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🔍 Nei bracieri e nei bruciaprofumi domestici trovate resine dall’Africa e dall’Asia e tracce di vino, che raccontano nuovi dettagli sui rituali domestici

✅ I risultati delle analisi in un nuovo studio pubblicato su "Antiquity".

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Sacrifici prima della catastrofe: cosa bruciava negli altari domestici di Pompei?

S&A

Non solo essenze locali, ma anche resine aromatiche preziose importate dall’Africa e dall’Asia, usate dai pompeiani per i loro rituali domestici: ecco quello che emerge dall’analisi delle ceneri conservate nei bruciaprofumi della città sepolta dall’eruzione vesuviana nel 79 d.C.

A svelare i contenuti dei bracieri uno studio condotto da un team internazionale composto da esperti di varie università europee (Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino) in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, e pubblicato sulla rivista “Antiquity. A Review of World Archaeology”, che ha analizzato i residui combusti rinvenuti in due bruciaprofumi provenienti dalla città vesuviana e da una villa di Boscoreale.

Resine tropicali e prodotti della vite

Braciere no. 1 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Utilizzando tecniche di laboratorio avanzate – tra cui analisi chimiche e microscopiche ad alta risoluzione – gli studiosi hanno “passato al setaccio” i residui carbonizzati rimasti sul fondo dei recipienti rituali, identificando con precisione le sostanze bruciate durante le offerte agli dèi. Tra le sostanze individuate, spicca una resina arborea esotica, probabilmente proveniente da aree tropicali dell’Africa o dell’Asia, confermando che i pompeiani cercavano preziosi prodotti di importazione per i loro rituali quotidiani.

Braciere no. 2 (PAP inv. 40196) (photograph by J. Eber). [Dallo studio citato]

Le analisi biomolecolari hanno inoltre rilevato tracce di una sostanza derivata dall’uva, il che dimostra l’uso del vino durante i rituali confermando quanto già noto grazie alle fonti iconografiche e letterarie, nelle quali il vino compare frequentemente nelle pratiche di culto.

Braciere no. 2 in situ (villa di Boscoreale) (Pompeii, Archivio Fotografico inv. H6803). [Dallo studio citato]

«Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano realmente bruciati nel culto domestico pompeiano», afferma Johannes Eber dell’Università di Zurigo, coordinatore dello studio. «Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce di resine importate – un indizio di ampie connessioni commerciali di Pompei».

«Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un prodotto derivato dall’uva in uno dei bruciaprofumi», spiega Maxime Rageot dell’Università di Bonn, che ha condotto le indagini biomolecolari dello studio. «Ciò sarebbe coerente con l’uso del vino nei rituali raffigurati nell’arte romana e descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto sia importante integrare gli studi archeologici con analisi scientifiche».

«La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa quotidiana degli abitanti di Pompei», aggiunge Philipp W. Stockhammer della LMU di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è stato avviato lo studio.

Pompei, altare sulla facciata dell’edificio I.11 (Pompei, Archivio Fotografico inv. C756). [Dallo studio citato]

Il culto domestico a Pompei tra tradizione e globalizzazione

I dati emersi dalla ricerca ci riportano dunque a Pompei poco prima dell’eruzione del 79 d.C., mostrando come anche gli spazi domestici fossero luoghi di ritualità complessa.

La presenza di resine importate conferma il ruolo di Pompei come nodo attivo all’interno di una rete commerciale estesa, che collegava il Mediterraneo con regioni più lontane. Le sostanze aromatiche erano tra i prodotti più richiesti e viaggiavano lungo rotte consolidate, contribuendo alla diffusione di pratiche culturali condivise.

Il Parco Archeologico di Pompei, che ha appena dedicato una nuova esposizione permanente all’eruzione e alle sue vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea l’importanza di questo tipo di studi: «Senza Pompei, la nostra conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca – ha commentato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – ma è una ricchezza di conoscenze e dati che solo un’archeologia all’altezza dei tempi può valorizzare adeguatamente: grazie all’integrazione con altre scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città antica».

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 Eber J, Gur-Arieh S, Power RC, Rageot M, Stockhammer PW. Ashes from Pompeii: incense burners, residue analyses and domestic cult practices. Antiquity. Published online 2026:1-20. doi:10.15184/aqy.2026.10320
  • 🏛️ University of Zurich (Switzerland), Christian Albrecht University of Kiel (Germany), University College Dublin (Ireland), University of Bonn (Germany), Ludwig Maximilian University of Munich (Germany), Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Leipzig (Germany)
  • 📚 Antiquity. A Review of World Archaeology (peer-reviewed) Published online 2026:1-20
  • 🔗  https://doi.org/10.15184/aqy.2026.10320

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Parco Archeologico Pompei ✅
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💀 Alla Palestra Grande saranno esposti 22 calchi originali insieme a reperti organici straordinariamente conservati.

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✅ Un tassello in più per la conoscenza delle ville del Golfo di Napoli.

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Ercolano, a Villa Sora nuovi scavi riportano alla luce un bellissimo ambiente decorato (e un cantiere fermo al 79 d.C.) | LE FOTO

Elena Percivaldi

Ancora una splendida scoperta nel Parco di Ercolano. Dopo più di trent’anni dall’ultima stagione di ricerche sistematiche, Villa Sora, nel territorio di Torre del Greco, torna a parlare. Le nuove campagne di scavo, avviate nel novembre 2025, stanno restituendo dati di particolare rilievo su una delle più significative ville marittime del Golfo di Napoli, ancora oggi solo parzialmente conosciuta.

Villa Sora (foto Mic)

Il nuovo intervento, condotto dal Parco archeologico di Ercolano, sta ampliando in modo sostanziale il quadro interpretativo del complesso, consentendo di ricostruire con maggiore precisione le fasi di vita della residenza, improvvisamente interrotte dall’eruzione del 79 d.C.

Un ambiente piccolo, ma di eccezionale qualità

Le indagini si sono concentrate sul fronte nord-orientale della villa, dove è stato individuato un ambiente di dimensioni contenute, circa 10 metri quadrati, ma caratterizzato da un apparato decorativo di livello elevatissimo.

Airone (da Villa Sora, foto Mic)

I frammenti pittorici rinvenuti, riferibili sia alle pareti sia al soffitto, delineano un programma ornamentale raffinato e coerente. Le pareti presentavano un fondo scuro, scandito da fasce in rosso cinabro, animate da elementi figurativi, tra cui aironi disposti attorno a un candelabro dorato. Il soffitto, invece, era decorato su fondo chiaro con ghirlande, fregi e figure mitologiche, tra le quali spiccano grifi inseriti in un ricco repertorio ornamentale e la figura dinamica di un centauro, di notevole qualità pittorica.

Grifi (da Villa Sora, foto Mic)

Tracce di un cantiere in attività

Di particolare interesse è il contesto di rinvenimento degli apparati decorativi. All’interno dell’ambiente sono state individuate tre ciste in piombo finemente decorate, attribuibili alla stessa officina, insieme a numerosi elementi architettonici in marmo bianco di alta qualità.

Cista in piombo (da Villa Sora, foto Mic)

Tra questi spicca un capitello conservato in eccellenti condizioni, realizzato esclusivamente a scalpello, affiancato da ulteriori frammenti marmorei, tra cui un secondo frammento di capitello. La qualità della lavorazione e la concentrazione dei materiali indicano con chiarezza uno stoccaggio intenzionale, collegato a un intervento edilizio in corso.

Capitello in eccezionali condizioni di conservazione (da Villa Sora, foto Mic)

L’insieme dei dati consente di interpretare l’ambiente come spazio di deposito o area di cantiere, confermando l’ipotesi che la villa fosse interessata da lavori di ristrutturazione o aggiornamento architettonico al momento dell’eruzione.

La distruzione e la lettura stratigrafica

La lettura stratigrafica ha permesso di ricostruire in modo chiaro la sequenza degli eventi distruttivi. Le colate piroclastiche investirono le strutture provocando il collasso delle coperture, il crollo del soffitto e il successivo cedimento delle pareti, restituendo un quadro diretto e concreto della violenza della catastrofe che colpì l’area vesuviana.

Soffitto in crollo (da Villa Sora, foto Mic)

Una grande villa affacciata sul mare

Edificata intorno alla metà del I secolo a.C., Villa Sora fu oggetto di continui rifacimenti fino al momento della distruzione. Il complesso si sviluppava lungo la linea di costa con un impianto scenografico e terrazzato, digradante verso il mare.

Grifi (da Villa Sora, foto Mic)

L’estensione stimata, pari a circa 150 metri lungo il litorale, restituisce l’immagine di una dimora di altissimo livello, dotata di ambienti residenziali e di rappresentanza di grande raffinatezza, inserita in uno dei paesaggi più ambiti dell’Italia romana.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Ercolano
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