Sacrifici prima della catastrofe: cosa bruciava negli altari domestici di Pompei?

S&A

Non solo essenze locali, ma anche resine aromatiche preziose importate dall’Africa e dall’Asia, usate dai pompeiani per i loro rituali domestici: ecco quello che emerge dall’analisi delle ceneri conservate nei bruciaprofumi della città sepolta dall’eruzione vesuviana nel 79 d.C.

A svelare i contenuti dei bracieri uno studio condotto da un team internazionale composto da esperti di varie università europee (Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino) in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, e pubblicato sulla rivista “Antiquity. A Review of World Archaeology”, che ha analizzato i residui combusti rinvenuti in due bruciaprofumi provenienti dalla città vesuviana e da una villa di Boscoreale.

Resine tropicali e prodotti della vite

Braciere no. 1 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Utilizzando tecniche di laboratorio avanzate – tra cui analisi chimiche e microscopiche ad alta risoluzione – gli studiosi hanno “passato al setaccio” i residui carbonizzati rimasti sul fondo dei recipienti rituali, identificando con precisione le sostanze bruciate durante le offerte agli dèi. Tra le sostanze individuate, spicca una resina arborea esotica, probabilmente proveniente da aree tropicali dell’Africa o dell’Asia, confermando che i pompeiani cercavano preziosi prodotti di importazione per i loro rituali quotidiani.

Braciere no. 2 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Le analisi biomolecolari hanno inoltre rilevato tracce di una sostanza derivata dall’uva, il che dimostra l’uso del vino durante i rituali confermando quanto già noto grazie alle fonti iconografiche e letterarie, nelle quali il vino compare frequentemente nelle pratiche di culto.

Braciere no. 2 in situ (villa di Boscoreale) (Pompeii, Archivio Fotografico inv. H6803). [Dallo studio citato]

«Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano», afferma Johannes Eber dell’Università di Zurigo, coordinatore dello studio. «Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce di resine importate – un indizio di ampie connessioni commerciali di Pompei».

«Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un prodotto derivato dall’uva in uno dei bruciaprofumi», spiega Maxime Rageot dell’Università di Bonn, che ha condotto le indagini biomolecolari dello studio. «Ciò sarebbe coerente con l’uso del vino nei rituali raffigurati nell’arte romana e descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto sia importante integrare gli studi archeologici con analisi scientifiche».

«La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa quotidiana degli abitanti di Pompei», aggiunge Philipp W. Stockhammer della LMU di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è stato avviato lo studio.

Pompei, altare sulla facciata dell’edificio I.11 (Pompei, Archivio Fotografico inv. C756). [Dallo studio citato]

Il culto domestico a Pompei tra tradizione e globalizzazione

I dati emersi dalla ricerca ci riportano dunque a Pompei poco prima dell’eruzione del 79 d.C., mostrando come anche gli spazi domestici fossero luoghi di ritualità complessa.

La presenza di resine importate conferma il ruolo di Pompei come nodo attivo all’interno di una rete commerciale estesa, che collegava il Mediterraneo con regioni più lontane. Le sostanze aromatiche erano tra i prodotti più richiesti e viaggiavano lungo rotte consolidate, contribuendo alla diffusione di pratiche culturali condivise.

Il Parco Archeologico di Pompei, che ha appena dedicato una nuova esposizione permanente all’eruzione e alle sue vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea l’importanza di questo tipo di studi: «Senza Pompei, la nostra conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca – ha commentato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – ma è una ricchezza di conoscenze e dati che solo un’archeologia all’altezza dei tempi può valorizzare adeguatamente: grazie all’integrazione con altre scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica».

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Eber J, Gur-Arieh S, Power RC, Rageot M, Stockhammer PW. Ashes from Pompeii: incense burners, residue analyses and domestic cult practices. Antiquity. Published online 2026:1-20. doi:10.15184/aqy.2026.10320
  • 🏛️ University of Zurich (Switzerland), Christian Albrecht University of Kiel (Germany), University College Dublin (Ireland), University of Bonn (Germany), Ludwig Maximilian University of Munich (Germany), Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig (Germany)
  • 📚 Antiquity. A Review of World Archaeology (peer-reviewed) Published online 2026:1-20
  • 🔗  https://doi.org/10.15184/aqy.2026.10320

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Parco Archeologico Pompei ✅
#analisiScientifiche #archeologia #Boscoreale #commercioAntico #incenso #mondoRomano #notizie #pompei #religioneDomestica #ritualiRomani #scavi #scaviArcheologici #scoperte #Vesuvio

⚒️ 𝗦𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗶𝗻 𝗖𝗲𝗰𝗲𝗻𝗶𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝟲𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮:

✅ Abitati preistorici, officine metallurgiche e necropoli con corredi ricchissimi.

#archeologia #Cecenia #Caucaso #scoperte #etadelBronzo #preistoria #storia #ricerca #scaviarcheologici

➡️ Articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cHq

https://storiearcheostorie.com/2026/03/26/scavi-archeologici-cecenia-insediamenti-necropoli/?utm_source=mastodon&utm_medium=jetpack_social

Scavi in Cecenia, scoperti insediamenti e necropoli: dati su 6mila anni di storia

S&A

Undici nuovi siti archeologici, oltre diecimila metri quadrati indagati e una sequenza cronologica che copre quasi sei millenni di storia: sono i risultati delle ricerche condotte in Cecenia dall’Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze Russa lungo il tracciato del gasdotto Novogrozny–Seržen’-Jurt.

L’insediamento e il cimitero di Mairtup, vista generale.

Le indagini, tra le più estese mai realizzate nella regione, hanno portato alla luce un patrimonio che documenta la frequentazione umana dall’età del Calcolitico fino al pieno Medioevo, offrendo nuovi dati sulla formazione e sull’evoluzione delle comunità del Caucaso settentrionale.

Tjalling-2: un insediamento del IV millennio a.C.

Le tracce più antiche provengono dal sito di Tjalling-2, nell’area orientale della Cecenia, dove sono stati individuati livelli riferibili alla prima metà del IV millennio a.C. Si tratta di un insediamento della fase tarda del Calcolitico, attribuibile alla cultura agubekoviana, diffusa nelle zone pedemontane del bacino del fiume Terek.

L’insediamento di Tyalling-2. Sito di scavo con resti archeologici

Gli archeologi hanno identificato strutture abitative e aree funzionali, tra cui fosse e complessi legati ad attività domestiche. Particolarmente rilevante è la presenza di spazi interpretati come luoghi a funzione rituale, con superfici preparate in argilla, resti di focolari e depositi con ossa animali e ceramiche.

A sinistra: sepoltura. A destra: strumenti e ornamenti in pietra: 1 – ascia di pietra; 2, 3 – lame di selce a forma di coltello; 4 – accetta di selce; 5 – perline di corniola; 6 – pomolo in osso

Il repertorio dei materiali comprende utensili in pietra e osso, figurine antropomorfe e zoomorfe, oltre a ornamenti in corniola, elementi che suggeriscono una società già articolata, con pratiche simboliche ben definite accanto alle attività produttive.

Iskrinskoe-1: metallurgia e vita quotidiana nell’età del Bronzo

Di particolare interesse è il sito di Iskrinskoe-1, dove è stato individuato un insediamento della media età del Bronzo con evidenze dirette di produzione metallurgica. Sotto livelli più recenti, gli archeologi hanno scoperto resti di abitazioni e una vera e propria area di fusione dei metalli.

L’insediamento di Iskrinskoye-1, visto da est. La freccia indica il sito dell’insediamento dell’età del bronzo.Insediamento di Iskrinskoye-1

La presenza di forni, ugelli in argilla, stampi e residui di lavorazione – tra cui piccoli frammenti di rame ossidato – testimonia un’attività artigianale specializzata. I dati indicano che la produzione metallurgica era strettamente integrata nella vita quotidiana: strumenti e scarti di lavorazione compaiono anche all’interno degli spazi abitativi.

L’insediamento, attribuito alla cultura ginčinskaja, sembra essere stato distrutto da un incendio improvviso, evento che ha favorito la conservazione di numerosi elementi, tra cui strutture domestiche e attrezzature.

 In alto: abitazione dell’età del bronzo. In basso: manufatti domestici e industriali.

Khumykskoe-2: una necropoli con corredi ricchissimi

Un altro contesto di grande rilievo è rappresentato dal sito di Khumykskoe-2, datato tra il X e l’VIII secolo a.C. e riferibile alla fase iniziale della cultura kobaliana orientale. Qui sono state indagate 160 sepolture, ma il numero complessivo potrebbe raggiungere le duemila unità.

Le tombe, disposte in file regolari, restituiscono un quadro dettagliato delle pratiche funerarie e delle differenze sociali. I corredi femminili comprendono numerosi ornamenti in bronzo, perle in vetro e osso, mentre quelli maschili includono armi come pugnali, punte di lancia e freccia.

Braccialetti e anelli al polso dei defunti. Insediamento e cimitero di Khumykskoye-2.

In alcuni casi, la quantità di oggetti è particolarmente elevata: una sepoltura ha restituito decine di elementi, tra cui bracciali e anelli, offrendo un’indicazione concreta del valore simbolico attribuito agli oggetti nel rito funerario.

Il complesso di Mayrtup: tra cultura alanica e Medioevo

Le ricerche più estese hanno interessato il sito di Mayrtup, dove sono stati documentati oltre 250 contesti archeologici su quasi 5mila metri quadrati. Tra questi figurano più di cento complessi funerari, tra cui tombe a catacomba attribuite alla cultura alanica del VI secolo d.C.

Le caratteristiche delle sepolture – come l’orientamento e la struttura delle camere funerarie – suggeriscono movimenti di popolazione provenienti dall’area del Medio Terek. Accanto alle necropoli, sono state individuate anche tracce di insediamenti più recenti, databili tra il X e il XIII secolo, con strutture abitative e fosse di servizio.

Continuità e trasformazioni nel lungo periodo

Uno degli aspetti più significativi emersi dalle ricerche è la continuità di occupazione di questi territori, spesso segnata da fasi di abbandono legate a eventi distruttivi, come incendi, seguite da nuove forme di insediamento.

In alto: mazza di bronzo, punta di lancia di bronzo, punte di freccia in bronzo e osso. In basso, da sinistra a destra: sepoltura rivestita di pietre, sepoltura con armi.

Le evidenze archeologiche documentano il passaggio da comunità preistoriche basate su agricoltura e allevamento a società più complesse, caratterizzate da produzioni specializzate, strutture sociali articolate e pratiche funerarie codificate.

L’insediamento e la necropoli di Mairtupsky. Un tumulo funerario del VI secolo, al cui interno si trovano fosse di stoccaggio risalenti all’insediamento del X-XIII secolo.L’insediamento e la necropoli di Mairtup. Da sinistra a destra: oggetti di abbigliamento e gioielli provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C., oggetti in metallo provenienti dallo strato culturale dell’insediamento risalente al X-XIII secolo d.C. e vasi in ceramica provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C.

Un patrimonio destinato alla ricerca e alla valorizzazione

I materiali raccolti – migliaia di reperti tra ceramiche, strumenti e oggetti d’uso – saranno ora sottoposti ad analisi approfondite prima di essere trasferiti al Museo Nazionale della Repubblica Cecena.

Le ricerche aprono nuove prospettive per lo studio della storia del Caucaso settentrionale, un’area ancora poco conosciuta ma fondamentale per comprendere le connessioni tra Europa orientale e Asia nel corso dei millenni.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze ✅
#archeologia #archeologiaRussa #Calcolitico #Caucaso #Cecenia #culturaAlanica #EtàDelBronzo #necropoli #notizie #Russia #scavi #scaviArcheologici #scoperte

Molise, nel parco archeologico di Sepino spunta una domus di età imperiale: c’è anche un’iscrizione e un tesoretto di monete del V secolo

Elena Percivaldi

Grande scoperta in Molise. Una domus monumentale affacciata sul decumano, dotata persino di un articolato sistema per il riscaldamento dell’acqua, è la scoperta più significativa emersa dalle recenti campagne di scavo nel sito di Saepinum, compreso nel parco archeologico di Sepino (attuale Sepino), in provincia di Campobasso. Il rinvenimento, comunica il Ministero della Cultura, proviene dall’area di Porta Bojano e rappresenta un’acquisizione di grande rilievo per la conoscenza dell’edilizia privata di pregio nell’Italia romana.

L’edificio, caratterizzato da un ingresso scenografico direttamente sulla strada principale est-ovest, presenta una complessa articolazione planimetrica e fu abitato a lungo, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.

Una residenza d’élite

La domus restituisce un vero e proprio palinsesto edilizio, in cui le diverse fasi costruttive si sovrappongono e dialogano tra loro. Le indagini hanno evidenziato come la residenza, inizialmente concepita come abitazione di prestigio, abbia subito nel tempo modifiche sostanziali.

Durante la tarda antichità, alcuni ambienti vengono riconvertiti a funzioni produttive e di stoccaggio, segno di un cambiamento nelle dinamiche economiche e sociali. Questo dato è particolarmente significativo perché documenta, in modo concreto, il riuso degli spazi urbani in una fase storica spesso poco leggibile nei contesti archeologici.

Le dimensioni dell’edificio, che si estendono oltre l’area attualmente indagata, confermano quanto già suggerito dalle prospezioni geofisiche, lasciando intravedere la presenza di ambienti ancora tutti da scavare.

Contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua, con decorazioni stilizzate (foto ©Ministero della Cultura)

Ceramiche e oggetti: tracce della vita quotidiana

Le fasi più antiche della domus sono testimoniate da materiali di età augustea e tiberiana, tra cui spiccano antefisse e ceramiche di qualità elevata. Nei livelli successivi, fino al III secolo d.C., si registra una consistente presenza di sigillata africana, che suggerisce l’esistenza di rapporti commerciali con le province del Mediterraneo.

Accanto ai materiali ceramici, lo scavo ha restituito anche un insieme significativo di oggetti d’uso quotidiano: lucerne in terracotta, piccoli contenitori, ornamenti e oggetti personali in bronzo quali anelli e una chiave di scrigno, che contribuiscono a ricostruire la dimensione domestica della residenza.

Un impianto per il riscaldamento dell’acqua

Tra i rinvenimenti più notevoli spicca un grande contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua. L’oggetto, decorato con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone, è affiancato da frammenti di tubature e valvole.

Questa scoperta rappresenta una testimonianza estremamente rara delle tecnologie idrauliche adottate nelle abitazioni di alto livello, offrendo indicazioni preziose sul grado di comfort e sulle competenze tecniche raggiunte.

L’iscrizione del 139 d.C. e il legame con il potere imperiale

Le indagini più recenti hanno restituito anche frammenti architettonici in marmo e un’iscrizione onoraria datata al 139 d.C., durante l’impero di Antonino Pio.

Frammento di iscrizione (foto ©Ministero della Cultura)

L’epigrafe documenta un intervento riconducibile alla sfera imperiale e conferma il rapporto diretto tra Saepinum e l’amministrazione centrale, contribuendo a definire il ruolo di prestigio della città nell’Italia romana.

Dal Foro alle attività produttive: una città in trasformazione

Parallelamente, sono riprese le indagini nell’area del Foro, dove lo studio di centinaia di blocchi architettonici sta permettendo di ricostruire il volto monumentale della città in età imperiale.

(foto ©Ministero della Cultura)

In questo settore sono emerse anche strutture più antiche, tra cui canalizzazioni e ambienti con vasche riconducibili a un edificio produttivo di età tardo-repubblicana, probabilmente legato alla lavorazione della lana. Si tratta di un elemento importante per comprendere le attività economiche e le dinamiche che precedono la piena romanizzazione del sito.

Il cardo massimo e un tesoretto di età bizantina

Le indagini lungo il cardo massimo, presso Porta Terravecchia, hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica della strada, evidenziandone la continuità d’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età romana.

Una delle monete del tesoretto (foto ©Ministero della Cultura)

Ed è proprio qui che è stato rinvenuto un tesoretto di monete del V secolo d.C., attribuibile a una fase di occupazione bizantina, a documentare la persistenza della vita nel sito anche in epoca tardo-imperiale.

Le ricerche, destinate a proseguire, permetteranno di definire con maggiore precisione l’estensione degli edifici e l’organizzazione degli spazi, contribuendo ad approfondire la conoscenza di uno dei contesti archeologici più rilevanti dell’Italia centro-meridionale.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅
#AntoninoPio #archeologia #archeologiaRomana #cittàRomane #domusRomana #impiantiIdrauliciRomani #InEvidenza #Molise #notizie #Saepinum #scavi #scaviArcheologici #scoperte #Sepino

 Apollosa (BN), lungo la via Appia riemerge un monumento funerario romano con scene di gladiatori

S&A

Un monumento funerario romano decorato con scene di gladiatori è stato scoperto nel territorio di Apollosa, in provincia di Benevento, lungo un tratto dell’antica Via Appia. Il rinvenimento, emerso durante indagini archeologiche coordinate dalla locale Soprintendenza, restituisce un importante testimonianza del prestigio delle élite locali in età augustea.

La scoperta, resa nota anche dal Ministero della Cultura, è stata presentata pubblicamente nel corso di un incontro dedicato agli studi e alle attività di recupero, che ha offerto un primo quadro interpretativo del complesso.

Un sepolcro monumentale lungo la Regina Viarum

Le indagini hanno portato al recupero di circa venti blocchi in pietra calcarea e all’individuazione dell’accesso a una camera funeraria affrescata. Il monumento, di forma probabilmente circolare, doveva raggiungere un diametro di circa dodici metri, dimensioni che indicano una committenza di alto livello.

La collocazione lungo la Via Appia, asse viario strategico del mondo romano, non appare casuale: le sepolture monumentali lungo le grandi strade erano infatti strumenti di autorappresentazione sociale, ben visibili ai viaggiatori di passaggio e funzionali alla costruzione della memoria familiare.

Le scene gladiatorie e il significato iconografico

L’elemento più significativo è rappresentato dalle raffigurazioni di gladiatori scolpite sui blocchi lapidei. L’apparato decorativo suggerisce l’esistenza di un legame diretto del defunto con l’organizzazione dei ludi gladiatori: i magistrati spettavano infatti diversi oneri (munera) tra i quali quello di finanziare i giochi e gli spettacoli pubblici.

Nel contesto dell’Italia romana, tali immagini non sono semplici motivi ornamentali, ma veri e propri indicatori di status e strumenti di comunicazione simbolica. La scelta di questo repertorio iconografico rimanda a valori di prestigio, munificenza e consenso pubblico.

Dalla scoperta al cantiere archeologico

Il rinvenimento è avvenuto in seguito all’esondazione del torrente Serrentella, che ha portato alla luce alcuni blocchi lapidei. La segnalazione di un volontario, Marco Zamparelli, ha attivato l’intervento della Soprintendenza, permettendo l’avvio di uno scavo sistematico sotto la direzione scientifica degli archeologi.

Le prime analisi collocano la costruzione del sepolcro all’inizio del I secolo d.C., in una fase di intensa riorganizzazione del territorio lungo la Via Appia, tra Caudium e Montesarchio.

Tutela, studio e valorizzazione del sito

I materiali recuperati sono attualmente conservati presso il centro operativo della Soprintendenza a Benevento, dove sono oggetto di studio e documentazione. Parallelamente si stanno sviluppando progetti di ricostruzione virtuale, utili a restituire l’aspetto originario del monumento e a facilitarne la fruizione pubblica.

Il Comune di Apollosa ha già avviato iniziative per la valorizzazione del sito, con l’obiettivo di inserirlo nei percorsi culturali legati alla Regina Viarum. La scoperta contribuisce così a rafforzare il ruolo della Via Appia come asse privilegiato per la lettura del paesaggio archeologico della Campania romana.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅
#Apollosa #archeologiaCampana #Benevento #BeneventoArcheologia #etàAugustea #gladiatori #ludiGladiatori #monumentiFunerariRomani #RomaAntica #scavi #scaviArcheologici #sepolcroRomano #Soprintendenza #ViaAppia

Salerno | Pontecagnano Faiano, dagli scavi emerge una necropoli sannitica con 34 tombe: molte infantili, due con cinturone

Elena Percivaldi

Le ricerche archeologiche nel territorio di Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno, continuano a restituire importanti testimonianze della storia dell’antico insediamento etrusco-campano. Nell’area occupata in passato dal tabacchificio ATI Alfani gli archeologi hanno completato l’indagine di un ulteriore segmento della necropoli meridionale, portando alla luce nuove sepolture che arricchiscono il quadro delle conoscenze sul sito.

Pontecagnano Faiano, vista dall’alto dello scavo (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Gli scavi rientrano nelle attività di archeologia preventiva condotte sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, avviate in occasione di lavori pubblici e interventi edilizi privati. Questo tipo di indagini consente di verificare la presenza di resti archeologici prima dell’avvio dei cantieri, garantendo la tutela del patrimonio storico.

Le ricerche hanno restituito 34 sepolture databili tra il IV e il III secolo a.C., appartenenti alla fase sannitica della storia dell’antico centro.

Tombe distribuite in gruppi familiari

L’analisi preliminare delle strutture funerarie suggerisce che l’area sepolcrale fosse organizzata secondo piccoli raggruppamenti legati ai nuclei familiari. La maggior parte delle tombe consiste in fosse scavate nel terreno, chiuse superiormente con tegole disposte a formare una copertura inclinata.

Pontecagnano Faiano, Tomba 10149 (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Accanto a queste sepolture più semplici sono state individuate anche soluzioni costruttive realizzate con blocchi lapidei: due tombe presentano casse in travertino, mentre un’altra è stata costruita con elementi in tufo.

Molte sepolture infantili

Tra i dati più significativi emersi dalle indagini vi è la presenza di numerose tombe di individui molto giovani. Quindici delle sepolture rinvenute appartengono infatti a neonati e bambini, con età comprese tra i due e i dieci anni.

Questo elemento offre agli archeologi indicazioni preziose per lo studio delle dinamiche demografiche e delle pratiche funerarie della comunità sannitica che abitava l’area in età ellenistica.

Corredi funerari tra armi e ornamenti

I materiali rinvenuti all’interno delle tombe confermano caratteristiche ben note della cultura sannitica. Le sepolture maschili restituiscono armi come punte di lancia o giavellotto, mentre in quelle femminili sono stati individuati ornamenti personali, tra cui anelli e fibule utilizzati per fermare le vesti.

Pontecagnano Faiano, Tomba 10167 (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli studiosi riguarda la presenza di cinturoni in bronzo in due tombe appartenenti a bambini tra i cinque e i dieci anni. Questo oggetto è solitamente associato alle sepolture di uomini adulti e potrebbe riflettere un valore simbolico legato allo status o all’identità familiare.

Ceramiche legate ai rituali funerari

Il corredo ceramico rinvenuto nelle tombe è piuttosto limitato nel numero di oggetti, ma mantiene un chiaro significato rituale. Quando presente, è costituito da recipienti collegati alle pratiche del banchetto funerario, tra cui patere, skyphoi e piccole coppe utilizzate per il consumo di bevande.

In alcune sepolture sono stati inoltre trovati contenitori per unguenti, le cosiddette lekythoi, piccoli vasi che nelle pratiche funerarie antiche erano legati ai gesti di cura e commemorazione del defunto.

Pontecagnano Faiano, Tomba 10167, particolare del cinturone (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Un sito chiave per la storia della Campania antica

Le scoperte si inseriscono in un lungo percorso di ricerca archeologica nel territorio di Pontecagnano Faiano, avviato già negli anni Sessanta del Novecento. Grazie a decenni di indagini è stato possibile ricostruire con sempre maggiore precisione la storia dell’antico centro etrusco-campano, abitato senza interruzioni dagli inizi del IX secolo a.C. fino all’età romana.

Per ragioni di tutela, comunica la Soprintendenza, i risultati complessivi delle ricerche attualmente in corso saranno resi pubblici solo al termine delle indagini. Successivamente saranno promosse iniziative di valorizzazione e divulgazione, con l’obiettivo di rendere accessibili alla comunità i reperti e le nuove conoscenze emerse dagli scavi.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato ufficiale della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino (FB)
#archeologia #archeologiaCampania #archeologiaPreventiva #corrediFunerariSanniti #necropoliSannitica #notizie #PontecagnanoFaiano #SABAPSalernoEAvellino #scavi #scaviArcheologici #scaviArcheologiciSalerno #scoperte #scoperteArcheologiche #storiaAnticaItalia #tombeAntiche

Ostia, scoperto uno dei più antichi complessi episcopali del cristianesimo

Elena Percivaldi

Una monumentale chiesa paleocristiana con annesso palazzo episcopale è emersa durante gli scavi archeologici in corso nel settore sud-orientale di Ostia Antica, l’antico porto di Roma. Il complesso, datato intorno al 330 d.C., costituisce uno dei più antichi esempi conosciuti di sede vescovile monumentale e rivela con rara abbondanza di documentazione come il cristianesimo, dopo la svolta costantiniana, iniziò a dotarsi di architetture pubbliche e di rappresentanza paragonabili a quelle del potere civile.

Gli scavi in corso © Archiv Ostia-Projekt

La scoperta è il risultato delle campagne di scavo condotte tra 2023 e 2025 da un’équipe internazionale guidata da Sabine Feist dell’Università di Bonn, con la collaborazione dell’Università di Colonia e del Deutsches Archäologisches Institut.

L’archeologa Sabine Feist, del Dipartimento di Archeologia Cristiana dell’Università di Bonn. ©Barbara Frommann/Uni Bonn

Una grande basilica alle porte della città

Le indagini archeologiche hanno permesso di identificare un vasto complesso ecclesiastico di circa 50 × 80 metri, già individuato grazie alle prospezioni geofisiche effettuate negli anni Novanta.

Ricostruzione della basilica sulla base dei risultati degli scavi del 2023 e del 2024. © Ricostruzione: Daniel Hinz

Il complesso è costituito da una basilica, un battistero con vasca circolare, un atrio, oltre a diversi altri ambienti collegati alla residenza del vescovo.

Vista aerea: Nella parte anteriore, è visibile la doppia cinta muraria; dietro si vede l’Aula, al centro il Battistero con il fonte battesimale circolare e dietro di esso l’Atrio. © Archiv Ostia-ProjektScavo e documentazione dell’auditorium © Archiv Ostia-Projekt

La chiesa fu edificata sopra i resti di una insula romana, un grande edificio residenziale a più piani tipico dell’urbanistica imperiale. Questa scelta testimonia la trasformazione della città tardoantica: vecchie strutture urbane venivano riadattate alle nuove funzioni religiose e liturgiche mentre il cristianesimo assumeva un ruolo sempre più centrale dopo l’impero di Costantino.

Lo scavo © Archiv Ostia-Projekt

Il sito è rimasto straordinariamente ben leggibile perché, a differenza di quanto accaduto a molte altre basiliche paleocristiane, non ha subito grandi ricostruzioni in epoca medievale. Per questo gli archeologi possono studiarne la forma originaria con un livello di precisione difficilmente riscontrabile altrove.

La sorprendente aula del palazzo episcopale

La scoperta più interessante riguarda la grande aula di rappresentanza collegata alla residenza del vescovo. L’ambiente misura circa 8 × 20 metri e doveva raggiungere un’altezza superiore agli otto metri, dimensioni eccezionali per l’epoca.

Pavimento musivo dell’aula © Archiv Ostia-Projekt

Le tracce architettoniche – rivestimenti marmorei, pavimenti a mosaico – confermano l’importanza cruciale dell’edificio, la cui monumentalità richiamava quella delle sale di rappresentanza dell’élite romana. Il dato è significativo perché dimostra come i primi vescovi, la nuova “classe dirigente” della tarda antichità, adottassero gli stessi modelli architettonici degli edifici civili per affermare ed esercitare la propria autorità.

Secondo gli studiosi non esisterebbero esempi paragonabili ad Ostia nel IV secolo, il che fa dell’aula un caso quasi unico nel panorama archeologico della città.

Mille anni di occupazione nel cuore di Ostia

Un altro elemento di grande interesse riguarda la continuità di vita del quartiere. L’area della chiesa rimase abitata molto più a lungo rispetto ad altre parti della città portuale, con tracce di frequentazione che giungono fino all’alto Medioevo.

La lunga occupazione offre agli archeologi la rara occasione di seguire l’evoluzione di un intero settore urbano di Ostia per quasi un millennio, dalla città imperiale alla fase medievale. Le prossime campagne di scavo, già programmate per il 2026, dovranno chiarire il ruolo che il complesso episcopale rivestì nel processo di sviluppo della comunità locale.

📘 Fonte della notizia

  • ✅ Comunicato stampa ufficiale dell’Università di Bonn

#archeologia #archeologiaCristiana #archeologiaRomana #basilichePaleocristiane #chiesePaleocristiane #Costantino #CristianesimoAntico #episcopio #InEvidenza #notizie #OstiaAntica #ParcoArcheologicoDiOstia #portoDiRoma #scavi #scaviArcheologici #scoperte #tardoImperoRomano

❗ 𝗚𝗿𝗲𝗰𝗶𝗮❟ 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗶𝗻 𝗘𝗹𝗶𝗱𝗲

🏛️ Nel tempio arcaico di Samikon emergono lamine di bronzo, tracce dell’incendio che distrusse il santuario e un grande acroterio decorato. Gli archeologi ipotizzano anche la presenza di un archivio sacro.

#archeologia #greciaantica #scaviarcheologici #samikon #peloponneso #Grecia
Foto: ©Ministero della Cultura della Grecia

➡️ Articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cxC

https://storiearcheostorie.com/2026/03/10/scavi-tempio-arcaico-samikon-elide/?utm_source=mastodon&utm_medium=jetpack_social

Grecia, nuove scoperte nel santuario arcaico di Samikon

S&A

Nuovi risultati emergono dalle ricerche archeologiche nel sito di Kleidi presso Samikon, in Elide, nel Peloponneso occidentale. Qui gli scavi condotti dall’Eforato delle Antichità di Elide e dall’Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze hanno portato alla luce reperti che aiutano a comprendere meglio la funzione e la storia di un tempio arcaico distrutto da un violento incendio. Le indagini rientrano nel programma di ricerca quinquennale avviato nel 2022 e diretto dalle archeologhe Birgitta Eder ed Erofili-Iris Kolia. Lo comunica in una nota il Ministero della Cultura greco.

Vista del tempio dopo il completamento dei lavori nel 2025 ©Ministero della Cultura della Grecia

Il tempio arcaico di Kleidi

L’edificio sacro, probabilmente costruito nella seconda metà del VI secolo a.C., misura circa 28 metri di lunghezza e 9,5 metri di larghezza. La pianta presenta una soluzione architettonica particolare: il tempio è suddiviso in due ampie sale indipendenti, entrambe attraversate lungo l’asse da una fila centrale di colonne.

Il sito archeologico di Kleidi Samikon ©Ministero della Cultura della Grecia

La campagna di scavo più recente si è concentrata nella sala nord-occidentale, dove già nel 2024 erano stati rinvenuti una grande iscrizione in bronzo e un perirrhanterion marmoreo quasi integro, il bacino lustrale utilizzato nei santuari greci per le abluzioni rituali prima delle cerimonie sacre.

Tracce dell’incendio e deposito di lamine bronzee

La rimozione di uno spesso livello di tegole laconiche frantumate, appartenenti al crollo del tetto, ha messo in evidenza le tracce dell’incendio che distrusse il tempio in antico.

Lamine in bronzo ©Ministero della Cultura della Grecia

Sul pavimento della sala gli archeologi hanno individuato numerosi reperti, tra cui un accumulo di sottili lamine di bronzo fortemente deformate dal calore e successivamente deteriorate dall’azione dell’umidità del terreno. Il contesto di ritrovamento, insieme alla grande iscrizione emersa nella precedente campagna, rafforza l’ipotesi che questo ambiente fosse utilizzato come spazio archivistico, destinato alla conservazione di documenti o dediche incise su supporto metallico.

Sigillo raffigurante una donna che inginocchiata che fa il bagno ©Ministero della Cultura della Grecia

Un grande acroterio in terracotta

Tra i ritrovamenti più significativi figurano anche tre frammenti di un acroterio discoidale in terracotta, un elemento architettonico decorativo collocato sul tetto dell’edificio.

Frammenti di acroterio in terracotta ©Ministero della Cultura della Grecia

I frammenti permettono di ricostruire un acroterio con diametro originario di almeno un metro, decorato con vernice nera e rossa e caratterizzato da fasce sovrapposte in rilievo, probabilmente parte dell’apparato ornamentale del santuario.

Specchio in bronzo ©Ministero della Cultura della Grecia

Le ricerche a Kleidi presso Samikon proseguiranno nei prossimi anni nell’ambito del programma scientifico in corso fino al 2026, sostenuto dalla Fondazione Gerda Henkel e dall’Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze.

Tutte le foto: copyright ©Ministero della Cultura della Grecia

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Ministero della Cultura greco
#acroterio #archeologia #archeologiaGreca #Elide #epocaArcaica #Grecia #iscrizioniInBronzo #KleidiSamikon #notizie #Samikon #santuariGreci #scavi #scaviArcheologici #scaviArcheologiciGrecia #scoperte #tempioArcaico

Roma, tombe affrescate e colombari dell’età imperiale: scoperta una necropoli monumentale lungo la via Ostiense | LE FOTO

Elena Percivaldi

Una vasta area funeraria romana, con tombe monumentali decorate e sepolture ben conservate: l’ultima dimora di un gruppo familiare di 13 persone vissute a cavallo dell’era cristiana. E’ questa l’ultima, spettacolare scoperta effettuata lungo la Via Ostiense, nella zona di San Paolo fuori le Mura, dove sono in corso gli scavi di archeologia preventiva in vista della costruzione di un nuovo studentato.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

A circa un metro di profondità gli archeologi hanno individuato strutture funerarie appartenenti alla grande necropoli che si sviluppava fuori dalle mura di Roma, lungo una delle principali arterie stradali della città antica.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Il contesto fa parte della cosiddetta “Necropoli Ostiense“, attiva tra la tarda età repubblicana e il tardo impero, di cui oggi sono visibili importanti settori archeologici come il Sepolcreto Ostiense e la Rupe di San Paolo.

La scoperta è avvenuta durante le indagini condotte dal Ministero della Cultura attraverso la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma.

Un complesso di edifici funerari monumentali

Lo scavo, diretto dall’archeologa Diletta Menghinello, ha rivelato un nucleo di cinque edifici funerari di età imperiale disposti lungo un asse orientato nord-est / sud-ovest.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Le strutture presentano caratteristiche architettoniche ben riconoscibili: pianta quadrangolare, copertura a volta, murature in laterizio e ambienti sepolcrali interni articolati

Davanti ai cinque edifici principali sono state individuate due strutture minori, probabilmente funzionali all’accesso o a pratiche rituali.

Un sesto edificio funerario, orientato perpendicolarmente rispetto agli altri, insieme ai resti di ulteriori ambienti, suggerisce che l’intero complesso fosse organizzato attorno a un cortile centrale, configurando un piccolo complesso funerario familiare o collegiale.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Colombari decorati: nicchie per urne cinerarie

Gli edifici sepolcrali sembrano appartenere alla tipologia dei colombari, una forma di tomba collettiva diffusa soprattutto tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C.

Il termine deriva dal latino columbarium, letteralmente “colombaia”, perché le pareti interne presentano numerose nicchie sovrapposte, destinate a ospitare urne cinerarie contenenti le ceneri dei defunti dopo la cremazione.

Nonostante lo scavo sia ancora in fase iniziale, le camere funerarie mostrano già un apparato decorativo sorprendentemente ricco.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Tra gli elementi individuati figurano intonaci affrescati con fasce cromatiche e motivi vegetali, decorazioni in stucco, edicole decorative e figure legate alla simbologia funeraria romana

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Tra queste compaiono rappresentazioni di oranti – figure con le braccia sollevate in gesto di preghiera – e Vittorie alate, simboli del trionfo sulla morte e dell’immortalità dell’anima.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Con il proseguire delle indagini gli archeologi sperano di recuperare ulteriori elementi, in particolare epigrafi funerarie, corredi sepolcrali e pavimentazioni decorative, che potranno fornire informazioni preziose sull’identità sociale dei defunti.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Un’aula absidata e ambienti con mosaici

L’indagine archeologica ha portato alla luce anche altre strutture, collocate più vicino all’antico tracciato stradale e a profondità maggiori. Tra queste spiccano un’aula absidata e un grande ambiente in laterizio con resti di pavimento musivo.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

La funzione di questi spazi non è ancora chiara. Potrebbe trattarsi di ambienti destinati a rituali funerari, a banchetti commemorativi oppure al culto dei defunti, tutte pratiche ampiamente documentate in numerosi contesti funerari romani.

Solo il proseguimento dello scavo permetterà di comprendere con precisione il ruolo di questi edifici all’interno del complesso.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Una necropoli che cambia nel tempo: le sepolture tardoantiche

Il sito però testimonia anche una seconda fase di utilizzo funerario. Dietro il settore monumentale di età imperiale, separato da un lungo muro costruito con blocchetti di tufo, è stata individuata una necropoli più modesta di età tardo-antica.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Questa fase più tarda presenta caratteristiche differenti, con sepolture più semplici e scarsi oggetti di corredo. Il cambiamento riflette le trasformazioni sociali e culturali in atto tra il III e il V secolo d.C. per effetto della diffusione del cristianesimo.

La Necropoli Ostiense: uno dei più grandi cimiteri dell’antica Roma

La nuova scoperta arricchisce la conoscenza della Necropoli della via Ostiense, una delle più vaste aree funerarie dell’antica Roma. Come noto, le leggi romane vietavano le sepolture all’interno della città. Per questo tombe e monumenti funerari si allineavano lungo le strade in uscita dall’Urbe, creando veri e propri paesaggi funerari monumentali ancora oggi, come nel caso ad esempio della via Appia, ben percepibili.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Nel caso della via Ostiense, l’area sepolcrale fu frequentata per diversi secoli, accompagnando l’espansione urbana e la crescita demografica della capitale dell’impero.

Archeologia preventiva: quando i cantieri diventano occasioni di scoperta

Il rinvenimento dimostra ancora una volta l’importanza della verifica preventiva dell’interesse archeologico, uno strumento previsto dalla normativa italiana per valutare la presenza di resti antichi prima dell’avvio dei lavori edilizi.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Secondo Luigi La Rocca, capo Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, questi interventi rappresentano un’opportunità scientifica fondamentale. Grazie a tali indagini è infatti possibile ricostruire la topografia dell’antica Roma, approfondire gli aspetti antropologici e sociali delle necropoli e integrare i nuovi ritrovamenti nel tessuto della città contemporanea.

Nel caso della necropoli ostiense, l’obiettivo è tutelare e valorizzare il complesso, mantenendo allo stesso tempo il progetto dello studentato e valutando la possibile fruizione pubblica del sito archeologico.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale della Soprintendenza Speciale di Roma
#archeologia #archeologiaPreventiva #archeologiaUrbana #colombariRomani #InEvidenza #necropoliOstiense #necropoliRomana #notizie #Roma #RomaArcheologia #scavi #scaviArcheologici #scoperte #sepoltureRomane #SoprintendenzaSpecialeDiRoma #tombeRomane #viaOstiense