Basilica rurale del VII secolo, tomba tardoantica e centro produttivo: nuovi dati sulla Cipro bizantina

Elena Percivaldi

Nuove importanti scoperte a Cipro. La campagna di scavo 2025 del progetto Settled and Sacred Landscapes of Cyprus” (SeSaLaC), condotto dall’Archaeological Research Unit e dalla Summer Field School dell’Università di Cipro, ha consentito di effettuare nuovi e importanti ritrovamenti nei siti di Kophinou Agios Herakleios e Menogeia-Limnes, nella valle dello Xeros.
L’intervento, diretto da Athanasios Vionis (Aprofessore associato dell’Università di Cipro) e da Doria Nicolaou, si è svolto dal 1° al 31 luglio 2025 e ha permesso di chiarire le fasi insediative e rituali finora poco documentate nella Cipro rurale tra età tardoantica e medioevo.

La basilica nascosta sotto la chiesa medievale

Un edificio stratificato usato tra VII e XVI secolo

Le indagini si sono concentrate a sud e ad est del cosiddetto martyrion(in età paleocristiana, un edificio costruito sulla tomba di un martire o sul luogo in cui era avvenuta la sua morte e dedicata al suo culto) di Agios Herakleios (Sant’Eraclio). È stato confermato che la chiesa a navata unica con volta a botte, già esplorata nel 2024, appartiene a una fase medievale e che è stata edificata direttamente sopra una più antica basilica a tre navate, databile con buona probabilità agli inizi del VII secolo d.C.

La chiesa più recente era sostenuta da tre archi con relativi contrafforti. Nel livello di crollo sono stati recuperati frammenti di affreschi, intonaci dipinti e elementi lapidei che testimoniano l’esistenza di un apparato decorativo interno molto articolato.

La sepoltura in larnax e le strutture del nartece

Tra le scoperte più significative figura una sepoltura in larnax (ossia in un piccola cassa) di pietra, risalente all’età proto-bizantina, rinvenuta all’esterno della parete sud del martyrion. Lo scheletro, conservato in situ, offre una rara testimonianza delle pratiche funerarie in ambito rurale.

Nuovi saggi aperti a sud dell’edificio hanno inoltre rivelato due muri paralleli, interpretabili come parte del nartece della basilica originaria.
All’interno degli stessi livelli sono stati individuati un focolare e una base per mortaio, indizi del riutilizzo dell’area in età tardo-medievale.

Ceramiche tra XIV e XVI secolo

Il materiale ceramico proveniente dagli strati di crollo della chiesa medievale comprende frammenti databili tra fine XIV e metà XVI secolo, confermando che il complesso ha continuato ad essere frequentato per quasi un millennio, dal VI al XVI secolo. Si tratta del primo caso documentato a Cipro di un cimitero organizzato attorno a una basilica rurale, probabilmente attivo sin dalla fondazione di quest’ultima.

Menogeia-Limnes: un centro produttivo della Cipro tardoantica

Il quartiere artigianale con fornace per ceramica

Nel vicino sito di Menogeia-Limnes, è stato effettuato un saggio esplorativo in una zona già nota per la presenza di attività artigianali. Qui gli archeologi hanno identificato un laboratorio ceramico databile tra V e VII secolo, riconosciuto come tale grazie alla concentrazione di scarti di fornace, argilla cruda, residui di combustione e per la presenza di materiali di scarto.

È emersa inoltre una struttura con incavo circolare ricavato nella roccia, probabilmente associata a una fornace. Tra i reperti sono emersi carbone, frammenti di vetro e metallo, a conferma del ruolo produttivo, di tipo rurale, del luogo in età proto-bizantina.

Una nuova visione della Cipro rurale tardoantica

Gli scavi di Kophinou e Menogeia colmano un’importante lacuna per la conoscenza dei cosiddetti “secoli bui” della Cipro bizantina: gettano infatti nuova luce sulle dinamiche residenziali e produttive e sui rituali praticati nel territorio in quel periodo poco documentato.
I dati raccolti delineano l’esistenza di un paesaggio complesso, frequentato per secoli senza soluzione di continuità , e fondamentale per comprendere l’organizzazione economica e sociale della regione.

#archeologiaMedievale #basilicaBizantina #byzantineCyprus #ceramicaTardoantica #ciproArcheologia #kophinou #larnax #menogeia #scavi2025 #sesalac #universityOfCyprus

🌟 Nuove straordinarie scoperte a Castelseprio!!

🏛️ Le indagini archeologiche dell’Università di Padova riportano alla luce i resti di un palazzo goto e una sepoltura dell’età del Ferro.

📜 Trovata anche una stele funeraria romana dedicata a un soldato dell’età imperiale!

🔗Tutti i dettagli su Storie & Archeostorie

#Castelseprio #Archeologia #Longobardi #UNESCO #UniversitàdiPadova #Scavi2025 #StoriaMedievale #ArcheologiaMedievale #Varese #Lombardia #Goti

@amp_padova…

https://storiearcheostorie.com/2025/10/20/scoperte-archeologiche-castelseprio-2025/

Nuove scoperte a Castelseprio: tomba dell'età del Ferro, iscrizione romana e resti di un palazzo goto

Castelseprio, gli scavi dell’Università di Padova rivelano strutture precedenti alla chiesa di San Giovanni e una sepoltura dell’età del Ferro.

Storie & Archeostorie

Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota

Elena Percivaldi

Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.

Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda

Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.

Foto: ©Università di Padova

Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse

Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.

Foto: ©Università di Padova

La stele romana reimpiegata nel Medioevo

Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.

La professoressa Chavarria con la stele appena scoperta (Foto: ©Università di Padova)

Sepolture e storie di comunità

Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.

Leggi anche

https://storiearcheostorie.com/2025/08/02/castelseprio-scavi-origini-edificio/

Una sorpresa continua

«Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».

Foto: ©Università di Padova

Le nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.

Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).

#AlexandraChavarría #archeologia #archeologiaMedievale #Castelseprio #epocaGota #EtàDelFerro #GianPietroBrogiolo #InEvidenza #Lombardia #Longobardi #notizie #ParcoArcheologicoDiCastelseprio #restiRomani #SanGiovanni #scavi #scaviArcheologici #sitiLongobardi #Unesco #UniversitàDiPadova #Varese

“Luoghi di culto e popolamento in una valle alpina dal IV al XV secolo. Ricerche archeologiche a Illegio (Ud) 2002 – 2012” (SAP Società Archeologica)

A cura di Aurora Cagnana, Stefano Roascio

Correva l’anno 2012 quando gli archeologi terminavano le attività di ricerca sul sito di Illegio (Udine), splendido borgo montano nei pressi di Tolmezzo e immerso tra i monti della Carnia, a 750 metri di quota. Una campagna, iniziata nel 2002 sotto la direzione di Aurora Cagnana e Stefano Roascio, che ha avuto il merito di indagare e riportare alla luce un sito complesso, forse da identificare con la Ibligo citata da Paolo Diacono come uno dei sette luoghi fortificati (castra) dove i Longobardi nel 610 si rifugiarono nel tentativo di respingere gli Avari dopo il tremendo saccheggio di Cividale, e rivelatosi composto da chiese paleocristiane e altomedievali, oltre che fortificazioni e resti di edifici.

Una sintesi ragionata ed organica di queste lunghe e importanti ricerche, continuate con il contributo finanziario del Comitato di San Floriano e il sostegno della comunità locale, sono state ora pubblicate in un volume – intitolato “Luoghi di culto e popolamento in una valle alpina dal IV al XV secolo. Ricerche archeologiche a Illegio (Ud) 2002 – 2012” – dalla SAP Società archeologica.

Lo studio ha permesso di gettare nuova luce sul processo di (precosissima) cristianizzazione dell’area montana, ricostruito attraverso le vicende delle chiese di San Paolo – la più antica pieve del Friuli: qui alcune informazioni sullo scavo –, San Vito e San Floriano, dalla fase paleocristiana nel IV secolo fino al basso Medioevo e all’età moderna. Ma ha anche investigato la formazione dei centri di potere, individuando nella fortezza del Broili e nel Cjastelat Feleteit due insediamenti fortificati a controllo del territorio che appartenevano ad un sistema articolato legato ad un importante potere locale, sviluppatosi forse già nella fase tardoantica-altomedievale ma sicuramente attivo nel corso del basso Medioevo, a partire dal XI secolo.

Certo, il volume non rappresenta – avvertono gli autori – l’edizione esaustiva di tutte le stratigrafie di scavo. Vuole invece essere un lavoro agile, uno strumento di divulgazione – in primis per la comunità che ha sostenuto il progetto -, ma non per questo privo del necessario rigore scientifico e della giusta attenzione metodologica che questo tipo di ricerche impone. Il tentativo è dunque quello di raccogliere i risultati dell’ampio lavoro svolto così da permettere di cogliere lo sviluppo della comunità di Illegio attraverso i secoli, ricostruendone le dinamiche storiche e i cambiamenti economici e sociali. Ed è pienamente riuscito, giacché ai dati archeologici emersi via via dall’indagine di tutto ciò che è stato trovato si è aggiunto il meticoloso studio e l’attento confronto di tutte le fonti disponibili, sia scritte che orali.

Come spiega nella prefazione Roberto Micheli (Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia), nel caso di Illegio si conserva infatti ancora oggi un corposo patrimonio di leggende e tradizioni legate ai luoghi e alle loro vicende, che le indagini archeologiche hanno puntualmente confermato e che trova ulteriore riscontro anche nella toponomastica locale.

Un patrimonio di ricordi di comunità, insomma, che tramandati per secoli di generazione in generazione “indicano quanto, tra le pieghe di un meraviglioso paesaggio alpino e fra la sorprendente memoria collettiva dei suoi abitanti, si possa ancora cogliere per ricostruire la storia dei luoghi”, concludono suggestivamente gli autori. Chissà? Forse il caso virtuoso di Illegio potrebbe davvero essere un modello da riprodurre ad in altri contesti, della Carnia e non solo. Un nuovo metodo di indagine e ricerca – archeologica, storica e antropologica insieme – più moderno, più inclusivo, più partecipato. E quindi, in ultima analisi, anche più decisivo, intrigante ed efficace.

Elena Percivaldi

Luoghi di culto e popolamento in una valle alpina dal IV al XV secolo

Ricerche archeologiche a Illegio (Ud) (2002 – 2012)
A cura di Aurora Cagnana, Stefano Roascio

Monografie
2025, 184 pp., 276 imm. a colori
ISBN: 9791256820115
SAP Società Archeologica
€ 35,00 – Novità

ACQUISTA IL VOLUME SCARICA PDF GRATIS

#archeologiaMedievale #AuroraCagnana #Carnia #chiesePaleocristiane #fortificazioni #Friuli #Illegio #libri #Medioevo #novitàEditoriali #SAPSocietàArcheologica #StefanoRoascio #TardaAntichità #Udine

✨ 🏰 𝗟𝗮 𝗥𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗠𝗼𝗻𝘀𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮 𝘀𝗽𝗹𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲!

Presentato il piano di restauro e valorizzazione da 4,7 milioni di euro: tutela, accessibilità e turismo "lento" al centro di un progetto che guarda al futuro.

👉 I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-aw2

#RoccadiMonselice #PatrimonioCulturale #Veneto #TurismoLento #Restauro #Storia #Padova #comunedimonselice #AMPPadova #archeologiamedievale
@amp_padova

https://storiearcheostorie.com/2025/10/03/padova-la-rocca-di-monselice-tornera-a-splendere-restauro-e-valorizzazione-da-47-milioni-di-euro/

Padova / La Rocca di Monselice tornerà a splendere: restauro e valorizzazione da 4,7 milioni di euro - Storie & Archeostorie

La Rocca di Monselice, uno dei gioielli veneti e uno dei luoghi simbolo della provincia di Padova, si prepara a un nuovo capitolo della sua lunga storia grazie a un articolato piano di investimenti che supera i 4,7 milioni di euro. La Regione Veneto, insieme al Comune e a Veneto Edifici Monumentali, ha presentato nella […]

Storie & Archeostorie

A Nimega torna alla luce una grande necropoli merovingia: 130 tombe con spettacolari corredi di armi, gioielli e monete | FOTO

Elena Percivaldi

Eccezionale scoperta nei Paesi Bassi. Durante i lavori di ricerca preventiva nell’area di Winkelsteeg, a sud del fiume Waal, gli archeologi del Comune di Nimega hanno riportato alla luce una vasta necropoli merovingia risalente tra il 550 e il 725 d.C. L’area, situata sotto gli ex campi sportivi della SV Hatert, ha restituito almeno 130 sepolture di uomini, donne e bambini, disposte inizialmente in file ordinate ma in seguito sovrapposte data la frequentazione continuata del sito.

Veduta dello scavo (foto: ©Gemeente Nijmegen)

Purtroppo le condizioni del terreno non hanno consentito la conservazione dei resti organici; tuttavia i corredi funerari restituiscono un’idea precisa della struttura della comunità: gioielli, monete d’oro e d’argento, armi e ceramiche, rivelano infatti non solo lo status sociale dei defunti, ma anche la presenza di intensi scambi commerciali con l’area franca.

Lo scavo in corso (foto: ©Gemeente Nijmegen)

Gioielli femminili e armi maschili

In dettaglio, le tombe femminili hanno restituito, tra gli altri oggetti, numerose collane realizzate con inseriti d’ambra e vaghi in vetro colorati e splendide fibule decorate. Una di queste, in particolare, è del tipo “a disco”, rivestita d’oro e ornata con pietre preziose: il modello ricorda da vicino le fibule di produzione bizantina, considerate uno status symbol tra le donne di alto rango come attestano numerosi ritrovamenti anche in altri contesti altomedievali (basta pensare, da noi, ai tanti esempi riemersi nelle necropoli longobarde).

Una delle numerose collane trovate nelle tombe femminili (foto: ©Gemeente Nijmegen)

Le sepolture maschili sono caratterizzate, come di consueto, dalla presenza di armi: spade, lance, pugnali, scudi e frecce, a ribadirne il ruolo sociale.

Secondo l’archeologo Joep Hendriks, questi reperti dimostrano che la comunità era perfettamente inserita nell’ampia rete commerciale e culturale che si estendeva fino ai confini dell’impero franco.

Un luogo abitato per secoli

La scoperta conferma la lunga continuità insediativa della zona. Nei pressi, già nel 2021, era stata ritrovata una splendida coppa in vetro blu di epoca romana. Sotto i campi sportivi, inoltre, sono emerse anche tracce di fattorie dell’età del Ferro e di epoca romana, a ulteriore conferma che Winkelsteeg fu un punto strategico fin dalla protostoria.

Coppa in vetro (foto: ©Gemeente Nijmegen)

L’assessore al patrimonio culturale Tobias van Elferen ha sottolineato come questa scoperta arricchisca la conoscenza di Nimega, città che attraverso i secoli ha mantenuto un ruolo vivo e dinamico.

(foto: ©Gemeente Nijmegen)

Studi e conservazione dei reperti

Accanto a tombe relativamente semplici, gli scavi hanno rinvenuto sepolture “monumentalizzate” con rivestimenti in legno, a conferma che quella di Nimega era una società differenziata nello status e nelle gerarchie sociali. L’esame ai raggi X effettuato su alcuni degli oggetti metallici ha inoltre rivelato la presenza di decorazioni elaborate. Tutti i materiali saranno accuratamente studiati e i risultati verranno pubblicati nei prossimi mesi. Nell’attesa, alcuni oggetti sono già esposti al pubblico nella sede del municipio di Nimega.

Fonte notizia e foto: Gemeente Nijmegen

#AltoMedioevo #archeologia #archeologiaFuneraria #archeologiaMedievale #archeologiaPaesiBassi #armiAntiche #carolingi #Franchi #GemeenteNijmegen #gioielliAntichi #InEvidenza #necropoliMerovingia #Nimega #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte

Padova / Monselice, ultima occasione per visitare lo scavo archeologico alla Rocca: "Emersi un cimitero medievale e un edificio nobiliare"

Il 2 luglio alle 17.30 visita guidata agli scavi con archeologi e studenti: emerse oltre 40 sepolture e i resti di un edificio legato al comandante della Rocca.

@amp_padova
@unipd @dbc.unipd

#archeologiamedievale #monselice #padova #scavi #archeologia #roccadimonselice #scaviarcheologici #unipd #visiteguidate

https://storiearcheostorie.com/2025/06/27/monselice-ultima-occasione-per-visitare-lo-scavo-alla-rocca/

summer reviews, pt. 1 🏖️

#archeologiamedievale

Inghilterra / Scoperto a Leeds un raro pendente sassone a forma di croce: un tesoro altomedievale racconta il passato della città

Elena Percivaldi

È un piccolo gioiello, rimasto sepolto per oltre 1.200 anni in un campo nei pressi di Leeds, nel nord dell’Inghilterra. Ma si sta rivelando una testimonianza preziosa, quasi unica, della vita nell’antico regno sassone di Northumbria.

La croce d’oro, simbolo di fede e potere nell’Alto Medioevo

Si tratta di una croce pettorale in argento massiccio, ricoperta da una sottile lamina d’oro e decorata su entrambi i lati con motivi ornamentali a intreccio tipici dell’arte sassone. Nonostante un braccio sia spezzato e la pietra che campeggiava nel castone centrale sia andata perduta, il reperto è di grande fascino. E conserva, intatti, tutta la sua bellezza e il suo eccezionale valore storico.

La croce vista da vicino (foto ©Leeds City Museum)

Secondo gli esperti, il pendente risalirebbe all’VIII secolo e potrebbe essere appartenuto a una figura influente nella locale comunità sassone. Forse un alto prelato, oppure un importante funzionario laico. A scoprirlo, lo scorso anno, un appassionato armato di metal detector, che poi lo ha prontamente consegnato alle autorità attraverso il Portable Antiquities Scheme.

Una testimonianza importante della Leeds medievale

Il pendente è stato recentemente acquisito dalle collezioni pubbliche del Leeds Museums and Galleries, grazie al sostegno di finanziamenti provenienti da enti culturali nazionali e locali. Sarà esposto al pubblico entro la fine dell’anno presso il Leeds City Museum.

Ancora un’immagine del reperto (foto ©Leeds City Museum)

“La croce era probabilmente portata al collo e rappresentava un segno visibile dell’identità religiosa e dell’alto rango sociale di chi la indossava”, spiega Kat Baxter, archeologa presso il museo.
“È stata realizzata in un’epoca in cui Leeds faceva parte del regno di Northumbria e si aggiunge a una serie di reperti che ci aiutano a ricostruire il profilo delle persone che abitavano qui all’epoca”.

Scoperte che riscrivono la storia locale

Negli ultimi anni, il territorio attorno a Leeds ha restituito importanti tracce del suo passato sassone e romano. Nel 2022, durante uno scavo a Garforth, gli archeologi hanno rinvenuto una bara in piombo di 1.600 anni fa, contenente lo scheletro di una donna di 25-35 anni sepolta con gioielli come un bracciale, una collana di perle di vetro e un anello.

La bara di piombo, di epoca romana (foto ©Leeds City Museum)

Ancora prima, nel 2012, il museo ha acquisito uno straordinario Tesoro, il West Yorkshire Hoard: sette oggetti datati tra il VII e l’XI secolo, tra i quali gioielli d’oro di altissima qualità, indossati da membri dell’élite sassone.

“Tutti questi ritrovamenti indicano la presenza di un tessuto sociale ricco e complesso, in cui Leeds era abitata da persone potenti e benestanti”, aggiunge Baxter. “Purtroppo, gli oggetti delle classi meno abbienti sono più rari da trovare, ma ogni nuovo reperto contribuisce a completare il puzzle del nostro passato”.

Il tesoro riemerso nel West Yorkshire (foto ©Leeds City Museum)

La storia che riaffiora dal sottosuolo

Il pendente è stato acquisito grazie al contributo dell’Arts Council England/V&A Purchase Grant Fund, della Leeds Philosophical and Literary Society e degli Amici dei Musei di Leeds, ed è stato dichiarato un “tesoro” ai sensi del Treasure Act del 1996.

Salma Arif, assessore comunale alla cultura di Leeds, ha commentato:

“Questa scoperta è un bellissimo esempio di quanto il nostro passato sia ancora presente attorno a noi. Siamo felici di poter arricchire le nostre collezioni e di continuare a raccontare la storia della città con oggetti di così grande valore.”

#AltoMedioevo #anglosassoni #archeologia #archeologiaMedievale #crocePettorale #Inghilterra #Leeds #LeedsCityMuseum #Medioevo #Northumbria #notizie #PortableAntiquitiesScheme #RegnoUnito #sassoni #scoperte #tesoroSassone

ARCHEOLOGIA | 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐚 𝐒𝐜𝐚𝐧𝐝𝐢𝐜𝐜𝐢: 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐜𝐚𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐝𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐚𝐥𝐭𝐨𝐦𝐞𝐝𝐢𝐞𝐯𝐚𝐥𝐞

I materiali la datano tra l’VIII ed IX secolo d.C. testimoniando la presenza di una comunità (o un nucleo rurale) precedente l'abbazia, fondata intorno all'anno Mille.

Scopri i dettagli su @storieearcheostorie

@comunediscandicci

#archeologia #scandicci #altomedioevo #grubenhaus #scoperte #scavi #archeologiamedievale

https://storiearcheostorie.com/2025/04/22/scandicci-scoperta-a-badia-di-settimo-una-capanna-altomedievale/

Scandicci: scoperta a Badia di Settimo una capanna altomedievale

Dallo scavo della Badia di Settimo spunta una Grubenhaus, una capanna altomedievale databile all'VIII-IX secolo. Risale a prima dell'abbazia.

Storie & Archeostorie