di Gino Rago, il Vuoto, lo specchio, da “I platani sul tevere diventano betulle” (Progetto Cultura, pp. 175, 12 euro, 2020) Ermeneutica della nuova ontologia estetica
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di Gino Rago
il vuoto, lo specchio
Ulisse in vestaglia
Ulisse è in vestaglia,
Si ubriaca tra le stoviglie della reggia.
«Spio la vita dalle fenditure a distanza neutra dagli eventi.
Estraneo a me stesso annuso il giorno con le certezze d’un rabdomante,
Taglio il percorso della luce
Quando rimbalza dalle bottiglie al cuore».
Chi davvero sei?
«Sono in vestaglia, navigo da libro a libro,
Sbaglio i vettori della rosa dei venti,
Sa, non sempre indovino la stella polare,
Schivo a fatica scogli, fingo naufragi,
Mi invento qualche approdo di fortuna,
Lo vedi anche tu… L’Odissea?
È una grande bugia».
*
Cara Signora Jolanda W.,
Il mio amico [di Roma]*, quello che si occupa del Signor Nulla,
litiga di nascosto con lo specchio.
Lo fa tutti i giorni, non dategli molto credito,
dice che fa i conti con il Vuoto,
Il Vuoto che capta altro Vuoto.
Il tempo cade sotto forma di polvere, opacizza l’immagine,
sbiadisce le fotografie, scontorna il presente, il futuro e il passato,
il mio amico se la prende con il Signor K.
Una donna, la sgualdrina di Vivaldi, fa un valzer con il primo che passa,
Marie Laure Colasson mangia una Sacher con panna,
lo vedo attraverso la vetrata della Gebäck der Prinzessin Sissi.
Che volete, i miei amici, quelli della nuova ontologia estetica,
hanno un debole per le pasticcerie.
Adesso lo vedo allo specchio mentre si rade la barba e fischietta.
Una risata da dietro i gerani.
*[Il mio amico di Roma è Giorgio Linguaglossa]
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Seconda lettera a Giorgio linguaglossa
[Omero, Virgilio, Dante, il tempo]
Caro Signor Linguaglossa,
rispondo ancora io alla Sua missiva,
collaboro con il Suo amico da poco, sono Annette,
la pronipote di S. W.,
zia Simone per alcuni era la ‘mistica Simone’,
per altri ‘Simone-la-filosofa’, per altri ancora la ‘rivoluzionaria’.
Per me, fu e rimane Zia Simone dai capelli sempre in disordine,
la donna senza trucchi,
pronta a spingere il suo corpo contro ogni tirannia.
[…]
In questo momento G.R. non è nel bugigattolo
che anche io chiamo il-suo-studio per non deluderlo.
Si è precipitato per le scale, è andato a sedare una rissa.
Nella piazzetta sotto casa litigano Virgilio e Omero sull’idea
[di tempo
e sul verso alessandrino. Mi pare di avere notato fra i litiganti
anche l’Alighieri, spiando dai vetri della finestra.
Dante dava ragione a Virgilio, al suo concetto di movimento
[lineare,
al suo modello lineare dell’esistenza:
«Ha ragione Virgilio, altro che tautologia tra causa ed effetto
e cerchi che si chiudono,
altro che ritorno perpetuo alle origini.
Enea non torna e non fa ritorno nemmeno il mio Ulisse…».
Il bacio
Cara Signora Lipska,
oggi Vienna fa scintille alla Kesselringplatz.
Il tram ferma la sua corsa,
dal Belvedere arrivano gli strilli di Kokoschka,
è in polemica con Schiele per« ll Bacio» di Klimt,
l’aria d’autunno si guasta.
Il mio amico* ha scritto:
«[…] due specchi si specchiano nel vuoto,
illuminano il vuoto, specchiano il vuoto che e nel loro interno […]»
Il vuoto dentro lo specchio e assenza o cruna nell’ago
verso la più alta conoscenza?
Non l’uomo ma un cane al buio sbraita alla luna.
Dal vaudeville in fondo alla locanda:
«un miliardesimo di miliardesimo della grandezza di un atomo
è già luce dello sperma siderale».
La Kesselringplatz non ricorda più l’Impero, né Sissi.
Francesco Giuseppe. A Trieste, a Piazza dell’Unità,
fin dall’alba lascia il Castello di Duino,
tracanna Campari e spritz al Caffè degli Specchi.
A Vienna la principessa balla con un uomo senza qualità.
*È Giorgio Linguaglossa
10 – Le città
Cara Signora Jolanda,
ieri ho fermato quell’uomo che mi tormenta.
Passa da qui ogni mercoledi,
mi fissa negli occhi e prosegue:
«Chi sei? Cosa porti nella borsa?»
«Sono un poeta. Nella borsa porto il mio destino
per indirizzi ignoti, letti d’alberghi, strade spaventate.
Anch’io avevo un nome ma non lo ricordo più,
il destino ha lasciato quel nome sull’acqua del fiume.
Nei caffè di Cracovia ora tutti mi chiamano
“il-poeta-santo-bevitore”.
Questo nome ora è il mio destino».
Se non a Lei a chi potrei dire
che le città che lasciammo ci inseguono.
Portiamo in giro il nostro passato
Cara Signora Jolanda W.,
Portiamo in giro il nostro passato
in una busta di plastica del supermercato.
Nessuno saprà che un tempo fummo nella fabbrica dell’amore.
I testimoni che possono affermarlo sono tutti morti.
Lei, da poeta lo sa:
i morti ai processi dei vivi
si avvalgono sempre della facoltà di non rispondere.
Il nostro amico di Cracovia si spoglia in un pied-a-terre
con la sua donna.
Aprono insieme una bottiglia di Coca-Cola,
si guardano negli occhi.
Si abbracciano come due sconosciuti sull’abisso.
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Ermeneutica
Gino Rago (1950) è un po’ l’erede dei situazinisti francesi. Nelle sue poesie adotta la procedura che va sotto il nome di nuova ontologia estetica, preferisce nominare i poeti a lui cari, i luoghi, le vie di residenza, le atmosfere collegate a quei luoghi e solo a quei luoghi. I personaggi, fantasmatici e reali, sono i suoi interlocutori privilegiati, ma si tratta di una finzione; adotta la forma della missiva a vari interlocutori, reali o fantasmatici: Madame Hanska, la Signora Jolanda W., Giorgio Linguaglossa, Ewa Lipska, Marie Laure Colasson e altri intelocutori della poesia dell’Ombra, proprio per abdicare al ruolo dell’io lirico-elegiaco, proprio per allontanare quanto più possibile l’io panopticon, l’io plenipotenziario e sostituirlo con un io-generico, un io-niente, un io-indifferenziato, un io-indifferente, un io-anonimo… E così iniziare a fare una poesia, appunto, da una mancanza, da una assenza, da una epoché.
Si tratta di una strategia di sopravvivenza della poiesis nell’epoca della sua disparizione cibernetica, della dis-apparizione tout court, della disperazione, della dis-seminazione, della dif-ferenza. Questo è il modo prescelto da Gino Rago nella sua strategia di aggiramento e aggiornamento dell’io post-lirico. Ma non è la sola strategia, ve ne sono altre. Per esempio, Gino Rago si affida totalmente al polittico, alla giunzione e giustapposizione di polinomi frastici estraniati dai quali è stato espunto, intenzionalmente, l’io plenipotenziario. Ecco, direi che questo atto intenzionale faccia da presupposto a tutta la sua poesia.
L’infinito, Dio, ovvero, la Storia si è spogliato interamente della sua onnipotenza nel finito. Creando il mondo, Dio gli ha, per così dire, affidato la sua propria sorte, è divenuto impotente. E dopo essersi dato totalmente nel mondo, non ha più nulla da offrirci: tocca adesso all’uomo creare un senso, un significato. L’uomo può farlo vegliando a che non accada, o non accada troppo spesso che, a causa dell’uomo, Dio, la Storia debba rimpiangere di aver lasciato essere il mondo. Adesso Ulisse «è in vestaglia», gira per la cucina a farsi un caffè, che altro potrebbe fare?
Però, ad un certo punto, Dio, la Storia ci ha ripensato e ci ha consegnato l’epoca delle guerre in serie, ha inviato sulla Terra il poeta Gino Rago con una consegna precisa: «Così, almeno, prima o poi, gli umani metteranno la testa a posto. Chissà che non si ravvedano», agli umani che, nell’estremo pericolo, «si abbracciano come due sconosciuti sull’abisso».
(Giorgio Linguaglossa)
Gino Rago è nato a Montegiordano (Cs) nel 1950 e vive tra Trebisacce (Cs) e Roma. Laureato in Chimica Industriale presso l’Università La Sapienza di Roma è stato docente di Chimica. Ha pubblicato in poesia: L’idea pura (1989), Il segno di Ulisse (1996), Fili di ragno (1999), L’arte del commiato (2005), I platani sul Tevere diventano betulle (2020). Sue poesie sono presenti nelle antologie Poeti del Sud (2015), Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2016). È presente nel saggio di Giorgio Linguaglossa Critica della Ragione Sufficiente (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2018). È presente nell’Antologia bilingue curata da Giorgio Linguaglossa How the Trojan War Ended I Dont’t Remember (Chelsea Editions, New York, 2019). È nel comitato di redazione della Rivista di poesia, critica e contemporaneistica “Il Mangiaparole”, è redattore delle Riviste on line lombradelleparole.wordpress.com – È uno degli autori presenti nella Antologia Poetry kitchen 2022 e Poetry kitchen 2023, nella Agenda 2023 Poesie kitchen edite e inedite (2022) e nel libro di saggi di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Progetto Cultura, Roma, 2022. Nel 2022 pubblica la raccolta Storie di una pallottola e della gallina Nanin sempre con Progetto Cultura di Roma. È nel comitato di redazione della Rivista di poesia, critica e contemporaneistica “Il Mangiaparole” e redattore della rivista on line lombradelleparole.wordpress.com.
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