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🏛️ Nasce #NuragicReturn, un progetto innovativo per proteggere e valorizzare l'immenso patrimonio nuragico, che conta oltre 10mila siti archeologici sparsi sull'isola.

#NuragicReturn #ArcheologiaDigitale #CiviltàNuragica #Sardegna #PatrimonioCulturale #PNRR #Unesco #Archeologia #UniversitàDiCagliari

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https://storiearcheostorie.com/2025/11/13/atlante-digitale-civilta-nuragica-nuragicreturn-sardegna/

Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano

Elena Percivaldi

Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-e

Un progetto in 3 fasi

Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.

Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)

Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.

A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.

Leggi anche

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Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.

La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-e

Del resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.

Guarda il video

https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo

Ma c’è qualche limite…

Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.

Per approfondire

https://storiearcheostorie.com/2024/07/27/regina-viarum-la-via-appia-antica-e-il-60mo-sito-unesco-italiano/

Gli autori sottolineano infine che il dataset non registra (ancora) le evoluzioni temporali delle singole strade. Per questo invitano la comunità scientifica a contribuire in prima persona al progetto Itiner-e, che è concepito come risorsa viva e collaborativa.

Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.

📘 Fonte scientifica (primaria)

  • 📄 De Soto, P., Pažout, A., Brughmans, T. et al. Itiner-e: A high-resolution dataset of roads of the Roman Empire.
  • 🏛️ Universitat Autònoma de Barcelona, Aarhus University (Danimarca)
  • 📚 Scientific Data (peer-reviewed) 12, 1731 (2025).
  • 🔗 https://doi.org/10.1038/s41597-025-06140-z

Il nostro articolo è una sintesi divulgativa dello studio scientifico citato.

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🏛️Pompei, la “Casa del Tiaso” era una domus con torre per super-ricchi? L'ipotesi: "Anticipa le case torri del Medioevo"

Una scala che conduce “nel nulla” apre nuove ipotesi sulla presenza di torri residenziali nell’antica città. Un viaggio tra archeologia e tecnologia 3D nel progetto #PompeiiReset del Parco Archeologico di Pompei.

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foto:…

https://storiearcheostorie.com/2025/10/20/pompei-torre-casa-tiaso-torre-archeologia-digitale/

Pompei, la “Casa del Tiaso” una domus con torre per super-ricchi?

Un nuovo progetto di ricerca svela la “Pompei verticale”: la Casa del Tiaso e la possibile presenza di torri residenziali nell’antica città sepolta.

Storie & Archeostorie

Pompei, la “Casa del Tiaso” era una domus con torre per super-ricchi? L’ipotesi: “Anticipa le case torri del Medioevo”

Elena Percivaldi

Non solo vie, botteghe e cortili: la Pompei che oggi conosciamo era anche una città “in verticale”, dove i piani superiori e forse perfino torri residenziali dominavano il paesaggio urbano.
È quanto emerge dal nuovo articolo pubblicato sull’E-Journal degli scavi di Pompei, dal titolo “La torre della Casa del Tiaso. Un nuovo progetto di ricerca per la documentazione e la ricostruzione digitale della Pompei ‘perduta’”, firmato dal direttore del Parco Archeologico Gabriel Zuchtriegel e da Susanne Muth dell’Università Humboldt di Berlino.

La scala che portava nel cielo

La scoperta nasce da un dettaglio architettonico sorprendente: una scala monumentale nella Casa del Tiaso, situata nella Regio IX, che sembra condurre nel nulla. Gli archeologi hanno ipotizzato che essa servisse per raggiungere una torre panoramica, forse destinata all’osservazione della città, del golfo e del cielo stellato.

Modello 3D della Casa del Tiaso (©Parco Archeologico Pompei)

Un’idea che trova riscontri sia nella letteratura antica – è il caso della celebre torre di Mecenate, da cui Nerone avrebbe osservato l’incendio di Roma – sia nell’iconografia pompeiana, dove molte ville affrescate mostrano torri come elementi distintivi dell’architettura di lusso.

Pompei e l’archeologia digitale: il progetto POMPEII RESET

Il nuovo studio rientra nel progetto POMPEII RESET, un programma di ricerca non invasiva che utilizza le tecnologie digitali più avanzate per documentare e ricostruire virtualmente la città antica.

Nella prima fase, gli archeologi hanno realizzato scansioni 3D dettagliate degli edifici ancora conservati; nella seconda, stanno sviluppando ricostruzioni digitali dei piani superiori e degli elementi perduti, creando una sorta di gemello digitale (digital twin) della Pompei antica.

Laser scanner in azione (©Parco Archeologico Pompei)

Come spiega Zuchtriegel:

“La ‘Pompei perduta’ consiste soprattutto nei piani superiori. Mettere insieme i dati in un modello digitale 3D ci permette di capire meglio come si viveva e come erano organizzati gli spazi”.

Torri, status e vita domestica nell’antichità

La presenza di una torre nella Casa del Tiaso suggerisce dunque un nuovo modo di intendere la vita domestica pompeiana. Così come accadrà secoli dopo nelle città medievali come Bologna o San Gimignano, anche a Pompei le torri private potevano rappresentare uno status symbol, segno tangibile di potere, prestigio e ricchezza.

Ricostruzione della Casa del Tiaso (©Parco Archeologico Pompei)

Le case dell’élite, ispirate ai modelli delle ville suburbane, diventavano veri e propri microcosmi urbani, aperti sul paesaggio e sul cielo, luoghi in cui arte, architettura e simbolismo si fondevano.

Una nuova chiave di lettura per la città sepolta

Il progetto POMPEII RESET apre prospettive inedite per la ricerca e la valorizzazione del sito. La ricostruzione digitale non solo consente di “riportare in vita” la Pompei perduta, ma anche di trasmettere conoscenza attraverso strumenti immersivi e di grande impatto visivo.
La Casa del Tiaso diventa così un laboratorio ideale per sperimentare un’archeologia del futuro, capace di coniugare tecnologia e umanità per restituire voce e forma alla città sepolta dal Vesuvio.

Per saperne di più, si può scaricare l’articolo dal sito dell’E-Journal di Pompei a questo link (SCARICA PDF).

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✨ 🏛️ 𝗥𝗼𝗺𝗮: 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮 𝗶𝗻𝗮𝘂𝗴𝘂𝗿𝗮 𝗟𝗮 𝗠𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼

📽️ Uno spettacolo di videomapping immersivo che illuminerà il Tempio di Alatri e il cortile con luci, suoni e narrazione.
📅 A partire dal 4 ottobre, ogni sabato dalle 20:00 alle 22:30.

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🏛️ 🌈 𝗜𝗹 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗜𝘀𝗶𝗱𝗲 𝗮 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗺𝗮𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼!

Al Digital Heritage 2025 di Siena debutta “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside grazie a AI, 3D e imaging multispettrale.
Un viaggio multisensoriale che unisce scienza e bellezza.

👉 Scopri di più nell’articolo!

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https://storiearcheostorie.com/2025/09/07/perceive-isis-colours-siena-mostra-pompei-iside/

A Siena la mostra sui colori perduti del Tempio di Iside di Pompei

A Siena, al Digital Heritage 2025 Expo, la mostra “Perceive Isis’ Colours” fa rivivere i colori del Tempio di Iside di Pompei.

Storie & Archeostorie

A Siena la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside a Pompei

Redazione

Restituire la policromia all’antico, superando l’immagine stereotipata delle statue e dei templi “in bianco e nero”. È l’obiettivo di “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che sarà inaugurata domani, lunedì 8 settembre alle ore 14:30 al Digital Heritage 2025 Expo di Siena.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e il CNR ISPC – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, nell’ambito del programma europeo PERCEIVE – Perceptive Enhanced Realities of Coloured Collections through AI and Virtual Experiences, finanziato da Horizon Europe e avviato nel 2023.

 La processione: reenactors del Gruppo Storico Oplontino durante le riprese a Cinecittà. Credits: Federica Bonifazi CNR-ISPC (sotto)

Il Tempio di Iside come non lo abbiamo mai visto

La mostra offre al pubblico un viaggio virtuale nel Tempio di Iside di Pompei, oggi custodito al MANN, riportando alla luce il ruolo culturale e rituale del colore nel culto isiaco. Il percorso si articola in due sezioni:

  • Echoes of Loss, dedicata allo studio della policromia antica e alla fragilità dei pigmenti, con strumenti interattivi che mostrano le tecniche di analisi e ricostruzione digitale.
  • The Gifts of Isis, un’esperienza immersiva e multisensoriale che ricostruisce il tempio prima della sua distruzione, restituendo la vividezza dei colori e il loro valore simbolico.

Grazie a ricostruzioni 3D, intelligenza artificiale, imaging multispettrale, repliche fisiche e installazioni interattive, la mostra sfida la percezione tradizionale dell’antichità e restituisce un mondo antico “a colori”, molto più vicino alla realtà storica.

le riprese per i video dell’applicazione (CNR ISPC)

Un progetto di ricerca e comunicazione

Il Direttore generale Musei, Massimo Osanna, sottolinea come l’iniziativa rappresenti un esempio di nuova comunicazione museale, capace di unire “rigore scientifico e approccio emozionale”. Per la direttrice del CNR ISPC, Costanza Miliani, l’obiettivo è restituire non solo la bellezza cromatica, ma anche la consapevolezza del significato culturale dei colori nel mondo antico.

 Ricostruzione del Tempio di Iside (CNR ISPC) 

Il progetto PERCEIVE ha sviluppato un metodo che integra analisi dei pigmenti, fonti storiche e iconografiche con ricostruzioni digitali ad alta precisione. Tra i risultati più significativi, la restituzione dei colori originari a opere come la Venere Anadiomene, che oggi possiamo rivedere nella sua vividezza cromatica.

ricostruzione del porticato del Tempio di Iside (CNR ISPC) 

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Valtrend Editore, disponibile anche in open access (scaricalo QUI).

Immagine in apertura: Analisi diagnostiche (CNR ISPC)

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Ötzi in 3D: la mummia dei ghiacci diventa un modello digitale ad alta risoluzione

Dal Perù arriva la rivoluzione nella conservazione delle mummie: il gemello digitale 3D dell’Uomo venuto dal ghiaccio, realizzato con fotogrammetria e intelligenza artificiale, apre una nuova era nello studio dei reperti.
E c’è anche una scoperta sulla sua salute: Ötzi soffriva di aterosclerosi.

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@oetzitheiceman

https://storiearcheostorie.com/2025/08/14/otzi-3d-fotogrammetria-ai/

Ötzi in 3D: fotogrammetria e AI per la mummia dei ghiacci

Al World Mummy Congress di Cusco presentato il gemello digitale 3D di Ötzi. Fotogrammetria, AI e TAC per la conservazione preventiva.

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Ötzi in 3D: la mummia dei ghiacci diventa un modello digitale ad alta risoluzione (e in vita soffriva di aterosclerosi)

Elena Percivaldi

Ötzi in 3D: la mummia dei ghiacci diventa un modello digitale ad alta risoluzione. Al World Congress on Mummy Studies di Cusco (Perù), il Museo Archeologico dell’Alto Adige ha presentato un progetto destinato a segnare una svolta nella documentazione e conservazione dei reperti archeologici: la creazione di un gemello digitale in 3D della celeberrima mummia di Similaun e dei suoi oggetti personali, grazie alla combinazione di fotogrammetria ad altissima risoluzione e intelligenza artificiale.

© Arc-Team

Il progetto, ideato e sviluppato con la collaborazione della ditta Arc Team (Cles / Sesto Pusteria), guidata dall’archeologo Luca Bezzi, stabilisce nuovi standard nella conservazione preventiva e nell’accessibilità delle collezioni museali.

© Arc-Team

Tecnologia open source e precisione millimetrica

Per realizzare il modello 3D di Ötzi e dei reperti associati (tra cui oggetti in legno, pelle e pelliccia), i ricercatori hanno impiegato un mix di tecniche all’avanguardia:

  • Structure from Motion (SfM), per la ricostruzione fotogrammetrica delle superfici;
  • Neural Radiance Fields (NeRF), un approccio AI in grado di migliorare la resa di superfici complesse e riflettenti;
  • fotografia con luce polarizzata, per minimizzare i riflessi.

Il modello tridimensionale è stato inoltre integrato con le scansioni TAC, ottenendo così una rappresentazione anatomica dettagliata, utile sia per lo studio scientifico sia per la divulgazione.

© Arc-Team

Tutto il processo è stato sviluppato con software libero e open source, garantendo accessibilità e riproducibilità a lungo termine.

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Conservazione preventiva e ricerca a distanza

Come spiega Elisabeth Vallazza, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige:

“Questa documentazione 3D ci permette di studiare la mummia senza doverla spostare dalla sua cella frigorifera e di monitorare con precisione il suo stato di conservazione. Le immagini superano per dettaglio qualsiasi fotografia tradizionale o osservazione diretta.”

© Arc-Team

Il modello potrà essere utilizzato anche da altri ricercatori e musei, aprendo la strada a una nuova generazione di archivi digitali ad altissima fedeltà per il patrimonio archeologico.

© Arc-Team

Ötzi e l’aterosclerosi: la salute dell’Uomo venuto dal ghiaccio

Oltre agli aspetti tecnologici, il congresso ha visto un focus sullo stato di salute di Ötzi. La radiologa Patrizia Pernter (Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e membro del comitato scientifico del museo) ha illustrato i risultati delle analisi sui vasi sanguigni della mummia, che mostrano segni evidenti di aterosclerosi.

Questa malattia, caratterizzata dal restringimento delle arterie, era già stata riscontrata in mummie egizie grazie al progetto internazionale “Horus” guidato da Gregory Thomas. Ötzi rappresenta, ad oggi, il più antico caso documentato di questa patologia.

© Arc-Team

Una pietra miliare per lo studio e la conservazione delle mummie

Per Luca Bezzi, il progetto è anche un manifesto del futuro dell’archeologia:

“Stiamo dimostrando che è possibile documentare e monitorare reperti estremamente fragili con un approccio non invasivo, di altissima precisione e liberamente accessibile. Questo significa garantire alle ricerche di domani un patrimonio di dati solido e ricco.”

Il lavoro presentato a Cusco non è solo un successo tecnico, ma un passo avanti verso la democratizzazione della ricerca e la conservazione sostenibile del patrimonio culturale mondiale.

Elisabeth Vallazza e Luca Bezzi all’11° Congresso Mondiale sugli Studi delle Mummie a Cusco, Perù, 14 agosto 2025 © Museo Archeologico dell’Alto Adige / Arc-Team

Per saperne di più:

Luca Bezzi, Alessandro Bezzi, Rupert Gietl, Cicero Moraes, Giuseppe Naponiello, Sara Airò, Andreas Putzer, Elena Silvestri: Digital Twins of archaeological finds: opensource technologies applied to 3D scanning. In: Archeologia e Calcolatori 35.2 (2024) 203-214. DOI: 10.19282/ac.35.2.2024.22

Patrizia Pernter, Beatrice Pedrinolla, Paul Gostner: Das Herz des Mannes aus dem Eis. Ein paleoradiologischer Fall. In: RöFo (2018) 190(01). DOI: 10.1055/s-0043-119890

Foto in apertura:   © Ospedale di Bolzano
Altre foto: © Arc-Team

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L'intrepido collega Maurizio, nei suoi sforzi di rimettere in ordine il mondo, almeno quello della nostra #biblioteca scolastica, ha ritrovato questi reperti di #ArcheologiaDigitale: una raccolta di floppy disk da 5 pollici e 1/4 con le programmazioni dell'anno scolastico 1988/89 #FloppyDisk #scuola @[email protected] @[email protected] @informapirata @filippodb @simonezanella @mauriziocarnago