da un ciclo di rastrellamenti italo-tedeschi, che probabilmente videro la partecipazione anche dei militi di Spallone <497.
Dal tardo inverno del’44, gli uomini di Solaro si videro tuttavia inseriti in un contrasto sempre più evidente con il capo della provincia Zerbino, caratterizzato dalla competizione tra autorità per quanto riguardava la responsabilità della repressione, come in altri casi già descritti, e le modalità attraverso le quali l’azione antiribellistica doveva esser condotta. Zerbino, già prefetto di Spalato tra 1941 e 1942, inviò la seguente comunicazione a Mussolini, che oltre a riconnettere la “cultura della violenza” e quella propriamente strategico-militare alle azioni di controguerriglia guidate in Dalmazia, introduce le motivazioni che portarono al contrasto con Solaro. “È cosa ben nota che le bande debbano esser combattute da altre “bande”: siam riusciti in Croazia ad opporre (…) i Cetnici (…) ai partigiani <498 (…). Non vi è quindi ragione per non tentare di valersi dello stesso mezzo in Italia, facendo concorrere all’eliminazione del banditismo vero e proprio, elementi che (…) sembrano essere contrari a tutte quelle forme di attività ribellistica che contrastano con gli interessi degli italiani”. <499 La strategia di Zerbino in questa fase andava quindi a conformarsi come all’insegna del compromesso con le cosiddette “bande autonome” slegate cioè dai partiti politici “rossi” e generalmente della sinistra ciellenistica; in tal senso è da notare la piena comprensione dei “partigiani” nella categoria di “anti-nazione” ed in generale di “nemico”, “degli interessi” della patria. Il caso più noto, anche perché vedeva direttamente le forze armate tedesche partecipare alle trattative con i partigiani, fu il tentato abboccamento con le bande del maggiore Enrico Martini, il comandante “Mauri” <500. Nella provincia di Torino, con un progetto che vedeva la “benedizione” del duce per il suo avviamento, paiono esser state portate avanti per alcune settimane anche le negoziazioni con il generale Operti, già incontrato nel paragrafo sulle conseguenze dell’otto settembre. In un appunto inviato a Mussolini il 20 febbraio, Zerbino confermò di aver aderito alla scelta di continuare le trattative, per quanto si lagnasse degli scomposti interventi di altre autorità, nello stesso “affare diplomatico”; in tal senso il prefetto imputava il rallentamento delle negoziazione ad ufficiali della Guardia, incaricati dal sottosegretario Barracu di intervenire nelle trattative <501.
Una confusione di autorità ed interessi contrapposti che è sostanzialmente una delle peculiari caratteristiche della Repubblica e nella quale la federazione non esitò ad inserirsi. All’intervento diretto e personale in zona di operazioni <502, Solaro unì un contegno particolare, indirizzato da una parte a contrastare l’opposizione “interna” alla propria federazione, dall’altra a porsi in maniera autonoma e con una posizione ben definita nella strategia di repressione del partigianato piemontese e torinese. Solaro in una comunicazione a Tamburini segnala le criticità proprie dell’attività politica del fascismo in provincia, con una forte attenzione al problema della sicurezza delle singole personalità fasciste <503. Pur apprezzando l’opera della GNR e dei camerati germanici, Solaro appare critico verso le impostazioni compromissorie nei confronti delle bande partigiane. Pur non facendo un diretto riferimento alle trattative con Operti o Mauri, nella sua carica di commissario federale e di delegato del PFR per il Piemonte <504, Solaro si diceva fortemente contrario al portare avanti qualsiasi trattativa con i ribelli, soprattutto in un periodo in cui le azioni antifasciste avevano ripreso con forza a colpire le personalità sottoposte al federale <505. Inoltre le trattative con il generale Operti sembrarono in quel momento accrescere a dismisura alcuni traffici illeciti di denaro, sottratto, secondo alcune testimonianze del dopoguerra, alle casse della IV armata, gli ammanchi milionari delle quali probabilmente finirono negli uffici dell’UPI di Torino, guidato dal maggiore Serloreti e dal suo comandante, il colonnello Cabras <506. Solaro fece anche riferimento ad un accordo diretto tra segreteria del PFR e federazione di Torino, sia in relazione alla creazione del battaglione ausiliario, preposto alla difesa dei comuni della provincia più “esposti” all’attività delle bande <507, sia per la sopravvivenza del servizio investigativo del maresciallo Ferraris. In particolar modo tra il febbraio e la fine del marzo del ’44, Solaro appare impegnato nel difendere l’attività dell’ufficio di informazioni federale, guidato da quello che il commissario definiva un “ottimo fascista” di fronte al capo della polizia Tamburini, teoricamente diretto superiore del questore Rendina.
[NOTE]
489 AA. VV. La città delle fabbriche, (a cura dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea), 2003, pubblicazione on-line consultabile (in data marzo 22 febbraio 2017) sul sito http://www.istoreto.it/to38-45_industria/pdf/citta_industria.pdf .
490 Poche parole ai parroci, in “La Riscossa” del 16 dicembre 1943, citato in Adduci, Gli altri, op. cit. p. 164.
491 Accusa ricambiata con una certa “freddezza” da parte del vescovo Fossati, cfr. Lazzero, Le Brigate nere, op. cit. p. 109, La Resistenza alle porte di Torino, F. Angeli, Milano, 1989, p. 202.
492 Sul concetto di estraneità, che come vedremo si tramuterà in “alterità” e aperta ostilità contro l’intera popolazione provinciale si rinvia a Adduci, Gli altri, passim.
493 G. Oliva, La Resistenza… op. cit., pp. 147-156, in particolare, il paragrafo La scoperta della politica.
494 C. Dellavalle, Lotte operaie, Torino, in Bertolo, E. Brunetta, op. cit. p. 235.
495 Chevallard, op. cit. pp. 220, l’autore parla di “tradimento” degli operi, interpretato dai fascisti repubblicani, in conseguenza del manifesto rifiuto della Socializzazione d’Impresa.
496 Adduci, Gli altri, op. cit. p. 179.
497 Ivi, pp. 165, 166, Chevallard, op. cit. p. 121, mancano tuttavia dati precisi sull’azione e l’effettiva influenza di Solaro sulle 14 fucilazioni finali, a cui si aggiunsero decine di case incendiate nei comuni di Villar e Torre Pellice.
498 “Partigiani” è in questo senso utilizzato in maniera dispregiativa, come da uso comune, nel Ventennio. Potrebbe essere interessante il fatto che, anche nella schiera dell’antifascismo, almeno in quello democristiano, il termine venga utilizzato con simile significato, Sturzo, da Washington, disse sul finire del marzo del ’45, che sarebbe stato meglio chiamarli patriots piuttosto di partisans, per le loro doti di combattimento e per i loro ideali politici, cfr. relazione dell’OSS su Don Sturzo, residente a Brooklin, New York, del 20 marzo 1945, in NARA Rg. 226, e. A1 106, b. 26, Italy general, records of the NY Secret Intelligence Branch, f. 113.
499 Relazione s.d. ma dell’inizio di febbraio del ’44, di Zerbino a Mussolini, probabilmente inviata dopo l’incontro del 3 febbraio 1944, a Gargnano tra i due. In ACS, SPD, CR, RSI, b. 8, f. Torino.
500 Klinkhammer, L’occupazione, op. cit. pp. 386-389, Adduci, Gli altri, op. cit. pp. 153, 154. Nel luglio seguente, il generale Tensfeld fa riferimento ad un’operazione di avvicinamento, tentata da “Mauri” verso le forze nazifasciste, per una sorta di “tregua d’armi” nell’area di Cuneo, nella quale, il maggiore avrebbe ricoperto il ruolo di “tutore dell’ordine”. Tensfeld in proposito vuole evitare di dare eccessiva “importanza” al comandante partigiano, in relazione all’incontro tra Graziani e Tensfeld del 5 luglio 1944, in ACS, SPD, CR, RSI, b. 31, f. 238, sf. 7, Graziani.
501 Appunto per il duce del 20 febbraio 1944, in NARA, Rg. 226, e. 174, b. 22, f. 151. Le trattative andranno comunque ad essere bloccate successivamente.
502 Nella zona del generale Raffaele Operti, ad esempio, Solaro figura tra i comandanti di un plotone di esecuzione che portò alla morte di 3 antifascisti a San Maurizio Canavese: probabilmente il reparto, pur facendo riferimento alla GNR, doveva essere formato dai militi del “battaglione ausiliare” della Guardia, sorto dopo lo scioglimento della “Muti”, cfr. http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=1039 , visitato il 5 giugno 1917. Solaro avrebbe guidato alcune azioni in provincia anche dopo il marzo del ’44, cfr. comunicazione di Solaro a Olo Nunzi della segreteria di Pavolini del 24 maggio 1944, in ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3, doc. cit.
503 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3.
504 Solaro fu investito del ruolo il 10 aprile 1944, cfr. Adduci, Gli altri, op. cit. p. 203.
505 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3. Doc. cit. punto 5°.
506 Allegra, op. cit. pp. 158-161, in riferimento al doppiogiochista Bernocco, definiti dalla CAS di Torino “intimo di Serloreti”.
507 La stessa GNR in questo periodo soffre deficit gravi di organico come attestato nella comunicazione al prefetto Zerbino del generale Raffaele Castriota, Ispettore regionale della Guardia, che il 7 aprile 1944, riferisce l’impossibilità di collocare un distaccamento a Ciriè, in ASTO, G. P. b. 148/1, f. 2402 Elenco Ufficiali o militari presentatisi, 1944.
Jacopo Calussi, Fascismo repubblicano e violenza. Le federazioni provinciali del PFR e la strategia di repressione dell’antifascismo (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi “Roma Tre”, 2018

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Mauri from RateARod.

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XXX Ulpia Victrix

Ere-inschrift voor een bestuurder die ook diende in XXX Ulpia Victrix (Capitolijnse Musea, Rome)

Met het legioen dat bekendstaat als XXX Ulpia Victrix hebben we een regiment te pakken dat diende in onze eigen contreien. Het was eeuwenlang gestationeerd in Xanten. De bijnamen vertellen ons weinig: Victrix betekent “zegevierend” en het zou een raar legioen zijn geweest als het iets anders had geclaimd, Ulpia verwijst naar de oprichter van deze eenheid, keizer Marcus Ulpius Trajanus. Hij formeerde XXX Ulpia Victrix samen met II Traiana Fortis in 105, tijdens de oorlog die hij voerde tegen de Daciërs. Het rangnummer Dertig bewijst dat het Romeinse leger op dat moment dertig legioenen had.

XXX Ulpia Victrix was aanvankelijk gestationeerd in Brigetio (Szöny) in Pannonië, dat tot dan toe had gediend als basis van XI Claudia. Enkele onderafdelingen van het nieuwe legioen namen deel aan de oorlog tegen de Daciërs en vermoedelijk nam het regiment enkele jaren later ook deel aan Trajanus’ campagne tegen het Parthische Rijk (115-117).

In de jaren na 118 stond het legioen onder bevel van Quintus Marcius Turbo Fronto, een persoonlijke vriend van keizer Hadrianus, die Dacië was belast met de pacificatie van Dacië, dat na de dood van Trajanus onrustig was geworden. XXX Ulpia Victrix moet wat politiewerk hebben gedaan.

Xanten

Na 122 werd het legioen gestuurd naar Castra Vetera ofwel Xanten in Germania Inferior. De locatie van deze basis is bekend, maar verzwolgen door de Rijn. Het Dertigste zou er, zoals gezegd, eeuwenlang blijven: het was er nog rond 400 en de burgerlijke nederzetting nabij de basis heette enige tijd eenvoudigweg Tricensimae, wat zoiets als “bij het Dertigste” betekent.

Germania Inferior wordt nauwelijks genoemd in onze bronnen, en inscripties zijn ons enige bewijs voor de activiteiten van het legioen. Militaire aangelegenheden blijven vrijwel onvermeld, wat (misschien ten onrechte) suggereert dat het rustig was in de regio. Een inscriptie vermeldt dat een officier in Keulen het heiligdom van Jupiter Dolichenus herbouwde; dezelfde man richtte twee heiligdommen in voor Mercurius en enkele godinnen met de opvallende naam Matres Paternae (“vaderlijke moeders”). Andere inscripties bewijzen dat de gouverneur van Germania Inferior soldaten uit het Dertigste gebruikte als klerken. Een onderafdeling van vijftig legionairs was gestationeerd in Iversheim, waar ze bakstenen en dakpannen vervaardigde.

Helm van een soldaat van XXX Ulpia Victrix (Rheinisches Landesmuseum, Bonn)

EXGERINF

Een andere onderafdeling was met I Minervia, het andere legioen in deze provincie, gestationeerd in Bonn. Andere onderafdelingen lijken in Remagen en aan de grens met Germania Superior te hebben verbleven. Dit is opmerkelijk omdat beide plaatsen dichter bij Bonn, de basis van I Minervia, liggen dan bij Xanten. De twee legioenen opereerden echter vaak samen. Inscripties uit ons rivierengebied vermelden vaak “het leger van Germania Inferior” (exercitus Germaniae Inferioris, kortweg EXGERINF).

Tijdens het bewind van keizer Septimius Severus (r.198-211) dienden onderafdelingen van deze twee legioenen als garnizoen van Lyon, de hoofdstad van de Gallische provincies. Het aantal inscripties van XXX Ulpia Victrix is ​​opmerkelijk groot. Andere inscripties bewijzen dat legionairs van het Dertigste overal in Gallië werden ingezet: in Châlons, in Parijs, in Bourges, in Auch bij de Pyreneeën en in de Alpen. Het lijkt erop dat XXX Ulpia Victrix een soort uitzendbureau was.

Militaire operaties

Toch diende het ook in oorlogen. Tijdens de regering van keizer Antoninus Pius (r.138-161) was een onderafdeling gestationeerd in Mauretanië, waar het de Mauri bestreed. Toen I Minervia in de jaren zestig van de tweede eeuw deelnam aan de campagne tegen het Parthische Rijk van Lucius Verus, waren daarbij ook soldaten van het Dertigste betrokken. Het is waarschijnlijk dat andere onderafdelingen betrokken waren bij de oorlogen van Marcus Aurelius tegen de Marcomannen (165-175 en 178-180), en deelnamen aan de campagne van de gouverneur van Gallia Belgica, Didius Julianus, tegen de Chauken in 173.

In 193 brak er een burgeroorlog uit. Munten bewijzen dat het Dertigste, Zegevierende Ulpische Legioen onmiddellijk de kant koos van Septimius Severus koos. Dit was moedig omdat een andere pretendent, Clodius Albinus, dichterbij was. In 196/197 moet het legioen bij de daadwerkelijke gevechten betrokken zijn geweest. Severus zegevierde en beloonde het legioen van Xanten met de titel Pia Fidelis (“trouw en loyaal”).

Inscriptie voor een soldaat van XXX Ulpia Victrix (Stara Zagora)

Na 208 nam XXX Ulpia Victrix waarschijnlijk deel aan Severus’ Schotse campagne, en in 235 waren onderafdelingen actief tijdens de Perzische campagne van Severus Alexander. Uit archeologische vondsten kunnen we afleiden dat rond 240 de Rijngrens in een crisis verkeerde, en we moeten aannemen dat XXX Ulpia Victrix op een zeker moment een nederlaag heeft geleden. Het wist echter ook het Nederlandse rivierengebied te heroveren.

Late Oudheid

Dit gebeurde opnieuw in 256-258, toen de Franken Gallië binnenvielen. Keizer Gallienus kon ze teruggooien en moet daarbij het EXGERINF hebben gebruikt. In 260 waren de Franken terug, en deze keer werden ze verslagen door generaal Postumus, die prompt werd uitgeroepen tot keizer in een Gallisch Rijk. Dit waren de moeilijke jaren van de Crisis van de Derde Eeuw.

XXX Ulpia Victrix koos de kant van Postumus, die de regio tot rust bracht. Na 274 heroverde de Romeinse keizer Aurelianus Gallië echter, en hij haalde veel troepen weg voor een oorlog tegen keizerin Zenobia van Palmyra. Onmiddellijk staken de Franken de Rijn weer over en liepen het Nederlandse rivierengebied onder de voet. Het idee dat de limes totaal instortte, geldt inmiddels als achterhaald.

In de vierde eeuw veranderde de strategie. Mobiele cavalerielegers in het achterland vormden de ruggengraat van het Romeinse leger. De legioenen langs de Rijn waren nu minder belangrijk. Ze waren gestationeerd in goed-versterkte kastelen, waar ze de vijand opwachtten en tegenhielden totdat de cavalerie arriveerde. XXX Ulpia Victrix bleef in Xanten, waarschijnlijk op de plaats van wat ooit de burgerlijke nederzetting was geweest, maar had zijn werkelijke betekenis verloren. Het lijkt uit de geschiedenis te zijn verdwenen in de loop van de vroege vijfde eeuw.

#AntoninusPius #Bonn #Brigetio #ClodiusAlbinus #CrisisVanDeDerdeEeuw #Dacië #DidiusJulianus #EXGERINF #Gallienus #GallischKeizerrijk #GermaniaInferior #Hadrianus #IMinervia #IITraianaFortis #Iversheim #Keulen #legioen #LuciusVerus #Lyon #Marcomannen #MarcusAurelius #Mauretanië #Mauri #ParthischeRijk #Postumus #Rijn #RomeinsLeger #RomeinseLimes #SeptimiusSeverus #SeverusAlexander #Szöny #Trajanus #Vetera #Xanten #XIClaudia #XXXUlpiaVictrix #Zenobia
O que se sabe sobre a morte do cantor Mauri, irmão de Chitãozinho e Xororó: Colisão na Régis Bittencourt envolveu van da dupla Maurício e Mauri; tragédia deixou duas vítimas fatais e seis feridos no interior de São Paulo https://jovempan.com.br/noticias/brasil/o-que-se-sabe-sobre-a-morte-do-cantor-mauri-irmao-de-chitaozinho-e-xororo.html #Mauri #ChitãozinhoeXororó
Morre em acidente Mauri, irmão de Chitãozinho & Xororó: Cantor formava dupla com o também irmão Maurício, que estava no acidente, mas sobreviveu https://jovempan.com.br/entretenimento/musica/morre-em-acidente-mauri-irmao-de-chitaozinho-xororo.html #Mauri #ChitãozinhoEXororó
Morre cantor Mauri, irmão da dupla Chitãozinho e Xororó: Segundo informações da assessoria, a causa da morte foi um acidente na tarde deste domingo (7), em São Paulo https://www.cnnbrasil.com.br/nacional/sudeste/sp/morre-cantor-mauri-irmao-da-dupla-chitaozinho-e-xororo/ #Mauri #ChitãozinhoEXororó

You are warmly invited into a #cinematic journey with Mauri: The Vital Essence in All Beings.

#Mauri is a powerful #documentary #film that invites us into the living world of #Māori #healing. Guided by #elders and lineage holders, the film weaves land, language, and ceremony into a story of #intergenerational care and #ancestral remembering. Filmed in Aotearoa, Mauri honors the sacred ways that continue even in the wake of #colonization and offers a profound glimpse into the resilience of #cultural memory and connection.

Join us for Mauri #GlobalFilmPremiere + 5-Day LIVE #OnlineEvent with #MāoriElders - October 14–18 →
https://theeternalsong.org/mauri/

Mauri: The Vital Essence in All Beings is the latest offering in our Wisdom of the Ancestors 12-film series, a living body of work shaped by #Indigenous knowledge, deep listening, and ancestral continuity.

The film invites us into stories that reach, beyond explanation, into embodied teachings, and generational healing work. As part of this gathering, you’ll be welcomed into daily live sessions and receive a rare workshop with Atarangi Muru, a world-renowned Māori healer whose practice has supported communities across the globe.

These gatherings bring you into direct connection with the voices and presences featured in Mauri:

Atarangi Muru, a respected healer whose life’s work carries #RongoāMāori into communities across #Aotearoa and the world

Mark Kopua, tā moko master and guardian of ancient story traditions

Donna Kerridge, trauma therapist and educator working with nervous system intelligence and land-based healing

Tina Ngata, international advocate for Indigenous, environmental, and human rights

Tāngaroa Ngaropo-Tāwio, Māori scholar, spiritual practitioner, and cultural leader dedicated to reviving ancestral knowledge

Tohe Ashby, Rongoā Māori Healer recognized for developing treatment for kauri tree dieback disease using traditional knowledge and whalebone

Erin Matariki Carr, lawyer and currently a project lead at RIVER, where she focuses on the constitutional transformation movement in Aotearoa

Stan Conrad, one of the foremost captains of Māori ocean voyaging, a leader in the wisdom and practices of Māori navigation and vessels

Each session opens a portal into ancestral intelligence — revealing relational systems of care, healing, and spiritual grounding that respond to our entangled modern crises.

#Decolonization #NativeWisdom #AncestralKnowledge #BIPOC #CulturalConnecting #CulturalSharing #Educational #DecolonizeYourMind #DecolonialEducation #TruthBeforeReconcilliation #NativeHealing #IndigenousTeachings

Mauri Homepage - The Eternal Song

The Eternal Song is available now to watch by donation. Your gift directly supports Indigenous-led initiatives in the communities where the film was created.

The Eternal Song
Mira que n'arriba a ser d'angoixant en #Mauri del #temps de #3cat
Avui sembla que s'ha canviat de bambes... 😝

Ho conosciuto il maggiore Temple, che era sceso in paracadute nelle Langhe

Il maggiore Temple e Enrico Martini (Mauri). Fonte: Casa della Memoria di Vinchio cit. infra

Nell’estate del 1944 le Langhe sono, di fatto, controllate dai partigiani: Mauri forma due divisioni autonome, la prima comandata da Mario Bogliolo e la seconda da Poli, mentre Nanni organizza i suoi uomini nella VI divisione Garibaldi.
Attorno a Canelli agisce la 78° brigata Garibaldi di Primo Rocca e nell’acquese opera la 79° brigata garibaldina di Pietro Minetti Mancini.
È la grande stagione della Resistenza, quando l’avanzata alleata dal Sud e la crescente forza dei partigiani diffondo l’illusione che la guerra possa vittoriosamente finire prima dell’inverno.
Mentre i garibaldini danno vita a esperienze di autogoverno democratico locale in molti centri delle Langhe, Mauri progetta e realizza l’occupazione di Alba, che avviene il 10 ottobre. […] La prima missione alleata che giunge nelle Langhe è quella comandata dal Maggiore Neville Lawrence Darewski detto Temple.
Nato a Londra il 21 maggio 1914, figlio del compositore di origine polacca Herman Darewski e dell’attrice Madge Temple, ufficiale del Royal Army Ordnance Corps dal marzo 1940, il Maggiore è il responsabile del nucleo SOE destinato al Piemonte. Paracadutato ad Igliano, nell’Alta Langa il 7 agosto 1944, Temple incontra a Torino i vertici della Resistenza piemontese e compie ricognizioni operative nelle valli cuneesi.
Al suo ritorno nelle Langhe si attiva con Piero Balbo Poli per costruire un piccolo aeroporto partigiano a Vesime.
Nella tarda estate del 1944, il Maggiore Darewski [Temple] venne paracadutato tra i partigiani, in quel momento organizzati in due formazioni, una comandata da Mauri (Autonomi) e una comandata da Nanni (Garibaldini) […].
Tra i vari compiti svolti, […] il Maggiore organizzò i partigiani, pianificò aiuti aerei e lanci e costruì una pista di atterraggio per i Lysander a Vesime a Val Bormida di Millesio.
Casa della Memoria della Resistenza e della Deportazione di Vinchio

Una volta in Langa, Mauri non tardò a riavere in pugno la situazione. Già il 6 agosto accolse la Missione paracadutata del maggiore inglese “Temple” (che si spostò poi al Pino di Baracco e sulla Tura, dove avvennero numerosi aviolanci di materiali raccolti e smistati dal distaccamento di Beppe Milano, un tenente fariglianese esperto e volitivo, reduce di Russia e allora capo di un gruppo di bravi ragazzi di Mondovì e dintorni, fra i quali saliva spesso don Beppe Bruno).
Una pista d’atterraggio e decollo per altre missioni alleate e per l’invio di feriti in ospedali in zone dell’Italia già liberata fu realizzata nel cuore della Langa, a Vesime. Dalla val Ellero partirono [n.d.r.: con uno dei tre gruppi in cui si divise, per rientrare facendo un’ultima tappa a Pigna in provincia di Imperia nelle linee alleate, la Missione Flap] , a fine settembre, il professore villanovese Giovanni Bessone e l’avv. Augusto Astengo per riferire, dopo un viaggio molto avventuroso, al Governo legittimo la situazione del sud Piemonte.Trovarono parecchie diffidenze; ma Bessone riuscì a infilarci, di suo, un sollecito al principe Umberto perché si trasferisse al Nord.
Redazione, Mondovì e il Monregalese in lotta per la libertà, Unione Monregalese, 21 aprile 2015

Nell’agosto ’44 erano attive ben 4 missioni italiane, con 13 agenti italiani; 9 missioni britanniche con 16 agenti britannici; 13 italiani in missioni britanniche. In Piemonte, le comandava il maggiore “Temple”, missione “Flap”. Cfr. M. BERRETTINI, op. cit., p. 38. “Temple” (Neville Darewsky), classe 1914, ufficiale dell’esercito inglese, morì il 15 novembre 1944 in un incidente a Marsaglia (CN). Era stato paracadutato tra le formazioni di Mauri il 6-7 agosto 1944. Ebbe importanti incontri con il Cmrp; a lui si deve l’idea della costruzione dell’aeroporto di Vesime (AT); qui giunsero Stevens e Ballard, gli ufficiali dello Soe che lo sostituirono.
Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, in “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Il 20 ottobre 1944 il comandante Nino Siccardi “Curto” con la scorta di 5 partigiani tornò momentaneamente ad Upega per procedere alla messa in salvo anche dei patrioti feriti che là erano rimasti.
[…] Nei primi giorni di permanenza a Fontane avvenne l’incontro tra “Curto” ed il maggiore inglese Temple (Darewski): “Curto” chiese un consistente aiuto militare per le sue formazioni: la riunione si concluse, tuttavia, con un nulla di fatto.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Ho conosciuto il maggiore Temple, capo della missione delle Special Forces presso le formazioni autonome Mauri; era sceso il 7 agosto 1944 in paracadute sul campo di Igliano nelle Langhe. L’ho visto, per la prima volta, poco dopo il suo arrivo, nel castello di Ciglié dove si era sistemato con la sua missione e dove io avevo la mia base quando mi recavo presso le formazioni Mauri.
Già nel gennaio precedente avevo avuto modo di apprezzare l’efficenza della collaborazione tra gli Alleati e le formazioni partigiane italiane; è di quell’epoca il mio ansioso ascolto di radio Londra che doveva preannunciare, con la frase convenuta: «Arrivano i capitani», il lancio di materiale alla formazione autonoma del capitano Cosa nell’alta valle Pesio a quota 1800 metri; avevo visto i famosi Sten e l’esplosivo plastico che dalla valle portavo a Cuneo, distante una ventina di chilometri, con i relativi detonatori e micce, per essere destinato ai gruppi di sabotatori a Torino.
Ma l’arrivo del maggiore Tempie rappresentava qualcosa di più: era arrivato tra noi un ambasciatore e un addetto militare del governo inglese e degli Alleati, era il riconoscimento ufficiale e tangibile della legittimità della nostra lotta; con lui diventavamo cobelligeranti.
Il maggiore Temple sentì profondamente – e ce ne fece sentire partecipi – questa nostra legittimazione: tutta la sua, purtroppo breve, presenza tra di noi fu improntata dalla consapevolezza di trovarsi tra amici, di essere un soldato tra soldati e un uomo tra uomini.
Io lo ricordo così a Ciglié: robusto ma agile, bruno di capelli e abbronzato, sotto i grossi occhiali gli occhi brillanti ed espressivi, di temperamento cordiale e comunicativo, sempre allegro. Ha già conosciuto, nel corso di diverse sue missioni, i partigiani di altre nazioni e sa come farsi voler bene. Non parla perfettamente l’italiano ma si fa capire e capisce e intuisce tutto. A Ciglié, nel momenti liberi, simpatizza con tutti, inventa il “toto-Liberazione”, lanciando una moneta per aria e scommettendo al gioco di testa e croce. A me consegna metà biglietto da dieci lire (che conservo ancora) quale eventuale mezzo di riconoscimento nei messaggi. Amava guidare le automobili, anche l’autoblinda che il tenente Ippolito aveva catturato ai tedeschi. Con Mauri raggiunse, dopo una settimana dal suo arrivo, le formazioni della valle Pesio e da lì le formazioni Giustizia e libertà in valle Stura e nelle valli Grana e Gesso; a Demonte e a Valdieri conosce e si fa conoscere dai comandanti e dai rappresentanti politici.
Ha grande considerazione per il CLN piemontese; ciò lo induce ad affrontare un avventuroso viaggio a Torino, dove conosce, tra il 28 ottobre e il 4 novembre 1944, tutti gli esponenti dei partiti e delle formazioni militari della Resistenza, nonché importanti esponenti della industria torinese.
In breve tempo ha conquistato la stima, l’ammirazione, la simpatia di tutti, compresi gli esponenti delle formazioni Garibaldi.
Ma arrivano momenti tristi e dolorosi.
Alla sera del 12 novembre 1944 i nazifascisti iniziano un attacco – grande per vastità e territorio e per mezzi impiegati – nelle Langhe dove, in pieno giorno, era stato paracadutato ai partigiani molto materiale bellico, ma purtroppo non i cannoni che Temple aveva chiesto. Il giorno 15 Ciglié rischia l’accerchiamento e la missione inglese al completo sale su un camioncino, di quelli che hanno il cassone scoperto; in cabina l’autista e l’interprete; io, Temple e gli inglesi, tutti in divisa, seduti sul materiale nel cassone scoperto.
Ci dirigiamo a Marsaglia, sentiamo scoppiare le bombe da mortaio sempre più vicine: i nemici avevano sfondato le nostre linee di difesa in più punti. A Marsaglia Temple aveva alcune cose da sbrigare; salta giù dal camion e va al magazzino della prima divisione Langhe. Quando esce viene trattenuto a lungo da un comandante partigiano; noi sul camion l’aspettiamo, ansiosi di ripartire; attorno non c’era più nessuno.
Erano circa le dieci del mattino. Il nostro camion era fermo all’angolo di uno spiazzo, sulla nostra sinistra un muro a secco, poco più avanti iniziava una stretta stradina che, in discesa, curvava per uscire dal paese. Lo richiamiamo parecchie volte, siamo impazienti a causa delle esplosioni sempre più vicine. Il camion inizia a muoversi lentamente e Temple, che era atletico e agile pur nella sua robustezza, correndo raggiunge la fiancata sinistra del cassone. Si aggrappa con le mani al bordo e cerca di spiccare un salto verso l’interno.
Restò appeso a mezz’aria davanti alla ruota posteriore e non poté più muoversi.
L’autista era stato costretto a spostarsi a sinistra, verso il muro a secco, poiché dalla parte opposta stava sopraggiungendo dalla curva contromano un carro trainato da buoi con un carico di paglia.
Temple rimane schiacciato tra il muro e la fiancata del camion, fece due giri su se stesso e cadde a terra.
Nel mio ricordo, rivedo i suoi occhi sbarrati dal dolore.
Lo portammo a Murazzano; l’ospedale e l’intero paese erano nel caos, stavano evacuando i feriti. Temple chiede notizie sulla battaglia in corso a Mauri, il quale ci offre un’automobile per proseguire per l’ospedale di Cortemilia, località decentrata e più sicura.
Temple stava male, era grave; «Lussia – così mi chiamava – ho sete» erano le sue uniche parole; ogni tanto ci fermavamo a riempire la bottiglia di acqua.
All’ospedale di Cortemilia fecero di tutto per salvarlo, ma nonostante le cure, alle ore 14 dello stesso giorno 15 novembre 1944 cessò di vivere per emorragia interna.
La sua salma fu trasferita al Sud con lo stesso aereo, sceso al campo di Vesime (che lui aveva ideato e voluto). L’aereo aveva trasportato tra di noi la nuova missione inglese del colonnello Stevens e del maggiore Ballard, che parteciparono alla liberazione del Piemonte.
Lucia Boetto Testori, La missione Temple nelle Langhe in AA.VV., No. 1 Special Force nella Resistenza italiana. Vol. I, Atti del convegno di studio tenutosi a Bologna, 28-30 aprile 1987, sotto gli auspici dell’Università di Bologna, nell’ambito delle celebrazioni per il IX centenario, FIAP – Editrice Clueb Bologna, 1990

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De Maghreb in de Late Oudheid (2)

Het Byzantijnse fort van Madauros

[Tweede van zeven blogjes over de arabisering van de Maghreb. Het eerste was hier.]

Ik eindigde mijn vorige blogje over de Maghreb in de Late Oudheid met de onderwerping van het Vandaalse koninkrijk door de Byzantijnse generaal Belisarius in het jaar 533. Hij sloot een verdrag met een Berber-koning genaamd Massonas, die lijkt te hebben geheerst vanuit Altava in het noordwesten van het huidige Algerije. De twee partijen werkten in de volgende jaren samen, onder meer tegen andere groepen Berbers. De Byzantijnen bouwden een reeks forten. In Tunesië is te denken aan Sufetula (Sbeitla), Mactaris (Makhtar) en Ammaedara (Haïdra). In Algerije gaat het om Theveste (Tebessa), Madauros (M’daourouch), Lambaesis (Tazoult), Thamugadi (Timgad), Sitifis (Sétif) en Tipasa. Meer naar het westen ontbreken de forten, omdat het gebied in handen was van de bevriende Berbers van Altava.

Demografische neergang

Wie die forten ziet, valt op hoe klein ze zijn. Ze zijn ook grotendeels gebouwd uit gerecycled ouder bouwmateriaal, vaak de enorme stukken natuursteen waarop inscripties hadden gestaan. (De Byzantijnse forten zijn een paradijs voor epigrafen.) Omvang en bouwmateriaal zullen wel samenhangen met de demografische neergang in Late Oudheid. Het meest opvallende aspect daarvan is de pest-epidemie die uitbrak in 541, maar de neergang had al eerder ingezet.

Eén van de gevolgen is de afname van de vraag naar producten uit de Maghreb, zoals olijfolie en wijn en graan. Dat had ter plekke weer economische en sociale gevolgen. De sedentaire boeren rond de steden hadden redenen om over te schakelen op veeteelt en dus nomadisme.

Garmul

De samenwerking tussen de Byzantijnen en Berbers was niet voor eeuwig. Er is wel beweerd dat het Byzantijnse Rijk steeds Griekstaliger werd, waardoor de Berbers (die naast hun eigen taal vooral Latijn spraken) afstand begonnen te voelen, maar ik weet niet zeker of dit waar is.  Feit is dat we lezen over conflicten, zoals dat met een zekere Garmul. De door de Spaanse chroniqueur Johannes van Biclaro gegeven informatie is beknopt:

Generaal Gennadius verpletterde in Africa de Mauri, en overwon in de strijd de levensgevaarlijke koning Garmul, die al een leger van drie eerdere Romeinse aanvoerders (duces) had verslagen, en doodde die koning met het zwaard.noot Johannes van Biclaro, Kroniek, jaar 578.

Die eerdere generaals waren verslagen in 570 en 571, Gennadius’ repressie dateert van 578 en leidde tot de onderwerping van de Mauri, maar er zijn geen aanwijzingen voor hernieuwde Byzantijnse fortenbouw. Vermoedelijk werd het koninkrijk Altava opnieuw een bondgenoot, en wel op voor Constantinopel gunstige voorwaarden.

Het Exarchaat van Karthago

Gennadius bleef in de Maghreb achter als exarch, wat zoiets betekent als “bestuurder van een buitengewest”. Vanuit Karthago regeerde hij over de Byzantijnse bezittingen en controleerde hij de Berber-bondgenoten. Dat waren er meer dan alleen het koninkrijkje rond Altava. In mijn vorige blogje noemde ik een dux en imperator Masties die in de Vandaalse tijd in het noordoosten van Algerije regeerde over Romeinen en Mauri, en misschien heeft zijn staatje op een of andere wijze overleefd. Ook elders is het bestaan van post-Romeinse heersers gedocumenteerd, maar vaak gaat het om de vermelding van één leider met een Berber-naam die dan door de Byzantijnse legers wordt verslagen. Feit is: we hebben weinig informatie.

Zoals ik het zie, verbleven er rond het Byzantijnse Exarchaat diverse groepen Berbers, die op verschillende manieren een nomadisch leven leidden, en die op variërende manieren waren verbonden met (en zich zo nu en dan keerden tegen) de exarch in Karthago. Zo was het al eeuwen, en de voornaamste verschillen waren dat de Latijnsprekende Romeinse overheid inmiddels een Griekssprekende Byzantijnse overheid was, dat de steden door de demografische neergang kleiner waren geworden en dat het handelsvolume was afgenomen. Evengoed functioneerde de samenleving nog altijd en waren er nieuwbouwprojecten, zoals het gebouw in Sfax waarover ik een paar jaar geleden blogde.

Migraties

Ik voeg nog toe dat de Berbergroepen, zoals alle nomadische groepen, fluïde waren. De naam Laguatan, die we rond 400 na Chr. aantreffen in het oosten van het huidige Libië, duikt anderhalve eeuw later veel westelijker op. Er lijkt onder de nomaden een soort beweging te zijn geweest vanuit Tunesië naar de vruchtbare Hautes Plaines van Algerije, vanuit westelijk Libië naar de vrijgekomen gebieden in Tunesië en vanuit oostelijk Libië naar de vrijgekomen gebieden in westelijk Libië.

Anders gezegd: de Arabieren volgden gebaande wegen toen ze naar de Maghreb kwamen. Daarover gaat het volgende blogje.

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