Una tecnologia che “vede” sotto le foreste sta cambiando l’archeologia 🌍
Con LidArc, migliaia di siti nascosti emergono dal passato: è l’inizio di una nuova storia dei paesaggi.

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✝️ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗮 𝗦𝘂𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮-𝗛𝗶𝗽𝗽𝗼𝘀❟ 𝗶𝗻 𝗚𝗮𝗹𝗶𝗹𝗲𝗮: 𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝘁𝘁𝗲𝗱𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗱𝘂𝗲 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶 𝗲 𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗹𝗶𝘁𝘂𝗿𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗶𝗻𝗲𝗱𝗶𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲

🏛️ Gli edifici furono distrutti dal terremoto del 749 d.C. Da allora i reperti sono rimasti sotto le macerie

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🔬 𝗔 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗹𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼

🔍 Nei bracieri e nei bruciaprofumi domestici trovate resine dall’Africa e dall’Asia e tracce di vino, che raccontano nuovi dettagli sui rituali domestici

✅ I risultati delle analisi in un nuovo studio pubblicato su "Antiquity".

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Sacrifici prima della catastrofe: cosa bruciava negli altari domestici di Pompei?

S&A

Non solo essenze locali, ma anche resine aromatiche preziose importate dall’Africa e dall’Asia, usate dai pompeiani per i loro rituali domestici: ecco quello che emerge dall’analisi delle ceneri conservate nei bruciaprofumi della città sepolta dall’eruzione vesuviana nel 79 d.C.

A svelare i contenuti dei bracieri uno studio condotto da un team internazionale composto da esperti di varie università europee (Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino) in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, e pubblicato sulla rivista “Antiquity. A Review of World Archaeology”, che ha analizzato i residui combusti rinvenuti in due bruciaprofumi provenienti dalla città vesuviana e da una villa di Boscoreale.

Resine tropicali e prodotti della vite

Braciere no. 1 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Utilizzando tecniche di laboratorio avanzate – tra cui analisi chimiche e microscopiche ad alta risoluzione – gli studiosi hanno “passato al setaccio” i residui carbonizzati rimasti sul fondo dei recipienti rituali, identificando con precisione le sostanze bruciate durante le offerte agli dèi. Tra le sostanze individuate, spicca una resina arborea esotica, probabilmente proveniente da aree tropicali dell’Africa o dell’Asia, confermando che i pompeiani cercavano preziosi prodotti di importazione per i loro rituali quotidiani.

Braciere no. 2 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Le analisi biomolecolari hanno inoltre rilevato tracce di una sostanza derivata dall’uva, il che dimostra l’uso del vino durante i rituali confermando quanto già noto grazie alle fonti iconografiche e letterarie, nelle quali il vino compare frequentemente nelle pratiche di culto.

Braciere no. 2 in situ (villa di Boscoreale) (Pompeii, Archivio Fotografico inv. H6803). [Dallo studio citato]

«Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano», afferma Johannes Eber dell’Università di Zurigo, coordinatore dello studio. «Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce di resine importate – un indizio di ampie connessioni commerciali di Pompei».

«Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un prodotto derivato dall’uva in uno dei bruciaprofumi», spiega Maxime Rageot dell’Università di Bonn, che ha condotto le indagini biomolecolari dello studio. «Ciò sarebbe coerente con l’uso del vino nei rituali raffigurati nell’arte romana e descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto sia importante integrare gli studi archeologici con analisi scientifiche».

«La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa quotidiana degli abitanti di Pompei», aggiunge Philipp W. Stockhammer della LMU di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è stato avviato lo studio.

Pompei, altare sulla facciata dell’edificio I.11 (Pompei, Archivio Fotografico inv. C756). [Dallo studio citato]

Il culto domestico a Pompei tra tradizione e globalizzazione

I dati emersi dalla ricerca ci riportano dunque a Pompei poco prima dell’eruzione del 79 d.C., mostrando come anche gli spazi domestici fossero luoghi di ritualità complessa.

La presenza di resine importate conferma il ruolo di Pompei come nodo attivo all’interno di una rete commerciale estesa, che collegava il Mediterraneo con regioni più lontane. Le sostanze aromatiche erano tra i prodotti più richiesti e viaggiavano lungo rotte consolidate, contribuendo alla diffusione di pratiche culturali condivise.

Il Parco Archeologico di Pompei, che ha appena dedicato una nuova esposizione permanente all’eruzione e alle sue vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea l’importanza di questo tipo di studi: «Senza Pompei, la nostra conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca – ha commentato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – ma è una ricchezza di conoscenze e dati che solo un’archeologia all’altezza dei tempi può valorizzare adeguatamente: grazie all’integrazione con altre scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica».

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Eber J, Gur-Arieh S, Power RC, Rageot M, Stockhammer PW. Ashes from Pompeii: incense burners, residue analyses and domestic cult practices. Antiquity. Published online 2026:1-20. doi:10.15184/aqy.2026.10320
  • 🏛️ University of Zurich (Switzerland), Christian Albrecht University of Kiel (Germany), University College Dublin (Ireland), University of Bonn (Germany), Ludwig Maximilian University of Munich (Germany), Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig (Germany)
  • 📚 Antiquity. A Review of World Archaeology (peer-reviewed) Published online 2026:1-20
  • 🔗  https://doi.org/10.15184/aqy.2026.10320

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Parco Archeologico Pompei ✅
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Scoperto in Egitto il sito di al-Qalaya, che riporta alla luce un antico monastero del V secolo d. C.

https://fed.brid.gy/r/https://www.geopop.it/scoperto-in-egitto-il-sito-di-al-qalaya-che-riporta-alla-luce-un-antico-monastero-del-v-secolo-d-c/

Scoperto in Turchia l’esemplare di cane più antico del mondo: un cucciolo di 15.800 anni fa

https://fed.brid.gy/r/https://www.geopop.it/scoperto-in-turchia-lesemplare-di-cane-piu-antico-del-mondo-un-cucciolo-di-15-800-anni-fa/

D’Artagnan, possibile ritrovamento del moschettiere: riemergono resti umani sotto una chiesa a Maastricht

https://fed.brid.gy/r/https://www.geopop.it/dartagnan-possibile-ritrovamento-del-moschettiere-riemergono-resti-umani-sotto-una-chiesa-a-maastricht/

🍽️ Altro che dieta primitiva: i cacciatori-raccoglitori europei cucinavano piatti complessi con piante e pesce già 7.000 anni fa.

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⚒️ 𝗦𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗶𝗻 𝗖𝗲𝗰𝗲𝗻𝗶𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝟲𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮:

✅ Abitati preistorici, officine metallurgiche e necropoli con corredi ricchissimi.

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Scavi in Cecenia, scoperti insediamenti e necropoli: dati su 6mila anni di storia

S&A

Undici nuovi siti archeologici, oltre diecimila metri quadrati indagati e una sequenza cronologica che copre quasi sei millenni di storia: sono i risultati delle ricerche condotte in Cecenia dall’Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze Russa lungo il tracciato del gasdotto Novogrozny–Seržen’-Jurt.

L’insediamento e il cimitero di Mairtup, vista generale.

Le indagini, tra le più estese mai realizzate nella regione, hanno portato alla luce un patrimonio che documenta la frequentazione umana dall’età del Calcolitico fino al pieno Medioevo, offrendo nuovi dati sulla formazione e sull’evoluzione delle comunità del Caucaso settentrionale.

Tjalling-2: un insediamento del IV millennio a.C.

Le tracce più antiche provengono dal sito di Tjalling-2, nell’area orientale della Cecenia, dove sono stati individuati livelli riferibili alla prima metà del IV millennio a.C. Si tratta di un insediamento della fase tarda del Calcolitico, attribuibile alla cultura agubekoviana, diffusa nelle zone pedemontane del bacino del fiume Terek.

L’insediamento di Tyalling-2. Sito di scavo con resti archeologici

Gli archeologi hanno identificato strutture abitative e aree funzionali, tra cui fosse e complessi legati ad attività domestiche. Particolarmente rilevante è la presenza di spazi interpretati come luoghi a funzione rituale, con superfici preparate in argilla, resti di focolari e depositi con ossa animali e ceramiche.

A sinistra: sepoltura. A destra: strumenti e ornamenti in pietra: 1 – ascia di pietra; 2, 3 – lame di selce a forma di coltello; 4 – accetta di selce; 5 – perline di corniola; 6 – pomolo in osso

Il repertorio dei materiali comprende utensili in pietra e osso, figurine antropomorfe e zoomorfe, oltre a ornamenti in corniola, elementi che suggeriscono una società già articolata, con pratiche simboliche ben definite accanto alle attività produttive.

Iskrinskoe-1: metallurgia e vita quotidiana nell’età del Bronzo

Di particolare interesse è il sito di Iskrinskoe-1, dove è stato individuato un insediamento della media età del Bronzo con evidenze dirette di produzione metallurgica. Sotto livelli più recenti, gli archeologi hanno scoperto resti di abitazioni e una vera e propria area di fusione dei metalli.

L’insediamento di Iskrinskoye-1, visto da est. La freccia indica il sito dell’insediamento dell’età del bronzo.Insediamento di Iskrinskoye-1

La presenza di forni, ugelli in argilla, stampi e residui di lavorazione – tra cui piccoli frammenti di rame ossidato – testimonia un’attività artigianale specializzata. I dati indicano che la produzione metallurgica era strettamente integrata nella vita quotidiana: strumenti e scarti di lavorazione compaiono anche all’interno degli spazi abitativi.

L’insediamento, attribuito alla cultura ginčinskaja, sembra essere stato distrutto da un incendio improvviso, evento che ha favorito la conservazione di numerosi elementi, tra cui strutture domestiche e attrezzature.

 In alto: abitazione dell’età del bronzo. In basso: manufatti domestici e industriali.

Khumykskoe-2: una necropoli con corredi ricchissimi

Un altro contesto di grande rilievo è rappresentato dal sito di Khumykskoe-2, datato tra il X e l’VIII secolo a.C. e riferibile alla fase iniziale della cultura kobaliana orientale. Qui sono state indagate 160 sepolture, ma il numero complessivo potrebbe raggiungere le duemila unità.

Le tombe, disposte in file regolari, restituiscono un quadro dettagliato delle pratiche funerarie e delle differenze sociali. I corredi femminili comprendono numerosi ornamenti in bronzo, perle in vetro e osso, mentre quelli maschili includono armi come pugnali, punte di lancia e freccia.

Braccialetti e anelli al polso dei defunti. Insediamento e cimitero di Khumykskoye-2.

In alcuni casi, la quantità di oggetti è particolarmente elevata: una sepoltura ha restituito decine di elementi, tra cui bracciali e anelli, offrendo un’indicazione concreta del valore simbolico attribuito agli oggetti nel rito funerario.

Il complesso di Mayrtup: tra cultura alanica e Medioevo

Le ricerche più estese hanno interessato il sito di Mayrtup, dove sono stati documentati oltre 250 contesti archeologici su quasi 5mila metri quadrati. Tra questi figurano più di cento complessi funerari, tra cui tombe a catacomba attribuite alla cultura alanica del VI secolo d.C.

Le caratteristiche delle sepolture – come l’orientamento e la struttura delle camere funerarie – suggeriscono movimenti di popolazione provenienti dall’area del Medio Terek. Accanto alle necropoli, sono state individuate anche tracce di insediamenti più recenti, databili tra il X e il XIII secolo, con strutture abitative e fosse di servizio.

Continuità e trasformazioni nel lungo periodo

Uno degli aspetti più significativi emersi dalle ricerche è la continuità di occupazione di questi territori, spesso segnata da fasi di abbandono legate a eventi distruttivi, come incendi, seguite da nuove forme di insediamento.

In alto: mazza di bronzo, punta di lancia di bronzo, punte di freccia in bronzo e osso. In basso, da sinistra a destra: sepoltura rivestita di pietre, sepoltura con armi.

Le evidenze archeologiche documentano il passaggio da comunità preistoriche basate su agricoltura e allevamento a società più complesse, caratterizzate da produzioni specializzate, strutture sociali articolate e pratiche funerarie codificate.

L’insediamento e la necropoli di Mairtupsky. Un tumulo funerario del VI secolo, al cui interno si trovano fosse di stoccaggio risalenti all’insediamento del X-XIII secolo.L’insediamento e la necropoli di Mairtup. Da sinistra a destra: oggetti di abbigliamento e gioielli provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C., oggetti in metallo provenienti dallo strato culturale dell’insediamento risalente al X-XIII secolo d.C. e vasi in ceramica provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C.

Un patrimonio destinato alla ricerca e alla valorizzazione

I materiali raccolti – migliaia di reperti tra ceramiche, strumenti e oggetti d’uso – saranno ora sottoposti ad analisi approfondite prima di essere trasferiti al Museo Nazionale della Repubblica Cecena.

Le ricerche aprono nuove prospettive per lo studio della storia del Caucaso settentrionale, un’area ancora poco conosciuta ma fondamentale per comprendere le connessioni tra Europa orientale e Asia nel corso dei millenni.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze ✅
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