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Game of Thrones 8: Per chi suona la campana (Episodio 5)

Non è facile parlare del penultimo episodio de Il Trono di Spade. Arrivati a questo punto non sono tanto i personaggi caduti durante questa stagione a farci male, quanto non avere la possibilità di approfondire ancora di più la situazione, di non sapere pienamente ciò che succederà dopo il gran finale della prossima settimana. Andiamo a “rivederci” tutto l’episodio con il classico spiegone, cerchiamo di tirar fuori qualche teoria e di capire cosa è successo e cosa ancora succederà. Da oggi sentire le campane non sarà più la stessa cosa.

Il quinto episodio di questa ottava stagione di Game of Thrones si apre con Varys intento a scrivere una missiva in cui è rivelato il (non più) segreto di Jon Snow. Varys ha servito decine di re e regine diverse, sopravvivendo a tutti, per il semplice motivo che lui è un servitore del Trono, chiunque ci sia sopra. Questa volta però la sua cospirazione si spinge un po’ troppo in là, ci arriveremo tra poco. Da un breve scambio di battute scopriamo che Daenerys, dopo la morte del figlio-drago e di Missandei, non mangia più, non vuole vedere nessuno ed è chiusa nelle sue stanze a covare vendetta. Jon Snow giunge al castello via mare, annunciando che le sue truppe stanno per raggiungere Approdo del Re. Varys gli si fa incontro spiegandogli la situazione e i suoi timori nei confronti di Daenerys: “Quando nasce un Targaryen, gli Dei lanciano una moneta e il mondo trattiene il fiato”. Il “ragno” dice di non sapere bene da quale lato sia caduta la moneta di Dany, ma sa bene quale sia quello della moneta di Jon, che però ‘sto trono proprio non lo vuole: “She is my Queen” (aridaje).

Tyrion cerca di avvicinarsi lemme lemme da Daenerys che però lo blasta, dicendogli che Jon Snow l’ha tradita (!!!). Tyrion le dice che a tradirla è stato Varys, ma Daenerys replica che è Jon quello che ha sputtanato il segreto a Sansa, che l’ha detto a Tyrion, che l’ha detto a Varys, che sta praticamente scrivendo un post su Facebook per farlo sapere a tutti. Daenerys è infuriata con tutti questi chiacchieroni, lancia una frecciata a Sansa e ci mostra un volto abbastanza preoccupante. La notte seguente Varys viene prelevato dalle sue stanze e portato sulla scogliera dove Daenerys lo condanna a morte: mica con una decapitazione semplice, no, lo manda arrosto con una fiammata di drago. Il cervello di Jon lentamente comincia a muovere gli ingranaggi e dal suo sguardo sembra quasi dire: “Non è che niente niente mia zia è una stronza?”.

Daenerys riceve dunque Jon nelle sue stanze private, si lamenta che è sola, che Varys è morto per colpa di Sansa che manda in giro gossip peggio di una portinaia, che non si sente amata da nessuno e lui le ribadisce la fedeltà, le dice che sarà sempre la sua regina. Daenerys quindi prova a baciarlo, ma Jon si stranisce. Poco dopo tocca di nuovo a Tyrion provare a convincere Daenerys a non bruciare tutta Approdo del Re, con i suoi poveri e innocenti civili. Tutti tentativi inutili. La Regina dei Draghi vuole arrostire tutti per una questione di “pietà” e poi fa sapere a Tyrion che ha arrestato suo fratello Jaime: se il “folletto” la deluderà ancora per lui sarà l’ultima volta (frase che ricorda un po’ Darth Vader, non è un buon segno).

Nella notte Arya e il Mastino superano il campo, la piccola assassina dice che sta andando ad uccidere Cersei, il Mastino aggiunge che se Cersei muore stanotte non ci sarà nessuna guerra, nessun pericolo di morte per i soldati. I due quindi passano senza problemi. Tyrion invece, dopo una gag in lingua straniera, riesce a vedere Jaime e lo libera (si ripete, a parti inverse, la scena già vista nelle stagioni precedenti). Il piano di Tyrion è che Jaime vada a prendere Cersei, scendano da un passaggio segreto che porta alla spiaggia dove ci sarà una barchetta ad aspettarli (messa là da Davos, al quale Tyrion chiede sicuramente questo favore). Con la barca devono andare a farsi una vita a Pentos e lasciare così Westeros. Se Daenerys lo viene a sapere sono cavoli amari, Tyrion afferma che tuttavia migliaia di innocenti sono più importanti di un nano non proprio incolpevole. Una scena bellissima, il rapporto tra Tyrion e Jaime è sempre stato uno dei lati più riusciti della serie: i due dunque si abbracciano e in questa scena realizzo che ci siano alte possibilità che Tyrion possa morire nel prossimo episodio.

Tyrion ripete a Jon quello che aveva già detto alla sua regina: se l’esercito avversario capirà di aver perso si arrenderà e farà suonare le campane. Quindi “Se suonano le campane, richiama i tuoi uomini, vuol dire che si sono arresi”. Ribadisco: se suonano le campane, si devono fermare. Il buon Tyrion l’ha detto a Daenerys e l’ha detto a Jon, chi dei due gli darà ascolto? L’indomani comincia l’offensiva di Daenerys, prima distrugge la flotta di Euron con il fuoco del drago, che sorprende sia l’esercito che le sue balestrone ammazza-draghi. Quindi, sempre con Drogon sbraca le porte di Approdo del Re, distruggendo mezza compagnia dorata (l’esercito dei Lannister). Gli immacolati partono all’attacco, Arya e il Mastino intanto sono dentro e cercano di raggiungere la Fortezza dove ci sono Cersei e la Montagna, i loro due obiettivi. Jaime non è lontano da loro, ma trova i cancelli bloccati e quindi deve prendere il raccordo per raggiungere il passaggio segreto sulla spiaggia, ma stiamo all’ora di punta della battaglia e c’è un traffico clamoroso, manco fosse la Roma-Ostia alle 6 del pomeriggio.

Insomma, i “buoni” stanno avendo decisamente la meglio e l’esercito dei Lannister giustamente si arrende. Finalmente suonano le campane, evviva! La guerra è dunque finita senza vittime innocenti, il piano di Tyrion è riuscito e tirano tutti un sospiro di solliev… Ops! Daenerys si fa improvvisamente rodere il culo e parte comunque all’attacco, allestisce il barbecue arrostendo tutti: donne, bambine, anziani, poveri cristi a profusione. Gli immacolati quindi ripartono all’attacco e si mettono ad uccidere i soldati che si erano arresi, Jon cerca invano di fermare i suoi uomini, che sono ormai nel mezzo della ressa (quindi deve tenere a bada i suoi e al tempo stesso deve difendersi dall’attacco dei soldati nemici, che nel frattempo hanno ripreso in mano le spade per difendersi). Verme Grigio guarda male Jon, che finalmente sembra aver capito che è un idiota e che Daenerys è folle quanto suo padre (ovvero il nonno di Jon). Ci ha messo un paio di stagioni a capirlo ma forse finalmente ce l’abbiamo fatta.

Una piccola parentesi: i vestiti di Daenerys cominciano a scurirsi, lei che da 8 anni abbiamo visto praticamente sempre in bianco, in questa puntata indossa un abito scuro e nelle scene dell’attacco sarà vestita completamente di nero. Nella sua parabola rivedo un che di Star Wars e del labile equilibrio tra lato chiaro e lato oscuro. In poche parole, da oggi Daenerys è senza dubbio un Sith.

E allora Cersei? La Regina in carica è molto sicura di sé e della fortezza che non è mai caduta (ok, non è mai caduta, ma non ha neanche mai dovuto fronteggiare un drago incazzato!). Qyburn cerca di far ragionare Cersei che gli dice che va tutto bene, mentre sotto di lei va tutto a fuoco. Vabbè. Nel frattempo che succede? Mentre Daenerys continua a fare le puzze con l’accendino (vi ricordate che fiammate?) e a distruggere la città, il Mastino convince Arya a non seguirlo da Cersei, salvandole di fatto la vita. Arya rinsavisce, rinuncia alla sua vendetta e, per la prima volta da quando lo conosce (se non sbaglio), lo ringrazia. La piccola Stark fugge per la città in fiamme, cerca di salvare qualche vita ma finisce anche lei sotto la polvere e le macerie causate dall’attacco reiterato di Drogon e Daenerys. Il Mastino raggiunge Cersei ormai in fuga, ma tutto ciò che gli interessa è uccidere suo fratello, o quel che ne resta. La Montagna gli va incontro, Cersei gli dice di restare al suo fianco e Frankenstein in tutta risposta ammazza Qyburn, che in tutto questo bordello della guerra muore proprio da scemo. La Regina reggente quindi scappa e il Mastino la lascia andare: comincia così lo scontro tra i due fratelli Clegane. Sandor toglie l’elmo a Gregor, che si rivela un incrocio tra Varys, lo zio Fester e Anakin Skywalker (quello visto nel finale de Il Ritorno dello Jedi): il Mastino soccombe in una scena abbastanza splatter, cerca di uccidere in tutti i modi il fratello ma non ci riesce (“Ma non muori mai??”), decide allora di spingerlo giù dalla torre, dalla quale cadono insieme tra le fiamme (povero Mastino, tutta la vita ad evitare il fuoco e poi va a morire proprio in mezzo al rogo).

Cersei è sempre in fuga, stavolta da sola, ma finalmente viene raggiunta da Jaime (che è gravemente ferito dopo uno scontro sulla spiaggia in cui ha ucciso Euron). Lo sguardo di Cersei nel momento in cui vede Jaime mi ha mezzo commosso, è una scena bellissima, nonostante l’abbiamo detestata per tutta la serie, vederla in lacrime, con un figlio in grembo, tra le braccia di Jaime è qualcosa di davvero toccante. I due si abbracciano e muoiono insieme, ricongiunti proprio nel momento della fine. Che brividi!

La guerra sembra finita, Approdo del Re è rasa al suolo e sembrano quasi tutti morti. Anche se è una città fittizia mi fa male vedere quello splendore di King’s Landing distrutto. Arya si risveglia tipo a Pompei e, alzandosi in piedi, scorge uno splendido cavallo bianco (quello del capo dell’esercito dei Lannister, che si vede prima che Daenerys sbrachi le mura nemiche). Si avvicina, gli sorride e se ne va cavalcando, qui finisce la puntata. Ora, a meno di 90 minuti dalla fine di tutto Game of Thrones, le teorie sono innumerevoli. La cosa certa è che Daenerys ha sbroccato e si prospetta quindi uno scontro tra lei e Jon (anche Verme Grigio ha capito che Jon si sta tirando indietro, quindi sarà una battaglia inevitabile): la Regina dei Draghi probabilmente morirà nel prossimo episodio e sarà uccisa o da Jon o dalla stessa Arya e possibilmente uno dei due morirà nell’impresa. Il trono dovrebbe esser andato distrutto insieme alla città, quindi questa distruzione del simbolo della serie potrebbe essere significativa: nessuno sarà re? Potrebbe essere possibile uno stato federale con vari stati più o meno indipendenti (tipo Stati Uniti)? O forse una Repubblica retta sulla saggezza di Tyrion a sud e sulla temperanza di Sansa e Bran al nord? Tyrion manterrà la sua promessa e consegnerà Alto Giardino nelle mani di quel truzzo di Bronn? Drogon si ribellerà a Daenerys e rispetterà Jon, rifiutandosi di arrostirlo nel momento decisivo? Oppure sputerà fuoco e Jon sopravvivrà alle fiamme in quanto Targaryen? Ho altre mille domande in testa e altrettante teorie, ora sta tutto nel capire come fare a far passare questa settimana. Dopodiché sarà il vuoto, la nostalgia, il disagio totale. Ma di questo ne parleremo tra sette giorni. Per chi suonerà la campana?

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Game of Thrones 8: Il triangolo no (Episodio 4)

Mancano soltanto due episodi alla conclusione definitiva de Il Trono di Spade e la sensazione, purtroppo, è che il meglio ci sia già stato (l’apice toccato tra il secondo e il terzo episodio sarà molto difficile da raggiungere). Questa quarta puntata ha più i contorni della soap opera, con alcuni innegabili momenti di puro Game of Thrones, tuttavia, considerando che si trattava del terzultimo episodio, non possiamo che definirci delusi. Andiamo ad approfondire la questione, con il solito avviso: tutto ciò che leggerete da qui in poi è SPOILER allo stato puro.

Il quarto episodio si apre con il funerale ai caduti ed è senza dubbio un momento bellissimo. Chi, al termine della scorsa puntata, si domandava come avrebbero fatto a pulire tutto quel caos di morti e sangue, la risposta è all’inizio di questa puntata: un bel rogo di massa. Ognuno dunque piange i suoi morti: Daenerys non si dà pace per Jorah, Sansa affida a Theon la sua spilla con l’emblema degli Stark, Sam saluta tristemente Edd mentre Jon sfodera il migliore dei suoi sguardi contriti nel vedere il corpo senza vita della povera Lyanna Mormont (e qui ho avuto una stretta al cuore pure io). Il commiato è affidato a Jon, che fa un discorso davvero toccante: ogni persona che vivrà, nel presente e in futuro, lo deve al sacrificio di tutti questi eroi. Poi si accende il falò e con lo stacco successivo si passa dalla mattina alla sera, dove un gustoso banchetto sta allietando la notte dei sopravvissuti. Spero che quello che stiano mangiando non abbia niente a che vedere con il falò di cui sopra…

Comincia qui la parentesi Beautiful: Gendry cerca Arya, Daenerys lo ferma per nominarlo ufficialmente Lord Baratheon, facendo cadere la sua origine di bastardo di Robert e trovando ufficialmente in Gendry un nuovo, prezioso, alleato. Gendry trova Arya, che nonostante sia al centro di ogni brindisi, si è isolata come al solito. Il novello Lord, forte della patente appena ottenuta, invita Arya a farsi un giro a tempo indeterminato sulla sua nuova carica bella fiammante: insomma, si dichiara, le chiede la mano e di conseguenza le offre di essere la sua Lady. Arya, neanche a dirlo, non è fatta per la vita di corte e rifiuta con molta educazione, Gendry dovrà farsene una ragione. Sansa intanto raggiunge il Mastino, l’unico a non aver molta voglia di divertirsi con le fanciulle del Nord: lui le dice di averla trovata cambiata e che se fosse fuggita con lui all’inizio non le sarebbe successo niente, Sansa replica che se non si fosse imbattuta in Ditocorto e in Ramsey non sarebbe potuta diventare quella che è, ovvero una badass, come dicono gli americani, o spaccaculi, come dicono alla Garbatella.

In altre stanze Jon e Daenerys si prendono e si respingono, Jon dice che non vuole il trono ma Daenerys gli chiede comunque di tenersi il segreto per sé, perché il popolo lo adora e se solo dovesse venire a sapere che Jon è il legittimo erede al trono, lo acclamerebbe come Re senza lasciare speranze a Daenerys. In breve, Dany ha rimesso la scopa nel sedere di Jon, che per ringraziarla le ramazza la stanza come al solito. In un’altra sala ancora è tempo di far perdere la verginità a Brienne: tocca a Jaime prendere la scala per arrampicarsi sulla signora di Tarth (la battuta appartiene a Tyrion), momento telefonatissimo che sembra quasi essere un contentino per i fan: ovviamente Jaime più tardi monterà a cavallo per tornare da Cersei, in procinto di essere bruciacchiata con tutta Approdo del Re (neanche a dirlo, è la prova definitiva che in questa stagione daremo l’addio anche a Jaime).

Al mattino nella sala riunioni di Winterfell si gioca a Risiko: ognuno toglie i carrarmatini persi durante la Lunga Notte e si consta che l’esercito di Daenerys è ormai ridotto a metà: via buona parte dei Dothraki, via buona parte degli Immacolati, via anche gran parte dell’esercito del Nord, si può dire addio al vantaggio numerico su Cersei. Daenerys vuole spazzare via la Capitale, tipo Bossi ai tempi d’oro, ma Tyrion cerca subito di farla ragionare: “Dobbiamo spodestare Cersei, non dobbiamo radere al suolo una città piena, tra l’altro, di civili innocenti”. Daenerys non ha un attimo di tregua e riprende a pizzicarsi anche con Sansa. La Stark afferma che le truppe devono riposarsi un attimo, Daenerys sbrocca dicendo che avevano fatto un patto e che adesso tocca aiutarla, perché Cersei si fortifica ogni giorno di più. Jon, ormai ridotto peggio di uno zerbino, difende la causa di Daenerys e viene così convocato per una riunione di condominio con Sansa, Arya e Bran. Le sorelle gli chiedono senza troppi giri di parole di darsi una regolata, che lui è uno Stark come loro poiché figlio di Ned, al che Jon non riesce a tenersi più e lascia che Bran racconti alle sorelle la verità sulla sua identità, non prima di aver fatto giurare a Sansa e Arya di mantenere il segreto. Sansa dice “sì, sì, come no”, e due ore dopo sta già raccontando tutto a Tyrion, che a sua volta rivela il segreto a Varys: “Se lo sanno già più di 8 persone non è più un segreto, è un’informazione!”. Si attende ora la conferenza stampa di Varys a reti unificate per raccontare la verità al mondo intero. Il segreto di Pulcinella da oggi cambierà nome e per tutti sarà “il segreto di Jon Snow”.

Nel frattempo diamo l’addio (definitivo? Ma seriamente li state mandando via così??) a Sam e a Tormund: il primo ha ingravidato Jilly e se ne va a crescere la famiglia (“Se nasce maschio lo chiameremo Jon”, “Meglio femmina allora, che se no diventa uno zerbino come me”), il secondo ha vinto sui non-morti e ha il cuore spezzato da Brienne, per cui se ne torna con i suoi bruti dalle parti di quella che fu la Barriera, per starsene nelle terre selvagge come piace a lui. Jon saluta calorosamente entrambi e chiede a Tormund di portare Spettro con sé, il metalupo piange un po’ e Jon non va là neanche a fargli una carezza.

Facciamo un passo indietro. Bronn, non si sa bene come, sbuca a Grande Inverno esattamente nella stanza dove può sorprendere Jaime e Tyrion durante una bevutina. Bronn è venuto per ucciderli, come abbiamo visto nel primo episodio, ma teme che Cersei morirà e non potrà riscuotere la sua ricompensa, così Tyrion lo corrompe a sua volta promettendogli Alto Giardino e Bronn se ne va tutto contento chiedendo ai due fratelli di sopravvivere alla guerra per poter così mantenere la loro promessa. Altra scena cotta e mangiata che non ho apprezzato molto.

Fuori da Winterfell Mastino si ricongiunge ad Arya, i due parlano di quanto è bello starsene da soli e capiamo che entrambi hanno dei piani per il futuro: Mastino deve uccidere Frankenstein Montagna e Arya deve vedersela con Cersei. La parte soap opera va lentamente scemando, per fortuna, e si torna agli intrighi e ai loschi piani che hanno reso celebre Game of Thrones: Tyrion e Varys sono divisi sulla questione trono. Tyrion si è giocato Daenerys mentre Varys vuole fare all-in su Jon, visto che sta notando sempre più dei segni di squilibrio nella gestione della regina dei draghi (se n’è accorto presto!). Rinnegare Daenerys però sarebbe tradimento e Tyrion non ci sta. I due più saggi della serie preferirebbero puntare su un matrimonio che farebbe regnare insieme Jon e Daenerys, ma Varys la tocca pianissimo: “è sua zia!”. La questione ovviamente non avrà bisogno di essere approfondita visto che secondo me nella battaglia contro Cersei moriranno sia Daenerys (mi ci gioco un paio d’euro, magari la secca proprio Jaime, come aveva fatto in passato con il padre di lei) che Jon (mi gioco solo un euro, ché su di lui non sono ancora sicuro).

Insomma, si salpa! L’esercito di Daenerys si muove via mare e viene sorpreso dalla flotta di Euron Greyjoy che, con delle balestre enormi fa secco uno dei due draghi (Rhaegal, per l’esattezza) e distrugge mezza flotta dei “buoni”. Verme Grigio è disperato perché Missandei è sparita: l’ha presa Euron e ora è in mano a Cersei, la quale fa credere al Greyjoy che il figlio che porta in grembo è suo (che paracula, è adorabile). Daenerys sbrocca e vuole sbracare tutto Approdo del Re, Varys la fa ragionare e le dice che prima devono tentare di negoziare, così il popolo capirà che la colpa per la guerra è solo di Cersei. Daenerys dà sempre più segni di squilibrio e di tirannia, ad ogni modo accetta la soluzione proposta dai suoi consiglieri. Un gruppo scelto di ambasciatori si presenta così alle porte di King’s Landing, dove Tyrion va direttamente a negoziare con sua sorella. In tutta risposta, dopo un bellissimo discorso del “folletto”, Cersei fa ammazzare Missandei, che prima di essere decapitata urla ai suoi compagni: “Dracaris!”, come a dire “sbracate tutto!”.

L’episodio finisce qui, sullo sguardo carico d’odio di Daenerys: molto interessante la parte politica, molto meno quella sentimentale. Dalla terzultima puntata mi aspettavo molto di più, ad ogni modo sono rimasti ancora due episodi che a questo punto immagino saranno strepitosi. Prepariamo i fazzoletti, perché stavolta non si scampa, perderemo parecchi personaggi. Chi cacchio finirà su quel trono? Le scommesse sono sempre aperte: Daenerys sicuramente no, di questo ormai sono certo, Jon probabilmente neanche, che sia forse tempo per una Repubblica? Ad ogni modo il triangolo tra Cersei, Jon e Daenerys è destinato a concludersi nel sangue.

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Game of Thrones 8: Tenera è la Notte (Episodio 2)

Secondo episodio e secondo riassuntone. Devo riempire in qualche modo queste righe introduttive per rendere più dolce la transazione con la zona spoiler, nella quale entreremo a brevissimo. Tenera è la notte a Grande Inverno, la quiete dei protagonisti è la più classica delle premesse prima di una tempesta furibonda. Bene, direi che ci siamo. Mettiamo un bel punto alla fine di questa introduzione con il solito avviso: da qui in poi, si entra in Zona Spoiler, siete avvisati!

Ho trovato questo secondo episodio meraviglioso nella sua normalità: è l’ultima volta in cui potremo vedere i protagonisti rilassarsi, confrontarsi, conoscersi, raccontarsi, stare insieme uno di fronte all’altro e non fianco a fianco. La prima puntata si era conclusa con Bran che fissava Jaime, cosa che evidentemente si è protratta per una settimana (ma hanno già creato la pagina Facebook “Bran fissa cose”?, in caso contrario sappiate che voglio i diritti d’autore!). In questo nuovo episodio Bran continua a fissare Jaime, ma stavolta siamo nella sala principale del castello degli Stark, con Daenerys che racconta a Jaime di come da piccola raccontavano favole sullo Sterminatore di Re (a chi è carente di fosforo ricordiamo che proprio Jaime aveva ucciso il Re Folle, ovvero l’ultimo Targaryen ad essere salito sul trono di spade), che un giorno lo avrebbero trovato e ucciso. Daenerys inoltre è irritata dal fatto che Cersei abbia tradito la causa e fa pesare la cosa a Tyrion. Anche Sansa è abbastanza nervosa dalla presenza di Jaime, reo di aver aggredito Ned Stark ai tempi, ad ogni modo ci pensa Brienne a garantire per il biondo Lannister, ormai da tempo diventato un uomo d’onore (e uno dei personaggi migliori della serie, possiamo dirlo). Mentre Bran continua a fissarlo, Sansa è convinta dalle parole di Brienne, Jon anche e Daenerys non può far altro che accettare Jaime nell’esercito dei “vivi”.

Tyrion si prende una lavata di capo da Daenerys, alla quale non solo le rode perché è circondata da un sacco di suoi ex-nemici, ma anche perché Jon sembra evitarla. Arya e Gendry si incontrano di nuovo nell’armeria, la piccola Stark sollecita l’amico nella costruzione nell’arma che gli ha commissionato. Lui le rivela di essere il bastardo di Baratheon e pensa che a lei non regga di affrontare i morti: Arya fa vedere subito di che pasta è fatta. Tra i due c’è una tensione particolare…

Jaime finalmente riesce a incontrare Bran in uno dei pochi momenti in cui il giovane Stark non sta fissando nessuno. Jaime gli chiede scusa per averlo reso disabile, Bran gli risponde che lo ha fatto per amore e per difendere la sua famiglia e che se Jaime non lo avesse fatto, lui sarebbe ancora Bran Stark. Quindi tutto a posto. Jaime non capisce e gli dice: “Perché, non lo sei?”. Eeeh, non più, non più. A proposito di Bran apro una piccola parentesi sulla bellezza della scrittura di questa serie: un personaggio totalmente marginale per tante stagioni, invalido, indifeso, si è evoluto in uno dei caratteri più interessanti, originali e gagliardi di questa stagione. Bran è un esempio di come un personaggio poco importante possa trasformarsi in un protagonista assoluto. Chiusa parentesi, andiamo avanti.

Continuano i preparativi per la grande battaglia, Jaime e Tyrion parlano del loro passato, della loro famiglia e dell’ironia nel trovarsi a difendere le mura di Grande Inverno. Parlano soprattutto di quanto sia stronza loro sorella, ma ormai questo è abbastanza chiaro per tutti. Ser Davos intanto distribuisce il rancio, incoraggia gli uomini a combattere e conosce una bambina tenace che gli ricorda tanto la sua amata Shireen, la figlia malata di Stannis Baratheon, sacrificata sul rogo al Signore della Luce per ordine di Melisandre. In questo episodio tutti parlano con tutti, preparandosi a ciò che sta per succedere. Jon si riunisce a Tormund e a Edd, che lo avvisano che l’arrivo dei Non-Morti è previsto per l’indomani (!). Una delle conversazioni più interessanti dell’episodio avviene tra Sansa e Daenerys: quest’ultima cerca di diventare amica di Lady Stark, tuttavia la Signora di Grande Inverno chiede alla Regina dei Draghi cosa sarà del Nord dopo che avranno battuto i Non-Morti e Cersei. Sansa ribadisce la sua domanda, quasi reclamando l’indipendenza, al che Daenerys fa la vaghissima: prevedo disastri. L’arrivo di Theon interrompe la conversazione, Sansa lo abbraccia e lo accoglie e “casa”: gli Stark rimasti, tra figli e figliastri, sono finalmente tutti riuniti.

Ora che ci sono tutti, è arrivato il momento di pensare ad una strategia: Jon teorizza che se riuscissero ad uccidere il Re della Notte, l’incantesimo che riporta i morti in vita sarebbe spezzato e potrebbero così vincere la guerra. Bran sa che il Re avversario lo vuole uccidere perché lui rappresenta la memoria e solo uccidendo la memoria si può far calare la notte (e dunque la morte) su ogni cosa. Il Corvo con Tre Occhi si propone dunque come esca: attirerà il suo avversario nel Giardino degli Dei (dove Theon si propone di difenderlo: fossi in Bran mi cacherei sotto). L’incontro si chiude con Daenerys che declassa Tyrion, allontanandolo dalla battaglia e costringendolo a chiudersi nella cripta con le donne e i bambini (“Se sopravviveremo avrò bisogno del tuo cervello”).

L’ultima notte prima del caos è piena di incontri inaspettati, come dicevamo. L’arrivo di Beric irrita il Mastino: “Sembra di trovarsi a un cazzo di matrimonio”, ma poi finiscono a bere insieme. Arya riceve finalmente da Gendry la sua arma (un cazzutissimo giavellotto, con il quale teorizzo che abbatterà il drago dei non-morti in qualche momento della battaglia), poi vuole perdere la verginità e così con Gendry la situazione si concentra su un altro giavellotto (scusate la battuta, vado a mettermi in silenzio in un angolo). Vicino al focolare Tyrion incontra Bran per farsi raccontare un po’ tutta la sua storia, quindi arriva Jaime e in breve i Lannister si riuniscono in chiacchiere con Pod, Brienne, Tormund e Davos. Il bruto fa lo spaccone e ci prova in tutti i modi con Brienne, che non se lo fila di striscio. Poi Jaime nomina Lady Brienne cavaliere (“non serve un Re per nominare un cavaliere, basta un altro cavaliere”): Brienne è felicissima, in tutta la sua vita non ha desiderato altro. In chiusura di scena c’è Pod che intona una canzone, uno di quei canti medievali pieni di malinconia e il momento è davvero molto commovente.

Verme Grigio parte per la battaglia, non prima di aver promesso a Missandei un futuro insieme. Mormont incontra sua cugina Lyanna (la bambina cazzutissima, ovvero Lady Mormont) che ovviamente non vuole rinunciare alla battaglia, nonostante le rimostranze del cugino (al quale Sam poco dopo regala la spada dei Tarly). Jon nel frattempo vuole rilegare lo stesso Sam nella cripta a difendere le donne, Sam afferma di essere l’unico ad aver ucciso un estraneo e dice che avranno bisogno di lui, al che Edd fa pensare al celebre ritornello di Sora Lella: “Namo bene annamo, proprio bene”.

Finalmente arriva la conversazione che tutti aspettavamo: Jon rivela a Daenerys la sua identità, Daenerys è scioccata, pensa che Jon stia dicendo una cazzata (anche io sarei stato scettico, in fondo a sapere il segreto sono il fratello di Jon e il suo migliore amico, sembra proprio una cosa acchittatissima). Dani dice che quindi Jon può reclamare il trono, Jon esita a rispondere e questa cosa non sembra entusiasmare Daenerys, poi i due sono interrotti: gli estranei stanno arrivando, la guerra di tutte le guerre sta per cominciare. La puntata si conclude con l’arrivo dei Non-Morti, che osservano Grande Inverno in lontananza. Mamma mia quanta gente sta per morire, non ero così fomentato per l’inizio di una battaglia dai tempi del Fosso di Elm de Il Signore degli Anelli.

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Game of Thrones 8: Giù al Nord (Episodio 1)

Due anni fa, quando usciva la settima stagione de Il Trono di Spade, ero talmente preso dal ritorno di Twin Peaks che praticamente non me accorsi nemmeno (all’incirca). Poi la bella pensata di recuperare la serie, con le sue sette stagioni, tutta d’un fiato, subito dopo l’estate. Ora quindi mi ritrovo a dover fare le 4 del mattino per vedere in tempo reale la prima puntata dell’ottava e ultima stagione. Cose che succedono. Che puntata è stata? Lo sapremo qui sotto subito dopo questa introduzione, ultimo baluardo contro gli spoiler, che stanno arrivando…

Da qui in poi entriamo in ZONA SPOILER, quindi poi non dite che non vi ho avvisato. Il primo episodio dell’ottava stagione comincia, neanche a dirlo, a Grande Inverno, con l’arrivo del “più grande esercito mai visto”, come lo definisce Tyrion. Troviamo Arya Stark che vede tornare suo fratello Jon, il Mastino e compagnia bella lungo la strada che porta da Lady Stark, ovvero Sansa, ormai Signora di Grande Inverno. La padrona di casa non è molto entusiasta nel vedere Jon leccare metaforicamente i piedi di Daenerys, soprattutto i loro alleati del Nord, coloro che avevano incoronato Snow come loro Re, sono delusi dal fatto che Jon abbia rinunciato al suo regno piegando il ginocchio davanti alla figlia del Re Folle. L’ottava stagione comincia così, con il buon Jon che cerca di respingere i dissapori di chi aveva giurato fedeltà al Re del Nord.

Per il resto c’è una rimpatriata niente male, Snow ritrova Bran (“Sei vivo!” “Più o meno”, perché Bran in un certo senso è morto per poi rinascere come Corvo con Tre Occhi), Sansa e Arya (che gli ricorda l’importanza della famiglia). Quest’ultima incontra di nuovo il suo amico Gendry (il figlio illegittimo di Robert Baratheon, se la prima stagione vi dice ancora qualcosa, al quale chiede di forgiare un’arma particolare) e soprattutto il Mastino, con cui si scambia insulti affettuosi. Tyrion ritrova Sansa, che non vedeva dai tempi della morte di Joeffrey: Sansa è delusa dal fatto che Tyrion possa davvero credere che sua sorella Cersei abbia intenzione di rispettare la tregua: “Ti ritenevo una delle persone più argute che conoscevo, una volta”.

Una delle scene più intense di questo primo episodio vede Jon volare insieme a Daenerys sulla groppa di un drago, un battesimo del volo che da un lato fa quasi ridere, dall’altro è pienamente simbolica: anche i draghi sembrano riconoscere Jon come l’erede dei Targaryen, ma su questo punto torneremo tra poco. Jon e Daenerys sembrano innamorati come non mai (nonostante un drago gelosone), ma a breve saranno costretti a fronteggiare la realtà (cioè che sono zia e nipote, ma questa discussione probabilmente la vedremo nella prossima puntata).

In tutto ciò, lontano dal Nord, ad Approdo del Re la regina Cersei accoglie l’arroganza di Euron Greyjoy, che essendosi alleato a lei adesso vuole raccogliere la sua ricompensa, cioè finire nel letto della Regina. Cersei non è proprio entusiasta (“Se vuoi una puttana puoi comprartela, una Regina te la devi guadagnare”), però per evitare di irritare l’unico suo alleato alla fine lo accoglie nelle sue stanze, fingendosi compiaciuta per la sua insolenza (certo che questo neanche un elefante s’è portato, e che cavolo!). Nel frattempo Bronn viene ricoperto d’oro per uccidere Jamie e Tyrion al loro eventuale e improbabile ritorno: dovrà ucciderli con una balestra (riferimento all’arma usata da Tyrion per giustiziare suo padre): tuttavia le intenzioni di Bronn, che non può rifiutare, non sembrano del tutto chiare (“Una vera famiglia del cazzo”, è il massimo che afferma). Sempre ad Approdo del Re Theon cerca di riscattarsi e salva sua sorella Yara dalla nave di Euron, per poi salpare al suo fianco verso le Isole di Ferro. Qui Yara concede a Theon il permesso di andare a Grande Inverno per combattere al fianco degli Stark, dove sono certo che riscatterà tutte le cazzate fatte fino alla scorsa stagione morendo da eroe (anche perché ormai è sopravvissuto pure troppo).

Tornando a Grande Inverno, dove tutti sono impegnati a forgiare armi con il vetro di drago (unico materiale utile per uccidere un non-morto), vediamo Ser Davos proporre a Varys una soluzione per far sì che il Nord accetti Daenerys: Jon e la Regina dei Draghi dovrebbero sposarsi (ma da queste parti i matrimoni sono sempre un po’ complicati, come sappiamo). Intanto il piccolo Lord di Casa Umber, che era stato mandato da Sansa a richiamare la sua gente a Grande Inverno, viene trovato impalato ad un muro, segno che l’esercito dei Morti sta arrivando: lo scoprono i Nightwatch, appena riunitosi ai Bruti di Tormund (“Non avvicinatevi, ha gli occhi azzurri!”, “Ho sempre avuto gli occhi azzurri!”, riferendosi all’iride dei non-morti). I due piccoli eserciti stanno tornando verso Winterfell, richiamati dai corvi mandati da Jon.

Il gran finale, prima della rimpatriata tra Jamie e l’inquietante Bran, che non si vedono dalla prima puntata della prima stagione, quando Jamie aveva lanciato Bran già dalla torre (causando la sua invalidità), vede riuniti Sam e Jon. Sam è in lacrime, Daenerys infatti gli ha appena comunicato di aver sterminato la sua famiglia, rea di non averla riconosciuta come Regina. Sam, spinto da Brann, deve dire a Jon la verità sui suoi genitori. I due si abbracciano come fratelli, ma Jon capisce subito che in Sam c’è qualcosa che non va: il buon Tarly confessa all’amico ciò che è stato fatto ai suoi genitori, dicendogli che lui non si sarebbe mai comportato così, che è lui che dovrebbe essere Re (praticamente Sam gliela butta così, sul vago andante). Jon riafferma che non è più il Re del Nord al che Sam non può che dirgli tutta la verità, che è un Targaryen e che Ned Stark aveva promesso a sua sorella Lyanna di proteggerlo, nascondendo a tutti la sua vera identità: “Sei tu l’erede legittimo al trono!”. Jon ovviamente accoglie questa affermazione come si può accogliere un macigno tra capo e collo: di mezzo non c’è solo la responsabilità, ma anche il fatto che la donna che ama è sua zia. Il problema adesso però è uno: come dirglielo a Daenerys?? Lo sapremo lunedì prossimo.

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Recensione “Mai Raramente A Volte Sempre” (2020)

Terzo lungometraggio della promettente regista indipendente Eliza Hittman, che dopo un premio per la regia ottenuto al Sundance con il precedente Beach Rats, aggiunge un mattone importante alla sua carriera con questo terzo film, vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale dello scorso febbraio. Quello della regista newyorkese è uno sguardo vivido, tremendamente reale, incentrato su due adolescenti di provincia perse nella grande città e costrette a crescere in fretta. Il film si apre con una perfetta immersione nel piccolo paese di provincia della Pennsylvania, con una recita scolastica musicale in cui la giovane protagonista, Autumn, viene insultata ed “etichettata” durante una sua sentita e intensa performance. Capiremo ben presto il motivo degli atteggiamenti dei suoi insopportabili compagni: Autumn si sente continuamente a disagio, perché è sola ed è incinta. La ragazza non si sente pronta a diventare madre ed è ovvio, guardando il luogo in cui vive e il modo in cui le persone intorno a lei la trattano (compreso il viscido datore di lavoro). Unico supporto è quello di sua cugina Skylar, con la quale si imbarca in un’avventura verso New York, la città più vicina dove può liberarsi di un fardello così pesante senza dover affrontare una burocrazia piena di ostacoli, una famiglia piena di complicazioni (anche se solo accennate) e dottoresse che pensano di poter decidere per lei.

Autumn e Skylar sono due amiche un po’ atipiche, non le vediamo mai abbracciarsi nonostante la situazione richieda calore umano, oltre che supporto psicologico, e quasi mai davvero complici (se non in una meravigliosa scena in cui le loro mani si sfiorano per darsi coraggio in una delle scene più intense del film), eppure la chimica tra le due è perfetta, funziona in ogni scena, è limpida e reale. La macchina da presa ad ogni modo è sempre su Autumn, resta con lei quando Skylar si allontana, si sofferma sulla spaventosa intervista alla quale la ragazza si sottopone dalla psicologa della clinica per abortire (le cui opzioni di risposta danno il titolo al film) ed è ancora con lei mentre si sottopone all’intervento.

Mai Raramente A Volte Sempre tuttavia non è un dramma straziante, nonostante sia un film molto forte: è la storia di due ragazze costrette a diventare grandi in pochi giorni, è uno sguardo singolare sulla provincia americana (nonostante gran parte del film si svolga a New York) e su cosa significhi essere adolescenti negli Stati Uniti di oggi, raccontandoci la fragilità, la vulnerabilità e al tempo stesso la straripante forza interiore di un’età che non smetterà mai di fornire magnifico materiale per queste nostre amate storie da grande schermo.

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I sottotitoli su Youtube sono pessimi. A volte devo attivarli, ma fanno piangere già in lingua originale. Figuriamoci tradotti...

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