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Un vasetto con 71 monete greche del V secolo a.C. è riemerso dagli scavi di Orto Fontanelle.

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Gela, rinvenuto un tesoretto di 71 monete ben conservate

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Nuova scoperta archeologica a Gela, dove gli scavi condotti nel sito di Orto Fontanelle hanno restituito un importante tesoretto monetale di epoca greca. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito delle attività di archeologia preventiva legate ai lavori del Pnrr per la realizzazione del nuovo Palazzo della Cultura.

Gli archeologi hanno individuato un piccolo vasetto contenente 71 monete, quasi tutte in eccellente stato di conservazione e perfettamente leggibili. Le emissioni, databili prevalentemente al V secolo a.C., provengono da tre importanti zecche della Sicilia greca: Agrigento, Gela e Siracusa.

Panoramica dello scavo Gela

Un deposito votivo accanto al sacello

Il tesoro è stato scoperto all’interno di un ambiente annesso a un sacello, elemento che fa ipotizzare un utilizzo di carattere votivo o rituale. Del gruppo monetale fanno parte 67 monete d’argento e 4 in bronzo, conservate in un contesto archeologico rimasto sigillato e sostanzialmente inalterato per oltre duemila anni.

Moneta della zecca di Agrigento databile tra il 485 e 475 a.C.

Secondo gli studiosi, proprio la chiusura del contesto rende il ritrovamento particolarmente prezioso dal punto di vista scientifico. Le monete potranno infatti offrire nuove informazioni sulla circolazione economica, sui rapporti tra le città greche siciliane e sulle pratiche cultuali della Gela antica.

Scarpinato: “Fonte inestimabile di informazioni”

«Si tratta di una grande scoperta – ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato – per l’importanza quantitativa e qualitativa del tesoro rinvenuto, che si aggiunge ai numerosi reperti già recuperati e in fase di studio».

Parte delle monete dello scavo

L’assessore ha sottolineato come le monete costituiscano «una fonte inestimabile di informazioni» grazie alla loro conservazione in un contesto chiuso e integro, elemento che permetterà ulteriori approfondimenti sulla storia della città in età greca.

Nuovi scenari sulla storia della Gela greca

Anche la soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, ha evidenziato il valore del ritrovamento: «Ancora una volta il sottosuolo di Gela restituisce tesori inestimabili. Questo rinvenimento apre nuovi scenari storici che potranno essere approfonditi e divulgati».

Lo scavo è stato condotto dall’archeologo Gianluca Calà con la direzione scientifica della Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta e con l’assistenza sul campo dell’ispettore onorario ai beni archeologici Antonio Catalano.

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  • 📄 Fonte: Regione Siciliana ✅
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Napoli, riapre la sezione Numismatica del MANN: oltre 6mila monete, gioielli antichi e rarissimi tessuti d’oro

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Dal 25 maggio riapre al pubblico la sezione Numismatica del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, completamente rinnovata grazie a un importante intervento di valorizzazione sostenuto dal Ministero della Cultura. Un vero e proprio “museo nel museo”, che accompagnerà i visitatori in un viaggio attraverso la storia della moneta, dall’antica Grecia fino all’età moderna.

Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Il nuovo allestimento comprende oltre seimila monete, medaglie, coni e punzoni, insieme a reperti archeologici che raccontano l’evoluzione dell’economia, degli scambi commerciali e della comunicazione visiva nel mondo antico e medievale.

Un viaggio nella storia della moneta

La moneta non rappresenta soltanto uno strumento economico, ma anche un potente simbolo culturale e politico. Nel corso dei secoli è stata mezzo di propaganda, manifestazione di potere e straordinario veicolo di immagini e messaggi.

Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli

La riapertura della sezione Numismatica del MANN permette oggi di approfondire questi aspetti attraverso un percorso che attraversa epoche e civiltà diverse, offrendo uno sguardo sui sistemi economici dell’antichità, sui prestiti, sull’inflazione e persino sui meccanismi di controllo delle emissioni monetarie.

Tornano esposti i gioielli antichi dopo cinquant’anni

Tra le principali novità dell’allestimento figurano centotrenta gioielli in oro, metalli preziosi e gemme, nuovamente visibili al pubblico dopo oltre mezzo secolo.

I raffinati manufatti greci, italici, magno-greci, etruschi, romani e tardoantichi sono presentati secondo un percorso cronologico e, quando possibile, collegati ai contesti di ritrovamento originari. Le opere testimoniano l’altissimo livello artistico e tecnico raggiunto dalle antiche botteghe orafe del Mediterraneo.

Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli

La sezione dedicata ai gioielli è stata curata scientificamente da Lucia Amalia Scatozza.

I rarissimi tessuti aurei dall’area vesuviana

Tra i reperti più straordinari spiccano quattro rarissimi tessuti aurei provenienti dagli scavi dell’area sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I preziosi frammenti sono stati restaurati grazie alla collaborazione con Opificio delle Pietre Dure e rappresentano testimonianze eccezionali della manifattura tessile romana di età imperiale. Gli studi hanno evidenziato intrecci sofisticati di fili d’oro e seta selvatica, confermando l’elevata qualità delle produzioni di lusso dell’epoca.

Francesco Sirano: “Un ulteriore tassello per la valorizzazione del MANN”

Il Direttore Generale del MANN, Francesco Sirano, ha definito la riapertura della Numismatica un momento fondamentale nella strategia di valorizzazione del museo:

“Presentiamo una collezione rinnovata e più accessibile, con apparati bilingue, resa ancora più affascinante dall’approfondimento sugli antichi gioielli. La riapertura della Numismatica segna un ulteriore tassello nella strategia di valorizzazione per incrementare l’offerta culturale destinata ai cittadini e ai visitatori”.

Foto: Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Sirano ha inoltre sottolineato il valore straordinario del Medagliere del MANN, che conserva circa 160mila esemplari, rendendolo una delle raccolte numismatiche più importanti al mondo.

Nuovi reperti e restauri

In vista della riapertura si è intervenuti anche sul restauro degli arredi storici, sulla pulitura degli esemplari esposti e sull’aggiornamento dell’illuminazione e dei sistemi di videosorveglianza.

Tra le novità espositive spiccano un prezioso ripostiglio di monete proveniente dalla Caupona di Salvius a Pompei e una rara iscrizione funeraria dedicata a un nummularius, figura assimilabile a un cambiavalute romano. La sezione è curata da Renata Cantilena e Floriana Miele.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Museo Archeologico Nazionale di Napoli ✅
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Monete cristiane come talismano contro le incursioni vichinghe: in Danimarca riemergono due rari esemplari inglesi dell’XI secolo

Elena Percivaldi

Due rarissime monete inglesi dell’XI secolo, create con l’intento di proteggere l’Inghilterra dalle incursioni vichinghe, sono state scoperte in Danimarca. I reperti, rinvenuti casualmente con il metal detector, appartengono alla serie definita dagli studiosi “Lamb of God coins” (monete Agnus Dei, potremmo tradurre), emissioni volute nel 1009 dal re inglese Etelredo II (sul trono dal 978 al 1013 e dal 1014 al 1016) durante una delle fasi più drammatiche della storia dell’isola. Dopo anni di raid vichinghi, il sovrano cercò infatti di unire intorno a sé sia i laici che la Chiesa attraverso digiuni, penitenze e l’adozione di simboli religiosi destinati a invocare l’intervento divino contro gli invasori.

Le due monete ritrovate. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.

Simboli cristiani e propaganda

Le monete, ritrovate una vicino a Løgumkloster e l’altra a Kåstrup, nella regione di Thy (nello Jutland), si distinguono chiaramente dalle altre emissioni inglesi dell’epoca. Mentre i conii tradizionali raffiguravano il re e la croce, questi esemplari mostrano sul recto un agnello con una croce, simbolo del sacrificio di Cristo. Sotto la figura dell’agnello si distingue una tavoletta con le lettere greche alfa e omega, allusione al principio e alla fine di ogni cosa. Sul verso compare invece una colomba, simbolo dello Spirito Santo. Le due immagini, fortemente connotate in chiave religiosa, testimoniano il tentativo della monarchia inglese di utilizzare la moneta come strumento di propaganda politica e coesione spirituale.

Moneta trovata a Thy. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale Danese.

Monete trasformate in gioielli vichinghi

Secondo Gitte Tarnow Ingvardson, curatrice del Museo Nazionale Danese, c’è però molto di più. A oggi sono noti soltanto una trentina di esemplari di queste monete nel mondo, ma solo quattro o cinque provengono dall’Inghilterra: la maggior parte delle monete è stata ritrovata in Scandinavia e nei Paesi baltici. Come mai? Secondo la studiosa, la ragione è semplice. Molte di esse presentano piccoli anelli o modifiche che indicano chiaramente come siano state riutilizzate come gioielli, probabilmente appesi al collo. Per i Vichinghi, dunque, questi oggetti avevano probabilmente un valore simbolico, religioso o anche soltanto estetico.

Moneta trovata a Løgumkloster. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale Danese

La scoperta danese conferma ancora una volta l’intensità dei rapporti tra il mondo anglosassone e quello scandinavo durante l’età vichinga, caratterizzata non soltanto da guerre e saccheggi, ma anche da fitti scambi culturali, economici e religiosi.

Leggi anche: Un pezzo da gioco vichingo rivela l’acconciatura “di moda” ai tempi di Harald Bluetooth

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L’influenza inglese sulla monetazione danese

Le incursioni vichinghe in Inghilterra portarono infatti enormi quantità di monete anglosassoni nel Nord Europa, influenzando profondamente anche il sistema monetario danese.

“La zecca danese è ispirata e si basa sul sistema monetario inglese, che all’epoca era molto ben organizzato. I Vichinghi scoprirono presto che era molto più conveniente usare monete piuttosto che tagliare l’argento in pezzi durante gli scambi commerciali”, spiega Gitte Tarnow Ingvardson.

I re scandinavi iniziarono presto a imitare le monete inglesi, e le “Agnus Dei” non fanno eccezione. Sia Canuto il Grande che suo figlio Hardecanuto (o Canuto III) e in seguito Sweyn II Estridsson adottarono, nelle loro emissioni monetarie, motivi iconografici molto simili.

Gitte Tarnow Ingvardson esamina una delle monete. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.

Secondo la studiosa, queste monete sono quindi molto più che semplici strumenti di scambio: racchiudono la storia delle relazioni tra Inghilterra e Scandinavia, della diffusione del cristianesimo nel Nord Europa e persino della formazione dello Stato danese nel Medioevo.

Nate per ottenere protezione dai Vichinghi, le monete Agnus Dei finirono per essere apprezzate dagli stessi invasori al punto che le trasformarono – ironia della sorte – in amuleti o pendenti, dando ad esse un nuovo significato e una nuova vita.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Museo Nazionale Danese ✅

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Operazione “Numisma” contro il traffico di reperti internazionali: sequestrate migliaia di monete antiche

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Duro colpo al traffico internazionale di monete antiche da parte dei militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cagliari al termine dell’indagine “Numisma”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Sassari. L’operazione ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo nelle città di Sassari e Bologna nei confronti di cinque dei sette indagati, accusati di ricettazione ed esportazione illecita di beni archeologici.

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Sassari, ha riguardato anche i conti correnti utilizzati per la gestione dei proventi illeciti. Le autorità hanno disposto il sequestro di rapporti finanziari fino a concorrenza del profitto del reato, stimato in circa 250 mila euro.

Dalle aste internazionali alle indagini dei Carabinieri

L’inchiesta, avviata nel giugno 2022 dal Nucleo TPC di Cagliari, è partita dall’individuazione in un’asta estera di 36 rare monete d’oro di età sardo-bizantina. Alcuni esemplari risultavano facilmente riconoscibili perché pubblicati nel 1996 da uno studioso di Sassari, elemento che ha fatto sospettare un’uscita clandestina dal territorio italiano.

Da quel primo riscontro gli investigatori hanno ricostruito una rete di vendita internazionale. Monete di interesse archeologico venivano immesse sul mercato attraverso case d’asta specializzate, ignare della provenienza illecita dei materiali. Nel corso dell’indagine sono stati effettuati sequestri anche in Spagna e Austria.

Oltre 1.500 lotti venduti tra il 2022 e il 2024

Tra il 2022 e il 2024 il gruppo avrebbe immesso sul mercato più di 1.500 lotti di monete antiche, in gran parte di epoca punica, romana e bizantina. I reperti, privi di documentazione di provenienza, hanno generato un giro d’affari stimato intorno al mezzo milione di euro.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’attività sarebbe stata gestita da alcuni collezionisti sardi con la mediazione di un esperto numismatico che curava i rapporti con le case d’asta. Coinvolto anche un ex mercante numismatico e filatelico di Sassari, accusato di aver immesso sul mercato nazionale e internazionale beni archeologici di provenienza illecita.

Recuperate circa 4.000 monete antiche

L’operazione ha consentito di recuperare e restituire allo Stato italiano circa 4.000 monete antiche, comprese alcune in oro. Tra i materiali sequestrati figura anche un raro elemento scultoreo in marmo riconducibile a un culto pagano di età romana, ritenuto di particolare interesse culturale.

Il risultato investigativo è stato possibile grazie alla collaborazione tra magistratura italiana ed estera, forze di polizia e specialisti del settore, tra cui archeologi e numismatici delle Soprintendenze. Determinante anche l’utilizzo degli strumenti informatici del Comando TPC, come la banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, il sistema S.W.O.A.D.S. e il sistema informativo dell’Ufficio Esportazione.

L’indagine ha consentito di recuperare reperti finiti in collezioni pubbliche e private inconsapevoli dell’origine illecita, aprendo nuovi possibili filoni investigativi in Italia e all’estero. L’operazione rappresenta un ulteriore intervento nella lotta al traffico clandestino di beni archeologici e alla dispersione del patrimonio culturale nazionale.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale dei Carabinieri TPC
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