Nasce a Desio la casa della legalità: Brianza SiCura inaugura la nuova sede.
La sede, una villa confiscata alla criminalità, sarà intitolata alla memoria del giornalista Michele Camillo Costa, protagonista dell’informazione antimafia in Brianza recentemente scomparso.

https://www.mbnews.it/2025/10/nasce-a-desio-la-casa-della-legalita-brianza-sicura-inaugura-la-nuova-sede/

#Mafia #Lombardia #Brianza #MonzaBrianza #Desio #BrianzaSiCura

Nasce a Desio la casa della legalità: Brianza SiCura inaugura la nuova sede

La sede, una villa confiscata alla criminalità, sarà intitolato alla memoria del giornalista Michele Camillo Costa, protagonista dell’informazione antimafia in Brianza recentemente scomparso.  

MBNews
Domenica a #Desio: pedalata per #famiglie con #bambini
#bicicletta #ambiente
(Geminiで要約)
記事は、ミラノ-レッコ線に放置された自動車満載の列車に関するものです。列車は3週間放置され、その後泥棒が部品を盗み始めました。最終的に列車は最終目的地に移動されました。 #Desio
https://www.ilnotiziario.net/wp/prima-pagina/desio-treno-auto-abbandonato-milano-lecco/
Desio, treno carico d’auto abbandonato sulla Milano-Lecco: i ladri rubano pezzi da 3 settimane

Che cosa ci fa un treno merci carico d’auto fermo da prima di Natale in stazione a Desio proprio sopra la Milano-Lecco?

Il Notiziario
(Geminiで要約)
このページは、イタリアのデシオで数日間立ち往生した貨物列車に関するものです。列車には数百台の新品の自動車が積まれていました。列車は法廷闘争のため3週間立ち往生しました。遠くからでも自動車は目立つため、泥棒の標的となりました。泥棒は自動車から部品を盗みました。警察は事件を調査しています。 #Desio
https://www.ilcittadinomb.it/news/cronaca/desio-e-ripartito-il-lungo-treno-merci-per-giorni-su-un-binario-morto-saccheggiato-il-carico-di-auto/
Desio: è ripartito il lungo treno merci per giorni su un binario morto, saccheggiato il carico di auto

Alla fine, nella notte tra martedì e mercoledì, è ripartito l’interminabile treno merci con decine di vagoni carichi di centinaia di auto del gruppo Volkswagen Audi, costose e nuove di zecca. Per tre settimane – dalla vigilia di Natale fino mercoledì 8 gennaio - il prezioso carico di vetture è stato bloccato a Desio a causa di un contenzioso legale.

Il Cittadino

C’era un numero di partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza

Un ambiente privilegiato per la diffusione dell’antifascismo è, quanto meno a Monza e nella bassa Brianza, la grande fabbrica fordista. Monza si trova a ridosso delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e di Milano (Breda, Falck, Innocenti, Magneti Marelli, Pirelli…). Tra le masse operaie delle grandi aziende milanesi “il partito comunista era penetrato in profondità, aveva fatto proselitismo e le teorie antifasciste associate a quelle di lotta di classe avevano preso piede. Queste idee venivano poi irradiate verso la provincia dagli operai brianzoli che vi lavoravano e dagli sfollati che dopo i tremendi bombardamenti dell’agosto 1943 su Milano si dirigevano sempre più numerosi verso la provincia” <26. La creazione di gruppi antifascisti che derivano dall’antifascismo delle fabbriche, dove erano già presenti cellule clandestine, si registrano ad Agrate Brianza, Cavenago Brianza, Lissone e Seregno <27. Nei paesi più lontani dal milanese e da Monza la struttura economica è caratterizzata da piccole aziende dove il PCI i partiti di sinistra non hanno ancora radicamento e, anche se la popolazione in larga parte è avversa al fascismo repubblicano e all’invasore tedesco, manca, specie nei primi mesi successivi all’armistizio, un’organizzazione antifascista strutturata, che tarderà a vedere la luce <28. Emerge quindi uno scenario duplice, cioè un contesto, quello della Bassa Brianza, influenzato dall’antifascismo diffuso tra il proletariato delle grandi fabbriche e il resto del circondario monzese, specie le aree più distanti da Milano, in cui, in particolare nei primi mesi della Resistenza, non è ancora presente un’organizzazione partigiana consolidata e l’elemento spontaneistico prevale.
In Brianza l’attività predominante consiste nell’assistenza logistica ai partigiani riparati sui monti e, specie nella prima fase resistenziale, non vi è una vera e propria lotta armata contro i nazifascisti <29.
I Gap (Gruppi d’azione patriottica), cioè i nuclei partigiani organizzati dal PCI per il combattimento in città, sono le uniche formazioni che nei primi mesi di occupazione tedesca svolgono attività di tipo terroristico per creare insicurezza tra i nazifascisti. In Brianza non sono presenti i Gap, ma si registrano alcune azioni armate di gappisti giunti da Milano <30. Il principale obiettivo dei Gap in territorio monzese è Luigi Gatti, squadrista di vecchia data, dirigente dell’UPI e maggiore della GNR presso la Villa Reale di Monza dove tortura gli oppositori arrestati. Il 20 ottobre 1943 due gappisti, operai milanesi, sparano al Gatti, che però risulta solo ferito. Subito dopo l’attentato la reazione fascista si concentra sui noti antifascisti locali, dieci dei quali vengono immediatamente arrestati e ne viene decretata la fucilazione per rappresaglia. Anche grazie al fatto che le ferite del Gatti non sono particolarmente gravi, hanno successo le pressioni del medico curante dottor Arrigoni e dell’Arciprete perché lo stesso Gatti si pronunci contro la rappresaglia: così avviene e la condanna a morte viene revocata <31.
I CLN
Un ruolo determinante nella guida della Resistenza italiana sono stati i Comitati di Liberazione Nazionale (Cln), cioè i comitati costituiti dai partiti antifascisti (DC, PCI, Pd’A, PLI, PSIUP). Già l’8 settembre il comitato romano assume tale nome. Il riferimento dei liberali nel comitato romano è “Alessandro Casati, appartenente ad un’antica famiglia nobiliare che risiedeva ad Arcore” <32, in Brianza. Il Cln di Milano si costituisce anch’esso nel corso del settembre 1943 e ha tra i suoi membri anche i monzesi Giovanbattista Stucchi (socialista) e Gianni Citterio (comunista). Nel gennaio 1944 il Cln di Milano è investito da quelli del settentrione del ruolo di organismo guida della ribellione nel nord-Italia. Il comitato romano, prevedendo una rapida liberazione della Capitale da parte degli Alleati, approva tale investitura: nasce così il Clnai (Comitato di liberazione nazionale alta Italia). A Monza, i rappresentanti del comitato sono coloro hanno fondato nel 1942 il già citato Fronte d’azione antifascista e, cioè, Fortunato Scali per i comunisti, Enrico Farè per i socialisti e Luigi Fossati per i democristiani <33. I primi Cln in territorio brianzolo scontano numerosi arresti e continue sostituzioni in quanto si trovano isolati tra di loro e le forze partigiane sono ancora scarse: occorrerà del tempo perché la struttura organizzativa del movimento partigiano si sviluppi nella Brianza monzese <34.
Un punto di svolta nella fase resistenziale sono stati i grandi scioperi operai del marzo 1944, che coinvolgono anche la Brianza. Il grande sciopero del marzo 1944, al contrario agli scioperi del 1943, non pone al centro le rivendicazioni economica, ma è, bensì, un’iniziativa politica del Partito comunista: l’obiettivo dello sciopero è quello di dare una prova di forza politica dell’opposizione al fascismo e all’occupazione tedesca <35.
“Il primo marzo scatta la contestazione in tutte le città del nord. Nel milanese, l’area di Sesto San Giovanni è determinante: la Breda, la Falck, la Magneti Marelli sono il fulcro dello sciopero e il punto di riferimento, naturalmente anche per la Brianza” <36. Lo sciopero riguarda anche il territorio brianzolo, soprattutto l’area di Monza, in cui si trovano importanti aziende industriali. Lo sciopero riguarda molte aziende monzesi, come la Hensemberger, la Singer, dove rientra rapidamente a causa della minaccia nazista, la Philips e la Sertum. Altre realtà industriali brianzole coinvolte sono la Bianchi di Desio e la Isotta Fraschini di Meda. Il secondo giorno di sciopero il Rapporto sullo sciopero generale del 1 marzo a Milano e provincia, redatto dal PCI, informa “che a Monza a causa della brutalità della reazione in alcuni stabilimenti il lavoro è stato ripreso” <37. Infatti, mentre a Milano e Sesto San Giovanni lo sciopero si protrae fino all’8 marzo, nel monzese lo sciopero non dura oltre i due giorni. Ad ogni modo la partecipazione allo sciopero non può dirsi negativa per una terra come la Brianza dove “gli scioperanti non potevano contare, al contrario di Sesto San Giovanni, sulla forza di enormi masse che lavorano nelle grandi fabbriche di città industriali; la repressione poteva avere buon gioco e gli agitatori potevano essere più facilmente individuati” <38. Agli scioperi seguono numerosi arresti e deportazioni nei lager tedeschi. Il PCI si rende conto che le squadre di difesa delle fabbriche, create su sua iniziativa a inizio 1944, non sono in grado di reggere l’onda d’urto della reazione nazifascista <39. Emerge quindi la necessità di un ripensamento organizzativo che porta alla nascita delle Sap.
Le SAP
Nell’estate del 1944 nascono le Sap (Squadre armate partigiane) per idea del comunista Italo Busetto <40. Le squadre delle Sap sono costituite nelle città da cinque uomini e, cioè, un caposquadra e quattro partigiani, mentre nei paesi il caposquadra, scelto nella figura più carismatica del gruppo, coordina tre gruppi composti da cinque uomini l’uno. Le squadre si raggruppano in distaccamenti idealmente di 45-50 uomini; cinque o sei distaccamenti costituiscono una brigata. Il partigiano delle Sap, al contrario dei Gappisti che vivono in clandestinità, se non è un renitente o un ricercato, vive nella legalità, svolgendo il proprio lavoro ed entrando in azione quando è chiamato a farlo <41.
Le Sap, pur essendo una formazione di emanazione del Partito Comunista, “assumono più un aspetto di milizia nazionale, contando nei propri ranghi elementi delle più disparate tendenze politiche” <42.
L’organizzazione delle Sap nella Brianza monzese si articola nell’estate del 1944 come segue <43 <44:
1° settore di Oggiono, poi rientrerà nella 104^ brigata Gianni Citterio. Comandante: Livio Cesana. Distaccamenti: Oggiono, Carate Brianza, Macherio, Biassono, Costamasnaga, Renate. Totale: 177 uomini.
2° settore di Monza, poi 150° brigata. Comandante: Moretto. Distaccamenti: Monza e Vedano al Lambro. Totale: 22 uomini.
3° settore di Vimercate. Comandante prima compagnia, che successivamente si dividerà tra 104° brigata Gianni Citterio e 103° brigata Sap Vincenzo Gabellini <45, Iginio Rota. Distaccamenti: Vimercate, Arcore, Bernareggio, Bellusco, Concorezzo, Cavenago. Totale: 140 uomini.
La seconda compagnia è dislocata a Trezzo d’Adda e dintorni. La terza compagnia (poi 105^ brigata Luigi Brambilla, è composta dai distaccamenti di Brugherio, Caponago, Agrate Brianza, Bussero, Cascine S. Ambrogio, Cernusco sul Naviglio, Carugate. Totale: 159 uomini.
Si costituisce anche una 3^ brigata Sap nella zona tra Saronno (Varese) e la Brianza monzese. Per quest’ultima area si registrano a Meda 40 sappisti attivi dai distaccamenti dell’Isotta Franchini, 12 dall’azienda F.A.C.E., oltre che 36 partigiani delle Sap a Cesano Maderno, 25 a Meda città, 5 a Paderno Dugnano, 150 nell’area compresa tra Bovisio, Varedo, Villaggio Snia, Seveso e Ceriano Laghetto <46.
A fine del 1944 le file delle Sap si ingrossano: si sono via via costituite nuove brigate che confluiranno nel Raggruppamento brigate Bassa Brianza. Tale raggruppamento, guidato dal comandante Eliseo Galliani e dal commissario politico Eugenio Mascetti, riunisce a sé la 119^ brigata Quintino Di Vona con distaccamenti a Nova Milanese, Muggiò, Lissone, Desio, Seregno, Carate Brianza, Paina, Arosio, Inverigo, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Bresso e Cormano Brusuglio e la 185^ brigata Pietro Arienti con distaccamenti a Cesano Maderno, Bovisio, Seveso, Meda, Barlassina, Paderno Dugnano, Palazzolo, Senago e Limbiate. Rientrano nel raggruppamento anche i distaccamenti per la difesa interna delle industrie quali la Snia e Acna di Cesano Maderno, la Isotta Franchini di Meda e la Bianchi di Desio <47.
Contestualmente le Brigate Garibaldi sono riorganizzate anche nella parte orientale della Brianza, con il Raggruppamento brigate fiume Adda. Confluiscono in tale raggruppamento la 103^ brigata Vincenzo Gabellini con distaccamenti a Vimercate, Bernareggio, Cavenago, Mezzago e Trezzo d’Adda, la 104^ brigata Gianni Citterio e la 105^ brigata Luigi Brambilla con distaccamenti in Brianza a Caponago e Brugherio <48.
Le brigate garibaldine si sono quindi costituite anche in Brianza, sebbene, specie nei primi tempi, la struttura organizzativa sia ancora gracile e il numero dei partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza, tanto che non di rado risultano difficili i collegamenti con le altre brigate e il comando. Nonostante le difficoltà, le Sap si rafforzano progressivamente cosicché anche la lotta contro i fascisti e i tedeschi ne trae beneficio in termini di aumento degli attacchi armati sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo <49.
Nel corso del 1944, e in particolare durante l’estate, sono creati i Cln nel territorio brianzolo. Se in un primo momento esisteva solo il Cln di Monza, nel corso dell’estate un po’ in tutti i paesi si formano i Cln. Così facendo la Resistenza prende piede nella maggior parte dei comuni della Brianza. L’operatività e, soprattutto, l’attitudine alla lotta partigiana, dei Cln è però disomogenea: vi sono, ad esempio, alcuni Cln locali del tutto passivi, improntati più a frenare la ribellione invece che ad alimentarla. Alcuni problemi, legati all’inesperienza dei partigiani, alla presenza massiccia di forze nemiche nella zona o alla difficoltà dei collegamenti, pur migliorando nel tempo, permangono fino alla Liberazione. Tuttavia, l’aspetto più significativo che si può desumere dalle biografie dei componenti dei Cln locali è l’inedita partecipazione alla vita politica e sociale degli appartenenti di tutte le classi sociali <50 <51.
[NOTE]
26 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 52.
27 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 53.
28 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
29 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
30 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
31 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
32 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 55.
33 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 27.
34 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 56.
35 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
36 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
37 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
38 Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso, L’archivio Basso e l’organizzazione del partito (1943-1945), vol. 8, 1985, 1986, pag. 400, “Ditte con più di 500 dipendenti”.
39 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
40 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
41 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
42 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 99.
43 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
44 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30-31.
45 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 33.
46 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
47 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 137.
48 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 138.
49 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
50 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 106.
51 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30.
Enrico Comini, La Corte di Assise Straordinaria di Monza. I processi per collaborazionismo a Monza (1945-1946), Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023

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Alcuni giorni fa ho visto qui sul fediverso la notizia dell' apicoltore #MarcoBorrella di #Desio multato per aver esposto uno striscione #noGuerra per #Gaza e la #Palestina.
Oggi leggo su @ilmanifesto che la multa è stata tolta.
https://ilmanifesto.it/striscione-propal-tolta-la-multa-allapicoltore

Vediamo di dare lo stesso risalto a questa notizia, anzi, di più, perché se la prima indignava, la seconda incoraggia a fare lo stesso.

Mettete striscioni e manifestate il vostro dissenso, senza timore!

Striscione proPal, tolta la multa all’apicoltore | il manifesto

Palestina (Internazionale) I carabinieri di Monza hanno annullato la sanzione da 430 euro che gli era stata comminata lunedì mattina per violazione dell'articolo 23 comma 1 del codice della strada. Di Marco Pasi

il manifesto
Che cosa fare a Desio: guida per turisti

Magari non lo sai, ma da queste parti è nato un Papa del Novecento

Viaggiare in Brianza
Le Grandiose Campane di Desio

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Maledetta #balera dei vecchi di #Desio: stasera prima mi hanno martirizzato The Sound of Silence di Simon & Garfunkel ed ora fanno scempio della sigla di #lupiniii , quella della #fisarmonica 😱😭