Cesarea Marittima, due statue romane intatte emergono da un torchio per il vino: una rappresenta “Licurgo”

Scoperta inattesa vicino all’antica Cesarea Marittima, oggi in territorio israeliano. Durante gli scavi preventivi legati alla realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità lungo la costa, nei pressi di Binyamina, sono emerse due statue in marmo risalenti a circa 1.700 anni fa, accuratamente nascoste all’interno di una struttura produttiva destinata alla vinificazione.

Il ritrovamento è avvenuto nell’ambito di un’indagine archeologica condotta dall’IAA – Autorità Israeliana per le Antichità prima dell’avvio dei lavori infrastrutturali che collegheranno più rapidamente Tel Aviv e Haifa.

Scavo dell’Autorità israeliana per le antichità all’ingresso di Binyamina. Foto Shatil Emmanuilov, IAA

Statue nascoste in un antico impianto vinicolo

Il ritrovamento riguarda due sculture che rappresentano la testa e la parte superiore del busto di altrettanti personaggi maschili appartenenti alla tradizione culturale greco-romana. Gli archeologi le hanno rinvenute deposte con cura, rivolte verso il basso, all’interno della vasca di raccolta di un grande torchio vinario di età romano-bizantina.

Secondo i responsabili dello scavo, Eliran Oren e Avishag Reiss, la collocazione dei reperti resta avvolta nel mistero. Le statue non si trovavano infatti nel luogo originario di esposizione ma erano state trasferite e interrate intenzionalmente quando l’impianto cessò di essere utilizzato.

«Potrebbero essere state nascoste per proteggerle», ipotizzano gli studiosi, sottolineando come non sia ancora possibile ricostruire con certezza le circostanze che portarono al loro occultamento.

4. Area di scavo in cui sono state rinvenute le statue. Foto Shatil Emmanuilov, IAA

L’iscrizione con il nome di Licurgo

Uno degli elementi più affascinanti della scoperta è la presenza di una iscrizione greca conservata su una delle statue. Il testo riporta il nome “Licurgo”, figura che richiama immediatamente due celebri personaggi dell’antichità: il leggendario legislatore di Sparta e l’oratore ateniese vissuto nel IV secolo a.C.

6. Le statue romane (quella a sinistra con la scritta “Licurgo”). Probabilmente si trovavano in cima alle colonne che decoravano un edificio. Foto Yoli Schwartz, IAA

L’aristocrazia romana amava decorare le proprie dimore e gli edifici pubblici con immagini di filosofi, politici e figure illustri del passato. Secondo l’archeologo Peter Gendelman, specialista di Cesarea Marittima, sarà necessario uno studio approfondito per stabilire a quale dei due personaggi si riferisca realmente il ritratto.

Una villa di lusso sulla costa?

L’area del ritrovamento si trova non lontano da Cesarea Marittima, una delle città più importanti della Palestina romana. In passato, nelle vicinanze, erano già stati individuati i resti di un complesso termale.

12. Le statue viste da dietro. Foto Yoli Schwartz, IAA

Per questo motivo gli studiosi ritengono plausibile che le due statue decorassero una residenza di alto rango, appartenente a una delle famiglie più ricche della regione.

La qualità del marmo e l’elevato livello artistico delle sculture sembrano infatti confermare un contesto aristocratico, in linea con il gusto delle élite romane per le quali l’ostentazione di opere d’arte era un modo per mostrare il proprio prestigio sociale ed esibire la propria raffinatezza intellettuale.

17. Una delle statue durante il trattamento iniziale di conservazione nei laboratori dell’Autorità israeliana per le antichità. Foto Emil Aladjem, IAA

Una scoperta arrivata all’ultimo giorno di scavo

Le statue sono emerse nelle ultime fasi dell’indagine archeologica sul sito.

«È una scoperta che capita una sola volta nella vita», hanno dichiarato i responsabili dello scavo. Anche Michael Sorotskin, archeologo dell’Autorità Israeliana per le Antichità, ha raccontato l’emozione del momento: inizialmente sembrava affiorare il consueto materiale ceramico, ma ben presto è apparso il marmo bianco delle sculture.

Ora il restauro e gli studi

Le statue saranno presentate al pubblico nel corso della conferenza archeologica annuale “Center VII – The Domestic House”, in programma al Museo Eretz Israel di Tel Aviv. Successivamente verranno sottoposte a un lungo lavoro di pulitura, restauro e analisi scientifica.

Un delle due statue ritrovata nello scavo. Foto di Eliran Oren, IAA

Gli studiosi cercheranno di identificare con precisione i personaggi rappresentati e di ricostruire il contesto originario in cui le opere erano esposte prima di essere nascoste nel torchio vinario.

La scoperta offre così nuovi dettagli sullo stile di vita delle élite della Palestina romana e sulle modalità con cui il patrimonio artistico dell’antichità veniva conservato, riutilizzato o talvolta occultato durante le trasformazioni del paesaggio urbano e rurale.

Guarda il video: (in inglese): Due statue romane emergono da un torchio per il vino nei pressi di Cesarea Marittima

https://youtu.be/GObcrO_J6kI

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  • 📄 Fonte: IAA –  Israel Antiquities Authority 
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Villa Sora rivela nuovi tesori: dalla residenza sul mare sepolta dal Vesuvio spunta… un ittiocentauro alato

Dopo più di tre decenni di inattività archeologica, Villa Sora, una delle più prestigiose residenze d’otium dell’antica costa vesuviana, torna a raccontare la propria storia grazie alla campagna di scavo 2025-2026 promossa dal Parco Archeologico di Ercolano.

I risultati delle indagini sono stati presentati nei giorni scorsi a Palazzo Vallelonga, a Torre del Greco, nell’ambito delle Giornate Europee dell’Archeologia 2026. Lo scavo rappresenta il primo intervento sistematico sul sito dagli anni Ottanta e Novanta ed è stato reso possibile grazie a un finanziamento ministeriale di 150 mila euro, integrato dal sostegno del Packard Humanities Institute e del Comune di Torre del Greco.

©Parco Archeologico Ercolano / MiC

Costruita intorno alla metà del I secolo a.C., Villa Sora si sviluppava lungo il Golfo di Napoli con un articolato sistema di terrazze affacciate sul mare e un’estensione stimata di circa 150 metri lungo la costa. Una residenza esclusiva, destinata probabilmente a membri dell’élite senatoriale e imperiale.

Un ambiente piccolo ma straordinariamente ricco

Le nuove ricerche si sono concentrate sull’ambiente 22, uno spazio di appena dieci metri quadrati che ha restituito risultati sorprendenti.

L’analisi stratigrafica ha permesso di ricostruire con precisione le fasi della distruzione provocata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Le colate piroclastiche investirono la struttura causando il crollo delle coperture, dei soffitti e successivamente delle pareti.

Proprio sotto questi crolli si sono conservati centinaia di frammenti decorativi che oggi consentono agli archeologi di ricostruire uno dei programmi pittorici più raffinati finora documentati nella villa.

Leggi anche: Villa Sora nuovi scavi riportano alla luce un bellissimo ambiente decorato (e un cantiere fermo al 79 d.C.) | LE FOTO

https://storiearcheostorie.com/2026/02/05/villa-sora-scavi-torre-del-greco-cantiere-79-dc/

Affreschi di lusso tra aironi, grifi e colori preziosi

I frammenti recuperati mostrano un apparato decorativo di altissimo livello, databile intorno alla metà del I secolo d.C.

©Parco Archeologico Ercolano / MiC

Le pareti erano caratterizzate da eleganti sfondi neri scanditi da fasce in cinabro, uno dei pigmenti più costosi dell’antichità. Su questi pannelli si sviluppavano raffinati candelabri dorati animati da aironi resi con grande naturalismo.

©Parco Archeologico Ercolano / MiC

Anche il soffitto era riccamente decorato: ghirlande, fregi ornamentali, creature fantastiche e figure mitologiche si alternavano in una composizione complessa e scenografica. Tra i soggetti identificati compaiono anche magnifici grifi, simboli frequentemente associati al mondo divino e alla protezione degli spazi prestigiosi.

Airone (da Villa Sora, foto Mic)

L’eccezionale scoperta dell’ittiocentauro alato

Il ritrovamento più spettacolare della campagna riguarda però la ricomposizione di una figura mitologica estremamente rara: un ittiocentauro alato.

Frammento di affresco con grifi (da Villa Sora, foto Mic)

Questa creatura fantastica, metà uomo e metà essere marino, è nota nell’arte romana ma compare raramente come soggetto principale. A Villa Sora, invece, l’ittiocentauro occupava una posizione di primo piano all’interno della decorazione del soffitto.

Gli studiosi sottolineano l’eccezionale qualità dell’esecuzione: la figura presenta accurati effetti di chiaroscuro, lumeggiature e una resa plastica particolarmente dinamica. Non si tratta di un semplice elemento ornamentale, ma di un soggetto protagonista del programma figurativo, pensato per stupire gli ospiti della residenza.

©Parco Archeologico Ercolano / MiC

La scoperta offre nuove informazioni sul gusto artistico delle élite campane e sulla creatività delle botteghe pittoriche attive nell’area vesuviana poco prima dell’eruzione.

Capitelli in marmo e preziose cistae plumbee

Lo scavo ha restituito anche una serie di reperti che testimoniano il lusso della villa. Tra questi figurano tre cistae plumbee, contenitori in piombo finemente decorati e probabilmente prodotti dalla stessa officina artigianale. Si tratta di oggetti rari e di pregio che contribuiscono a delineare il livello sociale dei proprietari.

Cista in piombo (da Villa Sora, foto Mic)

Particolarmente importante è inoltre il rinvenimento di un capitello corinzieggiante in marmo bianco, conservato in condizioni eccezionali. L’elemento presenta motivi liriformi e una lavorazione eseguita interamente a scalpello, riconducibile ai modelli artistici dell’età augustea.

Capitello ionico da Villa Sora (foto MiC)

Accanto al capitello sono emersi altri frammenti architettonici marmorei di alta qualità.

La villa era ancora in ristrutturazione nel 79 d.C.

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle indagini riguarda il contesto di rinvenimento di questi elementi architettonici.

Secondo gli archeologi, la concentrazione di capitelli, marmi e materiali decorativi non sarebbe casuale. Tutto lascia pensare che si trattasse di componenti accuratamente accantonati in vista di lavori edilizi in corso.

In altre parole, Villa Sora era ancora interessata da un importante cantiere di rinnovamento quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C.

La catastrofe interruppe improvvisamente interventi di ristrutturazione che avrebbero probabilmente aggiornato l’aspetto della residenza secondo i gusti più moderni dell’epoca.

Nuove prospettive di ricerca

I risultati della campagna confermano il ruolo di Villa Sora tra le più lussuose residenze costiere dell’area vesuviana.

Le attività di studio proseguiranno nei prossimi mesi con la ricomposizione dei frammenti affrescati e con l’analisi dettagliata del programma iconografico del soffitto. Le future campagne di scavo mireranno inoltre ad ampliare le aree investigate e a sviluppare nuovi percorsi di visita per il pubblico.

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  • 📄 Fonte: Parco Archeologico Ercolano ✅
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Scoperta una villa romana imperiale a Castel di Guido: mosaici, affreschi e una statua emergono dopo uno scavo abusivo | LE FOTO

Una grande villa romana di età imperiale, con ambienti decorati, mosaici raffinati e una statua marmorea di pregio, è stata scoperta nella tenuta agricola di Castel di Guido, alle porte di Roma. Il rinvenimento è avvenuto grazie al rapido intervento della Soprintendenza Speciale di Roma, attivata dopo la segnalazione di uno scavo abusivo individuato nel febbraio scorso in un’area di proprietà della Regione Lazio.

La vicenda ha preso avvio il 16 febbraio scorso, quando la Polizia della Città Metropolitana di Roma Capitale ha denunciato la presenza di attività non autorizzate. Nel giro di pochi giorni sono stati coinvolti il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri e i funzionari del Ministero della Cultura, che hanno avviato le operazioni di messa in sicurezza e tutela del sito.

Veduta da drone della villa (©Soprintendenza Speciale Roma. crediti: Fabio Caricchia)

Secondo quanto emerso, i tombaroli avevano già intercettato una struttura archeologica di notevole importanza, provocando danni con mezzi meccanici pesanti e lasciando sul posto grandi accumuli di terreno. L’intervento d’urgenza ha consentito non solo di salvaguardare quanto rimasto, ma anche di avviare una vera e propria indagine archeologica.

Gli ambienti visti da drone (©Soprintendenza Speciale Roma. crediti: Fabio Caricchia)

L’atrio monumentale e i mosaici perfettamente conservati

Le indagini, dirette dall’archeologa Alessia Contino, hanno riportato alla luce l’atrio principale della residenza, caratterizzato da un elegante impluvium centrale destinato alla raccolta dell’acqua piovana.

Attorno a questo ambiente si sviluppavano diverse stanze, almeno tre delle quali conservano ancora ampie porzioni dei pavimenti originali. I mosaici presentano motivi geometrici particolarmente raffinati: riquadri decorati in bianco e nero, sequenze di ottagoni, rettangoli dai profili concavi e convessi e cornici intrecciate che testimoniano l’elevata qualità artistica dell’intero complesso.

Nelle foto, i mosaici prima del restauro (©Soprintendenza Speciale Roma. crediti: Fabio Caricchia)

Sono stati recuperati anche numerosi frammenti di affreschi policromi, alcuni dei quali suggeriscono la presenza di pareti decorate con pannelli gialli, rossi e forse azzurri, arricchiti da elementi vegetali e figure umane.

Le murature, conservate in alcuni punti fino a un’altezza di circa un metro e mezzo, suggeriscono che si tratti di una residenza prestigiosa, probabilmente appartenuta a membri dell’aristocrazia romana.

Una statua misteriosa emerge dall’impluvium

Tra i ritrovamenti più significativi figura una statua marmorea frammentaria alta circa 80 centimetri, rinvenuta all’interno della vasca dell’impluvium.

L’impluvium (©Soprintendenza Speciale Roma. crediti: Fabio Caricchia)

L’opera raffigura un uomo barbuto con una corta tunica e una cinghia sulla spalla. Il personaggio sembra trasportare una gerla contenente frutti e volatili, mentre nella mano destra potrebbe aver sostenuto un piccolo animale.

La statua barbuta, forse raffigurante Silvano (©Soprintendenza Speciale Roma. crediti: Fabio Caricchia)

Gli studiosi stanno ancora analizzando il reperto, ma tra le ipotesi più accreditate vi è quella che possa rappresentare Silvano, antica divinità romana legata ai boschi, ai campi e alla fertilità. Non si escludono tuttavia altre interpretazioni, come quella di un sileno del corteo dionisiaco o di una figura pastorale associata al mondo rurale.

Un possibile legame con gli imperatori antonini

La villa sorge in un territorio di straordinaria importanza storica: l’area dell’antica Lorium, stazione lungo la via Aurelia e sede di proprietà imperiali frequentate da Antonino Pio, che qui trascorse parte della sua vita e dove, secondo le fonti, morì nel 161 d.C.

Anche l’imperatore Marco Aurelio frequentò questi luoghi, rendendo plausibile il collegamento della nuova scoperta con il vasto sistema di residenze aristocratiche e imperiali distribuite nel suburbio occidentale di Roma.

La ricchezza delle decorazioni e la qualità dei materiali suggeriscono che i proprietari appartenessero a un’élite particolarmente influente, forse direttamente collegata all’amministrazione delle proprietà imperiali.

Una parte della villa destinata alle attività produttive

Oltre agli ambienti di rappresentanza, gli archeologi hanno individuato una vasca rivestita in cocciopesto e alcuni spazi che potrebbero essere stati destinati a funzioni agricole o produttive.

La statua barbuta (©Soprintendenza Speciale Roma. crediti: Fabio Caricchia)

Questa combinazione tra settore residenziale e aree di lavoro era tipica delle grandi ville romane, che rappresentavano non solo luoghi di prestigio e svago, ma anche centri economici dedicati alla gestione delle attività rurali.

Lo studio dei reperti ceramici e dei materiali recuperati permetterà nei prossimi mesi di definire con maggiore precisione la cronologia dell’edificio e le sue diverse fasi di utilizzo e abbandono.

Open day e trekking archeologico per il pubblico

Per condividere i risultati della scoperta, la Soprintendenza Speciale di Roma organizzerà il 20 giugno un trekking archeologico gratuito che consentirà di visitare l’area di scavo e osservare da vicino i mosaici attualmente in corso di restauro.

I mosaici in corso di restauro (©Soprintendenza Speciale Roma. crediti: Fabio Caricchia)

L’iniziativa rappresenta un’occasione rara per conoscere un sito appena emerso e comprendere il lavoro svolto dagli archeologi nella tutela del patrimonio.

Come sottolineato dal Ministero della Cultura, la scoperta dimostra ancora una volta quanto il territorio romano conservi un patrimonio archeologico straordinario e quanto sia fondamentale la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini per proteggerlo dalle attività illegali.

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  • 📄 Fonte: Soprintendenza Speciale Roma ✅
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Nuove scoperte a Trieste: riemergono parti del foro romano e delle fortificazioni bizantine dell’antica Tergeste

Nuove, importanti scoperte archeologiche stanno emergendo nel centro storico di Trieste, dove gli scavi in corso nel piazzale antistante il campanile della Cattedrale di San Giusto stanno restituendo nuove e preziose testimonianze sulla storia della romana Tergeste e sulle successive trasformazioni della città in età tardoantica.

Le indagini sono state avviate nell’ambito di lavori di adeguamento della rete idrica promossi da AcegasApsAmga. Fin dalle prime fasi, però, è apparso evidente che il sottosuolo conservava strutture archeologiche di grande rilievo, spingendo la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia ad ampliare l’area di scavo per documentare adeguatamente i rinvenimenti.

Nuove conferme sul foro romano di Tergeste

Le ricerche hanno riportato alla luce possenti murature e strutture monumentali già intercettate, ma solo sommariamente documentate, durante gli interventi urbanistici degli anni Venti e Trenta del Novecento.

Grazie all’applicazione della moderna metodologia stratigrafica e all’impiego di tecnologie avanzate, comprese prospezioni georadar, gli archeologi sono riusciti a identificare con maggiore precisione queste evidenze. Le strutture sembrano appartenere al perimetro della grande platea che occupava la sommità del Colle di San Giusto e che costituiva il cuore del complesso forense della città romana.

Particolarmente significativo è il ritrovamento di livelli di frequentazione databili al I secolo a.C., che hanno restituito frammenti ceramici, reperti metallici e numerosi chiodini appartenenti alle calzature dei soldati romani. Nei medesimi strati sono emersi anche materiali residuali riferibili alla fase protostorica del colle, confermando una frequentazione molto più antica dell’area.

Un monumentale accesso al Capitolium

Al di sopra delle strutture più antiche è stato individuato un edificio monumentale costruito con grandi blocchi squadrati in calcare finemente lavorati.

Gli archeologi ritengono che possa trattarsi della base di un arco monumentale o di un portale collegato al celebre Propileo, il colonnato che costituiva l’accesso al Capitolium romano e che ancora oggi si conserva all’interno delle murature del campanile della cattedrale.

La struttura sarebbe databile al I secolo d.C. e rappresenterebbe un nuovo tassello per comprendere l’organizzazione urbanistica e monumentale della Tergeste imperiale.

Davanti all’edificio è inoltre emersa una superficie pavimentata con basoli in arenaria levigata, probabilmente appartenente a un percorso stradale che attraversava l’area monumentale.

Le fortificazioni del castrum bizantino

Tra le scoperte più rilevanti vi è anche un enorme muro difensivo costruito in epoca tardoantica, che ingloba parte delle strutture romane precedenti.

Secondo gli studiosi, si tratterebbe di una porzione del castrum bizantino di Tergeste, realizzato riutilizzando edifici monumentali della città romana. Il muro si appoggia infatti al lato settentrionale del Propileo, trasformato in una vera e propria torre difensiva.

Il rinvenimento conferma una dinamica già osservata in altri settori della città, dove le architetture romane furono adattate alle nuove esigenze militari e difensive durante i secoli della tarda antichità.

Gli ossari della Cattedrale

Le fasi più recenti documentate dallo scavo sono rappresentate da depositi di ossa umane conservati all’interno di ossari in muratura.

Queste testimonianze derivano dalle trasformazioni e dalle riorganizzazioni delle aree cimiteriali sviluppatesi nel corso dei secoli attorno al complesso della Cattedrale di San Giusto, uno dei luoghi simbolo della città.

Un tassello fondamentale per la storia di Trieste

I dati raccolti sono ancora in fase di studio, ma già ora confermano il valore archeologico straordinario del Colle di San Giusto, cuore della Trieste antica.

La scoperta dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale il controllo archeologico durante i lavori pubblici: interventi apparentemente ordinari possono infatti trasformarsi in occasioni uniche per approfondire la conoscenza di contesti storici complessi e ancora in parte sconosciuti.

Le nuove evidenze permettono di ricostruire con maggiore precisione l’evoluzione di Tergeste, dalla fondazione romana alle trasformazioni difensive dell’età bizantina, offrendo una lettura sempre più completa della lunga storia urbana di Trieste.

Immagine in apertura: ©Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia

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💀💀💀 A Vasto (Chieti), nell’area di Punta Penna, è emersa una necropoli preromana con tombe databili tra V e IV secolo a.C.
✅ Un ritrovamento che arricchisce la storia delle antiche comunità italiche d’Abruzzo.

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📷 ©SABAP CH-PE

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❗ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗮 𝗚𝗲𝗹𝗮
Un vasetto con 71 monete greche del V secolo a.C. è riemerso dagli scavi di Orto Fontanelle.

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Gela, rinvenuto un tesoretto di 71 monete ben conservate

S&A

Nuova scoperta archeologica a Gela, dove gli scavi condotti nel sito di Orto Fontanelle hanno restituito un importante tesoretto monetale di epoca greca. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito delle attività di archeologia preventiva legate ai lavori del Pnrr per la realizzazione del nuovo Palazzo della Cultura.

Gli archeologi hanno individuato un piccolo vasetto contenente 71 monete, quasi tutte in eccellente stato di conservazione e perfettamente leggibili. Le emissioni, databili prevalentemente al V secolo a.C., provengono da tre importanti zecche della Sicilia greca: Agrigento, Gela e Siracusa.

Panoramica dello scavo Gela

Un deposito votivo accanto al sacello

Il tesoro è stato scoperto all’interno di un ambiente annesso a un sacello, elemento che fa ipotizzare un utilizzo di carattere votivo o rituale. Del gruppo monetale fanno parte 67 monete d’argento e 4 in bronzo, conservate in un contesto archeologico rimasto sigillato e sostanzialmente inalterato per oltre duemila anni.

Moneta della zecca di Agrigento databile tra il 485 e 475 a.C.

Secondo gli studiosi, proprio la chiusura del contesto rende il ritrovamento particolarmente prezioso dal punto di vista scientifico. Le monete potranno infatti offrire nuove informazioni sulla circolazione economica, sui rapporti tra le città greche siciliane e sulle pratiche cultuali della Gela antica.

Scarpinato: “Fonte inestimabile di informazioni”

«Si tratta di una grande scoperta – ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato – per l’importanza quantitativa e qualitativa del tesoro rinvenuto, che si aggiunge ai numerosi reperti già recuperati e in fase di studio».

Parte delle monete dello scavo

L’assessore ha sottolineato come le monete costituiscano «una fonte inestimabile di informazioni» grazie alla loro conservazione in un contesto chiuso e integro, elemento che permetterà ulteriori approfondimenti sulla storia della città in età greca.

Nuovi scenari sulla storia della Gela greca

Anche la soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, ha evidenziato il valore del ritrovamento: «Ancora una volta il sottosuolo di Gela restituisce tesori inestimabili. Questo rinvenimento apre nuovi scenari storici che potranno essere approfonditi e divulgati».

Lo scavo è stato condotto dall’archeologo Gianluca Calà con la direzione scientifica della Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta e con l’assistenza sul campo dell’ispettore onorario ai beni archeologici Antonio Catalano.

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🏛️ Gli ultimi scavi riportano alla luce una strada monumentale, una fontana ottagonale e possibili edifici del Foro dell’antica città lungo la via Flaminia.

✅ Un ritrovamento eccezionale che apre nuove prospettive sulla topografia urbana dell’Umbria romana.

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DiscoVereto, al via i primi scavi sistematici nell’antica città messapica del Capo di Leuca

S&A

Nel Capo di Leuca prende forma un progetto destinato a diffondere la conoscenza della storia preromana del Salento. A Patù, in provincia di Lecce, è iniziata infatti la prima campagna sistematica di scavi archeologici nell’antica città messapica di Vereto, uno dei centri più importanti dell’estremo sud della Puglia antica.

Area di scavo Grotta Suda

L’iniziativa, denominata “DiscoVereto”, è promossa dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” sotto la direzione scientifica dell’archeologo Valentino Nizzo, con concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con enti territoriali, istituzioni culturali e realtà scientifiche nazionali.

Centopietre_Vereto_Patù

L’obiettivo del progetto è ricostruire la storia delle reti di scambio, delle identità culturali e delle trasformazioni sociali del Capo di Leuca tra la fine dell’età del Bronzo e la fase della romanizzazione.

Vereto, la grande città messapica del Salento antico

L’antica Vereto occupava una posizione strategica nel Mediterraneo antico. Il centro messapico si estendeva originariamente per oltre 40 ettari ed era protetto da una poderosa cinta muraria. Il suo controllo su due approdi fondamentali, Leuca e San Gregorio, ne faceva uno snodo cruciale per le rotte marittime tra Adriatico, Ionio e Tirreno.

Chiesa Madonna di Vereto_ph. Noemi De Vitis

Secondo gli studiosi, proprio questa collocazione geografica avrebbe trasformato Vereto in un crocevia di popoli, merci e culture fin dalla protostoria. Nonostante l’importanza storica del sito, l’area non era mai stata oggetto di una campagna di scavo sistematica. La nuova missione rappresenta quindi il primo grande progetto organico di ricerca archeologica dedicato alla città.

Il progetto “Leucantica” e le nuove tecnologie applicate all’archeologia

La campagna di scavo rientra nel più ampio progetto “Leucantica”, ideato da Valentino Nizzo insieme all’archeologa Daniela Ventrelli di Puglia Culture. Il programma combina archeologia tradizionale, tecnologie digitali e valorizzazione del patrimonio culturale.

Area di scavo Acropoli di Vereto

La ricerca sul campo, concentrata su alcune aree di proprietà comunale e messe a disposizione gratuitamente dai proprietari, mira sin da questa prima missione a integrare lo scavo stratigrafico tradizionale con l’analisi delle fonti letterarie e antiquarie, lo studio dei materiali già rinvenuti (editi e inediti) e la ricognizione topografica supportata da tecnologie digitali avanzate come la mappatura 3D, il telerilevamento LIDAR e i Sistemi Informativi Geografici (GIS) per l’analisi del paesaggio, coniugate con prospezioni geofisiche non invasive realizzate in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

DiscoVereto_area di scavo Grotta Suda

Archeologia partecipata e coinvolgimento della comunità

Uno degli aspetti più innovativi di DiscoVereto riguarda il forte coinvolgimento della cittadinanza attraverso pratiche di archeologia partecipata. Il progetto punta infatti a trasformare il patrimonio archeologico in una risorsa condivisa per il territorio, in linea con i principi della Convenzione di Faro.

Grotta Suda_ph. Alessandro Rizzo

Sono previsti laboratori didattici aperti al pubblico, seminari e conferenze, attività di citizen science, percorsi educativi, esposizioni temporanee e incontri divulgativi presso il Museo Archeologico di Vereto.

Le attività verranno inoltre documentate attraverso la realizzazione di un documentario dedicato all’esperienza di scavo e al rapporto tra archeologia e comunità locale.

Un progetto culturale per contrastare lo spopolamento

“DiscoVereto” è una delle iniziative inserite nel programma “Storie Meridiane”, progetto di rigenerazione culturale e sociale promosso dai Comuni di Patù e Morciano di Leuca.

L’iniziativa è finanziata attraverso il PNRR Cultura – Missione 1 Componente 3 Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi”, sostenuto dall’Unione Europea – NextGenerationEU e dal Ministero della Cultura.

L’obiettivo è utilizzare la cultura come leva concreta di sviluppo economico, turistico e occupazionale per contrastare il fenomeno dello spopolamento nei piccoli centri del Sud Italia.

Valentino Nizzo: “Vereto è una memoria collettiva da riscoprire”

Il direttore scientifico del progetto, Valentino Nizzo, ha sottolineato il valore culturale e sociale dell’iniziativa:

“Con DiscoVereto vogliamo fare dell’archeologia uno strumento di partecipazione, capace di coinvolgere la comunità nella riscoperta del passato e nella costruzione del presente”.

Nizzo ha inoltre evidenziato l’importanza della collaborazione tra università, istituzioni e realtà locali per valorizzare uno dei paesaggi storici più significativi del Mediterraneo.

Il sindaco di Patù: “Un appuntamento con la Storia”

Grande entusiasmo anche da parte dell’amministrazione comunale.

Il sindaco di Patù, Gabriele Abaterusso, ha definito l’avvio degli scavi:

“Un appuntamento con la Storia, un avvenimento sensazionale che tutta la comunità aspettava da anni”.

Secondo il primo cittadino, Vereto rappresenta un luogo identitario per il territorio del Capo di Leuca, uno spazio simbolico dove memoria, storia e appartenenza collettiva si intrecciano profondamente.

Un nuovo capitolo per l’archeologia del Salento

La campagna di scavo, che proseguirà fino al 19 giugno, potrebbe fornire dati fondamentali sulla frequentazione del Capo di Leuca tra età protostorica e romanizzazione.

L’integrazione tra ricerca scientifica, tecnologie avanzate e partecipazione pubblica rende DiscoVereto uno dei progetti archeologici più interessanti attualmente in corso nel Mezzogiorno.

Se i risultati confermeranno le aspettative, Vereto potrebbe diventare un nuovo punto di riferimento per gli studi sull’Italia preromana e per la valorizzazione culturale del Salento.

Per informazioni e per rimanere aggiornati sullo scavo e sulle iniziative ad esso collegate: www.leucantica.it

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  • 📄 Fonte: DiscoVereto ✅
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Mysterious and impressive ancient tunnel discovered in an archaeological excavation in Jerusalem

A mysterious and impressive ancient tunnel, hewn through the rock over a length of approximately 50 meters, was unexpectedly discovered near Kibbutz Ramat Rachel in Jerusalem. The extraordinary discovery was uncovered during archaeological excavations conducted by the Israel Antiquities Authority prior to the construction of a new neighborhood, funded and initiated by the Israel Lands Authority. The neighborhood plan, being advanced by the Israel Lands Authority north of Ramat Rachel, includes 488 housing units, thousands of square meters designated for employment and commercial use, over an area of approximately 58 dunams, as well as an elementary school and kindergartens.

https://youtu.be/ohDTKvkzLiE

“We were excavating in relatively rocky and exposed terrain when suddenly we discovered a natural karstic cavity,” said Dr. Sivan Mizrahi and Zinovi Matskevich, excavation directors on behalf of the Israel Antiquities Authority. “To our amazement, as the excavation progressed, this cavity developed into a long tunnel. Parts of it are still collapsed, so the tunnel has not yet revealed all of its secrets.”

The entrance to the ancient complex from the surface was through a staircase descending to a hewn opening that led into the tunnel. The tunnel itself was discovered filled with layers of soil that had accumulated over hundreds, perhaps even thousands, of years.

 One of the entrances to the underground complex uncovered in the Jerusalem excavations. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority


Excavation at several points inside the tunnel showed that it reaches a height of up to 5 meters and a width of approximately 3 meters.

“The quarrying was executed meticulously. It is clear that whoever carved this tunnel invested tremendous effort, careful planning, and possessed the capabilities and resources necessary to achieve this goal.”

Yet the purpose of the tunnel remains unclear.

The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority

At first, researchers proposed that this was an ancient water installation intended to reach a spring source. This assumption, however, was ruled out, first because the tunnel walls are not plastered and, second, following consultation with a geologist, because no underground water horizons are known in this area, and the tunnel contains no indication of water accumulation.

The possibility that this was some kind of underground agricultural or industrial installation was then examined, but the scale of the work and the absence of comparable sites in the vicinity made this explanation unlikely.

The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority

The researchers’ current assessment is therefore that the tunnel was intended to reach a chalk layer suitable for quarrying building stones or producing lime. Possible evidence supporting this interpretation includes a shaft carved into the tunnel’s ceiling, which may have been used for ventilation, as well as quarrying debris discovered on the tunnel floor – although this interpretation, too, remains uncertain.

Alternatively, the findings may indicate that the quarrying and construction of the tunnel were never completed, and therefore its intended purpose and nature remain unknown.

According to Dr. Mizrahi and Matskevich, “The date of the tunnel is also a mystery to us, since not even the smallest find was uncovered that could indicate when it was created. At the same time, the tunnel lies only a few hundred meters, as the crow flies, from two significant ancient sites – a public building from the Iron Age (First Temple period) in the Arnona neighborhood, and Tel Ramat Rachel, where settlement remains dating from the Iron Age through the Islamic period have been documented.”

Shikma Sig, Jerusalem Region Planner at the Israel Lands Authority, said: “The Israel Lands Authority promoted the plan north of Ramat Rachel, which includes a residential quarter alongside a unique archaeological park that will be established for the benefit of residents. The neighborhood offers a rare combination of modern urban development and preservation of historical heritage, providing the future community with a green open space that makes the treasures of history accessible just beneath their homes. The Israel Lands Authority is proud to advance sustainable urban development for the benefit of Jerusalem residents and the citizens of Israel as a whole.”

Dr. Amit Re’em, Jerusalem District Archaeologist at the Israel Antiquities Authority, added: “We are celebrating Jerusalem Day this week. This discovery joins many others being uncovered every day, hour by hour, throughout the city. The archaeologists and researchers of the Israel Antiquities Authority are constantly at work, because this city never ceases to surprise. Usually we have explanations for the discoveries we uncover, but sometimes, as in this case, we stand astonished and amazed.”

According to Israeli Minister of Heritage Rabbi Amichai Eliyahu, “During Jerusalem Day week, this special discovery reminds us of the deep and ancient connection of the Jewish people to Jerusalem. Beneath the city’s soil, extraordinary enterprises of life, creativity and construction are revealed time and again, testifying to generations of people who lived and worked here and left their mark. Jerusalem is not only the present-day capital of the State of Israel – it is also the heart of the historical story of the Jewish people, which continues to be uncovered before our eyes.”

This impressive discovery is expected to be incorporated into an archaeological park for the benefit of the public and the future residents of the neighborhood being planned by the Israel Lands Authority.

Source: IAA

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