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Pompei, completato il monitoraggio della città antica: la tutela passa dal digitale

Pompei completa la mappatura del degrado con oltre 70mila schede e una web app innovativa: un nuovo modello per la tutela del sito archeologico.

Storie & Archeostorie

Pompei, completato il monitoraggio della città antica: la tutela passa dal digitale

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Dopo mesi di lavoro sul campo, Pompei compie un passo decisivo nella tutela del proprio straordinario patrimonio archeologico. È stata infatti completata una schedatura capillare dell’intero sito, frutto dell’impegno di squadre multidisciplinari composte da architetti, ingegneri, restauratori e archeologi, che hanno analizzato ogni singolo ambiente della città antica.

Il risultato è imponente: oltre 70.000 schede dedicate alla classificazione e alla valutazione dei rischi e delle forme di degrado che interessano le strutture. Un lavoro senza precedenti per estensione e dettaglio, che segna un cambio di paradigma nella gestione di uno dei siti archeologici più importanti al mondo.

Al centro di questa trasformazione c’è l’adozione di una web app sviluppata su misura, che ha permesso di raccogliere e organizzare in formato digitale tutte le informazioni rilevate sul campo. Il sistema riguarda più di 13.000 ambienti, distribuiti in circa 1.200 unità tra abitazioni e botteghe risalenti a due millenni fa, e consente oggi un monitoraggio continuo e aggiornato dello stato di conservazione.

La sfida della tutela, da sempre cruciale per Pompei, nasce anche da un passato segnato da criticità. La mancanza di una conoscenza sistematica e aggiornata aveva infatti portato, nel tempo, a perdite significative: affreschi documentati nei secoli scorsi e oggi scomparsi, fino a episodi simbolici come il crollo della Schola Armaturarum nel 2010, che aveva reso evidente l’urgenza di un approccio più strutturato. Da quell’evento prese avvio il Grande Progetto Pompei, sostenuto dallo Stato italiano e dall’Unione Europea.

Per approfondire: Pompei, così rinasce la Schola Armaturarum [FOTO]

https://storiearcheostorie.com/2019/01/03/pompei-cosi-rinasce-la-schola-armaturarum-foto/

Oggi il nuovo sistema rappresenta l’evoluzione di quel percorso. Grazie alla collaborazione con l’Università di Salerno e la società Visivalab, è stato realizzato un modello di monitoraggio multiscalare e integrato, capace di analizzare ogni elemento costruttivo, dalle murature ai mosaici, dagli intonaci agli apparati decorativi. Tutti i dati raccolti sono digitali fin dall’origine e possono essere elaborati anche attraverso sistemi informatici avanzati e strumenti di intelligenza artificiale.

Dal rilevamento delle criticità all’intervento

Questo approccio consente non solo di individuare con precisione le criticità, ma anche di intervenire in modo tempestivo. La piattaforma permette infatti di segnalare in tempo reale eventuali problemi, corredandoli di documentazione fotografica, e di integrarli in una mappa complessiva del sito. Le informazioni vengono poi organizzate secondo livelli di priorità, rendendo possibile una programmazione triennale degli interventi, tra manutenzione ordinaria e straordinaria.

Una mappa del degrado

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi riguarda le correlazioni tra diverse forme di degrado. Si tratta di un dato scientifico di grande valore, che consente di comprendere meglio le dinamiche di deterioramento e di individuare strategie più efficaci per contrastarle. In questo senso, Pompei si conferma non solo come luogo di conservazione, ma anche come laboratorio di ricerca applicata al patrimonio culturale.

Il progetto ha raccolto il consenso delle istituzioni. Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato come la tutela rappresenti la sfida più grande per Pompei, oggi affrontata con strumenti innovativi che permettono finalmente una conoscenza completa e dettagliata del sito. Una visione condivisa anche da Alfonsina Russo, che ha evidenziato l’importanza di una gestione integrata capace di coniugare conservazione e valorizzazione.

Particolarmente significativo è anche il commento dell’archeologo Andrea Carandini, che ha ricordato come l’idea di una manutenzione programmata per Pompei fosse stata immaginata già quindici anni fa e trovi oggi una concreta realizzazione.

“Ho concepito un sogno su Pompei da Presidente del Consiglio Superiore con Roberto Cecchi 15 anni fa sulla manutenzione programmata di quel sito. Solo il Direttore Gabriel Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia, anche perché il Direttore ha varato lo studio delle regioni della città, i cui tessuti sono inediti, in accordo con la Sapienza di Roma. Così conoscenza e tutela sistematiche si confronteranno come in un dittico. Che ciò sia di esempio!”

Andrea Carandini

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha invece ribadito un principio fondamentale: la consapevolezza della fragilità del patrimonio e la necessità di una conoscenza approfondita come base imprescindibile per ogni intervento.

Conservare Pompei è una sfida enorme, ma proprio per questo ci spinge a dare il massimo e a cercare continuamente nuove soluzioni, a esplorare tutte le possibilità di migliorare il nostro lavoro anche attraverso l’uso della tecnologia. Base fondamentale per ogni intervento di tutela del patrimonio è, uno, la consapevolezza che il patrimonio è fragile, specialmente in un sito come Pompei, e, due, una conoscenza dettagliata di tutto il sito quale condizione imprescindibile per programmare le attività di manutenzione e restauro”

Gabriel Zuchtriegel

Il modello sviluppato a Pompei si fonda su un approccio preventivo, sistematico e sostenibile, che supera la logica dell’emergenza per adottare una visione globale. La possibilità di prevedere interventi e costi in modo programmato rappresenta un vantaggio decisivo non solo per la conservazione, ma anche per la gestione economica del sito.

In prospettiva, questo sistema potrebbe diventare un riferimento per altri contesti archeologici, dimostrando come la tecnologia possa giocare un ruolo chiave nella salvaguardia del patrimonio. A Pompei, ancora una volta, il passato si conferma terreno fertile per sperimentare il futuro, in un equilibrio tra memoria, innovazione e responsabilità condivisa.

Sulla rivista E-journal degli scavi di Pompei è pubblicato un articolo di approfondimento sul tema.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Parco Archeologico di Pompei ✅
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𝗔 𝗩𝗲𝗿𝗼𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝘂𝗻 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 🏛️

Il “Monastero” di Palazzo Maffei, legato un tempo all'abbazia di Leno, apre al pubblico tra affreschi, storia medievale e nuovi spazi per l’arte.

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➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cMv

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Verona riscopre il “Monastero” nascosto: nuovo spazio per l’arte a Palazzo Maffei

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Palazzo Maffei a Verona amplia i propri spazi museali con il restauro e il recupero di un piccolo ambiente, una sorta di raccolta cappella con due vani principali che si apre su Vicolo Raggiri, giusto sul retro del prestigio edificio affacciato su Piazza delle Erbe: sarà il cosiddetto “Monastero di Palazzo Maffei”, un ambiente suggestivo e raccolto che potrà ospitare mostre, attività didattiche e altre iniziative legate alla vita del Museocontribuendo anche alla riqualificazione complessiva dell’area.  

Foto: Andrea Pugiotto

Nel ridare vita allo spazio annesso a Palazzo Maffei, il cosiddetto Monastero – spiega la direttrice del museo veronse, Vanessa Carlon – mi sono ispirata a una chiesa sconsacrata che si trovava nel bel mezzo del vociare del mercato della Vuccirua, a Palermo, e che ebbi l’occasione di visitare accidentalmente quasi trent’anni fa: una piccola chiesa vuota, délabrée, che ospitava poche, potenti opere di Miquel Barcelo’. Quell’immagine di un luogo inatteso, in cui poter contemplare l’arte in silenzio e solitudine è rimasta indelebile nella mia memoria”.

Foto: Andrea Pugiotto

Il nome attribuitigli non è casuale: richiama la memoria dell’antico complesso benedettino, dipendente dall’abbazia di Leno (Brescia), di fondazione longobarda – fu voluta da Desiderio, l’ultimo sovrano longobardo, nel 758 e demolita nel 1783 – che tra il X e il XII secolo sorgeva nell’area del Capitolium.

Fonti scritte e dati archeologici suggeriscono che il complesso monastico fosse piuttosto esteso, comprendendo una chiesa, un’area cimiteriale e diversi edifici annessi. Nel corso dei secoli, l’area dell’antico Capitolium e del monastero è stata progressivamente inglobata nella trasformazione urbana: Corte Sgarzerie, la Torre del Gardello, il Monte di Pietà e i palazzi dei Maffei, dei Pellegrini e dei Malaspina ne hanno gradualmente cancellato le tracce.

Foto: Andrea Pugiotto

Di questo passato resta oggi soltanto l’intitolazione a San Benedetto della chiesetta settecentesca situata alle spalle di Palazzo Maffei, soprannominata “al Monte” per via del Monte di Pietà costruito di fronte nel 1490.

Pur non essendoci informazioni certe sulla  originaria destinazione d’uso degli ambienti del “Monastero” annessi al Museo di Palazzo Maffei, la presenza di lacerti di affresco lascia intuire una funzione di rilievo, mentre il restauro ha messo in evidenza le volte che connotano l’architettura degli interni, le colonne addossate alla parete e la serie di lunette e capitelli.

Un luogo d’ispirazione, ideale per promuovere nuove proposte culturali in connessione con la città, ma con il senso di raccoglimento che l’arte spesso richiede e nel contempo un intervento che  mira a contribuire al recupero estetico e di vivibilità di un’area in passato isolata e insicura del centro storico di Verona.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Palazzo Maffei ✅

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Lucca, nel Tempietto del Volto Santo riemerge una cappella medievale nascosta | FOTO E VIDEO

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Una croce dipinta medievale, rimasta nascosta per secoli, è riemersa durante il restauro degli interni del Tempietto del Volto Santo nella Cattedrale di San Martino. La scoperta rappresenta uno degli esiti più rilevanti dell’intervento appena concluso, che ha interessato l’edicola rinascimentale progettata da Matteo Civitali tra il 1482 e il 1484.

-Tempietto del Volto Santo di Lucca, croce dipinta dopo il restauro
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Ottaviano Caruso

L’affresco, sconosciuto fino a oggi, si trovava sulla parete di fondo, completamente occultato da depositi e rivestimenti successivi. La sua presenza conferma l’esistenza di una precedente cappella medievale, finora nota solo attraverso fonti indirette.

Tempietto del Volto Santo, parete dietro il Volto Santo prima del restauro
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Giorgia Uraghi

Un fondale pittorico per il Volto Santo

La pittura riportata alla luce raffigura una croce ocra realizzata ad affresco con rifiniture a secco, incorniciata da motivi vegetali e decorazioni asimmetriche. Questi elementi richiamano da vicino i pattern della produzione tessile lucchese medievale, in particolare quelli legati alla lavorazione della seta.

Le dimensioni e la posizione indicano chiaramente che la croce fu concepita come fondale scenografico per il Volto Santo, il celebre crocifisso ligneo del IX secolo oggi conservato nello stesso spazio. L’intervento di Civitali non cancellò questa testimonianza più antica, ma la inglobò nel nuovo assetto architettonico.

Il restauro rivela strati nascosti della decorazione rinascimentale

La rimozione di elementi aggiunti in epoca moderna, come pannellature e rivestimenti in velluto, ha permesso di individuare anche tracce della decorazione originaria quattrocentesca.

Sulle lunette sono emersi frammenti pittorici con panneggi e mani che reggono cartigli, sui quali si leggono parzialmente nomi di figure dell’Antico Testamento, probabilmente profeti o re. Si tratta di resti preziosi, sopravvissuti sotto una ridipintura più recente che imitava un cielo stellato.

Tempietto del Volto Santo, frammenti della decorazione rinascimentale
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Ottaviano Caruso

Anche il tamburo della cupola ha restituito elementi inattesi: sotto le finte specchiature marmoree è comparsa una decorazione attribuibile a un artista della cerchia di Civitali, caratterizzata da candelabre, cherubini e lumeggiature dorate, segno di un linguaggio pienamente rinascimentale.

Tempietto del Volto Santo, cupola interna
Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Ottaviano Caruso

Un’occasione unica: il tempietto senza il crocifisso

Le indagini sono state possibili grazie a una circostanza eccezionale: la temporanea rimozione del Volto Santo di Lucca, sottoposto a restauro tra il 2022 e il 2025 (ne avevamo parlato QUI).

Leggi anche: Legni dalla Terrasanta e veste blu: il restauro svela i segreti del Volto Santo di Lucca

https://storiearcheostorie.com/2023/09/17/legni-dalla-terrasanta-e-veste-blu-il-restauro-svela-i-segreti-del-volto-santo-di-lucca/

Per la prima volta dopo secoli, l’edicola è rimasta priva del crocifisso, consentendo un’analisi diretta delle superfici interne e dell’architettura. Questo ha reso possibile un’indagine approfondita con strumenti diagnostici aggiornati, portando alla luce decorazioni fino ad ora invisibili.

L’ interno trasformato nei secoli

Se l’esterno del tempietto conserva sostanzialmente l’aspetto voluto da Civitali, l’interno rifletteva fino a oggi un assetto settecentesco, legato alla realizzazione del grande altare progettato da Filippo Juvarra.

Il restauro. Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Giorgia Uraghi

A questa fase appartengono le specchiature marmoree policrome e le paraste lignee dorate, mentre il cielo stellato della volta è un intervento ancora più recente, databile tra XIX e XX secolo. Il restauro ha quindi restituito una lettura più complessa, mettendo in evidenza le diverse stratificazioni storiche.

Il capolavoro di Civitali e il culto del Volto Santo

Il tempietto, a pianta ottagonale, rappresenta uno dei capolavori di Matteo Civitali, artista centrale del Quattrocento lucchese. Realizzato come scrigno monumentale per il crocifisso, è decorato con festoni, mascheroni e elementi ispirati all’antico.

Video: Lucca, ecco com’era il Tempietto del Volto Santo

Animazione: Culturanuova

https://youtu.be/egt6Oir9yBY

Il Volto Santo di Lucca, simbolo identitario della città, è una delle più antiche sculture lignee monumentali d’Occidente. Nel Medioevo fu oggetto di una devozione amplissima, attirando pellegrini da tutta Europa e contribuendo alla centralità di Lucca nei percorsi della cristianità.

Visite e prospettive future

In via eccezionale, gli interni del tempietto – ancora privi del crocifisso – sono visitabili fino al 19 aprile 2026, offrendo al pubblico la possibilità di osservare da vicino le nuove scoperte.

La ricollocazione del Volto Santo è prevista a partire da maggio, con conclusione entro giugno. Nel frattempo, sono allo studio soluzioni per rendere visibili anche in futuro le decorazioni emerse.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, Arcidiocesi di Lucca, Fondazione CariLucca ✅

Immagine in apertura: Cattedrale di Lucca. Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, photo Luca Lupi

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