5𝐭𝐡 𝐂𝐀𝐋𝐋 𝐅𝐎𝐑 𝐉𝐎𝐈𝐍𝐓 𝐌𝐀𝐗 𝐏𝐋𝐀𝐍𝐂𝐊-𝐖𝐄𝐈𝐙𝐌𝐀𝐍𝐍 𝐏𝐎𝐒𝐓𝐃𝐎𝐂𝐓𝐎𝐑𝐀𝐋 𝐏𝐑𝐎𝐆𝐑𝐀𝐌𝐌𝐄

The Max Planck Society in Germany and the Weizmann Institute of Science in Israel offer outstanding young researchers a prestigious four-year appointment in two renowned research organizations. The current call in the Joint post-doctoral researcher Programme is open for applications until December 3rd, 2025:

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Max Planck-Weizmann Joint Postdoctoral Program

The Max Planck Society and the Weizmann Institute of Science announce a prestigious four-year postdoctoral program.

Max Planck-Weizmann Joint Postdoctoral Program

Israeli universities drop in ranking but stay in world’s top 100

The Shanghai Ranking, which ranks the world’s leading universities, published its updated ranking list on Friday. According to…
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Ostriche per ricchi ospiti nella villa romana di Lio Piccolo: il sensazionale “ostriarium” in mostra a Venezia [VIDEO]

Elena Percivaldi

A Lio Piccolo (Cavallino-Treporti), nel cuore della laguna di Venezia, le acque basse hanno custodito per quasi due millenni un tesoro segreto: un vivarium romano del I secolo d.C. Anzi, per la precisione un ostriarium, una vasca destinata alla conservazione di ostriche vive prima del loro consumo. Scoperto nel 2021 grazie a indagini stratigrafiche subacquee condotte dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, rappresenta una testimonianza unica in Italia, con un solo confronto noto nella laguna di Narbonne, in Francia. La struttura, composta da mattoni e tavole lignee e contenente circa 300 gusci di ostriche (Ostrea edulis), offre un’inedita prospettiva sulla vita e sull’economia della laguna in epoca imperiale romana, molto prima della nascita di Venezia come la conosciamo oggi.

La scoperta è avvenuta in un luogo di straordinario interesse naturalistico (Photo Nico Covre)

Dal 16 aprile al 2 novembre 2025, il Museo di Storia Naturale di Venezia Giancarlo Ligabue ospiterà un’esposizione dedicata a questa scoperta. In mostra reperti, immagini, video delle operazioni di scavo e un modello tridimensionale del sito, con un approccio interdisciplinare che ha coinvolto archeologi, geologi, biologi e naturalisti. Regalando una preziosa occasione per riflettere sul rapporto millenario tra l’uomo e la laguna, oggi più che mai in equilibrio fragile.

Gli archeologi al lavoro

Un occhio al contesto: la laguna prima di Venezia

Rispetto a oggi, la laguna di Venezia in epoca romana era un paesaggio ben diverso: un mosaico di isole, canali e saline, punteggiato da insediamenti legati alla città di Altino, un importante centro commerciale e portuale dell’Alto Adriatico. L’area di Lio Piccolo, lungo la riva meridionale del Canale Rigà, era strategicamente posizionata vicino al litorale antico, ideale per attività produttive come la pesca, la salagione e l’itticoltura. Qui, nel I secolo d.C., i Romani costruirono strutture sofisticate per sfruttare le risorse marine, come appunto l’ostriarium recentemente portato alla luce.

Il luogo del ritrovamento

Il sito era già noto agli studiosi grazie alle intuizioni dell’archeologo autodidatta Ernesto Canal, che nel 1988 ipotizzò la presenza di una villa romana. Le campagne di scavo avviate da Ca’ Foscari a partire dal 2021 hanno confermato e ampliato questa ipotesi, rivelando non solo la vasca per ostriche, ma anche fondazioni in mattoni sostenute da pali di quercia, frammenti di affreschi, tessere di mosaico e una gemma preziosa. Questi reperti suggeriscono che l’ostriarium fosse parte di un complesso più ampio, probabilmente una villa marittima di lusso, simile a quelle descritte dal poeta Marziale nei lidi di Altino alla fine del I secolo d.C.

Frammenti di decorazioni trovati sul sito di scavo (foto: Ca’ Foscari)

L’ostiarium: tecnologia e vita quotidiana

La vasca scoperta a Lio Piccolo misura circa 2 metri di larghezza per 8 di lunghezza ed è situata a oltre 3 metri sotto il livello del mare attuale. Costruita con mattoni sesquipedali e tavole di legno, si è conservata in maniera straordinaria grazie alle condizioni anossiche del fondale lagunare. La struttura era suddivisa in due ambienti da paratie lignee, probabilmente per separare le ostriche da altri bivalvi come i canestrelli, rinvenuti in minor quantità. Le analisi dendrocronologiche e al radiocarbonio datano la costruzione alla seconda metà del I secolo d.C., ossia nel pieno dell’età imperiale.

Uno dei ritrovamenti (foto: Ca’ Foscari)

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Ostriche e lusso

Nel mondo romano, le ostriche erano un alimento di prestigio, apprezzato nelle mense delle élite e allevato in strutture specializzate chiamate vivaria o ostriaria. Fonti antiche, a cominciare dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, parlano dell’itticoltura romana come di un’arte raffinata, con vasche progettate per mantenere i molluschi in condizioni ottimali. L’ostriarium di Lio Piccolo, con i suoi 300 gusci di Ostrea edulis – una specie scomparsa dalla laguna nell’Ottocento – ne rappresenta l’eloquente testimonianza, dimostrando l’alto livello di conoscenze raggiunto dai romani nel gestire ambienti acquatici complessi. La presenza di una saracinesca in legno, o gargame, suggerisce un sistema di controllo dell’acqua, simile a quello delle peschiere costiere descritte da autori come Columella.

La gemma incisa con una figura mitologica trovata a Lio Piccolo (foto: ©Ca’ Foscari)

Accanto alla vasca, le fondazioni in mattoni e pali di quercia indicano un edificio di notevoli dimensioni e pregio. Centinaia di frammenti di affreschi, tessere di mosaico e lastre di marmo pregiato rafforzano l’ipotesi che ci troviamo sui resti di una villa di lusso, forse una villa marittima frequentata da ricchi proprietari terrieri o mercanti altinati. Tra i reperti spicca una gemma di agata incisa con una figura mitologica, probabilmente parte di un anello, appartenuta presumibilmente a un individuo di alto rango sociale. Questi dettagli dipingono un quadro vivido: una dimora elegante affacciata sulla laguna, dove le ostriche fresche erano un simbolo di status e raffinatezza.

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Archeologia, scienza e ambiente

La scoperta di Lio Piccolo è il risultato di un approccio interdisciplinare che ha unito competenze diverse per ricostruire il passato della laguna. Il progetto, diretto dal professor Carlo Beltrame e dalla ricercatrice Elisa Costa, ha coinvolto il Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari, il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze. Finanziato dall’ateneo veneziano, dal Comune di Cavallino-Treporti, dal progetto PNRR CHANGES e da un progetto PRIN PNRR, lo scavo è stato condotto sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la Laguna.

(foto: ©Ca’ Foscari)

Gli archeologi hanno utilizzato tecniche avanzate, come la fotogrammetria subacquea, per creare modelli 3D del sito, essenziali per documentare strutture sommerse in acque a bassa visibilità. I geologi, guidati dal professor Paolo Mozzi, hanno analizzato i sedimenti per ricostruire l’antico paesaggio lagunare, mentre i biologi, come Irene Guarnieri del CNR-ISMAR, hanno studiato i gusci di ostriche per comprendere la biodiversità dell’epoca. Le analisi al radiocarbonio, condotte in collaborazione con il Weizmann Institute of Science di Rehovot, hanno permesso di datare con precisione i materiali lignei, confermando la cronologia del I secolo d.C.

Questo approccio integrato non solo ha arricchito la conoscenza del sito, ma ha anche evidenziato il delicato equilibrio tra uomo e ambiente nella laguna romana. La presenza di un ostriarium suggerisce una gestione sostenibile delle risorse marine, con vasche progettate per mantenere i molluschi senza alterare l’ecosistema circostante. Questi dati offrono spunti preziosi per comprendere come le società antiche si adattassero a contesti ambientali complessi: una lezione attuale in un’epoca di cambiamenti climatici e innalzamento dei mari.

Modello 3D dell’ostriarium (foto: ©Ca’ Foscari)

La villa di Lio Piccolo: un microcosmo romano

L’ostriarium però, come detto, non era un elemento isolato, ma parte di un complesso più ampio che riflette la ricchezza e la complessità della società romana nella laguna. Le fondazioni scoperte accanto alla vasca, sostenute da una “selva” di pali in quercia, indicano un edificio di notevoli dimensioni, probabilmente una villa affacciata sul Canale Rigà. I frammenti di affreschi, con colori vivaci e motivi decorativi, e le tessere di mosaico suggeriscono interni raffinati, mentre le lastre di marmo importato evocano contatti commerciali con altre regioni del Mediterraneo.

Dalla scoperta alla condivisione: il ruolo del Museo

Il Museo di Storia Naturale di Venezia, con le sue collezioni storiche e il suo impegno nella ricerca lagunare, è il luogo ideale per raccontare la scoperta e il mondo che rappresenta. L’esposizione, intitolata Un Ostiarium romano in laguna di Venezia, presenterà al pubblico i primi risultati del progetto, con un focus sulla vita degli abitanti della laguna in epoca romana. I visitatori potranno ammirare gusci di ostriche, frammenti di affreschi e marmi, oltre a video degli scavi e un modello 3D del sito, che permetterà di “immergersi” virtualmente nel paesaggio antico.

Laguna di Venezia (drone ph. Leonardo Mizar Vianello)

Oltre a esporre i reperti tornati alla luce, l’allestimento è concepito per riflettere sull’importanza della laguna come crocevia di culture, commerci e innovazioni. Attraverso conferenze e incontri estivi, inoltre, il museo mira a coinvolgere un pubblico ampio, dai ricercatori agli appassionati, dai residenti ai turisti.

Le immagini dell’allestimento

Nuove prospettive per l’archeologia lagunare

Ma c’è di più. La scoperta di Lio Piccolo apre anche nuove prospettive per l’archeologia lagunare. Gli studi in corso sui gusci di ostriche, condotti da esperti come Davide Tagliapietra del CNR-ISMAR, potrebbero rivelare dettagli sulla salinità dell’acqua, sulla dieta marina e sui cambiamenti ambientali dell’epoca. Allo stesso modo, l’analisi dei sedimenti e dei macroresti vegetali contribuirà a ricostruire il paesaggio antico, chiarendo il ruolo dei canali e delle saline nella vita quotidiana del tempo.

Pollini trovati sul sito (foto: ©Ca’ Foscari)

La gemma incisa, ritrovata tra i sedimenti, è un reperto particolarmente evocativo. Realizzata in agata e decorata con una figura mitologica, potrebbe essere appartenuta a un proprietario della villa o a un ospite di riguardo. Oggetti simili, comuni tra le élite romane, erano simboli di prestigio e cultura, spesso legati a miti classici o divinità marine, un richiamo appropriato per un sito lagunare. Sono tutti dettagli che dimostrano che la villa di Lio Piccolo fosse un luogo di otium e convivialità, dove le ostriche fresche, servite durante banchetti, incarnavano il lusso e ribadivano il legame con il mare.

(foto: ©Ca’ Foscari)

Il riferimento di Marziale alle ville marittime di Altino, datato alla fine del I secolo d.C., sembra dunque trovare un’eco concreta in questo sito. Le ville altinate, costruite lungo il litorale, erano residenze estive per ricchi Romani, che combinavano attività produttive, come l’itticoltura, con il piacere di paesaggi naturali. L’ostriarium di Lio Piccolo si inserisce perfettamente in questo contesto, a riprova del dinamismo e della vivacità dell’economia lagunare, perfettamente integrata nelle reti commerciali dell’Impero.

Guarda i video

https://youtu.be/JhiEBI7ZREM

https://www.youtube.com/watch?v=oZGSiwgbsPE

UN OSTRIARIUM ROMANO NELLA LAGUNA DI VENEZIA
Venezia, Museo di Storia Naturale, piano terra
16 aprile – 2 novembre 2025
a cura di Carlo Beltrame ed Elisa Costa

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Museo di Storia Naturale di Venezia | Sito web Ufficiale

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Museo di Storia Naturale di Venezia

La “Monaca degli Anelli”: eccezionale scoperta archeologica rivela le forme di ascetismo estremo delle donne a Gerusalemme [IL MODELLO 3D DELLA TOMBA]

I resti di una religiosa in catene testimoniano le forme di ascetismo estremo praticato dalle donne nel monachesimo bizantino tra il V e il VII secolo.

Elena Percivaldi

Eccezionale scoperta archeologica a Gerusalemme. A circa tre chilometri dalla Città Vecchia, gli archeologi dell’IAA – Israel Antiquities Authority hanno documentato il primo caso al mondo di ascetismo estremo praticato da una religiosa cristiana. Durante lo scavo condotto in un antico monastero bizantino, gli studiosi si sono imbattuti nei resti di una donna: deposti all’interno di una tomba proprio sotto l’altare, erano gravati da pesanti catene di ferro. Lo straordinario ritrovamento, datato tra il V e il VII secolo d.C., getta nuova luce sul ruolo delle donne nel mondo monastico dell’epoca.

I resti della monaca in catene (foto: IAA)

La scoperta: una religiosa avvolta in catene

Lo scavo in corso, condotto sotto la guida degli archeologi Zubair ʼAdawi, Kfir Arbiv e Yossi Nagar, interessa l’area di un antico monastero bizantino situato a nord-ovest di Gerusalemme. Sotto l’altare della chiesa sono state indagate diverse cripte funerarie contenenti resti di uomini, donne e bambini. Tra questi spicca una tomba singola, collocata proprio sotto l’altare e quindi in posizione eminente. Braccia e mani della persona qui deposta erano avvolte da una dozzina tra anelli e catene di ferro, altri quattro anelli erano intorno al collo e almeno una decina sulle gambe. All’altezza del ventre, lo scheletro appariva gravato da diverse lastre, anch’esse di ferro. Accanto al corpo, c’era un piccolo crocifisso di metallo.

Gli archeologi studiano i resti della monaca in catene (Foto: IAA)

I resti umani erano in pessimo stato di conservazione, ma grazie a una tecnologia innovativa – l’analisi di proteomica e peptidomica – i ricercatori del Weizmann Institute of Science, guidati da Paula Kotli, David Morgenstern ed Elisabetta Boaretto, sono riusciti a stabilire il sesso biologico della persona sepolta. Analizzando le proteine dell’amelogenina presenti nello smalto di un dente, hanno confermato che si trattava di una donna. La scoperta invita a rivedere le conoscenze sull’ascetismo di quest’epoca, ritenuto tradizionalmente una pratica in prevalenza, se non quasi esclusivamente, maschile.

Guarda il modello 3D della tomba

L’ascetismo estremo: una scelta volontaria

Con ogni probabilità, catene e anelli portati dalla donna non erano strumenti di tortura o di coercizione che le era stata imposta da un’autorità esterna, ma aveva scelto di indossarle lei stessa. Non si trattava una dunque di una schiava o di una detenuta, ma di un’asceta. Che aveva deciso di portare i pesanti gioghi quale forma di mortificazione e pratica spirituale estrema.

Kfir Arbiv dell’IAA mentre scopre un pavimento mosaicato nel sito del monastero (foto: IAA)

Secondo ʼAdawi e Arbiv, direttori degli scavi, questo tipo di esperienza era abbastanza diffusa nei primi secoli del cristianesimo: più si mortificava il corpo e lo si privava dei piaceri carnali, si riteneva, più l’anima era in grado di elevarsi verso la perfezione e l’Assoluto. I monaci asceti e anacoreti – e, ora lo sappiamo, anche le monache – adottavano forme estreme di penitenza: digiuni estenuanti, autoimposizione di catene, gioghi e pesi, isolamento in celle o grotte erano tra i più diffusi. Ben noto è anche l’esempio degli stiliti – il più celebre fu Simeone lo Stilita – , che sceglievano di vivere su una colonna.

Il fenomeno, nato in Siria settentrionale e Anatolia, si diffuse in Asia Minore, raggiungendo l’Europa occidentale e spingendosi a sud fino a Gerusalemme e all’Egitto. A dedicarsi all’ascetismo estremo erano soprattutto gli uomini, ma non mancano esempi femminili, per quanto più rari. Un’importante fonte del V secolo, l’“Historia Religiosa” di Teodoreto di Cirro, inserisce tra le trenta biografie di celebri eremiti anche quelle di tre donne. Tra loro Marana e Cyra, che per 42 anni portarono catene attorno al collo, agli arti e alla vita come forma di penitenza.

Le donne nel monachesimo

Ma chi era la “Monaca degli Anelli”, come è stata soprannominata? Probabilmente non lo sapremo mai con certezza. Secondo gli archeologi dell’IAA, potrebbe essere giunta a Gerusalemme dalla Siria, magari per entrare in una comunità monastica cosmopolita. Ma poteva anche essere una donna locale che decise spontaneamente di adottare questa pratica religiosa. In ogni caso, ritrovamenti di questo genere non sono frequenti. Ad oggi in Israele sono noti solo due casi di “monaci in catene”, entrambi di sesso maschile. Uno di essi fu ritrovato a Giv’at HaMatos, nei pressi del monastero di Mar Elias, tra Gerusalemme e Betlemme. L’altro è tornato alla luce due anni fa a Khirbat el-Masani: anche in questo caso la tomba era collegata a un monastero.

Zubair ʼ Adawi, direttore degli scavi per conto dell’Autorità per le Antichità di Israele, studia i resti (foto: IAA)

Donne religiose nel primo cristianesimo: esempi illustri

Che però anche le donne fossero dedite, nei primi secoli del Cristianesimo, a forme di religiosità ascetica è cosa ampiamente nota dalle fonti. Possiamo citare, a tal proposito, le ben note figure di Egeria, Melania l’anziana (o Seniore), Melania la giovane (Juniore), Pelagia e Marina la Siriaca, che ben testimoniano la presenza femminile in questo contesto. Ma si trattava di un mondo prevalentemente maschile, tant’è che spesso le donne che intendevano accedere a esperienze religiose estreme decidevano di travestirsi da uomo. Santa Pelagia, ad esempio, abbandonò la lussuosa vita che conduceva ad Antiochia per vivere da eremita sul Monte degli Ulivi. Per farlo adottò il nome maschile “Pelagios” e si fece passare per un uomo. Le verità venne a galla solo dopo la sua morte.

Analogamente Marina la Siriaca divenne asceta adottando il nome “Marino” e un’identità maschile. Nel suo caso, l’agiografia ci racconta addirittura che una giovinetta l’accusò (falsamente) di averla concupita e messa incinta. Pur di non svelare la propria identità, Marina non solo non respinse l’accusa, ma accettò di crescere il bambino, vivendo l’esperienza come una ulteriore forma di umiliazione e di espiazione delle proprie colpe. Anche nel suo caso la verità venne scoperta solo alla sua morte.

Una finestra sul ruolo della donna nel passato

Una cosa è certa. La straordinaria e fortissima esperienza ascetica vissuta dalla “Monaca degli Anelli” rappresenta molto più di un semplice dato archeologico. Quel fragile scheletro gravato dal ferro, e poi sepolto sotto l’altare della chiesa di un monastero di 1500 anni fa, ci spinge ancora una volta a riflettere sul ruolo delle donne nella storia. E apre la strada a nuove ricerche che cercheranno di illuminare per quanto possibile – se non forse comprendere del tutto – la complessità e la forza delle loro esperienze e il profondo impatto che ebbero nella vita, religiosa e monastica, dell’epoca.

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ARCHAEONEWS / 1,500 Years Old “Magical Mirror” discovered in northern Israel - Storie & Archeostorie

500 high-school pupils on a “Survival Course” run by the Shelah and Land of Israel Studies branch of the Ministry of Education, participated in archaeological excavations around the country together with the Israel Antiquities Authority, encountering their historical and cultural heritage

Storie & Archeostorie

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Multiple Andreev reflections in diffusive SINIS and SIFIS junctions

Artem V. Polkin, Pavel A. Ioselevich
SciPost Phys. 15, 100 (2023)
https://scipost.org/SciPostPhys.15.3.100

#HSE
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SciPost: SciPost Phys. 15, 100 (2023) - Multiple Andreev reflections in diffusive SINIS and SIFIS junctions

SciPost Journals Publication Detail SciPost Phys. 15, 100 (2023) Multiple Andreev reflections in diffusive SINIS and SIFIS junctions

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Anisotropic higher rank ZN
topological phases on graphs

Hiromi Ebisu, Bo Han
SciPost Phys. 14, 106 (2023)
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SciPost: SciPost Phys. 14, 106 (2023) - Anisotropic higher rank $\mathbb{Z}_N$ topological phases on graphs

SciPost Journals Publication Detail SciPost Phys. 14, 106 (2023) Anisotropic higher rank $\mathbb{Z}_N$ topological phases on graphs

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Unifying semiclassics and quantum perturbation theory at nonlinear order
Daniel Kaplan, Tobias Holder, Binghai Yan
SciPost Phys. 14, 082 (2023)
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SciPost: SciPost Phys. 14, 082 (2023) - Unifying semiclassics and quantum perturbation theory at nonlinear order

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Excitation transfer in disordered spin chains with long-range exchange interactions
Nikolaos E. Palaiodimopoulos, Maximilian Kiefer-Emmanouilidis, Gershon Kurizki, David Petrosyan
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SciPost: SciPost Phys. Core 6, 017 (2023) - Excitation transfer in disordered spin chains with long-range exchange interactions

SciPost Journals Publication Detail SciPost Phys. Core 6, 017 (2023) Excitation transfer in disordered spin chains with long-range exchange interactions

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Confined vs. extended Dirac surface states in topological crystalline insulator nanowires

Roni Majlin Skiff, Fernando de Juan, Raquel Queiroz, Subramanian Mathimalar, Haim Beidenkopf, Roni Ilan
SciPost Phys. Core 6, 011 (2023)
https://scipost.org/SciPostPhysCore.6.1.011

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SciPost: SciPost Phys. Core 6, 011 (2023) - Confined vs. extended Dirac surface states in topological crystalline insulator nanowires

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