Dagli Stati Uniti a Potere operaio. Tracce di storie di classe - ∫connessioniprecarie

Una conversazione con Ferruccio Gambino Pubblichiamo un’intervista a Ferruccio Gambino, condotta assieme a Devi Sacchetto il 3 luglio 2025 a Padova, che, ricostruendo alcune esperienze politiche e intellettuali sviluppate tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, si concentra sull’organizzazione dei tre incontri internazionali tenuti da Potere Operaio fra agosto 1970 e […]

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Piazza Statuto: il viaggio nel tempo di Dario Lanzardo

di Sergio Cimino Dario Lanzardo, La rivolta di Piazza Statuto. Torino, luglio 1962, Feltrinelli, 1979, [...]

Carmilla on line
Call for abstract del secondo convegno "Negri oltre Negri” - DINAMOpress

Pubblichiamo la presentazione dell'invito a contribuire al convegno "Negri oltre Negri (II). Forma Stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale" organizzato dal laboratorio Communalia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell'Università di Salerno

DINAMOpress
CALL FOR ABSTRACT: Negri oltre Negri (II). Forma stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale - EuroNomade

interrogare il pensiero di Toni Negri come punto di incontro e di tensione tra diverse linee di critica radicale

EuroNomade

save the date : le mardi 24 février, on recevra à la Contemporaine l'historien de l'art Jacopo Galimberti (université de Venise), pour parler de la revue opéraïste Rosso et de son livre Images of Class. Operaismo, Autonomia and the Visual Arts (Verso Books, 2022, traduction française à paraître chez Entremonde)
conférence à 18h, entrée libre

photo : Rosso, mars 1978, ©Laure Ohnona / La Contemporaine

#operaismo #rosso #lacontemporaine #conference #arthistory #marxism #graphicdesign

L’XI congresso del PCI si svolse a Roma dal 25 al 31 gennaio del 1966

È illuminante il dibattito che si svolge nella direzione del PCI su come preparare l’XI congresso. Ingrao chiede di poter esprimere liberamente le sue opinioni in fase congressuale, ma le reazioni sono immediate, tutta la direzione del partito è in subbuglio: “una parte di questo gruppo organizza una lotta contro le posizioni del partito e con preoccupazioni di potere […] un attacco cioè alla linea del compagno Togliatti, che investe la linea del partito da basi frazionistiche” tuona Emilio Sereni <38. Secondo Pajetta “la democrazia effettiva […] non si ottiene con uno sviluppo nel partito di dissensi che lo frenerebbero e bloccherebbero l’azione e la lotta di massa” <39. E Amendola afferma: “la pubblicità del dibattito non è sempre garanzia di democrazia […] può a volte esser dannosa perché finisce per personalizzare le posizioni e inevitabilmente quindi per cristallizzarle” <40. Il più conciliante, pur condividendo le critiche mosse ad Ingrao, fu Enrico Berlinguer, che chiedeva “una base unitaria comune, su cui possano esprimersi sino al congresso, e con certe cautele, certe divergenze”, affermando inoltre che non si doveva confondere la passione politica con l’esasperazione <41. Sempre Amendola, avanza al comitato centrale una richiesta di abiura: Ingrao rifiuta e la rottura è definitiva.
Questo è il clima che precede l’XI congresso del PCI, che si svolse a Roma dal 25 al 31 gennaio del 1966. “L’XI congresso del PCI per la pace e la libertà dei popoli per il rinnovamento dell’Italia e del socialismo. Longo propone una concreta linea di lotta unitaria a tutte le forze operaie e democratiche”, scrive “l’Unità” in prima pagina il 26 gennaio 1966, aggiungendo poi: “Il partito uscirà dal Congresso temperato dal dibattito democratico, ancora più forte, ancora più unito, più capace di guidare i lavoratori alla lotta” <42. Durante i primi giorni tutto procede serenamente e nulla dei precedenti dibattiti traspare. Anche i cosiddetti ingraiani più autorevoli (Reichlin, Rossanda, Pintor, Natoli, Trentin) tennero dei discorsi molto misurati, riferiti principalmente ai loro settori di competenza, o tacquero. Il terzo giorno salì alla tribuna Ingrao. Il suo intervento ribadiva, senza demagogia e con toni pacati, le sue posizioni sui punti che erano già stati discussi. “Ma alla fine del suo intervento pronunciò una frase che occorre citare precisamente: ‘Sarei insincero se tacessi che il compagno Longo non mi ha persuaso rifiutando di introdurre nel nostro partito il nuovo costume della pubblicità del dibattito, cosicché siano chiari a tutti i compagni non solo gli orientamenti e le decisioni che prevalgono e impegnano, ma anche il processo dialettico di cui sono il risultato’.
Nella quasi totalità l’assemblea reagì con un grande e insistito applauso e quando Ingrao, nell’emozione, alzò alto il pugno, l’applauso divenne quasi un’ovazione. Al tavolo folto della presidenza al contrario pressoché tutti rimasero irrigiditi e a braccia conserte. Da quel momento il clima del congresso cambiò totalmente” <43. Tutto il gruppo dirigente del partito reagì con pesanti interventi, attacchi durissimi, quasi tutti rivolti a denunciare un frazionismo in atto, o a segnalare il pericolo di una divisione del partito. Il congresso fu organizzato esplicitamente per sconfiggere e togliere ogni spazio a chi avanza dei dubbi sulla riforma del partito e delle sue regole e la richiesta della “pubblicità del dibattito” divenne il nemico principale <44.
Ingrao non metteva in discussione il centralismo democratico, cioè il dovere di accettare, di sostenere e di applicare la linea dominante con la disciplina, ma chiedeva che la linea dominante fosse “il risultato misurabile di un’esplicita dialettica da tutti comprensibile, fosse quindi successivamente sottoposta a una verifica dei fatti e, di fronte a nuovi sviluppi della situazione, potesse essere precisata o corretta con il concorso di tutti”. Ma il gruppo dirigente del partito non si fidava di Ingrao, vedeva nella sua figura, nel suo carisma, un pericolo alla tradizionale coesione del partito. Seguì quindi dopo il Congresso un’epurazione accurata e selettiva, che colpiva le punte estreme e più esposte (Rossada, Pintor ecc.). Ingrao venne degradato e isolato in sedi istituzionali; Berlinguer, che allora era a capo della segreteria nazionale, venne accusato di eccessiva tolleranza e sostituito da Napolitano nel suo ruolo chiave; illuminante è il caso di Luciano Magri: “Io non fui rimosso perché non c’era niente da cui rimuovermi, […] fui semplicemente confinato nel mio ufficio, senza avere assolutamente niente da fare. Dopo pochi mesi, quando andai da Amendola per dirgli che non potevo andare in pensione a trentadue anni, e gli chiesi di mandarmi a lavorare in qualsiasi piccola federazione, mi rispose senza sorridere: ‘devi fare una quarantena perché sei un giovane intelligente, abbiamo lavorato bene insieme, ma devi ancora imparare la disciplina bolscevica’ ” <45. A confermare che l’ingraismo non era una frazione resta il fatto che nessuno dei puniti protestò, e nessuno difese nessuno, tutti accettarono la linea dettata dalla maggioranza senza discutere.
Con l’XI congresso il partito ribadì la priorità delle gerarchie interne rispetto alla riflessione e al rapporto con la società, accrescendo così processi già avviati, in relazione alla formazione dei gruppi dirigenti, ma disincentivando allo stesso tempo la militanza di larghi settori di attivisti. Da quello scontro prende le mosse anche una graduale marginalizzazione (e talvolta una volontaria presa di distanze) non tanto dell’ala ingraiana, quanto della sua propaggine sinistra, che in parte, di lì a poco, darà vita al “Manifesto” <46.
Nella stessa politica delle alleanze il PCI seguirà una strada intermedia tra quelle proposte da Amendola e Ingrao, con una grande attenzione – tipica di Longo – all’unità del movimento operaio ma anche ai nuovi movimenti di massa, e con l’attacco frontale alla DC all’indomani del crollo di Agrigento e delle alluvioni del ’66, che mettono in luce l’esistenza di un “sistema di potere” il cui impatto si rivela devastante per lo stesso territorio <47. L’emergere dello scandalo dei fascicoli del SIFAR e del “piano Solo” rinnoverà i dubbi sulla natura pienamente democratica della DC, e il golpe dei colonnelli in Grecia tornerà a porre all’attenzione dei comunisti il problema della difesa della democrazia <48.
[NOTE]
38 G. Crainz, Il paese mancato, Isola del Liri, 2007, p. 166.
39 Ibid.
40 Ibid.
41 Cfr. ibid; Cfr. inoltre A. Lepre, op. cit., p. 218.
42 Cfr. “l’Unità”, 26 gennaio 1966.
43 L. Magri, op. cit., pp. 195-196.
44 Cfr. G. Crainz, op. cit., p. 167; Cfr. inoltre L. Magri, op. cit., pp. 196.
45 L. Magri, op. cit., p. 201
6 Cfr. G. Crainz, op. cit., pp. 168-175.
47 I ritmi furibondi e insensati assunti dalla speculazione edilizia in tutta Italia sembrano trovare improvvisa sintesi emblematica ad Agrigento. Nella bella città siciliana si sono costruiti palazzi perfino su zone franose. Interi quartieri sono inevitabilmente travolti dai crolli, mettendo drammaticamente sotto accusa le scelte sbagliate compiute dai gruppi dominanti e dalla DC in termini di assetto del territorio. La battaglia di denuncia viene vigorosamente
sostenuta in parlamento, nel paese, su “l’Unità” da tutto il partito con il contributo determinante di Mario Alicata, membro della direzione e direttore del giornale (cfr. Il sacco di Agrigento: DC e governo devono trarre le conseguenze politiche, su “l’Unità”, 6 dicembre 1966; G. Crainz, op. cit., pp. 69-77).
48 Cfr. G. Crainz, op. cit., pp. 95-110.
Vincenzo Aristotele Sei, Il partito comunista nella società italiana da Togliatti a Berlinguer, Tesi di laurea, Università degli Studi della Calabria, 2011

Difficile scovare qualcosa nel sorvegliatissimo dibattito sviluppato all’XI Congresso del gennaio ’66. Nella relazione introduttiva di Longo le questioni culturali sono platealmente schivate, limitandosi ad accenni polemici come nel passaggio che segue: “Sono comparsi fenomeni di logoramento del costume del partito, propensioni a un tipo di critica generica, astratta, e perciò non produttiva, a discussioni condotte in modo ermetico, allusivo, tale da rendere difficile, a tutti i compagni, la comprensione dei termini reali del contendere” <564. Il bersaglio è costituito dai continui cedimenti all’«estremismo», al «massimalismo», o alternativamente all’«operaismo» – intendendo con tale termine non la corrente politico-ideologica di Panzieri e Tronti ma la tensione “fabbrichista” di un pezzo del partito eccessivamente schiacciata sulle posizioni sindacali della Cgil, in quel torno di tempo più radicali della tattica politica stabilita dal partito (vedi ad esempio tutta la vicenda legata alla III Conferenza operaia di Genova del maggio ’65, altro momento simbolico dello scontro tra Amendola e la sinistra – in quel caso rappresentata dalla relazione di Luciano Barca). Anche nell’intervento di Rossanda i temi culturali-ideologici sono ampiamente elusi, limitando il discorso alla questione scolastica e all’accesso allo studio. Solo un passaggio sembra intervenire sul rapporto tra politica e cultura: “Il collegamento e il dialogo con altre forze culturali non è mai per noi un’esercitazione di liberalismo o di buone maniere. Non sarebbe allora se non una nuova forma di strumentalismo. È invece la necessità di intendere i processi sociali reali che affiorano nella crisi della cultura contemporanea, nella sua protesta e nei suoi positivi fermenti, e di intessere un dialogo che sposti tutto il fronte di questa cultura attorno ad obiettivi di trasformazione sociale, intendendo, nello stesso momento, e sottolineando i momenti di originalità e di autonomia con i quali altre forze culturali appaiono interessate a questa trasformazione. Non possiamo commettere l’errore di ignorarle perché il loro metodo, le loro condizioni, il loro linguaggio si differenziano dal nostro. Siamo marxisti e siamo gramsciani perché le giudichiamo dal loro modo di porsi davanti alla società, prima che davanti alla nostra tradizione culturale <565.
La flebile richiesta di considerazione di un dibattito lungamente affrontato in sede di Sezione culturale troverà chiuso il partito ad ogni possibile accoglimento. Nelle Tesi finali scompare ogni riferimento ai problemi culturali, men che meno ideologici, considerati – prima ancora che “discutibili” – di fatto marginali (ed è forse questo il limite decisivo dell’azione di Rossanda: il confronto non avviene nel “caldo” degli anni Cinquanta, ma nel freddo disinteresse della metà dei Sessanta, dove i problemi, per il Pci, iniziavano ad essere di tutt’altra natura). La battaglia culturale sembrava uscire così di scena, relegata in poche e dure battute nella parte conclusiva delle Tesi: “Questa continua verifica [della linea politico-ideale, nda] deve garantire la più salda unità politica e impedire che la permanenza di linee politiche diverse o di elementi di orientamento eterogenei e contrastanti rispetto alla linea politica che il partito si è data, ne ostacoli l’azione. La sicurezza della linea politica, la convinzione della sua giustezza, l’impegno per dimostrarne nella pratica la validità, sono decisivi per l’azione di massa del partito, per la conquista delle masse al partito, per lo sviluppo dell’attivismo. […] È però necessario che oggi il partito accresca il suo impegno contro atteggiamenti di superficialità e di provinciale sufficienza che si sono manifestati negli ultimi anni nei confronti della realtà dei paesi socialisti” <566.
[NOTE]
564 Relazione di Luigi Longo, in XI Congresso del Partito comunista italiano. Atti e risoluzioni, Editori Riuniti, Roma 1966, p. 82.
565 Ivi, p. 387.
566 Ivi, p. 748.
Alessandro Barile, Apogeo e crisi della politica culturale comunista. Rossana Rossanda e la Sezione culturale del Pci (1962-1965), Tesi di dottorato, Università di Roma La Sapienza, 2022

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La Sinistra Negata 01

Sinistra rivoluzionarla e composizione di classe in Italia (1960-1980) A cura di Nico Maccentelli Redazionale [...]

Carmilla on line

"In line with its ‘timeful’ approach, the book starts working towards its end once we arrive at financialization in the form to which we are accustomed. By this point, Bicocca is almost completely stripped of its old working-class identity. Though the authors do not write in a melodramatic tone here, it’s sad to see that, after a century of struggle, the area is now known as a ‘no-man’s-land’. It was not always planned like this; in the 1980s, Pirelli’s plan was to turn Bicocca into a leading centre of high-tech industrial development named ‘Technocity’. But already by the 1990s, company management realized that basing the neighbourhood’s development entirely on real-estate speculation was much more profitable. In stark contrast, then, with the supposedly ‘dynamic’ financial markets determining the rhythm of its development, Bicocca is now best described by the authors as ‘decaffeinated urbanity’.

In that sense, Class Meets Land reminds more of the financial markets it takes issue with than of present-day Bicocca: it’s a fast-paced book, in the best sense of the word, and nowhere do the authors trip into excessive theoretical reflection. Yet, its biggest strength lies in Kaika and Ruggiero’s methodological insistence: the struggle between class and capital is never lost sight of, and each historical event is neatly related to what preceded and followed it. As such, they make a convincing case for approaching financialization in its specific historical context and from the perspective of local class struggles."

https://marxandphilosophy.org.uk/reviews/22135_class-meets-land-the-embodied-history-of-land-financialization-by-maria-kaika-and-luca-ruggiero-reviewed-by-victor-stout/

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‘Class Meets Land: The Embodied History of Land Financialization’ by Maria Kaika and Luca Ruggiero reviewed by Victor Stout

With the increasing financialization of our everyday lives, land financialization has been a pressing concern for critical geographers and urbanists alike. Typically, studies on the phenomenon take a grand view, focusing, for example, on the role of global capital flows, or treating financialization as a ‘new’ regime of accumulation. But the more practical implications of financialization tend to stay underexamined in these more macro-level analyses. In Class Meets Land: The Embodied History of Land Financialization, Maria Kaika and Luca Ruggiero – professors in Urban Planning and Political Geography respectively –take a different direction: they approach the financialization of land from…

Negri oltre Negri. Lavoro, soggettività e critica del capitale - DINAMOpress

Pubblichiamo il programma del Convegno internazionale: “Negri oltre Negri. Lavoro, soggettività e critica del capitale” organizzato da Séminaire Capitalisme Cognitif (CEMTI Paris 8-Sophiapol Paris-Nanterre, CES-CNRS-Université Paris1), che si svolgerà il 15-16 maggio 2025 a Parigi

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Scienza e tecnologia per un’altra politica.

https://rizomatica.noblogs.org/2025/02/pellegrino-scienza-tecnologia-politica/

Fine dell’antropocentrismo e futuro della Terra

di V. Pellegrino
«L'animismo è l'unica versione sensata del materialismo.»
Vìveiros de Castro
Proseguendo nel lavoro di analisi dello stato di

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