Game of Thrones 8: l’Armata delle Tenebre (Episodio 3)

Uno degli episodi più attesi di sempre è finalmente arrivato e personalmente ho ancora i brividi. Come al solito questa breve introduzione è senza spoiler, per permettervi di smettere di leggere in tempo prima che sia troppo tardi. Non dico niente, soltanto che ci sono dei momenti davvero commoventi. Fuori dalla finestra il cielo è grigio, la primavera sembra aver lasciato spazio al ritorno dell’inverno e mi pare pure di vedere un paio di corvi (con solo due occhi però) appollaiati sulle antenne televisive del palazzo di fronte. Comincia la battaglia.

Da qui in avanti si entra in ZONA SPOILER, quindi se state ancora leggendo presumo che abbiate già visto la puntata. Il terzo episodio si apre con un bel pianosequenza che segue prima Sam, poi Tyrion e si conclude, guarda un po’, con Bran che lo fissa per un istante. L’introduzione è girata splendidamente, l’ansia monta lentamente dentro di noi e ci sembra di essere proprio là insieme all’esercito dei vivi, in attesa della notte più lunga. Si tratta davvero di una scena bellissima, la tensione è palpabile e la suspense è totale. Edd cazzia Sam per essere arrivato in ritardo, mentre dal buio arriva lentamente un cavallo: è Melisandre, appena giunta a Grande Inverno, che grazie al potere del Signore della Luce rende infuocate le armi dei Dothraki, in modo tale da poter abbattere un po’ di Estranei. La “donna rossa” entra così a Winterfell, dove Ser Davos ha una leggerissima voglia di ammazzarla. Lei capisce subito le sue intenzioni e gli dice che non servirà ucciderla, perché sarà morta prima dell’alba: l’ottimismo viaggia su ali di drago insomma.

Nel buio di una fotografia cupissima i signori dei cavalli si lanciano verso i non-morti (che ancora non si vedono) e la scena è pazzesca: tutto ciò che vediamo sono le armi infuocate che a poco a poco sono sempre di meno fino a sparire del tutto. I Dothraki sopravvissuti, guidati da Mormont, battono la ritirata: 1-0 per gli Estranei. Comincia così la mattanza del terzo episodio e il primo a farne le spese è uno di quei personaggi che al TotoMorte venivano dati per favoriti: il guardiano della notte Edd, che viene trafitto dopo aver aiutato Sam. Daeneyrs e Jon, a bordo dei due draghi, salvano il salvabile e riportano per un momento in equilibrio la situazione: 1-1 immediato. Subito dopo però la regina dei draghi e il buon Snow finiscono in una tormenta di neve…

Arya intanto spedisce Sansa nella cripta, “ché tanto là sulle mura non servi a un caxxo” e nel mentre salva pure il Mastino con una freccia ben assestata. La battaglia imperversa, Jaime e Brienne sembrano abbastanza impicciati e ogni momento è buono per farci tremare. In diretta dalla cripta Tyrion si rivela, come previsto, piuttosto insofferente: vuole essere in battaglia, perché sa di poter avere idee illuminanti per salvare la baracca come accadde nella vecchia battaglia ad Approdo del Re. Sansa gli risponde che stanno bene dove stanno e Tyrion, giacché deve stare bloccato nella cripta, tanto vale tentare la via della provola, dicendo a Lady Stark che a questo punto era meglio se fossero ancora sposati. Sansa non fa una piega e gli risponde che la lealtà di Tyrion nei confronti di Daenerys avrebbe mandato tutto a monte. Missandei non la prende benissimo e si intromette tra ex moglie ed ex marito dicendo che se non fosse per la regina dei draghi sarebbero già tutti morti.

Intanto all’esterno Lyanna Mormont fa aprire i cancelli di Grande Inverno per mettere in salvo l’esercito, mentre Ser Davos sfrutta la sua esperienza all’aeroporto di Fiumicino per dare ai draghi il segnale di dar fuoco alla trincea (per frenare l’avanzata dei morti). Ovviamente nel mezzo della tormenta non si vede praticamente niente e i draghi continuano così a volare per i fatti loro. A salvare la situazione, a sorpresa, è nuovamente Melisandre, che grazie ad una formula magica (tipo “Klaatu, Barada, Nikto”) riesce a dare la trincea in pasto alle fiamme.

Tutto a posto quindi? Neanche un po’. I morti fanno una specie di torre (dis)umana tipo i castellers catalani durante le fiere di paese e riescono a fare breccia nella trincea. Sembra il remake dell’Armata delle Tenebre di Sam Raimi, ma invece di Ash qui c’è Lyanna Mormont che, coraggiosissima, si lancia all’attacco di un gigante non-morto, viene acchiappata e prima di morire (noooo!) riesce a infilzarlo per ben benino. Jaime, Brienne, Sam, Tormund, Gendry, Verme Grigio e Beric, che sono nel mezzo della battaglia, sono più impicciati di Cenerentola a mezzanotte meno cinque, i morti sono ovunque e sembrano un esercito di cocainomani assatanati. Mastino nel frattempo ha un piccolo attacco di panico. Intanto Theon cerca di spiegarsi con Bran, che di rimando gli dice che tutto ciò che ha fatto in passato è servito a portarlo adesso nel luogo al quale appartiene: Grande Inverno. Poi Bran, stufo di sentir chiacchiere, cade in trance e si “trasferisce” momentaneamente in volo con il corvo, dove riesce finalmente ad individuare il Re della Notte. Poco dopo ecco Jon e Daenerys, che tamponano il drago con a bordo il Re della Notte: Jon dice che veniva da destra ma il NightKing non vuole sentire ragioni e non sembra aver intenzione di firmare il CID. I tre draghi si sfregiano a vicenda e l’unico a cavarsela sembra essere Drogon, gli altri due arrancano e atterrano. Jon vede il Re della Notte tutto soletto nel mezzo del campo di battaglia ormai deserto e si lancia all’attacco: il Re della Notte non fa una piega e con la sua solita nonchalance fa risorgere tutti i morti intorno a lui. Risorgono come morti pure Edd e Lyanna (!!!), una cosa alla quale non avevo proprio pensato: ovviamente non dobbiamo fare i conti solo con i personaggi che muoiono, ma anche col fatto che possono tornare come non-morti! Insomma, Jon si ritrova circondato da centinaia di non-morti e per un momento pensiamo che sia la fine, quando ovviamente arriva la premiata ditta Daenerys-Drogon che con una bella sventagliata di fiamme salva l’erede al trono. Il Re della Notte però è immune al fuoco del drago, per ucciderlo servirà ben altro…

Arya è nei guai: all’interno del castello si deve nascondere da un gruppetto di morti che girano per le sale di vedetta. Grazie alle sue doti di assassina silenziosa riesce in qualche modo ad uscire dalla situazione, ma viene inseguita da un altro gruppo di morti. In questa scena siamo nel panico più totale, in piena empatia e soprattutto temiamo per la vita di Arya. Che tensione! A salvarla ci pensa Beric, che si sacrifica per lei, mentre il Mastino la porta via di peso, come ai bei tempi. I due sopravvissuti incontrano Melisandre, che dice ad Arya che il Signore della Luce ha fatto rinascere Beric tipo duecentomila volte soltanto per compiere il suo destino, che era quello di salvare la piccola Stark. Poi, per quanto mi riguarda il Momento Fomento dell’Episodio 3, Melisandre ripete ad Arya il primo insegnamento che la giovane aveva ricevuto ad Approdo nel Re, nella prima stagione, da Syrio Forell: “Cosa diciamo noi al Re della Morte?”. “Not today!” risponde Arya, che recuperata la sua freddezza e la sua sicurezza, prende e va verso il suo destino.

Nelle cripte intanto, come aveva predetto Jessica Chastain con un tweet di domenica sera, i morti sepolti là dentro (sono cripte dopotutto!) si risvegliano e costringono gli occupanti alla fuga: purtroppo la bimba che avevamo conosciuto ed amato nella scorsa puntata soccombe a causa dei morti di casa Stark tornati in vita (abbastanza decomposti tra l’altro). Per un momento abbiamo sperato di rivedere addirittura Ned Stark, salvo poi ricordare che essendo stato decapitato, non può più tornare in (non)vita. Sansa e Tyrion sono nascosti e per un momento arriviamo sul punto di credere che si stiano per suicidare pur di non diventare non-morti. Tyrion bacia la mano di Lady Stark e i due si danno dunque anch’essi alla fuga.

Intanto gli Estranei arrivano al Giardino degli Dei, dove Bran si è appena risvegliato dalla sua trance. Theon e i suoi uomini di ferro difendono il Corvo con Tre Occhi fino alla fine, letteralmente. Theon ammazza caterve di non-morti, finisce le frecce e continua a sfragnarli con la spada finché non arriva il Re della Notte. Bran dice a Theon che è un brav’uomo, Greyjoy ha riscattato tutte le sue malefatte passate e, come prevedibile, si lancia in un attacco suicida verso il Re della Notte il quale lo blocca e lo uccide, facendolo morire da eroe (tutto ciò era ampiamente prevedibile, praticamente era ovvio che Theon, con tutto quello che ha combinato in passato, sarebbe morto eroicamente per difendere gli Stark).

Jon Snow si è intanto lanciato all’inseguimento del Re della Notte all’interno di Grande Inverno. Daenerys sta rifiatando un attimo a bordo del drago quando si accorge di un bel gruppetto di morti che si sta arrampicando su Drakaris. Il drago vola per sgrullarsi di dosso i non-morti, Daenerys cade e rimane da sola sul campo di battaglia. Chi arriva a salvarle il capello biondo platino? Ovviamente Jorah Mormont, che la difenderà fino alla fine e, come era prevedibile, muore per salvarla (anche questa era una morte annunciatissima).

Siamo agli sgoccioli, Jon corre dentro Grande Inverno schivando e sfondando Estranei, il drago dei non-morti arranca e sta per crollare, ma riesce comunque a sputare un bel po’ di fuoco blu. Jon cerca di schivarlo come può ma ecco che il drago lo sta per uccidere: il Re della Notte intanto sta per uccidere Bran: è la fine? I buoni stanno per perdere? NOT TODAY! Arya si lancia in volo verso il Re della Notte che la prende per il collo, è andata male anche questa e Arya sta per morire. Ma Arya urla che “non me sta bene che no!” e si lascia scivolare il pugnale nell’altra mano, che infilza a morte il Re della Notte. Il capo dei cattivi si rompe in mille pezzi e come lui tutto il suo esercito, dragone compreso (che schiatta un attimo prima di cuocere Jon). Il momento è solenne, Daenerys piange lacrime calde per Jorah, Melisandre invece, avendo ormai avuto la sua parte nella guerra, si incammina sola verso l’inverno e si spoglia dei suoi poteri, tornando nel suo corpo originale e finendo per morire sotto gli occhi dell’incredulo Ser Davos. Titoli di coda.

La puntata si conclude con la vittoria, che non mi aspettavo arrivasse così presto, anzi, pensavo che questa battaglia sarebbe durata due o tre puntate, tipo un’azione da gol di Holly e Benji, invece si conclude tutto in un’oretta, grazie al piano ingegnoso elaborato da Bran nell’episodio precedente. Giustamente però la serie si chiama Game of Thrones ed era tempo ormai di rimettere la battaglia per il trono al centro del villaggio. Ripensiamo ai caduti di questa grande battaglia: i due Mormont, Beric, Edd, Theon e Melisandre. Poteva andare peggio, nessuno dei personaggi più amati sembra essere stato abbattuto (anche se per Lyanna mi dispiace tantissimo), probabilmente il “peggio”, da questo punto di vista, deve ancora arrivare. Ad ogni modo mancano tre puntate, ovvero mezza stagione, e i morti già sono stati sconfitti: Cersei cagati sotto.

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Game of Thrones 8: Tenera è la Notte (Episodio 2)

Secondo episodio e secondo riassuntone. Devo riempire in qualche modo queste righe introduttive per rendere più dolce la transazione con la zona spoiler, nella quale entreremo a brevissimo. Tenera è la notte a Grande Inverno, la quiete dei protagonisti è la più classica delle premesse prima di una tempesta furibonda. Bene, direi che ci siamo. Mettiamo un bel punto alla fine di questa introduzione con il solito avviso: da qui in poi, si entra in Zona Spoiler, siete avvisati!

Ho trovato questo secondo episodio meraviglioso nella sua normalità: è l’ultima volta in cui potremo vedere i protagonisti rilassarsi, confrontarsi, conoscersi, raccontarsi, stare insieme uno di fronte all’altro e non fianco a fianco. La prima puntata si era conclusa con Bran che fissava Jaime, cosa che evidentemente si è protratta per una settimana (ma hanno già creato la pagina Facebook “Bran fissa cose”?, in caso contrario sappiate che voglio i diritti d’autore!). In questo nuovo episodio Bran continua a fissare Jaime, ma stavolta siamo nella sala principale del castello degli Stark, con Daenerys che racconta a Jaime di come da piccola raccontavano favole sullo Sterminatore di Re (a chi è carente di fosforo ricordiamo che proprio Jaime aveva ucciso il Re Folle, ovvero l’ultimo Targaryen ad essere salito sul trono di spade), che un giorno lo avrebbero trovato e ucciso. Daenerys inoltre è irritata dal fatto che Cersei abbia tradito la causa e fa pesare la cosa a Tyrion. Anche Sansa è abbastanza nervosa dalla presenza di Jaime, reo di aver aggredito Ned Stark ai tempi, ad ogni modo ci pensa Brienne a garantire per il biondo Lannister, ormai da tempo diventato un uomo d’onore (e uno dei personaggi migliori della serie, possiamo dirlo). Mentre Bran continua a fissarlo, Sansa è convinta dalle parole di Brienne, Jon anche e Daenerys non può far altro che accettare Jaime nell’esercito dei “vivi”.

Tyrion si prende una lavata di capo da Daenerys, alla quale non solo le rode perché è circondata da un sacco di suoi ex-nemici, ma anche perché Jon sembra evitarla. Arya e Gendry si incontrano di nuovo nell’armeria, la piccola Stark sollecita l’amico nella costruzione nell’arma che gli ha commissionato. Lui le rivela di essere il bastardo di Baratheon e pensa che a lei non regga di affrontare i morti: Arya fa vedere subito di che pasta è fatta. Tra i due c’è una tensione particolare…

Jaime finalmente riesce a incontrare Bran in uno dei pochi momenti in cui il giovane Stark non sta fissando nessuno. Jaime gli chiede scusa per averlo reso disabile, Bran gli risponde che lo ha fatto per amore e per difendere la sua famiglia e che se Jaime non lo avesse fatto, lui sarebbe ancora Bran Stark. Quindi tutto a posto. Jaime non capisce e gli dice: “Perché, non lo sei?”. Eeeh, non più, non più. A proposito di Bran apro una piccola parentesi sulla bellezza della scrittura di questa serie: un personaggio totalmente marginale per tante stagioni, invalido, indifeso, si è evoluto in uno dei caratteri più interessanti, originali e gagliardi di questa stagione. Bran è un esempio di come un personaggio poco importante possa trasformarsi in un protagonista assoluto. Chiusa parentesi, andiamo avanti.

Continuano i preparativi per la grande battaglia, Jaime e Tyrion parlano del loro passato, della loro famiglia e dell’ironia nel trovarsi a difendere le mura di Grande Inverno. Parlano soprattutto di quanto sia stronza loro sorella, ma ormai questo è abbastanza chiaro per tutti. Ser Davos intanto distribuisce il rancio, incoraggia gli uomini a combattere e conosce una bambina tenace che gli ricorda tanto la sua amata Shireen, la figlia malata di Stannis Baratheon, sacrificata sul rogo al Signore della Luce per ordine di Melisandre. In questo episodio tutti parlano con tutti, preparandosi a ciò che sta per succedere. Jon si riunisce a Tormund e a Edd, che lo avvisano che l’arrivo dei Non-Morti è previsto per l’indomani (!). Una delle conversazioni più interessanti dell’episodio avviene tra Sansa e Daenerys: quest’ultima cerca di diventare amica di Lady Stark, tuttavia la Signora di Grande Inverno chiede alla Regina dei Draghi cosa sarà del Nord dopo che avranno battuto i Non-Morti e Cersei. Sansa ribadisce la sua domanda, quasi reclamando l’indipendenza, al che Daenerys fa la vaghissima: prevedo disastri. L’arrivo di Theon interrompe la conversazione, Sansa lo abbraccia e lo accoglie e “casa”: gli Stark rimasti, tra figli e figliastri, sono finalmente tutti riuniti.

Ora che ci sono tutti, è arrivato il momento di pensare ad una strategia: Jon teorizza che se riuscissero ad uccidere il Re della Notte, l’incantesimo che riporta i morti in vita sarebbe spezzato e potrebbero così vincere la guerra. Bran sa che il Re avversario lo vuole uccidere perché lui rappresenta la memoria e solo uccidendo la memoria si può far calare la notte (e dunque la morte) su ogni cosa. Il Corvo con Tre Occhi si propone dunque come esca: attirerà il suo avversario nel Giardino degli Dei (dove Theon si propone di difenderlo: fossi in Bran mi cacherei sotto). L’incontro si chiude con Daenerys che declassa Tyrion, allontanandolo dalla battaglia e costringendolo a chiudersi nella cripta con le donne e i bambini (“Se sopravviveremo avrò bisogno del tuo cervello”).

L’ultima notte prima del caos è piena di incontri inaspettati, come dicevamo. L’arrivo di Beric irrita il Mastino: “Sembra di trovarsi a un cazzo di matrimonio”, ma poi finiscono a bere insieme. Arya riceve finalmente da Gendry la sua arma (un cazzutissimo giavellotto, con il quale teorizzo che abbatterà il drago dei non-morti in qualche momento della battaglia), poi vuole perdere la verginità e così con Gendry la situazione si concentra su un altro giavellotto (scusate la battuta, vado a mettermi in silenzio in un angolo). Vicino al focolare Tyrion incontra Bran per farsi raccontare un po’ tutta la sua storia, quindi arriva Jaime e in breve i Lannister si riuniscono in chiacchiere con Pod, Brienne, Tormund e Davos. Il bruto fa lo spaccone e ci prova in tutti i modi con Brienne, che non se lo fila di striscio. Poi Jaime nomina Lady Brienne cavaliere (“non serve un Re per nominare un cavaliere, basta un altro cavaliere”): Brienne è felicissima, in tutta la sua vita non ha desiderato altro. In chiusura di scena c’è Pod che intona una canzone, uno di quei canti medievali pieni di malinconia e il momento è davvero molto commovente.

Verme Grigio parte per la battaglia, non prima di aver promesso a Missandei un futuro insieme. Mormont incontra sua cugina Lyanna (la bambina cazzutissima, ovvero Lady Mormont) che ovviamente non vuole rinunciare alla battaglia, nonostante le rimostranze del cugino (al quale Sam poco dopo regala la spada dei Tarly). Jon nel frattempo vuole rilegare lo stesso Sam nella cripta a difendere le donne, Sam afferma di essere l’unico ad aver ucciso un estraneo e dice che avranno bisogno di lui, al che Edd fa pensare al celebre ritornello di Sora Lella: “Namo bene annamo, proprio bene”.

Finalmente arriva la conversazione che tutti aspettavamo: Jon rivela a Daenerys la sua identità, Daenerys è scioccata, pensa che Jon stia dicendo una cazzata (anche io sarei stato scettico, in fondo a sapere il segreto sono il fratello di Jon e il suo migliore amico, sembra proprio una cosa acchittatissima). Dani dice che quindi Jon può reclamare il trono, Jon esita a rispondere e questa cosa non sembra entusiasmare Daenerys, poi i due sono interrotti: gli estranei stanno arrivando, la guerra di tutte le guerre sta per cominciare. La puntata si conclude con l’arrivo dei Non-Morti, che osservano Grande Inverno in lontananza. Mamma mia quanta gente sta per morire, non ero così fomentato per l’inizio di una battaglia dai tempi del Fosso di Elm de Il Signore degli Anelli.

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Game of Thrones 8: Giù al Nord (Episodio 1)

Due anni fa, quando usciva la settima stagione de Il Trono di Spade, ero talmente preso dal ritorno di Twin Peaks che praticamente non me accorsi nemmeno (all’incirca). Poi la bella pensata di recuperare la serie, con le sue sette stagioni, tutta d’un fiato, subito dopo l’estate. Ora quindi mi ritrovo a dover fare le 4 del mattino per vedere in tempo reale la prima puntata dell’ottava e ultima stagione. Cose che succedono. Che puntata è stata? Lo sapremo qui sotto subito dopo questa introduzione, ultimo baluardo contro gli spoiler, che stanno arrivando…

Da qui in poi entriamo in ZONA SPOILER, quindi poi non dite che non vi ho avvisato. Il primo episodio dell’ottava stagione comincia, neanche a dirlo, a Grande Inverno, con l’arrivo del “più grande esercito mai visto”, come lo definisce Tyrion. Troviamo Arya Stark che vede tornare suo fratello Jon, il Mastino e compagnia bella lungo la strada che porta da Lady Stark, ovvero Sansa, ormai Signora di Grande Inverno. La padrona di casa non è molto entusiasta nel vedere Jon leccare metaforicamente i piedi di Daenerys, soprattutto i loro alleati del Nord, coloro che avevano incoronato Snow come loro Re, sono delusi dal fatto che Jon abbia rinunciato al suo regno piegando il ginocchio davanti alla figlia del Re Folle. L’ottava stagione comincia così, con il buon Jon che cerca di respingere i dissapori di chi aveva giurato fedeltà al Re del Nord.

Per il resto c’è una rimpatriata niente male, Snow ritrova Bran (“Sei vivo!” “Più o meno”, perché Bran in un certo senso è morto per poi rinascere come Corvo con Tre Occhi), Sansa e Arya (che gli ricorda l’importanza della famiglia). Quest’ultima incontra di nuovo il suo amico Gendry (il figlio illegittimo di Robert Baratheon, se la prima stagione vi dice ancora qualcosa, al quale chiede di forgiare un’arma particolare) e soprattutto il Mastino, con cui si scambia insulti affettuosi. Tyrion ritrova Sansa, che non vedeva dai tempi della morte di Joeffrey: Sansa è delusa dal fatto che Tyrion possa davvero credere che sua sorella Cersei abbia intenzione di rispettare la tregua: “Ti ritenevo una delle persone più argute che conoscevo, una volta”.

Una delle scene più intense di questo primo episodio vede Jon volare insieme a Daenerys sulla groppa di un drago, un battesimo del volo che da un lato fa quasi ridere, dall’altro è pienamente simbolica: anche i draghi sembrano riconoscere Jon come l’erede dei Targaryen, ma su questo punto torneremo tra poco. Jon e Daenerys sembrano innamorati come non mai (nonostante un drago gelosone), ma a breve saranno costretti a fronteggiare la realtà (cioè che sono zia e nipote, ma questa discussione probabilmente la vedremo nella prossima puntata).

In tutto ciò, lontano dal Nord, ad Approdo del Re la regina Cersei accoglie l’arroganza di Euron Greyjoy, che essendosi alleato a lei adesso vuole raccogliere la sua ricompensa, cioè finire nel letto della Regina. Cersei non è proprio entusiasta (“Se vuoi una puttana puoi comprartela, una Regina te la devi guadagnare”), però per evitare di irritare l’unico suo alleato alla fine lo accoglie nelle sue stanze, fingendosi compiaciuta per la sua insolenza (certo che questo neanche un elefante s’è portato, e che cavolo!). Nel frattempo Bronn viene ricoperto d’oro per uccidere Jamie e Tyrion al loro eventuale e improbabile ritorno: dovrà ucciderli con una balestra (riferimento all’arma usata da Tyrion per giustiziare suo padre): tuttavia le intenzioni di Bronn, che non può rifiutare, non sembrano del tutto chiare (“Una vera famiglia del cazzo”, è il massimo che afferma). Sempre ad Approdo del Re Theon cerca di riscattarsi e salva sua sorella Yara dalla nave di Euron, per poi salpare al suo fianco verso le Isole di Ferro. Qui Yara concede a Theon il permesso di andare a Grande Inverno per combattere al fianco degli Stark, dove sono certo che riscatterà tutte le cazzate fatte fino alla scorsa stagione morendo da eroe (anche perché ormai è sopravvissuto pure troppo).

Tornando a Grande Inverno, dove tutti sono impegnati a forgiare armi con il vetro di drago (unico materiale utile per uccidere un non-morto), vediamo Ser Davos proporre a Varys una soluzione per far sì che il Nord accetti Daenerys: Jon e la Regina dei Draghi dovrebbero sposarsi (ma da queste parti i matrimoni sono sempre un po’ complicati, come sappiamo). Intanto il piccolo Lord di Casa Umber, che era stato mandato da Sansa a richiamare la sua gente a Grande Inverno, viene trovato impalato ad un muro, segno che l’esercito dei Morti sta arrivando: lo scoprono i Nightwatch, appena riunitosi ai Bruti di Tormund (“Non avvicinatevi, ha gli occhi azzurri!”, “Ho sempre avuto gli occhi azzurri!”, riferendosi all’iride dei non-morti). I due piccoli eserciti stanno tornando verso Winterfell, richiamati dai corvi mandati da Jon.

Il gran finale, prima della rimpatriata tra Jamie e l’inquietante Bran, che non si vedono dalla prima puntata della prima stagione, quando Jamie aveva lanciato Bran già dalla torre (causando la sua invalidità), vede riuniti Sam e Jon. Sam è in lacrime, Daenerys infatti gli ha appena comunicato di aver sterminato la sua famiglia, rea di non averla riconosciuta come Regina. Sam, spinto da Brann, deve dire a Jon la verità sui suoi genitori. I due si abbracciano come fratelli, ma Jon capisce subito che in Sam c’è qualcosa che non va: il buon Tarly confessa all’amico ciò che è stato fatto ai suoi genitori, dicendogli che lui non si sarebbe mai comportato così, che è lui che dovrebbe essere Re (praticamente Sam gliela butta così, sul vago andante). Jon riafferma che non è più il Re del Nord al che Sam non può che dirgli tutta la verità, che è un Targaryen e che Ned Stark aveva promesso a sua sorella Lyanna di proteggerlo, nascondendo a tutti la sua vera identità: “Sei tu l’erede legittimo al trono!”. Jon ovviamente accoglie questa affermazione come si può accogliere un macigno tra capo e collo: di mezzo non c’è solo la responsabilità, ma anche il fatto che la donna che ama è sua zia. Il problema adesso però è uno: come dirglielo a Daenerys?? Lo sapremo lunedì prossimo.

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