Dovremmo portare più rispetto per le mummie egizie?

Anche il mondo della pittura non è stato esente dalla dissociazione tra persona morta e mummia con il colore bruno di mummia.

Mi sembrano riflessioni interessanti, anche se non credo che il parallelo con i nativi americani sia adatto, soprattutto per il diverso tempo passato, certo è indubbio che si tratta sempre di resti umani.

@storia

https://www.ilpost.it/2026/03/05/esposizione-resti-umani-mummie-musei/

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Dovremmo portare più rispetto per le mummie egizie?

Nei musei sono sempre una grande attrazione, ma da qualche anno si discute su come e se dovrebbero essere esposte, anche in Italia

Il Post

Egitto | L’antica Tani svela nuovi segreti: scoperti 225 ushabti di Sheshonq III. Risolto il mistero del sarcofago reale?

Elena Percivaldi

La regione di San el-Hagar (Tani), nel Delta orientale, continua a riservare sorprese sui faraoni dell’antico Egitto. La missione francese, diretta da Frédéric Payraud della Sorbona in collaborazione con il Consiglio Supremo delle Antichità d’Egitto, ha annunciato una scoperta che potrebbe riscrivere parte della storia della XXII dinastia.

foto ©Ministry of Tourism and Antiquities

Durante le operazioni di pulizia della camera settentrionale della tomba di Osorkon II (… – 850 a.C.), gli archeologi hanno rinvenuto 225 ushabti – le statuette che sostituivano i defunti nell’Aldilà – perfettamente conservati e attribuiti a Sheshonq III (… – 798 a.C. ?), uno dei faraoni più influenti della dinastia libica, noto per importanti interventi architettonici proprio nella capitale Tani.

Ushabti in situ e un sarcofago rimasto senza nome

Le piccole statue funerarie sono state trovate nel loro contesto originale, immerse in strati di limo e disposte accanto a un sarcofago di granito non decorato, il cui proprietario non era stato mai identificato. Ora però, grazie a questi nuovi ritrovamenti, sembra possibile attribuire il sarcofago proprio a Sheshonq III, risolvendo un mistero durato decenni.

Gli ushabti di Tani (foto ©Ministry of Tourism and Antiquities)

Il ritrovamento è stato definito dal segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Mohamed Ismail Khaled, come “la scoperta più significativa, nelle tombe reali di Tani, dal 1946”, quando appunto nel sito furono scoperti alcuni importanti tesori.

L’enigma della sepoltura

Re Sheshonq III riposa davvero nella tomba di Osorkon II?

Gli ushabti al momento del ritrovamento (foto ©Ministry of Tourism and Antiquities)

La scoperta riapre il dibattito sulle pratiche funerarie della Terzo Periodo Intermedio (dal 1070 a.C. al 656 a.C.). Non è ancora chiaro se il re Sheshonq III fosse realmente sepolto nella tomba di Osorkon II o se le sue statuette funerarie e il suo sarcofago siano stati trasferiti lì in un secondo momento, forse per metterli al riparo da eventuali saccheggi.

Per gli studiosi la presenza degli ushabti associati al sarcofago di granito indica che le vicende relative alla deposizione sono più complesse di quanto finora immaginato.

foto ©Ministry of Tourism and Antiquities

Nuove iscrizioni e un grande progetto di tutela

Oltre agli ushabti, la missione ha identificato nella stessa camera alcune incisioni inedite, preziose per comprendere evoluzione e riuso delle tombe reali.

Secondo Mohamed Abdel-Badii, capo del settore Antichità egiziane del Consiglio supremo delle Antichità, queste nuove testimonianze permetteranno di ricostruire modalità e trasformazioni del culto funerario tra la XXII e la XXIII dinastia.

foto: ©Ministry of Tourism and Antiquities

Il sito è oggetto di un progetto di tutela e conservazione che prevede l’installazione di una nuova copertura protettiva, interventi di desalazione, pulizia e consolidamento delle strutture architettoniche.

Il direttore della missione, Frédéric Payraud, ha sottolineato che la prossima fase sarà dedicata allo studio dettagliato delle nuove iscrizioni e alla prosecuzione delle operazioni di riassetto, che potrebbero rivelare ulteriori elementi sulla “misteriosa” deposizione di Sheshonq III.

Fonte: Ministry of Tourism and Antiquities

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Ecco il vero volto della mummia di KV55-Akhenaton, il padre di Tutankhamon

Elena Percivaldi

Ha finalmente un volto la mummia del faraone Akhenaton, padre del celebre Tutankhamon. A ricostruire le fattezze del sovrano è stata l’équipe di scienziati del FAPAB (Centro di ricerca di antropologia forense, paleopatologia e bioarcheologia) di Avola, in Sicilia, dopo un lungo e appassionante studio condotto sul cranio, rinvenuto nel 1907 all’interno della tomba “KV 55” nella Valle dei Re in Egitto.

Akhenaton, che regnò dal 1351 al 1334 a. C. circa, è uno dei faraoni più controversi della storia egizia. Durante il suo regno introdusse il culto monoteistico del dio Aton, incarnato dal disco solare, rimpiazzando il tradizionale politeismo: una riforma di carattere religioso – che lo portò a cambiare il proprio nome da Amenhotep IV ad Akhenaton, “servo di Aton” – ma anche politico, in quanto tesa a ridurre il potere della casta sacerdotale. La novità ebbe vita brevissima: alla morte di Akhenaton, il figlio ne sconfessò l’operato ripristinando il culto degli antichi dei e avviò, di fatto, la damnatio memoriae del padre poi portata a termine dai successori.

La ricostruzione del volto di KV55-Akhenaton (© FAPAB Research Center – Cicero Moraes)

La scoperta della mummia di Akhenaton

La vicenda della scoperta dei resti di Akhenaton è molto intrigante. A ritrovarli furono, il 6 gennaio 1907, gli archeologi Edward Russel Ayrton e Theodore M. Davis durante gli scavi nella Valle dei Re, in una tomba molto malridotta e ingombra di macerie, ribattezzata “KV 55” (King’s Valley 55), a pochi metri da quella in cui, nel 1922, Howard Carter avrebbe scoperto i resti di Tutankhamon.

Le operazioni di scavo furono complicate dallo stato precario dei reperti, danneggiati da spoliazioni precedenti e dalle infiltrazioni d’acqua. All’interno della tomba erano accumulati inoltre vari corpi, vasi canopi (usati per conservare gli organi mummificati del defunto) e manufatti appartenenti a diversi individui della XVIII dinastia.

Cranio di KV55 (immagine: Wikimedia Commons)

Durante il recupero, la mummia di Akhenaton rovinò tra le mani degli archeologi riducendosi al solo scheletro e decretando la perdita di molti dati utili. L’identificazione si presentò quindi subito molto problematica. Dall’esame del bacino, Davies ipotizzò che la salma appartenesse alla regina Tye, moglie di Amenophi III. Altri indizi presenti nella camera sepolcrale, come i mattoni incisi con cartigli recanti il nome di Akhenaton, sembravano invece indirizzare verso quest’ultimo.

Le analisi sulla mummia di Akhenaton

Le successive analisi dimostrarono che lo scheletro apparteneva, senza ombra di dubbio, a un individuo di sesso maschile. Restava da stabilire l’età del decesso, operazione complicata dallo stato dei resti. La stima di circa 25 anni, elaborata da Grafton E. Smith all’epoca della scoperta, è stata progressivamente corretta al ribasso fino alla stima attuale di 19-22 anni, il che ha sollevato l’ennesimo problema.

Il problema delle fonti

Stando ai resoconti antichi, Akhenaton avrebbe regnato per 17 anni, facendo decadere la possibilità che lo scheletro di KV 55 sia quello del faraone. Ma le analisi genetiche condotte nel 2010 – per quanto rese complicate dalla pratica del matrimonio tra fratelli, comune nelle dinastie reali egizie – hanno dimostrato che le ossa della mummia KV 55 potrebbero appartenere (la probabilità è grande) al padre di Tutankhamon. Tuttavia va precisato che qualche studioso non concorda con queste conclusioni, o comunque preferisce esprimere maggiore cautela.

Quanto al citato problema “cronologico”, la soluzione si avrebbe supponendo che egli sia salito sul trono prima di quanto finora presunto. Quando cioè era ancora minorenne e in una co-reggenza col padre Amenophi III, durata circa 8 anni: una prassi, del resto, non certo rara all’epoca.

La ricostruzione del volto della presunta mummia di Akhenaton è avvenuta sotto la direzione del co-fondatore del FAPAB, il paleopatologo Francesco M. Galassi, e dell’egittologo Michael E. Habicht, specialista nell’analisi delle mummie; al progetto ha partecipato anche l’antropologa forense Elena Varotto, che ha riesaminato la letteratura scientifica su KV 55 e i materiali iconografici. La resa delle fattezze è invece opera di Cicero Moraes, noto artista forense brasiliano: nel dar vita al modello 3D del viso di Akhenaton ha preferito evitare il ricorso ad acconciature, gioielli e altri ornamenti per evidenziare unicamente i tratti somatici.

* Articolo pubblicato con lievi modifiche su BBC History Italia n. 122 (giugno 2021). RIPRODUZIONE VIETATA.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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GLI ALIENI HANNO COSTRUITO LE PIRAMIDI?

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@focus_ita ❤A detta di archeologi e storici, la più antica coppia #gay sarebbe quella composta da Khnumhotep e Niankhkhnum, due servi reali egizi vissuti nel XXV secolo a.C., durante i regni dei faraoni Niuserra e Menkauhor (V dinastia).

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Egitto, scoperta la tomba di un comandante di Ramses III sepolto con scettro cerimoniale e anello d’oro

Elena Percivaldi

Splendida scoperta in Egitto. Una missione archeologica condotta dal Supreme Council of Antiquities (SCA) ha riportato alla luce a Tell Roud Iskander, nella regione di Maskhuta, governatorato di Ismailia, la tomba di un comandante militare dell’epoca di Ramses III (ca. 1218/1217 a.C. – 1155 a.C.), secondo re della XX Dinastia. Oltre a questa eccezionale sepoltura, gli archeologi hanno trovato altre tombe – collettive e individuali – risalenti al periodo greco-romano e tardo, reperti che aprono nuove prospettive sulla storia militare e culturale dell’antico Egitto. Il ritrovamento sottolinea infatti l’importanza strategica del sito. posto a protezione dei confini orientali durante il Nuovo Regno (1550-1070 a.C.), un’epoca di splendore e conquiste.

Punte di freccia e di lancia in bronzo (foto: Ministry of Tourism and Antiquities)

Mohamed Ismail Khaled, segretario generale dell’SCA, ha definito il sito “un baluardo difensivo cruciale,” evidenziando l’importanza di Tell Roud Iskander come avamposto fortificato. “Castelli e fortezze proteggevano l’Egitto da est, e questa tomba dimostra il prestigio del suo occupante,” ha dichiarato Khaled. Tra i reperti, punte di freccia in bronzo e frammenti di uno scettro cerimoniale confermano l’alto rango militare del comandante, la cui identità resta ancora avvolta nel mistero.

Una tomba monumentale e il suo riutilizzo

La tomba dopo lo scavo (foto: Ministry of Tourism and Antiquities)

La tomba, costruita in mattoni di fango, si compone di una camera funeraria principale e tre stanze aggiuntive, con pareti interne rivestite di intonaco bianco. “L’architettura riflette lo status del defunto,” spiega Mohamed Abdel Badie, capo del settore delle antichità egizie dell’SCA. Durante gli scavi, è emerso uno scheletro umano coperto da uno strato di cartonnage — un particolare tipo di involucro che copriva le mummie ed era realizzato con fibre di tessuto e fogli di papiro tenuti insieme da un collante —databile a un’epoca successiva. Ciò suggerisce che la tomba sia stata riutilizzata in un secondo momento, forse durante il Periodo Tardo (664-332 a.C.).

Tombe greco-romane (foto: Ministry of Tourism and Antiquities)

Tra i tesori rinvenuti spiccano vasi di alabastro – ben conservati – decorati con incisioni e tracce di colore, due dei quali recano i cartigli di Horemheb, celebre faraone guerriero della XVIII Dinastia. Ma i pezzi più spettacolari sono un anello d’oro con il cartiglio di Ramses III, un gran numero di perle e pietre colorate e una scatolina in avorio, a significare la presenza di un legame diretto con i grandi sovrani del Nuovo Regno.

L’anello con il cartiglio di Ramses III e sotto una collana (foto: Ministry of Tourism and Antiquities)

Sepolture greco-romane e amuleti del Periodo tardo

Accanto alla tomba principale del condottiero, gli archeologi hanno scoperto anche fosse comuni e sepolture individuali più recenti, risalenti ai periodi greco-romano e tardo. “Abbiamo rinvenuto un gran numero di resti umani deposti in tombe collettive,” racconta Qutb Fawzy Qutb, responsabile delle antichità del Basso Egitto e del Sinai. “Nelle sepolture individuali del Tardo Periodo abbiamo trovato amuleti raffiguranti le divinità Tueret e Bes e l’Occhio di Udjat, a testimonianza del perdurare delle tradizioni religiose egizie anche sotto influenze esterne.”

Amuleti a forma di scarabeo (foto: Ministry of Tourism and Antiquities)

Questi reperti contrastano con la grandiosità della tomba del comandante e mostrano l’evoluzione delle pratiche funerarie in Egitto attraverso i secoli. La presenza di amuleti che rimandano alla protezione e alla fertilità riflette invece il perdurare di credenze radicate fino all’arrivo dei Greci e dei Romani.

Un sito strategico e una scoperta epocale

Situato nella fertile regione di Maskhuta, Tell Roud Iskander rappresentò un punto nevralgico del sistema di difesa dell’antico Egitto. “La scoperta ridefinisce la nostra comprensione del Nuovo Regno,” sottolinea Khaled. “Le fortificazioni qui costruite proteggevano l’accesso al Delta e al Sinai, aree vitali per il commercio e la sicurezza.” Il corredo di prestigio trovato nella tomba del comandante ne confermano il ruolo quale figura chiave nella gerarchia dei funzionari di Ramses III, l’ultimo grande faraone guerriero, celebre per aver respinto gli “invasori del Mare” nel XII secolo a.C.

Questi nuovi, eccezionali ritrovamenti arricchiscono il già straordinario patrimonio culturale egiziano. Ma c’è da scommettere che il sito, esplorato con tecniche avanzate quali la tomografia elettrica, riserverà molto presto ulteriori sorprese.

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Discover Egypt's Monuments - Ministry of Tourism and Antiquities

💀🔥 𝐀𝐑𝐂𝐇𝐄𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 | 𝐄𝐠𝐢𝐭𝐭𝐨, 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐨𝐦𝐛𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐑𝐚𝐦𝐬𝐞𝐬 𝐈𝐈𝐈 𝐬𝐞𝐩𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐬𝐜𝐞𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝'𝐨𝐫𝐨

Un ritrovamento spettacolare e di grande importanza che getta nuova luce sulla storia della regione di Maskhuta.

Dettagli e foto su @storieearcheostorie

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Egitto, scoperta la ricca tomba di un comandante di Ramses III

Egitto, scoperta la tomba di un comandante di Ramses III: tra i reperti uno scettro e un anello d’oro. Oltre a sepolture greco-romane.

Storie & Archeostorie

ARCHEOLOGIA | Nuovi tesori d’oro a Karnak: scoperti splendidi gioielli della XXVI Dinastia e le statuette della Triade tebana

I dettagli su @storieearcheostorie

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Le “lingue d’oro” delle mummie, un mistero (svelato?) dell’Egitto tolemaico

Elena Percivaldi

Nel dicembre 2024, una missione archeologica congiunta egiziano-spagnola, diretta dall’Università di Barcellona, ha fatto una scoperta sensazionale nell’area dell’odierna Al-Bahnasa, l’antica Oxyrhynchus, in Egitto. Qui, in un complesso di tombe scavate nella roccia, sono emerse 52 mummie, di cui 13 adornate con lingue d’oro e alcune con unghie dorate. Ad annunciare la scoperta, così come quella recentissima della presunta tomba del faraone Thutmose II, il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, che ha sottolineato l’importanza di questi straordinari reperti per comprendere le pratiche religiose dell’antico Egitto…

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Oltre ai resti umani, le tombe contenevano anche sarcofagi di pietra calcarea, amuleti, scarabei a cuore e pitture murali dai colori vivaci. Le iscrizioni e le decorazioni rappresentano divinità quali Osiride, Anubi e Nut, suggerendo un legame profondo con i culti dell’aldilà. Datate al periodo tolemaico (305-30 a.C.), epoca l’Egitto era governato dalla dinastia greco-macedone fondata da Tolomeo I – uno dei generali di Alessandro Magno -, offrono dunque uno spaccato di grande interesse sulle credenze e i rituali della civiltà egizia in un momento di profonda trasformazione culturale.

Lingue d’oro (C) Università di Barcellona

L’epoca tolemaica, periodo di trasformazioni

Durante l’epoca tolemaica l’Egitto, infatti conobbe la fusione tra le antiche tradizioni locali e le influenze greche. Situata nella fertile valle del Nilo, Oxyrhynchus era un centro religioso e culturale di grande importanza, ricco di templi e celebre per il culto degli animali sacri. Le tombe scoperte riflettono questa ibridazione: i rituali funerari restano radicati nella tradizione egizia, ma l’uso di materiali preziosi come l’oro potrebbe indicare un’influenza ellenistica, dove il lusso e l’ostentazione rivestivano un ruolo simbolico e sociale di grande importanza.

Barca del dio Aton (C) Università di Barcellona

Oxyrhynchus, un sito complesso

Il sito di Oxyrhynchus/Al-Bahnasa presenta una struttura complessa: da un pozzo rettangolare in pietra si accede a una sala centrale con tre camere funerarie, dove le mummie erano disposte fianco a fianco, il che fa pensare a una sepoltura comunitaria. Tra i reperti spiccano quattro sarcofagi intatti, decorati con scene di divinità e offerte, e una serie di amuleti tra i quali gli scarabei, ben noti simboli di rigenerazione. Alle pareti delle tombe, dipinte con colori vivaci, pitture che illustrano i processi di imbalsamazione, preziose per ricostruire le credenze dell’epoca.

Amuleti presenti nelle tombe (C) Università di Barcellona

Tra i dettagli più interessanti, citiamo la presenza di una mummia attribuita a un individuo di nome Wen Nefer, citato anche nelle iscrizioni. Chi fosse con precisione non lo sappiamo, ma è probabile che si trattasse di un membro della comunità religiosa oppure di una famiglia influente.

Il significato delle lingue d’oro

Ma perché gli antichi Egizi inserivano le lingue d’oro nelle bocche dei defunti? La risposta risiede, verosimilmente, nel loro sistema di credenze sull’aldilà. Secondo la mitologia egizia, infatti, dopo la morte l’anima si trovava ad affrontare il giudizio di Osiride, dio dell’oltretomba. Per poter parlare e potersi difendere dinnanzi a questo tribunale divino, il defunto doveva avere una lingua integra e funzionante, cosa tutt’altro che certa dopo aver subito il processo di mummificazione, che comportava la rimozione degli organi interni e il trattamento invasivo della salma. Durante questi passaggi, la lingua poteva deteriorarsi: ecco perché veniva sostituita con un simulacro d’oro, metallo considerato eterno, divino e incorruttibile.

Una delle lingue d’oro trovate nello scavo (C) Università di Barcellona

Realizzate in sottili lamine dorate modellate per assomigliare quanto più possibile al corrispondente organo umano, le lingue d’oro erano dunque un simbolo di protezione e un mezzo per garantire la comunicazione nell’aldilà.

Le unghie dorate: un enigma ancora da risolvere

Alcune delle mummie di Oxyrhynchus presentavano anche un’altra “protesi” dorata: le unghie, molto più rare e di difficile interpretazione. Secondo gli archeologi, potrebbero forse essere un elemento di protezione fisica o spirituale, che permetteva di preservare l’integrità del corpo nell’aldilà. Con ogni probabilità tale trattamento era riservato agli individui di rango quali, ad esempio, sacerdoti o nobili legati ai culti locali.

Una cosa è certa. Le mummie con lingue d’oro di Oxyrhynchus non costituiscono solo un ritrovamento spettacolare, ma rappresentano anche l’importante testimonianza di una società che, come quella egizia, credeva fermamente nella vita dopo la morte. E che per questo investiva cospicue risorse economiche, non lesinando il ricorso a elevate competenze artigianali e artistiche allo scopo di preparare degnamente i defunti per il loro ultimo viaggio.

L’intrigante scoperta di Oxyrhynchus fornisce dunque nuovi elementi per migliorare la comprensione della società del periodo tolemaico, un’epoca di transizione spesso trascurata rispetto ai fasti delle dinastie precedenti. E lascia numerose, affascinanti questioni ancora aperte.

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Exceptional discoveries in the latest campaign of the Oxyrhynchus Archaeological Mission

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