Today: Missili iraniani su Israele, detriti vicino all'ufficio di Netanyahu

Detriti di un missile intercettore sono caduti vicino all'ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Lo ha riferito Yedioth Ahronoth, mentre Channel 12 ha pubblicato un video di un largo frammento che ha centrato il tetto di un'abitazione a Gerusalemme Est e un altro di formato...

Iranian missiles to Israel, debris near Netanyahu’s office

Debris from an interceptor missile fell near the office of Prime Minister Benjamin Netanyahu in Jerusalem. This was reported by Yedioth Ahronoth, while Channel 12 published a video of a large fragment that hit the roof of a house in East Jerusalem and another of format...

#Iranian #Israel #Netanyahu #BenjaminNetanyahu #Jerusalem #YediothAhronoth #Channel12 #EastJerusalem

https://www.today.it/mondo/missili-iraniani-su-israele-detriti-vicino-all-ufficio-di-netanyahu.html

Guerra in Iran, ultime notizie in diretta. Trump concede 10 giorni all'Iran, Israele "sta finendo" i soldati. Le navi spagnole passano per Hormuz

L'attacco preventivo contro l'Iran lanciato sabato 28 febbraio da Stati Uniti e Israele aveva l'intento di far cadere il regime, ma ora l'intera regione del Golfo Persico è nel caos. Il blocco dello stretto di Hormuz getta nello scompiglio i mercati globali

Today

Solo pochi mesi fa, l'esercito ha perquisito una singola fossa comune in un altro cimitero, nella città distrutta di #KhanYunis, a #Gaza, e ha rimosso centinaia di corpi.

Questa volta l'operazione è fallita.

I resti di Ron Arad, navigatore dell'aeronautica militare abbattuto sul Libano nel 1986, non sono stati trovati, quindi Israele si è risparmiato una campagna strappalacrime sul navigatore che era tornato, su come il conto fosse stato chiuso, la storia avesse parlato e giustizia fosse stata fatta.

Questo è stato l'unico fallimento nella guerra fino ad oggi. Tutto il resto è costituito da storie di successi vertiginosi.
Il presidente degli Stati Uniti Donald #Trump è stupito, il segretario alla Difesa #PeteHegseth saluta, il quotidiano #YediothAhronoth e il canale tv #Channel12 esultano. ⬇️3

Non osate denunciare Netanyahu come tiranno, o Israele come tirannia che schiaccia altri popoli.
Oggi Netanyahu dice: «L'Iran agli iraniani», e domani sarà «La #Palestina ai palestinesi».

E non pensate che questa sia solo la visione progressista del mondo di Netanyahu.
La maggior parte degli israeliani è sconvolta da ciò che viene inflitto ai manifestanti in Iran: fuoco vivo, migliaia di morti. Provate a immaginare. Che crudeltà.

Il quotidiano della rivoluzione #YediothAhronoth ha dedicato la prima pagina alle seguenti parole, scritte dalla manifestante iraniana #Azita prima di essere uccisa: “Stiamo lottando per un minimo di dignità; stiamo lottando contro la punizione collettiva; stiamo lottando per il nostro futuro”. ⬇️5

News today.

Israel is blocking 6,000 UNRWA trucks from entering Gaza while children die of hunger - Juliette Touma, UNRWA’s Director of Communications.

The district of Sinjil, near Ramallah in the occupied West Bank, which Israel has encircled with a barbed wire fence, cutting off residents from their land and leaving others exposed to settler attacks, including a recent lynching - report: Shatha Yaish

https://www.972mag.com/wp-content/themes/rgb/newsletter.php?page_id=8&section_id=186117&utm_source=972+Magazine+Newsletter&utm_campaign=9de6ae44cd-EMAIL_CAMPAIGN_9_12_2022_11_20_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_f1fe821d25-9de6ae44cd-1401457423

#IsraelTerroristState
#israelhayom
#YediothAhronoth

gideon levy, “l’incitamento israeliano al genocidio diventa la normalità” (‘haaretz’, 27 apr. 2025)

GIDEON LEVY – L’INCITAMENTO ISRAELIANO AL GENOCIDIO DIVENTA LA NORMALITÀ

Il linguaggio sul Genocidio si è diffuso in tutti gli studi televisivi come un linguaggio legittimo. Da qui in poi, si dovrebbe dire: ucciderai. Non resta che discutere chi dovrebbe essere ucciso e chi dovrebbe essere risparmiato.
Di Gideon Levy – 27 aprile 2025

Era prevedibile: il linguaggio ha assunto connotazioni neonaziste. I confini sono caduti e lo spargimento di sangue è stato legittimato.
Il parlamentare del Likud Moshe Saada ha proclamato sull’emittente televisiva Canale 14 di essere “interessato” a far morire di fame un’intera nazione. “Sì, farò morire di fame gli abitanti di Gaza, sì, questo è un nostro dovere”; un cantante relativamente popolare, Kobi Peretz, è convinto che ci sia “ordinato” di annientare l’acerrimo nemico biblico Amalek. “Non provo pietà per nessun civile a Gaza, giovane o vecchio che sia. Non ho un briciolo di pietà”, avrebbe dichiarato sulla copertina del settimanale del quotidiano Yedioth Ahronoth.
I due, Saada e Peretz, sono solo due fra i tanti, ma l’etere e la stampa sono pieni di dichiarazioni del genere, con alcuni interessati a metterle in risalto per assecondare l’opinione delle masse. Un personaggio pubblico in Europa, che fosse un legislatore o un cantante, che pronunciasse tali dichiarazioni verrebbe etichettato come neonazista.

La sua carriera si arresterebbe e da quel giorno in poi verrebbe emarginato per sempre. In Israele, dichiarazioni del genere fanno vendere i giornali.
Bisognerebbe chiamare questo fenomeno per nome: Istigazione al Genocidio. A onore di Saada e Peretz, si potrebbe dire che hanno fatto cadere tutte le maschere e rimosso tutti i filtri. Quello che una volta era una provocazione, spesso presente sui social media, è diventato un linguaggio mediatico normale, sollevando interrogativi come chi è a favore e chi è ancora contrario al Genocidio.
Saada e Peretz sono a favore dell’Omicidio di Massa, mentre altri sostengono solo la “privazione degli aiuti umanitari”, che è la stessa cosa, solo in una formulazione più raffinata. È la stessa crudeltà, solo in forma educata; la stessa mostruosità, solo che aderisce a una forma apparentemente più corretta.
È vero che è importante denunciare le tendenze neofasciste che si diffondono nella società e smascherarle, ma questa denuncia conferisce a questo linguaggio palesemente illegittimo la legittimità e la normalità che gli mancavano fino a poco tempo fa. Da qui in poi, si dovrebbe dire: Ucciderai. Saada e Peretz affermano che è persino un comandamento. Non resta che discutere chi debba essere assassinato e chi risparmiato.
Lentamente ma inesorabilmente, il danno a lungo termine causato dall’attacco del 7 ottobre sta venendo alla luce. Al di là delle orribili tragedie personali e nazionali, quell’attacco ha sconvolto completamente la società israeliana. Ha distrutto, forse per sempre, ogni traccia del campo della pace e dell’umanità, legittimando la Barbarie come un nobile comandamento.
Non c’è più “permesso” e “proibito” riguardo alla malvagità di Israele nei confronti dei palestinesi. È permesso uccidere decine di prigionieri e far morire di fame un intero popolo. Un tempo ci vergognavamo di tali azioni; la perdita della vergogna sta ora smantellando ogni barriera rimanente.
Forse la cosa peggiore di tutte è il pensiero che sia utile a un organo di stampa cinico e populista come Yedioth Ahronoth, soprannominato “il giornale del Paese”, sempre attento ai propri lettori, dare risalto a questo linguaggio Genocida. Il Genocidio in prima pagina non solo lo legittima, lo sanno i redattori, ma fa anche piacere ai lettori.
Il cantante Eyal Golan potrebbe essere bandito a causa della sua condotta sessuale inappropriata, ma chi bandirà il Jihadista Kobi Peretz? Dopotutto, ha ragione. “Hanno mutilato i nostri fratelli e i nostri figli”, ha detto. Ora tocca a noi mutilare.
Non si tratta solo di Yedioth Ahronoth e di Canale 14. Il linguaggio sul Genocidio si è diffuso in tutti gli studi televisivi come linguaggio legittimo. Ex colonnelli, ex membri dell’istitutivo della difesa, siedono nei comitati e invocano il Genocidio senza battere ciglio. Non sono importanti o interessanti, ma plasmano il dibattito.
Quando un giorno gli storici del futuro cercheranno di capire cosa è successo in Israele in quegli anni, scopriranno che queste voci sono la voce del popolo. Questo contribuirà alla loro comprensione: ecco com’era Israele allora.
Questa legittimazione finirà in lacrime, le lacrime dei media che ora promuovono questo linguaggio mostruoso. Chiedete a chiunque voglia far morire di fame due milioni di persone, a chiunque pensi che un bambino di quattro anni meriti di morire e che una persona disabile in sedia a rotelle sia un bersaglio lecito per essere lasciata morire di fame, cosa pensa della libertà di stampa e della libertà di espressione, e scoprirete che sono favorevoli alla chiusura della maggior parte delle testate e alla messa al bando dei media.
Il culmine di questa compiacenza verso l’estrema destra sarà che le cose si ritorceranno contro i media che hanno promosso tale condotta. Peretz, Saada e i loro simili non bramano solo il sangue arabo. Vogliono anche che stiamo zitti.

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Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato a Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei Giornalisti Israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo ultimo libro, La Punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

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Traduzione: La Zona Grigia

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⟦ Il titolo del quotidiano #YediothAhronoth lo ha definito “il diavolo di Gaza”.
I giornalisti in tv hanno fatto a gara nell'uso di un linguaggio scurrile, chiamandolo arcinemico, lo spregevole assassino, arci-omicida.
Lo hanno paragonato ad Adolf Hitler e chiamato “ratto”.

È inutile aggiungere parole all'esposizione del suo corpo frantumato e della sua testa fracassata, con la bocca aperta e i denti esaminati come se fosse una bestia, o al disprezzo per il suo tentativo di difendersi con un bastone con l'unica mano che non era stata tagliata.

Questo era l'uomo e questo è Israele; non cercheremo di fermare la sua gioia.

Ma c'è una cosa che non dovremmo ignorare: la nostra mancanza di autocoscienza e la nostra cecità. ⬇️2

Israeli newspaper #YediothAhronoth reported Thursday that #Indonesia had agreed to normalise its ties with #Israel. The media outlet said #Jakarta needed Israel to approve its request to join the #OECD.

The #TimesOfIsrael, confirmed the report, citing an Israeli official, who spoke on the condition of anonymity about Indonesia’s possible normalisation of ties with Israel. #Gaza #TootSEA

Indonesia denies reports about normalising ties with Israel to join the OECD
https://www.straitstimes.com/asia/se-asia/indonesia-denies-reports-about-normalising-ties-with-israel-to-join-the-oecd

Indonesia denies reports about normalising ties with Israel to join the OECD

Indonesia has denied allegations that it will establish diplomatic ties with Israel to gain membership to the OECD. Read more at straitstimes.com.

The Straits Times

“Dopo tutto, gravi epidemie nel sud della Striscia avvicinerebbero la vittoria e ridurrebbero le vittime tra i soldati dell'IDF”, ha scritto questa settimana su #YediothAhronoth.

Basta aspettare che le figlie dei leader di Hamas contraggano la peste e avremo vinto.

Eiland non ha specificato quali pestilenze raccomanda: peste bubbonica o colera, forse un cocktail di vaiolo e AIDS; forse anche la fame per 2 milioni di persone.
Una promessa di vittoria israeliana a prezzi stracciati.

“E no, non è crudeltà fine a se stessa”, ha sottolineato, come se qualcuno pensasse il contrario.
In realtà, si tratta di rara gentilezza e umanità, che salverebbe solo vite umane. ⬇️3

L'ambasciatore israeliano negli #USA, #MikeHerzog, che non si fa sentire molto, ha dichiarato da Washington che “una condanna equanime non rende onore alle vittime”.
Il giornale #YediothAhronoth ha definito la dichiarazione dell'ambasciatore “un paragone oltraggioso”, come se si trattasse di un fatto e non di una posizione discutibile, mentre la destra urlava come al solito.

La marcia indietro dell'ambasciatore non si è fatta attendere.

Il giorno seguente Nides ha denunciato separatamente “l'omicidio insensato” di #Eli, ponendo fine alla proibita, in #Israele, commistione tra chi è sacro e chi è impuro.

A #Jenin erano terroristi, nell'insediamento di #Eli erano anime pure; in altre parole, ebrei. ⬇3