Venezia, i carabinieri TPC recuperano una stele funeraria romana del I secolo
Nuova, importante operazione di tutela del patrimonio archeologico nel territorio veneziano. I Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia hanno restituito alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana una preziosa porzione di monumento funerario romano risalente alla prima metà del I secolo d.C.
Il reperto, recuperato nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia, era stato individuato in un’abitazione privata di Campagna Lupia, in provincia di Venezia. La consegna ufficiale allo Stato è avvenuta il 26 maggio 2026, al termine dell’attività investigativa.
Una stele romana sottratta al mercato illecito
Secondo gli accertamenti del Nucleo TPC, il manufatto sarebbe il risultato di scavi clandestini oppure di ritrovamenti fortuiti mai denunciati, avvenuti nella seconda metà del Novecento. Successivamente il bene sarebbe entrato nel circuito della ricettazione antiquaria.
I Carabinieri hanno quindi proceduto al sequestro della lastra, poiché il possessore non era in grado di dimostrare un valido titolo di proprietà, come richiesto dalla normativa italiana sui beni archeologici.
Il reperto: un’iscrizione funeraria della Venezia romana
Il reperto consiste in una lastra parallelepipeda in pietra calcarea beige-giallastra, lavorata e iscritta su un solo lato. Le dimensioni sono considerevoli: 90 x 87 x 14 centimetri.
Gli studiosi ritengono che il frammento appartenesse alla balaustra frontale di un recinto funerario di medio-grandi dimensioni, probabilmente collocato in una necropoli della Venezia romana.
L’iscrizione presenta eleganti lettere capitali latine e un campo epigrafico ben rifinito. Sulla lastra si legge:
[—]iae C(aii) f(iliae) et C(aio) A[—]
C(aii) f(ilio) viro me[—]
[—] e I L(ucio) Elvio [—]
Nel testo sono menzionate almeno tre persone: la prima è una donna, priva di cognome, come pure l’uomo che la segue, circostanza che consente di datare l’epigrafe alla prima metà del I secolo d.C. È ignoto il gentilizio dell’uomo citato dopo l’anonima defunta, infatti si conserva soltanto l’iniziale A, per cui non è possibile alcuna interpretazione.
È interessante il vocabolo “viro“, che denota il rapporto fra la donna e il suo compagno di vita. Dopo viro si trova me seguito da lacuna. Può essere “me[o]” o anche “me[renti]“. L’ultimo nome leggibile è quello di L(ucius) Elvius.
Guarda il videoservizio: Venezia, recuperata dai carabinieri una stele funeraria romana del I secolo d.C.
Le indagini e il ruolo della Soprintendenza
L’attività investigativa, avviata nel luglio 2024, è stata supportata dagli esperti della Soprintendenza ABAP di Venezia, che hanno effettuato analisi tecniche fondamentali per autenticare e contestualizzare il manufatto.
Nel maggio 2025 la Procura di Venezia ha disposto il dissequestro e la restituzione ufficiale del bene allo Stato. Su indicazione della Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura, il reperto è stato assegnato al Comune di Campagna Lupia, dove sarà valorizzato ed esposto presso il Palazzo di Città.
Un patrimonio restituito alla collettività
Il recupero di reperti archeologici appartenenti al demanio culturale rappresenta una delle principali attività investigative dei Carabinieri TPC. Attraverso controlli costanti, collaborazioni con studiosi e soprintendenze e monitoraggi del mercato antiquario, vengono riportati alla collettività beni che raccontano la storia dei territori italiani.
La restituzione della stele romana rappresenta dunque non solo un successo investigativo, ma anche un’importante operazione di tutela e valorizzazione della memoria storica.
📘 Notizia verificata ✅
- 📄 Fonte:Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia ✅





