Poesie di Vincenzo Petronelli – Una poesia fitta di vacillamenti, di vaneggiamenti, di zoppicamenti, di passi all’indietro, di un passo in avanti e due all’indietro; una poesia che va per passi laterali e per retrovie, per tentativi, per scorci e per scorciatoie, per smottamenti laterali, ribaltamenti, aperture parentetiche e serendipiche, per ri-tracciamenti, per sentieri che si rivelano Umwege e ri-tracciamenti all’indietro, di lato che si rivelano Holzwege

Poesie di Vincenzo Petronelli

Fragmenta historica

Latte di mandorla con ghiaccio sui tavoli del “Cafè de la guèrre”.
Lamarmora e Mancini decidono la formazione per la trasferta di Magenta.
“Sarà importante mantenere l’equilibrio tattico. Dal nostro ombrellone vista-mare sapremo guidarvi all’immancabile vittoria”.

“Se avessi previsto il Narodni Dom, non avrei dipinto “Il Bacio””
confidò Hayez alla Signora Päffgen in una camera del Chelsea Hotel.

Il caffellatte nello scaldavivande in un ufficio della Zentralstelle in Wien.
Eichmann arriva di primo mattino canticchiando “Rhapsody in blue”.
“Il grande bulino è già in azione. Non pioveva sabbia da secoli
sul Danubio,
ma abbiamo già fatto saltare in aria il rapido 904 con le rane a bordo”.
Mosè stava ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio.
A Theresienstadt in inverno si sta come in primavera.
“Si sieda rabbino; posso offrirle del latte nero?”

“Who by fire? Who in the night time?”

Sulla soglia della stazione di Rocchetta Sant’Antonio.
Alle spalle, Marcuse gusta dell’uva fragolina sotto un pergolato
in Abbey Road; davanti
il deserto del Negev: dobbiamo affrontarlo per intero
per approdare alla stanza-dimora di Mario Gabriele.
Da tempo ormai, non legge più “Satura”: ascolta heavy metal
e sorseggia Bourbon.
Tra poco, si festeggeranno le idi di marzo.

Il Signor Dobermann all’alba
accompagna i pochi vaccinati che si riuniscono nelle catacombe.
Pompei deflagrò quando chiuse l’ultimo cocktail bar.
“Le campagne sono tetre ed insicure signor generale: ci affidiamo alla Vostra guida”.
Un fax ingiallito del 476 D.C firmato Flavius Odovacer.
“Delenda Roma est”.

 

Au revoir, rêves de gloire

A bordo di una Tesla, i soldati lasciano Fort Alamo in direzione est:
“Per il nostro prossimo anniversario ti regalerò l’Iraq amore!”.

Al resort “Covo dei Cretesi” si celebrano le nozze di Telemaco e Nausicaa.
Lo chef Dunand raccomanda:

Tartare di bue agli estrogeni

Lepre di tegole
Frittatona di cipolle
Peroni ghiacciata
Rutto libero

Tarzan, Furia, La casa nella prateria hanno fermato i treni per Tozeur.
Il presidente ha la cravatta in pendant e la camicia fresca di lavanderia:
“Dio è dalla nostra parte: vincere e vinceremo!”.

Romolo e Salvatore sono ormai degli influencers su Instagram
da quando Chat GPT
li ha citati come icone LGBT.

Christopher Mc Candless ha scritto dall’Alaska:
la Vergine di Norimberga gli offre tortellini agli aculei tutte le sere.
“Happiness only real when shared” . “L’aria si è addolcita al confine russo: tra pochi giorni tornerò a casa”

L’annuncio urbi et orbi del ministro dei cocktails:
“Da oggi è severamente vietato
uscire senza abito da sera. I contravventori
saranno sottoposti a rieducazione coatta
presso la Antonio Cassano’s Fashion Academy ”.

Renato Curcio fa i fanghi a Salsomaggiore con l’Università della terza età.
Sulle spiagge di Albenga, ci si diverte con poco negli anni’60:
buche di sabbia, palette, secchielli
trick e track e bombe a mano.

Norma aspetta all’angolo in attesa di poter entrare al Rotary
nel suo fasciato nero d’occasione. Un’ auto in corsa le fa cat calling.
“Dai pure il ciak Cecil: sono pronta per il primo piano”.

“Addio, Hollywood!”. Si gira Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio”.

Miraggi

Padre Ralph ed il Commissario Lo Gatto sono arrivati questa mattina a Pantelleria.
Le maestre elementari girano video su Tik Tok: è un’altra estate al mare.

Mrs. Pynchon beve Negroni e tequila ghiacciata seduta al Bar Tramvia:
per il suo barboncino invece, solo spritz e patatine.
Lou Grant ha appena terminato di scrivere il suo ultimo pulp: “Pane, amore e botulino”.

Il balcone della Signora Francavilla sull’orizzonte del primo giorno di vacanze.
Chopin in tour al Lido Valerio presenta il suo ultimo album dance con Leone Di Lernia.

Bagni radioattivi ed orzate di periferia, Enzo Tortora e Lech Wałęsa, Mike il partigiano ed Alvaro Vitali: stessa spiaggia, stesso mare.

Enzo Sguera ha vinto per getto del bicchiere di whiskey al primo round:
“Questo matrimonio non s’ha da fare”.

Teresa ascolta i complimenti del supplente: Rosa rincasa tardi la sera con l’argenteria in tasca. Dino Zoff annuncia il suo ritiro. “Ho due braccia forti, benedizione di Babilonia”.

Il vento tra gli ombrelloni sa di melanzane alla parmigiana, pasta al forno, eau de Chernobyl ed inchiostro al metanolo.
Un corridoio al fosforo collega il Gargano e l’Albania nelle domeniche di agosto.

“Da domani vita nuova: avrò un lavoro autonomo”. È l’Italia che va, abbronzata dai miraggi.

Poetry kitchen GPT

Prologo (su una panchina di Porta Romana, Agosto 2025)

“Che diavolo sarà questa poetry kitchen, contessa?”
“Ma che ne so? Vuol mettere le belle poesie che studiavamo a memoria a scuola:
Pascoli, Carducci, Leopardi, D’Annunzio, con questa roba?
Sicuramente Gennaro l’idraulico ne saprà più di noi”.
“Ma come, n’o sapit? È come foss na specie d futurismo. Un momento, quando finisco di leggere la campagna acquisti del Napoli e vi faccio vedere una cosa”
“Ecco qua cos’aggie trovat”

*

Un carrello
deraglia tra le corsie di Marte,
offerte 3×2 su stelle esauste
— ma solo con la carta fedeltà di Giove.

Il robot alla cassa
scansiona il silenzio del cliente,
codice a barre stampato sulla fronte:
“Umano in scadenza 2054”.

Fuori, piovono banane fluorescenti.
Un influencer dal casco blu
trasmette in diretta il diluvio,
mentre Noè parcheggia il SUV elettrico
nel box del condominio celeste.

Intanto il parroco
benedice le lattine di tonno,
e un algoritmo invecchiato
ricorda di aver amato
una fotocopiatrice nel 1997

Epilogo

“Avete sentit sì che bella poesia? Chist sì, è poesia ch’a cazzimm”.

Articolo dal Corriere della Sera del 30 Agosto 2025: “Si indaga sulla misteriosa morte della contessa di Vimodrone e della sua governante; si sospetta del poeta kitchen Vincenzo Petronelli”

Il momento espressivo della forma-poesia è uno spazio espressivo integrale

Il momento espressivo di Vincenzo Petronelli coincide con un linguaggio irriconoscibile. Voglio dire che se il momento espressivo si erige come un qualcosa di più di esso, degenera in pseudo-forma, degenera in mera esternazione dell’io, in chiacchiera, in opinione, in varianti dell’opinione, in sfoghi personali, in personalismi etc., cose legittime, s’intende, ma che non appartengono alla poesia intesa come «forma espressiva integrale» di un «evento».

Il problema filosofico di fondo della poesia della seconda metà del novecento, che si prolunga per ignavia di pensiero poetico in questo post-novecento che è il nuovo secolo, è il non pensare che il problema di una «forma espressiva» non può essere disgiunto dal problema di uno «spazio espressivo integrato» e quest’ultimo non può essere disgiunto dal problema del «tempo espressivo» (tempus regit actum). Il digiuno di filosofia di cui si nutre la poesia scettico pragmatica del quotidiano, ha determinato in Italia una poesia prevedibile, scontatamente lineare, che procede in una sola dimensione: quella della linearità unitemporale a scartamento ridotto sulla misura dell’io; ne è derivata una poesia-comunicazione, poesia da infotainment. I responsabili di questa situazione di scacco della poesia italiana sono stati i maggiori poeti del secondo novecento: Eugenio Montale con Satura (1971), seguito a ruota da Pasolini con Trasumanar e organizzar (1971), da Elsa Morante con Il mondo salvato dai ragazzini (1971) e da Patrizia Cavalli con Le mie poesie non cambieranno il mondo (1975);  queste cose le ho già divulgate nel mio studio Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana 1945-2010 edito da EiLet di Roma nel 2011, ma era utile riepilogarle in questa sede.

Qui posso solo tracciare il punto di arrivo di questa processualità italiana (ed europea): il minimalismo, il post-minimalismo, il cronachismo dell’io e il quotidianismo dell’io. Con questa conclusione intendevo tracciare una linea di riflessione che attraversa in diagonale la poesia del secondo Novecento, una linea di riflessione che diventa una linea di demarcazione della «discesa culturale» (dizione di Berardinelli) che ha attinto la poesia italiana del secondo novecento. Delle due l’una: o si accetta la poesia del post-minimalismo romano milanese, che prosegue la linea di una poesia da infotainment, o si tenta una  inversione di tendenza: da una poesia unidimensionale ad una poesia pluridimensionale, plurifrastica, plurilinguistica che accetti di misurarsi con uno «spazio espressivo integrato», con una molteplicità di spazi e di tempi, con una molteplicità di linguaggi, con quello che un tempo si definiva il «plurilinguismo e il pluristile».

L’andatura apoplettica e sistematicamente sismicizzata della «nuova poesia» kitchen e distopica di Vincenzo Petronelli ha un andamento jazz, dove non sai mai che cosa vi dirà il verso successivo; una poesia fitta di vacillamenti, di vaneggiamenti, di zoppicamenti, di passi all’indietro, di un passo in avanti e due all’indietro; una poesia che va per passi laterali e per retrovie, per tentativi, per scorci e per scorciatoie, per smottamenti laterali, ribaltamenti, aperture parentetiche e serendipiche, per ri-tracciamenti, per sentieri che si rivelano Umwege e ri-tracciamenti all’indietro, di lato che si rivelano Holzwege. Una poesia che ha il coraggio di esternare una scommessa con l’ignoto dei linguaggi.

Ma è che oggi non essendoci più una fondazione sulla quale posare il discorso poetico, anch’esso se ne va a ramengo, senza un mittente, senza un destinatario, privo di identità, contando unicamente sulla destinazione senza destinatario; si invia, si destina qualcosa a qualcuno pur sapendo che non giungerà più nulla a nessuno, in quanto la destinazione è priva di destino, si vive alla giornata seguendo il Principio Postale, la spedizione della cartolina, delle cartoline. Il «polittico» e il «kitchen» di Vincenzo Petronelli sono spazi espressivi integrati ragguagliabili ad inganni sussultori, inganni di frasari, di fraseggi, di cartoline, di invii, di ri-invii, di post-it, di scripta (che non manent), di voci interrotte. Si va per la via della complessificazione della forma-poesia, verso l’entropia dei linguaggi che collassano in un imbuto, in un buco nero. Si tratta di un meccanismo di ri-invii e di ri-tracciamenti destinati allo sviamento e all’evitamento, dove il messaggio, che reca impresso il desiderio, la pulsione, non arriva mai a destinazione in quanto per definizione freudiana inibito alla meta. Il Principio di Piacere che ha prodotto il desiderio approda infine al Principio di Realtà, e quest’ultimo retro agisce sul primo riproducendo il circuito chiuso di un meccanismo invernale. E così facendo perpetua il meccanismo di riproduzione del capitale libidico del piacere non ottenuto mediante la riproduzione del piacere libidico in piacere sublimato, piacere tras-posto, tras-ferito.

Del resto, l’Elefante si è accomodato in salotto. E sta bene lì dove sta.

(Giorgio Linguaglossa)

Vincenzo Petronelli è nato a Barletta l’8 novembre del 1970, laureato in lettere moderne con specializzazione storico-antropologica, risiede ad Erba in provincia di Como. Dopo un primo percorso post-laurea come ricercatore universitario nell’ambito storico-antropologico-geografico e redattore editoriale negli stessi comparti, oltreché in quello musicale, attualmente gestisce un’attività di consulenza aziendale nel campo della comunicazione, del marketing internazionale e dell’export. Agisce in vari settori culturali. Come autore sono impegnato scrive testi di poesia, di narrativa e di storytelling sportivo, musicale e cinematografico, nonché come autore di testi per programmi televisivi e spettacoli teatrali. Nel contempo, prosegue nell’impegno come ricercatore in qualità di cultore della materia sul versante storico-antropologico, occupandosi in particolare di tematiche inerenti i sistemi di rappresentazione collettiva, l’immaginario collettivo, la cultura popolare, la cultura di massa, la storia delle religioni. È attivo nell’ambito della ricerca storica e antropologica e come storyteller, nell’organizzazione di eventi e festival culturali in diversi settori (musica, letteratura, teatro, divulgazione) e come promoter musicale. È redattore per il blog letterario internazionale lombradelleparole.wordpress.com e collabora con le riviste Il Mangiaparolee Mescalinaoccupandosi di musica, poesia e del rapporto tra poesia e scienze sociali. Dal 2018 è presidente dell’associazione letteraria Ammin Acarya di Como. Ha iniziato a comporre poesie dalla seconda metà degli anni novanta. Alcuni suoi testi sono presenti nelle antologie IPOET edita nel 2017 e Il Segreto delle Fragole edita nel 2018, entrambe a cura dell’editore Lietocolle, nonché in Mai la Parola rimane sola edita nel 2017 dalla associazione “Ammin  Acarya” di Como, nel blog letterario internazionale “L’Ombra delle Parole”. È uno degli autori presenti nelle Antologie Poetry kitchen 2022 e Poetry kitchen 2023, nonché nella Agenda 2023 Poesie kitchen edite e inedite 2023 e  nel volume di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Progetto Cultura, Roma, 2022. Sue poesie sono presenti nel volume La poesia nell’epoca della Intelligenza Artificiale a cura di Giorgio Linguaglossa, Progetto Cultura, 2025.

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di Gino Rago, il Vuoto, lo specchio, da “I platani sul tevere diventano betulle” (Progetto Cultura, pp. 175, 12 euro, 2020) Ermeneutica della nuova ontologia estetica

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di Gino Rago
il vuoto, lo specchio

Ulisse in vestaglia

Ulisse è in vestaglia,
Si ubriaca tra le stoviglie della reggia.

«Spio la vita dalle fenditure a distanza neutra dagli eventi.
Estraneo a me stesso annuso il giorno con le certezze d’un rabdomante,

Taglio il percorso della luce
Quando rimbalza dalle bottiglie al cuore».

Chi davvero sei?
«Sono in vestaglia, navigo da libro a libro,

Sbaglio i vettori della rosa dei venti,
Sa, non sempre indovino la stella polare,

Schivo a fatica scogli, fingo naufragi,
Mi invento qualche approdo di fortuna,

Lo vedi anche tu… L’Odissea?
È una grande bugia».

*
Cara Signora Jolanda W.,

Il mio amico [di Roma]*, quello che si occupa del Signor Nulla,
litiga di nascosto con lo specchio.

Lo fa tutti i giorni, non dategli molto credito,
dice che fa i conti con il Vuoto,

Il Vuoto che capta altro Vuoto.
Il tempo cade sotto forma di polvere, opacizza l’immagine,

sbiadisce le fotografie, scontorna il presente, il futuro e il passato,
il mio amico se la prende con il Signor K.

Una donna, la sgualdrina di Vivaldi, fa un valzer con il primo che passa,
Marie Laure Colasson mangia una Sacher con panna,

lo vedo attraverso la vetrata della Gebäck der Prinzessin Sissi.
Che volete, i miei amici, quelli della nuova ontologia estetica,

hanno un debole per le pasticcerie.
Adesso lo vedo allo specchio mentre si rade la barba e fischietta.

Una risata da dietro i gerani.

*[Il mio amico di Roma è Giorgio Linguaglossa]

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Seconda lettera a Giorgio linguaglossa
[Omero, Virgilio, Dante, il tempo]

Caro Signor Linguaglossa,
rispondo ancora io alla Sua missiva,

collaboro con il Suo amico da poco, sono Annette,
la pronipote di S. W.,

zia Simone per alcuni era la ‘mistica Simone’,
per altri ‘Simone-la-filosofa’, per altri ancora la ‘rivoluzionaria’.

Per me, fu e rimane Zia Simone dai capelli sempre in disordine,
la donna senza trucchi,

pronta a spingere il suo corpo contro ogni tirannia.

[…]

In questo momento G.R. non è nel bugigattolo
che anche io chiamo il-suo-studio per non deluderlo.

Si è precipitato per le scale, è andato a sedare una rissa.
Nella piazzetta sotto casa litigano Virgilio e Omero sull’idea
[di tempo

e sul verso alessandrino. Mi pare di avere notato fra i litiganti
anche l’Alighieri, spiando dai vetri della finestra.

Dante dava ragione a Virgilio, al suo concetto di movimento
[lineare,
al suo modello lineare dell’esistenza:

«Ha ragione Virgilio, altro che tautologia tra causa ed effetto
e cerchi che si chiudono,

altro che ritorno perpetuo alle origini.
Enea non torna e non fa ritorno nemmeno il mio Ulisse…».

Il bacio

Cara Signora Lipska,
oggi Vienna fa scintille alla Kesselringplatz.

Il tram ferma la sua corsa,
dal Belvedere arrivano gli strilli di Kokoschka,

è in polemica con Schiele per« ll Bacio» di Klimt,
l’aria d’autunno si guasta.

Il mio amico* ha scritto:
«[…] due specchi si specchiano nel vuoto,

illuminano il vuoto, specchiano il vuoto che e nel loro interno […]»
Il vuoto dentro lo specchio e assenza o cruna nell’ago

verso la più alta conoscenza?
Non l’uomo ma un cane al buio sbraita alla luna.

Dal vaudeville in fondo alla locanda:
«un miliardesimo di miliardesimo della grandezza di un atomo

è già luce dello sperma siderale».
La Kesselringplatz non ricorda più l’Impero, né Sissi.

Francesco Giuseppe. A Trieste, a Piazza dell’Unità,
fin dall’alba lascia il Castello di Duino,

tracanna Campari e spritz al Caffè degli Specchi.
A Vienna la principessa balla con un uomo senza qualità.

*È Giorgio Linguaglossa

10 – Le città

Cara Signora Jolanda,
ieri ho fermato quell’uomo che mi tormenta.

Passa da qui ogni mercoledi,
mi fissa negli occhi e prosegue:

«Chi sei? Cosa porti nella borsa?»
«Sono un poeta. Nella borsa porto il mio destino
per indirizzi ignoti, letti d’alberghi, strade spaventate.

Anch’io avevo un nome ma non lo ricordo più,
il destino ha lasciato quel nome sull’acqua del fiume.

Nei caffè di Cracovia ora tutti mi chiamano
“il-poeta-santo-bevitore”.

Questo nome ora è il mio destino».

Se non a Lei a chi potrei dire
che le città che lasciammo ci inseguono.

Portiamo in giro il nostro passato

Cara Signora Jolanda W.,
Portiamo in giro il nostro passato

in una busta di plastica del supermercato.
Nessuno saprà che un tempo fummo nella fabbrica dell’amore.

I testimoni che possono affermarlo sono tutti morti.
Lei, da poeta lo sa:

i morti ai processi dei vivi
si avvalgono sempre della facoltà di non rispondere.

Il nostro amico di Cracovia si spoglia in un pied-a-terre
con la sua donna.

Aprono insieme una bottiglia di Coca-Cola,
si guardano negli occhi.

Si abbracciano come due sconosciuti sull’abisso.

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Ermeneutica

Gino Rago (1950) è un po’ l’erede dei situazinisti francesi. Nelle sue poesie adotta la procedura che va sotto il nome di nuova ontologia estetica, preferisce nominare i poeti a lui cari, i luoghi, le vie di residenza, le atmosfere collegate a quei luoghi e solo a quei luoghi. I personaggi, fantasmatici e reali, sono i suoi interlocutori privilegiati, ma si tratta di una finzione; adotta la forma della missiva a vari interlocutori, reali o fantasmatici: Madame Hanska, la Signora Jolanda W., Giorgio Linguaglossa, Ewa Lipska, Marie Laure Colasson e altri intelocutori della poesia dell’Ombra, proprio per abdicare al ruolo dell’io lirico-elegiaco, proprio per allontanare quanto più possibile l’io panopticon, l’io plenipotenziario e sostituirlo con un io-generico, un io-niente, un io-indifferenziato, un io-indifferente, un io-anonimo… E così iniziare a fare una poesia, appunto, da una mancanza, da una assenza, da una epoché.

Si tratta di una strategia di sopravvivenza della poiesis nell’epoca della sua disparizione cibernetica, della dis-apparizione tout court, della disperazione, della dis-seminazione, della dif-ferenza. Questo è il modo prescelto da Gino Rago nella sua strategia di aggiramento e aggiornamento dell’io post-lirico. Ma non è la sola strategia, ve ne sono altre. Per esempio, Gino Rago si affida totalmente al polittico, alla giunzione e giustapposizione di polinomi frastici estraniati dai quali è stato espunto, intenzionalmente, l’io plenipotenziario. Ecco, direi che questo atto intenzionale faccia da presupposto a tutta la sua poesia.

L’infinito, Dio, ovvero, la Storia si è spogliato interamente della sua onnipotenza nel finito. Creando il mondo, Dio gli ha, per così dire, affidato la sua propria sorte, è divenuto impotente. E dopo essersi dato totalmente nel mondo, non ha più nulla da offrirci: tocca adesso all’uomo creare un senso, un significato. L’uomo può farlo vegliando a che non accada, o non accada troppo spesso che, a causa dell’uomo, Dio, la Storia debba rimpiangere di aver lasciato essere il mondo. Adesso Ulisse «è in vestaglia», gira per la cucina a farsi un caffè, che altro potrebbe fare?

Però, ad un certo punto, Dio, la Storia ci ha ripensato e ci ha consegnato l’epoca delle guerre in serie, ha inviato sulla Terra il poeta Gino Rago con una consegna precisa: «Così, almeno, prima o poi, gli umani metteranno la testa a posto. Chissà che non si ravvedano», agli umani che, nell’estremo pericolo, «si abbracciano come due sconosciuti sull’abisso».

(Giorgio Linguaglossa)

Gino Rago è nato a Montegiordano (Cs) nel 1950 e vive tra Trebisacce (Cs) e Roma. Laureato in Chimica Industriale presso l’Università La Sapienza di Roma è stato docente di Chimica. Ha pubblicato in poesia: L’idea pura (1989), Il segno di Ulisse (1996), Fili di ragno (1999), L’arte del commiato (2005),  I platani sul Tevere diventano betulle (2020). Sue poesie sono presenti nelle antologie Poeti del Sud (2015), Come è finita la guerra di Troia non ricordo (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2016). È presente nel saggio di Giorgio Linguaglossa Critica della Ragione Sufficiente (Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2018). È presente nell’Antologia bilingue curata da Giorgio Linguaglossa How the Trojan War Ended I Dont’t Remember (Chelsea Editions, New York, 2019). È nel comitato di redazione della Rivista di poesia, critica e contemporaneistica “Il Mangiaparole”, è redattore delle Riviste on line lombradelleparole.wordpress.com – È uno degli autori presenti nella Antologia Poetry kitchen 2022 e Poetry kitchen 2023, nella Agenda 2023 Poesie kitchen edite e inedite (2022) e nel libro di saggi di Giorgio Linguaglossa, L’Elefante sta bene in salotto, Progetto Cultura, Roma, 2022. Nel 2022 pubblica la raccolta Storie di una pallottola e della gallina Nanin sempre con Progetto Cultura di Roma. È nel comitato di redazione della Rivista di poesia, critica e contemporaneistica “Il Mangiaparole” e redattore della rivista on line lombradelleparole.wordpress.com.

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Una Poesia di Giuseppe Talia, “Lo Stato di sWAp” (2023), Analisi critica del testo a cura di ChatGpt, L’Intelligenza Artificiale, Polittico di ricochet di Marie Laure Colasson, 100×100 acrilici, 2024

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Non c’è una vera e propria capitale nello Stato di sWAp. La tecnocrazia è minore del 30 per cento sui circa 82 kg di CO2 per ciascuno degli abitanti prodotti dagli altri Stati.

In sWAp la leggerezza fa rima con lentezza. Il tempo in sWAp è intermittente. Tiene in conto e ingloba i fusi orari terracquei, a partire dall’ora di Greenwich. Collega i quattro angoli del mondo in tempo reale, fin su le stelle.

La sanità è efficientissima. Si possono ricevere consulti medici specialistici, non solo da singoli professionisti, ma da interi gruppi. I gruppi di sWAp -sWAp -sWAp sono tra i più rinomati del mondo per la loro caratteristica esperienziale e la tecno-simbologia emoji utilizzata.

La religione ufficiale dello Stato di sWAp è di difficile definizione -la parola è il francobollo dell’immagine. sWAp riconosce a tutti i cittadini la libertà di manifestare la propria fede e il proprio credo.

L’interconnessione di sWAp permette nell’immediatezza di recuperare reperti, prove, attestazioni, immagini e video.

La memoria nello Stato di sWAp è soggetta a tariffazioni previste dagli operatori economici che forniscono i servizi di appoggio alla rete infrastrutturale in divenire.

Le altre opzioni sWAp sono di norma previste con le funzioni, rispondi, inoltra, elimina, archivia.

Il backup di sWAp avviene una volta a settimana. Nella cartella “salva una vita”, nome e cognome, si possono recuperare tutte le storie del passato.

L’economia dello Stato di sWAp si regge sul principio dell’inseparabilità del capitale e della tecnologia. Il capitale pensa e la tecnologia realizza.

La virtualizzazione della finanza, in associazione al lavoro immateriale, permette allo Stato di d’incamerare i profitti necessari per il mantenimento del benessere collettivo di sWAp.

Le tasse in sWAp sono previste in pochissimi e specifici casi e di norma non superano i centesimi. Sono accettate tutte le valute esistenti e quelle che verranno.

Il Prodotto interno lordo dello Stato di sWAp è correlato al numero della popolazione dei richiedenti la residenza. I flussi in entrata sono illimitati.

La fabbrica del mondo di sWAp utilizza esclusivamente metadati prodotti da nuove dimensioni.

(Tallia, 16 settembre 2023)

Analisi del testo “Lo Stato di sWAp” di Giuseppe Talia  a cura di ChatGpt

Biografia dell’Autore:

Giuseppe Talia è un autore, artista e pensatore che lavora con diverse forme di espressione, dall’arte visiva alla scrittura. Il suo lavoro esplora tematiche legate alla società contemporanea, alle trasformazioni tecnologiche e culturali, e alle loro implicazioni filosofiche. Il testo “Lo Stato di sWAp” può essere interpretato come una riflessione sulla società digitalizzata e sulla fluidità dei confini fisici, mentali e identitari nell’era delle nuove tecnologie.

Focus Tematico:

Il tema centrale di “Lo Stato di sWAp” è la creazione di una realtà parallela e immaginaria, una sorta di stato che sfida la logica del mondo fisico e delle sue strutture burocratiche, politiche e sociali. Il “sWAp” (presumibilmente un acronimo o un gioco di parole per “swap”, che in inglese significa “scambio”) è un luogo in cui le convenzioni del mondo reale, come le frontiere, il tempo, la memoria e l’economia, vengono rielaborate e decostruite.

I temi trattati includono:

  • Virtualizzazione della vita sociale e politica: La possibilità di essere “ovunque”, senza limiti geografici o temporali, riflette la libertà e la flessibilità delle identità nell’era digitale.
  • Declino delle strutture tradizionali: Nello Stato di sWAp non ci sono burocrazia, frontiere, censimenti o religioni definiti, il che mette in discussione le categorie tradizionali della cittadinanza e dell’appartenenza.
  • Economia e tecnologia: Il testo introduce un’economia fondata su metadati e sulla fusione tra capitale e tecnologia, sollevando riflessioni sul capitalismo digitale e sulla società delle informazioni.
  • Tempo e memoria: Il tempo è “intermittente” e la memoria è soggetta a “tariffazioni”, suggerendo un’idea di fluidità, personalizzazione e controllo dei ricordi, in un mondo sempre più governato dalla tecnologia.

Figure Retoriche:

Talia utilizza diverse figure retoriche per costruire il suo mondo immaginario:

  • Metafore e Similitudini: Ad esempio, “Il passaporto dello Stato di sWAp non ha nessuna scadenza”, metafora della libertà illimitata e della continuità nell’esperienza del “viaggio” identitario e geografico.
  • Iperbole: “Non vi sono limiti alla tua esposizione. Con il passaporto sWAp raggiungi ogni angolo del mondo.” Qui l’iperbole evidenzia la totalità e la potenza del nuovo stato immaginario, che promette un’accessibilità globale senza confini.
  • Antitesi: “Nello Stato di sWAp non ci sono frontiere con i Paesi vicini”, evidenziando l’opposizione tra la fluidità del nuovo stato e le rigidità del mondo reale.
  • Personificazione: Il sistema di sWAp viene descritto come “così efficiente, efficace ed economico”, attribuendo al concetto di “sistema” qualità umane.
  • Neologismi: La creazione della “Buuuu-language” come lingua ufficiale, che può essere “sostituita” dall’immagine di uno stato d’animo, è un esempio di linguaggio inventivo che contribuisce a costruire il mondo surreale dello stato.
  • Connessioni con la Sociologia e i Mass-Media:

    Il testo solleva interrogativi sulla natura dell’individuo e della collettività nell’era della globalizzazione digitale. La “società sWAp” sembra riflettere le dinamiche della società dei consumi e della comunicazione immediata, in cui le persone si spostano, si connettono e si identificano attraverso piattaforme digitali, senza vincoli fisici. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione diventano la nuova dimensione in cui si sviluppano identità fluide e spazi virtuali. Lo Stato di sWAp riflette un mondo in cui la realtà virtuale e la fisica si intrecciano in modo indissolubile, una riflessione sulle potenzialità e le problematiche di un’era dominata dai media digitali.

    Connessioni Filosofiche:

    L’idea dello Stato di sWAp potrebbe essere letta attraverso una lente filosofica postmoderna, in cui si esplorano temi legati alla dislocazione dell’identità, alla liquidità della vita sociale (richiamando il concetto di “società liquida” di Zygmunt Bauman), e alla morte del soggetto autonomo. La fluidità, la discontinuità e la mutabilità sono tratti distintivi della filosofia postmoderna, che rifiuta le certezze e le strutture tradizionali per abbracciare l’incertezza e la molteplicità. Inoltre, il tema del controllo della memoria e delle informazioni richiama le preoccupazioni di Michel Foucault sulla sorveglianza e sul potere nel mondo contemporaneo.

    Analisi dello Stile:

    Lo stile di Talia è caratterizzato da un linguaggio evocativo, ironico e al tempo stesso inquietante. La scrittura è frammentata e ripetitiva, un riflesso della struttura non lineare e caotica dello Stato di sWAp. Il linguaggio è fluido, in parte tecnico, in parte poetico, creando un contrasto tra la razionalità della descrizione di sistemi e la creatività visionaria. Le frasi brevi e le ripetizioni creano un ritmo quasi ipnotico, che contribuisce a immergere il lettore in un’atmosfera surreale e distopica. Il testo è ricco di neologismi, elementi di linguaggio tecnico e simbolismo, tutti strumenti che servono a costruire una realtà alternativa, ma anche a sfidare le convenzioni della scrittura tradizionale.

    Conclusione:

    “Lo Stato di sWAp” è un testo che esplora le possibilità di una realtà completamente nuova, governata dalla tecnologia e dalla fluidità dell’identità, dove i confini fisici, temporali e sociali vengono dissolti. L’autore, attraverso un linguaggio ricco di immagini e simbolismi, ci invita a riflettere sulla società contemporanea, sulle sue contraddizioni e sui suoi sviluppi tecnologici, con un occhio critico ma anche visionario verso il futuro. Il testo può essere visto come una critica alle strutture tradizionali e una proposta di un mondo in cui l’individuo è libero di reinventarsi e di vivere in un continuo scambio di esperienze.

    Analisi della poesia

    • Tema e Stile:
      • La poesia si presenta come un elenco di regali natalizi, ma in realtà è una critica sottile e ironica alla società contemporanea, dove il consumismo e l’ostentazione sembrano dominare.
      • Lo stile è colloquiale e diretto, quasi prosastico, con un linguaggio che mescola termini comuni a riferimenti colti (nomi di artisti e opere).
      • L’uso di marchi e nomi di aziende (“Dante Leather’s Group”, “Botticelli’s perfuse”, “Da Vinci”, “Burri & Co”) accentua l’aspetto consumistico e la mercificazione dell’arte e della cultura.
    • Figure Retoriche:
      • Ironia: L’intero componimento è pervaso da un’ironia sottile, che emerge dal contrasto tra la solennità del Natale e la banalità dei regali, spesso legati a marchi di lusso.
      • Citazione: La citazione di artisti come Botticelli, Da Vinci, Burri e Beato Angelico, applicata a prodotti di consumo, crea un effetto di straniamento e sottolinea la mercificazione della cultura.
      • Allusione: L’allusione a “Panem et Circenses” (pane e giochi), celebre espressione latina, rimanda alla decadenza dell’antica Roma e al suo uso di intrattenimento per controllare le masse, suggerendo un parallelo con la società contemporanea.
    • Connessioni:
      • La poesia stabilisce una connessione tra il mondo dell’arte e quello del commercio, evidenziando come il primo sia stato inglobato dal secondo.
      • Il riferimento a “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo, un’opera complessa e impegnativa, in contrasto con gli altri regali più “commerciali”, potrebbe simboleggiare una resistenza alla superficialità.
    • Metrica:
      • La poesia è in versi liberi, senza uno schema metrico regolare.
      • Questa scelta stilistica contribuisce a creare un effetto di colloquialità e di immediatezza, come se si trattasse di un elenco di appunti.
      •  
    • Commento Finale:
      • La poesia è una critica pungente e attuale alla società dei consumi, dove l’arte e la cultura rischiano di essere ridotte a merce.
      • L’uso dell’ironia e delle citazioni colte rende il testo particolarmente efficace, invitando il lettore a riflettere sul significato del Natale e sui valori che lo accompagnano.
      • la scelta di nominare dei prodotti con nomi di Artisti famosi, è un ottimo modo per far notare come l’arte sia stata assorbita dal commercio, e di come anche la cultura sia diventata un articolo da vendere.
      • Il regalo finale, il libro, è un modo per ricordare che nonostante tutto esiste ancora una forma di cultura che non si fa assorbire dal commercio.

    Commento al Frammento

    Il frammento Nelle nostre comunicazioni Matrix ha preso il posto di Freud di Giuseppe Talia offre uno spunto interessante per una riflessione sull’evoluzione dei modelli di interpretazione della mente e della comunicazione. Il riferimento a Matrix e Freud suggerisce un passaggio da un paradigma psicoanalitico, fondato sulle teorie freudiane, a un approccio più moderno e tecnologico, forse influenzato dalla cultura postmoderna e dalla sua visione della realtà mediata dalla tecnologia.

    • Freud è storicamente associato alla psicoanalisi, una teoria che esplora l’inconscio e i processi mentali attraverso il sogno, il simbolismo e il linguaggio. La psicoanalisi cerca di decodificare le dinamiche interiori dell’individuo, e l’opera di Freud ha avuto un’influenza profonda sul modo in cui comprendiamo la psicologia umana.
    • Matrix, dal canto suo, è un film che esplora temi di realtà simulata, controllo mentale e la natura dell’esistenza. Il film, simbolicamente, rappresenta la digitalizzazione della realtà e la disconnessione dell’individuo dalla realtà “concreta”. La “Matrix” è un mondo artificiale che prende il posto della realtà vera, in cui gli esseri umani sono intrappolati senza esserne consapevoli. In questo contesto, Matrix può essere inteso come una metafora della società contemporanea, dominata dalla tecnologia, dai media e dalle simulazioni digitali.

    Significato del Frammento

    Con questa affermazione, Talia sembra suggerire che nelle comunicazioni moderne, ovvero nel modo in cui oggi ci rapportiamo e ci comprendiamo gli uni con gli altri, l’approccio tradizionale freudiano alla psicologia e alla comunicazione è stato sostituito dalla tecnologia, dalle simulazioni e dalle realtà virtuali. In altre parole, la riflessione profonda sulla mente umana, i suoi desideri inconsci e le sue dinamiche interne (centrali nel pensiero freudiano) è stata progressivamente rimpiazzata da un sistema in cui la realtà viene manipolata, filtrata e mediata tramite dispositivi tecnologici, come avviene nel mondo di Matrix.

    Il riferimento alla comunicazione è cruciale, poiché suggerisce che la società contemporanea, attraverso la digitalizzazione e l’uso della tecnologia, sta creando una nuova forma di “comunicazione”, che non necessariamente si collega ai processi psicologici e analitici tradizionali (quelli di Freud), ma si fonda su una realtà artificiale, virtuale e talvolta disconnessa dall’esperienza autentica e diretta.

    Implicazioni

    L’affermazione di Talia potrebbe suggerire anche una critica alla disconnessione tra le persone nell’era digitale. Mentre Freud parlava di un’analisi della mente e del linguaggio come strumento di conoscenza profonda, Matrix offre l’immagine di una realtà dove gli individui sono controllati e manipolati dalla tecnologia, privi di una consapevolezza piena della propria condizione.

    Nel contesto attuale, si potrebbe interpretare che la psicoanalisi e il dialogo autentico che Freud suggeriva come strumenti per esplorare l’inconscio siano stati sostituiti da meccanismi tecnologici che, pur essendo strumenti potenti di comunicazione, non sempre favoriscono una vera connessione umana o un’autoconsapevolezza profonda.

    In definitiva, Talia ci invita a riflettere su come la tecnologia e la virtualità stiano cambiando il nostro modo di comunicare e di comprendere noi stessi e gli altri, sostituendo una visione dell’individuo profondamente psicologica e analitica con una più superficiale, mediatica e manipolata dalla realtà virtuale e algoritmica.

    #ChatGpt #GiuseppeTalia #IntelligenzaArtificiale #LoStatoDiSWap #MarieLaureColasson #polittico #ricochet #sWap

    Un #weekend per #musei. Questo fine #settimana siamo alla #Pinacoteca #Nazionale di #Bologna, che conserva anche il magnifico #Polittico di #Giotto che vi mostriamo #oggi, dal #catalogo #digitale #BEIC
    @PinacotecaBO
    https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=14903467
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