Dichiarazione politica del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese – Radio Onda d`Urto

Noi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nel commemorare questo doloroso anniversario dal cuore dei campi di battaglia e dalle linee del fronte, affermiamo quanto segue:

1. Affermiamo che la lotta contro l’occupazione sionista è una lotta esistenziale e storica contro un progetto coloniale di insediamento basato su omicidio, sfollamento e pulizia etnica. Il popolo palestinese continuerà la sua resistenza in tutte le sue forme e difenderà i suoi inalienabili diritti storici, primo fra tutti il ​​diritto al ritorno, all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese indipendente su tutto il territorio nazionale, con Gerusalemme come capitale, fino alla completa cessazione dell’occupazione.

https://www.radiondadurto.org/2026/05/15/dichiarazione-politica-del-fronte-popolare-per-la-liberazione-della-palestina-in-occasione-del-78-anniversario-della-nakba-palestinese/

#Palestine #Palestina #Nakba #politics #Liberazione #prigionieri #TerrittoriOccupati @palestine @palestine
Bacciagaluppi era stato messo in contatto con il Cln milanese dall’amico Ermanno Bartellini

E così, per successive tappe e aggregazioni, si giunse alla formazione di quell’embrione di “Stato Maggiore” dell’esercito partigiano, che prese vita a Milano nel settembre 1943. Di conseguenza, se…

Condamina
Che cos’è la memoria se non esperienza?

di Marco Sommariva* Sono sempre più numerose le persone che, di fronte a certa cronaca, sono ormai incapaci di percorrere lo spazio che separa la ginnastica d'obbedienza da un gesto …

Osservatorio Repressione

vogliamo rompere un tabù

Presentazione della campagna "vogliamo rompere un tabù" in solidarietà ai prigionieri rivoluzionari rinchiusi da oltre 40 anni in carcere e alcuni sottoposti al regime di tortura del 41bis. Riportare l'attenzione sulla loro detenzione intesa come vendetta di Stato è un'occasione per opporsi alla riscrittura della memoria da parte dello Stato e dei dissociati, ma anche per ragionare attorno al mondo della detenzione e della repressione in questo periodo storico.La memoria è uno strumento […]

https://radioblackout.org/podcast/vogliamo-rompere-un-tabu/

Le carceri israeliane “iniziano i preparativi per applicare la pena di morte” ai palestinesi
Il canale 13 riporta la notizia dell'edificio del servizio carcerario denominato "Green Mile", dove si svolgeranno le esecuzioni.

Di Mera Aladam, pubblicato su middleeast
https://gabrioxpalestina.noblogs.org/post/2026/02/19/le-carceri-israeliane-iniziano-i-preparativi-per-applicare-la-pena-di-morte-ai-palestinesi/
#Detenzione #Genocidio #Israele #carceri #genocidio #prigionieri #sionismo

Le carceri israeliane “iniziano i preparativi per applicare la pena di morte” ai palestinesi – Palestina Libera

vogliamo rompere un tabù

<p>Presentazione della campagna “vogliamo rompere un tabù” in solidarietà ai prigionieri rivoluzionari rinchiusi da oltre 40 anni in carcere e alcuni sottoposti al regime di tortura del 41bis. Riportare l’attenzione sulla loro detenzione intesa come vendetta di Stato è un’occasione per opporsi alla riscrittura della memoria da parte dello Stato e dei dissociati, ma anche […]</p>

vogliamo rompere un tabù

<p>Presentazione della campagna “vogliamo rompere un tabù” in solidarietà ai prigionieri rivoluzionari rinchiusi da oltre 40 anni in carcere e alcuni sottoposti al regime di tortura del 41bis. Riportare l’attenzione sulla loro detenzione intesa come vendetta di Stato è un’occasione per opporsi alla riscrittura della memoria da parte dello Stato e dei dissociati, ma anche […]</p>

La PAI lasciava l’Africa

Il 1° giugno 1940, alla vigilia della guerra, la PAI [Polizia dell’Africa italiana], non potendo rinforzarsi con elementi nazionali, fece ricorso agli ausiliari. La situazione si inasprì con …

Condamina
“Che cos’è la giustizia?”. Le storie di chi in Siria cerca ancora i propri cari rinchiusi a Sednaya

A più di un anno dalla caduta di Assad le famiglie non smettono di chiedere informazioni sui parenti finiti nella prigione "buco nero" a Nord di Damasco. Come i figli di Sameer Abd-Almahed o di Mohammed Abu Azun, o il marito di Walah Shamashan. Le speranze sono flebili, la memoria è tenuta accesa dai sopravvissuti. Si stima che dal 1970 i dispersi siano fino a 300mila. Il nostro reportage

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