Milano 6 settembre: Giù le mani dalla città
In difesa degli spazi pubblici e sociali autogestiti, contro la gentrificazione, per il diritto all’abitare, contro la speculazione edilizia, il saccheggio delle olimpiadi Milano Cortina e i padroni delle città!

Vogliamo costruire un grande corteo il 6 Settembre per un’altra Milano
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In difesa degli spazi pubblici e sociali autogestiti, contro la gentrificazione, per il diritto all’abitare, contro la speculazione edilizia, il saccheggio delle olimpiadi Milano Cortina e i padroni delle città! Vogliamo costruire un grande corteo il 6 Settembre per un’altra Milano e per tutte le città sempre più segnate da zone rosse, limitazioni, biglietti di … Milano 6 settembre: Giù le mani dalla città Leggi altro »

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31 agosto: parte la Global Sumud Flotilla
È iniziato il conto alla rovescia. Per una missione che porterà nel ventre del Mediterraneo un’urgenza che nessun governo ha avuto il coraggio di assumersi.

Il 31 agosto, da Barcellona e da Genova, salperanno le prime imbarcazioni della Global Sumud Flotilla: il più grande tentat
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È iniziato il conto alla rovescia. Per una missione che porterà nel ventre del Mediterraneo un’urgenza che nessun governo ha avuto il coraggio di assumersi. Il 31 agosto, da Barcellona e da Genova, salperanno le prime imbarcazioni della Global Sumud Flotilla: il più grande tentativo mai organizzato di spezzare l’assedio di Gaza. Decine di navi, … 31 agosto: parte la Global Sumud Flotilla Leggi altro »

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Piombino, un rigassificatore a scadenza?
Nel porto di Piombino tuttora è ormeggiata una nave che rigassifica da luglio 2023 in virtù di una autorizzazione firmata da Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana e Commissario straordinario per i rigassificatori in Toscana.

Ricordo in sint
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Nel porto di Piombino tuttora è ormeggiata una nave che rigassifica da luglio 2023 in virtù di una autorizzazione firmata da Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana e Commissario straordinario per i rigassificatori in Toscana. Ricordo in sintesi la storia: il governo Draghi, sulla scorta di una pretesa emergenza energetica legata alla guerra in Ucraina, decide … Piombino, un rigassificatore a scadenza? Leggi altro »

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MILANO: SABATO 6 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE “GIU’ LE MANI DALLA CITTA'” CONTRO LO SGOMBERO DEL LEONCAVALLO https://www.radiondadurto.org/2025/08/22/milano-sabato-6-settembre-manifestazione-nazionale-giu-le-mani-dalla-citta-contro-lo-sgombero-del-leoncavallo/ #INEVIDENZA
MILANO: SABATO 6 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE NAZIONALE “GIU’ LE MANI DALLA CITTA'” CONTRO LO SGOMBERO DEL LEONCAVALLO

Giù le mani dalla città! Sabato 6 settembre CORTEO nazionale a Milano contro lo sgombero del Leoncavallo

Radio Onda d`Urto

Germania / Manching, nuove scoperte nell’oppidum dei Celti: spunta anche la statuetta di un guerriero in bronzo

Elena Percivaldi

L’indagine archeologica è durata tre anni, dal 2021 al 2024, ma ne è valsa la pena. Sì, perché l’oppidum di Manching, straordinario sito a sud-est di Ingolstadt, in Germania, ha restituito oltre 40.000 reperti, alcuni di eccezionale qualità, che arricchiscono la nostra conoscenza del mondo celtico e dell’età del Ferro.

Situato in Alta Baviera, Manching era – così si ritiene – la capitale della tribù celtica dei Vindelici. Fondata nel III secolo a.C., raggiunse l’acme nel II secolo a.C. imponendosi come il centro politico ed economico più importante, a nord delle Alpi, dell’epoca lateniana. Ciò fu possibile anche grazie alla presenza di un vivace porto fluviale, posto alla confluenza tra il Paar e il Danubio, nel quale arrivavano merci anche dal Mediterraneo, come testimoniano le anfore da vino e da garum, la celebre salsa a base di pesce importata dal mondo romano.

Il pozzo-desposito con i resti di individui e animali (foto ©Pro Arch Prospektion und Archäologie GmbH.)

Forte di una superficie urbana di circa 400 ettari e di una popolazione che, si calcola, poteva arrivare a 10.000 abitanti, era un centro più esteso e affollato, per fare un paragone, di una città grande e popolosa come la Norimberga medievale. Il declino dell’oppidum avvenne nel I secolo a.C., probabilmente a causa delle mutate condizioni seguire alla conquista della Gallia da parte di Cesare. Progressivamente spopolata, Manching dovette essere quasi del tutto abbandonata prima della campagna di conquista della Rezia e dell’arco alpino condotta tra il 16 e il 7 a.C. da Augusto.

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Cosa mangiavano i Celti di Manching

Le analisi interdisciplinari condotte dall’Ufficio Bavarese per la Conservazione dei Monumenti (BLfD) hanno permesso di ricostruire la dieta e le pratiche produttive. Resti di cereali, carni bovine e suine, ma anche le prime tracce di pesce confermano una dieta varia. Una gran quantità di ossa di capre e pecore indicano l’importanza dell’allevamento, praticato in modo intensivo, sia per la dieta che per la produzione di manufatti e lana. I cavalli, invece, venivano macellati solo a “fine carriera”.

Veduta di una parte dello scavo (foto ©Pro Arch Prospecting and Archaeology GmbH.)

Le indagini hanno rivelato anche aree dedicate all’artigianato, con officine metallurgiche e indizi di “riciclo” di ceramica, legno e metallo. Per la prima volta, inoltre, sono stati identificati residui di lavorazione del ferro, segno tangibile della presenza di officine tecnologicamente avanzate.

Un pozzo misterioso: luogo rituale o deposito?

Tra i ritrovamenti più enigmatici figura un pozzo a cassa, databile tra il 120 e il 60 a.C., contenente resti di almeno tre individui oltre ad ossa animali, una cinquantina di vasi e 32 oggetti metallici. La presenza dei resti di due corpi umani relativamente completi rende l’insieme straordinario e solleva diversi interrogativi: si tratta di luogo sacro, e quindi quei resti si riferiscono a un rito di fondazione o a un sacrificio, oppure ci troviamo di fronte a un deposito o a una discarica?

Le ossa di animali trovate sul sito (foto ©BLfD)

La statuetta del guerriero celtico

Molto interessante è anche la statuetta in bronzo, alta appena 7,5 cm (peso 55 grammi), raffigurante un guerriero celtico con scudo e spada, anch’essa emersa dallo scavo. Databile al III secolo a.C. e realizzata con la tecnica della cera persa, è sormontata da una sommità ad anello che induce a ritenere che fosse portata come pendente. La qualità della lavorazione e la cura dei dettagli confermano l’alto livello artistico raggiunto dalle botteghe locali.

La figurina del guerriero (foto ©BLfD)

Un patrimonio da preservare

I reperti, proprietà dello Stato bavarese, saranno studiati e in futuro probabilmente esposti nel Museo Celto-Romano di Manching. Solo il 12–13% dell’area di Manching è stato indagato, eppure già oggi il sito è considerato il più importante e documentato oppidum celtico dell’Europa centrale.

Le scoperte rese possibili dallo scavo in corso offrono nuovi elementi non solo sulla vita quotidiana, ma anche sulla religiosità e le reti commerciali dei Celti, protagonisti della protostoria europea.

Tutte le foto: ©BLfD / Pro Arch Prospecting and Archaeology GmbH.

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Ancora pale in Alta Valmarecchia: Anche Sant’Alberico e Uguccione della Faggiola nel vento della speculazione.
COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CRINALI BENE COMUNE E APPENNINO SOSTENIBILE – CACTUS WIND

Nel cuore dell’Appennino, sui crinali millenari della Valmarecchia e dell’Alta Valtiberina, sta per
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#InEvidenza #ambiente #eolico

Ancora pale in Alta Valmarecchia: Anche Sant’Alberico e Uguccione della Faggiola nel vento della speculazione. - La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO CRINALI BENE COMUNE E APPENNINO SOSTENIBILE – CACTUS WIND Nel cuore dell’Appennino, sui crinali millenari della Valmarecchia e dell’Alta Valtiberina, sta per consumarsi un’altra ferita indelebile: l’impianto eolico industriale “Cactus Wind” che sarebbe previsto nell’area a ridosso del Monte Fumaiolo, con aerogeneratori che sarebbero perfettamente visibili anche dalle Balze di Verghereto, Badia … Ancora pale in Alta Valmarecchia: Anche Sant’Alberico e Uguccione della Faggiola nel vento della speculazione. Leggi altro »

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10MILA A MESSINA PER DIRE NO AL PONTE SULLO STRETTO, “POSSIAMO AVERE L’AMBIZIONE DI FERMARE I CANTIERI” https://www.radiondadurto.org/2025/08/11/10mila-a-messina-per-dire-no-al-ponte-sullo-stretto-possiamo-avere-lambizione-di-fermare-i-cantieri/ #INEVIDENZA #News

Massacro e cannibalismo nella Spagna neolitica: la famiglia di El Mirador sterminata 5.600 anni fa

Elena Percivaldi

Un capitolo truce e oscuro della preistoria europea riemerge dalle profondità della grotta di El Mirador, nella Sierra de Atapuerca, nord della Spagna. Un nuovo studio, pubblicato su Scientific Reports, documenta il ritrovamento di resti umani cannibalizzati appartenenti ad almeno 11 individui – uomini, donne e bambini – vissuti circa 5.600 anni fa, nel pieno del Neolitico.

Lavori di scavo archeologico nel sito di El Mirador. Autore: Maria D. Guillén / IPHES-CERCA

Prima macellati e poi mangiati

Le ossa, rinvenute durante gli scavi condotti dall’Istituto Catalano di Paleoecologia Umana e Evoluzione Sociale (IPHES-CERCA), presentano segni inequivocabili di macellazione : tagli da strumenti litici, morsi umani, fratture intenzionali per estrarre il midollo e tracce di bollitura.

Anche il femore di un bambino fu frantumato allo scopo di estrarre il midollo, la prova agghiacciante che nessuno, nemmeno i più piccoli e indifesi, furono risparmiati.

Ritrovato a El Mirador un femore umano di bambino, con impronte per estrarre il midollo osseo. Foto: IPHES-CERCA

Su 239 frammenti sono state individuate incisioni dovute a scorticatura e disarticolazione, sui crani c’erano fratture lunghe segno che la calotta era stata aperta per estrarre il cervello. Alcune ossa mostrano i tipici segni del “pot-polishing“, la lucentezza provocata dal contatto con recipienti in ebollizione, altri linee di calore da esposizione diretta al fuoco.

In 157 reperti sono state rilevate impronte di dentatura umana, a conferma che le carni furono effettivamente consumate.

Segni di taglio su un osso nel piede di El Mirador. Foto: IPHES-CERCA

Un gruppo familiare sterminato

Le analisi al radiocarbonio collocano l’efferato episodio tra il 3709 e il 3573 a.C., nella fase finale di occupazione neolitica della grotta.
Gli studi isotopici allo stronzio (⁸⁷Sr/⁸⁶Sr) indicano che le vittime erano tutte locali, probabilmente membri di un nucleo familiare allargato: tre erano bambini (età inferiore ai 7 anni), due adolescenti (14-17 anni), quattro adulti (20-50 anni) e uno era anziano (età superiore ai 50 anni).

Frammenti di ossa umane cannibalizzate da El Mirador. Fonte: IPHES-CERCA

Impossibile ipotizzare una carestia, che avrebbe colpito soprattutto i più fragili. Molto più probabile che si trattasse di un massacro intenzionale, confrontabile con altri episodi simili già documentati nell’Europa del Neolitico: due fra tutti, quelli di Talheim (Germania) o Els Trocs (Pirenei).

Guerra tribale?

Il team guidato da Francesc Marginedas (Università Rovira i Virgili) esclude che i resti abbiano a che fare con un rito funebre oppure che il cannibalismo sia stato dettato dalla necessità di sopravvivenza.

La brutalità e la rapidità dell’evento, probabilmente avvenuto in pochi giorni, indicano piuttosto che si trattò di un atto di “warfare cannibalism”, una forma di violenza intercomunitaria (una “guerra tribale”) finalizzata a sterminare fisicamente un gruppo rivale e a cancellarne, anche simbolicamente, l’esistenza.

Mascella umana “cannibalizzata” dalla grotta di El Mirador. Autore: IPHES-CERCA

Un tipo di conflitto spietato, che si spiega tenendo conto del contesto: nel tardo Neolitico la progressiva espansione dell’agricoltura portò a crescenti tensioni tra i gruppi umani, generando conflitti anche molto violenti per il controllo delle risorse e delle terre coltivabili.

El Mirador, un luogo dalla lunga memoria

Non è la prima volta che la grotta di El Mirador restituisce prove concrete di cannibalismo: già nei primi anni 2000 erano stati scoperti i resti di sei individui della prima età del Bronzo (4.600-4.100 anni fa) con segni simili.

Oltre ad essere un luogo di sepoltura collettiva, El Mirador fu in vari momenti utilizzato anche per altre funzioni, ad esempio come recinto per il bestiame, testimoniando un uso diversificato e continuativo nel tempo.

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Neolitico “violento”

Il caso di El Mirador si aggiunge alle sempre più numerose prove di violenza organizzata nella preistoria europea: raid, massacri di villaggi, pratiche di cannibalismo bellico.

Nella penisola iberica, come nel resto del continente, la transizione dall’economia di caccia-raccolta a quella agricola non portò dunque solo innovazione e crescita, ma anche conflitti sanguinosi. Che talvolta – come in questo caso – sfociarono in veri e propri massacri.

Da sinistra a destra: Palmira Saladié, Antonio Rodríguez-Hidalgo e Francesc Marginedas, autori principali dello studio. foto IPHES-CERCA

Fonte: Saladié, P., Marginedas, F., Rodríguez-Hidalgo, A. et al. (2025). Evidence of Neolithic cannibalism among farming communities at El Mirador cave, Sierra de Atapuerca, Spain. Scientific Reports. DOI: 10.1038/s41598-025-10266-w

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