Capitolo 426: Impressioni di Gennaio

Il primo mese del nuovo anno si avvia verso la conclusione e, come di consueto, complice la pioggia e il freddo, la quantità di film visti è notevole. Le cose da vedere, soprattutto in sala, si accumulano sempre di più (se solo la smettessero di programmare le proiezioni stampa OGNI volta che la Roma gioca una partita infrasettimanale, diamine!). Devo recuperare La Grazia e Marty Supreme, e anche Sirat (che comunque uscirà su Mubi). In compenso, la scorsa settimana sono riuscito almeno ad assistere alla proiezione di Hamnet di Chloè Zhao, di cui vi parlo in maniera più approfondita nella recensione completa. Tra le altre cose hanno annunciato le nomination agli Oscar e, come sapete, non intendo commentarle, anche se vedere roba come F1 candidato come Miglior Film e non Panahi fa davvero gridare. Per questo non intendo fare commenti, parliamo piuttosto di film.

Good Time (2017): Il mese scorso, mentre ero sul set del nuovo film di Nanni Moretti, un ragazzo che faceva la comparsa mi ha parlato con grande entusiasmo di questo film dei fratelli Safdie (ora in sala con l’atteso Marty Supreme, candidato agli Oscar). Inizialmente mi è sembrata una versione moderna e crime di Uomini e Topi di Steinbeck, visto che al centro della vicenda ci sono un tizio grande e grosso (Benny Safdie, uno dei registi), con problemi di salute mentale, e uno più piccolo e sveglio (Robert Pattinson). Ben presto però la storia prende una direzione tutta sua, con il tipo grosso che viene arrestato e con quello sveglio che attraversa la notte cercando un modo per farlo evadere. Amo i film che si svolgono interamente nell’arco di poche ore, inoltre le riprese notturne, i neon di una città squallida, dall’aria marcia e le peripezie affrontate dai protagonisti, riescono a tenerti incollato allo schermo per tutti i suoi 100 minuti. Lo potete vedere su Mubi (clicca qui per provare Mubi gratis per 30 giorni!)
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Ave Ventura l’Acchiappanimali (1994): Rivedendo questo cult degli anni 90, che ha il merito di aver lanciato la carriera di Jim Carrey, la prima cosa che mi ha sorpreso è vedere Sean Young (l’incantevole Rachel di Blade Runner) nei panni di un odioso capo della polizia, non la ricordavo affatto. Per il resto è un film invecchiato decisamente maluccio, che si regge interamente sulle spalle di quel mattatore di Carrey, nonostante alcune gag che oggi appaiono davvero imbarazzanti, e i sorrisi di Courteney Cox, che ai tempi aveva appena cominciato a girare Friends. Non so se avete il fegato di lanciarvi come me in questo ritorno al demenziale, ma se proprio ci tenete lo trovate su Prime Video (sto valutando se far partire questa nuova abitudine mentre pranzo, ma non credo che né io ne voi lo vogliamo davvero). Sufficienza di stima, solo perché il buon Jim spara un paio di facce che valgono da sole il film.
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Thirst (2009): Non vedevo questo filmone di Park Chan-wook da una quindicina d’anni e ancora oggi conserva tutto il suo fascino, il suo finissimo black humor e soprattutto la sua grandezza visiva. Un prete decide di sottoporsi a un esperimento medico, sopravvive per miracolo e si ritrova trasformato in qualcosa che non si può concepire: un vampiro. Come far coesistere l’etica, il voto di castità, la bontà della sua versione umana con la sete di sangue, l’istinto sessuale, la necessità di procurarsi cibo della sua versione bestiale? Una goduria continua, dove amore e morte, da sempre elementi fondamentali nel mito del vampiro, sono solo alcune facce di un dado che racconta anche senso di colpa, morale, fede e desiderio. Song Kang-ho (protagonista di Parasite e di Memorie di un Assassino di Bong) è gigantesco, capace di rendere credibile sia la fragilità spirituale che la deriva mostruosa del suo personaggio. Lo trovate su Prime Video, dove è stato inserita nel catalogo buona parte della filmografia di Park (tra cui la trilogia della vendetta e il carinissimo I’m a Cyborg But That’s Ok, che conto di rivedere presto).
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Save the Green Planet (2003): A volte ci sono film di cui non avresti mai sentito parlare se non attraverso percorsi casuali. Sono incappato in questo film di Jang Joon-hwan grazie a Bugonia di Lanthimos, che ne è il remake, è il confronto tra i due è inevitabile. E, almeno per me, pende decisamente a favore del film del regista greco. L’originale sudcoreano è un oggetto davvero bizzarro, un B-movie impazzito che mescola fantascienza, thriller, commedia nera e delirio puro senza preoccuparsi troppo dell’equilibrio. La storia di un uomo convinto che il suo capo sia un alieno deciso a distruggere la Terra è raccontata con un tono isterico, sopra le righe, volutamente sgangherato. A tratti è divertente, ma spesso sembra più interessato a sorprendere che a scavare davvero nei personaggi. È un film che gioca con l’assurdo e con la paranoia, ma lo fa in modo caotico, come se fosse guidato dall’urgenza di un’idea folle più che da una vera necessità narrativa. Il risultato è affascinante per energia e libertà, ma anche irregolare, con momenti che sembrano appartenere, come dicevo, a un pazzo B-movie di fantascienza anni 90. Inevitabilmente ho poi voluto rivedere anche Bugonia (••••), che avevo già visto al cinema lo scorso autunno: Lanthimos prende lo stesso spunto e lo rende più coerente, più divertente, grazie anche a un cast di interpreti clamorosi (Emma Stone non gioca lo stesso campionato dell’intero cast sudcoreano messo insieme) e un finale che è puro cinema, grazie anche alla voce di Marlene Dietrich (dite quello che vi pare, ma la scena con Where Have all the Flowers Gone è un capolavoro).
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I Poliziotti di Riserva (2010): Adam McKay, prima di consacrarsi con due filmoni come La Grande Scommessa e Vice, amava dirigere commedie demenziali con Will Ferrell (qualcuno ricorderà Anchorman o Fratellastri a 40 anni). Nel 2011 vidi questo film durante un volo da New York a Roma e ricordo che, mentre tutti in aereo dormivano, io ero costretto a controllare le risate per non disturbare e, lo sapete, quando uno cerca di trattenere le risate, sente il bisogno di ridere ancora di più. La trama non è il punto di forza di questo film, ma la strana coppia Will Ferrell – Mark Wahlberg funziona piuttosto bene, circondata da un cast d’eccezione per un film di questo livello (tra gli altri: Steve Coogan, Eva Mendes, Dwayne Johnson, Samuel L. Jackson, Michael Keaton, Bobby Cannavale). I dialoghi contengono battute del tipo: “Io sono un pavone, dovete lasciarmi volare!”, oppure “Vi do qualche dritta per non finire in carcere. Uno: fate qualsiasi cosa per non essere neri o ispanici” (oggi, purtroppo, suona ancor di più terribilmente attuale). Anche questo film l’ho visto a pezzi mentre pranzavo, per una buona e sana digestione. Se avete voglia di una serata spensierata (o un pranzo!), lo trovate su Prime Video.
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Una Storia Vera (1999): Uno dei film più sorprendenti di David Lynch, proprio perché è quello che sembra meno lynchiano di tutti. Niente scene oniriche, niente doppelganger, niente tende rosse o personaggi inquietanti. Solo una storia semplice, lineare, raccontata con una delicatezza che spiazza chi si aspetta il solito viaggio nell’inconscio. Tratto da una storia realmente accaduta (come da titolo italiano), un non troppo arzillo 73enne decide di percorrere circa 400km a bordo di un tosaerba per andare a trovare il fratello malato, con cui non parla da anni. Un’odissea in miniatura (dall’Iowa al confinante Wisconsin), lenta nei fatti e mai nel suo battito, costituita da incontri casuali, strade in mezzo al nulla, perse tra paesaggi infiniti. Forse è il film più umano di David Lynch (forse qualcuno dirà The Elephan Man, ci sta): ogni personaggio secondario sembra portarsi dietro una vita intera, che avresti voglia di seguire in un film a parte. La cosa che più ho amato sono stati proprio gli incontri, le belle persone vengono sempre attratte da te quando i tuoi valori sono nobili, quando il tuo viaggio è vero, sentito (parlo di questo tipo di viaggi proprio nel mio libro La Strada Altrove, dove faccio diversi incontri simili a quelli di Alvin Straight!). Film bellissimo, che sa andare alla velocità giusta e, soprattutto, non è mai ricattatorio o melenso. David Lynch sapeva anche fare cose di questo genere. Lo trovate su Mubi.
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Il Mio 2025 Cinematografico

L’anno scorso ho dato il via a questa nuova tradizione: raccontarvi quello che è stato il mio anno cinematografico. L’articolo sul mio 2024 cinematografico è stato un successone, è piaciuto a voi quasi quanto è piaciuto a me, e così sono entusiasta oggi di potervi descrivere le scoperte fatte nel 2025. Allora, ovviamente non troverete alcun film uscito in sala quest’anno (di quelli già vi ho parlato abbastanza nella Top 20 e non credo ci sia bisogno di ripetermi), troverete soltanto film del passato che ho visto quest’anno per la prima volta, oltre a qualche doveroso rewatch di qualità, che segnalerò quando sarà il caso.

Cominciamo con qualche numero: nel 2025 ho visto 220 film ed è stato il terzo anno più prolifico da quando tengo il conto su Letterboxd, ovvero dal 2014. Solo nel 2020 e nel 2024 ho visto più film (rispettivamente 224 e 233), ma questo a voi probabilmente interessa poco. Quello che invece mi preme fare è ringraziarvi, perché il 2025 è stato l’anno in cui Una Vita da Cinefilo ha ricevuto più visualizzazioni e più visitatori, battendo il record del 2020 e quasi raddoppiando il risultato dello scorso anno. Significa che quel che sto facendo vi piace e non potrei essere più felice di questo. Ora basta però ad autocelebrarsi, passiamo ai film!

Il 2025 si è aperto con il rewatch di due capolavori nei primi due giorni di gennaio: La Storia Infinita (1984) e I Goonies (1985). Il primo film “inedito” visto quest’anno è stato invece il bellissimo documentario 45365 (2009) dei fratelli Ross. Al di là di questa ottima partenza, gennaio si contraddistingue soprattutto per aver visto per la prima volta dei cult totali nei quali non mi ero mai imbattuto in precedenza: Codice d’Onore (1992) del compianto Rob Reiner, Eraserhead (1977) dell’ancor più compianto David Lynch, il generazionale St Elmo’s Fire (1985) di Joel Schumacher, l’ottimo Mississippi Burning (1988) di Alan Parker e soprattutto due film strepitosi, diversissimi tra loro: Treni Strettamente Sorvegliati del 1966 (Oscar per il miglior film straniero all’allora Cecoslovacchia) e la straordinaria commedia Tootsie (1982) di Sydney Pollack, un regista che tornerà ancora un paio di volte in questo articolo. Con 26 film visti, gennaio sarà il secondo mese più prolifico del mio 2025.

A febbraio vedo solo 15 film, abbastanza in media con gli anni precedenti. Le perle però non mancano: il mese si apre con il meraviglioso La Mia Notte con Maud (1969) di Rohmer e prosegue con lo splendido Repulsione (1966) di Roman Polanski. Un gradino sotto, tra le mie preferenze di questo mese, troviamo La Sera della Prima (1977) di John Cassavetes, con una clamorosa Gena Rowlands, e l’esilarante Arrivano i Russi, Arrivano i Russi (anche questo del 1966), con un fantastico Alan Arkin.

Tra i 21 film di marzo spicca sicuramente il recupero di un capolavoro che non avevo mai visto prima: Amadeus (1984) di Milos Forman, che ho avuto la fortuna di vedere al cinema. La scomparsa di Gene Hackman mi invita a scoprire Colpo Vincente (1986), un film sportivo che avrei amato ancora di più se solo l’avessi visto da adolescente. Ma sul podio con il film di Forman non posso che mettere anche l’emozionante Tarda Primavera (1949) di Ozu e lo strepitoso Possession (1981) di Zulawski.

Ad aprile esplode la primavera e i film visti scendono a 17. Il mese però è davvero pieno di perle e di recuperi fondamentali per un cinefilo, con tanti film tutti molto diversi da loro. Il mese si apre con lo splendido western Il Cavaliere della Valle Solitaria (1953) e prosegue con il clamoroso Il Colore del Melograno (1969), incentrato su un poeta armeno del XVIII. Dall’est mi sono spostato quindi in Italia per il recupero necessario del meraviglioso Ieri, Oggi, Domani (1963) di Vittorio De Sica. Aprile, nella sua carenza di film, continua a dimostrarsi un concentrato di grandissime prime visioni: il mese va avanti con il thriller psicologico Peeping Tom (1960) di Micheal Powell e una coppia di film evidentemente legati dalla stessa idea di base, cioè la spassosa commedia Bowfinger (1999) di Frank Oz e il film sovietico che l’ha ispirata, Il Bacio di Mary Pickford (1927), film muto diretto da Sergei Komarov (clamoroso).

A maggio il bel tempo e un minimo ritorno alla vita sociale rubano il tempo per vedere film: ne guarderò soltanto 12, dove spicca il recupero di Madre (2019) di Sorogoyen, uno dei registi che più hanno segnato questa annata (includendo anche la splendida serie Dieci Capodanni, che trovate su RaiPlay). La media primaverile prosegue anche a giugno, in cui guardo 13 film, penalizzato anche da uno sfiancante trasloco. C’è ancora Sorogoyen a spingere il pedale dei grandi recuperi, con il bellissimo thriller Che Dio Ci Perdoni (2016), incentrato su un serial killer di anziane signore. Da segnalare, durante questo mese, l’eccellente Tokyo Godfathers (2003) del genio Satoshi Kon, non proprio un film estivo, ma tant’è.

A luglio, lasciata temporaneamente Roma, mi sposto nella mia usuale residenza estiva di Monopoli, dove i film si guardano sul terrazzo di casa, sotto le stelle (anche se sullo schermo del pc): è qui che arriva l’occasione di recuperare due perle del passato, Scarecrow (1973), filmone con Al Pacino e Gene Hackman, e La Strana Voglia di Jean (1969), con una giovane e strepitosa Maggie Smith (che vinse l’Oscar).

Agosto, ogni anno, è inevitabilmente il mese in cui vedo meno film. Così come l’anno precedente, anche quest’anno vedrò soltanto 11 film (ma ci sono stati anni in cui ad agosto ho visto solo 4 film, quindi non mi lamento). Tra questi però, c’è probabilmente il recupero che più ho amato tra tutti quelli del 2025: la sera del 9 agosto, sdraiato sul terrazzo di casa, provo un colpo di fulmine totale per Y Tu Mama Tambien (2001) di Alfonso Cuaron e mi domando come abbia fatto a non averlo mai visto prima. I film successivi che vedrò, come il cult The Running Man (1987) o l’ottimo horror Barbarian (2022), mi piaceranno, ma la mia testa è ancora al film con Gael Garcia Bernal e Diego Luna.

A settembre, ritornato a Roma, ma in una nuova casa, torno a buon regime e guardo 17 film. La morte di Robert Redford segna decisamente le mie scelte durante il mese, visto che mi ritroverò a guardare per la prima volta I Tre Giorni del Condor (1975) di Sydney Pollack e Il Grande Gatsby (1974) di Jack Clayton. Tra questi, non manca il “solito” film di Sorogoyen: Il Regno (2018).

Arrivato l’autunno, arriva anche il sempre prolifico ottobre, il cui numero di film visti viene inevitabilmente “dopato” dalla Festa del Cinema di Roma. Con i suoi 33 film visti, ottobre 2025 diventa il mio mese cinematograficamente più prolifico degli ultimi dodici anni. La maggior parte dei film che vedo sono opere uscite quest’anno, ma in mezzo a tante visioni c’è spazio anche per qualche cosa più attempata: Ispettore Callaghan Il Caso Scorpio è Tuo (1971), cult poliziesco con Clint Eastwood, oppure il barocco e coloratissimo La Maschera della Morte Rossa (1964) di Roger Corman. Dopo la Festa del Cinema vedo per la prima volta il geniale Paranormal Activity (2007), prima di chiudere il mese con una ciliegina, una torta intera anzi, il capolavoro Fanny e Alexander (1982) di Ingmar Bergman, che mi permette finalmente di colmare una grave lacuna cinematografica.

A Novembre ritorno a quote più umane: guardo infatti 16 film, il migliore dei quali, per quanto riguarda le prime visioni del passato, è senza dubbio il giapponese Pulse (2001). In questo mese mi innamoro anche dell’esperimento di Richard Linklater Tape (sempre del 2001), film con Ethan Hawke e Uma Thurman, girato interamente dentro una stanza. Da segnalare anche gli ottimi Polytechnique (2009) di Denis Villeneuve e The Puffy Chair (2005), film d’esordio dei fratelli Duplass.

Dicembre si dimostra un mese decisamente prolifico, merito soprattutto dei tanti film del 2025 da dover recuperare prima di stilare la mia solita Top 20. L’ultimo mese dell’anno si chiude con la bellezza di 22 film visti, quasi tutti usciti l’anno scorso. L’unica grande prima visione d’essai di questo mese è il grandioso Corvo Rosso Non Avrai il Mio Scalpo! (1972) di Sydney Pollack, prima di chiudere il 2025 con il rewatch di un capolavoro, tanto per finire bene il mio anno cinematografico (sto parlando di Blade Runner, che non rivedevo da ben 8 anni!).

Il mio 2025 cinematografico si chiude dunque così, con tantissimi film stupendi che ora sono entrati a far parte del mio immaginario e della mia vita (non solo da cinefilo). Spero che in un questa lunga panoramica abbiate avuto occasione di imbattervi in qualcosa che abbia stimolato la vostra curiosità e abbia rimpolpato la vostra watchlist. La mia come sempre è ancora lunghissima e già da adesso non vedo assolutamente l’ora di scoprire cosa mi porterà il nuovo anno. Chissà quanti film stupendi vedrò nel 2026 per la prima volta, chissà quante emozioni sono già là, tra le pagine del calendario, in attesa di incontrare i miei occhi. Lo scoprirete, come al solito, tra queste pagine, nell’anno in cui Una Vita da Cinefilo diventerà maggiorenne (eh sì, nel 2026 compiremo 18 anni!).

E allora buon 2026, amici cinefili e amiche cinefile!

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Mubi: Le Novità di Dicembre 2025

Per l’ultimo mese dell’anno Mubi ci propne un bel calendario cinematografico dell’avvento, con tante novità e una scorpacciata di film da vedere durante le vacanze di Natale (ma anche prima!). Anche in questo tardo autunno Mubi si conferma la nostra piattaforma streaming preferita: qualcuno penserà che sono pagato per dirlo (magari!), purtroppo o per fortuna invece è proprio un consiglio spassionato, per cui, se ancora non sapete di cosa sto parlando, in fondo all’articolo trovate un link con un bel regalo per voi, fatene tesoro (cioè un mese gratuito di Mubi!). Non perdiamo altro tempo però, vediamo subito cosa c’è da vedere a dicembre.

Presentato in anteprima mondiale in Concorso alla 78ª edizione del Festival di Cannes, The Mastermind segna il ritorno di Kelly Reichardt con un heist movie tutt’altro che tradizionale. Josh O’Connor interpreta J. B. Mooney, un giovane disoccupato nel Massachusetts degli anni ’70, con una moglie (Alana Haim) e due figli, che decide di rubare dei quadri astratti da un piccolo museo nella speranza di dare una svolta alla propria vita. Sullo sfondo della crisi sociale e politica degli Stati Uniti, tra la guerra in Vietnam e un diffuso senso di disincanto, il progetto di rapina raccontato da Reichardt racchiude il tramonto di un’identità, il disfacimento di una speranza e l’umanità fragile di chi tenta, con fatica, di restare a galla.

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, in Una Ragazza Brillante un’aspirante influencer di periferia sogna un riscatto che sembra sempre sul punto di sfuggirle. Nel suo esordio alla regia, Riedinger filma il desiderio di essere viste e amate in un mondo che misura il valore attraverso l’immagine e la performance. Un ritratto intimo e sincero dell’adolescenza contemporanea, dove fragilità e ferocia convivono.

Diretto da Dag Johan Haugerud, Dreams è il secondo capitolo di una trilogia che esplora i rapporti umani con delicatezza e profondità. Il film intreccia sogno e realtà: la protagonista, adolescente, si innamora della sua insegnante di francese. In questo passaggio, la pellicola riflette su desiderio, scoperta, paura, confini che si spostano. Una proposta cinematografica che mescola tenerezza, turbamento e consapevolezza e che ha vinto l’Orso d’Oro alla Berlinale 2025 (gli altri due episodi della trilogia, Love e Sex sono già disponibili su Mubi).

Il Natale inevitabilmente fa pensare al cibo. In questa raccolta di film il cinema quindi si fa tavola: piatti e storie si mescolano e ogni film è un invito a guardare il cibo come gesto, come desiderio, come rivelazione. In Delicatessen, il grottesco e la distopia trasformano la fame in una metafora sull’avidità e sulla sopravvivenza. Ramen Shop narra memorie familiari e legami che rinascono attorno a una ciotola di noodles. Il Filo Nascosto attraversa la sartoria e il gusto estetico come forme di potere e controllo. Sexual Drive, Flux Gourmet e Majoneze sondano la materia stessa del desiderio, del corpo, dell’istinto, del tabù. E con Il Discreto Fascino della Borghesia, l’ironia di Buñuel porta in tavola un attacco al vuoto sociale e morale di una classe in decadenza.

E a proposito di cene, queste sono le cene da film che non vorresti mai vivere. In questa nuova raccolta ciascuna pellicola divora le convenzioni: Parenti Serpenti scoperchia il veleno dei legami familiari; Festen demolisce l’ipocrisia borghese con brutalità feroce; The Invitation tesse un’atmosfera di tensione crescente e terrore sottile; Get Out, tra horror e satira sociale, porta a tavola il razzismo, l’oppressione, la paura.

In tutto ciò, non manca la solita informata di grandi film. Film amatissimi, indimenticabili, che arrivano su Mubi per essere rivisti o vissuti per la prima volta. Dal cult politico-satirico Essi Vivono, manifesto contro il controllo e la manipolazione di massa, alla ferocia punk-pop di John Waters in A Morte Hollywood; dalla storia d’amore impossibile e struggente di Laurence Anyways alla fragilità luminosa del volto di Stefania Sandrelli in Io La Conoscevo Bene. Eternal Sunshine of the Spotless Mind rilegge il sentimento come memoria che si frantuma e si ricompone, mentre La Persona Peggiore del Mondo racconta l’identità in divenire tra amori e smarrimenti. Con Nico, 1988 si chiude un cerchio: ritratto di un’icona spezzata, donna e mito oltre la leggenda.

Se tutto questo ancora non vi basta, nella programmazione di dicembre troveremo anche To The Wonder di Malick, Tempi Moderni di Chaplin, la bellezza di tre film di Ozu (tra cui il capolavoro Viaggio a Tokyo), Come le Foglie al Vento di Douglas Sirk e Metropolis di Fritz Lang.

Al di là delle novità, il resto del catalogo è una raccolta di gemme preziose, cult imperdibili e capolavori da riscoprire (c’è tutto Twin Peaks!!!). Come sempre, se volete provare Mubi gratis per trenta giorni, potete usare questo link messo a disposizione da Una Vita da Cinefilo per tutti i suoi lettori e le sue lettrici. Al termine dei 30 giorni di prova gratuita potrete decidere se disdire o abbonarvi (e vi assicuro che una volta provato Mubi, non riuscirete più a rinunciarvi). Il link per provare Mubi gratuitamente per 30 giorni? Qui: mubi.com/30giornigratis.
Buona Natale di grande cinema!

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Recensione “Alpha”: Tra Venti Rossi e Vene di Pietra

Nel bellissimo Titane, film precedente di Julia Ducournau, Vincent Lindon insegnava alla protagonista del film come fare un massaggio cardiaco canticchiando Macarena. Qui a fare i massaggi cardiaci c’è invece la splendida dottoressa Golshifteh Farahani, già musa di Ridley Scott, Asghar Farhadi e Jim Jarmusch, tra gli altri. Forse tutto Alpha è un lungo massaggio cardiaco alle emozioni dello spettatore, continuamente messo alla prova dagli sbalzi ermetici di un film molto bello, che come il precedente farà discutere, dividerà, ma che innegabilmente è in grado di scavare nel profondo grazie anche a tre interpretazioni pazzesche (Tahar Rahim diventa sempre più bravo a ogni film).

La giovane Alpha un giorno torna a casa con la lettera A incisa sul braccio, una ragazzata che getta sua madre, dottoressa single, nel panico: in giro infatti c’è un virus ematico che pietrifica le persone, rendendole simile a statue di marmo (lo stesso virus contratto anni prima dal fratello della dottoressa). Per sapere se la ragazza è stata contagiata servono però due settimane: un’attesa snervante per una 13enne che deve vivere ogni giorno in una classe di coetanei che, adesso, cercano di evitarla in ogni modo.

Il mondo del film, senza cellulari, senza internet e tecnologie simili, somiglia in maniera inquietante agli anni 80 in cui siamo cresciuti anche noi, con il terrore dell’AIDS che rendeva spaventosa ogni passeggiata per strada (“guarda sempre a terra, attento a non calpestare siringhe”, ci dicevano gli adulti). Il riferimento all’HIV non è neanche tanto nascosto, in questa allegoria che abbellisce esteticamente la malattia, ma che al tempo stesso ci mostra quanto sia spietata e pericolosa. La chiave di tutto forse è in una poesia di Edgar Allan Poe, Un sogno dentro un sogno, che viene spiegata a lezione di inglese nella classe di Alpha, dove il poeta racconta cosa significa perdersi durante il cammino dell’esistenza, quando la disperazione prende il sopravvento e non si riesce più a distinguere cosa sia reale e cosa sia, per l’appunto, un’illusione. Alpha, infatti, è un film sulle difficoltà di essere adolescenti, su quanto sia difficile essere madre di una ragazza in crisi e sorella di un uomo disperato, sopraffatto dalla tossicodipendenza, ma soprattutto, come dicevo, è un lungo massaggio cardiaco: c’è un costante bisogno di aggrapparsi alla vita, di curare, di salvare, di salvarsi.

Dopo la Palma d’Oro con Titane, la regista francese realizza forse il suo film più bello, sicuramente il più cupo e disperato, dove le montagne russe tra la corsia di un ospedale (dove c’è spazio anche per l’ottimo francese dell’infermiera Emma Mackey!) e la casa-ambulatorio delle protagoniste altro non sono se non quella stessa spiaggia dorata dove il poeta di cui sopra soffriva della sua incapacità di trattenere la sabbia nella mano: tutti cerchiamo qualcosa di solido a cui aggrapparci, ma ciò che cerchiamo si trova sempre di fronte a un cambiamento perpetuo, inarrestabile, forse davanti a una realtà effimera, che soffia come il maledetto vento rosso delle maledizioni berbere.

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Capitolo 413: Ogni Maledetto Settembre

Si è recentemente concluso il Festival di Venezia e questo, notoriamente, significa soltanto una cosa: è cominciata una nuova annata (di vita o di cinema, che poi spesso è la stessa cosa). Per me è un mese particolare: sono tornato a Roma, dove sono senza casa (cercare un appartamento quest’anno è un’impresa titanica), la buona notizia però è che il 18 presento il mio libro a Casetta Rossa e almeno, tra mille rotture di scatole ci sarà almeno qualcosa che posso aspettare con un po’ di gioia. Bando alle ciance però, passiamo ai film!

Barbarian (2022): Dopo aver visto Weapons, di cui ho scritto nel capitolo precedente, ho letto molte lodi al regista Zach Cregger. In tanti esaltavano soprattutto la sua opera prima, Barbarian, per l’appunto. L’incipit è davvero intrigante: una ragazza arriva in un airbnb e lo trova già occupato da Bill Skarsgard. Visto che fuori diluvia, non ci sono altri alberghi liberi e il quartiere è pure malfamato, i due decidono di condividere la casa, almeno per quella notte. Potrebbe essere l’inizio di una commedia romantica, ma sarà l’inizio di un horror che non fa particolarmente paura, ma inquieta a non finire (e no, non per i motivi che pensate dopo aver letto queste due righe di trama). Cregger mescola bene i registri e la struttura temporale, portando a casa un buonissimo film d’esordio (in Italia uscì direttamente su piattaforma, Disney+).
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KPop Demon Hunters (2025): Dopo esser stato assillato per tutta l’estate da due minori, che non perdevano occasione per infilare in una conversazione una battuta del film o – ahimè – una canzone, mi sono lasciato convincere a guardare con loro questo film d’animazione coreano, il lungometraggio più visto nella storia di Netflix. Tre ragazze, una celebre band KPop, usano la musica per nascondere le loro identità di cacciatrici di demoni e, al tempo stesso, proteggere l’umanità da una band di demoni che vuole succhiare l’anima dei loro fan. Detto così sembra una cazzata, in realtà è un film davvero godibile, costellato di canzoni orecchiabili e con una grafica eccezionale. La struttura non è particolarmente originale e pesca a piene mani dai grandi successi orientali del passato: è come se Sailor Moon e Devilman avessero avuto un figlio. Mezzo punto in meno è proprio per la trama un po’ trita, ma cavolo se funziona questa idea di unire KPop e lotta contro il male!
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L’Ultimo Turno (2025): Non sorprendetevi se, nella prossima cinquina di candidati per l’Oscar al Miglior Film Straniero, dovesse esserci anche questo bellissimo film svizzero, realizzato da Petra Volpe. L’infermiera di un ospedale del cantone tedesco (Leonie Benesch, già ottima ne La Sala Professori e il bellissimo September 5) si ritrova a dover gestire un intero reparto insieme a una sola collega. Un’escalation di situazioni, allarmi, capricci, ansie, dove la mano della ragazza, ma soprattutto il cuore, può essere piuma e può essere ferro (cit). Un film ansiogeno, dove allo spettatore non viene concesso un momento di pausa, stesso destino riservato alla sua protagonista. Il messaggio che compare nel finale, prima del fade to black, chiarisce molto meglio il punto di tutto il film, ovvero la grave carenza di infermieri negli ospedali svizzeri. Bellissimo.
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Un Giorno Tutto Questo Sarà Tuo (2023): Film svedese di Andreas Öhman, che già avevo avuto modo di ammirare alla Festa del Cinema di due anni fa, è un”opera dalla forte impronta indie: c’è una bella colonna sonora, un’artista trentenne un po’ incasinata e qualche sprazzo di umorismo. Il tipico film che piace a me insomma (e viene anche citato Martin Dahlin, ex meteora della Roma, mitico attaccante della Svezia semifinalista al Mondiale di USA 94). La protagonista Lisa, in procinto di pubblicare la sua prima graphic novel, torna nella casa d’infanzia per il weekend, per festeggiare il compleanno della madre insieme ai suoi fratelli ma soprattutto per una questione di eredità. In questa casa di campagna sperduta in mezzo ad una foresta, Lisa dovrà fare i conti con le sue insicurezze e i suoi demoni. Il film funziona, nonostante non sia proprio originalissimo, ma ci sono belle trovate, bei personaggi e soprattutto una protagonista strepitosa, Karin Franz Körlof. Bello, lo trovate su RaiPlay e ve lo consiglio di cuore.
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Ogni Maledetto Fantacalcio (2025): Per molti di noi il Fantacalcio è un po’ come una sorta di Matrix. Parafrasando le parole di Morpheus: “Il Fantacalcio è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse”. Per questo motivo un film sul Fantacalcio, dando per assodato che sarebbe stato molto probabilmente una cavolata, accende sicuramente la curiosità di chi, come me, è un accanito giocatore. Il gioco più amato dagli italiani dopo il calcio è in realtà un mero pretesto per raccontare una storia di amicizie e amori, di paure e insicurezze, il problema però è che si basa su una premessa piuttosto sciocca: chi crederebbe mai, anche per scherzo, che la Lazio ha comprato Dybala dalla Roma? Ma dai. A ogni modo, qualche idea molto carina c’è: i simpatici camei di Pastore, Pardo e soprattutto Pavoletti, oppure Diletta Leotta che spiega cos’è il Fantacalcio in un intermezzo a parte, come faceva Margot Robbie quando spiegava la finanza ne La Grande Scommessa di McCay. A parte questo, non rimane quasi nulla, la scrittura è sciatta (il debito con Una Notte da Leoni è ingombrante), i personaggi non particolarmente simpatici, la storia fin troppo ingenua. Alessio Maria Federici, il regista, poteva forse prendersi un po’ più sul serio e spiegare davvero l’enorme influenza del Fantacalcio sulle vite di tanti ragazzi (e ragazze, perché no) in Italia, senza gag facilone da reel su tiktok (tipo svenarsi per una riserva del Cagliari, con tutto il rispetto per Pavoletti), solo per strappare una risata. Insomma, si poteva fare di più, ma è stata scelta la via più facile: è lo stato della commedia in Italia, bellezza.
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Ghostbusters (1984) / Ghostbusters II (1989): E ora, qualcosa di completamente diverso. Quando si rientra dall’estate, in una fase della vita piena di incertezze, di instabilità, cosa c’è di meglio dei sani anni 80 per riabbracciare le certezze dell’infanzia? Per questo motivo, ho aperto il festival della nostalgia con una doppietta di Ivan Reitman, ovvero i primi due film sugli Acchiappafantasmi. Sul primo c’è poco da dire, è la commedia perfetta: è divertente, è appassionante, i personaggi sono meravigliosi, le battute sono memorabili. Un capolavoro, non c’è altro modo per definirlo. Il sequel invece, che ricordo di aver visto al cinema da bambino, non è invecchiato benissimo: certo, il faccione di Vigo, il flagello di Carpazia, è diventato un volto iconico del cinema di quel periodo, ma al di là di questo è un film un po’ deboluccio. La scena in cui la Statua della Libertà comincia a camminare equivale al momento in cui Fonzie ha saltato lo squalo in Happy Days: i Ghostbusters, da lì in poi, non hanno più avuto motivo di esistere. Resta però anche qui l’irresistibile simpatia e poi, che diamine, c’è pur sempre Bill Murray! Trovate entrambi i film su Prime Video.
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Wargames (1983): A proposito di Anni 80, un film che ho visto da bambino e di cui invece non ricordavo praticamente nulla è questo bellissimo cult di John Badham (già regista de La Febbre del Sabato Sera nonché fratello maggiore di Mary Badham, la piccola Scout de Il Buio Oltre la Siepe!). Matthew Broderick è un ragazzino appassionato di informatica, praticamente un hacker in erba: mentre cerca di scoprire i nuovi videogiochi di una casa di produzione, entra per caso in contatto con una rudimentale intelligenza artificiale che gestisce la difesa dell’esercito statunitense durante la guerra fredda con l’Unione Sovietica. Inavvertitamente il ragazzo scatena un allarme nucleare che potrebbe portare alla distruzione del mondo. Da qui un’avventura tra basi segrete, informazioni cifrate, scienziati nascosti e, ovviamente, lunghe partite ai videogiochi. Nonostante il film sia praticamente mio coetaneo, è invecchiato sicuramente meglio del sottoscritto, risultando molto più attuale oggi che ai tempi in cui è uscito (soprattutto il discorso sulle intelligenze artificiali, incredibile!). Si dice addirittura che Ronald Reagan, dopo aver visto il film, si preoccupò del livello di sicurezza nei sistemi informatici dell’esercito e fece approvare un protocollo per renderli ancora più efficaci. Se volete vederlo, anche questo è su Prime.
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Capitolo 246

Eccomi nuovamente a Roma, dopo quindici bellissimi giorni nella mia seconda terra, la Puglia. Tornare nella Città Eterna a fine luglio mi fa sentire un po’ tipo Clint Eastwood ne “Il Buono Il Brutto il Cattivo”, quando Tuco lo obbliga ad attraversare il deserto sotto il sole rovente. Ecco, mi sento proprio così, strisciante nell’asfalto romano, con il pensiero fisso del mare, dei panzerotti e di quella dolce brezza cullata dalle onde. Bon, dopo questa nostalgica ed amara introduzione, passiamo alle visioni di questo periodo di vacanza, tra treni che andavano, treni che venivano e terrazze stellate.

Funeral Party (2007): Viaggio d’andata in treno. Lo scorso anno, non so perché, guardai “Zabriskie Point” di Antonioni, quest’anno ho imparato la lezione e mi sono buttato su una commedia che non vedevo da tanti anni. Forse il film più divertente di questo secolo, ricordo che al cinema, ai tempi, sono finito sotto la poltroncina per quanto stavo ridendo. Anche in treno sono riuscito ad attirare lo sguardo di alcuni passeggeri che mi stavano sentendo ridere un po’ troppo sguaiatamente. Capolavoro.

Phenomena (1985): Altro film già visto, che però stavolta non vedevo davvero da circa 25-30 anni. Visto che sto dando ripetizioni di Dario Argento alla mia dolce metà, grazie a Prime Video mi sono imbattuto in quest’altro grande classico: atmosfere come sempre bellissime, anche se nei film del buon Dario la plausibilità non è proprio di casa. Ha retto comunque il peso del tempo, confermandosi un ottimo prodotto di genere. Jennifer Connelly prometteva proprio bene (in tutti i sensi): ma che fine ha fatto?

Ammore e Malavita (2017): Se i Manetti Bros non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Un musical tra camorra e canzone napoletana, uno dei grandi successi italiani della scorsa annata cinematografica. Finalmente sono riuscito a recuperarlo e, sebbene continui a preferire “Song e Napule”, devo dire che anche in questo caso il film funziona in ogni dettaglio: la musica, gli attori, l’ambientazione, la storia. Splendido.

Rocky (1976): A Roma non ho il televisore, motivo per cui ogni volta che mi trovo a Monopoli, dove il televisore c’è, devo assolutamente guardarmi almeno un film in tv. Un mercoledì sera bello fresco mi imbatto nel capolavoro partorito da Stallone: e che fai, non te lo rivedi per la trentacinquesima volta? Ma di che stiamo parlando, i brividoni!

Non buttiamoci giù (2014): Da un libro molto bello di sua maestà Nick Hornby, un adattamento che, pur essendo piuttosto godibile, non ha la brillantezza né l’acutezza del romanzo. Visto però che ci stanno un sacco di rompiballe che quando vedono un film devono per forza dire che il libro è meglio (e ti credo, a meno che il film non sia di Kubrick) e visto che non voglio assolutamente fare la parte del rompiballe, diciamo che il film preso così com’è è comunque molto carino (e poi da quando ho visto “Roadies” ho una cotta per Imogen Poots). Dimenticavo, Toni Collette tanto per cambiare fa la parte di una madre disagiata: che novità!

Funny People (2009): Mi domando come facessi a non conoscere questo film, proprio io che sto sempre molto attento a ciò che si muove nel panorama indipendente. Judd Apatow (creatore della serie “Love”) riunisce in due ore e mezza (!) di film alcuni tra i maggiori comici del momento: Adam Sandler, Seth Rogen, Jonah Hill, Aziz Ansari e un sacco di altra gente. Mi è piaciuto, non è assolutamente male, non è proprio una commedia, anzi, però la durata è decisamente esagerata. Adam Sandler nei ruoli drammatici funziona davvero bene.

England is Mine (2017): Aspettavo questo film con grande curiosità visto che gli Smiths sono tra le mie band preferite. Niente, soporifero fino alla nausea, la regia è piatta, senza guizzi, la storia è totalmente monocorde. Inoltre, trattandosi di una biografia non autorizzata, non ci sono le canzoni degli Smiths. Tempo perso.

Slacker (1991): Il viaggio di ritorno in treno, che grazie a Trenitalia è durato 8 ore invece di 6, è stato allietato dal film d’esordio di uno dei miei registi preferiti, Richard Linklater. Dare un giudizio è complicato, perché non c’è una trama vera e propria, semplicemente ci sono gruppi di ragazzi che si incontrano casualmente e danno continuamente vita a nuove scene del film, dove si parla un po’ di tutto. Interessante manifesto di una generazione di “fannulloni” più o meno intellettuali, il talento di Linklater era già cristallino.

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Recensione “I Sogni Segreti di Walter Mitty” (2013)

Remake di Sogni Proibiti (film del 1947 di Norman Z. McLeod), liberamente tratto dal racconto The Secret Life of Walter Mitty scritto nel 1939 da James Thurber: Ben Stiller dirige e interpreta questa nuova versione, adattandola al cinema, ai sogni e alla vita di oggi. La splendida idea è di inserire la storia all’interno di un contesto storico reale, ovvero il passaggio della rivista Life dal cartaceo alla versione online: in tal modo la vicenda raccontata risulta più reale, più credibile, e di conseguenza più emozionante. Si potrebbe definire il classico film in cui un uomo ordinario, dall’esistenza ordinaria, si ritrova improvvisamente catapultato in una vita nuova, piena di avventura e di esperienze mai provate prima. Ma il film di Ben Stiller ha qualcosa in più: il fascino immenso dello scatto fotografico (che il cinema racconta sempre troppo poco), l’attrazione del viaggio in solitaria, il lato umoristico rappresentato dalle fantasie del protagonista (da una parodia di Benjamin Button a scene d’azione in pieno stile Avengers), una colonna sonora eccezionale (da Space Oddity di Bowie a Wake Up degli Arcade Fire) e soprattutto un finale bellissimo.

Walter Mitty lavora da oltre quindici anni come archivista di negativi per la celebre rivista Life. La sua è una vita noiosa, non è praticamente mai uscito fuori da New York, per questo la sua mente ogni tanto si incanta per creare quelle avventure che lui non riuscirà mai a vivere. La rivista Life sta per chiudere la versione cartacea per passare definitivamente online, questo significa che molti dipendenti perderanno il posto di lavoro, da Walter a Cheryl, di cui il protagonista è segretamente innamorato. Per cercare di salvare il posto Mitty è costretto a lanciarsi all’inseguimento del più grande fotografo della rivista, Sean O’Connell: la fotografia per la copertina dell’ultimo numero, realizzata da Sean, sembra essersi inspiegabilmente perduta negli archivi di Walter. Comincia così un’avventura tra Groenlandia, Islanda e Afghanistan, che regalerà alla vita di Mitty quelle esperienze straordinarie sulle quali lui stesso avrebbe potuto soltanto fantasticare.

È curioso vedere Ben Stiller in un film di questo genere, troppo fantastico per essere drammatico, ma troppo serio per essere definito una commedia: certo, non mancano gli spunti divertenti, ma c’è una piccola magia di fondo che rende tutto particolare, come vedere Sean Penn nella parodia del fotografo free-lance alla Steve McCurry. Probabilmente ciò che rende davvero speciale questo film è, nonostante le incongruenze e le assurdità, la sua capacità di farci lasciare la sala con la voglia di rendere magico ogni momento della nostra vita. È anche a questo che dovrebbe servire il cinema.

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Da leggere anche: I sogni segreti di Walter Mitty

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L’ho chiamata “Viaggi nei Paraggi” una playlist video senza commento, di posti che visito e scopro in giro.
Oggi ti propongo una tappa adatta alla #primavera, un lago bellissimo che non immaginavo esistesse.

Lago di Posta Fibreno
https://youtu.be/szJlv1_23CQ

#lazio #cosavedere #natura #spring

Lago di Posta Fibreno

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Mubi: Le Novità di Gennaio 2025

Il nuovo anno è cominciato già da un paio di settimane e, neanche a dirlo, sono sopraggiunti freddo e i primi malanni stagionali. Tra plaid e orzo caldo, a rasserenare i nostri giorni di malattia non può mancare una manciata di bei film. Mubi, ad esempio, a gennaio ci propone la consueta programmazione succulenta, piena di belle novità. Cominciamo con l’esclusiva dell’ultimo film di Magnus von Horn, The Girl With The Needle, presentato in anteprima mondiale al Festival del Cinema di Cannes 2024: per sopravvivere nella Copenaghen nel periodo successivo alla Grande Guerra, una giovane operaia incinta accetta di lavorare per una donna carismatica che gestisce un’agenzia di adozioni illegali. Tra le due nasce un legame inaspettato, finché una scoperta improvvisa non cambia tutto.

Una voce che sostiene di essere il fantasma di Pepe, il primo e unico ippopotamo mai ucciso nelle Americhe, racconta la sua storia, dall’Africa meridionale al Sud America, dove entra a far parte dello zoo privato di Pablo Escobar, fino ai suoi ultimi giorni di libertà. Ispirata alla fuga di un famigerato ippopotamo, Pepe di Nelson Carlo de los Santos Arias ha vinto l’Orso d’Argento per la miglior regia alla Berlinale dello scorso anno. Attraverso linee temporali, piani di realtà e forme di sperimentazione diversissime, Pepe evoca gli spettri della violenza con stile mistico ed eclettico.

L’opera prima di un regista può fornire agli spettatori una mappa con cui esplorare tutta la sua filmografia. Con Mubi possiamo riscoprire i film che hanno lanciato le carriere di alcuni grandi cineasti. Da The Protagonists, primo lavoro di Luca Guadagnino con Tilda Swinton, ad Amore Tossico di Claudio Caligari, fino ad arrivare a Cronaca di un Amore di Michelangelo Antonioni, insieme a tantissime altre opere uniche ed entusiasmanti della collezione.

Tra gli altri film che vedremo (o che possiamo già vedere) questo mese, troviamo il bellissimo The Farewell di Lulu Wang, il capolavoro Parasite di Bong Joon ho, Mulholland Drive di David Lynch, Doppio Amore di François Ozon, Espiazione di Joe Wright, Mishima di Paul Schrader, La Guerra di Mario di Antonio Capuano, Persona di Ingmar Bergman, 2046 di Wong Kar Wai e molti altri.

Al di là delle novità, il resto del catalogo è una raccolta di gemme preziose, cult imperdibili e capolavori da riscoprire. Come sempre, se volete provare Mubi gratis per trenta giorni, potete usare questo link messo a disposizione da Una Vita da Cinefilo per tutti i suoi lettori e le sue lettrici. Al termine dei 30 giorni di prova gratuita potrete decidere se disdire o abbonarvi (e vi assicuro che una volta provato Mubi, non riuscirete più a rinunciarvi). Il link per provare Mubi gratuitamente per 30 giorni? Qui: mubi.com/30giornigratis.
Buon gennaio di grande cinema!

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Se ti piace il cinema, adorerai MUBI.

La vita è troppo breve per guardare brutti film. Ogni giorno aggiungiamo una nuova chicca alla nostra accurata selezione. Comincia subito la tua prova gratis.

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