Ho conosciuto il maggiore Temple, che era sceso in paracadute nelle Langhe

Il maggiore Temple e Enrico Martini (Mauri). Fonte: Casa della Memoria di Vinchio cit. infra

Nell’estate del 1944 le Langhe sono, di fatto, controllate dai partigiani: Mauri forma due divisioni autonome, la prima comandata da Mario Bogliolo e la seconda da Poli, mentre Nanni organizza i suoi uomini nella VI divisione Garibaldi.
Attorno a Canelli agisce la 78° brigata Garibaldi di Primo Rocca e nell’acquese opera la 79° brigata garibaldina di Pietro Minetti Mancini.
È la grande stagione della Resistenza, quando l’avanzata alleata dal Sud e la crescente forza dei partigiani diffondo l’illusione che la guerra possa vittoriosamente finire prima dell’inverno.
Mentre i garibaldini danno vita a esperienze di autogoverno democratico locale in molti centri delle Langhe, Mauri progetta e realizza l’occupazione di Alba, che avviene il 10 ottobre. […] La prima missione alleata che giunge nelle Langhe è quella comandata dal Maggiore Neville Lawrence Darewski detto Temple.
Nato a Londra il 21 maggio 1914, figlio del compositore di origine polacca Herman Darewski e dell’attrice Madge Temple, ufficiale del Royal Army Ordnance Corps dal marzo 1940, il Maggiore è il responsabile del nucleo SOE destinato al Piemonte. Paracadutato ad Igliano, nell’Alta Langa il 7 agosto 1944, Temple incontra a Torino i vertici della Resistenza piemontese e compie ricognizioni operative nelle valli cuneesi.
Al suo ritorno nelle Langhe si attiva con Piero Balbo Poli per costruire un piccolo aeroporto partigiano a Vesime.
Nella tarda estate del 1944, il Maggiore Darewski [Temple] venne paracadutato tra i partigiani, in quel momento organizzati in due formazioni, una comandata da Mauri (Autonomi) e una comandata da Nanni (Garibaldini) […].
Tra i vari compiti svolti, […] il Maggiore organizzò i partigiani, pianificò aiuti aerei e lanci e costruì una pista di atterraggio per i Lysander a Vesime a Val Bormida di Millesio.
Casa della Memoria della Resistenza e della Deportazione di Vinchio

Una volta in Langa, Mauri non tardò a riavere in pugno la situazione. Già il 6 agosto accolse la Missione paracadutata del maggiore inglese “Temple” (che si spostò poi al Pino di Baracco e sulla Tura, dove avvennero numerosi aviolanci di materiali raccolti e smistati dal distaccamento di Beppe Milano, un tenente fariglianese esperto e volitivo, reduce di Russia e allora capo di un gruppo di bravi ragazzi di Mondovì e dintorni, fra i quali saliva spesso don Beppe Bruno).
Una pista d’atterraggio e decollo per altre missioni alleate e per l’invio di feriti in ospedali in zone dell’Italia già liberata fu realizzata nel cuore della Langa, a Vesime. Dalla val Ellero partirono [n.d.r.: con uno dei tre gruppi in cui si divise, per rientrare facendo un’ultima tappa a Pigna in provincia di Imperia nelle linee alleate, la Missione Flap] , a fine settembre, il professore villanovese Giovanni Bessone e l’avv. Augusto Astengo per riferire, dopo un viaggio molto avventuroso, al Governo legittimo la situazione del sud Piemonte.Trovarono parecchie diffidenze; ma Bessone riuscì a infilarci, di suo, un sollecito al principe Umberto perché si trasferisse al Nord.
Redazione, Mondovì e il Monregalese in lotta per la libertà, Unione Monregalese, 21 aprile 2015

Nell’agosto ’44 erano attive ben 4 missioni italiane, con 13 agenti italiani; 9 missioni britanniche con 16 agenti britannici; 13 italiani in missioni britanniche. In Piemonte, le comandava il maggiore “Temple”, missione “Flap”. Cfr. M. BERRETTINI, op. cit., p. 38. “Temple” (Neville Darewsky), classe 1914, ufficiale dell’esercito inglese, morì il 15 novembre 1944 in un incidente a Marsaglia (CN). Era stato paracadutato tra le formazioni di Mauri il 6-7 agosto 1944. Ebbe importanti incontri con il Cmrp; a lui si deve l’idea della costruzione dell’aeroporto di Vesime (AT); qui giunsero Stevens e Ballard, gli ufficiali dello Soe che lo sostituirono.
Marilena Vittone, “Neve” e gli altri. Missioni inglesi e Organizzazione Franchi a Crescentino, in “l’impegno”, n. 2, dicembre 2016, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

Il 20 ottobre 1944 il comandante Nino Siccardi “Curto” con la scorta di 5 partigiani tornò momentaneamente ad Upega per procedere alla messa in salvo anche dei patrioti feriti che là erano rimasti.
[…] Nei primi giorni di permanenza a Fontane avvenne l’incontro tra “Curto” ed il maggiore inglese Temple (Darewski): “Curto” chiese un consistente aiuto militare per le sue formazioni: la riunione si concluse, tuttavia, con un nulla di fatto.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio – 30 Aprile 1945) – Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Ho conosciuto il maggiore Temple, capo della missione delle Special Forces presso le formazioni autonome Mauri; era sceso il 7 agosto 1944 in paracadute sul campo di Igliano nelle Langhe. L’ho visto, per la prima volta, poco dopo il suo arrivo, nel castello di Ciglié dove si era sistemato con la sua missione e dove io avevo la mia base quando mi recavo presso le formazioni Mauri.
Già nel gennaio precedente avevo avuto modo di apprezzare l’efficenza della collaborazione tra gli Alleati e le formazioni partigiane italiane; è di quell’epoca il mio ansioso ascolto di radio Londra che doveva preannunciare, con la frase convenuta: «Arrivano i capitani», il lancio di materiale alla formazione autonoma del capitano Cosa nell’alta valle Pesio a quota 1800 metri; avevo visto i famosi Sten e l’esplosivo plastico che dalla valle portavo a Cuneo, distante una ventina di chilometri, con i relativi detonatori e micce, per essere destinato ai gruppi di sabotatori a Torino.
Ma l’arrivo del maggiore Tempie rappresentava qualcosa di più: era arrivato tra noi un ambasciatore e un addetto militare del governo inglese e degli Alleati, era il riconoscimento ufficiale e tangibile della legittimità della nostra lotta; con lui diventavamo cobelligeranti.
Il maggiore Temple sentì profondamente – e ce ne fece sentire partecipi – questa nostra legittimazione: tutta la sua, purtroppo breve, presenza tra di noi fu improntata dalla consapevolezza di trovarsi tra amici, di essere un soldato tra soldati e un uomo tra uomini.
Io lo ricordo così a Ciglié: robusto ma agile, bruno di capelli e abbronzato, sotto i grossi occhiali gli occhi brillanti ed espressivi, di temperamento cordiale e comunicativo, sempre allegro. Ha già conosciuto, nel corso di diverse sue missioni, i partigiani di altre nazioni e sa come farsi voler bene. Non parla perfettamente l’italiano ma si fa capire e capisce e intuisce tutto. A Ciglié, nel momenti liberi, simpatizza con tutti, inventa il “toto-Liberazione”, lanciando una moneta per aria e scommettendo al gioco di testa e croce. A me consegna metà biglietto da dieci lire (che conservo ancora) quale eventuale mezzo di riconoscimento nei messaggi. Amava guidare le automobili, anche l’autoblinda che il tenente Ippolito aveva catturato ai tedeschi. Con Mauri raggiunse, dopo una settimana dal suo arrivo, le formazioni della valle Pesio e da lì le formazioni Giustizia e libertà in valle Stura e nelle valli Grana e Gesso; a Demonte e a Valdieri conosce e si fa conoscere dai comandanti e dai rappresentanti politici.
Ha grande considerazione per il CLN piemontese; ciò lo induce ad affrontare un avventuroso viaggio a Torino, dove conosce, tra il 28 ottobre e il 4 novembre 1944, tutti gli esponenti dei partiti e delle formazioni militari della Resistenza, nonché importanti esponenti della industria torinese.
In breve tempo ha conquistato la stima, l’ammirazione, la simpatia di tutti, compresi gli esponenti delle formazioni Garibaldi.
Ma arrivano momenti tristi e dolorosi.
Alla sera del 12 novembre 1944 i nazifascisti iniziano un attacco – grande per vastità e territorio e per mezzi impiegati – nelle Langhe dove, in pieno giorno, era stato paracadutato ai partigiani molto materiale bellico, ma purtroppo non i cannoni che Temple aveva chiesto. Il giorno 15 Ciglié rischia l’accerchiamento e la missione inglese al completo sale su un camioncino, di quelli che hanno il cassone scoperto; in cabina l’autista e l’interprete; io, Temple e gli inglesi, tutti in divisa, seduti sul materiale nel cassone scoperto.
Ci dirigiamo a Marsaglia, sentiamo scoppiare le bombe da mortaio sempre più vicine: i nemici avevano sfondato le nostre linee di difesa in più punti. A Marsaglia Temple aveva alcune cose da sbrigare; salta giù dal camion e va al magazzino della prima divisione Langhe. Quando esce viene trattenuto a lungo da un comandante partigiano; noi sul camion l’aspettiamo, ansiosi di ripartire; attorno non c’era più nessuno.
Erano circa le dieci del mattino. Il nostro camion era fermo all’angolo di uno spiazzo, sulla nostra sinistra un muro a secco, poco più avanti iniziava una stretta stradina che, in discesa, curvava per uscire dal paese. Lo richiamiamo parecchie volte, siamo impazienti a causa delle esplosioni sempre più vicine. Il camion inizia a muoversi lentamente e Temple, che era atletico e agile pur nella sua robustezza, correndo raggiunge la fiancata sinistra del cassone. Si aggrappa con le mani al bordo e cerca di spiccare un salto verso l’interno.
Restò appeso a mezz’aria davanti alla ruota posteriore e non poté più muoversi.
L’autista era stato costretto a spostarsi a sinistra, verso il muro a secco, poiché dalla parte opposta stava sopraggiungendo dalla curva contromano un carro trainato da buoi con un carico di paglia.
Temple rimane schiacciato tra il muro e la fiancata del camion, fece due giri su se stesso e cadde a terra.
Nel mio ricordo, rivedo i suoi occhi sbarrati dal dolore.
Lo portammo a Murazzano; l’ospedale e l’intero paese erano nel caos, stavano evacuando i feriti. Temple chiede notizie sulla battaglia in corso a Mauri, il quale ci offre un’automobile per proseguire per l’ospedale di Cortemilia, località decentrata e più sicura.
Temple stava male, era grave; «Lussia – così mi chiamava – ho sete» erano le sue uniche parole; ogni tanto ci fermavamo a riempire la bottiglia di acqua.
All’ospedale di Cortemilia fecero di tutto per salvarlo, ma nonostante le cure, alle ore 14 dello stesso giorno 15 novembre 1944 cessò di vivere per emorragia interna.
La sua salma fu trasferita al Sud con lo stesso aereo, sceso al campo di Vesime (che lui aveva ideato e voluto). L’aereo aveva trasportato tra di noi la nuova missione inglese del colonnello Stevens e del maggiore Ballard, che parteciparono alla liberazione del Piemonte.
Lucia Boetto Testori, La missione Temple nelle Langhe in AA.VV., No. 1 Special Force nella Resistenza italiana. Vol. I, Atti del convegno di studio tenutosi a Bologna, 28-30 aprile 1987, sotto gli auspici dell’Università di Bologna, nell’ambito delle celebrazioni per il IX centenario, FIAP – Editrice Clueb Bologna, 1990

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Problemi interni alle bande partigiane poco prima della liberazione di Alba

Di fronte a un forte sviluppo del movimento, gli organi centrali e i comandi partigiani devono affrontare problemi nuovi di gestione. L’afflusso di centinaia di giovani sulle colline langarole e tra le valli alpine mette in moto processi che cambiano la configurazione interna delle bande. Oltre ai naturali sospetti nei confronti di chiunque salga in montagna, i comandanti devono affrontare un numero crescente di ragazzi che non hanno fatto la leva e che mancano in alcuni casi di disciplina. Già a partire da luglio [1944], Comitato di Torino e comandi periferici diffondono una serie di direttive per il mantenimento dell’ordine interno delle formazioni e per il rispetto della popolazione civile. Il 24 luglio, il Comando del 1° settore cuneese e delle Langhe emana un “Bando sulla disciplina”, seguito il giorno seguente da un decreto del CLNRP relativo alle norme sulla “costituzione e funzionamento dei CLN periferici”. <299 Per far fronte agli episodi di violenza e di rapina che coinvolgono alcuni elementi del movimento, vengono inoltre costituite Commissioni di giustizia. <300
La formazione di unità sempre più grandi e strutturate richiede la creazione di un organismo che assuma la guida strategica della guerra di liberazione in tutto il nord Italia. A Milano, nel giugno, viene creato a questo scopo il Comando Generale del Corpo volontari della Libertà, che in agosto pone alle proprie dipendenze il neocostituito Comando militare regionale per il Piemonte. <301
Nel “periodo d’oro” della Resistenza tutte le bande si omologano dal punto di vista della strategia e della tattica militare. Le bande hanno un consistente numero di uomini che hanno sperimentato la guerriglia e che possono istruire le reclute e le nuove leve che si danno alla macchia dopo febbraio e maggio ’44. Le condizioni ambientali e climatiche favoriscono inoltre più le azioni di guerriglia partigiana che quelle nazifasciste. Gli attacchi continui e rapidi creano una situazione di generale insicurezza nel territorio occupato, permettendo così il graduale avanzamento partigiano dapprima nelle aree circostanti i paesi dell’alta e della bassa Langa e poi verso la fine dell’estate nelle città. Complice la prospettiva di un’imminente fine della guerra, le brigate si sono spinte nell’occupazione di vaste aree di territorio, vere e proprie zone libere. È questo l’aspetto che caratterizza principalmente la VI zona Monregalese-Langhe e Monferrato tra l’estate e l’autunno del ’44. Nel corso dell’estate si verificano ugualmente rastrellamenti che provocano diversi problemi organizzativi alle brigate. Queste però, mantenendo il loro volume di uomini e anche grazie ai rifornimenti alleati, alle sovvenzioni che riceve il CLNAI e all’invio di ufficiali inglesi in Piemonte, <302 riescono a colpire colonne tedesche, presidi delle città e stabilimenti industriali, da dove prelevano combustibili e automezzi. <303
Alba e tramonto delle zone libere
La fase di espansione del movimento partigiano trova il suo punto più alto nella liberazione di ampie fette di territorio nel basso Piemonte e nella creazione di repubbliche partigiane, in particolare nel Monferrato. <304 I principali problemi che le brigate devono affrontare nella gestione delle zone libere riguardano il controllo interno e la difesa esterna. Se per quest’ultima vengono aumentati i presidi e i pattugliamenti lungo le vallate, per l’interno vengono presi provvedimenti e date disposizioni dai comandi centrali affinché vengano individuati elementi nocivi al movimento, soprattutto tra la popolazione. A queste problematiche si sommano quelle relative alle giurisdizioni territoriali delle diverse formazioni. In più occasioni, nel periodo estivo-autunnale, si verificano episodi di sconfinamento da parte di alcune bande in territori neutri o di altre formazioni, dove vengono eseguite requisizioni irregolari o senza permesso, come si evince dalle numerose denunce fatte da civili o da comandi partigiani. Il Comando della 48ª brigata Garibaldi ad esempio, arresta due partigiani identificati come appartenenti alla Brigata “Bra” comandata da Della Rocca, perché «compievano atti di prepotenza e di violenza allo scopo di indurre i proprietari delle bestie a consegnare denaro che intascavano indebitamente». <305
Per tutto il mese di ottobre abbiamo una situazione molto preoccupante sul piano del controllo sugli uomini e su quello dei rapporti con la popolazione. Il comando della 48ª riceve infatti dai paesi di Monforte e Dogliani diverse denunce di «perquisizioni domiciliari da parte di elementi garibaldini, i quali, per il loro modo di agire […] provocano lamentele da parte degli interessati». <306 Gli abusi di potere nei confronti della popolazione di cui si macchiano alcuni partigiani proseguono anche nel periodo invernale e fino agli inizi di aprile, producendo anche casi come quello che coinvolge il tenente Speranza del 1° GDA. <307 Questo fenomeno assume proporzioni consistenti e sfocia in alcuni casi anche nel «brigantaggio», come denuncia lo stesso “Mauri”. <308
La regolamentazione delle requisizioni ai civili giunge ai comandi partigiani dal Comitato militare di Torino già dal marzo del ’44. Questa predispone criteri molto arbitrari nella gestione dei prelevamenti forzosi ai civili. Solo in un secondo momento, superata la fase riorganizzativa e, soprattutto in seguito alla situazione di generale rilassamento normativo in materia disciplinare, che si era andata creando nel periodo estivo, i comandi divisionali possono adottare criteri più precisi e regole più ferree nei confronti dei trasgressori. In un documento garibaldino del settembre viene infatti specificato che «nessuno potrà d’ora in avanti fare requisizioni o perquisizioni nelle proprietà, senza autorizzazione scritta del comando di brigata». <309 Ma il controllo di un territorio, che si fa via via più esteso, e di gruppi partigiani sempre più numerosi e dislocati in ogni dove, nelle valli e sulle colline, non permette il completo rispetto delle regole. Già nell’agosto infatti, si moltiplicano denunce ed episodi di requisizioni illecite o irregolari, <310 mentre da settembre-ottobre il fenomeno assume dimensioni sempre maggiori: <311 la 48ª Garibaldi ad esempio, denuncia una serie di requisizioni «forzate» compiute nella zona di Alba, periodo nel quale la città viene occupata dalle forze partigiane, <312 mentre i comandi provvedono a dare disposizioni per i rifornimenti e per la tutela della popolazione “data la scarsità dei grassi sarà bene disporre che solo l’intendenza generale potrà fare i prelievi, si eviterà che contingenti partigiani vicini al luogo della produzione vengano forniti in esuberanza mentre altri più distanti rimangano addirittura senza” <313
Sul piano dell’organizzazione politica interna, nel giugno ’44, il CG dà istruzioni affinché vengano costituite Giunte popolari comunali, previ accordi con i Comitati locali del CLN e con gli altri organi popolari. Le Giunte hanno i compiti di provvedere alle requisizioni, di fissare un regime di prezzi, di organizzare lavori utili per la comunità, prelevando dai «beni mobili ed immobili dei traditori della patria e provvederanno alla loro immediata utilizzazione». <314 Particolare attenzione è dedicata ai danni prodotti dalla «guerra partigiana e [d]alle rappresaglie tedesche» agli abitanti delle comunità. Vengono infatti presi provvedimenti per risarcire contadini e comunità dei danni provocati dalla guerra, azione intrapresa ai suoi esordi dallo stesso CLNRP, <315 e che viene ripresa, su decreto del CLN del luglio ’44, dalla 16ª brigata Garibaldi, la quale dispone l’accertamento dei danni provocati dai rastrellamenti tedeschi alla popolazione civile, sottolineando il delicato compito che dovrà svolgere la persona incaricata. Nel documento infatti si legge: “Egli dovrà essere un buon conoscitore del luogo e dei contadini, dovrà fare un esame scrupoloso dei danni, dando precedenza a quelle famiglie che rischiarono nella maniera più tangibile vita e averi per i patrioti, […] dovrà discriminare il reale grado di bisogno di ciascuno tenendo calcolo delle loro possibilità finanziarie di ripresa” <316
Nelle Langhe la costituzione di giunte popolari comunali nelle zone controllate dalla VI divisione “Langhe” viene avviata alla fine di agosto, <317 coinvolgendo diversi comuni lungo il Tanaro, come quello di Monchiero, <318 di Somano, Farigliano, Piozzo, <319 Monforte, <320 Castiglione Falletto. <321 Sebbene la liberazione di questi territori abbia notevole importanza politica ed economica per il movimento, è pur vero che non rappresentano un vero e proprio successo dal punto di vista militare. Benché infatti le azioni di guerriglia abbiano costretto il nemico a ritirarsi nelle città e a fuggire dalle zone periferiche e di campagna, alle formazioni è necessaria un’ulteriore prova della propria efficienza militare, per esempio attraverso la liberazione di un grosso centro cittadino. Inoltre, un’operazione di questo tipo lancerebbe un segnale non solo al nemico ma, cosa ancor più importante, sosterrebbe il morale di tutto il movimento partigiano del nord Italia. È in quest’ottica che bisogna leggere la decisione dei comandi autonomi di liberare Alba, «capitale delle Langhe».
[NOTE]
299 M. Giovana, La Resistenza in Piemonte, cit., pp. 127-9
300 La costituzione avviene il 16 agosto 1944, F. Catalano, Storia del C.L.N.A.I., cit., p. 237
301 In AISRP, B AUT/mb 4 d
302 T. Piffer, Gli Alleati e la Resistenza, cit., pp. 84-85, 93
303 Si vedano “Relazione sull’attività svolta dalla Divisione Langhe nel periodo 1° luglio – 15 luglio 1944”, “Mauri” al CLNRP, 16.8.44 in AISRP, B 45 b, 33 e “Bollettino partigiano della VI divisione”, Comando di Divisione, 15.9.44 in AISRP, B FG 9/3
304 Sulle repubbliche partigiane nel basso Piemonte, si vedano: A. Bravo, La repubblica partigiana dell’Alto Monferrato, Giappichelli, Torino, 1964; D. Carminati Marengo, “Gli esperimenti politico-amministrativi dell’estate ’44 nella zona libera delle Langhe” in Il movimento di liberazione in Italia, fasc. 1, n. 86, gen.-mar. 1967; R. Luraghi, “Le amministrazioni comunali libere nelle Langhe” in Il movimento di liberazione in Italia, Luglio-settembre ’59, p. 9; R. Omodeo, “Esperienze di autonomi e garibaldini nelle amministrazioni civili delle Langhe” in R. Amedeo (a cura di), Resistenza monregalese: 1943-1945. Val Casotto – Valli Tanaro, Mongia, Cevetta, Langhe – Valli Ellero, Pesio, Corsaglia, Maudagna, Josina, Centro studi partigiani autonomi, Torino, 1986
305 Il comando della VI divisione informa il magg. “Mauri”, superiore di Della Rocca dell’episodio, specificando che «Quando non conseguivano questo intento inducevano i venditori a maggiorare il peso della bestia spillando poi agli stessi la differenza in contanti, quotando le bestie a L. 100 il mg. Una volta informato, “Comunicazione del Comando 48ª brigata Garibaldi”, f.to Montanaro, La Morra, 11.10.44, in AISRP, B AUT/mb 2 b. Della Rocca, informato del fatto, provvede all’arresto dei due partigiani. Si veda anche “Comunicazione del comando VI divisione Langhe – 48ª brigata Garibaldi al maggiore Mauri”, 12.10.44, in AISRP, B AUT/mb 2 b
306 48ª brigata Garibaldi, in AISRP, B FG 9/3
307 Il ten. Speranza, accompagnato da alcuni dei suoi uomini, opera una perquisizione in una casa di Perletto ritenuta abitata da una famiglia fascista. Quando i partigiani dello Speranza si accorgono dell’errore e lo comunicano al tenente, questi risponde che oramai era troppo tardi per tornare indietro, “Processo verbale di interrogatorio dei partigiani Hans e Mery del distaccamento di Bergolo”, EILN – Comando Polizia Partigiana 1° GDA, 19.4.45, in AISRP, B AUT/mb 2 b
308 «[il fenomeno] sta assumendo forme e proporzioni preoccupanti. […] In questi soli 15 giorni sono stati proditoriamente assassinati nel disimpegno delle loro funzioni 2 carabinieri ed un altro patriota, addetti al servizio di polizia», “Relazione sull’attività svolta nel periodo dal 1° al 15 gennaio 1945”, EILN – Comando 1° GDA al CLNRP, “Mauri”, 18.1.45, in AISRP, MAT/ac 14 e. In una zona per certi versi simile alle Langhe, nella fascia appenninica tra la Toscana e l’Emilia, vediamo sorgere problematiche della stessa natura. Come scrive Massimo Storchi, parlando del contesto nel quale operava “Azor”, vicecomandante della 76ª brigata: «nei confronti dei possidenti agrari […] era necessario attivare un rapporto di fiducia che li mettesse al riparo da periodiche elargizioni, se non addirittura da prelevamenti illegali operati da singoli o gruppi che agivano autonomamente», in M. Storchi, Sangue al bosco del Lupo. Partigiani che uccidono partigiani. La storia di “Azor”, Aliberti Editore, Reggio Emilia, 2005, pp. 42-3
309 “Ai distaccamenti dipendenti”, Comando 48ª brigata Garibaldi, f.to Delegato civile “Retto”, Comm. Pol. “Beccaro”, 20.9.44, in AISRP, C 14 a
310 “Requisizione autoveicoli”, Comando 16ª brigata Garibaldi ai comandi dei distaccamenti, Capo di Stato Maggiore “Trentin”, 12.8.44, in AISRP, C 14 a
311 “Signor Sebaste Osca[r] di Gallo fabbricante di torroni: requisizione miele nocciole e torrone”, Commissario intendente ai Comandi della VI divisione Langhe e della 48ª brigata Garibaldi, 7.10.44, in AISRP, B FG 9/3, 64; “Al comando della 48ª brigata Garibaldi”, f.to “Nunu”, La Morra, 9.10.44; e altri documenti in AISRP, B AUT/mb 2 b
312 Vari documenti su requisizioni forzate presenti in AISRP, B FC 9/3
313 “Ai distaccamenti dipendenti”, Comm. Pol. “Beccaro”, 20.9.44, in AISRP, C 14 a
314 G. Rochat (a cura di), Atti del Comando Generale, cit., doc. 3, p. 48
315 Disposizione “per il risarcimento dei danni cagionati dal nemico alle popolazioni e in ispecie ai patrioti…” citato in R. Battaglia, Storia della Resistenza italiana, cit., p. 208
316 “Pagamento danni causati ai contadini dai rastrellamenti”, Comando 16ª brigata d’assalto Garibaldi “Generale Perotti” al distaccamento “Islafran”, 4.7.44 in AISRP, C 14 a
317 “Costituzione delle giunte popolari comunali”, Comando VI Divisione Garibaldi a tutti i commissari politici e delegati civili, 19.8.44, in AISRP, C 14 d; si veda circolare simile del 10.9.44, Ivi
318 “Relazione”, Il presidente del comitato comunale alla VI divisione Langhe, Monchiero, 8.9.44 in AISRP, B FG 9/3
319 Si vedano documenti presenti in AISRP, B FG 3/1
320 Ibidem
321 Ibidem
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013

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