Nicopolis ad Istrum (Bulgaria): scoperte le fondamenta di un edificio monumentale nella città di Traiano [VIDEO]

Elena Percivaldi

Un’importante campagna di scavo ha recentemente concluso la sua prima fase a Nicopolis ad Istrum, in Bulgaria, segnando un traguardo storico per l’Università di Verona, che ha partecipato con il suo Dipartimento di Culture e Civiltà. Sotto la direzione di Diana Dobreva, docente all’ateneo scaligero, e Kalin Chakarov, archeologo del Museo Storico Regionale di Veliko Tarnovo, l’équipe ha indagato nuovi settori della città fondata dall’imperatore Traiano all’inizio del II secolo d.C. per celebrare la sua vittoria sul Danubio contro i Daci. Il centro, le cui rovine si trovano nel territorio del moderno villaggio di Nikyup, nella regione di Veliko Tarnovo, in Bulgaria centro-settentrionale, divenne un crocevia strategico tra le province romane di Tracia e Mesia Inferiore.

https://youtu.be/CMbkN8PpXCM

Scavi e scoperte

Gli scavi del Nice project sono stati realizzati con i fondi del bilancio del Museo di Veliko Tarnovo e con il sostegno finanziario dell’università di Verona, che ha assicurato la partecipazione di assegnisti, dottorandi e studenti veronesi, per i quali il lavoro sul campo ha rappresentato un momento formativo di tirocinio nell’ambito archeologico.

Il progetto si è concentrato su un quartiere inesplorato adiacente all’agorà, il cuore pulsante della città antica. Tra i resti rinvenuti spiccano le fondamenta di un grande edificio lungo circa 20 metri, con strutture architettoniche che suggeriscono un complesso monumentale.

L’Agorà di Nicopolis ad Istrum vista dal drone e nel quadrato giallo l’area oggetto di scavo nel 2024 (©NicE Project, UNIVR).

Le fondamenta, realizzate con pietre irregolari e malta, si affacciano sul decumano n. 8 e sul cardo n. 5. Tre strutture caratterizzate da archi ribassati indicano l’impiego di tecniche avanzate per alleggerire la costruzione. Queste soluzioni costruttive richiamano quelle utilizzate per il castellum aquae, un imponente sistema idrico che serviva la città e i cui resti sono ancora ben visibili nel settore occidentale, fuori della cinta muraria.

I resti delle fondazioni di un grande edificio: in primo piano è visibile il muro con andamento nord-sud che corre parallelo al cardo n. 5 (©NicE Project, UNIVR).

Un portico monumentale e una città in evoluzione

Sebbene l’uso specifico dell’edificio rimanga incerto, gli elementi rinvenuti suggeriscono l’esistenza di un grande portico decorato, che collegava edifici emblematici della città come l’odeion e altri complessi monumentali vicini all’agorà.

 Piedistallo in calcare locale che probabilmente decorava l’angolo sud-orientale della facciata dell’edificio. Sulla sommità superiore dell’elemento architettonico è visibile una base attico-ionica che doveva ospitare una colonna (©NicE Project, UNIVR).

Gli scavi hanno anche documentato modifiche significative al sistema viario cittadino, con una fase di rilastricatura e monumentalizzazione risalente alla fine del III e al IV secolo d.C. Questi dati indicano che l’edificio rinvenuto era in uso durante questa fase di rinnovamento urbano.

Un progetto internazionale

Scavi archeologici a Nicopolis ad Istrum in Bulgaria / foto ufficio stampa Univr Fotografia del gruppo di lavoro 2024 (©NicE Project, UNIVR)

La missione archeologica, che ha coinvolto studenti, dottorandi e assegnisti dell’Università di Verona, rappresenta una collaborazione di successo tra l’ateneo scaligero e il Museo Storico Regionale di Veliko Tarnovo. Per gli studenti, il lavoro sul campo ha costituito un’esperienza formativa unica nell’ambito dell’archeologia pratica.

La struttura destinata alla distribuzione idrica (castellum acque) a Nicopolis ad Istrum (©NicE Project, UNIVR).

Prospettive future

Le indagini, condotte su concessione ministeriale realizzati nell’ambito di un progetto di collaborazione tra le due istituzioni con l’obiettivo di sviluppare scambi accademici e culturali nel settore dell’istruzione, proseguiranno per approfondire la conoscenza della topografia e dell’evoluzione di Nicopolis ad Istrum, arricchendo la comprensione di una città che rappresenta un ponte tra le culture romane e balcaniche.

Fonte: Università di Verona

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Eccezionale a Vienna, scoperta una fossa comune con 150 legionari romani caduti in battaglia: nuova luce su Vindobona [FOTO | VIDEO]

Elena Percivaldi

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Scoperta eccezionale a Vienna. Durante i lavori di ristrutturazione dell’impianto sportivo Ostbahn-XI, in Hasenleitengasse 49, nel distretto di Simmering, gli operai si sono imbattuti in una fossa comune romana, la più grande mai ritrovata nell’Europa centrale. Al suo interno, almeno 129 scheletri intatti e altre ossa sparse di ulteriori individui, per un totale stimato di oltre 150 uomini. Il ritrovamento, senza precedenti, fornisce nuovi, decisivi elementi per ricostruire la storia e le origini di Vindobona romana.

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Lo scavo in corso nella fossa comune (Foto: Reiner Riedler, Wien Museum)

L’intervento è stato immediatamente preso in carico dal Servizio archeologico della città di Vienna in collaborazione con Novetus, società specializzata in archeologia. “Dopo 25 anni di ricerca su Vindobona, credevo che niente potesse più sorprendermi. E invece è arrivata questa scoperta”, ha dichiarato entusiasta Michaela Kronberger, del Museo di Vienna.

Sepolti in fretta e furia e alla rinfusa

Gli scheletri appartengono tutti a individui di sesso maschile. Non c’è alcun ordine né orientamento nelle sepolture, nessuna traccia di riti funebri. E’ come se i corpi fossero stati gettati nella fossa frettolosamente e alla rinfusa. Alcuni erano in posizione supina, altri proni, altri ancora girati di lato. Spesso, gli arti di un corpo si erano intrecciati a quelli di un altro, in un groviglio macabro e caotico. Gli archeologi ne sono certi: quella non è una fossa comune legata a un vicino ospedale o a un’epidemia. Ma chi erano quegli uomini? Quando morirono e perché erano stati seppelliti così alla svelta?

Lo scavo (video still © Pavel Cuzuioc)

Le analisi svelano il mistero: “Caddero in battaglia”

A svelare l’arcano sono state le accurate analisi effettuate sugli scheletri dagli esperti di Novetus. Almeno un terzo degli individui sepolti nella fossa erano giovani, di età compresa tra i 20 e i 30 anni, robusti e alti: oltre 1,70 m, sopra la media del tempo. Sulle ossa i segni inequivocabili di una morte violenta: colpi di lancia, pugnale, spada e dardi di ferro. Ciascuno di loro aveva almeno una ferita.

Cranio con ferita da taglio (Foto: © S. Strang / Novetus)Vertebre lombari con trauma da dardo di ferro (Foto: © S. Strang / Novetus)
Osso pelvico con trauma da punta di lancia (Foto: © S. Strang / Novetus)

Data la differenza delle armi impiegate, non poteva trattarsi di un’esecuzione di massa. Inevitabile la conclusione: quei resti sepolti in fretta e furia e alla rinfusa appartengono ai caduti di una battaglia feroce e violenta, conclusasi con una catastrofica disfatta. Ma quando e quale?

Il video della scoperta

https://youtu.be/aRX0uOhvNlE

Una data cruciale: i resti risalgono al I-II secolo

Le analisi al carbonio-14 datano i resti a un periodo compreso tra l’80 e il 230 d.C., all’epoca cioè in cui a Vienna, allora Vindobona, erano presenti le legioni romane. A circoscrivere ancora di più la datazione, assegnandola tra la metà del I e l’inizio del II secolo d.C., sono stati gli oggetti trovati insieme ai corpi. C’era un pugnale simile a un pugnale con ancora alcune parti del fodero, decorato – come hanno rivelato le radiografie – con intarsi in filo d’argento.

Il pugnale romano trovato nella fossa (Foto: L. Hilzensauer, Wien Museum) e, sotto, la radiografia che mostra le decorazioni (foto: TimTom, Wien)

C’erano moltissimi chiodi come quelli che rinforzavano le suole delle caligae, le tipiche calzature militari in cuoio indossate dai legionari.

Chiodi da caligae trovati nella fossa (Foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)

C’era anche un paraguancia, tipico di specifiche tipologie di elmi romani di quell’epoca.

Paraguancia di un elmo romano (foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)

Tra gli altri reperti, spiccano una punta di lancia e alcune scaglie appartenenti a una corazza (lorica).

Punta di lancia (foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)Le scaglie di una lorica (Foto: L. Hilzensauer, Wien Museum)

Non c’erano dubbi: quella fossa comune aveva accolto i corpi dei soldati romani caduti durante una delle tante battaglie combattute, sul Danubio, contro le popolazioni germaniche. Sappiamo infatti dalle fonti scritte che l’imperatore Domiziano (81-96) intraprese una serie di spedizioni militari sul Danubio.

Ubicazione della fossa comune nel Limes romano del Danubio, mappa: Martin Mosser, Stadtarchäologie

Una battaglia decisiva, forse nel 92 a.C.

Nel 92 d.C. alcune tribù varcarono il limes danubiano e annientarono un’intera legione: un evento traumatico che spinse l’imperatore Traiano (98–117) a rafforzare ulteriormente la difesa del confine. Potrebbe essere questa la battaglia in questione?

Stabilirlo con certezza è difficile. Solo ulteriori e più approfonditi studi – tra cui l’analisi del Dna e degli isotopi sui resti, le analisi dei pollini e i rilievi geofisici condotti nell’area intorno alla fossa – potranno, forse, dare una risposta precisa. Se così fosse, il ritrovamento rappresenterebbe una prova concreta dell’evoluzione di Vindobona. Proprio la pesante sconfitta subìta dalle truppe romane, di cui quei morti sono l’eloquente e drammatica testimonianza, potrebbe aver segnato la storia dell’insediamento, avviandone la trasformazione da piccola base militare sul Danubio a grande accampamento legionario, uno dei principali presìdi fortificati a difesa del limes dalle incursioni “barbariche”.

Foto in apertura: Lo scavo in Hasenleitengasse (foto: A. Slonek, Novetus)

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Eccezionale a Vienna, scoperta una fossa comune con 150 legionari romani caduti in battaglia

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Corriere.it - Homepage by di Piero Rossano
Napoli, la polizia insegue un'auto rubata: alla guida un 14enne. Accanto a lui l'amico 16enne

La fuga dal Rione Traiano a Soccavo, dove i due hanno cercato di dileguarsi a piedi. Dopo l'arresto sono stati riaffidati ai genitori

Translated:
In Naples, police are chasing a stolen car: a 14-year-old is driving. A 16-year-old friend is beside him.

Escape from the Traiano neighborhood to Soccavo, where the two tried to disappear on foot. After their arrest, they were returned to their parents.

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http://napoli.corriere.it/notizie/cronaca/24_ottobre_08/napoli-folle-inseguimento-della-polizia-a-un-auto-rubata-i-due-ladri-hanno-14-e-16-anni-98c9e930-3485-4ef7-ba7e-0e766db70xlk.shtml

Napoli, folle inseguimento della polizia a un'auto rubata: i due ladri hanno 14 e 16 anni

La fuga dal Rione Traiano a Soccavo, dove i due baby criminali hanno cercato di dileguarsi a piedi. Dopo l'arresto sono stati riaffidati ai genitori

Corriere della Sera
Traiano cortou o microfone do petista e chamou o corregedor para falar com ele em reservado, dando a entender que irá abrir um procedimento no Conselho de Ética contra o deputado. Saiba mais na reportagem do Plural: https://www.plural.jor.br/colunas/caixa-zero/traiano-diz-que-deputado-negro-se-vitimiza-renato-freitas-reage-e-exige-respeito/ #Traiano #RenatoFreitas #Alep

Molto belli gli scorci, le strade, il lazzaretto, il colore del mare.
Mi dispiace solo per l’arco di #Traiano in ristrutturazione. Un motivo in più per tornare. (3/3)

🐦🔗: https://n.respublicae.eu/CarloCalenda/status/1598991315118698499

Carlo Calenda (@CarloCalenda)

Molto belli gli scorci, le strade, il lazzaretto, il colore del mare. Mi dispiace solo per l’arco di #Traiano in ristrutturazione. Un motivo in più per tornare. (3/3)

Nitter