LA NOTIZIA: Meloni in Parlamento su Iran e Consiglio Ue. La protesta delle opposizioni: siano due comunicazioni distinte

Scontro in Senato fra maggioranza e opposizioni alla vigilia delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni, che questa mattina arriverà a Palazzo Madama per parlare della guerra in Iran e del prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. Ovvero in ritardo sul primo fronte, in anticipo sul secondo. La premier è “insofferente” rispetto al Parlamento, reclamano le opposizioni che vogliono due comunicazioni distinte.
Meloni in Parlamento su Iran e Consiglio Ue. La protesta delle opposizioni: siano due comunicazioni distinte
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani sottolinea come il Parlamento sia “al centro” dell’agenda politica del governo. Peraltro non è escluso che possano essere presentate risoluzioni distinte e da votare sui due temi che sono all’ordine del giorno del dibattito in Aula: la guerra e i temi del Consiglio europeo. Ma, viene spiegato, deciderà la presidenza del Senato.
Parlamento umiliato
“Sul consiglio Ue la presidente Meloni sta facendo una forzatura grave e sta umiliando il Parlamento che si troverà a dover discutere di temi che non si sa se sono all’ordine del giorno perché’ questo ancora non c’è e arriverà, come sempre, solo qualche giorno prima. C’è un Odg provvisorio ma antecedente alla guerra in Iran che data 24 febbraio”, osserva Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd. “E’ molto grave tutto questo” e denota “insofferenza del governo verso qualsiasi forma di controllo parlamentare” aggiunge, sottolineando che in capigruppo “c’è stata la protesta ferma delle opposizioni”.
Concordi i capigruppo Raffaella Paita di Iv, Luca Pirondini del M5s e, in rappresentanza di Avs, il senatore Tino Magni. Pirondini, rispondendo ai giornalisti su un’eventuale risoluzione comune delle opposizioni, ha risposto: “Ci lavoriamo. C’è sicuramente la volontà di provare a trovare la soluzione”.
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Meloni in Parliament on Iran and the EU Council. The opposition's protest: let them be two separate communications.

Clash in the Senate between the majority and opposition parties ahead of Prime Minister Giorgia Meloni’s communications, who this morning will arrive at Palazzo Madama to speak about the war in Iran and the upcoming European Council meeting on March 19 and 20. Delayed on the first front, ahead on the second. The Prime Minister is “impatient” with Parliament, the opposition claims, who want two separate communications.

Meloni in Parliament on Iran and the EU Council. The opposition’s protest: have two separate communications.

Parliamentary Affairs Minister Luca Ciriani emphasizes that Parliament is “at the center” of the government’s political agenda. However, it is not ruled out that separate resolutions may be presented and voted on regarding the two issues on the order of the day in the Chamber: the war and the issues of the European Council. But, it is explained, the Senate presidency will decide.

Humiliated Parliament

“On the EU Council, Prime Minister Meloni is making a serious overreach and is humiliating Parliament, which will be forced to discuss issues that may not even be on the agenda because this is not yet known and will arrive, as always, only a few days before. There is a provisional agenda but prior to the Iran war, dated February 24,” observes Francesco Boccia, President of the Pd Senators. “This is very serious” and he notes “the government’s impatience with any form of parliamentary scrutiny,” emphasizing that among the group leaders “there was a firm protest from the opposition.”

United by group leaders Raffaella Paita of Iv, Luca Pirondini of the M5s, and, representing Avs, Senator Tino Magni. Pirondini, responding to journalists about a possible joint resolution from the opposition, replied: “We are working on it. There is certainly the willingness to try to find a solution.”

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https://www.lanotiziagiornale.it/meloni-in-parlamento-su-iran-e-consiglio-ue-la-protesta-delle-opposizioni-siano-due-comunicazioni-distinte/

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Meloni in Parlamento su Iran e Consiglio Ue. La protesta delle opposizioni: siano due comunicazioni distinte

LA NOTIZIA
#PonderingPolitics discusses #Republican Senator #RandPaul, who HUMILIATED #DonaldTrump on #TheIranwar and #midtermelections during an interview with MAGA Fox "news" host #MariaBartiromo. Which leaves Trump trapped between his PROMISE of no new wars and MAGA, who are FURIOUS youtu.be/TgKNmSCz54o?...

Republican STUNS MAGA Fox host...
Republican STUNS MAGA Fox host by HUMILIATING Trump

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RaiNews: Trump, Netanyahu e la guerra all'Iran in stile Lego: il video di propaganda di Teheran

Diffuso sulla tv di Stato iraniana, ha ricevuto decine di migliaia di "mi piace" e condivisioni. Con una musica nazionalista in sottofondo, è un omaggio alle studentesse di Minab uccise in uno dei raid

Trump, Netanyahu and the Iran War in Lego Style: Tehran's Propaganda Video

Broadcast on Iranian state television, it received tens of thousands of “likes” and shares. With nationalist music playing in the background, it is a tribute to the students of Minab killed in one of the raids.

#Trump #Netanyahu #theIranWar #Tehran #Iranian #Minab

https://www.rainews.it/video/2026/03/trump-netanyahu-e-la-guerra-alliran-in-stile-lego-il-video-di-propaganda-di-teheran-25a80566-3040-4c40-aa1e-e5114afe1156.html

Trump, Netanyahu e la guerra all'Iran in stile Lego: il video di propaganda di Teheran

Diffuso sulla tv di Stato iraniana, ha ricevuto decine di migliaia di "mi piace" e condivisioni. Con una musica nazionalista in sottofondo, è un omaggio alle studentesse di Minab uccise in uno dei raid

RaiNews

Il Tempo: Vance ed Hegseth salutano la bara del settimo soldato morto in Iran

Dover (Delaware), 10 mar. (askanews) - Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno partecipato a Dover, nel Delaware, alla solenne cerimonia per la traslazione della bara del settimo soldato americano caduto in azione nella guerra in Iran. Il soldato è stato identificato come il sergente Benjamin N. Pennington, 26 anni, di Glendale, Kentucky.

Vance and Hegseth mourn the coffin of the seventh soldier killed in Iran.

Dover (Delaware), March 10 (askanews) - U.S. Vice President J.D. Vance and Defense Secretary Pete Hegseth participated in Dover, Delaware, at the solemn ceremony for the transfer of the coffin of the seventh American soldier killed in action in the Iran war. The soldier was identified as Sergeant Benjamin N. Pennington, 26, from Glendale, Kentucky.

#Vance #Hegseth #seventh #Dover #Delaware #JDVance #Defense #PeteHegseth #American #theIranwar #BenjaminNPennington #Glendale #Kentucky

https://www.iltempo.it/tv-news/2026/03/10/video/vance-ed-hegseth-salutano-la-bara-del-settimo-soldato-morto-in-iran-46737125/

Vance ed Hegseth salutano la bara del settimo soldato morto in Iran

Dover (Delaware), 10 mar. (askanews) - Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno partecipato a Dov...

LA NOTIZIA: Inflazione, il prezzo più alto della guerra in Iran lo paga l’Italia: impatto più alto che in qualsiasi altro Paese

Il conto più alto della guerra in Iran lo paga l’Italia. Proprio il Paese in cui il governo si vanta dei suoi rapporti con Donald Trump e Benjamin Netanyahu, coloro i quali la guerra l’hanno avviata. Proprio l’Italia, infatti, pagherà maggiormente lo shock energetico derivante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dai rincari del petrolio, secondo le stime di Oxford Economics riportate dal Financial Times.
L’Italia pagherà quindi un prezzo più alto rispetto alle altre grandi economie internazionali, con un’inflazione complessiva che aumenterà più del previsto. Il problema, quindi, riguarda tutti i costi energetici e gli altri rincari conseguenti al rialzo dei prezzi per gas e petrolio. In Italia l’Inflazione del quarto trimestre di quest’anno sarà più alta di un punto percentuale rispetto alle precedenti previsioni, secondo lo studio.
Inflazione alle stelle per la guerra in Iran, il prezzo più caro lo paga l’Italia
Lo studio stima l’impatto della crisi petrolifera ed energetica sull’Eurozona e sul Regno Unito, parlando di un +0,5% complessivo dell’inflazione rispetto alle precedenti stime. Minore l’impatto per gli Stati Uniti (+0,2%) e ancor meno per il Canada. L’Italia, invece, ha una maggiore dipendenza dalle importazioni e una maggiore volatilità dei prezzi del gas naturale che porteranno l’inflazione ad aumentare dell’1%.
In generale va peggio all’Europa e all’Asia che al Nord America, soprattutto perché gli Usa sono esportatori netti di petrolio e gas e questo porterà dei benefici in grado di compensare gli extra-costi derivanti dalla guerra in Iran. Il rischio, secondo gli analisti, è che i prezzi del petrolio vengano spinti fino a superare i 130 dollari al barile. E, di conseguenza, saliranno anche i prezzi delle merci, per esempio quelle trasportate su gomma. Un bel problema, soprattutto per l’Italia.
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Inflation, the highest price of the war in Iran is paid by Italy: a greater impact than in any other country.

Italy is paying the highest price of the war in Iran. It is the country where the government boasts about its relations with Donald Trump and Benjamin Netanyahu, those who initiated the war. Indeed, Italy will pay the most for the energy shock resulting from the closure of the Strait of Hormuz and rising oil prices, according to Oxford Economics estimates reported by the Financial Times.

Italy will therefore pay a higher price than other major international economies, with overall inflation increasing more than expected. The problem, therefore, concerns all energy costs and other price increases resulting from the rise in gas and oil prices. In Italy, fourth-quarter inflation this year will be higher by one percentage point than previous forecasts, according to the study.

Inflation at astronomical levels for the war in Iran, the highest price is paid by Italy.

The study estimates the impact of the oil and energy crisis on the Eurozone and the United Kingdom, speaking of a total inflation of +0.5% compared to previous estimates. The impact is smaller for the United States (+0.2%) and even less for Canada. Italy, on the other hand, has a greater dependence on imports and greater volatility in natural gas prices, which will lead to inflation increasing by 1%.

Generally, Europe and Asia fare worse than North America, especially because the US are net oil and gas exporters, which will bring benefits to compensate for the extra costs resulting from the war in Iran. The risk, according to analysts, is that oil prices will be pushed to exceed $130 per barrel. And, consequently, the prices of goods, for example those transported by road, will also rise. A nice problem, especially for Italy.

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Inflazione, il prezzo più alto della guerra in Iran lo paga l'Italia LA NOTIZIA

A causa della guerra in Iran e della crisi petrolifera, l'inflazione salirà più in Italia che nelle altre grandi economie.

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Il Fatto Quotidiano: BigMama è rientrata in Italia: “Siamo a casa”. La fine dell’incubo dopo il blocco a Dubai per la guerra in Iran

BigMama ha messo piede sul suolo italiano. La cantante è rientrata in Italia dopo essere rimasta bloccata alcuni giorni a Dubai a causa dell’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la conseguente risposta di Teheran, che ha preso di mira anche gli Emirati Arabi Uniti. Nella serata di ieri, 5 marzo, l’artista ha condiviso sui social una story in cui la si vede con il suo team all’aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) e la scritta: “Siamo a casa“.
La disavventura a Dubai
Il volo che ha permesso a Bigmama di tornare in Italia era uno dei sette previsti – grazie all’aiuto del Ministero degli Esteri – per garantire il rientro di tanti connazionali che, come lei, erano rimasti bloccati negli Emirati Arabi Uniti. Nei giorni scorsi la cantante aveva lanciato degli appelli via social chiedendo aiuto. A fine febbraio con la voce rotta dal pianto aveva detto: “Ciao ragazzi, stasera vi chiedo di darci una mano, perché stiamo vivendo un vero incubo. Siamo tantissimi italiani in questa situazione, in questo momento, quindi vi prego di condividere, di ascoltare, di cercare di muovere tutte le forze possibili. Sono partita dall’aeroporto di Malè, il mio volo è stato dirottato nel deserto, nei pressi di Dubai. Siamo stati poi portati a Dubai in un hotel e adesso ci pregano di rimanere nell’hotel e di fare attenzione il più possibile. Noi continuiamo a sentire i missili sulla testa, io sono terrorizzata. Vi prego, occhi su di noi, massima attenzione su di noi, noi siamo qui, siamo in tantissimi e vogliamo tutti tornare a casa. Io voglio solo tornare a casa, vi prego di far girare questo video, non ho mai chiesto nulla. Lo faccio solo perché ho tanta, tanta, tantissima paura e voglio tornare a casa, grazie mille”. “Noi siamo ancora qui”, aveva scritto invece nelle scorse ore. Poi, poco dopo, la situazione si è finalmente sbloccata e quella che era iniziata come una vacanza alle Maldive e si è poi trasformata in un’esperienza densa di apprensione può considerarsi chiusa.

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BigMama has returned to Italy: “We are home.” The end of the nightmare after the block in Dubai for the Iran war.

BigMama has set foot on Italian soil. The singer returned to Italy after being stranded for several days in Dubai due to the attack by the United States and Israel against Iran and the subsequent response from Tehran, which also targeted the United Arab Emirates. Yesterday evening, March 5th, the artist shared a story on social media showing her with her team at Orio al Serio Airport (Bergamo) and the caption: “We’re home.”

The Misadventure in Dubai

The flight that allowed Bigmama to return to Italy was one of the seven planned – thanks to the assistance of the Ministry of Foreign Affairs – to ensure the return of many compatriots who, like her, had been stranded in the United Arab Emirates. In recent days, the singer had launched appeals via social media asking for help. At the end of February, with her voice hoarse from crying, she said: “Hi guys, tonight I ask you to give us a hand, because we are living a real nightmare. There are many Italians in this situation, at this moment, so please share, listen, and try to use all possible forces. I left from the Malpensa Airport, my flight was diverted into the desert, near Dubai. We were then taken to Dubai in a hotel and now they are asking us to stay in the hotel and be careful as much as possible. We continue to hear missiles overhead, I am terrified. Please, eyes on us, maximum attention on us, we are here, we are many and we all want to go home. I just want to go home, please circulate this video, I have never asked anything. I’m doing it just because I am so, so, so scared and I want to go home, thank you so much.” “We are still here,” she had written instead in the recent hours. Then, shortly after, the situation finally cleared up and what had begun as a vacation to the Maldives and had then transformed into an experience full of anxiety can be considered closed.

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/06/bigmama-e-rientrata-in-italia-siamo-a-casa-la-fine-dellincubo-dopo-il-blocco-a-dubai-per-la-guerra-in-iran/8315168/

BigMama è rientrata in Italia: “Siamo a casa”. La fine dell’incubo dopo il blocco a Dubai…

Nelle scorse ore la cantante ha condiviso una storia nella quale fa sapere di essere atterrata in Italia

Il Fatto Quotidiano

Corriere.it - Homepage: Dietro la guerra in Iran, fatta di non solo bombe: balzano petrolio e gas

Behind the Iran war, made not just of bombs: oil and gas leap into the picture.

#theIranwar

https://video.corriere.it/economia/dietro-la-guerra-in-iran-fatta-di-non-solo-bombe-balzano-petrolio-e-gas/f4f10e0a-ed97-4546-9b8a-c21a170d2xlk

Dietro la guerra in Iran, fatta di non solo bombe: balzano petrolio e gas

Ci stiamo abituando a un mondo dove i problemi si risolvono con le bombe e non più con la diplomazia: tutto questo porta ulteriore incertezza in una terra già disordinata, e lo abbiamo imparato a nostre spese. L’incertezza è la nemica peggiore dell’economia e dei mercati finanziari, ma anche all’incertezza ci si può abituare. Dopo i bombardamenti sull’Iran e la reazione di Teheran, petrolio e gas sono balzati verso l’alto. Le borse hanno frenato, eppure non così tanto come ci si sarebbe potuto aspettare. Dobbiamo smettere quindi di preoccuparci? Tutt’altro: si stanno creando nuovi equilibri mondiali e non solo a colpi di bombe. Gli Stati Uniti sono diventati i primi produttori mondiali di gas e petrolio. I rischi quindi che il petrolio balzi fino a cento dollari dai minimi di poco più della metà delle scorse settimane ci sono, ma rispetto alla grande crisi del 1973 c’è uno straordinario riequilibrio nella produzione delle fonti energetiche. Non solo, un tempo c’erano i grandi speculatori che da soli erano in grado di muovere i mercati, ma la tecnologia ha reso le borse tutte più interconnesse. Molte delle compravendite sono automatizzate con meccanismi che si autocontrollano. Continuiamo a dirci che il mondo è cambiato, ebbene lo stiamo vedendo. L’unica cosa che non è cambiata sono le vittime delle guerre.

Corriere della Sera