Altre impressioni soggettive su Potere Operaio, Lotta continua e Brigate Rosse
Si è detto che il ‘68 ha rappresentato per molti giovani un’occasione per far sentire la propria voce e per far conoscere le proprie esigenze ed aspirazioni; è stato, quindi, come abbiamo visto, una stagione che ha portato la gioventù del tempo a cercare di soddisfare quel desiderio di partecipazione, di comunione, di giustizia, di libertà, insieme alla convinzione di poter trasformare il mondo per un futuro per essi migliore <97. Pertanto, il loro obiettivo principale era quello di costituire un movimento rivoluzionario di massa per realizzare il loro intento focale: riuscire a rovesciare il potere statale. Ma per fare ciò era necessaria la compattezza e l’appoggio del popolo; è per questo che la fine degli anni sessanta ha visto il proliferare di gruppi, di circoli, di movimenti che si affiancavano a gruppi già esistenti di estrema sinistra, per affermare sempre più la propria presenza nella società. Tanti furono, infatti, i gruppi che si sono formati sulla spinta della rivoluzione sessantottina, quali: “Sinistra Proletaria”, “Servire il Popolo”, “Avanguardia Operaia” (sorta dall’unificazione di “Avanguardia Operaia” di Milano con “Sinistra Leninista” di Roma, “Circolo Rosa Luxemburg” di Venezia e “Lenin” di Mestre), “Lotta Continua”, “Potere Operaio”, “Collettivo Politico Metropolitano” (CPM). La maggior parte di questi gruppi sono nati come oppositori del sistema dei contratti collettivi usato dalle aziende; hanno optato per un’opposizione permanente da parte delle aziende, appunto, per una “lotta continua”. Il loro obiettivo principale era l’unità di azione dei gruppi; in secondo luogo l’unità organizzativa e in ultimo, quella ideologica. La propaganda avveniva principalmente attraverso la distribuzione di volantini all’uscita delle fabbriche, il reclutamento e le decisioni venivano effettuate nei bar, dove si recavano molti lavoratori, ma anche facendo campagna politica nei quartieri. Rapidamente, i partecipanti dei gruppi aumentavano sempre di più, guadagnando più supporto e influenza. Tra tutti questi Lotta Continua (LC) è stata, tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta, nata precisamente nell’autunno del 1969, una delle maggiori formazioni della sinistra extraparlamentare italiana, di orientamento comunista, rivoluzionario e operaista. Costituita successivamente ad una scissione in seno al Movimento Studentesco di Torino, che aveva infiammato l’estate delle lotte all’Università e alla FIAT, l’altra parte aveva formato il gruppo: Potere Operaio, che disponeva, dal 1971 di una struttura denominata “Lavoro Illegale, Segreta e Armata”, di cui era leader Valerio Morucci <98. Nell’aprile 1973 alcuni aderenti al movimento, scartati dal reclutamento in ‘Lavoro Illegale’, avevano organizzato un attentato incendiario dimostrativo, più per i vertici della struttura illegale del gruppo che per i destinatari dell’attentato, contro l’abitazione di Mario Mattei, segretario della sezione del Movimento Sociale Italiano, nel quartiere di Primavalle a Roma ma, a causa del divampare delle fiamme in seguito all’incendio del portone, Mattei rimase ferito, mentre i due figli, Stefano e Virgilio, morirono nell’incendio: l’episodio è noto come Rogo di Primavalle.
Anche Lotta Continua era molto attiva e si distingueva dagli altri gruppi per il movimentismo più spiccato, l’eterodossia e la critica ai regimi comunisti. A questo gruppo è stato attribuito l’omicidio del Commissario Calabresi, avvenuto il 17 maggio 1972, eseguito per ritorsione per la morte dell’anarchico Pinelli, di cui si è detto poco sopra. L’assassinio di Calabresi è considerato il primo e uno dei più importanti omicidii degli Anni di piombo, proprio per questo motivo e per il processo complesso che ha fatto seguito, ha avuto molta risonanza per svariati anni. In particolare, il Commissario Calabresi, tra il 1969 e il 1972, era stato accusato, proprio da una parte dell’opinione pubblica, soprattutto in seguito ad un’estesa campagna stampa di giornali quali L’Espresso e il giornale del movimento stesso di Lotta Continua, di aver assassinato l’anarchico Giuseppe Pinelli, morto dopo essere caduto da una finestra del quarto piano della Questura di Milano, dove si trovava in custodia per le indagini sulla Strage di Piazza Fontana. Tuttavia, dopo parecchie ricerche ed inchieste, era stato dimostrato che Pinelli fosse caduto in maniera accidentale, forse per un malore e non spinto dagli uomini di Luigi Calabresi, ma, soprattutto, non dallo stesso commissario, che, tra l’altro, in quel momento non si trovava nella stanza. Questa versione dei fatti non era però riuscita a convincere quasi nessuno e quindi, si sono sviluppate accese polemiche, tanto più quando si scoprì che gli anarchici milanesi non avevano nulla a che fare con l’attentato. I colpevoli dell’assassinio Calabresi sono stati individuati solo nel 1988, si trattava di Ovidio Bompressi e Leonardo Marino come esecutori materiali, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri come mandanti: tutti erano leader o esponenti di Lotta Continua. Gli imputati sono stati condannati in via definitiva nel 1997, dopodiché hanno ottenuto una revisione del processo, ma nel 2000 la Corte d’Appello di Venezia e poi la Corte Suprema di Cassazione hanno confermato le condanne. Infine, nel 2003, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato che avevano ricevuto un processo equo e, pertanto, è stata rifiutata una ulteriore revisione. Lo scioglimento del gruppo suddetto si è avuto nel 1976, mentre il giornale “Lotta continua”, quotidiano dal 1972, ha proseguito le pubblicazioni fino al 1981.
Dal movimento denominato “Collettivo Politico Metropolitano” (CPM) sarebbe nato il primo nucleo del gruppo terroristico più longevo di tutta l’Europa occidentale del dopoguerra: le Brigate Rosse <99. Renato Curcio, nel settembre del 1969, insieme con Corrado Simioni <100 fondava, infatti, dapprima il CPM, iniziando così il suo percorso politico e diventando, successivamente, il fondatore dell’organizzazione della stella a cinque punte, appunto le Brigate Rosse <101.
Egli aveva compreso subito che da quel processo di mobilitazione che aveva investito l’Italia dopo il miracolo economico era nato un esercito cospicuo di individui totalmente insoddisfatti, alienati e disponibili ad unirsi per abbracciare nuove idee radicali di emancipazione e riscatto sociale e per combattere insieme una guerra di classe. Successivamente, nel novembre 1969, al raduno organizzato da Curcio a Chiavari <102, sembra si sia avuto il passaggio alla lotta armata e quindi alla clandestinità <103; questo incontro non è stato altro infatti, che l’anticamera ideologica e organizzativa delle Brigate Rosse, che miravano soprattutto al coinvolgimento e all’appoggio della lotta operaia.
Sull’importanza del congresso di Chiavari si hanno testimonianze contrastanti, infatti, per esempio, Franceschini ha affermato che durante quell’incontro non si era arrivati a parlare ancora di lotta armata, ma solo di un passaggio alla clandestinità, secondo la sua testimonianza, il passaggio alla lotta armata è stato deciso soltanto più tardi, precisamente a Pecorile nell’agosto del 1970. La testimonianza di Franceschini ha creato delle perplessità in quanto le due cose, il passaggio alla lotta armata e quello alla clandestinità, per lui una successiva all’altra, sembravano invece andare di pari passo; inoltre, nelle varie interviste fatte ai fondatori delle BR, sembrava vi fosse un’unanimità nell’affermare che la decisione di passare alla lotta armata era stata presa a seguito della strage di piazza Fontana, del dicembre del 1969, che, ai loro occhi, non era stata altro che la conferma dell’esattezza delle loro idee e dei loro progetti: infatti, questo tragico evento, non aveva suscitato tanto la paura di un golpe da parte dell’estrema destra, ma aveva fatto nascere la convinzione più forte che in Italia vi fossero le condizioni giuste per fare una rivoluzione <104.
La nascita effettiva delle Brigate Rosse è stata ufficializzata in data 16 aprile 1970 alle ore 20:33, quando una voce si inseriva nel canale audio della televisione che stava trasmettendo il telegiornale e da allora è cominciata, appunto, una lunga serie di atti sanguinosi e cruenti sviluppatisi nell’arco di più di un decennio. Comunque, formalmente, il 17 agosto del 1970, presso l’albergo “Da Gianni” a Costaferrata (al tempo Casina) di Pecorile (frazione di Vezzano sul Crostolo), in provincia di Reggio Emilia, ottanta delegati di Sinistra Proletaria e del Comitato Politico Metropolitano si riunivano per prendere decisioni su forme di lotta più incisive. Il primo gruppo era formato da esponenti del movimento studentesco dell’Università di Trento come Curcio e Cagol; militanti della FGCI emiliana quali Franceschini, Gallinari, Ognibene; operai provenienti soprattutto dalla Sit-Siemens, come Moretti, Alunni, Bonavita.
Questa occasione ha segnato la dissoluzione del CPM e la costituzione delle Brigate Rosse.
[NOTE]
97 “Noi non vogliamo trovare un posto in questa società ma creare una società in cui valga la pena trovare un posto” così affermava Mauro Rostagno, sociologo, giornalista e attivista italiano; è stato uno dei fondatori del movimento politico Lotta Continua ed avendo frequentato anche lui l’Università di Trento, riuscì a trascinare molti dei suoi protagonisti all’estremismo di sinistra e all’esperienza della lotta armata, tra cui Renato Curcio e Margherita Cagol (Rostagno, in quel periodo era soprannominato anche “il Che di Trento” e divise anche l’appartamento con Curcio per un po’ di tempo).
98 Ex brigatista, di cui si parlerà in seguito.
99 Le Brigate Rosse sono state molto influenzate dalle esperienze rivoluzionarie degli altri Paesi: la stessa sigla BR deriva dal gruppo rivoluzionario marxista tedesco della RAF, mentre, il simbolo deriva dalla stella sghimbescia dei guerriglieri uruguayani Tupamaros, da cui sembra che le Brigate Rosse abbiano preso l’esempio, non solo dal punto di vista strettamente ideologico, perché spesso sono movimenti di ispirazione marxista che prendono a modello la rivoluzione cubana, ma anche dal punto di vista operativo.
100 Si afferma che Simioni è stato il capo del Superclan, organizzazione nata parallelamente alle BR. È stato sospettato di aver organizzato, senza prendervi parte, l’attentato contro l’ambasciata americana ad Atene del 2 settembre 1970 durante la dittatura dei colonnelli. Quel fatto, in cui morirono i due attentatori per un loro errore, avrebbe segnato una forte rottura fra Simioni e Curcio quando quest’ultimo venne a sapere che era stato precedentemente proposto a sua moglie Margherita Cagol di mettere in atto quello stesso attentato.
101 Renato Curcio ha apertamente spiegato che “non abbiamo voluto ispirarci alle azioni partigiane e neanche a quelle del movimento operaio tradizionale, sia pure rivoluzionario. Noi volevamo imparare dalle esperienze nuove che si agitavano nel mondo: guardavamo ai Black Panthers, ai Tupamaros, a Cuba e alla Bolivia di Che Guevara, al Brasile di Marighella”. Infatti, l’altro modello a cui si rifacevano i brigatisti rossi era quello proposto da Carlos Marighella: un rivoluzionario brasiliano che di fatto aveva adottato la lotta armata dopo il colpo di stato in Brasile; il suo libro “Piccolo manuale della guerriglia urbana” è stato uno dei libri più letti negli ambienti dei terroristi di sinistra per le indicazioni tecniche. In più i brigatisti presero a modello anche i Montoneros argentini: organizzazione di guerriglieri nata alla fine degli anni Sessanta, che lottò per eliminare i condizionamenti politici statunitensi sull’Argentina e favorire il rientro di Juan Domingo Perón dall’esilio, anche se Perón, dopo il suo ritorno al potere nel 1973, prese le distanze dai Montoneros, che furono poi sgominati dalla dittatura militare nel 1977.
102 Di cui si è già accennato al § 2.2.
103 Mario Moretti, uno dei componenti del nucleo storico delle Brigate Rosse, sosteneva che il passaggio alla clandestinità non era un atto di attacco verso l’Italia e le sue istituzioni, non era una decisione in difesa ma in attacco: “non stiamo scappando, al contrario. Nella clandestinità costruiremo il potere proletario armato”.Cfr.:MORETTI Mario, (2014), Brigate rosse. Una storia italiana. Intervista di Mosca Carla, Rossanda Rossana, Oscar Mondadori, Milano, p.35.
104 Morucci V., (2004), La peggio gioventù una vita nella lotta armata, Milano, p. 169. “Noi volevamo fare la rivoluzione contro i capitalisti che depredavano la ricchezza sociale prodotta dal proletariato”, dello stesso avviso anche Prospero Gallinari.
Gian Maria Moneta Caglio da Ré, Tensioni e terrore degli anni 70, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2021-2022
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