
Pubblichiamo la presentazione dell'invito a contribuire al convegno "Negri oltre Negri (II). Forma Stato, potere costituente e Impero nel regime di guerra globale" organizzato dal laboratorio Communalia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell'Università di Salerno
Toni e Anna Negri
Ho capito una cosa: voi siete una generazione che ha vissuto anni in cui tutto era possibile, e noi, dopo la repressione, siamo quelli che hanno vissuto in un mondo dove tutto era impossibile
https://www.globalproje
https://differx.noblogs.org/2025/11/17/toni-e-anna-negri/
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No dia 24 de Outubro, sexta-feira, o IHC e o #DocLisboa organizam um seminário de história e teoria política sobre #AntonioNegri, no âmbito da exibição do filme “Toni, mio padre”, de Anna Negri — "Antonio Negri: do longo ‘68 italiano ao comunismo do século XXI".
Vai ter lugar na Culturgest e a inscrição é obrigatória.
ℹ️ https://ihc.fcsh.unl.pt/events/antonio-negri-2025/
#Histodons #Italy #Communism #ToniNegri #Comunismo #Itália #História #Long68 #Longo68
di FRANCESCO FESTA. Philos Mettere insieme Masaniello, Spinoza e Negri significa dar vita a una genealogia politica coerentemente inscritta nella storia del materialismo moderno e contemporaneo. Tre figure lontane nel tempo e nello spazio, ma accomunate da una medesima tensione. Il pescatore che nel luglio 1647 guidò la rivolta popolare – forse fra le più […]
Toni Negri - «cattivo maestro» | In contraddittorio, podcast Per questi motivi è interessante.
La quinta puntata del podcast di Giulia Merlo che racconta i processi che hanno cambiato la storia sociale italiana
https://www.editorialedomani.it/podcast/per-questi-motivi-toni-negri-il-cattivo-maestro-ovj6e50f
Pubblichiamo il programma del Convegno internazionale: “Negri oltre Negri. Lavoro, soggettività e critica del capitale” organizzato da Séminaire Capitalisme Cognitif (CEMTI Paris 8-Sophiapol Paris-Nanterre, CES-CNRS-Université Paris1), che si svolgerà il 15-16 maggio 2025 a Parigi
oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):
Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.
Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.
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