Eroi e sogni di un bambino medievale: gli straordinari graffiti di Onfim a Novgorod

Elena Percivaldi

 Velikij Novgorod, fino al 1998 semplicemente Novgorod, è una delle più importanti città storiche della Russia. In origine era una stazione commerciale dei Variaghi,  le genti vichinghe che migrarono dalla Svezia verso oriente, nel X secolo. Ma l’importanza dell’insediamento è grande anche per le migliaia di graffiti che, iscritti su corteccia di betulla, si sono conservati a distanza di secoli in condizioni straordinarie. Molto sono già noti, ma si stima che ve ne siano almeno altrettanti nel sottosuolo, protetti da una barriera argillosa che ha cancellato la presenza di ossigeno. Alcuni di questi graffiti contengono gli scarabocchi di un bambino, eloquente testimonianza di come l’immaginazione dei più piccini, i loro sogni a occhi aperti popolati di mostri ed eroi e gli affetti della loro vita quotidiana,  siano rimasti sempre gli  stessi nonostante il trascorrere dei secoli.

Gli scarabocchi di Onfim

Gli scarabocchi risalgono al XIII secolo e sono opera di un bimbo di nome Onfim, 7 anni suppergiù. Mentre si esercita a tracciare con mano incerta le prime lettere dell’alfabeto,  il piccolo Onfim si autorappresenta nelle vesti di un mitico eroe, proprio come nelle fiabe: eccolo, saldo in sella al suo cavallo,  roteare la spada e trafiggere con la sua lancia il nemico, che giace a terra stecchito. Orgoglioso, il piccolo artista inserisce una didascalia che non lascia spazio a dubbi: l’artefice dell’impresa, che lo consegna alla Gloria,  è proprio lui, Onfim.

“Saluti a Danilo” e la belva feroce

La sua immaginazione però non si limita certo, né potrebbe essere altrimenti, al ritrarsi come un eroico guerriero. Eccolo infatti trasfigurato in una belva feroce (ce lo dice lui stesso in un’altra didascalia: “Io sono una belva feroce”):  bestiaccia che però, quando vuole, sa essere anche amichevole e gentile visto che “saluta” quello che presumibilmente è un suo compagno di scuola, Danilo (“Saluti a Danilo da parte di Onfim”, recita la scritta).

L’ultimo graffito è dedicato dal piccolo Onfim alla sua famiglia: immancabile il ritratto di mamma e papà,  proprio come fanno i bambini di oggi. E sono immagini che superano le barriere del tempo.

Un censimento in corso

Il “giacimento” di graffiti, che come detto conta migliaia di documenti, conserva anche testimonianze molto meno “tenere” e poetiche: si tratta di appunti che riportano stralci di attività quotidiane, dai commerci ai debiti, ma anche sfoghi personali (una moglie che si lamenta del marito) e persino imprecazioni e maledizioni. Il censimento e la classificazione  degli straordinari graffiti è in corso: fino a poco tempo fa era consultabile il database delle iscrizioni (in russo). Ma le ricerche comunque proseguono a cura dell’Università di Leida. La scheda del progetto – Birchbark Literacy from Medieval Rus: Contents and Contexts (INTAS-Project Ref. Nr. 03-51-3867) – diretto dal prof.  Jos Schaeken, si trova qui.

 Via: AbroadInTheYardRealm of History et alii.

Articolo ©Elena Percivaldi / ©Storie & Archeostorie – Riproduzione vietata senza citare la fonte.

#archeologia #archeologiaRussa #bambinoMedievale #betulla #graffiti #InEvidenza #infanzia #Medioevo #Novgorod #Onfim #Russia #scavi #scaviArcheologici #studi #variaghi #VelikijNovgorod

Archeologia / In guerra tra foreste e steppe: scoperti oltre 100 siti che riscrivono la storia della Russia all’inizio del I millennio

Elena Percivaldi

Una straordinaria campagna di scavi condotta negli ultimi dieci anni dall’Istituto di Archeologia dell’Accademia Russa delle Scienze e dal Museo-Riserva Statale del Campo di Kulikovo ha portato alla luce più di 100 nuovi monumenti archeologici al confine tra le zone forestali e forestali-steppiche delle regioni di Tula e Orël. I risultati, presentati alla conferenza “Ricerca archeologica: nuovi materiali e interpretazioni” tenutasi il 12 e 13 marzo scorso presso l’Istituto di Archeologia, rivelano che tra il I e il III secolo d.C. l’area compresa tra i fiumi Oka, Upa e Don fu teatro di scontri militari che cambiarono radicalmente la popolazione locale.

(continua per i nostri abbonati)

Le scoperte, rese possibili dall’eccezionale stato di conservazione delle foreste di Zasechnye — un tempo baluardo difensivo dello Stato moscovita sotto lo zar Ivan IV (1530–1584) — offrono un quadro inedito dei processi etnoculturali e migratori avvenuti nell’Europa orientale dall’inizio dell’età romana fino alla Grande Migrazione dei Popoli. “Abbiamo trovato tracce di incendi e incursioni militari che segnano due momenti di svolta,” spiega Alexey Vorontsov, capo del Dipartimento di Archeologia del periodo della Grande Migrazione e dell’Alto Medioevo.

Da sinistra a destra: fibule di origine centroeuropea ed elementi metallici (metà del III secolo) dalla regione del fiume Upa [foto: Istituto di archeologia dell’Accademia russa delle scienze]

Il I secolo: l’invasione sarmata

Nella prima metà del I secolo, una popolazione militarizzata proveniente dalla steppa, influenzata dalla cultura sarmata, invase le foreste lungo il confine dell’Alto Oka. Questo gruppo, sedentario ma bellicoso, sostituì gli abitanti precedenti e dominò l’area per circa 150 anni. Tra i reperti più significativi spicca il tesoro di Barybin, confiscato nel 2020 ai tombaroli vicino al villaggio di Barybinka, nella regione di Tula. Con circa 1.500 oggetti in argento, bronzo e vetro—tra cui bracciali, anelli e placche fuse con la tecnica della cera persa—il tesoro testimonia l’alto livello culturale raggiunto dalle élite locali, profondamente legate alla cultura dei Sarmati.

Scavi in corso nella zona dove è emerso il tesoro di Barybin [foto: Istituto di archeologia dell’Accademia russa delle scienze]

“Questi ritrovamenti sincronizzano gli eventi dell’Alto Oka con processi più ampi, dall’Alto Dnepr al Volga-Kama,” nota Vorontsov. “Possiamo parlare di una guerra su vasta scala combattuta al confine tra steppa e foresta, che ha ridefinito completamente la demografia della regione.” Gli scavi nel sito di Barybinka hanno rivelato l’esistenza di un insediamento non fortificato con strutture a pilastri fuori terra, un unicum che conferma la presenza di una comunità stabile e organizzata.

Il III secolo: l’arrivo dei Moshchinskaya

A metà del III secolo, un nuovo sconvolgimento demografico segnò la fine del dominio sarmata. I portatori della Cultura di Moshchiny (IV-VII secolo d.C.), discendenti della Cultura di Zarubynci (originaria dell’attuale regione di Bryansk), con il contributo di un gruppo di origine centroeuropea, spazzarono via la popolazione precedente. Gli insediamenti, attivi fino alla fine del IV secolo, mostrano la coesistenza di tradizioni diverse: ceramiche e gioielli locali si affiancano a spille e armi di tipo centroeuropeo, simili a quelle della cultura di Černjakhov, legata ai Goti.

“Tra i ritrovamenti ci sono anche crogioli per la fusione di bronzo e ferro,” spiega Vorontsov. “Questo suggerisce che il gruppo centroeuropeo abbia introdotto tecnologie avanzate nell’Alto Oka, integrandosi con la popolazione slava locale.” Le tracce di incendi e la discontinuità nei siti archeologici indicano che la trasformazione non fu pacifica, ma frutto di un conflitto.

Fibule triangolari, metà del III secolo d.C. [foto: Istituto di archeologia dell’Accademia russa delle scienze]

Le foreste di Zasechnye: un tesoro archeologico

Le foreste di Zasechnye, parte del Parco Nazionale di Tulskie Zaseki, sono rimaste pressoché intatte, essendo cessate le attività antropiche a partire dal XVII secolo, quando persero la loro funzione difensiva. “L’assenza di arature intensive ha preservato lo strato culturale in modo unico,” sottolinea Vorontsov. Grazie alla tecnologia LIDAR, che utilizza droni per la scansione laser del terreno, gli archeologi hanno identificato fortezze collinari, tumuli funerari e decine di insediamenti nascosti dalla fitta vegetazione.

Ogni anno vi emergono nuovi siti: nel 2023, gli scavi a Barybinka hanno confermato la presenza di un insediamento del I secolo, mentre altri ritrovamenti hanno arricchito la collezione di ceramiche, armi e gioielli Moshchin. “Questi monumenti ci parlano di guerre, migrazioni e scambi culturali che hanno plasmato l’Europa orientale prima delle grandi invasioni,” aggiunge l’esperto.

Un passato da riscrivere

I dati raccolti integrano il quadro storico tra l’Alto Dnepr e il Volga-Kama, rivelando una regione dinamica, attraversata da conflitti e contaminazioni culturali. “La ricerca svela pagine ancora sconosciute di una storia che non fu mai scritta,” conclude Vorontsov. “Dal I al III secolo, l’Alto Oka fu un crocevia di popoli, un luogo dove la steppa e la foresta si incontrarono e si fusero insieme.”

#AccademiaRussaDelleScienze #archeologia #archeologiaRussa #IstitutoDiArcheologiaDellAccademiaRussaDelleScienze #notizie #premium #Russia #scavi #scaviArcheologici #scoperte

Институт археологии Российской академии наук

Институт археологии Российской академии наук