Recensione “Disclosure Day”: Incontri Rivelatori del Terzo Tipo

Da quando ho memoria vivo con la speranza di poter campare abbastanza da avere la prova inconfutabile dell’esistenza degli extraterrestri. Non pretendo di essere un testimone oculare e di ottenere tale prova personalmente: mi accontenterei di guardare un telegiornale e poter semplicemente ascoltare la notizia. O di leggerla sul profilo social di qualcuno che non sia un fanfarone. Steven Spielberg secondo me vive con lo stesso mio desiderio, ma lui in quanto Spielberg ha la possibilità di trasformare i suoi sogni in film bellissimi (se non in capolavori). Lo ha fatto tanti anni fa con E.T. e, ancor prima, con quello che ritengo il più grande film mai girato sulla presenza degli extraterrestri, ovvero Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo. Ora il regista più amato della nostra infanzia è tornato con una nuova storia, che regala un sogno a tutti quelli come me che vorrebbero campare abbastanza da poter scoprire la notizia dell’esistenza degli alieni. Insomma, avete capito: anche io sono tra quelli che, se ne avessero avuto la possibilità, si sarebbero appesi in cameretta il celebre poster con il disco volante e la scritta I Want to Believe.

Il film comincia con uno spaventato e confuso Josh O’Connor, in fuga da una sorta di agenzia governativa per cui lavorava come informatico e che, a quanto pare, avrebbe trascorso gli ultimi 79 anni a nascondere al mondo le prove dell’esistenza degli extraterrestri (una data non casuale, visto che il celebre incidente di Roswell è avvenuto nel 1947). Poco dopo, in tutt’altra location, vediamo Emily Blunt nei panni di una meteorologa di Kansas City che, prima di svenire durante una diretta televisiva, comincia a parlare una lingua sconosciuta e incomprensibile. Sulle loro tracce c’è Colin Firth, deciso a mantenere segreti i documenti e i video trafugati dal suo ex-dipendente. Tra fughe a perdifiato (che in realtà sono le scene meno credibili del film, e parliamo di un film sugli alieni!), autocitazioni (quando ho visto i protagonisti correre sul tetto del treno pensavo che di lì a poco sarebbe sbucato Harrison Ford con la frusta) e incontri rivelatori, mentre tutti cercano di difendere la propria versione della verità, io ero lì che mi chiedevo: ma alla fine questi alieni li vedremo o no? Beh, questo lo scoprirete da soli.

Al di là di tutto, saremo mai pronti a una rivelazione di questa portata? Forse è questa la domanda che si pone Steven Spielberg e io ritengo che non debba neanche esserci questione. Non so se 8 miliardi di persone possano gestire una notizia così, però voglio dire, io sono prontissimo. Lo ero già nei mesi scorsi, quando Trump aveva avviato la declassificazione di numerosi documenti federali sugli UFO, che però non contenevano alcuna prova concreta di una visita extraterrestre sulla Terra. Forse tutto quel baccano su questo argomento ha contribuito solo a creare un gigantesco teaser per il nuovo film di Steven Spielberg, che come al solito riesce ad andare oltre la realtà, mostrandoci ancora una volta il lato più candido dei nostri sogni. Quello che il regista cerca di dirci (e non è la prima volta) è che il mondo sarebbe un posto migliore se uno sviluppo sostanziale dell’empatia facesse parte dell’evoluzione umana: è infatti nel momento in cui riesce a “scivolare” dentro le emozioni delle altre persone che il personaggio di Emily Blunt capisce di aver trovato il proprio posto nel mondo. Dietro a tante fantasticherie, il cuore del film credo che sia proprio questo: sognare un mondo più empatico, dove la rivelazione della presenza di altre forme di vita possa farci sentire meno soli, meno tristi, più vicini. Personalmente ho amato così tanto perdermi in alcune scene di questo film che ora vorrei ancor di più vivere anche io un Disclosure Day. Non so se riuscirò davvero a vivere abbastanza per scoprirlo, per fortuna però c’è sempre il cinema a mostrarci che forma possono prendere i nostri desideri. Il cinema e, ovviamente, Steven Spielberg: spesso queste due cose coincidono.

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Recensione “The Drama”: Per Sempre Nì

La prima cosa che ho pensato guardando il nuovo film di Kristoffer Borgli è che quest’uomo sembra divertirsi parecchio a mettere le persone in situazioni sempre più scomode. Non lo dico in senso negativo, anzi: Sick of Myself è la storia di una ragazza che cerca volontariamente di ammalarsi per ricevere più attenzioni rispetto al suo fidanzato, diventato improvvisamente un artista di successo. Dream Scenario è invece incentrato sul monotono professore Nicolas Cage, che vive un’inattesa popolarità dopo essere apparso nei sogni di milioni di persone. Storie non banali, a tratti grottesche, che trovano conferma in quest’ultimo, bellissimo, lavoro del regista norvegese, che trasforma i classici preparativi di un matrimonio in una settimana da incubo. Quindi sì, quando è iniziato The Drama avevo già il sospetto che le cose sarebbero andate male (non ci voleva un genio, già il titolo lo suggeriva).

Robert Pattinson e Zendaya vestono i panni di una coppia felice, normale ma bella, come tante altre. Lui è tutto preso dal redigere il discorso per l’imminente matrimonio, lei vorrebbe sfuggire dalla serie di inevitabili preparativi per vivere un evento magari più spontaneo. Durante la prova per il menu, a causa anche di qualche bicchiere di troppo, la donna rivela al futuro marito e ai due testimoni la cosa più brutta mai fatta in vita sua (promemoria: non proporre mai questa cosa durante una cena tra amici). Se le risposte degli altri commensali a questo gioco della verità sono imbarazzanti ma, in qualche modo, innocenti, il racconto della ragazza è scioccante, a tal punto da mettere in crisi la sua relazione e il matrimonio stesso, sempre più vicino. Da quel momento, il film cambia del tutto temperatura, sembrava quasi che qualcuno in sala avesse spalancato una finestra sull’inverno: così come per i personaggi del film, anche per noi diventa difficile guardare quella coppia allo stesso modo.

Borgli costruisce tutto con una precisione quasi crudele, dal montaggio al sonoro, come se qualcuno stesse stringendo una vite, rendendo la vicenda più grottesca e allucinata, in cui ogni passo verso il matrimonio si trasforma in una nuova prova da superare (dalla scelta dei fiori alla esilarante scena nello studio di fotografia, che è ciò che non vorrei mai vivere durante uno dei miei shooting). La domanda, inevitabile, che viene da porsi dopo aver visto The Drama è: conosciamo davvero la persona che abbiamo accanto? Cosa sappiamo del suo passato, dei lati più oscuri della sua vita, dei suoi pensieri? Sono domande valide, dalle quali può nascere facilmente una discussione, un conflitto, se non qualcosa di più grave: una crisi. Ed è qui che entra in gioco un ottimo Robert Pattinson, un volto strappato al cinema comico, ormai sempre più sopra le righe nelle sue ultime interpretazioni (come in Die My Love), ma in questo caso esattamente calato nell’atmosfera richiesta dal film. Ed è così che Kristoffer Borgli trasforma una “semplice” settimana prima delle nozze in una sorta di thriller sentimentale, dove la vera domanda non è se la coppia arriverà all’altare, ma cosa resterà di loro adesso che la verità non può più essere ignorata. Imperdibile.

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Non so, percepisco che X non sia così male: sarà mica che il senso che diamo alle cose è soggettivo e non valoriale condiviso?
Dipende dall'ascolto e da quanto tempo si da alla pratica: ma ci vuole saper stare in silenzio.
Un ambiente non è tossico, è il significato appellato, costruito dalla percezione che crea la definizione.
Quindi chi decide cosa è giusto, cosa è sbagliato?
Resta sempre e solo una scelta individuale: poi nulla toglie che possa essere condivisa.
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Game of Thrones 8: Per chi suona la campana (Episodio 5)

Non è facile parlare del penultimo episodio de Il Trono di Spade. Arrivati a questo punto non sono tanto i personaggi caduti durante questa stagione a farci male, quanto non avere la possibilità di approfondire ancora di più la situazione, di non sapere pienamente ciò che succederà dopo il gran finale della prossima settimana. Andiamo a “rivederci” tutto l’episodio con il classico spiegone, cerchiamo di tirar fuori qualche teoria e di capire cosa è successo e cosa ancora succederà. Da oggi sentire le campane non sarà più la stessa cosa.

Il quinto episodio di questa ottava stagione di Game of Thrones si apre con Varys intento a scrivere una missiva in cui è rivelato il (non più) segreto di Jon Snow. Varys ha servito decine di re e regine diverse, sopravvivendo a tutti, per il semplice motivo che lui è un servitore del Trono, chiunque ci sia sopra. Questa volta però la sua cospirazione si spinge un po’ troppo in là, ci arriveremo tra poco. Da un breve scambio di battute scopriamo che Daenerys, dopo la morte del figlio-drago e di Missandei, non mangia più, non vuole vedere nessuno ed è chiusa nelle sue stanze a covare vendetta. Jon Snow giunge al castello via mare, annunciando che le sue truppe stanno per raggiungere Approdo del Re. Varys gli si fa incontro spiegandogli la situazione e i suoi timori nei confronti di Daenerys: “Quando nasce un Targaryen, gli Dei lanciano una moneta e il mondo trattiene il fiato”. Il “ragno” dice di non sapere bene da quale lato sia caduta la moneta di Dany, ma sa bene quale sia quello della moneta di Jon, che però ‘sto trono proprio non lo vuole: “She is my Queen” (aridaje).

Tyrion cerca di avvicinarsi lemme lemme da Daenerys che però lo blasta, dicendogli che Jon Snow l’ha tradita (!!!). Tyrion le dice che a tradirla è stato Varys, ma Daenerys replica che è Jon quello che ha sputtanato il segreto a Sansa, che l’ha detto a Tyrion, che l’ha detto a Varys, che sta praticamente scrivendo un post su Facebook per farlo sapere a tutti. Daenerys è infuriata con tutti questi chiacchieroni, lancia una frecciata a Sansa e ci mostra un volto abbastanza preoccupante. La notte seguente Varys viene prelevato dalle sue stanze e portato sulla scogliera dove Daenerys lo condanna a morte: mica con una decapitazione semplice, no, lo manda arrosto con una fiammata di drago. Il cervello di Jon lentamente comincia a muovere gli ingranaggi e dal suo sguardo sembra quasi dire: “Non è che niente niente mia zia è una stronza?”.

Daenerys riceve dunque Jon nelle sue stanze private, si lamenta che è sola, che Varys è morto per colpa di Sansa che manda in giro gossip peggio di una portinaia, che non si sente amata da nessuno e lui le ribadisce la fedeltà, le dice che sarà sempre la sua regina. Daenerys quindi prova a baciarlo, ma Jon si stranisce. Poco dopo tocca di nuovo a Tyrion provare a convincere Daenerys a non bruciare tutta Approdo del Re, con i suoi poveri e innocenti civili. Tutti tentativi inutili. La Regina dei Draghi vuole arrostire tutti per una questione di “pietà” e poi fa sapere a Tyrion che ha arrestato suo fratello Jaime: se il “folletto” la deluderà ancora per lui sarà l’ultima volta (frase che ricorda un po’ Darth Vader, non è un buon segno).

Nella notte Arya e il Mastino superano il campo, la piccola assassina dice che sta andando ad uccidere Cersei, il Mastino aggiunge che se Cersei muore stanotte non ci sarà nessuna guerra, nessun pericolo di morte per i soldati. I due quindi passano senza problemi. Tyrion invece, dopo una gag in lingua straniera, riesce a vedere Jaime e lo libera (si ripete, a parti inverse, la scena già vista nelle stagioni precedenti). Il piano di Tyrion è che Jaime vada a prendere Cersei, scendano da un passaggio segreto che porta alla spiaggia dove ci sarà una barchetta ad aspettarli (messa là da Davos, al quale Tyrion chiede sicuramente questo favore). Con la barca devono andare a farsi una vita a Pentos e lasciare così Westeros. Se Daenerys lo viene a sapere sono cavoli amari, Tyrion afferma che tuttavia migliaia di innocenti sono più importanti di un nano non proprio incolpevole. Una scena bellissima, il rapporto tra Tyrion e Jaime è sempre stato uno dei lati più riusciti della serie: i due dunque si abbracciano e in questa scena realizzo che ci siano alte possibilità che Tyrion possa morire nel prossimo episodio.

Tyrion ripete a Jon quello che aveva già detto alla sua regina: se l’esercito avversario capirà di aver perso si arrenderà e farà suonare le campane. Quindi “Se suonano le campane, richiama i tuoi uomini, vuol dire che si sono arresi”. Ribadisco: se suonano le campane, si devono fermare. Il buon Tyrion l’ha detto a Daenerys e l’ha detto a Jon, chi dei due gli darà ascolto? L’indomani comincia l’offensiva di Daenerys, prima distrugge la flotta di Euron con il fuoco del drago, che sorprende sia l’esercito che le sue balestrone ammazza-draghi. Quindi, sempre con Drogon sbraca le porte di Approdo del Re, distruggendo mezza compagnia dorata (l’esercito dei Lannister). Gli immacolati partono all’attacco, Arya e il Mastino intanto sono dentro e cercano di raggiungere la Fortezza dove ci sono Cersei e la Montagna, i loro due obiettivi. Jaime non è lontano da loro, ma trova i cancelli bloccati e quindi deve prendere il raccordo per raggiungere il passaggio segreto sulla spiaggia, ma stiamo all’ora di punta della battaglia e c’è un traffico clamoroso, manco fosse la Roma-Ostia alle 6 del pomeriggio.

Insomma, i “buoni” stanno avendo decisamente la meglio e l’esercito dei Lannister giustamente si arrende. Finalmente suonano le campane, evviva! La guerra è dunque finita senza vittime innocenti, il piano di Tyrion è riuscito e tirano tutti un sospiro di solliev… Ops! Daenerys si fa improvvisamente rodere il culo e parte comunque all’attacco, allestisce il barbecue arrostendo tutti: donne, bambine, anziani, poveri cristi a profusione. Gli immacolati quindi ripartono all’attacco e si mettono ad uccidere i soldati che si erano arresi, Jon cerca invano di fermare i suoi uomini, che sono ormai nel mezzo della ressa (quindi deve tenere a bada i suoi e al tempo stesso deve difendersi dall’attacco dei soldati nemici, che nel frattempo hanno ripreso in mano le spade per difendersi). Verme Grigio guarda male Jon, che finalmente sembra aver capito che è un idiota e che Daenerys è folle quanto suo padre (ovvero il nonno di Jon). Ci ha messo un paio di stagioni a capirlo ma forse finalmente ce l’abbiamo fatta.

Una piccola parentesi: i vestiti di Daenerys cominciano a scurirsi, lei che da 8 anni abbiamo visto praticamente sempre in bianco, in questa puntata indossa un abito scuro e nelle scene dell’attacco sarà vestita completamente di nero. Nella sua parabola rivedo un che di Star Wars e del labile equilibrio tra lato chiaro e lato oscuro. In poche parole, da oggi Daenerys è senza dubbio un Sith.

E allora Cersei? La Regina in carica è molto sicura di sé e della fortezza che non è mai caduta (ok, non è mai caduta, ma non ha neanche mai dovuto fronteggiare un drago incazzato!). Qyburn cerca di far ragionare Cersei che gli dice che va tutto bene, mentre sotto di lei va tutto a fuoco. Vabbè. Nel frattempo che succede? Mentre Daenerys continua a fare le puzze con l’accendino (vi ricordate che fiammate?) e a distruggere la città, il Mastino convince Arya a non seguirlo da Cersei, salvandole di fatto la vita. Arya rinsavisce, rinuncia alla sua vendetta e, per la prima volta da quando lo conosce (se non sbaglio), lo ringrazia. La piccola Stark fugge per la città in fiamme, cerca di salvare qualche vita ma finisce anche lei sotto la polvere e le macerie causate dall’attacco reiterato di Drogon e Daenerys. Il Mastino raggiunge Cersei ormai in fuga, ma tutto ciò che gli interessa è uccidere suo fratello, o quel che ne resta. La Montagna gli va incontro, Cersei gli dice di restare al suo fianco e Frankenstein in tutta risposta ammazza Qyburn, che in tutto questo bordello della guerra muore proprio da scemo. La Regina reggente quindi scappa e il Mastino la lascia andare: comincia così lo scontro tra i due fratelli Clegane. Sandor toglie l’elmo a Gregor, che si rivela un incrocio tra Varys, lo zio Fester e Anakin Skywalker (quello visto nel finale de Il Ritorno dello Jedi): il Mastino soccombe in una scena abbastanza splatter, cerca di uccidere in tutti i modi il fratello ma non ci riesce (“Ma non muori mai??”), decide allora di spingerlo giù dalla torre, dalla quale cadono insieme tra le fiamme (povero Mastino, tutta la vita ad evitare il fuoco e poi va a morire proprio in mezzo al rogo).

Cersei è sempre in fuga, stavolta da sola, ma finalmente viene raggiunta da Jaime (che è gravemente ferito dopo uno scontro sulla spiaggia in cui ha ucciso Euron). Lo sguardo di Cersei nel momento in cui vede Jaime mi ha mezzo commosso, è una scena bellissima, nonostante l’abbiamo detestata per tutta la serie, vederla in lacrime, con un figlio in grembo, tra le braccia di Jaime è qualcosa di davvero toccante. I due si abbracciano e muoiono insieme, ricongiunti proprio nel momento della fine. Che brividi!

La guerra sembra finita, Approdo del Re è rasa al suolo e sembrano quasi tutti morti. Anche se è una città fittizia mi fa male vedere quello splendore di King’s Landing distrutto. Arya si risveglia tipo a Pompei e, alzandosi in piedi, scorge uno splendido cavallo bianco (quello del capo dell’esercito dei Lannister, che si vede prima che Daenerys sbrachi le mura nemiche). Si avvicina, gli sorride e se ne va cavalcando, qui finisce la puntata. Ora, a meno di 90 minuti dalla fine di tutto Game of Thrones, le teorie sono innumerevoli. La cosa certa è che Daenerys ha sbroccato e si prospetta quindi uno scontro tra lei e Jon (anche Verme Grigio ha capito che Jon si sta tirando indietro, quindi sarà una battaglia inevitabile): la Regina dei Draghi probabilmente morirà nel prossimo episodio e sarà uccisa o da Jon o dalla stessa Arya e possibilmente uno dei due morirà nell’impresa. Il trono dovrebbe esser andato distrutto insieme alla città, quindi questa distruzione del simbolo della serie potrebbe essere significativa: nessuno sarà re? Potrebbe essere possibile uno stato federale con vari stati più o meno indipendenti (tipo Stati Uniti)? O forse una Repubblica retta sulla saggezza di Tyrion a sud e sulla temperanza di Sansa e Bran al nord? Tyrion manterrà la sua promessa e consegnerà Alto Giardino nelle mani di quel truzzo di Bronn? Drogon si ribellerà a Daenerys e rispetterà Jon, rifiutandosi di arrostirlo nel momento decisivo? Oppure sputerà fuoco e Jon sopravvivrà alle fiamme in quanto Targaryen? Ho altre mille domande in testa e altrettante teorie, ora sta tutto nel capire come fare a far passare questa settimana. Dopodiché sarà il vuoto, la nostalgia, il disagio totale. Ma di questo ne parleremo tra sette giorni. Per chi suonerà la campana?

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Game of Thrones 8: Il triangolo no (Episodio 4)

Mancano soltanto due episodi alla conclusione definitiva de Il Trono di Spade e la sensazione, purtroppo, è che il meglio ci sia già stato (l’apice toccato tra il secondo e il terzo episodio sarà molto difficile da raggiungere). Questa quarta puntata ha più i contorni della soap opera, con alcuni innegabili momenti di puro Game of Thrones, tuttavia, considerando che si trattava del terzultimo episodio, non possiamo che definirci delusi. Andiamo ad approfondire la questione, con il solito avviso: tutto ciò che leggerete da qui in poi è SPOILER allo stato puro.

Il quarto episodio si apre con il funerale ai caduti ed è senza dubbio un momento bellissimo. Chi, al termine della scorsa puntata, si domandava come avrebbero fatto a pulire tutto quel caos di morti e sangue, la risposta è all’inizio di questa puntata: un bel rogo di massa. Ognuno dunque piange i suoi morti: Daenerys non si dà pace per Jorah, Sansa affida a Theon la sua spilla con l’emblema degli Stark, Sam saluta tristemente Edd mentre Jon sfodera il migliore dei suoi sguardi contriti nel vedere il corpo senza vita della povera Lyanna Mormont (e qui ho avuto una stretta al cuore pure io). Il commiato è affidato a Jon, che fa un discorso davvero toccante: ogni persona che vivrà, nel presente e in futuro, lo deve al sacrificio di tutti questi eroi. Poi si accende il falò e con lo stacco successivo si passa dalla mattina alla sera, dove un gustoso banchetto sta allietando la notte dei sopravvissuti. Spero che quello che stiano mangiando non abbia niente a che vedere con il falò di cui sopra…

Comincia qui la parentesi Beautiful: Gendry cerca Arya, Daenerys lo ferma per nominarlo ufficialmente Lord Baratheon, facendo cadere la sua origine di bastardo di Robert e trovando ufficialmente in Gendry un nuovo, prezioso, alleato. Gendry trova Arya, che nonostante sia al centro di ogni brindisi, si è isolata come al solito. Il novello Lord, forte della patente appena ottenuta, invita Arya a farsi un giro a tempo indeterminato sulla sua nuova carica bella fiammante: insomma, si dichiara, le chiede la mano e di conseguenza le offre di essere la sua Lady. Arya, neanche a dirlo, non è fatta per la vita di corte e rifiuta con molta educazione, Gendry dovrà farsene una ragione. Sansa intanto raggiunge il Mastino, l’unico a non aver molta voglia di divertirsi con le fanciulle del Nord: lui le dice di averla trovata cambiata e che se fosse fuggita con lui all’inizio non le sarebbe successo niente, Sansa replica che se non si fosse imbattuta in Ditocorto e in Ramsey non sarebbe potuta diventare quella che è, ovvero una badass, come dicono gli americani, o spaccaculi, come dicono alla Garbatella.

In altre stanze Jon e Daenerys si prendono e si respingono, Jon dice che non vuole il trono ma Daenerys gli chiede comunque di tenersi il segreto per sé, perché il popolo lo adora e se solo dovesse venire a sapere che Jon è il legittimo erede al trono, lo acclamerebbe come Re senza lasciare speranze a Daenerys. In breve, Dany ha rimesso la scopa nel sedere di Jon, che per ringraziarla le ramazza la stanza come al solito. In un’altra sala ancora è tempo di far perdere la verginità a Brienne: tocca a Jaime prendere la scala per arrampicarsi sulla signora di Tarth (la battuta appartiene a Tyrion), momento telefonatissimo che sembra quasi essere un contentino per i fan: ovviamente Jaime più tardi monterà a cavallo per tornare da Cersei, in procinto di essere bruciacchiata con tutta Approdo del Re (neanche a dirlo, è la prova definitiva che in questa stagione daremo l’addio anche a Jaime).

Al mattino nella sala riunioni di Winterfell si gioca a Risiko: ognuno toglie i carrarmatini persi durante la Lunga Notte e si consta che l’esercito di Daenerys è ormai ridotto a metà: via buona parte dei Dothraki, via buona parte degli Immacolati, via anche gran parte dell’esercito del Nord, si può dire addio al vantaggio numerico su Cersei. Daenerys vuole spazzare via la Capitale, tipo Bossi ai tempi d’oro, ma Tyrion cerca subito di farla ragionare: “Dobbiamo spodestare Cersei, non dobbiamo radere al suolo una città piena, tra l’altro, di civili innocenti”. Daenerys non ha un attimo di tregua e riprende a pizzicarsi anche con Sansa. La Stark afferma che le truppe devono riposarsi un attimo, Daenerys sbrocca dicendo che avevano fatto un patto e che adesso tocca aiutarla, perché Cersei si fortifica ogni giorno di più. Jon, ormai ridotto peggio di uno zerbino, difende la causa di Daenerys e viene così convocato per una riunione di condominio con Sansa, Arya e Bran. Le sorelle gli chiedono senza troppi giri di parole di darsi una regolata, che lui è uno Stark come loro poiché figlio di Ned, al che Jon non riesce a tenersi più e lascia che Bran racconti alle sorelle la verità sulla sua identità, non prima di aver fatto giurare a Sansa e Arya di mantenere il segreto. Sansa dice “sì, sì, come no”, e due ore dopo sta già raccontando tutto a Tyrion, che a sua volta rivela il segreto a Varys: “Se lo sanno già più di 8 persone non è più un segreto, è un’informazione!”. Si attende ora la conferenza stampa di Varys a reti unificate per raccontare la verità al mondo intero. Il segreto di Pulcinella da oggi cambierà nome e per tutti sarà “il segreto di Jon Snow”.

Nel frattempo diamo l’addio (definitivo? Ma seriamente li state mandando via così??) a Sam e a Tormund: il primo ha ingravidato Jilly e se ne va a crescere la famiglia (“Se nasce maschio lo chiameremo Jon”, “Meglio femmina allora, che se no diventa uno zerbino come me”), il secondo ha vinto sui non-morti e ha il cuore spezzato da Brienne, per cui se ne torna con i suoi bruti dalle parti di quella che fu la Barriera, per starsene nelle terre selvagge come piace a lui. Jon saluta calorosamente entrambi e chiede a Tormund di portare Spettro con sé, il metalupo piange un po’ e Jon non va là neanche a fargli una carezza.

Facciamo un passo indietro. Bronn, non si sa bene come, sbuca a Grande Inverno esattamente nella stanza dove può sorprendere Jaime e Tyrion durante una bevutina. Bronn è venuto per ucciderli, come abbiamo visto nel primo episodio, ma teme che Cersei morirà e non potrà riscuotere la sua ricompensa, così Tyrion lo corrompe a sua volta promettendogli Alto Giardino e Bronn se ne va tutto contento chiedendo ai due fratelli di sopravvivere alla guerra per poter così mantenere la loro promessa. Altra scena cotta e mangiata che non ho apprezzato molto.

Fuori da Winterfell Mastino si ricongiunge ad Arya, i due parlano di quanto è bello starsene da soli e capiamo che entrambi hanno dei piani per il futuro: Mastino deve uccidere Frankenstein Montagna e Arya deve vedersela con Cersei. La parte soap opera va lentamente scemando, per fortuna, e si torna agli intrighi e ai loschi piani che hanno reso celebre Game of Thrones: Tyrion e Varys sono divisi sulla questione trono. Tyrion si è giocato Daenerys mentre Varys vuole fare all-in su Jon, visto che sta notando sempre più dei segni di squilibrio nella gestione della regina dei draghi (se n’è accorto presto!). Rinnegare Daenerys però sarebbe tradimento e Tyrion non ci sta. I due più saggi della serie preferirebbero puntare su un matrimonio che farebbe regnare insieme Jon e Daenerys, ma Varys la tocca pianissimo: “è sua zia!”. La questione ovviamente non avrà bisogno di essere approfondita visto che secondo me nella battaglia contro Cersei moriranno sia Daenerys (mi ci gioco un paio d’euro, magari la secca proprio Jaime, come aveva fatto in passato con il padre di lei) che Jon (mi gioco solo un euro, ché su di lui non sono ancora sicuro).

Insomma, si salpa! L’esercito di Daenerys si muove via mare e viene sorpreso dalla flotta di Euron Greyjoy che, con delle balestre enormi fa secco uno dei due draghi (Rhaegal, per l’esattezza) e distrugge mezza flotta dei “buoni”. Verme Grigio è disperato perché Missandei è sparita: l’ha presa Euron e ora è in mano a Cersei, la quale fa credere al Greyjoy che il figlio che porta in grembo è suo (che paracula, è adorabile). Daenerys sbrocca e vuole sbracare tutto Approdo del Re, Varys la fa ragionare e le dice che prima devono tentare di negoziare, così il popolo capirà che la colpa per la guerra è solo di Cersei. Daenerys dà sempre più segni di squilibrio e di tirannia, ad ogni modo accetta la soluzione proposta dai suoi consiglieri. Un gruppo scelto di ambasciatori si presenta così alle porte di King’s Landing, dove Tyrion va direttamente a negoziare con sua sorella. In tutta risposta, dopo un bellissimo discorso del “folletto”, Cersei fa ammazzare Missandei, che prima di essere decapitata urla ai suoi compagni: “Dracaris!”, come a dire “sbracate tutto!”.

L’episodio finisce qui, sullo sguardo carico d’odio di Daenerys: molto interessante la parte politica, molto meno quella sentimentale. Dalla terzultima puntata mi aspettavo molto di più, ad ogni modo sono rimasti ancora due episodi che a questo punto immagino saranno strepitosi. Prepariamo i fazzoletti, perché stavolta non si scampa, perderemo parecchi personaggi. Chi cacchio finirà su quel trono? Le scommesse sono sempre aperte: Daenerys sicuramente no, di questo ormai sono certo, Jon probabilmente neanche, che sia forse tempo per una Repubblica? Ad ogni modo il triangolo tra Cersei, Jon e Daenerys è destinato a concludersi nel sangue.

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Game of Thrones 8: l’Armata delle Tenebre (Episodio 3)

Uno degli episodi più attesi di sempre è finalmente arrivato e personalmente ho ancora i brividi. Come al solito questa breve introduzione è senza spoiler, per permettervi di smettere di leggere in tempo prima che sia troppo tardi. Non dico niente, soltanto che ci sono dei momenti davvero commoventi. Fuori dalla finestra il cielo è grigio, la primavera sembra aver lasciato spazio al ritorno dell’inverno e mi pare pure di vedere un paio di corvi (con solo due occhi però) appollaiati sulle antenne televisive del palazzo di fronte. Comincia la battaglia.

Da qui in avanti si entra in ZONA SPOILER, quindi se state ancora leggendo presumo che abbiate già visto la puntata. Il terzo episodio si apre con un bel pianosequenza che segue prima Sam, poi Tyrion e si conclude, guarda un po’, con Bran che lo fissa per un istante. L’introduzione è girata splendidamente, l’ansia monta lentamente dentro di noi e ci sembra di essere proprio là insieme all’esercito dei vivi, in attesa della notte più lunga. Si tratta davvero di una scena bellissima, la tensione è palpabile e la suspense è totale. Edd cazzia Sam per essere arrivato in ritardo, mentre dal buio arriva lentamente un cavallo: è Melisandre, appena giunta a Grande Inverno, che grazie al potere del Signore della Luce rende infuocate le armi dei Dothraki, in modo tale da poter abbattere un po’ di Estranei. La “donna rossa” entra così a Winterfell, dove Ser Davos ha una leggerissima voglia di ammazzarla. Lei capisce subito le sue intenzioni e gli dice che non servirà ucciderla, perché sarà morta prima dell’alba: l’ottimismo viaggia su ali di drago insomma.

Nel buio di una fotografia cupissima i signori dei cavalli si lanciano verso i non-morti (che ancora non si vedono) e la scena è pazzesca: tutto ciò che vediamo sono le armi infuocate che a poco a poco sono sempre di meno fino a sparire del tutto. I Dothraki sopravvissuti, guidati da Mormont, battono la ritirata: 1-0 per gli Estranei. Comincia così la mattanza del terzo episodio e il primo a farne le spese è uno di quei personaggi che al TotoMorte venivano dati per favoriti: il guardiano della notte Edd, che viene trafitto dopo aver aiutato Sam. Daeneyrs e Jon, a bordo dei due draghi, salvano il salvabile e riportano per un momento in equilibrio la situazione: 1-1 immediato. Subito dopo però la regina dei draghi e il buon Snow finiscono in una tormenta di neve…

Arya intanto spedisce Sansa nella cripta, “ché tanto là sulle mura non servi a un caxxo” e nel mentre salva pure il Mastino con una freccia ben assestata. La battaglia imperversa, Jaime e Brienne sembrano abbastanza impicciati e ogni momento è buono per farci tremare. In diretta dalla cripta Tyrion si rivela, come previsto, piuttosto insofferente: vuole essere in battaglia, perché sa di poter avere idee illuminanti per salvare la baracca come accadde nella vecchia battaglia ad Approdo del Re. Sansa gli risponde che stanno bene dove stanno e Tyrion, giacché deve stare bloccato nella cripta, tanto vale tentare la via della provola, dicendo a Lady Stark che a questo punto era meglio se fossero ancora sposati. Sansa non fa una piega e gli risponde che la lealtà di Tyrion nei confronti di Daenerys avrebbe mandato tutto a monte. Missandei non la prende benissimo e si intromette tra ex moglie ed ex marito dicendo che se non fosse per la regina dei draghi sarebbero già tutti morti.

Intanto all’esterno Lyanna Mormont fa aprire i cancelli di Grande Inverno per mettere in salvo l’esercito, mentre Ser Davos sfrutta la sua esperienza all’aeroporto di Fiumicino per dare ai draghi il segnale di dar fuoco alla trincea (per frenare l’avanzata dei morti). Ovviamente nel mezzo della tormenta non si vede praticamente niente e i draghi continuano così a volare per i fatti loro. A salvare la situazione, a sorpresa, è nuovamente Melisandre, che grazie ad una formula magica (tipo “Klaatu, Barada, Nikto”) riesce a dare la trincea in pasto alle fiamme.

Tutto a posto quindi? Neanche un po’. I morti fanno una specie di torre (dis)umana tipo i castellers catalani durante le fiere di paese e riescono a fare breccia nella trincea. Sembra il remake dell’Armata delle Tenebre di Sam Raimi, ma invece di Ash qui c’è Lyanna Mormont che, coraggiosissima, si lancia all’attacco di un gigante non-morto, viene acchiappata e prima di morire (noooo!) riesce a infilzarlo per ben benino. Jaime, Brienne, Sam, Tormund, Gendry, Verme Grigio e Beric, che sono nel mezzo della battaglia, sono più impicciati di Cenerentola a mezzanotte meno cinque, i morti sono ovunque e sembrano un esercito di cocainomani assatanati. Mastino nel frattempo ha un piccolo attacco di panico. Intanto Theon cerca di spiegarsi con Bran, che di rimando gli dice che tutto ciò che ha fatto in passato è servito a portarlo adesso nel luogo al quale appartiene: Grande Inverno. Poi Bran, stufo di sentir chiacchiere, cade in trance e si “trasferisce” momentaneamente in volo con il corvo, dove riesce finalmente ad individuare il Re della Notte. Poco dopo ecco Jon e Daenerys, che tamponano il drago con a bordo il Re della Notte: Jon dice che veniva da destra ma il NightKing non vuole sentire ragioni e non sembra aver intenzione di firmare il CID. I tre draghi si sfregiano a vicenda e l’unico a cavarsela sembra essere Drogon, gli altri due arrancano e atterrano. Jon vede il Re della Notte tutto soletto nel mezzo del campo di battaglia ormai deserto e si lancia all’attacco: il Re della Notte non fa una piega e con la sua solita nonchalance fa risorgere tutti i morti intorno a lui. Risorgono come morti pure Edd e Lyanna (!!!), una cosa alla quale non avevo proprio pensato: ovviamente non dobbiamo fare i conti solo con i personaggi che muoiono, ma anche col fatto che possono tornare come non-morti! Insomma, Jon si ritrova circondato da centinaia di non-morti e per un momento pensiamo che sia la fine, quando ovviamente arriva la premiata ditta Daenerys-Drogon che con una bella sventagliata di fiamme salva l’erede al trono. Il Re della Notte però è immune al fuoco del drago, per ucciderlo servirà ben altro…

Arya è nei guai: all’interno del castello si deve nascondere da un gruppetto di morti che girano per le sale di vedetta. Grazie alle sue doti di assassina silenziosa riesce in qualche modo ad uscire dalla situazione, ma viene inseguita da un altro gruppo di morti. In questa scena siamo nel panico più totale, in piena empatia e soprattutto temiamo per la vita di Arya. Che tensione! A salvarla ci pensa Beric, che si sacrifica per lei, mentre il Mastino la porta via di peso, come ai bei tempi. I due sopravvissuti incontrano Melisandre, che dice ad Arya che il Signore della Luce ha fatto rinascere Beric tipo duecentomila volte soltanto per compiere il suo destino, che era quello di salvare la piccola Stark. Poi, per quanto mi riguarda il Momento Fomento dell’Episodio 3, Melisandre ripete ad Arya il primo insegnamento che la giovane aveva ricevuto ad Approdo nel Re, nella prima stagione, da Syrio Forell: “Cosa diciamo noi al Re della Morte?”. “Not today!” risponde Arya, che recuperata la sua freddezza e la sua sicurezza, prende e va verso il suo destino.

Nelle cripte intanto, come aveva predetto Jessica Chastain con un tweet di domenica sera, i morti sepolti là dentro (sono cripte dopotutto!) si risvegliano e costringono gli occupanti alla fuga: purtroppo la bimba che avevamo conosciuto ed amato nella scorsa puntata soccombe a causa dei morti di casa Stark tornati in vita (abbastanza decomposti tra l’altro). Per un momento abbiamo sperato di rivedere addirittura Ned Stark, salvo poi ricordare che essendo stato decapitato, non può più tornare in (non)vita. Sansa e Tyrion sono nascosti e per un momento arriviamo sul punto di credere che si stiano per suicidare pur di non diventare non-morti. Tyrion bacia la mano di Lady Stark e i due si danno dunque anch’essi alla fuga.

Intanto gli Estranei arrivano al Giardino degli Dei, dove Bran si è appena risvegliato dalla sua trance. Theon e i suoi uomini di ferro difendono il Corvo con Tre Occhi fino alla fine, letteralmente. Theon ammazza caterve di non-morti, finisce le frecce e continua a sfragnarli con la spada finché non arriva il Re della Notte. Bran dice a Theon che è un brav’uomo, Greyjoy ha riscattato tutte le sue malefatte passate e, come prevedibile, si lancia in un attacco suicida verso il Re della Notte il quale lo blocca e lo uccide, facendolo morire da eroe (tutto ciò era ampiamente prevedibile, praticamente era ovvio che Theon, con tutto quello che ha combinato in passato, sarebbe morto eroicamente per difendere gli Stark).

Jon Snow si è intanto lanciato all’inseguimento del Re della Notte all’interno di Grande Inverno. Daenerys sta rifiatando un attimo a bordo del drago quando si accorge di un bel gruppetto di morti che si sta arrampicando su Drakaris. Il drago vola per sgrullarsi di dosso i non-morti, Daenerys cade e rimane da sola sul campo di battaglia. Chi arriva a salvarle il capello biondo platino? Ovviamente Jorah Mormont, che la difenderà fino alla fine e, come era prevedibile, muore per salvarla (anche questa era una morte annunciatissima).

Siamo agli sgoccioli, Jon corre dentro Grande Inverno schivando e sfondando Estranei, il drago dei non-morti arranca e sta per crollare, ma riesce comunque a sputare un bel po’ di fuoco blu. Jon cerca di schivarlo come può ma ecco che il drago lo sta per uccidere: il Re della Notte intanto sta per uccidere Bran: è la fine? I buoni stanno per perdere? NOT TODAY! Arya si lancia in volo verso il Re della Notte che la prende per il collo, è andata male anche questa e Arya sta per morire. Ma Arya urla che “non me sta bene che no!” e si lascia scivolare il pugnale nell’altra mano, che infilza a morte il Re della Notte. Il capo dei cattivi si rompe in mille pezzi e come lui tutto il suo esercito, dragone compreso (che schiatta un attimo prima di cuocere Jon). Il momento è solenne, Daenerys piange lacrime calde per Jorah, Melisandre invece, avendo ormai avuto la sua parte nella guerra, si incammina sola verso l’inverno e si spoglia dei suoi poteri, tornando nel suo corpo originale e finendo per morire sotto gli occhi dell’incredulo Ser Davos. Titoli di coda.

La puntata si conclude con la vittoria, che non mi aspettavo arrivasse così presto, anzi, pensavo che questa battaglia sarebbe durata due o tre puntate, tipo un’azione da gol di Holly e Benji, invece si conclude tutto in un’oretta, grazie al piano ingegnoso elaborato da Bran nell’episodio precedente. Giustamente però la serie si chiama Game of Thrones ed era tempo ormai di rimettere la battaglia per il trono al centro del villaggio. Ripensiamo ai caduti di questa grande battaglia: i due Mormont, Beric, Edd, Theon e Melisandre. Poteva andare peggio, nessuno dei personaggi più amati sembra essere stato abbattuto (anche se per Lyanna mi dispiace tantissimo), probabilmente il “peggio”, da questo punto di vista, deve ancora arrivare. Ad ogni modo mancano tre puntate, ovvero mezza stagione, e i morti già sono stati sconfitti: Cersei cagati sotto.

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Game of Thrones 8: Tenera è la Notte (Episodio 2)

Secondo episodio e secondo riassuntone. Devo riempire in qualche modo queste righe introduttive per rendere più dolce la transazione con la zona spoiler, nella quale entreremo a brevissimo. Tenera è la notte a Grande Inverno, la quiete dei protagonisti è la più classica delle premesse prima di una tempesta furibonda. Bene, direi che ci siamo. Mettiamo un bel punto alla fine di questa introduzione con il solito avviso: da qui in poi, si entra in Zona Spoiler, siete avvisati!

Ho trovato questo secondo episodio meraviglioso nella sua normalità: è l’ultima volta in cui potremo vedere i protagonisti rilassarsi, confrontarsi, conoscersi, raccontarsi, stare insieme uno di fronte all’altro e non fianco a fianco. La prima puntata si era conclusa con Bran che fissava Jaime, cosa che evidentemente si è protratta per una settimana (ma hanno già creato la pagina Facebook “Bran fissa cose”?, in caso contrario sappiate che voglio i diritti d’autore!). In questo nuovo episodio Bran continua a fissare Jaime, ma stavolta siamo nella sala principale del castello degli Stark, con Daenerys che racconta a Jaime di come da piccola raccontavano favole sullo Sterminatore di Re (a chi è carente di fosforo ricordiamo che proprio Jaime aveva ucciso il Re Folle, ovvero l’ultimo Targaryen ad essere salito sul trono di spade), che un giorno lo avrebbero trovato e ucciso. Daenerys inoltre è irritata dal fatto che Cersei abbia tradito la causa e fa pesare la cosa a Tyrion. Anche Sansa è abbastanza nervosa dalla presenza di Jaime, reo di aver aggredito Ned Stark ai tempi, ad ogni modo ci pensa Brienne a garantire per il biondo Lannister, ormai da tempo diventato un uomo d’onore (e uno dei personaggi migliori della serie, possiamo dirlo). Mentre Bran continua a fissarlo, Sansa è convinta dalle parole di Brienne, Jon anche e Daenerys non può far altro che accettare Jaime nell’esercito dei “vivi”.

Tyrion si prende una lavata di capo da Daenerys, alla quale non solo le rode perché è circondata da un sacco di suoi ex-nemici, ma anche perché Jon sembra evitarla. Arya e Gendry si incontrano di nuovo nell’armeria, la piccola Stark sollecita l’amico nella costruzione nell’arma che gli ha commissionato. Lui le rivela di essere il bastardo di Baratheon e pensa che a lei non regga di affrontare i morti: Arya fa vedere subito di che pasta è fatta. Tra i due c’è una tensione particolare…

Jaime finalmente riesce a incontrare Bran in uno dei pochi momenti in cui il giovane Stark non sta fissando nessuno. Jaime gli chiede scusa per averlo reso disabile, Bran gli risponde che lo ha fatto per amore e per difendere la sua famiglia e che se Jaime non lo avesse fatto, lui sarebbe ancora Bran Stark. Quindi tutto a posto. Jaime non capisce e gli dice: “Perché, non lo sei?”. Eeeh, non più, non più. A proposito di Bran apro una piccola parentesi sulla bellezza della scrittura di questa serie: un personaggio totalmente marginale per tante stagioni, invalido, indifeso, si è evoluto in uno dei caratteri più interessanti, originali e gagliardi di questa stagione. Bran è un esempio di come un personaggio poco importante possa trasformarsi in un protagonista assoluto. Chiusa parentesi, andiamo avanti.

Continuano i preparativi per la grande battaglia, Jaime e Tyrion parlano del loro passato, della loro famiglia e dell’ironia nel trovarsi a difendere le mura di Grande Inverno. Parlano soprattutto di quanto sia stronza loro sorella, ma ormai questo è abbastanza chiaro per tutti. Ser Davos intanto distribuisce il rancio, incoraggia gli uomini a combattere e conosce una bambina tenace che gli ricorda tanto la sua amata Shireen, la figlia malata di Stannis Baratheon, sacrificata sul rogo al Signore della Luce per ordine di Melisandre. In questo episodio tutti parlano con tutti, preparandosi a ciò che sta per succedere. Jon si riunisce a Tormund e a Edd, che lo avvisano che l’arrivo dei Non-Morti è previsto per l’indomani (!). Una delle conversazioni più interessanti dell’episodio avviene tra Sansa e Daenerys: quest’ultima cerca di diventare amica di Lady Stark, tuttavia la Signora di Grande Inverno chiede alla Regina dei Draghi cosa sarà del Nord dopo che avranno battuto i Non-Morti e Cersei. Sansa ribadisce la sua domanda, quasi reclamando l’indipendenza, al che Daenerys fa la vaghissima: prevedo disastri. L’arrivo di Theon interrompe la conversazione, Sansa lo abbraccia e lo accoglie e “casa”: gli Stark rimasti, tra figli e figliastri, sono finalmente tutti riuniti.

Ora che ci sono tutti, è arrivato il momento di pensare ad una strategia: Jon teorizza che se riuscissero ad uccidere il Re della Notte, l’incantesimo che riporta i morti in vita sarebbe spezzato e potrebbero così vincere la guerra. Bran sa che il Re avversario lo vuole uccidere perché lui rappresenta la memoria e solo uccidendo la memoria si può far calare la notte (e dunque la morte) su ogni cosa. Il Corvo con Tre Occhi si propone dunque come esca: attirerà il suo avversario nel Giardino degli Dei (dove Theon si propone di difenderlo: fossi in Bran mi cacherei sotto). L’incontro si chiude con Daenerys che declassa Tyrion, allontanandolo dalla battaglia e costringendolo a chiudersi nella cripta con le donne e i bambini (“Se sopravviveremo avrò bisogno del tuo cervello”).

L’ultima notte prima del caos è piena di incontri inaspettati, come dicevamo. L’arrivo di Beric irrita il Mastino: “Sembra di trovarsi a un cazzo di matrimonio”, ma poi finiscono a bere insieme. Arya riceve finalmente da Gendry la sua arma (un cazzutissimo giavellotto, con il quale teorizzo che abbatterà il drago dei non-morti in qualche momento della battaglia), poi vuole perdere la verginità e così con Gendry la situazione si concentra su un altro giavellotto (scusate la battuta, vado a mettermi in silenzio in un angolo). Vicino al focolare Tyrion incontra Bran per farsi raccontare un po’ tutta la sua storia, quindi arriva Jaime e in breve i Lannister si riuniscono in chiacchiere con Pod, Brienne, Tormund e Davos. Il bruto fa lo spaccone e ci prova in tutti i modi con Brienne, che non se lo fila di striscio. Poi Jaime nomina Lady Brienne cavaliere (“non serve un Re per nominare un cavaliere, basta un altro cavaliere”): Brienne è felicissima, in tutta la sua vita non ha desiderato altro. In chiusura di scena c’è Pod che intona una canzone, uno di quei canti medievali pieni di malinconia e il momento è davvero molto commovente.

Verme Grigio parte per la battaglia, non prima di aver promesso a Missandei un futuro insieme. Mormont incontra sua cugina Lyanna (la bambina cazzutissima, ovvero Lady Mormont) che ovviamente non vuole rinunciare alla battaglia, nonostante le rimostranze del cugino (al quale Sam poco dopo regala la spada dei Tarly). Jon nel frattempo vuole rilegare lo stesso Sam nella cripta a difendere le donne, Sam afferma di essere l’unico ad aver ucciso un estraneo e dice che avranno bisogno di lui, al che Edd fa pensare al celebre ritornello di Sora Lella: “Namo bene annamo, proprio bene”.

Finalmente arriva la conversazione che tutti aspettavamo: Jon rivela a Daenerys la sua identità, Daenerys è scioccata, pensa che Jon stia dicendo una cazzata (anche io sarei stato scettico, in fondo a sapere il segreto sono il fratello di Jon e il suo migliore amico, sembra proprio una cosa acchittatissima). Dani dice che quindi Jon può reclamare il trono, Jon esita a rispondere e questa cosa non sembra entusiasmare Daenerys, poi i due sono interrotti: gli estranei stanno arrivando, la guerra di tutte le guerre sta per cominciare. La puntata si conclude con l’arrivo dei Non-Morti, che osservano Grande Inverno in lontananza. Mamma mia quanta gente sta per morire, non ero così fomentato per l’inizio di una battaglia dai tempi del Fosso di Elm de Il Signore degli Anelli.

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Game of Thrones 8: Giù al Nord (Episodio 1)

Due anni fa, quando usciva la settima stagione de Il Trono di Spade, ero talmente preso dal ritorno di Twin Peaks che praticamente non me accorsi nemmeno (all’incirca). Poi la bella pensata di recuperare la serie, con le sue sette stagioni, tutta d’un fiato, subito dopo l’estate. Ora quindi mi ritrovo a dover fare le 4 del mattino per vedere in tempo reale la prima puntata dell’ottava e ultima stagione. Cose che succedono. Che puntata è stata? Lo sapremo qui sotto subito dopo questa introduzione, ultimo baluardo contro gli spoiler, che stanno arrivando…

Da qui in poi entriamo in ZONA SPOILER, quindi poi non dite che non vi ho avvisato. Il primo episodio dell’ottava stagione comincia, neanche a dirlo, a Grande Inverno, con l’arrivo del “più grande esercito mai visto”, come lo definisce Tyrion. Troviamo Arya Stark che vede tornare suo fratello Jon, il Mastino e compagnia bella lungo la strada che porta da Lady Stark, ovvero Sansa, ormai Signora di Grande Inverno. La padrona di casa non è molto entusiasta nel vedere Jon leccare metaforicamente i piedi di Daenerys, soprattutto i loro alleati del Nord, coloro che avevano incoronato Snow come loro Re, sono delusi dal fatto che Jon abbia rinunciato al suo regno piegando il ginocchio davanti alla figlia del Re Folle. L’ottava stagione comincia così, con il buon Jon che cerca di respingere i dissapori di chi aveva giurato fedeltà al Re del Nord.

Per il resto c’è una rimpatriata niente male, Snow ritrova Bran (“Sei vivo!” “Più o meno”, perché Bran in un certo senso è morto per poi rinascere come Corvo con Tre Occhi), Sansa e Arya (che gli ricorda l’importanza della famiglia). Quest’ultima incontra di nuovo il suo amico Gendry (il figlio illegittimo di Robert Baratheon, se la prima stagione vi dice ancora qualcosa, al quale chiede di forgiare un’arma particolare) e soprattutto il Mastino, con cui si scambia insulti affettuosi. Tyrion ritrova Sansa, che non vedeva dai tempi della morte di Joeffrey: Sansa è delusa dal fatto che Tyrion possa davvero credere che sua sorella Cersei abbia intenzione di rispettare la tregua: “Ti ritenevo una delle persone più argute che conoscevo, una volta”.

Una delle scene più intense di questo primo episodio vede Jon volare insieme a Daenerys sulla groppa di un drago, un battesimo del volo che da un lato fa quasi ridere, dall’altro è pienamente simbolica: anche i draghi sembrano riconoscere Jon come l’erede dei Targaryen, ma su questo punto torneremo tra poco. Jon e Daenerys sembrano innamorati come non mai (nonostante un drago gelosone), ma a breve saranno costretti a fronteggiare la realtà (cioè che sono zia e nipote, ma questa discussione probabilmente la vedremo nella prossima puntata).

In tutto ciò, lontano dal Nord, ad Approdo del Re la regina Cersei accoglie l’arroganza di Euron Greyjoy, che essendosi alleato a lei adesso vuole raccogliere la sua ricompensa, cioè finire nel letto della Regina. Cersei non è proprio entusiasta (“Se vuoi una puttana puoi comprartela, una Regina te la devi guadagnare”), però per evitare di irritare l’unico suo alleato alla fine lo accoglie nelle sue stanze, fingendosi compiaciuta per la sua insolenza (certo che questo neanche un elefante s’è portato, e che cavolo!). Nel frattempo Bronn viene ricoperto d’oro per uccidere Jamie e Tyrion al loro eventuale e improbabile ritorno: dovrà ucciderli con una balestra (riferimento all’arma usata da Tyrion per giustiziare suo padre): tuttavia le intenzioni di Bronn, che non può rifiutare, non sembrano del tutto chiare (“Una vera famiglia del cazzo”, è il massimo che afferma). Sempre ad Approdo del Re Theon cerca di riscattarsi e salva sua sorella Yara dalla nave di Euron, per poi salpare al suo fianco verso le Isole di Ferro. Qui Yara concede a Theon il permesso di andare a Grande Inverno per combattere al fianco degli Stark, dove sono certo che riscatterà tutte le cazzate fatte fino alla scorsa stagione morendo da eroe (anche perché ormai è sopravvissuto pure troppo).

Tornando a Grande Inverno, dove tutti sono impegnati a forgiare armi con il vetro di drago (unico materiale utile per uccidere un non-morto), vediamo Ser Davos proporre a Varys una soluzione per far sì che il Nord accetti Daenerys: Jon e la Regina dei Draghi dovrebbero sposarsi (ma da queste parti i matrimoni sono sempre un po’ complicati, come sappiamo). Intanto il piccolo Lord di Casa Umber, che era stato mandato da Sansa a richiamare la sua gente a Grande Inverno, viene trovato impalato ad un muro, segno che l’esercito dei Morti sta arrivando: lo scoprono i Nightwatch, appena riunitosi ai Bruti di Tormund (“Non avvicinatevi, ha gli occhi azzurri!”, “Ho sempre avuto gli occhi azzurri!”, riferendosi all’iride dei non-morti). I due piccoli eserciti stanno tornando verso Winterfell, richiamati dai corvi mandati da Jon.

Il gran finale, prima della rimpatriata tra Jamie e l’inquietante Bran, che non si vedono dalla prima puntata della prima stagione, quando Jamie aveva lanciato Bran già dalla torre (causando la sua invalidità), vede riuniti Sam e Jon. Sam è in lacrime, Daenerys infatti gli ha appena comunicato di aver sterminato la sua famiglia, rea di non averla riconosciuta come Regina. Sam, spinto da Brann, deve dire a Jon la verità sui suoi genitori. I due si abbracciano come fratelli, ma Jon capisce subito che in Sam c’è qualcosa che non va: il buon Tarly confessa all’amico ciò che è stato fatto ai suoi genitori, dicendogli che lui non si sarebbe mai comportato così, che è lui che dovrebbe essere Re (praticamente Sam gliela butta così, sul vago andante). Jon riafferma che non è più il Re del Nord al che Sam non può che dirgli tutta la verità, che è un Targaryen e che Ned Stark aveva promesso a sua sorella Lyanna di proteggerlo, nascondendo a tutti la sua vera identità: “Sei tu l’erede legittimo al trono!”. Jon ovviamente accoglie questa affermazione come si può accogliere un macigno tra capo e collo: di mezzo non c’è solo la responsabilità, ma anche il fatto che la donna che ama è sua zia. Il problema adesso però è uno: come dirglielo a Daenerys?? Lo sapremo lunedì prossimo.

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Capitolo 422: Operazione Recupero (Parte II)

Se avete già letto il Capitolo 421 saprete già che sono nel pieno del recupero di film usciti quest’anno al fine di stilare una Top 20 il più possibile credibile (per me). Quindi al momento sto trasformando il mio dicembre cinematografico in un excursus sul cinema di oggi, tra esordi, nuove voci e l’ultima fatica di registi già affermati. Alla mia operazione recupero manca ancora il film di Jarmusch (che recupererò al cinema, visto che l’anteprima stampa coincideva con la partita di coppa della Roma, ma questo non lo diciamo a nessuno), dopodiché dovrei aver concluso questa corsa al recupero, se non “corso di recupero”, a seconda dei punti di vista. Il condizionale è d’obbligo, perché c’è sempre qualcosa che salta fuori all’ultimo (se avete consigli, parlate ora!). Passiamo ai film adesso, perché ho parecchie cose da raccontarvi.

Dreams (2025): Quando un film vince l’Orso d’Oro è inevitabile avere qualche aspettativa. Questo di Haugerud invece, secondo capitolo di una trilogia (che si completa con Sex e Love) non porta con sé quello sconvolgimento in cui speravo. Certo, ti accarezza, ti tiene al caldo, però non esce mai dalla comfort zone. Una studentessa di 17 anni si innamora della sua professoressa di francese: è un amore totale, puro, casto (tranne che nei suoi sogni) e la ragazza, per non dimenticare nulla di ciò che sta provando, mette l’intera storia nero su bianco. Quando il testo finirà nelle mani della madre e della nonna scrittrice, l’idea è di presentare il libro a una casa editrice per farlo pubblicare. Mi è piaciuto sicuramente il modo in cui il film gioca su ciò che realmente accade e il modo in cui ce lo raccontiamo: quante volte abbiamo equivocato quel gesto carino da parte della persona che amavamo in silenzio, vedendoci dentro molto più amore e significato di quel che è stato in realtà? La voce fuori campo è talmente presente che quasi pensi che sia un audiolibro trasformato in film, a parte questo però è una visione piacevole, delicata, tra sciarponi di lana e guance arrossate. Lo trovate su Mubi.
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Sinners (2025): Onestamente non ero certo di voler vedere questo film. Ne avevo sentito parlare come una versione afroamericana di Dal Tramonto all’Alba, o qualcosa del genere e temevo si trattasse dell’ennesima boiata spacciata per horror. Invece il film di Ryan Coogler (già regista del meraviglioso Fruitvale Station e di quella cazzata allucinante di Black Panther) fa davvero centro. Siamo nel Mississippi degli anni 30: due cazzutissimi gemelli (entrambi interpretati da Michael B. Jordan), ex gangster in quel di Chicago, tornano nella loro terra natia per mettere in piedi un locale riservato ai neri, con musica, cibo e voglia di divertirsi (e fare soldi). Il problema è che quella stessa notte il locale sarà assediato dai vampiri, squisiti appassionati di musica, che vorrebbero portare dalla loro parte il giovane chitarrista blues assoldato dai gemelli. Al di là della bellissima estetica del film e dell’ottima ambientazione (per non parlare della colonna sonora), mi è piaciuto come la prima parte sia tutta dedicata alla preparazione del climax finale e come lo scontro notturno sia molto più psicologico rispetto al carrozzone splatter che uno potrebbe aspettarsi. Magari le nomination ai Golden Globe (e chissà, forse anche agli Oscar) sono un filo eccessive, però mi è proprio piaciuto.
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Bird (2025): Quando recuperi i film usciti durante l’anno, escono sempre uno o due colpi di fulmine che ti fanno dire: “meno male che l’ho recuperato prima di fare la classifica”. L’ultima fatica di Andrea Arnold (di cui ho già visto e apprezzato Red Road e American Honey, entrambi vincitori del premio della Giuria a Cannes) è forse il suo film più bello, più toccante, sicuramente il più fantasioso: nei sobborghi del Kent, una ragazzina vive abusivamente in una casa occupata con il fratello maggiore e il giovane padre, in procinto di sposarsi. L’incontro con uno strano personaggio, chiamato Bird, che sembra quasi uscito da un sogno, le permetterà di trascorrere una settimana che le cambierà la vita. Tra echi di urgenza sociale che richiamano il miglior Ken Loach e una deriva favolistica alla Alice Rohrwacher, Andrea Arnold procede in equilibrio tra realismo magico e fiaba malinconica: la protagonista Bailey (che brava!) si arrangia come può in un contesto ostile, mostrando la capacità degli adolescenti di trovare luce ovunque, anche nelle condizioni peggiori. Ed è proprio lì, tra la vita aspra che mostra e l’incanto che ti regala, che questo film ti tiene stretto, facendoti pensare che è una delle cose più belle che hai visto quest’anno. Un paio di postille: Barry Keoghan è diventato davvero un attore clamoroso, Franz Rogowsky (la versione europea di Joaquin Phoenix) è di una versatilità che fa paura, visto che lo trovi in qualunque ruolo, in film diversissimi tra loro, che siano francesi, tedeschi, italiani o britannici. Inoltre, la colonna sonora è pazzesca e va da Too Real e A Hero’s Death dei Fontaines DC a Lucky Man dei Verve, da The Universal dei Blur a Yellow dei Coldplay. Come dicono i Blur, “When the days they seem to fall through you, well, just let them go”. Film stupendo, lo trovate su Mubi USA (viva la vpn).
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Jay Kelly (2025): Se ai tempi del bellissimo Il Calamaro e la Balena, del capolavoro Frances Ha, dello splendido Mistress America o del magnifico Storia di un Matrimonio, qualcuno mi avesse detto che un giorno mi sarebbe venuta voglia di mollare un film di Noah Baumbach, avrei riso in faccia al mio interlocutore. Questo suo nuovo film mi ha fatto davvero tentennare, non che lo volessi davvero interrompere, ma ammetto di averlo pensato. George Clooney è una star del cinema alle prese con una crisi di mezza età, conscio di aver trascurato affetti, amori e amicizie per dedicarsi completamente alla carriera (a tal punto da rendere i suoi collaboratori le persone più vicine, soprattutto il manager Adam Sandler). Con la scusa di dover ricevere un premio, segue la figlia più piccola in un viaggio in Toscana, che è anche un viaggio interiore tra i ricordi di una vita in cui non però non è possibile girare un altro ciak. Tra cliché familiari e dialoghi un po’ meccanici, c’è quel tipico tono da commedia drammatica che vorrebbe essere profonda, ma che stavolta non trova mai il suo centro (nonostante due ottimi interpreti), risultando un po’ come il suo protagonista viene definito dalla figlia: un vaso vuoto. Vero è che la clip che ripercorre la carriera (vera) di George Clooney è un delizioso momento di metacinema, ma è l’unico vero highlight di un film che non decolla mai. Non è un passo falso clamoroso, da Baumbach però mi aspetto sempre qualcosa in più. Se volete vederlo, lo trovate su Netflix.
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Train Dreams (2025): La cosa migliore che si potrebbe dire dell’opera seconda di Clint Bentley è che, a tratti, somiglia davvero tanto a un film di Terrence Malick. Ambientato nei primi decenni del Novecento, racconta la vita di Joel Edgerton, boscaiolo e operaio delle ferrovie, un uomo silenzioso che attraversa il mondo mentre il mondo stesso sta cambiando come non mai. Composto da meravigliose immagini naturalistiche, è un film di immagini, che accumula sensazioni, frammenti, momenti di vita, contemplazione. Ma è anche un film sul dolore, sulla perdita, dove gli esseri umani sembrano costantemente di passaggio in un contesto in perenne cambiamento. A volte funziona bene, altre volte resta un po’ sospeso, ma parliamo comunque di un film davvero molto bello, con un William H. Macy che, nel breve spazio che gli è concesso, ruba la scena. Lo trovate su Netflix.
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The Mastermind (2025): Kelly Reichardt è senza dubbio un’ottima regista (se non l’avete visto recuperate il bellssimo First Cow) e conferma il suo gusto per l’estetica in questa sua ultima fatica dal sapore retrò, spesso raccontata tramite un uso quasi completo della camera fissa. Siamo negli Stati Uniti di Nixon, quindi durante il Vietnam e i cambiamenti sociali post ’68: Josh O’Connor è un appassionato d’arte senza lavoro, che decide di mettere in piedi un piano per rubare quattro dipinti da un museo. Il colpo riesce, ma è il resto che va lentamente a rotoli, costringendo il protagonista a latitare in giro per gli States. La bellissima colonna sonora jazz e la sottile ironia di fondo (a partire dal titolo) lo rendono quasi un film dal sapore europeo, con qualche discreto richiamo a Melville, e la fotografia algida, quasi avvolta da una perenne foschia, sembrano un richiamo a ciò che fa il protagonista, sempre più confuso e improvvisato, come se non avesse idea delle conseguenze a cui portano le sue azioni. Manca quel guizzo forse, quell’idea che ti avrebbe fatto notare il racconto, più che la bellezza delle immagini. A ogni modo è piacevole e Kelly Reichardt riesce a inserire diversi livelli di lettura senza essere mai eccessivamente didascalica. Lo trovate su Mubi.
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Frankenstein (2025): Non sono mai stato un grande fan di Guillermo del Toro, lo sapete. Ne riconosco senza problemi la grandezza visiva, la capacità di creare immagini potenti, riconoscibili, quasi pittoriche, ma i suoi film, per un motivo o per l’altro, non mi hanno mai convinto fino in fondo. Purtroppo anche questo non fa eccezione. Salto direttamente alle conclusioni, non credo ci sia bisogno di menzionare la trama, no? Allora, visivamente è un film impressionante: scenografie, luci, colori. Ogni inquadratura sembra voler essere ammirata e questo è puro Del Toro. Il problema è che sotto questa superficie bellissima faccio sempre fatica a trovare qualcosa che mi prenda davvero, che mi emozioni al di là dell’occhio. A tutto questo si aggiunge una scelta che mi ha lasciato perplesso: la storia del romanzo di Mary Shelley viene modificata in modo piuttosto evidente. Non è tanto una questione di fedeltà (sono tanti i film che si discostano dall’opera letteraria), ma di senso. Il libro vive in una sorta di equilibrio tra ambizione, colpa, responsabilità, qui invece alcune deviazioni sembrano più funzionali all’estetica del regista che allo spirito di Shelley. Inoltre Oscar Isaac, nelle vesti di Victor Frankenstein, mi è sembrato eccessivo, quasi finto, respingente (e da un attore bravo come lui non me lo sarei mai aspettato). Al contrario Elordi, se è davvero lui l’irriconoscibile attore che si muove sotto montagne di trucco ed elementi prostetici, regala alla creatura l’umanità che l’ha resa un personaggio leggendario. Insomma, esattamente come mi aspettavo: un film bello da vedere, ma ancora una volta troppo distante dai miei gusti.
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