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✅ Abitati preistorici, officine metallurgiche e necropoli con corredi ricchissimi.
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Scavi in Cecenia, scoperti insediamenti e necropoli: dati su 6mila anni di storia
S&AUndici nuovi siti archeologici, oltre diecimila metri quadrati indagati e una sequenza cronologica che copre quasi sei millenni di storia: sono i risultati delle ricerche condotte in Cecenia dall’Istituto di Archeologia dell’Accademia delle Scienze Russa lungo il tracciato del gasdotto Novogrozny–Seržen’-Jurt.
L’insediamento e il cimitero di Mairtup, vista generale.Le indagini, tra le più estese mai realizzate nella regione, hanno portato alla luce un patrimonio che documenta la frequentazione umana dall’età del Calcolitico fino al pieno Medioevo, offrendo nuovi dati sulla formazione e sull’evoluzione delle comunità del Caucaso settentrionale.
Tjalling-2: un insediamento del IV millennio a.C.
Le tracce più antiche provengono dal sito di Tjalling-2, nell’area orientale della Cecenia, dove sono stati individuati livelli riferibili alla prima metà del IV millennio a.C. Si tratta di un insediamento della fase tarda del Calcolitico, attribuibile alla cultura agubekoviana, diffusa nelle zone pedemontane del bacino del fiume Terek.
L’insediamento di Tyalling-2. Sito di scavo con resti archeologiciGli archeologi hanno identificato strutture abitative e aree funzionali, tra cui fosse e complessi legati ad attività domestiche. Particolarmente rilevante è la presenza di spazi interpretati come luoghi a funzione rituale, con superfici preparate in argilla, resti di focolari e depositi con ossa animali e ceramiche.
A sinistra: sepoltura. A destra: strumenti e ornamenti in pietra: 1 – ascia di pietra; 2, 3 – lame di selce a forma di coltello; 4 – accetta di selce; 5 – perline di corniola; 6 – pomolo in ossoIl repertorio dei materiali comprende utensili in pietra e osso, figurine antropomorfe e zoomorfe, oltre a ornamenti in corniola, elementi che suggeriscono una società già articolata, con pratiche simboliche ben definite accanto alle attività produttive.
Iskrinskoe-1: metallurgia e vita quotidiana nell’età del Bronzo
Di particolare interesse è il sito di Iskrinskoe-1, dove è stato individuato un insediamento della media età del Bronzo con evidenze dirette di produzione metallurgica. Sotto livelli più recenti, gli archeologi hanno scoperto resti di abitazioni e una vera e propria area di fusione dei metalli.
L’insediamento di Iskrinskoye-1, visto da est. La freccia indica il sito dell’insediamento dell’età del bronzo.Insediamento di Iskrinskoye-1La presenza di forni, ugelli in argilla, stampi e residui di lavorazione – tra cui piccoli frammenti di rame ossidato – testimonia un’attività artigianale specializzata. I dati indicano che la produzione metallurgica era strettamente integrata nella vita quotidiana: strumenti e scarti di lavorazione compaiono anche all’interno degli spazi abitativi.
L’insediamento, attribuito alla cultura ginčinskaja, sembra essere stato distrutto da un incendio improvviso, evento che ha favorito la conservazione di numerosi elementi, tra cui strutture domestiche e attrezzature.
In alto: abitazione dell’età del bronzo. In basso: manufatti domestici e industriali.Khumykskoe-2: una necropoli con corredi ricchissimi
Un altro contesto di grande rilievo è rappresentato dal sito di Khumykskoe-2, datato tra il X e l’VIII secolo a.C. e riferibile alla fase iniziale della cultura kobaliana orientale. Qui sono state indagate 160 sepolture, ma il numero complessivo potrebbe raggiungere le duemila unità.
Le tombe, disposte in file regolari, restituiscono un quadro dettagliato delle pratiche funerarie e delle differenze sociali. I corredi femminili comprendono numerosi ornamenti in bronzo, perle in vetro e osso, mentre quelli maschili includono armi come pugnali, punte di lancia e freccia.
Braccialetti e anelli al polso dei defunti. Insediamento e cimitero di Khumykskoye-2.In alcuni casi, la quantità di oggetti è particolarmente elevata: una sepoltura ha restituito decine di elementi, tra cui bracciali e anelli, offrendo un’indicazione concreta del valore simbolico attribuito agli oggetti nel rito funerario.
Il complesso di Mayrtup: tra cultura alanica e Medioevo
Le ricerche più estese hanno interessato il sito di Mayrtup, dove sono stati documentati oltre 250 contesti archeologici su quasi 5mila metri quadrati. Tra questi figurano più di cento complessi funerari, tra cui tombe a catacomba attribuite alla cultura alanica del VI secolo d.C.
Le caratteristiche delle sepolture – come l’orientamento e la struttura delle camere funerarie – suggeriscono movimenti di popolazione provenienti dall’area del Medio Terek. Accanto alle necropoli, sono state individuate anche tracce di insediamenti più recenti, databili tra il X e il XIII secolo, con strutture abitative e fosse di servizio.
Continuità e trasformazioni nel lungo periodo
Uno degli aspetti più significativi emersi dalle ricerche è la continuità di occupazione di questi territori, spesso segnata da fasi di abbandono legate a eventi distruttivi, come incendi, seguite da nuove forme di insediamento.
In alto: mazza di bronzo, punta di lancia di bronzo, punte di freccia in bronzo e osso. In basso, da sinistra a destra: sepoltura rivestita di pietre, sepoltura con armi.Le evidenze archeologiche documentano il passaggio da comunità preistoriche basate su agricoltura e allevamento a società più complesse, caratterizzate da produzioni specializzate, strutture sociali articolate e pratiche funerarie codificate.
L’insediamento e la necropoli di Mairtupsky. Un tumulo funerario del VI secolo, al cui interno si trovano fosse di stoccaggio risalenti all’insediamento del X-XIII secolo.L’insediamento e la necropoli di Mairtup. Da sinistra a destra: oggetti di abbigliamento e gioielli provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C., oggetti in metallo provenienti dallo strato culturale dell’insediamento risalente al X-XIII secolo d.C. e vasi in ceramica provenienti da complessi funerari risalenti al VI secolo d.C.Un patrimonio destinato alla ricerca e alla valorizzazione
I materiali raccolti – migliaia di reperti tra ceramiche, strumenti e oggetti d’uso – saranno ora sottoposti ad analisi approfondite prima di essere trasferiti al Museo Nazionale della Repubblica Cecena.
Le ricerche aprono nuove prospettive per lo studio della storia del Caucaso settentrionale, un’area ancora poco conosciuta ma fondamentale per comprendere le connessioni tra Europa orientale e Asia nel corso dei millenni.
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📷 foto: ©MiC
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Molise, nel parco archeologico di Sepino spunta una domus di età imperiale: c’è anche un’iscrizione e un tesoretto di monete del V secolo
Elena PercivaldiGrande scoperta in Molise. Una domus monumentale affacciata sul decumano, dotata persino di un articolato sistema per il riscaldamento dell’acqua, è la scoperta più significativa emersa dalle recenti campagne di scavo nel sito di Saepinum, compreso nel parco archeologico di Sepino (attuale Sepino), in provincia di Campobasso. Il rinvenimento, comunica il Ministero della Cultura, proviene dall’area di Porta Bojano e rappresenta un’acquisizione di grande rilievo per la conoscenza dell’edilizia privata di pregio nell’Italia romana.
L’edificio, caratterizzato da un ingresso scenografico direttamente sulla strada principale est-ovest, presenta una complessa articolazione planimetrica e fu abitato a lungo, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.
Una residenza d’élite
La domus restituisce un vero e proprio palinsesto edilizio, in cui le diverse fasi costruttive si sovrappongono e dialogano tra loro. Le indagini hanno evidenziato come la residenza, inizialmente concepita come abitazione di prestigio, abbia subito nel tempo modifiche sostanziali.
Durante la tarda antichità, alcuni ambienti vengono riconvertiti a funzioni produttive e di stoccaggio, segno di un cambiamento nelle dinamiche economiche e sociali. Questo dato è particolarmente significativo perché documenta, in modo concreto, il riuso degli spazi urbani in una fase storica spesso poco leggibile nei contesti archeologici.
Le dimensioni dell’edificio, che si estendono oltre l’area attualmente indagata, confermano quanto già suggerito dalle prospezioni geofisiche, lasciando intravedere la presenza di ambienti ancora tutti da scavare.
Contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua, con decorazioni stilizzate (foto ©Ministero della Cultura)Ceramiche e oggetti: tracce della vita quotidiana
Le fasi più antiche della domus sono testimoniate da materiali di età augustea e tiberiana, tra cui spiccano antefisse e ceramiche di qualità elevata. Nei livelli successivi, fino al III secolo d.C., si registra una consistente presenza di sigillata africana, che suggerisce l’esistenza di rapporti commerciali con le province del Mediterraneo.
Accanto ai materiali ceramici, lo scavo ha restituito anche un insieme significativo di oggetti d’uso quotidiano: lucerne in terracotta, piccoli contenitori, ornamenti e oggetti personali in bronzo quali anelli e una chiave di scrigno, che contribuiscono a ricostruire la dimensione domestica della residenza.
Un impianto per il riscaldamento dell’acqua
Tra i rinvenimenti più notevoli spicca un grande contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua. L’oggetto, decorato con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone, è affiancato da frammenti di tubature e valvole.
Questa scoperta rappresenta una testimonianza estremamente rara delle tecnologie idrauliche adottate nelle abitazioni di alto livello, offrendo indicazioni preziose sul grado di comfort e sulle competenze tecniche raggiunte.
L’iscrizione del 139 d.C. e il legame con il potere imperiale
Le indagini più recenti hanno restituito anche frammenti architettonici in marmo e un’iscrizione onoraria datata al 139 d.C., durante l’impero di Antonino Pio.
Frammento di iscrizione (foto ©Ministero della Cultura)L’epigrafe documenta un intervento riconducibile alla sfera imperiale e conferma il rapporto diretto tra Saepinum e l’amministrazione centrale, contribuendo a definire il ruolo di prestigio della città nell’Italia romana.
Dal Foro alle attività produttive: una città in trasformazione
Parallelamente, sono riprese le indagini nell’area del Foro, dove lo studio di centinaia di blocchi architettonici sta permettendo di ricostruire il volto monumentale della città in età imperiale.
(foto ©Ministero della Cultura)In questo settore sono emerse anche strutture più antiche, tra cui canalizzazioni e ambienti con vasche riconducibili a un edificio produttivo di età tardo-repubblicana, probabilmente legato alla lavorazione della lana. Si tratta di un elemento importante per comprendere le attività economiche e le dinamiche che precedono la piena romanizzazione del sito.
Il cardo massimo e un tesoretto di età bizantina
Le indagini lungo il cardo massimo, presso Porta Terravecchia, hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica della strada, evidenziandone la continuità d’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età romana.
Una delle monete del tesoretto (foto ©Ministero della Cultura)Ed è proprio qui che è stato rinvenuto un tesoretto di monete del V secolo d.C., attribuibile a una fase di occupazione bizantina, a documentare la persistenza della vita nel sito anche in epoca tardo-imperiale.
Le ricerche, destinate a proseguire, permetteranno di definire con maggiore precisione l’estensione degli edifici e l’organizzazione degli spazi, contribuendo ad approfondire la conoscenza di uno dei contesti archeologici più rilevanti dell’Italia centro-meridionale.
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