Neolitico in Liguria: dai crani antichi emerge una storia complessa di incontri tra popoli

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La Liguria si conferma uno dei contesti più preziosi per indagare le popolazioni del passato. La regione rappresenta infatti un caso quasi unico nel panorama europeo: la straordinaria concentrazione di resti umani provenienti da contesti archeologici, soprattutto grotte, ha creato nel tempo un vero archivio biologico. Gran parte di questi materiali, oggi conservati nei musei, deriva da scavi storici condotti in siti emblematici del Finalese, area che da oltre un secolo costituisce uno dei punti di riferimento per lo studio della preistoria mediterranea.

Questa disponibilità consente di affrontare ricerche su larga scala senza interventi invasivi, lavorando su collezioni già documentate e stratigraficamente affidabili.

Liguria, un archivio naturale per lo studio delle popolazioni preistoriche

I risultati più recenti arrivano da una ricerca internazionale pubblicata sulla rivista scientifica Archaeological and Anthropological Sciences, che ha preso in esame individui provenienti da diversi siti del Finalese, sia costieri sia dell’entroterra .

Il lavoro nasce da una collaborazione ampia e interdisciplinare che coinvolge le Università di Pisa, Cagliari, Firenze, Palermo e Bordeaux e il CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique).

All’interno del team, il contributo archeologico è stato coordinato da Elisabetta Starnini dell’Università di Pisa, impegnata nell’inquadramento dei dati biologici nel contesto culturale e materiale delle comunità neolitiche.

L’arrivo dell’agricoltura e il contatto tra comunità diverse

L’indagine si concentra sulla fase iniziale del Neolitico, quando – a partire dal 6000 a.C. – gruppi di agricoltori provenienti dal Vicino Oriente raggiunsero l’Europa, entrando in contatto con le popolazioni locali di cacciatori-raccoglitori .

La Liguria, crocevia tra Mediterraneo e area continentale, si rivela un osservatorio privilegiato per studiare queste interazioni, anche grazie alla continuità di frequentazione delle grotte, documentata dalla preistoria più antica fino alle fasi neolitiche.

La forma del cranio come traccia delle relazioni tra popolazioni

Il cuore dello studio è rappresentato dall’analisi morfometrica dei crani, applicata a un campione di 27 individui. Attraverso modelli statistici avanzati, i ricercatori hanno confrontato le forme craniche con ampi dataset europei, utilizzando la morfologia come indicatore delle relazioni biologiche tra popolazioni.

Questo approccio consente di cogliere differenze sottili e di ricostruire dinamiche demografiche che spesso sfuggono alle sole evidenze materiali.

Dal mescolamento iniziale alla stabilizzazione delle comunità

I risultati restituiscono un quadro complesso. Nelle fasi iniziali del Neolitico emerge una certa variabilità, compatibile con fenomeni di mescolanza tra agricoltori e gruppi locali. Non si tratta dunque di una semplice sostituzione, ma di una fase di interazione attiva.

Localizzazione geografica dei siti neolitici della Liguria occidentale analizzati nello studio; 1 Arma di Nasino; 2 Caverna delle Arene Candide; 3 Arma del Sanguineto (o “della Matta”) e Arma del Morto; 4 Arma della Pollera; 5 Arma dell’Aquila; 6 Grotta Marina di Bergeggi. Mappa creata utilizzando: https://d-maps.com/carte.php?num_car=2322&lang=it e https://srvcarto.regione.liguria.it/geoviewer2/pages/apps/geoportale/index.html ; copyright 2025 tecnologie Maxar

Successivamente, la popolazione appare più uniforme. Questo dato, tuttavia, non indica una scomparsa dei cacciatori-raccoglitori, bensì una progressiva stabilizzazione, con una riduzione dei contatti e delle integrazioni esterne. La minore variabilità biologica riflette quindi una trasformazione nelle reti sociali e nei modelli di relazione.

Interpretare i dati: il ruolo decisivo dell’archeologia

Come sottolineato dagli stessi autori, i dati antropologici acquistano significato solo se letti alla luce delle evidenze archeologiche. Materiali come ceramiche, strumenti litici e strutture insediative permettono di comprendere come questi contatti si siano concretizzati nella vita quotidiana.

È proprio questa integrazione tra discipline a rendere lo studio particolarmente rilevante: non una semplice analisi biologica, ma una ricostruzione articolata delle dinamiche storiche e culturali.

Migrazioni preistoriche: un fenomeno tutt’altro che lineare

Il caso ligure conferma che le migrazioni neolitiche non seguono schemi uniformi. L’incontro tra gruppi umani produce esiti diversi a seconda dei contesti locali, generando combinazioni di integrazione, continuità e cambiamento.

In questo senso, la Liguria si configura come un laboratorio privilegiato per comprendere la natura dinamica e non lineare del popolamento umano, offrendo un contributo decisivo al dibattito europeo sulla neolitizzazione.

📘 Fonte scientifica

  • 📄 D’Amore, G., Di Marco, S., Samsel, M.. et al., Origins and interactions of Neolithic populations from Liguria (NW Italy): a craniofacial morphometric study
  • 🏛️ Università di Cagliari, Università di Firenze, Università di Palermo, CNRS e Università di Bordeaux
  • 📚 Archaeological and Anthropological Sciences (peer-reviewed) 18, 80 (2026).
  • 🔗 https://doi.org/10.1007/s12520-026-02440-6

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Università di Pisa ✅
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🧠 Cosa raccontano davvero i crani del Neolitico ligure?
Uno studio internazionale pubblicato nel 2026 svela una storia molto più complessa del previsto tra agricoltori e cacciatori-raccoglitori.

📍 Dal Finalese emergono nuove risposte (e nuove domande) sulla preistoria europea

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Neolitico in Liguria: dai crani antichi emerge una storia complessa di incontri tra popoli

Studio internazionale pubblicato su Archaeological and Anthropological Sciences analizza resti del Finalese e rivela le dinamiche tra agricoltori e cacciatori nel Neolitico.

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