🏺 La scoperta archeologica dell'anno? Un misterioso palazzo-labirinto di Creta

✅ Il sito, emerso tra le colline di Papoura, presenta 8 anelli concentrici in pietra e risale alla civiltà minoica, tra ii 2000 e il 1700 a.C.

🏆 Il Premio Palmyra sarà assegnato alla BMTA di Paestum

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💀✨ 𝗗𝗮𝗹 𝘀𝗼𝘁𝘁𝗼𝘀𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗔𝘁𝗿𝗶 (𝗧𝗲𝗿𝗮𝗺𝗼) 𝗿𝗶𝗮𝗳𝗳𝗶𝗼𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮

Durante i lavori per il nuovo metanodotto è stata scoperta una necropoli dell’Età del Ferro (850-750 a.C.), con tombe a tumulo e corredi preziosi. Un ritrovamento che arricchisce la conoscenza dell’Abruzzo antico.

📍 Casoli-contrada Casabianca, Atri (TE)

Foto: © @soprintendenza_laquila_teramo

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✨ Un nuovo tesoro da Mozia!

Il Museo Whitaker presenta la “Giovanetta”, una scultura marmorea del V secolo a.C. rinvenuta durante gli scavi di quest'estate. Un capolavoro che testimonia l’incontro tra Grecia e civiltà punica nel cuore del Mediterraneo.

📅 Lunedì 6 ottobre, ore 10
📍 Museo Whitaker, Mozia (Marsala - Trapani)

I dettagli su Storie & Archeostorie

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Mozia, la “Giovanetta” del V secolo a.C. arriva al Museo Whitaker

La scultura del V secolo a.C. la “Giovanetta” sarà presentata al Museo Whitaker di Mozia: un tassello prezioso per la storia della Sicilia.

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💀 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗮 𝗧𝗶𝘃𝗼𝗹𝗶: 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗳𝗶𝗯𝗿𝗮 𝗼𝘁𝘁𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗽𝘂𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝘀𝗮𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝘁𝗼𝗺𝗯𝗲 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗲𝘃𝗮𝗹𝗶

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@sabapromametrieti

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🏹 𝗟𝗮 𝗳𝗿𝗲𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼𝗹𝗮: 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝟰。𝟬𝟬𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗣𝗶𝗿𝗲𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗮𝘁𝗮𝗹𝗮𝗻𝗶

✅ La scoperta, avvenuta a 1.800 metri di quota nel sito funerario del Roc de les Orenetes, getta luce su conflitti e resilienza di una comunità del Neolitico.

@ArrelsP #IPHES

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La freccia nella costola: violenza sui Pirenei di 4.000 anni fa

Nel sito neolitico del Roc de les Orenetes, nei Pirenei, una freccia conficcata in una costola umana rivela un antico caso di violenza.

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Eccezionale a Vienna, scoperta una fossa comune con 150 legionari romani caduti in battaglia: nuova luce su Vindobona [FOTO | VIDEO]

Elena Percivaldi

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Scoperta eccezionale a Vienna. Durante i lavori di ristrutturazione dell’impianto sportivo Ostbahn-XI, in Hasenleitengasse 49, nel distretto di Simmering, gli operai si sono imbattuti in una fossa comune romana, la più grande mai ritrovata nell’Europa centrale. Al suo interno, almeno 129 scheletri intatti e altre ossa sparse di ulteriori individui, per un totale stimato di oltre 150 uomini. Il ritrovamento, senza precedenti, fornisce nuovi, decisivi elementi per ricostruire la storia e le origini di Vindobona romana.

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Lo scavo in corso nella fossa comune (Foto: Reiner Riedler, Wien Museum)

L’intervento è stato immediatamente preso in carico dal Servizio archeologico della città di Vienna in collaborazione con Novetus, società specializzata in archeologia. “Dopo 25 anni di ricerca su Vindobona, credevo che niente potesse più sorprendermi. E invece è arrivata questa scoperta”, ha dichiarato entusiasta Michaela Kronberger, del Museo di Vienna.

Sepolti in fretta e furia e alla rinfusa

Gli scheletri appartengono tutti a individui di sesso maschile. Non c’è alcun ordine né orientamento nelle sepolture, nessuna traccia di riti funebri. E’ come se i corpi fossero stati gettati nella fossa frettolosamente e alla rinfusa. Alcuni erano in posizione supina, altri proni, altri ancora girati di lato. Spesso, gli arti di un corpo si erano intrecciati a quelli di un altro, in un groviglio macabro e caotico. Gli archeologi ne sono certi: quella non è una fossa comune legata a un vicino ospedale o a un’epidemia. Ma chi erano quegli uomini? Quando morirono e perché erano stati seppelliti così alla svelta?

Lo scavo (video still © Pavel Cuzuioc)

Le analisi svelano il mistero: “Caddero in battaglia”

A svelare l’arcano sono state le accurate analisi effettuate sugli scheletri dagli esperti di Novetus. Almeno un terzo degli individui sepolti nella fossa erano giovani, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, robusti e alti: oltre 1,70 m, sopra la media del tempo. Sulle ossa i segni inequivocabili di una morte violenta: colpi di lancia, pugnale, spada e dardi di ferro. Ciascuno di loro aveva almeno una ferita.

Cranio con ferita da taglio (Foto: © S. Strang / Novetus)Vertebre lombari con trauma da dardo di ferro (Foto: © S. Strang / Novetus)
Osso pelvico con trauma da punta di lancia (Foto: © S. Strang / Novetus)

Data la differenza delle armi impiegate, non poteva trattarsi di un’esecuzione di massa. Inevitabile la conclusione: quei resti sepolti in fretta e furia e alla rinfusa appartengono ai caduti di una battaglia feroce e violenta, conclusasi con una catastrofica disfatta. Ma quando e quale?

Il video della scoperta

https://youtu.be/aRX0uOhvNlE

Una data cruciale: i resti risalgono al I-II secolo

Le analisi al carbonio-14 datano i resti a un periodo compreso tra l’80 e il 230 d.C., all’epoca cioè in cui a Vienna, allora Vindobona, erano presenti le legioni romane. A circoscrivere ancora di più la datazione, assegnandola tra la metà del I e l’inizio del II secolo d.C., sono stati gli oggetti trovati insieme ai corpi. C’era un pugnale simile a un pugnale con ancora alcune parti del fodero, decorato – come hanno rivelato le radiografie – con intarsi in filo d’argento.

Il pugnale romano trovato nella fossa (Foto: L. Hilzensauer, Wien Museum) e, sotto, la radiografia che mostra le decorazioni (foto: TimTom, Wien)

C’erano moltissimi chiodi come quelli che rinforzavano le suole delle caligae, le tipiche calzature militari in cuoio indossate dai legionari.

Chiodi da caligae trovati nella fossa (Foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)

C’era anche un paraguancia, tipico di specifiche tipologie di elmi romani di quell’epoca.

Paraguancia di un elmo romano (foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)

Tra gli altri reperti, spiccano una punta di lancia e alcune scaglie appartenenti a una corazza (lorica).

Punta di lancia (foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)Le scaglie di una lorica (Foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)

Non c’erano dubbi: quella fossa comune aveva accolto i corpi dei soldati romani caduti durante una delle tante battaglie combattute, sul Danubio, contro le popolazioni germaniche. Sappiamo infatti dalle fonti scritte che l’imperatore Domiziano (81-96) intraprese una serie di spedizioni militari sul Danubio.

Ubicazione della fossa comune nel Limes romano del Danubio, mappa: Martin Mosser, Stadtarchäologie

Una battaglia decisiva, forse nel 92 a.C.

Nel 92 d.C. alcune tribù varcarono il limes danubiano e annientarono un’intera legione: un evento traumatico che spinse l’imperatore Traiano (98–117) a rafforzare ulteriormente la difesa del confine. Potrebbe essere questa la battaglia in questione?

Stabilirlo con certezza è difficile. Solo ulteriori e più approfonditi studi – tra cui l’analisi del Dna e degli isotopi sui resti, le analisi dei pollini e i rilievi geofisici condotti nell’area intorno alla fossa – potranno, forse, dare una risposta precisa. Se così fosse, il ritrovamento rappresenterebbe una prova concreta dell’evoluzione di Vindobona. Proprio la pesante sconfitta subìta dalle truppe romane, di cui quei morti sono l’eloquente e drammatica testimonianza, potrebbe aver segnato la storia dell’insediamento, avviandone la trasformazione da piccola base militare sul Danubio a grande accampamento legionario, uno dei principali presìdi fortificati a difesa del limes dalle incursioni “barbariche”.

Foto in apertura: Lo scavo in Hasenleitengasse (foto: A. Slonek, Novetus)

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Eccezionale a Vienna, scoperta una fossa comune con 150 legionari romani caduti in battaglia

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Le “lingue d’oro” delle mummie, un mistero (svelato?) dell’Egitto tolemaico

Elena Percivaldi

Nel dicembre 2024, una missione archeologica congiunta egiziano-spagnola, diretta dall’Università di Barcellona, ha fatto una scoperta sensazionale nell’area dell’odierna Al-Bahnasa, l’antica Oxyrhynchus, in Egitto. Qui, in un complesso di tombe scavate nella roccia, sono emerse 52 mummie, di cui 13 adornate con lingue d’oro e alcune con unghie dorate. Ad annunciare la scoperta, così come quella recentissima della presunta tomba del faraone Thutmose II, il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, che ha sottolineato l’importanza di questi straordinari reperti per comprendere le pratiche religiose dell’antico Egitto…

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Oltre ai resti umani, le tombe contenevano anche sarcofagi di pietra calcarea, amuleti, scarabei a cuore e pitture murali dai colori vivaci. Le iscrizioni e le decorazioni rappresentano divinità quali Osiride, Anubi e Nut, suggerendo un legame profondo con i culti dell’aldilà. Datate al periodo tolemaico (305-30 a.C.), epoca l’Egitto era governato dalla dinastia greco-macedone fondata da Tolomeo I – uno dei generali di Alessandro Magno -, offrono dunque uno spaccato di grande interesse sulle credenze e i rituali della civiltà egizia in un momento di profonda trasformazione culturale.

Lingue d’oro (C) Università di Barcellona

L’epoca tolemaica, periodo di trasformazioni

Durante l’epoca tolemaica l’Egitto, infatti conobbe la fusione tra le antiche tradizioni locali e le influenze greche. Situata nella fertile valle del Nilo, Oxyrhynchus era un centro religioso e culturale di grande importanza, ricco di templi e celebre per il culto degli animali sacri. Le tombe scoperte riflettono questa ibridazione: i rituali funerari restano radicati nella tradizione egizia, ma l’uso di materiali preziosi come l’oro potrebbe indicare un’influenza ellenistica, dove il lusso e l’ostentazione rivestivano un ruolo simbolico e sociale di grande importanza.

Barca del dio Aton (C) Università di Barcellona

Oxyrhynchus, un sito complesso

Il sito di Oxyrhynchus/Al-Bahnasa presenta una struttura complessa: da un pozzo rettangolare in pietra si accede a una sala centrale con tre camere funerarie, dove le mummie erano disposte fianco a fianco, il che fa pensare a una sepoltura comunitaria. Tra i reperti spiccano quattro sarcofagi intatti, decorati con scene di divinità e offerte, e una serie di amuleti tra i quali gli scarabei, ben noti simboli di rigenerazione. Alle pareti delle tombe, dipinte con colori vivaci, pitture che illustrano i processi di imbalsamazione, preziose per ricostruire le credenze dell’epoca.

Amuleti presenti nelle tombe (C) Università di Barcellona

Tra i dettagli più interessanti, citiamo la presenza di una mummia attribuita a un individuo di nome Wen Nefer, citato anche nelle iscrizioni. Chi fosse con precisione non lo sappiamo, ma è probabile che si trattasse di un membro della comunità religiosa oppure di una famiglia influente.

Il significato delle lingue d’oro

Ma perché gli antichi Egizi inserivano le lingue d’oro nelle bocche dei defunti? La risposta risiede, verosimilmente, nel loro sistema di credenze sull’aldilà. Secondo la mitologia egizia, infatti, dopo la morte l’anima si trovava ad affrontare il giudizio di Osiride, dio dell’oltretomba. Per poter parlare e potersi difendere dinnanzi a questo tribunale divino, il defunto doveva avere una lingua integra e funzionante, cosa tutt’altro che certa dopo aver subito il processo di mummificazione, che comportava la rimozione degli organi interni e il trattamento invasivo della salma. Durante questi passaggi, la lingua poteva deteriorarsi: ecco perché veniva sostituita con un simulacro d’oro, metallo considerato eterno, divino e incorruttibile.

Una delle lingue d’oro trovate nello scavo (C) Università di Barcellona

Realizzate in sottili lamine dorate modellate per assomigliare quanto più possibile al corrispondente organo umano, le lingue d’oro erano dunque un simbolo di protezione e un mezzo per garantire la comunicazione nell’aldilà.

Le unghie dorate: un enigma ancora da risolvere

Alcune delle mummie di Oxyrhynchus presentavano anche un’altra “protesi” dorata: le unghie, molto più rare e di difficile interpretazione. Secondo gli archeologi, potrebbero forse essere un elemento di protezione fisica o spirituale, che permetteva di preservare l’integrità del corpo nell’aldilà. Con ogni probabilità tale trattamento era riservato agli individui di rango quali, ad esempio, sacerdoti o nobili legati ai culti locali.

Una cosa è certa. Le mummie con lingue d’oro di Oxyrhynchus non costituiscono solo un ritrovamento spettacolare, ma rappresentano anche l’importante testimonianza di una società che, come quella egizia, credeva fermamente nella vita dopo la morte. E che per questo investiva cospicue risorse economiche, non lesinando il ricorso a elevate competenze artigianali e artistiche allo scopo di preparare degnamente i defunti per il loro ultimo viaggio.

L’intrigante scoperta di Oxyrhynchus fornisce dunque nuovi elementi per migliorare la comprensione della società del periodo tolemaico, un’epoca di transizione spesso trascurata rispetto ai fasti delle dinastie precedenti. E lascia numerose, affascinanti questioni ancora aperte.

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Exceptional discoveries in the latest campaign of the Oxyrhynchus Archaeological Mission

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