𝗗𝗼𝗽𝗼 𝟭𝟰𝟯 𝗮𝗻𝗻𝗶❟ 𝗹’𝗘𝗴𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲 🏺

✅ Una mostra unica riporta al Castello di Miramare oltre 100 reperti: un viaggio tra storia, archeologia e collezionismo ottocentesco.

📅 La mostra è aperta al pubblico da domani al 1° novembre

#Archeologia #Egitto #Trieste #Miramare #Mostre2026 #Egittologia #Storia #Cultura #Musei #Asburgo

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Dovremmo portare più rispetto per le mummie egizie?

Anche il mondo della pittura non è stato esente dalla dissociazione tra persona morta e mummia con il colore bruno di mummia.

Mi sembrano riflessioni interessanti, anche se non credo che il parallelo con i nativi americani sia adatto, soprattutto per il diverso tempo passato, certo è indubbio che si tratta sempre di resti umani.

@storia

https://www.ilpost.it/2026/03/05/esposizione-resti-umani-mummie-musei/

#anticoegitto #mummie #egittologia

Dovremmo portare più rispetto per le mummie egizie?

Nei musei sono sempre una grande attrazione, ma da qualche anno si discute su come e se dovrebbero essere esposte, anche in Italia

Il Post

✨🏛️ Un nuovo capolavoro arriva al Museo Egizio di Torino: la statua del dio Amon, datata al XIV secolo a.C., entra nella Galleria dei Re grazie a un prestito decennale dalla Germania.

#archeologia #EgittoAntico #MuseoEgizioTorino #Tutankhamon #Amon #egittologia #arteegizia #musei

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🏛️ 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝗴𝗶𝘇𝗶𝗮: 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗲𝗿𝗶𝗮 𝗔𝗻𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗘𝗴𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝗖𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗦𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲𝘀𝗰𝗼

✅ Dopo quasi dieci anni di chiusura riapre a Milano la rinnovata Galleria Antico Egitto: 330 reperti esposti, nuovi allestimenti e restauri nei sotterranei della Rocchetta del #CastelloSforzesco

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🏛️ 🇪🇬 𝗘𝗴𝗶𝘁𝘁𝗼: 𝗮𝗱 𝗔𝗯𝘂𝘀𝗶𝗿 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗥𝗮, 𝗲𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝟰。𝟱𝟬𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗳𝗮𝗿𝗮𝗼𝗻𝗲 𝗡𝗶𝘂𝘀𝗲𝗿𝗿𝗮

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Foto: ©Ministry of Tourism and Antiquities @ministry_tourism_antiquities

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A Pisa due secoli fa nacque l’Egittologia moderna: una mostra e un convegno celebrano il primato

Elena Percivaldi

Due secoli fa, mentre l’Europa studiava ancora l’antico Egitto come una curiosità esotica, a Pisa accadeva qualcosa di rivoluzionario. Per la prima volta al mondo l’Egittologia entrava ufficialmente in un’aula universitaria, trasformandosi da passione antiquaria in disciplina scientifica. Era l’anno accademico 1825-1826 e davanti agli studenti sedeva un giovane orientalista destinato a lasciare un segno profondo: Ippolito Rosellini.

Oggi quella svolta torna al centro dell’attenzione con una mostra che celebra un primato spesso dimenticato, restituendo a Pisa il ruolo di culla dell’Egittologia moderna. Il 12 dicembre (ore 12.45) al Museo della Grafica (Lungarno Galilei 9) si inaugura “Ippolito Rosellini, Pisa e la nascita dell’Egittologia moderna”, un progetto espositivo che non riguarda solo la storia della disciplina, ma racconta anche un intreccio straordinario di scienza, viaggi, politica e commercio internazionale.

Per approfondire

https://storiearcheostorie.com/2025/09/23/bicentenario-egittologia-pisa-rosellini-primato/

Una cattedra di Egittologia, prima ancora di Parigi

Quando Rosellini entrò in aula per spiegare per la prima volta la lingua e la civiltà dei faraoni, Pisa anticipò di sei anni persino la Francia. Solo nel 1831, infatti, Parigi avrebbe istituito ufficialmente la sua cattedra affidandola a Jean-François Champollion, il genio che aveva appena decifrato i geroglifici.

Busto di Ippolito Rosellini, Museo Archeologico di Firenze (COMMONS / Sailko)

Quel primato non fu frutto del caso. L’Università di Pisa seppe intercettare un momento decisivo della storia culturale europea e seppe valorizzare uno studioso che aveva già compreso quanto lo studio dell’Egitto dovesse fondarsi su metodo, filologia e osservazione diretta. Rosellini non insegnava “curiosità orientali”, ma costruiva le basi di una nuova scienza storica.

Livorno, porta d’Europa per l’Egitto antico

Dietro la nascita dell’Egittologia pisana si nasconde un altro protagonista fondamentale: il porto di Livorno. All’inizio dell’Ottocento lo scalo toscano era diventato il principale punto di arrivo in Europa per le antichità faraoniche. Le rotte commerciali con Alessandria d’Egitto non trasportavano soltanto grano e merci esotiche, ma anche statue, sarcofagi, papiri e mummie destinati alle grandi collezioni europee.

Livorno divenne così una sorta di immenso deposito internazionale dell’Egitto antico. Nei suoi magazzini si accumulavano reperti che sarebbero poi confluiti nei musei di Torino, Firenze, Bologna, Londra, Parigi, Berlino, Vienna e Leida. Attorno a questo commercio nacque perfino un turismo specializzato, fatto di antiquari, studiosi e collezionisti che giungevano in Toscana per osservare da vicino quelle testimonianze millenarie.

Fu proprio questo contesto a rendere possibile il salto scientifico compiuto da Pisa: l’Egitto non era più lontano e inaccessibile, ma passava fisicamente attraverso i suoi porti.

La grande spedizione con Champollion

Quando il Granduca Leopoldo II di Toscana e il re Carlo X di Francia decisero di finanziare una spedizione congiunta in Egitto, Rosellini e Champollion si trovarono fianco a fianco in quella che può essere considerata la prima vera missione egittologica della storia, tra il 1828 e il 1829.

Leon Cogniet, Ritratto di Jean-François Champollion, 1831 (Commons)

Non fu un semplice viaggio di raccolta. I due studiosi portarono con sé disegnatori incaricati di documentare templi e tombe con una precisione mai vista prima. Ne nacque un patrimonio straordinario di immagini, rilievi, appunti, trascrizioni e osservazioni dirette. Al ritorno, tra novembre e dicembre del 1829, la parte toscana della spedizione sbarcò a Livorno con circa duemila reperti destinati al Museo Archeologico di Firenze e soprattutto con un’enorme mole di documenti scientifici.

Oggi quel tesoro è conservato alla Biblioteca Universitaria di Pisa: oltre ventimila carte tra quaderni, lettere, manoscritti e più di mille disegni. Un archivio che racconta, pagina dopo pagina, la nascita concreta dell’Egittologia come disciplina moderna.

La mostra del bicentenario

Curata da Mattia Mancini, Gianluca Miniaci e Daniele Cianchi, la mostra pisana permette ora di entrare nel laboratorio di quel momento fondativo. Per la prima volta vengono presentate al pubblico anche le trascrizioni delle prime due lezioni universitarie di Rosellini, accanto a volumi, manoscritti e disegni originali realizzati durante la spedizione in Egitto.

Le carte, i taccuini e i disegni permettono di seguire passo dopo passo la nascita dell’indagine egittologica: dall’osservazione sul campo alla catalogazione, dalla copia dei rilievi alla riflessione storica. Non è solo una storia di scoperte, ma anche di metodo, di rigore, di paziente costruzione del sapere.

Un convegno per ripensare le origini dell’Egittologia

Accanto alla mostra, l’11 e il 12 dicembre Pisa ospita un convegno internazionale che riporta al centro proprio questo triangolo fondativo tra Egitto, Pisa e Livorno. Studiosi provenienti da diversi paesi si confrontano a Palazzo Matteucci e al Museo della Grafica sul modo in cui la disciplina si è formata tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, mettendo in discussione la narrazione che per molto tempo ha attribuito alla sola Francia il primato assoluto.

Emergono così nuove prospettive su una fase cruciale della storia delle scienze umane, in cui l’Italia ebbe un ruolo tutt’altro che marginale.

Il convegno, dal titolo “Recentering the Formation of Modern Egyptology: Egypt, Pisa and Livorno 1770s–1825”, è organizzato dal Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Ateneo pisano e dall’Institute of Archaeology dell’ University College London

L’eredità di Rosellini oggi

A distanza di duecento anni, l’insegnamento di Rosellini appare sorprendentemente attuale. Il suo modo di unire studio delle fonti, osservazione diretta e collaborazione internazionale è ancora oggi la base della ricerca archeologica. Pisa, con questo bicentenario, non celebra soltanto un grande studioso, ma rivendica un momento fondativo della cultura europea.

La nascita dell’Egittologia moderna non avvenne solo tra le sabbie del Nilo o nei salotti parigini, ma anche sulle rive dell’Arno e tra i moli del porto di Livorno. È qui che, per la prima volta, l’Egitto antico divenne materia universitaria. Ed è da qui che partì una nuova avventura del sapere destinata a cambiare per sempre il modo di guardare alla civiltà dei faraoni.

Per informazioni sulla mostra: museodellagrafica.sma.unipi.it

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🏺 Duecento anni fa, con Ippolito Rosellini, nasceva a Pisa, prima ancora che a Parigi, la prima cattedra di Egittologia.

📍 🌍 Una mostra e un convegno ripercorrono l'affascinante storia di viaggi e scoperte, evidenziando il legame profondo che si creò tra Pisa, Livorno e l'Egitto.

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🏛️ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗞𝗵𝗮 𝗲 𝗠𝗲𝗿𝗶𝘁 𝗮𝗹 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼 𝗘𝗴𝗶𝘇𝗶𝗼!

🔎 Oltre cento tessuti visibili, la tomba ricostruita in 3D e una teca di ben 14 metri per il Libro dei Morti.

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Foto: © @museoegizio

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https://storiearcheostorie.com/2025/12/06/museo-egizio-kha-merit-nuovo-allestimento/

Il Cairo apre il Grande Museo d'Egitto. Apre il Grande Museo d’Egitto con l’intera tomba di Tutankhamon. Dopo un'attesa lunga vent'anni, il Cairo inaugura il più grande museo archeologico del mondo. Per la prima volta, tutti i 5.500 reperti del faraone bambino saranno esposti al pubblico in un'esperienza immersiva senza precedenti.

https://scienzamagia.eu/sociale-e-collettivita/il-cairo-apre-il-grande-museo-degitto/

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Ecco il vero volto della mummia di KV55-Akhenaton, il padre di Tutankhamon

Elena Percivaldi

Ha finalmente un volto la mummia del faraone Akhenaton, padre del celebre Tutankhamon. A ricostruire le fattezze del sovrano è stata l’équipe di scienziati del FAPAB (Centro di ricerca di antropologia forense, paleopatologia e bioarcheologia) di Avola, in Sicilia, dopo un lungo e appassionante studio condotto sul cranio, rinvenuto nel 1907 all’interno della tomba “KV 55” nella Valle dei Re in Egitto.

Akhenaton, che regnò dal 1351 al 1334 a. C. circa, è uno dei faraoni più controversi della storia egizia. Durante il suo regno introdusse il culto monoteistico del dio Aton, incarnato dal disco solare, rimpiazzando il tradizionale politeismo: una riforma di carattere religioso – che lo portò a cambiare il proprio nome da Amenhotep IV ad Akhenaton, “servo di Aton” – ma anche politico, in quanto tesa a ridurre il potere della casta sacerdotale. La novità ebbe vita brevissima: alla morte di Akhenaton, il figlio ne sconfessò l’operato ripristinando il culto degli antichi dei e avviò, di fatto, la damnatio memoriae del padre poi portata a termine dai successori.

La ricostruzione del volto di KV55-Akhenaton (© FAPAB Research Center – Cicero Moraes)

La scoperta della mummia di Akhenaton

La vicenda della scoperta dei resti di Akhenaton è molto intrigante. A ritrovarli furono, il 6 gennaio 1907, gli archeologi Edward Russel Ayrton e Theodore M. Davis durante gli scavi nella Valle dei Re, in una tomba molto malridotta e ingombra di macerie, ribattezzata “KV 55” (King’s Valley 55), a pochi metri da quella in cui, nel 1922, Howard Carter avrebbe scoperto i resti di Tutankhamon.

Le operazioni di scavo furono complicate dallo stato precario dei reperti, danneggiati da spoliazioni precedenti e dalle infiltrazioni d’acqua. All’interno della tomba erano accumulati inoltre vari corpi, vasi canopi (usati per conservare gli organi mummificati del defunto) e manufatti appartenenti a diversi individui della XVIII dinastia.

Cranio di KV55 (immagine: Wikimedia Commons)

Durante il recupero, la mummia di Akhenaton rovinò tra le mani degli archeologi riducendosi al solo scheletro e decretando la perdita di molti dati utili. L’identificazione si presentò quindi subito molto problematica. Dall’esame del bacino, Davies ipotizzò che la salma appartenesse alla regina Tye, moglie di Amenophi III. Altri indizi presenti nella camera sepolcrale, come i mattoni incisi con cartigli recanti il nome di Akhenaton, sembravano invece indirizzare verso quest’ultimo.

Le analisi sulla mummia di Akhenaton

Le successive analisi dimostrarono che lo scheletro apparteneva, senza ombra di dubbio, a un individuo di sesso maschile. Restava da stabilire l’età del decesso, operazione complicata dallo stato dei resti. La stima di circa 25 anni, elaborata da Grafton E. Smith all’epoca della scoperta, è stata progressivamente corretta al ribasso fino alla stima attuale di 19-22 anni, il che ha sollevato l’ennesimo problema.

Il problema delle fonti

Stando ai resoconti antichi, Akhenaton avrebbe regnato per 17 anni, facendo decadere la possibilità che lo scheletro di KV 55 sia quello del faraone. Ma le analisi genetiche condotte nel 2010 – per quanto rese complicate dalla pratica del matrimonio tra fratelli, comune nelle dinastie reali egizie – hanno dimostrato che le ossa della mummia KV 55 potrebbero appartenere (la probabilità è grande) al padre di Tutankhamon. Tuttavia va precisato che qualche studioso non concorda con queste conclusioni, o comunque preferisce esprimere maggiore cautela.

Quanto al citato problema “cronologico”, la soluzione si avrebbe supponendo che egli sia salito sul trono prima di quanto finora presunto. Quando cioè era ancora minorenne e in una co-reggenza col padre Amenophi III, durata circa 8 anni: una prassi, del resto, non certo rara all’epoca.

La ricostruzione del volto della presunta mummia di Akhenaton è avvenuta sotto la direzione del co-fondatore del FAPAB, il paleopatologo Francesco M. Galassi, e dell’egittologo Michael E. Habicht, specialista nell’analisi delle mummie; al progetto ha partecipato anche l’antropologa forense Elena Varotto, che ha riesaminato la letteratura scientifica su KV 55 e i materiali iconografici. La resa delle fattezze è invece opera di Cicero Moraes, noto artista forense brasiliano: nel dar vita al modello 3D del viso di Akhenaton ha preferito evitare il ricorso ad acconciature, gioielli e altri ornamenti per evidenziare unicamente i tratti somatici.

* Articolo pubblicato con lievi modifiche su BBC History Italia n. 122 (giugno 2021). RIPRODUZIONE VIETATA.

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