Molise, nel parco archeologico di Sepino spunta una domus di età imperiale: c’è anche un’iscrizione e un tesoretto di monete del V secolo

Elena Percivaldi

Grande scoperta in Molise. Una domus monumentale affacciata sul decumano, dotata persino di un articolato sistema per il riscaldamento dell’acqua, è la scoperta più significativa emersa dalle recenti campagne di scavo nel sito di Saepinum, compreso nel parco archeologico di Sepino non lontano da Altilia, in provincia di Campobasso, . Il rinvenimento, comunica il Ministero della Cultura, proviene dall’area di Porta Bojano e rappresenta un’acquisizione di grande rilievo per la conoscenza dell’edilizia privata di pregio nell’Italia romana.

L’edificio, caratterizzato da un ingresso scenografico direttamente sulla strada principale est-ovest, presenta una complessa articolazione planimetrica e fu abitato a lungo, dalla prima età imperiale fino al VI secolo d.C.

Una residenza d’élite

La domus restituisce un vero e proprio palinsesto edilizio, in cui le diverse fasi costruttive si sovrappongono e dialogano tra loro. Le indagini hanno evidenziato come la residenza, inizialmente concepita come abitazione di prestigio, abbia subito nel tempo modifiche sostanziali.

Durante la tarda antichità, alcuni ambienti vengono riconvertiti a funzioni produttive e di stoccaggio, segno di un cambiamento nelle dinamiche economiche e sociali. Questo dato è particolarmente significativo perché documenta, in modo concreto, il riuso degli spazi urbani in una fase storica spesso poco leggibile nei contesti archeologici.

Le dimensioni dell’edificio, che si estendono oltre l’area attualmente indagata, confermano quanto già suggerito dalle prospezioni geofisiche, lasciando intravedere la presenza di ambienti ancora tutti da scavare.

Contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua, con decorazioni stilizzate (foto ©Ministero della Cultura)

Ceramiche e oggetti: tracce della vita quotidiana

Le fasi più antiche della domus sono testimoniate da materiali di età augustea e tiberiana, tra cui spiccano antefisse e ceramiche di qualità elevata. Nei livelli successivi, fino al III secolo d.C., si registra una consistente presenza di sigillata africana, che suggerisce l’esistenza di rapporti commerciali con le province del Mediterraneo.

Accanto ai materiali ceramici, lo scavo ha restituito anche un insieme significativo di oggetti d’uso quotidiano: lucerne in terracotta, piccoli contenitori, ornamenti e oggetti personali in bronzo quali anelli e una chiave di scrigno, che contribuiscono a ricostruire la dimensione domestica della residenza.

Un impianto per il riscaldamento dell’acqua

Tra i rinvenimenti più notevoli spicca un grande contenitore cilindrico in piombo, parte di un sistema domestico per il riscaldamento e la gestione dell’acqua. L’oggetto, decorato con motivi solari stilizzati e teste di Gorgone, è affiancato da frammenti di tubature e valvole.

Questa scoperta rappresenta una testimonianza estremamente rara delle tecnologie idrauliche adottate nelle abitazioni di alto livello, offrendo indicazioni preziose sul grado di comfort e sulle competenze tecniche raggiunte.

L’iscrizione del 139 d.C. e il legame con il potere imperiale

Le indagini più recenti hanno restituito anche frammenti architettonici in marmo e un’iscrizione onoraria datata al 139 d.C., durante l’impero di Antonino Pio.

Frammento di iscrizione (foto ©Ministero della Cultura)

L’epigrafe documenta un intervento riconducibile alla sfera imperiale e conferma il rapporto diretto tra Saepinum e l’amministrazione centrale, contribuendo a definire il ruolo di prestigio della città nell’Italia romana.

Dal Foro alle attività produttive: una città in trasformazione

Parallelamente, sono riprese le indagini nell’area del Foro, dove lo studio di centinaia di blocchi architettonici sta permettendo di ricostruire il volto monumentale della città in età imperiale.

(foto ©Ministero della Cultura)

In questo settore sono emerse anche strutture più antiche, tra cui canalizzazioni e ambienti con vasche riconducibili a un edificio produttivo di età tardo-repubblicana, probabilmente legato alla lavorazione della lana. Si tratta di un elemento importante per comprendere le attività economiche e le dinamiche che precedono la piena romanizzazione del sito.

Il cardo massimo e un tesoretto di età bizantina

Le indagini lungo il cardo massimo, presso Porta Terravecchia, hanno permesso di ricostruire la sequenza stratigrafica della strada, evidenziandone la continuità d’uso anche nelle fasi successive alla fine dell’età romana.

Una delle monete del tesoretto (foto ©Ministero della Cultura)

Ed è proprio qui che è stato rinvenuto un tesoretto di monete del V secolo d.C., attribuibile a una fase di occupazione bizantina, a documentare la persistenza della vita nel sito anche in epoca tardo-imperiale.

Le ricerche, destinate a proseguire, permetteranno di definire con maggiore precisione l’estensione degli edifici e l’organizzazione degli spazi, contribuendo ad approfondire la conoscenza di uno dei contesti archeologici più rilevanti dell’Italia centro-meridionale.

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  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅
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 Apollosa (BN), lungo la via Appia riemerge un monumento funerario romano con scene di gladiatori

S&A

Un monumento funerario romano decorato con scene di gladiatori è stato scoperto nel territorio di Apollosa, in provincia di Benevento, lungo un tratto dell’antica Via Appia. Il rinvenimento, emerso durante indagini archeologiche coordinate dalla locale Soprintendenza, restituisce un importante testimonianza del prestigio delle élite locali in età augustea.

La scoperta, resa nota anche dal Ministero della Cultura, è stata presentata pubblicamente nel corso di un incontro dedicato agli studi e alle attività di recupero, che ha offerto un primo quadro interpretativo del complesso.

Un sepolcro monumentale lungo la Regina Viarum

Le indagini hanno portato al recupero di circa venti blocchi in pietra calcarea e all’individuazione dell’accesso a una camera funeraria affrescata. Il monumento, di forma probabilmente circolare, doveva raggiungere un diametro di circa dodici metri, dimensioni che indicano una committenza di alto livello.

La collocazione lungo la Via Appia, asse viario strategico del mondo romano, non appare casuale: le sepolture monumentali lungo le grandi strade erano infatti strumenti di autorappresentazione sociale, ben visibili ai viaggiatori di passaggio e funzionali alla costruzione della memoria familiare.

Le scene gladiatorie e il significato iconografico

L’elemento più significativo è rappresentato dalle raffigurazioni di gladiatori scolpite sui blocchi lapidei. L’apparato decorativo suggerisce l’esistenza di un legame diretto del defunto con l’organizzazione dei ludi gladiatori: i magistrati spettavano infatti diversi oneri (munera) tra i quali quello di finanziare i giochi e gli spettacoli pubblici.

Nel contesto dell’Italia romana, tali immagini non sono semplici motivi ornamentali, ma veri e propri indicatori di status e strumenti di comunicazione simbolica. La scelta di questo repertorio iconografico rimanda a valori di prestigio, munificenza e consenso pubblico.

Dalla scoperta al cantiere archeologico

Il rinvenimento è avvenuto in seguito all’esondazione del torrente Serrentella, che ha portato alla luce alcuni blocchi lapidei. La segnalazione di un volontario, Marco Zamparelli, ha attivato l’intervento della Soprintendenza, permettendo l’avvio di uno scavo sistematico sotto la direzione scientifica degli archeologi.

Le prime analisi collocano la costruzione del sepolcro all’inizio del I secolo d.C., in una fase di intensa riorganizzazione del territorio lungo la Via Appia, tra Caudium e Montesarchio.

Tutela, studio e valorizzazione del sito

I materiali recuperati sono attualmente conservati presso il centro operativo della Soprintendenza a Benevento, dove sono oggetto di studio e documentazione. Parallelamente si stanno sviluppando progetti di ricostruzione virtuale, utili a restituire l’aspetto originario del monumento e a facilitarne la fruizione pubblica.

Il Comune di Apollosa ha già avviato iniziative per la valorizzazione del sito, con l’obiettivo di inserirlo nei percorsi culturali legati alla Regina Viarum. La scoperta contribuisce così a rafforzare il ruolo della Via Appia come asse privilegiato per la lettura del paesaggio archeologico della Campania romana.

📘 Notizia verificata

  • 📄 Fonte: comunicato stampa MiC ✅
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Salerno | Pontecagnano Faiano, dagli scavi emerge una necropoli sannitica con 34 tombe: molte infantili, due con cinturone

Elena Percivaldi

Le ricerche archeologiche nel territorio di Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno, continuano a restituire importanti testimonianze della storia dell’antico insediamento etrusco-campano. Nell’area occupata in passato dal tabacchificio ATI Alfani gli archeologi hanno completato l’indagine di un ulteriore segmento della necropoli meridionale, portando alla luce nuove sepolture che arricchiscono il quadro delle conoscenze sul sito.

Pontecagnano Faiano, vista dall’alto dello scavo (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Gli scavi rientrano nelle attività di archeologia preventiva condotte sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino, avviate in occasione di lavori pubblici e interventi edilizi privati. Questo tipo di indagini consente di verificare la presenza di resti archeologici prima dell’avvio dei cantieri, garantendo la tutela del patrimonio storico.

Le ricerche hanno restituito 34 sepolture databili tra il IV e il III secolo a.C., appartenenti alla fase sannitica della storia dell’antico centro.

Tombe distribuite in gruppi familiari

L’analisi preliminare delle strutture funerarie suggerisce che l’area sepolcrale fosse organizzata secondo piccoli raggruppamenti legati ai nuclei familiari. La maggior parte delle tombe consiste in fosse scavate nel terreno, chiuse superiormente con tegole disposte a formare una copertura inclinata.

Pontecagnano Faiano, Tomba 10149 (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Accanto a queste sepolture più semplici sono state individuate anche soluzioni costruttive realizzate con blocchi lapidei: due tombe presentano casse in travertino, mentre un’altra è stata costruita con elementi in tufo.

Molte sepolture infantili

Tra i dati più significativi emersi dalle indagini vi è la presenza di numerose tombe di individui molto giovani. Quindici delle sepolture rinvenute appartengono infatti a neonati e bambini, con età comprese tra i due e i dieci anni.

Questo elemento offre agli archeologi indicazioni preziose per lo studio delle dinamiche demografiche e delle pratiche funerarie della comunità sannitica che abitava l’area in età ellenistica.

Corredi funerari tra armi e ornamenti

I materiali rinvenuti all’interno delle tombe confermano caratteristiche ben note della cultura sannitica. Le sepolture maschili restituiscono armi come punte di lancia o giavellotto, mentre in quelle femminili sono stati individuati ornamenti personali, tra cui anelli e fibule utilizzati per fermare le vesti.

Pontecagnano Faiano, Tomba 10167 (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Un dettaglio che ha attirato l’attenzione degli studiosi riguarda la presenza di cinturoni in bronzo in due tombe appartenenti a bambini tra i cinque e i dieci anni. Questo oggetto è solitamente associato alle sepolture di uomini adulti e potrebbe riflettere un valore simbolico legato allo status o all’identità familiare.

Ceramiche legate ai rituali funerari

Il corredo ceramico rinvenuto nelle tombe è piuttosto limitato nel numero di oggetti, ma mantiene un chiaro significato rituale. Quando presente, è costituito da recipienti collegati alle pratiche del banchetto funerario, tra cui patere, skyphoi e piccole coppe utilizzate per il consumo di bevande.

In alcune sepolture sono stati inoltre trovati contenitori per unguenti, le cosiddette lekythoi, piccoli vasi che nelle pratiche funerarie antiche erano legati ai gesti di cura e commemorazione del defunto.

Pontecagnano Faiano, Tomba 10167, particolare del cinturone (foto: ©SABAP Salerno e Avellino)

Un sito chiave per la storia della Campania antica

Le scoperte si inseriscono in un lungo percorso di ricerca archeologica nel territorio di Pontecagnano Faiano, avviato già negli anni Sessanta del Novecento. Grazie a decenni di indagini è stato possibile ricostruire con sempre maggiore precisione la storia dell’antico centro etrusco-campano, abitato senza interruzioni dagli inizi del IX secolo a.C. fino all’età romana.

Per ragioni di tutela, comunica la Soprintendenza, i risultati complessivi delle ricerche attualmente in corso saranno resi pubblici solo al termine delle indagini. Successivamente saranno promosse iniziative di valorizzazione e divulgazione, con l’obiettivo di rendere accessibili alla comunità i reperti e le nuove conoscenze emerse dagli scavi.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato ufficiale della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino (FB)
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✝️ Una basilica monumentale del IV secolo con palazzo episcopale riccamente ornato emergono dagli scavi di Ostia Antica.

✅ La scoperta fornisce nuovi dettagli sull'architettura delle basiliche paleocristiane

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📷©Archiv Ostia-Projek

➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-cyh

https://storiearcheostorie.com/2026/03/11/chiesa-paleocristiana-ostia-scoperta/?utm_source=mastodon&utm_medium=jetpack_social

Ostia, scoperto uno dei più antichi complessi episcopali del cristianesimo

Elena Percivaldi

Una monumentale chiesa paleocristiana con annesso palazzo episcopale è emersa durante gli scavi archeologici in corso nel settore sud-orientale di Ostia Antica, l’antico porto di Roma. Il complesso, datato intorno al 330 d.C., costituisce uno dei più antichi esempi conosciuti di sede vescovile monumentale e rivela con rara abbondanza di documentazione come il cristianesimo, dopo la svolta costantiniana, iniziò a dotarsi di architetture pubbliche e di rappresentanza paragonabili a quelle del potere civile.

Gli scavi in corso © Archiv Ostia-Projekt

La scoperta è il risultato delle campagne di scavo condotte tra 2023 e 2025 da un’équipe internazionale guidata da Sabine Feist dell’Università di Bonn, con la collaborazione dell’Università di Colonia e del Deutsches Archäologisches Institut.

L’archeologa Sabine Feist, del Dipartimento di Archeologia Cristiana dell’Università di Bonn. ©Barbara Frommann/Uni Bonn

Una grande basilica alle porte della città

Le indagini archeologiche hanno permesso di identificare un vasto complesso ecclesiastico di circa 50 × 80 metri, già individuato grazie alle prospezioni geofisiche effettuate negli anni Novanta.

Ricostruzione della basilica sulla base dei risultati degli scavi del 2023 e del 2024. © Ricostruzione: Daniel Hinz

Il complesso è costituito da una basilica, un battistero con vasca circolare, un atrio, oltre a diversi altri ambienti collegati alla residenza del vescovo.

Vista aerea: Nella parte anteriore, è visibile la doppia cinta muraria; dietro si vede l’Aula, al centro il Battistero con il fonte battesimale circolare e dietro di esso l’Atrio. © Archiv Ostia-ProjektScavo e documentazione dell’auditorium © Archiv Ostia-Projekt

La chiesa fu edificata sopra i resti di una insula romana, un grande edificio residenziale a più piani tipico dell’urbanistica imperiale. Questa scelta testimonia la trasformazione della città tardoantica: vecchie strutture urbane venivano riadattate alle nuove funzioni religiose e liturgiche mentre il cristianesimo assumeva un ruolo sempre più centrale dopo l’impero di Costantino.

Lo scavo © Archiv Ostia-Projekt

Il sito è rimasto straordinariamente ben leggibile perché, a differenza di quanto accaduto a molte altre basiliche paleocristiane, non ha subito grandi ricostruzioni in epoca medievale. Per questo gli archeologi possono studiarne la forma originaria con un livello di precisione difficilmente riscontrabile altrove.

La sorprendente aula del palazzo episcopale

La scoperta più interessante riguarda la grande aula di rappresentanza collegata alla residenza del vescovo. L’ambiente misura circa 8 × 20 metri e doveva raggiungere un’altezza superiore agli otto metri, dimensioni eccezionali per l’epoca.

Pavimento musivo dell’aula © Archiv Ostia-Projekt

Le tracce architettoniche – rivestimenti marmorei, pavimenti a mosaico – confermano l’importanza cruciale dell’edificio, la cui monumentalità richiamava quella delle sale di rappresentanza dell’élite romana. Il dato è significativo perché dimostra come i primi vescovi, la nuova “classe dirigente” della tarda antichità, adottassero gli stessi modelli architettonici degli edifici civili per affermare ed esercitare la propria autorità.

Secondo gli studiosi non esisterebbero esempi paragonabili ad Ostia nel IV secolo, il che fa dell’aula un caso quasi unico nel panorama archeologico della città.

Mille anni di occupazione nel cuore di Ostia

Un altro elemento di grande interesse riguarda la continuità di vita del quartiere. L’area della chiesa rimase abitata molto più a lungo rispetto ad altre parti della città portuale, con tracce di frequentazione che giungono fino all’alto Medioevo.

La lunga occupazione offre agli archeologi la rara occasione di seguire l’evoluzione di un intero settore urbano di Ostia per quasi un millennio, dalla città imperiale alla fase medievale. Le prossime campagne di scavo, già programmate per il 2026, dovranno chiarire il ruolo che il complesso episcopale rivestì nel processo di sviluppo della comunità locale.

📘 Fonte della notizia

  • ✅ Comunicato stampa ufficiale dell’Università di Bonn

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Grecia, nuove scoperte nel santuario arcaico di Samikon

S&A

Nuovi risultati emergono dalle ricerche archeologiche nel sito di Kleidi presso Samikon, in Elide, nel Peloponneso occidentale. Qui gli scavi condotti dall’Eforato delle Antichità di Elide e dall’Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze hanno portato alla luce reperti che aiutano a comprendere meglio la funzione e la storia di un tempio arcaico distrutto da un violento incendio. Le indagini rientrano nel programma di ricerca quinquennale avviato nel 2022 e diretto dalle archeologhe Birgitta Eder ed Erofili-Iris Kolia. Lo comunica in una nota il Ministero della Cultura greco.

Vista del tempio dopo il completamento dei lavori nel 2025 ©Ministero della Cultura della Grecia

Il tempio arcaico di Kleidi

L’edificio sacro, probabilmente costruito nella seconda metà del VI secolo a.C., misura circa 28 metri di lunghezza e 9,5 metri di larghezza. La pianta presenta una soluzione architettonica particolare: il tempio è suddiviso in due ampie sale indipendenti, entrambe attraversate lungo l’asse da una fila centrale di colonne.

Il sito archeologico di Kleidi Samikon ©Ministero della Cultura della Grecia

La campagna di scavo più recente si è concentrata nella sala nord-occidentale, dove già nel 2024 erano stati rinvenuti una grande iscrizione in bronzo e un perirrhanterion marmoreo quasi integro, il bacino lustrale utilizzato nei santuari greci per le abluzioni rituali prima delle cerimonie sacre.

Tracce dell’incendio e deposito di lamine bronzee

La rimozione di uno spesso livello di tegole laconiche frantumate, appartenenti al crollo del tetto, ha messo in evidenza le tracce dell’incendio che distrusse il tempio in antico.

Lamine in bronzo ©Ministero della Cultura della Grecia

Sul pavimento della sala gli archeologi hanno individuato numerosi reperti, tra cui un accumulo di sottili lamine di bronzo fortemente deformate dal calore e successivamente deteriorate dall’azione dell’umidità del terreno. Il contesto di ritrovamento, insieme alla grande iscrizione emersa nella precedente campagna, rafforza l’ipotesi che questo ambiente fosse utilizzato come spazio archivistico, destinato alla conservazione di documenti o dediche incise su supporto metallico.

Sigillo raffigurante una donna che inginocchiata che fa il bagno ©Ministero della Cultura della Grecia

Un grande acroterio in terracotta

Tra i ritrovamenti più significativi figurano anche tre frammenti di un acroterio discoidale in terracotta, un elemento architettonico decorativo collocato sul tetto dell’edificio.

Frammenti di acroterio in terracotta ©Ministero della Cultura della Grecia

I frammenti permettono di ricostruire un acroterio con diametro originario di almeno un metro, decorato con vernice nera e rossa e caratterizzato da fasce sovrapposte in rilievo, probabilmente parte dell’apparato ornamentale del santuario.

Specchio in bronzo ©Ministero della Cultura della Grecia

Le ricerche a Kleidi presso Samikon proseguiranno nei prossimi anni nell’ambito del programma scientifico in corso fino al 2026, sostenuto dalla Fondazione Gerda Henkel e dall’Istituto Archeologico Austriaco dell’Accademia Austriaca delle Scienze.

Tutte le foto: copyright ©Ministero della Cultura della Grecia

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Ministero della Cultura greco
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Cimitero del deserto dopo 4.000 anni: pali e navi nella polvere dell'arido bacino di Tarim

Luogo liminale per eccellenza, il deserto rappresenta il tipo tragitto che prosegue lungo l'asse inospitale della Terra, laddove risulta possibile passare, mai fermarsi. Carovane o gruppi di persone inclini all'avventura lo percorrono, tenendo sempre in mente l'obiettivo e ben sapendo come un calcol

Il blog di Jacopo Ranieri

Roma, tombe affrescate e colombari dell’età imperiale: scoperta una necropoli monumentale lungo la via Ostiense | LE FOTO

Elena Percivaldi

Una vasta area funeraria romana, con tombe monumentali decorate e sepolture ben conservate: l’ultima dimora di un gruppo familiare di 13 persone vissute a cavallo dell’era cristiana. E’ questa l’ultima, spettacolare scoperta effettuata lungo la Via Ostiense, nella zona di San Paolo fuori le Mura, dove sono in corso gli scavi di archeologia preventiva in vista della costruzione di un nuovo studentato.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

A circa un metro di profondità gli archeologi hanno individuato strutture funerarie appartenenti alla grande necropoli che si sviluppava fuori dalle mura di Roma, lungo una delle principali arterie stradali della città antica.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Il contesto fa parte della cosiddetta “Necropoli Ostiense“, attiva tra la tarda età repubblicana e il tardo impero, di cui oggi sono visibili importanti settori archeologici come il Sepolcreto Ostiense e la Rupe di San Paolo.

La scoperta è avvenuta durante le indagini condotte dal Ministero della Cultura attraverso la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma.

Un complesso di edifici funerari monumentali

Lo scavo, diretto dall’archeologa Diletta Menghinello, ha rivelato un nucleo di cinque edifici funerari di età imperiale disposti lungo un asse orientato nord-est / sud-ovest.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Le strutture presentano caratteristiche architettoniche ben riconoscibili: pianta quadrangolare, copertura a volta, murature in laterizio e ambienti sepolcrali interni articolati

Davanti ai cinque edifici principali sono state individuate due strutture minori, probabilmente funzionali all’accesso o a pratiche rituali.

Un sesto edificio funerario, orientato perpendicolarmente rispetto agli altri, insieme ai resti di ulteriori ambienti, suggerisce che l’intero complesso fosse organizzato attorno a un cortile centrale, configurando un piccolo complesso funerario familiare o collegiale.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Colombari decorati: nicchie per urne cinerarie

Gli edifici sepolcrali sembrano appartenere alla tipologia dei colombari, una forma di tomba collettiva diffusa soprattutto tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C.

Il termine deriva dal latino columbarium, letteralmente “colombaia”, perché le pareti interne presentano numerose nicchie sovrapposte, destinate a ospitare urne cinerarie contenenti le ceneri dei defunti dopo la cremazione.

Nonostante lo scavo sia ancora in fase iniziale, le camere funerarie mostrano già un apparato decorativo sorprendentemente ricco.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Tra gli elementi individuati figurano intonaci affrescati con fasce cromatiche e motivi vegetali, decorazioni in stucco, edicole decorative e figure legate alla simbologia funeraria romana

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Tra queste compaiono rappresentazioni di oranti – figure con le braccia sollevate in gesto di preghiera – e Vittorie alate, simboli del trionfo sulla morte e dell’immortalità dell’anima.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Con il proseguire delle indagini gli archeologi sperano di recuperare ulteriori elementi, in particolare epigrafi funerarie, corredi sepolcrali e pavimentazioni decorative, che potranno fornire informazioni preziose sull’identità sociale dei defunti.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Un’aula absidata e ambienti con mosaici

L’indagine archeologica ha portato alla luce anche altre strutture, collocate più vicino all’antico tracciato stradale e a profondità maggiori. Tra queste spiccano un’aula absidata e un grande ambiente in laterizio con resti di pavimento musivo.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

La funzione di questi spazi non è ancora chiara. Potrebbe trattarsi di ambienti destinati a rituali funerari, a banchetti commemorativi oppure al culto dei defunti, tutte pratiche ampiamente documentate in numerosi contesti funerari romani.

Solo il proseguimento dello scavo permetterà di comprendere con precisione il ruolo di questi edifici all’interno del complesso.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Una necropoli che cambia nel tempo: le sepolture tardoantiche

Il sito però testimonia anche una seconda fase di utilizzo funerario. Dietro il settore monumentale di età imperiale, separato da un lungo muro costruito con blocchetti di tufo, è stata individuata una necropoli più modesta di età tardo-antica.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Questa fase più tarda presenta caratteristiche differenti, con sepolture più semplici e scarsi oggetti di corredo. Il cambiamento riflette le trasformazioni sociali e culturali in atto tra il III e il V secolo d.C. per effetto della diffusione del cristianesimo.

La Necropoli Ostiense: uno dei più grandi cimiteri dell’antica Roma

La nuova scoperta arricchisce la conoscenza della Necropoli della via Ostiense, una delle più vaste aree funerarie dell’antica Roma. Come noto, le leggi romane vietavano le sepolture all’interno della città. Per questo tombe e monumenti funerari si allineavano lungo le strade in uscita dall’Urbe, creando veri e propri paesaggi funerari monumentali ancora oggi, come nel caso ad esempio della via Appia, ben percepibili.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Nel caso della via Ostiense, l’area sepolcrale fu frequentata per diversi secoli, accompagnando l’espansione urbana e la crescita demografica della capitale dell’impero.

Archeologia preventiva: quando i cantieri diventano occasioni di scoperta

Il rinvenimento dimostra ancora una volta l’importanza della verifica preventiva dell’interesse archeologico, uno strumento previsto dalla normativa italiana per valutare la presenza di resti antichi prima dell’avvio dei lavori edilizi.

Foto: ©Soprintendenza Speciale Roma.

Secondo Luigi La Rocca, capo Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, questi interventi rappresentano un’opportunità scientifica fondamentale. Grazie a tali indagini è infatti possibile ricostruire la topografia dell’antica Roma, approfondire gli aspetti antropologici e sociali delle necropoli e integrare i nuovi ritrovamenti nel tessuto della città contemporanea.

Nel caso della necropoli ostiense, l’obiettivo è tutelare e valorizzare il complesso, mantenendo allo stesso tempo il progetto dello studentato e valutando la possibile fruizione pubblica del sito archeologico.

📘 Fonte notizia

  • 📄 Comunicato stampa ufficiale della Soprintendenza Speciale di Roma
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Ripresi gli scavi alla casa del Jazz: spunta una scala sotterranea

Sono ripresi gli scavi alla casa del Jazz a Roma, lo spazio culturale a ridosso via Cristoforo Colombo dove si

larampa

Monteu da Po (Torino), la città romana di Industria rinasce dopo l’alluvione

Il 28 febbraio presentazione dei nuovi progetti di valorizzazione del sito archeologico e lectio magistralis di Christian Greco: un segnale concreto di rilancio culturale per il territorio.

S&A

Non è solo un sito archeologico, ma una città che ha saputo riemergere più volte dalla propria scomparsa. Industria, antica colonia romana lungo la sponda destra del Po, torna al centro della scena culturale piemontese sabato 28 febbraio con un pomeriggio di studi, visite guidate e interventi istituzionali. Culmine dell’evento sarà la lectio magistralis di Christian Greco, direttore del Museo Egizio.

L’appuntamento rappresenta insieme una restituzione scientifica delle ricerche in corso e un segnale concreto di rilancio dopo l’alluvione che lo scorso 17 aprile ha colpito duramente Monteu da Po, sommergendo l’area archeologica sotto acqua, fango e detriti.

Un nodo strategico dell’antichità lungo il Po

Situata a circa 30 chilometri da Torino e non lontano dalla confluenza della Dora Baltea, Industria è citata già nella Naturalis historia di Plinio il Vecchio.

In età augustea la città divenne un punto nevralgico per il traffico fluviale delle merci e per la lavorazione dei metalli provenienti dalle miniere valdostane. Tra il I e il III secolo d.C. conobbe un periodo di intensa prosperità, prima di avviarsi verso un lento declino a partire dal V secolo.

Riscoperta nella metà del XVIII secolo, oggi l’area visitabile si sviluppa lungo i due assi principali, cardo e decumano, sui quali si affacciano domus e botteghe. Tra gli elementi più sorprendenti spicca il santuario dedicato alle divinità egizie Iside e Serapide, un vero unicum nell’Italia settentrionale romana, testimonianza di scambi culturali e religiosi di ampia portata.

Città romana di Industria: cardo e domus

Il rilancio dopo l’alluvione del 17 aprile

L’iniziativa del 28 febbraio nasce anche come risposta concreta alla calamità che ha investito il sito la scorsa primavera. L’alluvione ha compromesso percorsi e strutture, rendendo necessari interventi urgenti.

Grazie ai finanziamenti del Ministero della Cultura sono stati avviati lavori di ripristino e restauro: rimozione dei depositi di limo, recupero dell’accessibilità e messa in sicurezza delle strutture emerse. Un’azione che ha restituito dignità e fruibilità a un patrimonio di valore nazionale.

Città romana di Industria: mosaico

Nuove ricerche e archeologia collaborativa

Dal 2022 la University of California, Los Angeles (UCLA), in sinergia con altri atenei, il Ministero della Cultura e il Comune di Monteu da Po, ha avviato un progetto internazionale di archeologia collaborativa.

La concessione triennale 2024-2026 del progetto CAMI – Comunità Antiche e Moderne di Industria – punta a uno studio integrato della città antica, delle sue funzioni produttive e commerciali e della memoria del sito nel tempo. Indagini geofisiche non invasive e scavi mirati stanno offrendo nuovi dati sulla morfologia urbana e sull’organizzazione degli spazi.

Proprio quest’anno, grazie a un finanziamento della Direzione Generale Musei, si è conclusa una vasta campagna di scavo che ha portato alla luce nuove informazioni sull’articolazione del foro, cuore politico e civile della città romana.

Il programma della giornata del 28 febbraio

La giornata si apre alle 14.45 all’area archeologica di Industria con una visita ai nuovi scavi finanziati dal Ministero, accompagnata dalla direttrice del sito Sofia Uggè e da Alessandro Quercia della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana di Torino.

Città romana di Industria: veduta

Dalle 16, al Teatro comunale di Monteu da Po, sono previsti i saluti istituzionali delle autoritàMaria Elisa Ghion, Sindaca di Monteu da Po; Filippo Masino, Direttore Musei nazionali Piemonte; Corrado Azzollini, Soprintendente Archeologia belle arti e paesaggio per la Città Metropolitana di Torino; Andrea Gavazza, Consigliere della Città Metropolitana di Torino e Sindaco di Cavagnolo.

Alle 16.30 è in programma la lectio magistralis di Christian Greco, seguita da una serie di interventi di approfondimento. Sofia Uggè Alessandro Quercia presentano un bilancio delle attività di tutela, ricerca e valorizzazione dell’area archeologica, delineando le prospettive future del sito. Willeke Wendrich, Università della California e Politecnico di Torino, illustra l’approccio dell’archeologia collaborativa a Industria e i risultati delle indagini non invasive e delle campagne di scavo internazionali. Cristina Cuneo e Manuela Rebaudengo, del Politecnico di Torino, approfondiscono il progetto CAMELOT, dedicato allo studio di questo territorio e delle sue connessioni storiche, stimolando la riflessione degli abitanti sul suo valore culturale, naturale ed economico. Davide Borra di No Real Interactive srl presenta infine le applicazioni della realtà aumentata come strumento per migliorare l’accessibilità culturale e la fruizione del patrimonio archeologico.

La giornata si concluderà con un rinfresco offerto dal Comune di Monteu da Po e dalla Città Metropolitana di Torino.

ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

Alle origini del territorio: la città romana di Industria tra memoria e futuro
📍 Ore 14.45: Area archeologica di Industria, corso Industria 6 ter, Monteu da Po (TO)
Ore 16: Teatro comunale di Monteu da Po, via San Giovanni 5
Ingresso libero
📅 28 febbraio 2026
🌐 Info: Musei nazionali Piemonte [email protected][email protected]; Comune di Monteu da Po 011 9187813

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