Monete cristiane come talismano contro le incursioni vichinghe: in Danimarca riemergono due rari esemplari inglesi dell’XI secolo

Elena Percivaldi

Due rarissime monete inglesi dell’XI secolo, create con l’intento di proteggere l’Inghilterra dalle incursioni vichinghe, sono state scoperte in Danimarca. I reperti, rinvenuti casualmente con il metal detector, appartengono alla serie definita dagli studiosi “Lamb of God coins” (monete Agnus Dei, potremmo tradurre), emissioni volute nel 1009 dal re inglese Etelredo II (sul trono dal 978 al 1013 e dal 1014 al 1016) durante una delle fasi più drammatiche della storia dell’isola. Dopo anni di raid vichinghi, il sovrano cercò infatti di unire intorno a sé sia i laici che la Chiesa attraverso digiuni, penitenze e l’adozione di simboli religiosi destinati a invocare l’intervento divino contro gli invasori.

Le due monete ritrovate. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.

Simboli cristiani e propaganda

Le monete, ritrovate una vicino a Løgumkloster e l’altra a Kåstrup, nella regione di Thy (nello Jutland), si distinguono chiaramente dalle altre emissioni inglesi dell’epoca. Mentre i conii tradizionali raffiguravano il re e la croce, questi esemplari mostrano sul recto un agnello con una croce, simbolo del sacrificio di Cristo. Sotto la figura dell’agnello si distingue una tavoletta con le lettere greche alfa e omega, allusione al principio e alla fine di ogni cosa. Sul verso compare invece una colomba, simbolo dello Spirito Santo. Le due immagini, fortemente connotate in chiave religiosa, testimoniano il tentativo della monarchia inglese di utilizzare la moneta come strumento di propaganda politica e coesione spirituale.

Moneta trovata a Thy. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale Danese.

Monete trasformate in gioielli vichinghi

Secondo Gitte Tarnow Ingvardson, curatrice del Museo Nazionale Danese, c’è però molto di più. A oggi sono noti soltanto una trentina di esemplari di queste monete nel mondo, ma solo quattro o cinque provengono dall’Inghilterra: la maggior parte delle monete è stata ritrovata in Scandinavia e nei Paesi baltici. Come mai? Secondo la studiosa, la ragione è semplice. Molte di esse presentano piccoli anelli o modifiche che indicano chiaramente come siano state riutilizzate come gioielli, probabilmente appesi al collo. Per i Vichinghi, dunque, questi oggetti avevano probabilmente un valore simbolico, religioso o anche soltanto estetico.

Moneta trovata a Løgumkloster. Foto: ©Søren Greve, Museo Nazionale Danese

La scoperta danese conferma ancora una volta l’intensità dei rapporti tra il mondo anglosassone e quello scandinavo durante l’età vichinga, caratterizzata non soltanto da guerre e saccheggi, ma anche da fitti scambi culturali, economici e religiosi.

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L’influenza inglese sulla monetazione danese

Le incursioni vichinghe in Inghilterra portarono infatti enormi quantità di monete anglosassoni nel Nord Europa, influenzando profondamente anche il sistema monetario danese.

“La zecca danese è ispirata e si basa sul sistema monetario inglese, che all’epoca era molto ben organizzato. I Vichinghi scoprirono presto che era molto più conveniente usare monete piuttosto che tagliare l’argento in pezzi durante gli scambi commerciali”, spiega Gitte Tarnow Ingvardson.

I re scandinavi iniziarono presto a imitare le monete inglesi, e le “Agnus Dei” non fanno eccezione. Sia Canuto il Grande che suo figlio Hardecanuto (o Canuto III) e in seguito Sweyn II Estridsson adottarono, nelle loro emissioni monetarie, motivi iconografici molto simili.

Gitte Tarnow Ingvardson esamina una delle monete. Foto: ©John Fhær Engedal Nissen, Museo Nazionale Danese.

Secondo la studiosa, queste monete sono quindi molto più che semplici strumenti di scambio: racchiudono la storia delle relazioni tra Inghilterra e Scandinavia, della diffusione del cristianesimo nel Nord Europa e persino della formazione dello Stato danese nel Medioevo.

Nate per ottenere protezione dai Vichinghi, le monete Agnus Dei finirono per essere apprezzate dagli stessi invasori al punto che le trasformarono – ironia della sorte – in amuleti o pendenti, dando ad esse un nuovo significato e una nuova vita.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Museo Nazionale Danese ✅

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I miti comuni da sfatare sui vichinghi
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⚔️👱 Come porti i capelli bel Vichingo

Un piccolo pezzo da gioco in avorio di tricheco del X secolo svela l’acconciatura "di tendenza" ai tempi di Harald Bluetooth: riga centrale, baffi folti e pizzetto intrecciato.

Un reperto unico, che ci regala il ritratto "realistico" di un Vichingo... di rango.

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Un pezzo da gioco vichingo rivela l’acconciatura di moda all’epoca di Harald Bluetooth

Un raro pezzo da gioco in avorio, datato al X secolo e ritrovato in Norvegia, mostra l’acconciatura di moda ai tempi di Harald Bluetooth.

Storie & Archeostorie

Un pezzo da gioco vichingo rivela l’acconciatura “di moda” ai tempi di Harald Bluetooth

Elena Percivaldi

Come portavano davvero i capelli i Vichinghi? A svelarlo potrebbe essere in pezzo da gioco alto appena 3 centimetri, dimenticato per oltre due secoli nei depositi del Museo Nazionale di Danimarca, forse la testimonianza più realistica e “vicina al vero” riguardo all’aspetto che avevano nel X secolo, all’epoca del “mitico” re Harald Bluetooth.

(Photo: ©Roberto Fortuna, Nationalmuseet).

La figurina, intagliata in avorio di tricheco – ritenuto uno dei materiali più preziosi del tempo – raffigura il busto di un uomo acconciato con una pettinatura particolare, resa nei minimi dettagli: scriminatura centrale – un po’ come i Longobardi -, onde laterali che lasciano scoperto l’orecchio, capelli corti dietro, grandi baffi, un pizzetto intrecciato e basette in vista.

(Photo: ©Roberto Fortuna, Nationalmuseet).

“È straordinario poter contare su una rappresentazione così vivida e a tutto tondo di un vichingo del X secolo. In pratica è un mini-busto: può essere considerato alla stregua di un vero e proprio ritratto”, spiega Peter Pentz, curatore del museo, che ha “riscoperto” l’oggetto in occasione della fase di preparazione di una mostra allestita nel Museo fino al 1° settembre 2027.

(Photo: ©Roberto Fortuna, Nationalmuseet).

Hnefatafl, l’antenato degli scacchi

Il pezzo fu rinvenuto nel lontano 1797 in una sepoltura equestre a Viken, presso il fiordo di Oslo, probabilmente di un guerriero vichingo, e apparteneva a un set da Hnefatafl (“tavola del re”), gioco da tavolo strategico – spesso definito impropriamente “scacchi vichinghi” – molto diffuso tra l’VIII e l’XI secolo in Scandinavia e nelle zone con cui i Vichinghi intrattenevano contatti militari e commerciali. Il suo declino fu direttamente proporzionale al successo degli scacchi moderni, che finirono per soppiantarlo nel basso Medioevo: basti pensare, per restare in ambito scandinavo, al celebre set di scacchi – o forse, anche in questo caso, da Hnefatafl – rinvenuti nel 1831 sull’isola scozzese di Lewis: in tutto ben quattro scacchiere e 93 pedine alte circa 10.2 cm, realizzate in zanne di tricheco e denti di balena, risalenti al XII secolo (oggi la gran parte è esposta al British Museum di Londra, mentre undici figurine fanno parte delle collezioni del Royal Museum of Scotland).

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Ritrovamento antico, nuova interpretazione

Quanto al pezzo da gioco di Oslo, con ogni probabilità rappresentava il re. Registrato nelle collezioni del Museo nazionale danese con il numero 589, risale alla seconda metà del X secolo, il periodo in cui sul trono c’era Haraldr Gormsson, detto Blåtand (Dente Azzurro, in inglese Bluetooth), noto anche come Aroldo I di Danimarca. Ciò nonostante, il curioso reperto è passato inosservato per oltre due secoli. Ma oggi una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Medieval Archaeology non ne ha riconosciuto appieno l’importanza quale fonte iconografica per le acconciature maschili di epoca vichinga.

Il retro della statuetta (Photo: ©Roberto Fortuna, Nationalmuseet).

Capigliature e status sociale

I vichinghi prediligevano motivi animalistici e astratti, molto più raramente la figura umana. Ciò spiega l’importanza della piccola scultura, un vero e proprio ritratto in miniatura. L’accuratezza dei dettagli della capigliatura, addirittura un piccolo ricciolo inanellato sopra l’orecchio, ci fa pensare che simili acconciature fossero un segno di status e identità sociale tra i ceti sociali più elevati, in particolare – come sembra proprio di poter dire in questo caso – per l’élite guerriera e per i capi militari (e i sovrani).

Secondo Pentz, il reperto colma una grande lacuna: “Finora non avevamo testimonianze così dettagliate sulle acconciature maschili vichinghe. Qui invece possiamo osservarne una a tutto tondo, da tutte le angolazioni”. Il che spiega perché sia considerato così… unico.

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Pentz, P., Understanding the Flygstad (Fløgstad) Figurine: Gaming Pieces, Kings, Gender and Fertility Rites
  • 🏛️ Museo Nazionale di Danimarca
  • 📚 Medieval Archaeology (peer reviewed), 69(1), 169–199.
  • 🔗 https://doi.org/10.1080/00766097.2025.2518811

    Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.

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E comunque se volete trasferirvi in Islanda l'inglese lo sanno tutti (ma proprio tuti). Potreste vivere lì anche venti anni e parlare ancora solo inglese.

Dove sono i nazionalisti 😛 quando uno ne ha bisogno? 😛 Scritte e avvisi islandesi prima in inglese *e poi* in islandese, se non addirittura solo in inglese:

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Questo sito funziona bene in chrome, ma mi ha dato dei (grossi) problemi in firefox. Funziona meglio se vi registrate, nel senso che tiene traccia del vostro percorso di apprendimento.

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I due principali ostacoli grafici in islandese: la lettera Þ non è p, ma si legge "th" come in inglese "I'm thinking", mentre la lettera ð (maiuscolo Ð) non è una strana "o", ma si legge th come in inglese "that" (o come k'óra aðè? "che ore sono?" nel mio dialetto 🙂). Detto questo... se volete imparare l'islandese:

Colloquial Icelandic : The Complete Course for Beginners / Daisy L. Neijmann

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Colloquial Icelandic : Free Download, Borrow, and Streaming : Internet Archive

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Gattoneromalvagio mi scrive "Tarta, calva polena, scommetto che non hai il fegato di disegnare un gatto vichingo che si staglia su una flotta di navi."
Gatti vichinghi?
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