Agi: Inchiesta arbitri, il primo teste della Figc. Sentito l'avvocato Viglione

AGI - L'inchiesta sul calcio fa un 'salto' e arriva alla Figc con l'ascolto del responsabile legislativo della Federazione, l'avvocato Giancarlo Viglione, già 'braccio destro' dell'ex presidente Gabriele Gravina. Nel corso della testimonianza durata due ore e mezza, Viglione, rispondendo alle domande del pm Maurizio Ascione, ha spiegato anche come e perché maturò la decisione di inviare gli ispettori della FIGC a Lissone dopo la denuncia, firmata da Domenico Rocca e poi archiviata, sulle presunte 'bussate' di Gianluca Rocchi. Da quel momento, nessun 'organo tecnico', compreso il designatore autosospeso, si recò più nel centro dove si dirimono i casi dubbi di gioco.
Viglione è stato convocato anche per ricostruire la "cornice istituzionale" data la sua competenza ed esperienza considerando che l'AIA è 'interna' alla Figc. Il tema del Var e quello delle designazioni arbitrali, cuore dell'inchiesta che vede cinque indagati per frode sportiva, sono stati al centro della testimonianza così come sono gli argomenti dei capi d'imputazione al momento invariati.
Collaborazione con i magistrati
Fonti giudiziarie parlano di "una buona collaborazione" da parte di Viglione le cui dichiarazioni avrebbero fatto fare "un passo avanti" dal punto di vista della comprensione delle norme sportive che sono particolarmente complesse così come la giustizia sportiva non ha nulla a che vedere coi meccanismi di quella ordinaria.
Nel lungo colloquio si sono fatti riferimenti anche a delle intercettazioni che non è chiaro se abbiano visto anche Viglione come interlocutore.
Le parole di Viglione dopo l'audizione
Avvicinato dai cronisti dopo l'audizione con corridoio della stanza del pm presidiato dai carabinieri, Viglione ha confermato che uno dei temi trattati è stato quello dell'invio degli ispettori. "Sono venuto a fare un convegno, abbiamo parlato delle norme che regolano la Sala Var" ha detto Viglione riferendosi al puntiglioso approfondimento tecnico sulle norme e i temi che ha definito "di settore". Domattina è previsto l'ascolto di un altro testimone.

Arbiters investigation, the first subject of the FIGC. Heard the lawyer Viglione.

AGI - The investigation into Italian football has taken a “leap” and arrived at the FIGC (Italian Football Federation) with the testimony of the Federation’s legislative head, lawyer Giancarlo Viglione, formerly the “right-hand man” of former president Gabriele Gravina. During the two and a half hour testimony, Viglione, answering questions from prosecutor Maurizio Ascione, also explained how and why he made the decision to send FIGC inspectors to Lissone after the complaint, signed by Domenico Rocca and subsequently archived, regarding alleged “approaches” by Gianluca Rocchi. From that point on, “no technical body,” including the self-suspended referee designer, visited the center where doubtful cases of play are resolved.

Viglione was also summoned to reconstruct the “institutional framework” considering his expertise and experience, given that the AIA (Italian Football Association) is “internal” to the FIGC. The VAR (Video Assistant Referee) and referee appointment theme, at the heart of the investigation involving five suspects for sporting fraud, was central to the testimony, as are the arguments of the charges, currently unchanged.

Collaboration with magistrates

Judicial sources speak of “a good collaboration” by Viglione, whose statements have made “a step forward” in terms of understanding sporting rules, which are particularly complex, and that the sports justice system has nothing to do with the mechanisms of the ordinary justice system.

References were also made during the lengthy interview to intercepted communications that it is unclear whether Viglione was also involved as a point of contact.

Viglione’s words after the hearing

Approached by journalists after the hearing in the prosecutor’s corridor, guarded by Carabinieri, Viglione confirmed that one of the topics discussed was the sending of the inspectors. “I came to attend a conference, we talked about the rules governing the VAR Room” Viglione said, referring to the meticulous technical examination of the rules and topics he described as “specialized.” Another witness is scheduled to be heard tomorrow.

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https://www.agi.it/cronaca/news/2026-05-11/inchiesta-arbitri-figc-37006890/

Agi: Inchiesta calcio, anche Daniele Orsato sentito come testimone

AGI - Anche Daniele Orsato, riconosciuto come uno dei fuoriclasse dell'arbitraggio mondiale dell'ultimo decennio, all'inizio dell'indagine, quindi lo scorso anno, venne convocato e sentito come persona informata sui fatti nell'inchiesta con cinque indagati che ipotizza il reato di frode sportiva anche per presunte interferenze nelle stanze dove si dirimono i casi di gioco incerti.
Stando a quanto apprende l'AGI da fonti arbitrali, Orsato non si recò mai nella Sala Var di Lissone, scenario dove il pubblico ministero Maurizio Ascione ambienta una parte della sua indagine, e anche di questo avrebbe parlato col magistrato “smarcandosi” così da altre figure che invece, secondo le indagini, l'avrebbero frequentata sia come addetti sia condizionando con le “bussate” le decisioni sui casi dubbi.
La posizione di Orsato
Orsato non andò nella Sala Var né quando era ancora arbitro, fino all'agosto del 2024, né nel ruolo di Commissario per lo sviluppo del talento arbitrale dell'AIA, incarico a cui venne destinato dal gennaio del 2025 con il compito di seguire i giovani fischietti nell'evoluzione delle loro carriere.

Investigation into football, Daniele Orsato also heard as a witness.

AGI - Even Daniele Orsato, recognized as one of the top referees of the last decade, was summoned and heard as a person with knowledge of the facts in the investigation at the beginning of the inquiry, last year, alongside five suspects who were hypothesized to have committed sports fraud, including alleged interference in the rooms where uncertain gambling cases were resolved.

According to what the AGI learns from arbitration sources, Orsato never went to the Var Room in Lissone, where the prosecutor Maurizio Ascione sets part of his investigation, and he also spoke with the magistrate to “clear himself” of other figures who, according to the investigations, frequented him as officials and conditioned decisions on doubtful cases with “interruptions.”

Orsato’s Position
Orsato did not go to the Var Room, either when he was still a referee until August 2024, or in his role as Commissioner for the development of refereeing talent at the AIA, a role assigned to him from January 2025 with the task of following the young referees as they evolved in their careers.

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https://www.agi.it/cronaca/news/2026-05-03/orsato-inchiesta-arbitri-calcio-36869803/

Il Fatto Quotidiano: “È rigore?”, nella sala Var si cambiò decisione durante Udinese-Parma. Il video pubblicato dall’agenzia AGI

Il 1° marzo 2025, durante Udinese-Parma, nella sala Var di Lissone gli addetti analizzano un possibile fallo di mano inizialmente ritenuto non punibile. L’arbitro al Var Daniele Paterna, però, dopo essersi girato verso qualcuno alle sue spalle chiedendo “È rigore?”, cambia indicazione e suggerisce all’arbitro Fabio Maresca una on field review, da cui scaturisce il calcio di rigore. Questo è il video pubblicato dall’agenzia AGI che ha per prima diffuso la notizia dell’indagine della procura di Milano.
Secondo un esposto di Domenico Rocca, poi archiviato dalla giustizia sportiva, Paterna si sarebbe rivolto al designatore Gianluca Rocchi (ora indagato per concorso in frode sportiva, ndr), che avrebbe richiamato l’attenzione bussando sul vetro della sala Var (qui l’audio pubblicato dal FattoQuotidiano.it). Paterna, ascoltato come testimone, è poi diventato indagato per falsa testimonianza quando il pm, anche alla luce del video, ha ritenuto inattendibile la sua versione.
Video pubblicato per gentile concessione dell’agenzia AGI
L'articolo “È rigore?”, nella sala Var si cambiò decisione durante Udinese-Parma. Il video pubblicato dall’agenzia AGI proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Is that correct?”, in the Var room, the decision changed during Udinese-Parma. The video published by the AGI agency.

On March 1st, 2025, during Udinese-Parma, in the Var room in Lissone, the officials analyzed a potential handball initially deemed unpenalizable. However, the VAR referee, Daniele Paterna, after turning to someone behind him and asking “Is it a penalty?”, changed his mind and suggested to referee Fabio Maresca an on-field review, which resulted in a penalty kick. This is the video published by the AGI agency that first disseminated the news of the investigation by the Milan Prosecutor’s Office.

According to a complaint by Domenico Rocca, subsequently archived by the sports justice, Paterna addressed the selector Gianluca Rocchi (now under investigation for match-fixing, ed.) who had drawn attention to himself by tapping on the window of the Var room (here the audio published by FattoQuotidiano.it). Paterna, heard as a witness, then became investigated for false testimony when the prosecutor, also in light of the video, deemed his version unreliable.

Video published with the kind permission of the AGI agency.
The article “Is it a penalty?”, in the Var room, changed its decision during Udinese-Parma. The video published by the AGI agency comes from Il Fatto Quotidiano.

#Udinese-Parma #Lissone #DanielePaterna #FabioMaresca #first #DomenicoRocca #Paterna #GianlucaRocchi #FattoQuotidianoit #IlFattoQuotidiano

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/25/e-rigore-nella-sala-var-si-cambio-decisione-durante-udinese-parma-il-video-pubblicato-dallagenzia-agi/8366444/

“È rigore?”, nella sala Var si cambiò decisione durante Udinese-Parma

Il 1° marzo 2025, durante Udinese-Parma, nella sala Var di Lissone gli addetti analizzano un possibile fallo di mano inizialmente ritenuto non punibile. L'ar...

Il Fatto Quotidiano

Brianza, è allarme Dengue.

Due casi di Dengue confermati a Lissone: Ats e Comune avviano tre giorni di disinfestazione in oltre 30 strade del centro.

@salute

https://www.monza-news.it/news/296223673862/brianza-e-allarme-dengue-ecco-dove-e-cosa-sta-succedendo

#MonzaBrianza #Lissone #AtsBrianza #Dengue

Brianza, è allarme Dengue: ecco dove e cosa sta succedendo

Due casi di Dengue confermati a Lissone: Ats e Comune avviano tre giorni di disinfestazione in oltre 30 strade del centro.

Monza-News

“Alcol vietato dalle 22”: la stretta choc del Comune brianzolo contro la mala movida.

Dal 1° gennaio 2026 scatta il divieto di bere alcolici in strada dopo le 22. Vendita da asporto bloccata e multe fino a 500 euro. Tutte le regole.

https://www.monza-news.it/news/139323149830/lissone-vieta-alcol-in-strada-dopo-le-22-multe-salatissime

#Lombardia #MonzaBrianza #Lissone

Lissone vieta alcol in strada dopo le 22: multe salatissime

Dal 1° gennaio 2026 a Lissone scatta il divieto di bere alcolici in strada dopo le 22. Vendita da asporto bloccata e multe fino a 500 euro. Tutte le re

Monza-News

"Dj Fargetta: vi racconto la mia #Lissone, dove sono tornato a vivere - Il Cittadino di #Monza e #Brianza"

Non sapevo che Fargetta fosse Lissonese!

https://www.ilcittadinomb.it/news/cultura-e-tempo-libero/dj-fargetta-vi-racconto-la-mia-lissone-dove-sono-tornato-a-vivere/

Dj Fargetta: vi racconto la mia Lissone, dove sono tornato a vivere

Ballando sotto la pioggia con un ritmo la cui eco si riflette in Brianza. A realizzare in chiave dance uno dei maggiori successi di Gigliola Cinquetti, “La pioggia”, è stato uno dei dj più famosi e richiesti al mondo, Mario Fargetta, lissonese di nascita. «Mi è stato chiesto - racconta Fargetta al Cittadino - di remixare un brano di Gigliola

Il Cittadino

Da #Lissone una risposta per contrastare l’islamizzazione della società italiana

Da gennaio le donne con il volto coperto integralmente da burqa o niqab non potranno entrare negli edifici pubblici di proprietà del Comune di Lissone. La Lega" potrebbe proporre la mozione in altri comuni in cui la presenza di stranieri è considerevole tra cui Desio e Seregno". Per quanto piccolo, è un primo passo. Auguriamoci che non rimanga il solo.

https://sullebarricate.wordpress.com/2025/10/31/da-lissone-una-risposta-per-contrastare-lislamizzazione-della-societa-italiana/

Da #Lissone una risposta per contrastare l’islamizzazione della società italiana

Da gennaio le donne con il volto coperto integralmente da burqa o niqab non potranno entrare negli edifici pubblici di proprietà del Comune di Lissone. La Lega” potrebbe proporre la mozione i…

Sulle Barricate - Col popolo per la Patria (Filippo Corridoni)

l’estate del mac @ lissone

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Quest’estate il programma espositivo del MAC di Lissone, nell’anno di celebrazione del suo venticinquesimo anniversario, prosegue con un duplice progetto unito da un filo comune: la collezione permanente del Museo.

Tutte le informazioni qui:
https://slowforward.wordpress.com/wp-content/uploads/2025/07/collezione-25-mac-2025.pdf

asemic?

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C’era un numero di partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza

Un ambiente privilegiato per la diffusione dell’antifascismo è, quanto meno a Monza e nella bassa Brianza, la grande fabbrica fordista. Monza si trova a ridosso delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e di Milano (Breda, Falck, Innocenti, Magneti Marelli, Pirelli…). Tra le masse operaie delle grandi aziende milanesi “il partito comunista era penetrato in profondità, aveva fatto proselitismo e le teorie antifasciste associate a quelle di lotta di classe avevano preso piede. Queste idee venivano poi irradiate verso la provincia dagli operai brianzoli che vi lavoravano e dagli sfollati che dopo i tremendi bombardamenti dell’agosto 1943 su Milano si dirigevano sempre più numerosi verso la provincia” <26. La creazione di gruppi antifascisti che derivano dall’antifascismo delle fabbriche, dove erano già presenti cellule clandestine, si registrano ad Agrate Brianza, Cavenago Brianza, Lissone e Seregno <27. Nei paesi più lontani dal milanese e da Monza la struttura economica è caratterizzata da piccole aziende dove il PCI i partiti di sinistra non hanno ancora radicamento e, anche se la popolazione in larga parte è avversa al fascismo repubblicano e all’invasore tedesco, manca, specie nei primi mesi successivi all’armistizio, un’organizzazione antifascista strutturata, che tarderà a vedere la luce <28. Emerge quindi uno scenario duplice, cioè un contesto, quello della Bassa Brianza, influenzato dall’antifascismo diffuso tra il proletariato delle grandi fabbriche e il resto del circondario monzese, specie le aree più distanti da Milano, in cui, in particolare nei primi mesi della Resistenza, non è ancora presente un’organizzazione partigiana consolidata e l’elemento spontaneistico prevale.
In Brianza l’attività predominante consiste nell’assistenza logistica ai partigiani riparati sui monti e, specie nella prima fase resistenziale, non vi è una vera e propria lotta armata contro i nazifascisti <29.
I Gap (Gruppi d’azione patriottica), cioè i nuclei partigiani organizzati dal PCI per il combattimento in città, sono le uniche formazioni che nei primi mesi di occupazione tedesca svolgono attività di tipo terroristico per creare insicurezza tra i nazifascisti. In Brianza non sono presenti i Gap, ma si registrano alcune azioni armate di gappisti giunti da Milano <30. Il principale obiettivo dei Gap in territorio monzese è Luigi Gatti, squadrista di vecchia data, dirigente dell’UPI e maggiore della GNR presso la Villa Reale di Monza dove tortura gli oppositori arrestati. Il 20 ottobre 1943 due gappisti, operai milanesi, sparano al Gatti, che però risulta solo ferito. Subito dopo l’attentato la reazione fascista si concentra sui noti antifascisti locali, dieci dei quali vengono immediatamente arrestati e ne viene decretata la fucilazione per rappresaglia. Anche grazie al fatto che le ferite del Gatti non sono particolarmente gravi, hanno successo le pressioni del medico curante dottor Arrigoni e dell’Arciprete perché lo stesso Gatti si pronunci contro la rappresaglia: così avviene e la condanna a morte viene revocata <31.
I CLN
Un ruolo determinante nella guida della Resistenza italiana sono stati i Comitati di Liberazione Nazionale (Cln), cioè i comitati costituiti dai partiti antifascisti (DC, PCI, Pd’A, PLI, PSIUP). Già l’8 settembre il comitato romano assume tale nome. Il riferimento dei liberali nel comitato romano è “Alessandro Casati, appartenente ad un’antica famiglia nobiliare che risiedeva ad Arcore” <32, in Brianza. Il Cln di Milano si costituisce anch’esso nel corso del settembre 1943 e ha tra i suoi membri anche i monzesi Giovanbattista Stucchi (socialista) e Gianni Citterio (comunista). Nel gennaio 1944 il Cln di Milano è investito da quelli del settentrione del ruolo di organismo guida della ribellione nel nord-Italia. Il comitato romano, prevedendo una rapida liberazione della Capitale da parte degli Alleati, approva tale investitura: nasce così il Clnai (Comitato di liberazione nazionale alta Italia). A Monza, i rappresentanti del comitato sono coloro hanno fondato nel 1942 il già citato Fronte d’azione antifascista e, cioè, Fortunato Scali per i comunisti, Enrico Farè per i socialisti e Luigi Fossati per i democristiani <33. I primi Cln in territorio brianzolo scontano numerosi arresti e continue sostituzioni in quanto si trovano isolati tra di loro e le forze partigiane sono ancora scarse: occorrerà del tempo perché la struttura organizzativa del movimento partigiano si sviluppi nella Brianza monzese <34.
Un punto di svolta nella fase resistenziale sono stati i grandi scioperi operai del marzo 1944, che coinvolgono anche la Brianza. Il grande sciopero del marzo 1944, al contrario agli scioperi del 1943, non pone al centro le rivendicazioni economica, ma è, bensì, un’iniziativa politica del Partito comunista: l’obiettivo dello sciopero è quello di dare una prova di forza politica dell’opposizione al fascismo e all’occupazione tedesca <35.
“Il primo marzo scatta la contestazione in tutte le città del nord. Nel milanese, l’area di Sesto San Giovanni è determinante: la Breda, la Falck, la Magneti Marelli sono il fulcro dello sciopero e il punto di riferimento, naturalmente anche per la Brianza” <36. Lo sciopero riguarda anche il territorio brianzolo, soprattutto l’area di Monza, in cui si trovano importanti aziende industriali. Lo sciopero riguarda molte aziende monzesi, come la Hensemberger, la Singer, dove rientra rapidamente a causa della minaccia nazista, la Philips e la Sertum. Altre realtà industriali brianzole coinvolte sono la Bianchi di Desio e la Isotta Fraschini di Meda. Il secondo giorno di sciopero il Rapporto sullo sciopero generale del 1 marzo a Milano e provincia, redatto dal PCI, informa “che a Monza a causa della brutalità della reazione in alcuni stabilimenti il lavoro è stato ripreso” <37. Infatti, mentre a Milano e Sesto San Giovanni lo sciopero si protrae fino all’8 marzo, nel monzese lo sciopero non dura oltre i due giorni. Ad ogni modo la partecipazione allo sciopero non può dirsi negativa per una terra come la Brianza dove “gli scioperanti non potevano contare, al contrario di Sesto San Giovanni, sulla forza di enormi masse che lavorano nelle grandi fabbriche di città industriali; la repressione poteva avere buon gioco e gli agitatori potevano essere più facilmente individuati” <38. Agli scioperi seguono numerosi arresti e deportazioni nei lager tedeschi. Il PCI si rende conto che le squadre di difesa delle fabbriche, create su sua iniziativa a inizio 1944, non sono in grado di reggere l’onda d’urto della reazione nazifascista <39. Emerge quindi la necessità di un ripensamento organizzativo che porta alla nascita delle Sap.
Le SAP
Nell’estate del 1944 nascono le Sap (Squadre armate partigiane) per idea del comunista Italo Busetto <40. Le squadre delle Sap sono costituite nelle città da cinque uomini e, cioè, un caposquadra e quattro partigiani, mentre nei paesi il caposquadra, scelto nella figura più carismatica del gruppo, coordina tre gruppi composti da cinque uomini l’uno. Le squadre si raggruppano in distaccamenti idealmente di 45-50 uomini; cinque o sei distaccamenti costituiscono una brigata. Il partigiano delle Sap, al contrario dei Gappisti che vivono in clandestinità, se non è un renitente o un ricercato, vive nella legalità, svolgendo il proprio lavoro ed entrando in azione quando è chiamato a farlo <41.
Le Sap, pur essendo una formazione di emanazione del Partito Comunista, “assumono più un aspetto di milizia nazionale, contando nei propri ranghi elementi delle più disparate tendenze politiche” <42.
L’organizzazione delle Sap nella Brianza monzese si articola nell’estate del 1944 come segue <43 <44:
1° settore di Oggiono, poi rientrerà nella 104^ brigata Gianni Citterio. Comandante: Livio Cesana. Distaccamenti: Oggiono, Carate Brianza, Macherio, Biassono, Costamasnaga, Renate. Totale: 177 uomini.
2° settore di Monza, poi 150° brigata. Comandante: Moretto. Distaccamenti: Monza e Vedano al Lambro. Totale: 22 uomini.
3° settore di Vimercate. Comandante prima compagnia, che successivamente si dividerà tra 104° brigata Gianni Citterio e 103° brigata Sap Vincenzo Gabellini <45, Iginio Rota. Distaccamenti: Vimercate, Arcore, Bernareggio, Bellusco, Concorezzo, Cavenago. Totale: 140 uomini.
La seconda compagnia è dislocata a Trezzo d’Adda e dintorni. La terza compagnia (poi 105^ brigata Luigi Brambilla, è composta dai distaccamenti di Brugherio, Caponago, Agrate Brianza, Bussero, Cascine S. Ambrogio, Cernusco sul Naviglio, Carugate. Totale: 159 uomini.
Si costituisce anche una 3^ brigata Sap nella zona tra Saronno (Varese) e la Brianza monzese. Per quest’ultima area si registrano a Meda 40 sappisti attivi dai distaccamenti dell’Isotta Franchini, 12 dall’azienda F.A.C.E., oltre che 36 partigiani delle Sap a Cesano Maderno, 25 a Meda città, 5 a Paderno Dugnano, 150 nell’area compresa tra Bovisio, Varedo, Villaggio Snia, Seveso e Ceriano Laghetto <46.
A fine del 1944 le file delle Sap si ingrossano: si sono via via costituite nuove brigate che confluiranno nel Raggruppamento brigate Bassa Brianza. Tale raggruppamento, guidato dal comandante Eliseo Galliani e dal commissario politico Eugenio Mascetti, riunisce a sé la 119^ brigata Quintino Di Vona con distaccamenti a Nova Milanese, Muggiò, Lissone, Desio, Seregno, Carate Brianza, Paina, Arosio, Inverigo, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Bresso e Cormano Brusuglio e la 185^ brigata Pietro Arienti con distaccamenti a Cesano Maderno, Bovisio, Seveso, Meda, Barlassina, Paderno Dugnano, Palazzolo, Senago e Limbiate. Rientrano nel raggruppamento anche i distaccamenti per la difesa interna delle industrie quali la Snia e Acna di Cesano Maderno, la Isotta Franchini di Meda e la Bianchi di Desio <47.
Contestualmente le Brigate Garibaldi sono riorganizzate anche nella parte orientale della Brianza, con il Raggruppamento brigate fiume Adda. Confluiscono in tale raggruppamento la 103^ brigata Vincenzo Gabellini con distaccamenti a Vimercate, Bernareggio, Cavenago, Mezzago e Trezzo d’Adda, la 104^ brigata Gianni Citterio e la 105^ brigata Luigi Brambilla con distaccamenti in Brianza a Caponago e Brugherio <48.
Le brigate garibaldine si sono quindi costituite anche in Brianza, sebbene, specie nei primi tempi, la struttura organizzativa sia ancora gracile e il numero dei partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza, tanto che non di rado risultano difficili i collegamenti con le altre brigate e il comando. Nonostante le difficoltà, le Sap si rafforzano progressivamente cosicché anche la lotta contro i fascisti e i tedeschi ne trae beneficio in termini di aumento degli attacchi armati sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo <49.
Nel corso del 1944, e in particolare durante l’estate, sono creati i Cln nel territorio brianzolo. Se in un primo momento esisteva solo il Cln di Monza, nel corso dell’estate un po’ in tutti i paesi si formano i Cln. Così facendo la Resistenza prende piede nella maggior parte dei comuni della Brianza. L’operatività e, soprattutto, l’attitudine alla lotta partigiana, dei Cln è però disomogenea: vi sono, ad esempio, alcuni Cln locali del tutto passivi, improntati più a frenare la ribellione invece che ad alimentarla. Alcuni problemi, legati all’inesperienza dei partigiani, alla presenza massiccia di forze nemiche nella zona o alla difficoltà dei collegamenti, pur migliorando nel tempo, permangono fino alla Liberazione. Tuttavia, l’aspetto più significativo che si può desumere dalle biografie dei componenti dei Cln locali è l’inedita partecipazione alla vita politica e sociale degli appartenenti di tutte le classi sociali <50 <51.
[NOTE]
26 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 52.
27 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 53.
28 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
29 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
30 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
31 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
32 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 55.
33 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 27.
34 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 56.
35 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
36 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
37 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
38 Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso, L’archivio Basso e l’organizzazione del partito (1943-1945), vol. 8, 1985, 1986, pag. 400, “Ditte con più di 500 dipendenti”.
39 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
40 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
41 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
42 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 99.
43 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
44 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30-31.
45 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 33.
46 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
47 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 137.
48 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 138.
49 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
50 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 106.
51 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30.
Enrico Comini, La Corte di Assise Straordinaria di Monza. I processi per collaborazionismo a Monza (1945-1946), Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023

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"Tutti i costi del suolo perduto". La nuova campagna di Salviamo il paesaggio

Un gruppo di lavoro ha elaborato i dati dell'Ispra relativi al periodo 2006-2022 per calcolare non solo le superfici cementificate ma anche il danno economico-finanziario causato per ogni singolo Comune. Informazioni che i cittadini potranno utilizzare per avviare un dibattito sui territori. Così come a livello nazionale

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