⚱️ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲 ❗

💀💀💀 A Vasto (Chieti), nell’area di Punta Penna, è emersa una necropoli preromana con tombe databili tra V e IV secolo a.C.
✅ Un ritrovamento che arricchisce la storia delle antiche comunità italiche d’Abruzzo.

#Archeologia #Vasto #Abruzzo #Necropoli #ItaliaAntica #ScaviArcheologici #scopertearcheologiche

📷 ©SABAP CH-PE

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❗ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗮 𝗚𝗲𝗹𝗮
Un vasetto con 71 monete greche del V secolo a.C. è riemerso dagli scavi di Orto Fontanelle.

#Archeologia #Gela #Sicilia #MagnaGrecia #MoneteAntiche #Tesoretto #ScaviArcheologici

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Gela, rinvenuto un tesoretto di 71 monete ben conservate

S&A

Nuova scoperta archeologica a Gela, dove gli scavi condotti nel sito di Orto Fontanelle hanno restituito un importante tesoretto monetale di epoca greca. Il rinvenimento è avvenuto nell’ambito delle attività di archeologia preventiva legate ai lavori del Pnrr per la realizzazione del nuovo Palazzo della Cultura.

Gli archeologi hanno individuato un piccolo vasetto contenente 71 monete, quasi tutte in eccellente stato di conservazione e perfettamente leggibili. Le emissioni, databili prevalentemente al V secolo a.C., provengono da tre importanti zecche della Sicilia greca: Agrigento, Gela e Siracusa.

Panoramica dello scavo Gela

Un deposito votivo accanto al sacello

Il tesoro è stato scoperto all’interno di un ambiente annesso a un sacello, elemento che fa ipotizzare un utilizzo di carattere votivo o rituale. Del gruppo monetale fanno parte 67 monete d’argento e 4 in bronzo, conservate in un contesto archeologico rimasto sigillato e sostanzialmente inalterato per oltre duemila anni.

Moneta della zecca di Agrigento databile tra il 485 e 475 a.C.

Secondo gli studiosi, proprio la chiusura del contesto rende il ritrovamento particolarmente prezioso dal punto di vista scientifico. Le monete potranno infatti offrire nuove informazioni sulla circolazione economica, sui rapporti tra le città greche siciliane e sulle pratiche cultuali della Gela antica.

Scarpinato: “Fonte inestimabile di informazioni”

«Si tratta di una grande scoperta – ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato – per l’importanza quantitativa e qualitativa del tesoro rinvenuto, che si aggiunge ai numerosi reperti già recuperati e in fase di studio».

Parte delle monete dello scavo

L’assessore ha sottolineato come le monete costituiscano «una fonte inestimabile di informazioni» grazie alla loro conservazione in un contesto chiuso e integro, elemento che permetterà ulteriori approfondimenti sulla storia della città in età greca.

Nuovi scenari sulla storia della Gela greca

Anche la soprintendente ai Beni culturali di Caltanissetta, Daniela Vullo, ha evidenziato il valore del ritrovamento: «Ancora una volta il sottosuolo di Gela restituisce tesori inestimabili. Questo rinvenimento apre nuovi scenari storici che potranno essere approfonditi e divulgati».

Lo scavo è stato condotto dall’archeologo Gianluca Calà con la direzione scientifica della Soprintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta e con l’assistenza sul campo dell’ispettore onorario ai beni archeologici Antonio Catalano.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Regione Siciliana ✅
#AgrigentoAntica #archeologia #beniCulturali #FrancescoPaoloScarpinato #Gela #MagnaGrecia #moneteAntiche #OrtoFontanelle #PNRR #scaviArcheologici #SiciliaGreca #SiracusaAntica #tesorettoMonetale

❗❗ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗮 𝗢𝗰𝗿𝗶𝗰𝘂𝗹𝘂𝗺

🏛️ Gli ultimi scavi riportano alla luce una strada monumentale, una fontana ottagonale e possibili edifici del Foro dell’antica città lungo la via Flaminia.

✅ Un ritrovamento eccezionale che apre nuove prospettive sulla topografia urbana dell’Umbria romana.

#Archeologia #Ocriculum #Otricoli #Umbria #RomaAntica #ScaviArcheologici #ViaFlaminia

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DiscoVereto, al via i primi scavi sistematici nell’antica città messapica del Capo di Leuca

S&A

Nel Capo di Leuca prende forma un progetto destinato a diffondere la conoscenza della storia preromana del Salento. A Patù, in provincia di Lecce, è iniziata infatti la prima campagna sistematica di scavi archeologici nell’antica città messapica di Vereto, uno dei centri più importanti dell’estremo sud della Puglia antica.

Area di scavo Grotta Suda

L’iniziativa, denominata “DiscoVereto”, è promossa dall’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” sotto la direzione scientifica dell’archeologo Valentino Nizzo, con concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con enti territoriali, istituzioni culturali e realtà scientifiche nazionali.

Centopietre_Vereto_Patù

L’obiettivo del progetto è ricostruire la storia delle reti di scambio, delle identità culturali e delle trasformazioni sociali del Capo di Leuca tra la fine dell’età del Bronzo e la fase della romanizzazione.

Vereto, la grande città messapica del Salento antico

L’antica Vereto occupava una posizione strategica nel Mediterraneo antico. Il centro messapico si estendeva originariamente per oltre 40 ettari ed era protetto da una poderosa cinta muraria. Il suo controllo su due approdi fondamentali, Leuca e San Gregorio, ne faceva uno snodo cruciale per le rotte marittime tra Adriatico, Ionio e Tirreno.

Chiesa Madonna di Vereto_ph. Noemi De Vitis

Secondo gli studiosi, proprio questa collocazione geografica avrebbe trasformato Vereto in un crocevia di popoli, merci e culture fin dalla protostoria. Nonostante l’importanza storica del sito, l’area non era mai stata oggetto di una campagna di scavo sistematica. La nuova missione rappresenta quindi il primo grande progetto organico di ricerca archeologica dedicato alla città.

Il progetto “Leucantica” e le nuove tecnologie applicate all’archeologia

La campagna di scavo rientra nel più ampio progetto “Leucantica”, ideato da Valentino Nizzo insieme all’archeologa Daniela Ventrelli di Puglia Culture. Il programma combina archeologia tradizionale, tecnologie digitali e valorizzazione del patrimonio culturale.

Area di scavo Acropoli di Vereto

La ricerca sul campo, concentrata su alcune aree di proprietà comunale e messe a disposizione gratuitamente dai proprietari, mira sin da questa prima missione a integrare lo scavo stratigrafico tradizionale con l’analisi delle fonti letterarie e antiquarie, lo studio dei materiali già rinvenuti (editi e inediti) e la ricognizione topografica supportata da tecnologie digitali avanzate come la mappatura 3D, il telerilevamento LIDAR e i Sistemi Informativi Geografici (GIS) per l’analisi del paesaggio, coniugate con prospezioni geofisiche non invasive realizzate in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

DiscoVereto_area di scavo Grotta Suda

Archeologia partecipata e coinvolgimento della comunità

Uno degli aspetti più innovativi di DiscoVereto riguarda il forte coinvolgimento della cittadinanza attraverso pratiche di archeologia partecipata. Il progetto punta infatti a trasformare il patrimonio archeologico in una risorsa condivisa per il territorio, in linea con i principi della Convenzione di Faro.

Grotta Suda_ph. Alessandro Rizzo

Sono previsti laboratori didattici aperti al pubblico, seminari e conferenze, attività di citizen science, percorsi educativi, esposizioni temporanee e incontri divulgativi presso il Museo Archeologico di Vereto.

Le attività verranno inoltre documentate attraverso la realizzazione di un documentario dedicato all’esperienza di scavo e al rapporto tra archeologia e comunità locale.

Un progetto culturale per contrastare lo spopolamento

“DiscoVereto” è una delle iniziative inserite nel programma “Storie Meridiane”, progetto di rigenerazione culturale e sociale promosso dai Comuni di Patù e Morciano di Leuca.

L’iniziativa è finanziata attraverso il PNRR Cultura – Missione 1 Componente 3 Investimento 2.1 “Attrattività dei borghi”, sostenuto dall’Unione Europea – NextGenerationEU e dal Ministero della Cultura.

L’obiettivo è utilizzare la cultura come leva concreta di sviluppo economico, turistico e occupazionale per contrastare il fenomeno dello spopolamento nei piccoli centri del Sud Italia.

Valentino Nizzo: “Vereto è una memoria collettiva da riscoprire”

Il direttore scientifico del progetto, Valentino Nizzo, ha sottolineato il valore culturale e sociale dell’iniziativa:

“Con DiscoVereto vogliamo fare dell’archeologia uno strumento di partecipazione, capace di coinvolgere la comunità nella riscoperta del passato e nella costruzione del presente”.

Nizzo ha inoltre evidenziato l’importanza della collaborazione tra università, istituzioni e realtà locali per valorizzare uno dei paesaggi storici più significativi del Mediterraneo.

Il sindaco di Patù: “Un appuntamento con la Storia”

Grande entusiasmo anche da parte dell’amministrazione comunale.

Il sindaco di Patù, Gabriele Abaterusso, ha definito l’avvio degli scavi:

“Un appuntamento con la Storia, un avvenimento sensazionale che tutta la comunità aspettava da anni”.

Secondo il primo cittadino, Vereto rappresenta un luogo identitario per il territorio del Capo di Leuca, uno spazio simbolico dove memoria, storia e appartenenza collettiva si intrecciano profondamente.

Un nuovo capitolo per l’archeologia del Salento

La campagna di scavo, che proseguirà fino al 19 giugno, potrebbe fornire dati fondamentali sulla frequentazione del Capo di Leuca tra età protostorica e romanizzazione.

L’integrazione tra ricerca scientifica, tecnologie avanzate e partecipazione pubblica rende DiscoVereto uno dei progetti archeologici più interessanti attualmente in corso nel Mezzogiorno.

Se i risultati confermeranno le aspettative, Vereto potrebbe diventare un nuovo punto di riferimento per gli studi sull’Italia preromana e per la valorizzazione culturale del Salento.

Per informazioni e per rimanere aggiornati sullo scavo e sulle iniziative ad esso collegate: www.leucantica.it

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: DiscoVereto ✅
#archeologia #archeologiaPartecipata #beniCulturali #CapoDiLeuca #citizenScience #DiscoVereto #Leucantica #Messapi #notizie #Patù #Puglia #Salento #scaviArcheologici #UniversitàLOrientale #ValentinoNizzo #Vereto

Mysterious and impressive ancient tunnel discovered in an archaeological excavation in Jerusalem

A mysterious and impressive ancient tunnel, hewn through the rock over a length of approximately 50 meters, was unexpectedly discovered near Kibbutz Ramat Rachel in Jerusalem. The extraordinary discovery was uncovered during archaeological excavations conducted by the Israel Antiquities Authority prior to the construction of a new neighborhood, funded and initiated by the Israel Lands Authority. The neighborhood plan, being advanced by the Israel Lands Authority north of Ramat Rachel, includes 488 housing units, thousands of square meters designated for employment and commercial use, over an area of approximately 58 dunams, as well as an elementary school and kindergartens.

https://youtu.be/ohDTKvkzLiE

“We were excavating in relatively rocky and exposed terrain when suddenly we discovered a natural karstic cavity,” said Dr. Sivan Mizrahi and Zinovi Matskevich, excavation directors on behalf of the Israel Antiquities Authority. “To our amazement, as the excavation progressed, this cavity developed into a long tunnel. Parts of it are still collapsed, so the tunnel has not yet revealed all of its secrets.”

The entrance to the ancient complex from the surface was through a staircase descending to a hewn opening that led into the tunnel. The tunnel itself was discovered filled with layers of soil that had accumulated over hundreds, perhaps even thousands, of years.

 One of the entrances to the underground complex uncovered in the Jerusalem excavations. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority


Excavation at several points inside the tunnel showed that it reaches a height of up to 5 meters and a width of approximately 3 meters.

“The quarrying was executed meticulously. It is clear that whoever carved this tunnel invested tremendous effort, careful planning, and possessed the capabilities and resources necessary to achieve this goal.”

Yet the purpose of the tunnel remains unclear.

The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority

At first, researchers proposed that this was an ancient water installation intended to reach a spring source. This assumption, however, was ruled out, first because the tunnel walls are not plastered and, second, following consultation with a geologist, because no underground water horizons are known in this area, and the tunnel contains no indication of water accumulation.

The possibility that this was some kind of underground agricultural or industrial installation was then examined, but the scale of the work and the absence of comparable sites in the vicinity made this explanation unlikely.

The ancient tunnel uncovered in Jerusalem. Photo: Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority

The researchers’ current assessment is therefore that the tunnel was intended to reach a chalk layer suitable for quarrying building stones or producing lime. Possible evidence supporting this interpretation includes a shaft carved into the tunnel’s ceiling, which may have been used for ventilation, as well as quarrying debris discovered on the tunnel floor – although this interpretation, too, remains uncertain.

Alternatively, the findings may indicate that the quarrying and construction of the tunnel were never completed, and therefore its intended purpose and nature remain unknown.

According to Dr. Mizrahi and Matskevich, “The date of the tunnel is also a mystery to us, since not even the smallest find was uncovered that could indicate when it was created. At the same time, the tunnel lies only a few hundred meters, as the crow flies, from two significant ancient sites – a public building from the Iron Age (First Temple period) in the Arnona neighborhood, and Tel Ramat Rachel, where settlement remains dating from the Iron Age through the Islamic period have been documented.”

Shikma Sig, Jerusalem Region Planner at the Israel Lands Authority, said: “The Israel Lands Authority promoted the plan north of Ramat Rachel, which includes a residential quarter alongside a unique archaeological park that will be established for the benefit of residents. The neighborhood offers a rare combination of modern urban development and preservation of historical heritage, providing the future community with a green open space that makes the treasures of history accessible just beneath their homes. The Israel Lands Authority is proud to advance sustainable urban development for the benefit of Jerusalem residents and the citizens of Israel as a whole.”

Dr. Amit Re’em, Jerusalem District Archaeologist at the Israel Antiquities Authority, added: “We are celebrating Jerusalem Day this week. This discovery joins many others being uncovered every day, hour by hour, throughout the city. The archaeologists and researchers of the Israel Antiquities Authority are constantly at work, because this city never ceases to surprise. Usually we have explanations for the discoveries we uncover, but sometimes, as in this case, we stand astonished and amazed.”

According to Israeli Minister of Heritage Rabbi Amichai Eliyahu, “During Jerusalem Day week, this special discovery reminds us of the deep and ancient connection of the Jewish people to Jerusalem. Beneath the city’s soil, extraordinary enterprises of life, creativity and construction are revealed time and again, testifying to generations of people who lived and worked here and left their mark. Jerusalem is not only the present-day capital of the State of Israel – it is also the heart of the historical story of the Jewish people, which continues to be uncovered before our eyes.”

This impressive discovery is expected to be incorporated into an archaeological park for the benefit of the public and the future residents of the neighborhood being planned by the Israel Lands Authority.

Source: IAA

#archaeology #archeologia #Israel #Jerusalem #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte

Misterioso tunnel scoperto sotto Gerusalemme: gli archeologi non riescono ancora a spiegarne la funzione

S&A

Una sorprendente scoperta archeologica sta incuriosendo studiosi e ricercatori a Gerusalemme. Durante gli scavi preventivi condotti nei pressi del kibbutz Ramat Rachel, nell’ambito di un progetto edilizio promosso dalla Israel Lands Authority, gli archeologi hanno portato alla luce un antico tunnel sotterraneo scavato nella roccia, lungo circa 50 metri e ancora in parte inesplorato.

L’antico tunnel riportato alla luce a Gerusalemme. Foto Yoli Schwartz, Autorità israeliana per le antichità.

Il rinvenimento è avvenuto nel corso delle attività dell’Israel Antiquities Authority e potrebbe presto entrare a far parte di un futuro parco archeologico dedicato alla valorizzazione dell’area.

Un tunnel scavato con straordinaria precisione

Secondo i direttori dello scavo, Sivan Mizrahi e Zinovi Matskevich, tutto è iniziato con l’individuazione di una cavità naturale nel sottosuolo roccioso. Con l’avanzare delle indagini, però, gli archeologi si sono resi conto che non si trattava di una semplice formazione carsica, ma di un vero e proprio tunnel artificiale scavato con estrema accuratezza.

L’accesso originario avveniva tramite una scala che conduceva a un’apertura ricavata nella roccia. All’interno, il tunnel si presenta imponente: in alcuni punti raggiunge circa cinque metri di altezza e tre metri di larghezza.

Gli studiosi sottolineano come la realizzazione dell’opera abbia richiesto notevoli capacità tecniche, pianificazione e un importante investimento di risorse umane.

Uno degli ingressi al complesso sotterraneo portato alla luce durante gli scavi a Gerusalemme. Foto di Yuli Schwartz, Autorità per i Beni Archeologici

A cosa serviva il tunnel? Le ipotesi degli archeologi

Nonostante la grandiosità della struttura, la sua funzione resta ancora sconosciuta.

In un primo momento gli studiosi avevano pensato a un sistema idrico sotterraneo destinato a intercettare una sorgente. Questa teoria è stata però rapidamente esclusa: le pareti del tunnel non presentano tracce di intonaco impermeabilizzante e, secondo le analisi geologiche, nell’area non esistono falde acquifere sotterranee.

L’antico tunnel rinvenuto a Gerusalemme. Foto di Yuli Schwartz, IAA

È stata presa in considerazione anche l’ipotesi di una struttura agricola o industriale, ma l’assenza di confronti simili nella zona rende difficile sostenere questa interpretazione.

Forse una cava sotterranea per pietra o calce

L’ipotesi oggi ritenuta più plausibile è che il tunnel fosse destinato a raggiungere uno strato di gesso utile per l’estrazione di materiale edilizio o per la produzione di calce.

L’antico tunnel riportato alla luce a Gerusalemme. Foto: Yoli Schwartz, Autorità israeliana per le antichità.

A sostegno di questa teoria vi sarebbero alcuni elementi significativi, tra cui un pozzo scavato nel soffitto che potrebbe aver avuto funzione di ventilazione e i detriti di lavorazione rinvenuti sul pavimento del passaggio sotterraneo. Tuttavia, anche questa spiegazione resta ipotetica. Gli archeologi non escludono infatti che il progetto sia stato abbandonato prima del completamento, lasciando il tunnel incompiuto.

Video: il misterioso tunnel scoperto in Israele (in inglese)

https://www.youtube.com/watch?v=ohDTKvkzLiE

Un enigma anche per la datazione

A rendere ancora più affascinante il ritrovamento è l’assenza totale di reperti utili alla datazione. Gli scavi non hanno restituito ceramiche, monete o altri oggetti che possano indicare con precisione il periodo di costruzione del tunnel. Eppure l’area circostante è ricchissima di testimonianze storiche. A poca distanza sorgono infatti importanti siti archeologici collegati all’Età del Ferro e al periodo del Primo Tempio, oltre a Tel Ramat Rachel, frequentato dall’antichità fino all’epoca islamica.

Gerusalemme continua a sorprendere gli archeologi

Per Amit Re’em, archeologo distrettuale dell’Israel Antiquities Authority, il nuovo tunnel rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto il sottosuolo di Gerusalemme continui a custodire segreti ancora sconosciuti.

Gli archeologi lavorano quotidianamente in una città dove ogni cantiere può trasformarsi in una scoperta eccezionale. E proprio questo caso, privo per ora di risposte definitive, mostra quanto il passato possa ancora sorprendere anche gli studiosi più esperti.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: IAA – Israel Antiquities Authority ✅
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🏛️ 𝐄𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐚 𝐏𝐨𝐧𝐬𝐨, 𝐧𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐝𝐨𝐯𝐚𝐧𝐨 ❗

✅ Durante i lavori per la nuova SR10 sono emersi templi, iscrizioni venetiche e un antico santuario frequentato tra età preromana e romana. Un ritrovamento che potrebbe cambiare la conoscenza del Veneto antico.

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📷 ©SABAP PD TV BL
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❗ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲𝗰𝗰𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗮 𝗧𝗶𝘃𝗼𝗹𝗶 ❗

🏛️ Nel Santuario di Ercole Vincitore è riemersa un’iscrizione monumentale che conferma l’esistenza della basilica romana citata da Svetonio ai tempi di Augusto

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📷 Foto ©MiC

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Archeologia subacquea, al via nuove indagini sui fondali della Sicilia sud-orientale

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Individuare nei fondali della Sicilia sud-orientale nuove aree di interesse archeologico e ambientale. È questo l’obiettivo del “Progetto pilota per la ricerca sistematica in acque profonde”, realizzato dalla Regione Siciliana nell’ambito della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e Arpa Sicilia, le cui prime indagini hanno preso il via questa mattina. 

Gli interventi di mappatura e ricerca interesseranno varie zone lungo le coste dell’Isola, a profondità comprese tra i 50 e i 150 metri. Saranno impiegate tecnologie d’avanguardia, quali Side scan sonar (SSS), Multi beam echo sounder (MBES) e veicoli subacquei telecomandati (ROV), che consentiranno di verificare, attraverso metodologie aggiornate e innovative, le numerose segnalazioni e ricostruzioni avanzate nel corso degli anni, contribuendo anche a fare chiarezza su uno dei più noti casi dell’archeologia subacquea mediterranea: un focus particolare, infatti, riguarderà il tratto costiero di Brucoli, nel Siracusano, area da tempo al centro dell’interesse storico-archeologico per alcune ipotesi sulla possibile provenienza dei celebri Bronzi di Riace. 

Per approfondire: Bronzi di Riace, un nuovo studio riapre il caso: “Rimasero per duemila anni nei fondali siciliani, ecco le prove”

https://storiearcheostorie.com/2025/11/15/bronzi-riace-ipotesi-siciliana-nuovo-studio/

Il coordinamento scientifico delle operazioni è affidato all’archeologo Roberto La Rocca, che condurrà le attività assieme ai team tecnici delle due istituzioni.

«Queste indagini – dice l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato – segnano un salto di qualità nell’approccio alla conoscenza del patrimonio sommerso. L’integrazione tra competenze archeologiche, tecnologie avanzate e monitoraggio ambientale consente, per la prima volta, una lettura interdisciplinare e su larga scala dei fondali siciliani, anche grazie al contributo di Arpa Sicilia».

Le attività si inseriscono, infatti, nel quadro dell’accordo operativo tra l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e la Soprintendenza del Mare, volto allo sviluppo di programmi di ricerca integrata per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale marino.

«Una sinergia che rafforza la tutela e apre a nuove prospettive di ricerca, restituendo centralità al mare come archivio della nostra storia», commenta il soprintendente del Mare Ennio Turco

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: Regione Siciliana ✅
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